Carpo (figlio di Zefiro)

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Carpo
Nome orig.Καρπός
SessoMaschio

Carpo (in greco antico: Καρπός, Karpós, letteralmente "frutto") nella mitologia greca era un giovane noto ed ammirato per la sua grande bellezza.

Figlio di Zefiro (il vento di ponente) e di Clori (la primavera o nuova vegetazione-fioritura), viene così ad assumere in se stesso una metafora naturale: il vento di ponente che annuncia la rinnovata crescita primaverile, che in seguito darà i frutti. Carpo si trova quindi ad avere il potere di accrescere ed aggiungere sapore, colore e vita ai frutti e per le sue funzioni è associabile alla dea romana Pomona.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

La sua vicenda viene raccontata da Nonno di Panopoli nel suo poema epico intitolato Dionisiache: si narra dell'amore vicendevole tra due giovani, Carpo e Calamo (figlio del re Meandro, da cui prese il nome il fiume). Carpo annegò proprio in quel fiume, mentre i due amanti si trovavano impegnati in una competizione, una gara di nuoto.[1]

Calamo, sopraffatto dal dolore per aver perso il suo compagno, si lasciò anch'egli annegare tra le stesse acque. Egli sarà poi trasformato in una canna acquatica, in cui frusciare al vento è interpretato come un perenne sospiro di lamentazione.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nonno, Dionisiache, XI, 383.
  2. ^ Nonno, Dionisiache, XI, 424-426.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]