Prostituzione sacra

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Coppia che esegue il sacro rituale della Maithuna, XIII secolo, Orissa (Dinastia dei Ganga orientale).

La prostituzione sacra (o prostituzione del tempio o prostituzione religiosa) è un rituale sessuale che consiste principalmente in un rapporto sessuale o in un'altra attività di tipo erotico svolta nel contesto del culto religioso predominante, in prevalenza all'interno degli stessi luoghi di culto, forse come forma di rito di fertilità e del "matrimonio divino" o ierogamia.

Gli studiosi hanno a lungo considerato tali pratiche come esser di uso comune nel mondo antico, soprattutto nelle civiltà orientali del Vicino Oriente (all'interno della civiltà babilonese, tra i fenici e gli abitanti dell'Assiria), ma non mancano attestazioni in Grecia (a Corinto; cfr. Strabone, Geografia, VIII, 378) e altrove (a Erice; cfr. Cicerone, Divinatio in Caecilium, 55): del resto, il verbo greco-antico κορινθιάζομαι [pr. korinthiàzomai] significava "frequentare prostitute"[1]. Tuttavia alcune tra le ricerche più recenti hanno messo in discussione quest'immagine, dubitando in parte dell'effettiva affidabilità delle fonti antiche[2].

Alcuni preferiscono il termine "sessualità sacra" (in riferimento ad una qualche forma di magia sessuale) per indicare la prostituzione sacra, nei casi in cui non fosse coinvolto una qualche forma di pagamento per i servizi offerti; ma spesso i riti di accoppiamento sacro venivano celebrati di solito dietro versamento di una piccola somma di denaro: tutto quanto veniva offerto era accumulato con il tesoro del tempio di cui entrava a far ufficialmente parte.

Il termine greco hierodoulos o "hierodule" è a volte stato preso ed interpretato per significare "prostituta sacra", ma è più probabile che invece esso si riferisca ad un ex-servitrice, liberata dalla sua condizione precedente di schiavitù per essere "dedicata" ad un dio[2]: la ierodulia è difatti la "condizione di dipendenza da un'istituzione templare". Anche il termine ebraico "qedesha", infine, è spesso tradotto come "prostituta del tempio". La prostituzione sacra è menzionata anche nella Bibbia (Nel libro del Deuteronomio, il quinto testo sacro della Torah ebraica, in 23, 18-19), dove viene stabilito il divieto per gli uomini e le donne della Terra di Israele di prendere parte a tale pratica.

La motivazione principale che diede origine e impulso alla pratica di una forma sacrale di prostituzione era il tentativo di immagazzinare l'energia vitale: nel tempio, il sacerdote (a volte il fedele stesso) si univa carnalmente alla sacerdotessa, celebrando con la loro unione un rito inneggiante alla Dea dell'amore (Ishtar, Afrodite e altre ancora similari divinità dell'amore) in modo tale da propiziare la fertilità delle donne appartenenti alla comunità e, indirettamente insieme ad essa, anche la prosperità economica generale della società stessa.

La rievocazione simbolica di una ierogamia (o "matrimonio sacro") e dell'unione dell'umanità con la divinità, era un rito di fertilità che si praticava in connessione con un rituale del tempio preposto. Ne erano spesso protagoniste fanciulle vergini di buona famiglia, oppure anche schiave, o sacerdotesse del tempio, che nella maggior parte dei casi si univano carnalmente a dei perfetti estranei. Sulle origini dell'usanza e sulle caratteristiche che assumeva nelle diverse località in cui veniva praticata sussistono molti punti oscuri: alcune di queste località, tra le più celebri, vi erano la Fenicia, Corinto, Erice (in Sicilia) e Locri in Magna Grecia.

Vicino Oriente antico[modifica | modifica wikitesto]

Particolare dal cosiddetto "vaso di Ishtar"; la Dea viene raffigurata con indosso il cerimoniale copricapo della Somma Sacerdotessa e col pube prominente.
Terracotta con decorazione dipinta e incisa, conservata al museo del Louvre.

