Callisto

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Tiziano, Diana scopre la gravidanza di Callisto.

Callisto, nella mitologia greca, era una ninfa del seguito di Artemide.

Il mito nella versione classica[modifica | modifica wikitesto]

Zeus, vista la ninfa mentre si riposava in un bosco, se ne innamorò.

Il dio, per sedurre Callisto, consacrata ad Artemide e per questo vergine tenuta alla castità, decise di assumere le sembianze della stessa Artemide. Dopo qualche tempo Artemide, insieme a Callisto e al suo seguito, decise, dopo una battuta di caccia di riposarsi facendo un bagno presso una fonte. Callisto, oramai incinta, sulle prime esitò a spogliarsi per non svelare la perdita della verginità. Sfilatale la veste, la dea scoprì il tradimento.

Scacciata Callisto la trasformò in un'orsa (secondo un'altra versione a trasformare Callisto in orsa fu Era, per vendicarsi del tradimento di Zeus, oppure fu lo stesso padre degli dei a trasformare Callisto per sottrarla alla vendetta di Era).
Era riuscì a convincere Artemide ad uccidere la ninfa con una freccia. Dopo la morte Zeus trasformò Callisto nella costellazione dell'Orsa Maggiore.

Un'altra versione della morte della ninfa è connessa al figlio Arcade, nato dall'unione con Zeus. Questo, oramai quindicenne, s'imbatté nel corso di una battuta di caccia nell'orsa e, proprio quando stava per ucciderla, intervenne il padre degli dei, trasformando madre e figlio nelle costellazioni dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa Minore. Era, ancora adirata, ottenne dal dio Oceano che le nuove costellazioni non potessero mai tramontare.

La peculiarità dell'unico mito lesbico greco[modifica | modifica wikitesto]

Jacopo Amigoni (1675 - 1752), Giove e Callisto (ca. 1740-1750).

Quello di Callisto è l'unico mito greco che contenga una seduzione omosessuale fra due donne. Ciò si deve probabilmente al fatto di essere l'unica traccia sopravvissuta di un antichissimo rito arcaico di iniziazione (omo)sessuale fra una donna adulta e una ragazza.

L'indoeuropeista Bernard Sérgent è il principale sostenitore della tesi dell'esistenza di un tale antichissimo rito sessuale d'iniziazione indo-europeo (allo studio del quale ha dedicato due monografie[1]), che aveva lo scopo di trasmettere la fertilità dall'adulto al bambino, facendo "morire" misticamente il bambino, dopo un periodo dedicato all'insegnamento della caccia, e facendolo rinascere come giovane adulto consacrato alla divinità.

Callisto è a sua volta seguace d'una dea cacciatrice (Artemide/Diana - sorella del dio Apollo, protagonista dei miti d'iniziazione omosessuale maschile) e collegata ai riti d'iniziazione in tutta la Grecia, che non partecipa dell'attività sessuale-procreativa tipica dell'età adulta (Artemide è per definizione la giovane vergine, eternamente al confine fra adolescenza ed età adulta).

Elementi del mito arcaico[modifica | modifica wikitesto]

Nel mito originario, come conseguenza dei suoi rapporti sessuali con Diana, Callisto "diventa" un'orsa per poi essere "uccisa" dalla dea stessa, e rinascere come costellazione dell'Orsa Maggiore. (Per questa contaminazine del mito con la simbologia astrale si ricordi che Artemide è anche la dea-Luna).

Diversi dettagli mantengono tracce del mito arcaico d'iniziazione:

  • il nome "Callisto", che in greco significa "la bellissima" (kallistè), è un appellativo sacro di Artemide (in Arcadia esisteva un tempio ad "Artemide Kallisté"). In altre parole, Callisto è Artemide.
  • il mito dice che gli abitanti dell'Arcadia discendevano dal figlio nato dall'unione fra Callisto e Zeus/Artemide.[2]
  • secondo una versione del mito, Callisto ebbe addirittura il rapporto sessuale con Zeus nella forma di un'orsa.
  • Callisto (la donna/orsa) è a sua volta figlia di un uomo/animale: suo padre è infatti il re d'Arcadia Licaone (in greco lykos = "lupo"), fondatore del culto di Zeus Liceo ("Giove Lupo"), e trasformato in lupo dallo stesso Zeus/lupo come... "punizione" per avere ucciso un bambino sacrificandoglielo.
  • nella Grecia classica alla festa di "Artemide Brauronia" due bambine (di non più di dieci anni) si travestivano da orse e partecipavano alla processione così acconciate.

Tutti questi elementi convergono a mostrare che il rito (e il mito connesso) sono il residuo d'un culto di animale totemico: venerandolo i fedeli sperano di acquistare le sue doti (forza, temibilità eccetera) cioè di "diventare" l'animale-totem.[3] (Così va interpretata anche la sopra citata trasformazione di Licaone, adoratore del Lupo, in lupo).

In tale culto Callisto, Diana, la bambina che si affida a lei e l'Orsa sono, misticamente, la stessa persona. Ad Artemide è infatti sacra l'orsa solo perché Artemide, in origine, è essa stessa un'orsa: essa è infatti non solo la temibile "Signora delle belve" (Potnia theron) di cui abbiamo rappresentazioni d'epoca micenea, ma anche l'esatta corrispondente della dea-orsa celtica Arcto, di retaggio indoeuropeo, il cui nome combacia perfettamente con quello greco per l'orso: arktòs.