Nelle società del Vicino Oriente antico erano presenti molti santuari e templi (definite anche "case del Cielo") dedicate a vari tipi di divinità femminili, soprattutto lungo il corso dei fiumi Tigri ed Eufrate; secondo lo storico greco del V secolo a.C. Erodoto, che ne dà una descrizione dettagliata delle modalità (e che, fatti salvi i particolari, non dovevano differire molto da quelle di altre religioni), i riti compiuti in questi templi includevano anche i rapporti sessuali, quello cioè che gli studiosi più tardi hanno denominato propriamente prostituzione sacra[3].

Un'usanza babilonese, narra lo storico antico, costringe tutte le donne, almeno una volta nella loro vita, ad avere un incontro intimo con uno sconosciuto all'interno del tempio della Dea dell'amore; vi è una gran moltitudine di donne che vanno e vengono: gli uomini passano e gettando delle monete in grembo alla prescelta la invitano così in nome di Mylitta (il termine assiro per indicare Afrodite). La donna non può mai in alcun caso rifiutare, perché ciò costituirebbe un peccato e una grave infrazione; alcune di queste donne possono rimanere in una tal condizione come servitrici del tempio anche per diversi anni. Vi è infine un costume del tutto simile in alcune parti di Cipro:

« La donna deve andare nel santuario di Afrodite una volta nella vita ed unirsi ad un estraneo (…) Nel santuario di Afrodite si mettono sedute molte donne con una corona di corda intorno al capo; le une vengono, le altre vanno. Gli estranei scelgono. Quando una donna è giunta lì può tornare a casa solo quando uno degli estranei le getta in grembo del denaro e si sia unito a lei fuori del tempio. Gettando il denaro egli deve dire queste parole: "Io invoco la Dea Mylitta". Gli Assiri chiamano infatti Mylitta Afrodite (…) La donna segue il primo che le abbia gettato del denaro e non lo respinge (…) Quelle che sono belle di aspetto presto se ne vanno, mentre quelle che sono brutte rimangono per molto tempo, non potendo soddisfare la legge; e alcune tra loro rimangono anche per un periodo di due, tre, o quattro anni. Anche in alcune città di Cipro c'è un'usanza simile a questa. »
(Erodoto,Storie 1.199.)

Un certo numero di altri autori antichi hanno corroborato il racconto di Erodoto. Attraverso la testimonianza da loro data sembra che non solo a Babilonia e nell'isola di Cipro, ma in tutto il Vicino e Medio Oriente, le società antiche abbiano incoraggiato la pratica della prostituzione sacra. L'antropologo britannico James Frazer si è premurato di accumulare citazioni per dimostrare questo fatto inserendole poi in un capitolo della sua opera maggiore intitolata Il ramo d'oro (composta tra il 1890-1915)[4]; questo è servito come punto di partenza per diverse generazioni di studiosi. Tuttavia, Frazer ha ottenuto le sue fonti per lo più da autori della tarda antichità (cioè risalenti al 150-500 d.C.), non da testimoni del mondo classico o del periodo ellenistico[5]. Questo pertanto finisce col sollevare alcuni interrogativi sul fatto che il fenomeno della prostituzione templare possa venire generalizzata a tutto il mondo antico, così come gli studiosi precedenti hanno in genere tipicamente fatto.

La ricerca condotta da Daniel Arnaud, Vincienne Pirenne-Delforge, e Stephanie Budin[2] ha rigettato tutta la tradizione accademica che ha definito il concetto di prostituzione sacra, mettendone fortemente in dubbio l'effettiva presenza reale lungo il corso dei secoli. Budin reinterpreta a tal proposito il concetto di prostituzione sacra come un mito, sostenendo che le pratiche descritte nelle fonti semplicemente non sono mai esistite. Una visione più sfumata è invece quella accolta da Pirenne-Delforge, suggerente che il sesso rituale esisteva nel Vicino Oriente, ma non nel mondo greco-romano in epoca classica od ellenistica[2].

Tradizionalmente vengono distinte due forme principali di prostituzione sacra:. la prostituzione temporanea di ragazze non sposate (con varianti come quella della prostituzione per poter procurarsi una dote o come deflorazione pubblica di una sposa), e la prostituzione permanente[6].

Secondo il noto assiriologo Samuel Noah Kramer, i re di Sumer stabilirono la loro legittimità prendendo parte ad un atto sessuale rituale nel tempio della divinità della fertilità da loro venerata, la loro Dea Ištar; questo si ripeteva periodicamente il decimo giorno di ogni nuovo anno durante le festività primaverili di Akitu[7].

L'imperatore romano Costantino I (detto "il Grande") chiuse tutta una serie di templi dedicati a Venere o ad altre divinità simili nel IV secolo d.C., come lo storico della chiesa cristiana Eusebio di Cesarea orgogliosamente fa notare[8].

L'unione tra lingam e yoni, facente parte della storia della rappresentazione erotica di Candi Sukuh.

Matrimonio sacro[modifica | modifica wikitesto]

La pratica della prostituzione sacra non è mai stata accuratamente motivata, nelle sue effettive intenzioni, in nessuna cultura del Vicino Oriente antico, nonostante le molte descrizioni popolari di essa[9]. Gli studiosi in generale credono che una forma di "matrimonio sacro" rituale o "hieros gamos" si mettesse in scena tra il sovrano di una città-stato sumera e la Somma Sacerdotessa di Inanna, la dea sumera dell'amore sessuale, della fertilità nonché della guerra, ma non vi è prova certa sopravvissuta per dimostrare che vi fosse incluso anche l'effettivo rapporto sessuale. In tutta la Mesopotamia c'erano molti santuari e templi dedicati a Inanna; il tempio di Eanna, che significa "casa celeste"[10] a Uruk - corrispondente all'odierna Warka e alla biblica Erech - era il più grande di questi.

Il tempio ospitava sicuramente un gran numero di sacerdotesse della dea, ma non vi è alcuna prova che esse o qualsiasi altra donna abbia abitualmente eseguito alcun tipo di servizio sessuale all'interno di un qualsiasi culto[11][12][13][14].

Stele egizia raffigurante Qadesh o "Qetesh", Min e Reshef, tutte divinità associate in qualche modo - secondo la Sacra Bibbia - anche alla prostituzione sacra.

Nella Bibbia ebraica[modifica | modifica wikitesto]

La Bibbia ebraica (o Tanakh) usa due parole diverse per indicare la prostituta, zonah (זנה)[15][16] e kedeshah (o qedesha) (קדשה)[17][18]. Il termine zonah semplicemente significava una prostituta ordinaria o "donna libera "; mentre la parola kedeshah letteralmente significa "consacrato" (in forma femminile), dalla radice semitica qd-sh (קדש) che significa "santo" o "messi a parte"[17].

Qualunque sia il significato cultuale di una kedeshah per un seguace della religione cananea, la Bibbia ebraica rende chiaro che la prostituzione cultuale non poteva avere posto nel giudaismo. Così la versione ebraica del Deuteronomio 23: 17-18 dice esplicitamente, rivolta ai suoi seguaci:

« Nessuna delle figlie di Israele deve essere una kedeshah, né nessuno dei figli di Israele deve essere un kadesh. Non porterai il noleggio di una prostituta (zonah) o il salario di un cane (kelev) nella casa del Signore il tuo Dio per ripagare un voto, entrambi questi sono un abominio per il Signore tuo Dio. »

L'antropologo Stephen O. Murray scrive che i passi biblici riguardanti il divieto di qdeshim (sia femminile che maschile) si ricollegano al paganesimo esistente tutt'attorno a loro, a tutte quelle forme cioè di "culto detestato dai seguaci ortodossi del Signore" Adonai[19]. Celia Brewer Sinclair ha scritto che "le esigenze etiche del patto mosaico vietano di adorare il Signore in licenziosi riti di tipo sessuale (ossia la prostituzione sacra)"[20].

I sacerdoti maschi che si impegnavano nella prostituzione sacra di tipo omosessuale sono stati chiamati Kadesh o Qadesh (letteralmente: un uomo "santo" o consacrato); la parola si è evoluta semanticamente in ebraico antico per assumere col tempo un significato simile ad un cultore della sodomia[21]: mentre la parola ebraica kelev (cane) nella riga successiva può anch'essa significare un ballerino o un uomo dedito alla prostituzione[22]. Alcuni studiosi vedono le ingiunzioni contro i culti stranieri, tra cui la prostituzione maschile sacralizzata, forse come la causa originale di quello che sarebbe poi diventata la condanna dell'intero giudaismo nei confronti dell'omosessualità[21].