Ricostruzione del mito arcaico[modifica | modifica wikitesto]

«Zeus e Callisto» (François Boucher, 1744).

Il mito originale può quindi essere così ricostruito:

  • Una dea-Orsa ha fedeli che, venerandola, acquisiscono le sue qualità, "diventando" a loro volta orse.
  • Questa trasformazione in orse, cioè in Artemide, avviene attraverso un rito d'iniziazione, nel corso del quale la bambina/aspirante-Artemide/orsa si ritira in un luogo selvaggio (adatto alla caccia) in compagnia di altre aspiranti (in epoca classica identificate come "Ninfe") e riceve un'iniziazione sessuale da parte di Artemide (cioè, nella realtà, da parte di un'adulta già iniziata che impersona la dea).
  • In questo rito sessuale l'adulta/Artemide rende feconda (cioè adulta) la bambina/Callisto: nella versione del mito che ci è arrivata la feconda addirittura personalmente! La fecondità si trasmette in questo modo da donna a donna e di generazione in generazione.
  • Alla fine di questo rito (anche) amoroso la bambina non solo non può più rimanere fra le ninfe/bambine, ma addirittura non esiste più: è morta in quanto bambina; si è trasformata in un'Orsa, cioè nella "Bellissima" (kallisté/Callisto), cioè in Artemide.
  • Lo stesso meccanismo si nota nel mito di Licaone sopra accennato: attraverso il culto del Lupo ("Zeus Liceo") si causa la "morte" del bambino e la sua trasformazione in lupo.

Rilettura patriarcale del mito[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Tempesta (1555-1630), Giove seduce Callisto.

Questo mito arcaico fu sottoposto alla rilettura teologica del patrimonio mitico tradizionale che nel II/I millennio a.C. caratterizzò i popoli che abitavano la Grecia. Tale reinterpretazione cercò da un lato di armonizzare il patrimonio di miti religiosi accumulatosi nel corso di secoli, dall'altro di rendere più patriarcale il pantheon, usurpando per quanto possibile nomi e imprese delle dee venerate precedentemente sul suolo greco.

In questa reinterpretazione del mito di Callisto il rapporto sessuale di Callisto venne "spiegato" in modo tale da avvenire sì apparentemente con Artemide, mentre però in realtà il corpo di Artemide, la voce di Artemide, gli attributi di Artemide celano un dio maschio e patriarcale: Zeus, al quale solo viene ora trasferita la capacità di rendere feconda la bambina. Non avendo potuto trasformare Artemide, evidentemente perché il suo culto era troppo radicato, si trasformò insomma in lei Zeus.

Fu così inglobato nel patrimonio mitologico un mito "anomalo" che evidentemente non si riusciva ad estirpare. Restò così possibile, come fecero gli àrcadi, conservare l'Orsa come "totem" (animale divino/antenato), dichiarandosene discendenti, anche in un'epoca in cui si era ormai completamente dimenticato il significato totemico del mito originario.

Callisto nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Anche Giambattista Tiepolo ha dipinto la storia della ninfa Callisto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bernard Sérgent, L'omosessualità nella mitologia greca, Laterza, Roma e Bari 1986; Bernard Sérgent, L'homosexualité initiatique dans l'Europe ancienne, Payot, Paris 1986. Sérgent parte a sua volta dal celebre saggio di Jan Bremmer: An enigmatic Indo-European rite: pederasty, "Arethusa", XIII 1980, pp. 279-298. Il testo "classico" sull'omosessualità nei riti iniziatici dei popoli "primitivi" odierni è: Gilbert Herdt, Guardians of the flute, McGraw, New York 1981.
  2. ^ Il poeta ellenistico Callimaco, nel verso 40 dell'Inno a Zeus, rende esplicito il ruolo di totem che ha l'orsa per l'Arcadia, chiamando gli àrcadi "figli dell'orsa".
  3. ^ Sull'orsa come animale totemico si veda: Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea. Mito e culto della dea madre nell'Europa neolitica, Longanesi, Milano 1989, p. 116.
  4. ^ Opere d'arte in provincia di Genova in Centurione-Sampierdarena-Genova arteantica.eu

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Walter Burkert, I greci, tomo 2, Jaca Book, Milano 1984, pp. 219–224 (e vedi anche le opere ivi citate).
  • Giovanni Dall'Orto, Orsa cerca orsa, “Babilonia” n. 137, settembre 1995, pp. 68-70 (sugli aspetti lesbici del mito, a partire da quelli presentati nell'opera musicata da Cavalli).
  • Pierre Grimal, Enciclopedia dei miti Garzanti, Garzanti, Milano 1990 ad voces e a p. 663.
  • Patricia Monaghan, Le donne nei miti e nelle leggende, Red, Como 1987, ad voces "Artemide" e "Callisto";
  • Erica Rand, Lesbian sightings: scoping for dykes in Boucher and Cosmo, "Journal of homosexuality", XXVII, 1/2, 1994, pp. 123–140 (studio della versione del 1757 della Diana e Callisto di Boucher).
  • Massimo Vetta, Ambivalenza sessuale e condizione femminile nel mondo antico, "Quaderni urbinati di cultura classica", LXVI 1991, pp. 151–158. (Sull'iniziazione omosessuale fra donne).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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