Nel libro di Ezechiele, Oholah e Oholiba appaiono come le spose allegoriche di Dio che rappresentano Samaria e Gerusalemme: sono diventate prostitute in terra d'Egitto, impegnandosi nella prostituzione fin dalla loro più tenera giovinezza. Il profeta biblico quindi le condanna come colpevoli di alleanza sia politica sia religiosa con le nazioni pagane[23].

In altri testi[modifica | modifica wikitesto]

La controparte della sumera Inanna tra gli accadi era Ištar, mentre tra i cananei era Astarte, che i Greci hanno accolto sotto il nome di Afrodite. L'equivalente nell'antica Roma era Venere.

Secondo lo scrittore cristiano del IV secolo Eusebio di Cesarea, i fenici delle città di Aphaca e Heliopolis (l'antica Baalbek, da Baal-Signore) hanno continuato a praticare la prostituzione templare fino all'epoca dell'imperatore Costantino I, quando ne fu impedita la venerazione proibendone qualsivoglia prosecuzione rituale[8].

La Dea Greca dell'amore sensuale, Afrodite.

Antica Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Prostituzione nell'antica Grecia.

Nell'antica Grecia, la prostituzione sacra era conosciuta con certezza nella città di Corinto, dove il tempio di Afrodite impiegava un numero significativo di dipendenti di sesso femminile, per lo più etere, durante tutto il periodo dell'antichità classica.

Mondo ellenizzato[modifica | modifica wikitesto]

Nei territori colonizzati e rimasti sotto l'influenza dell'ellenismo la "prostituzione sacra" era nota, oltre che a Cipro (i greci vi si stabilirono a partire dal 1100 a.C. circa), anche in Sicilia (ellenizzata dal 750 a.C.), nel Regno del Ponto (VIII secolo a.C.) e in Cappadocia (dal 330 a.C. circa).

Nel Secondo libro dei Maccabei 6: 1-4 i governanti greci di Gerusalemme (a partire dal re Antioco IV della dinastia seleucide e regnante in Anatolia ed altri territori del Vicino Oriente) sono accusati di aver dissacrato il Tempio di Gerusalemme e d'averlo trasformato in un tempio dedicato a Zeus Olimpio, di aver quindi portato prostitute (etere) al suo interno ed aver compiuto riti sessuali con loro:

« I Gentili hanno riempito il tempio con dissolutezza e baldoria; si divertivano con le prostitute e hanno avuto rapporti con le donne, anche all'interno della corte sacra più interna. »

Antica Roma[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Prostituzione nell'antica Roma.
Scene di arte erotica presenti nel Tempio Kaṇḍāriyā Mahādeva facente parte del complesso templare del sito di Khajuraho.

Asia[modifica | modifica wikitesto]

Antica India[modifica | modifica wikitesto]

In alcune parti dell'antica India, le donne entravano in competizione per vincere il titolo di Nagarvadhu o "sposa della città"[24]. La donna più bella che in tal maniera era stato scelta veniva rispettata e onorata come una Dea, incarnazione di Lakshmi. Ella serviva principalmente come una cortigiana[25] ed il prezzo che esigeva per la danza (comprendente anche canti e musica) di una sola notte era molto alto, a portata di tasca solo per il re, i principi ed i signori di più alto lignaggio.

Danza di una Devadasi.

Buddhismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel buddhismo tantrico Vajrayana il simbolo dello Yab-yum rappresenta la divinità maschile nell'atto dell'unione sessuale con la propria consorte femminile. La simbologia è associata allo Anuttarayoga Tantra ove la figura maschile viene solitamente correlata alla compassione o "Karuna" e ai mezzi abilitati al percorso di liberazione-Upaya, mentre la parte femminile raffigura la Prajñā (conoscenza e saggezza)[26].

Induismo[modifica | modifica wikitesto]

Maithuna è un termina della lingua sanscrita usato nel Tantra e più spesso tradotto come unione sessuale in un contesto rituale.

Nepal[modifica | modifica wikitesto]

Quella del Deuki è un'antica usanza praticata nelle regioni occidentali del lontano Nepal, dove una giovane ragazza è offerta per il locale tempio col compito di adempiere ad una promessa fatta in precedenza per ottenere meriti religiosi. La ragazza serve il tempio come prostituta, similmente nelle modalità tradizionali attuate anche dall'indiana devadasi[27]. La pratica oggi è in declino[28], ma le ragazze vengono ancora in alcuni casi dedicate al tempio con questa funzione. Il bambino di una Deuki è conosciuto come un Devi.

Maya, Aztechi e Incas[modifica | modifica wikitesto]

I Maya hanno mantenuto nel corso della loro storia diversi culti religiosi a simbolismo fallico, con una prostituzione templare di tipo omosessuale[29][30].

I capi religiosi aztechi erano eterosessuali celibi che s'impegnavano in atti omosessuali tra di loro come pratica rituale religiosa; gli idoli del tempio erano spesso raffigurati impegnarsi in rapporti omoerotici, e il dio Xochipilli (presente nelle culture dei Toltechi e dei Maya) era sia il patrono degli omosessuali che degli uomini che di dedicavano alla prostituzione maschile[30][31][32][33].

Gli Incas a volte dedicavano giovani adolescenti come prostituti del tempio; i ragazzi venivano vestiti in abiti femminili, cosicché i capi e gli altri uomini più importanti avrebbero potuto intrattenere rituali rapporti omosessuali con loro durante le cerimonie religiose e nei giorni festivi[34][35].

Xochiquetzal era adorata come Dea della potenza sessuale, patrona delle prostitute e degli artigiani coinvolti nella produzione di articoli di lusso[36].

I conquistadores rimasero letteralmente inorriditi dalla diffusa accettazione dell'omosessualità, dell'efebofilia, della pederastia e della pedofilia tra i popoli dell'America centrale e dell'America meridionale; utilizzarono pertanto la tortura, la morte sul rogo, la decapitazione di massa e altri mezzi per sradicare queste forme di pratica religiosa e sociale[30].

Critica revisionista[modifica | modifica wikitesto]

La Neo Sacra Prostituta, di Annie Sprinkle.

Sviluppi recenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aristofane, fr. 133.
  2. ^ a b c d Stephanie Budin, The Myth of Sacred Prostitution in Antiquity (Cambridge University Press, 2009); vedi anche la recensione del libro fatta da Vinciane Pirenne-Delforge, Bryn Mawr Classical Review, April 28, 2009.
  3. ^ Erodoto, Storie 1.199, tr A.D. Godley (1920)
  4. ^ J.G. Frazer, The Golden Bough, edizione ridotta (1922), Chapter 31: Adonis in Cyprus; si veda anche la più estesa trattazione nella 3ª edizione di The Golden Bough, volumi 5 e 6 (pubblicati nel 1914). Gli stessi argomenti e citazioni di Frazer sono riprodotti anche da Fernando Henriques, Prostitution and Society: a study (3 volumi., London: MacGibbon & Kee, 1962-1968), vol. I, ch. 1.
  5. ^ Erodoto e Strabone sono le uniche fonti menzionate da Frazer precedenti al II secolo d.C.; altre tra le sue fonti includono Ateneo di Naucrati in Deipnosophistai, lo pseudo-Luciano in De Dea Syria, Claudio Eliano, oltre agli storici della Chiesa cristiana Sozomeno e Socrate Scolastico.
  6. ^ Fernando Henriques, Prostitution and Society: a study (3 vols., London: MacGibbon & Kee, 1962-1968), vol. I, ch. 1.
  7. ^ S.N. Kramer, The Sacred Marriage Rite: Aspects of Faith, Myth and Ritual in Ancient Sumer.
  8. ^ a b Eusebio di Cesarea, Vita di Costantino, 3.55 and 3.58
  9. ^ James Frazer (1922), Il ramo d'oro, 3e, Chapter 31: Adonis in Cyprus
  10. ^ é-an-na = santuario ('casa' + 'cielo'[='An'] + genitivo) [John Halloran's Sumerian Lexicon v. 3.0 -- see link below]
  11. ^ Budin, Stephanie Lynn, The Myth of Sacred Prostitution in Antiquity
  12. ^ Assante, Julia 1998. "The kar.kid/[kh]arimtu, Prostitute or Single Woman? A Reconsideration of the Evidence," Ugarit-Forschungen; 30:5-96
  13. ^ Assante, Julia 2003. "From Whores to Hierodules: the Historiographic Invention of Mesopotamian Female Sex Professionals," pp. 13-47 in Ancient Art and Its Historiography, edited A. A. Donahue and Mark D. Fullerton. Cambridge/New York: Cambridge University
  14. ^ Yamauchi, Edwin M. 1973. "Cultic Prostitution: a Case Study in Cultural Diffusion," pp. 213-222 in Orient and Occident: Essays Presented to Cyrus H. Gordon, edited H. Hoffner. Neukirchen-Vluyn, Germany: Kevelaer
  15. ^ Associata al verbo corrispondente zanah.
  16. ^ Blue Letter Bible, Lexicon results for zanah (Strong's H2181), incorporando la Concordanza Strong (1890) e il lessico di Wilhelm Gesenius (1857)
  17. ^ a b Blue Letter Bible, Lexicon results for qĕdeshah (Strong's H2181), incorporando la Concordanza Strong (1890) e il lessico di Wilhelm Gesenius (1857).
  18. ^ Traslitterato inoltre come qĕdeshah, qedeshah, qědēšā ,qedashah, kadeshah, kadesha, qedesha, kdesha. La moderna pronuncia liturgica sarebbe k'deysha.
  19. ^ Stephen O. Murray, Homosexualities, University of Chicago Press, 2002, p. 295.
  20. ^ Mashal Sinclair e Celia Brewer, A Guide Through the Old Testament, Westminster John Knox Press, 1989, p. 71.
  21. ^ a b http://rictornorton.co.uk/homopho1.htm
  22. ^ Lexicon results for kelev (Strong's H3611), incorporando la Concordanza Strong (1890) e il lessico di Wilhelm Gesenius (1857).
  23. ^ Oholibah
  24. ^ Spectrum lead article, The Sunday Tribune, Dec 24, 2000
  25. ^ http://www.phys.uni-sofia.bg/~viktor/wisdom/osho/marriage.html
  26. ^ Keown, Damien. (2003). A Dictionary of Buddhism, p. 338. Oxford University Press. ISBN 0-19-860560-9.
  27. ^ Asia Sentinel: Nepal: Girls First, Goddesses Later
  28. ^ Anti-Slavery Society: Child Hierodulic Servitude in India and Nepal
  29. ^ Thompson, John Eric Sidney. The Rise and Fall of Maya Civilization. 2d ed. Norman, Okla.: University of Oklahoma Press, 1973. ISBN 0-8061-0301-9
  30. ^ a b c Greenberg, David. The Construction of Homosexuality. Chicago: University of Chicago Press, 1990. ISBN 0-226-30628-3
  31. ^ Diaz del Castillo, Bernal. The True History of the Conquest of New Spain. Robert Bontine Cunninghame Graham, ed. Cambridge, Mass.: Library Reprints, 2008. ISBN 1-4227-8345-6; Trexler, Richard C. Sex and Conquest: Gendered Violence, Political Order, and the European Conquest of the Americas. Paperback ed. Ithaca, N.Y.: Cornell University Press, 1999. ISBN 0-8014-8482-0; Keen, Benjamin. The Aztec Image in Western Thought. Paperback ed. New Brunswick, N.J.: Rutgers University Press, 1991. ISBN 0-8135-1572-6; Idell, Albert. The Bernal Diaz Chronicles. New York: Doubleday, 1956.
  32. ^ Mendelssohn, Kurt. Riddle of the Pyramids. Paperback ed. New York: Thames & Hudson Ltd., 1986. ISBN 0-500-27388-X; Estrada, Gabriel S. "An Aztec Two-Spirit Cosmology: Re-sounding Nahuatl Masculinities, Elders, Femininities, and Youth." Frontiers: A Journal of Women Studies. 24:2 & 3 (2003).
  33. ^ Taylor, Clark L. "Legends, Syncretism, and Continuing Echoes of Homosexuality from Pre-Columbian and Colonial Mexico." In Male Homosexuality in Central and South America. Paperback ed. Stephen O. Murray, ed. San Francisco: Instituto Obregon, 1987. ISBN 0-942777-58-1
  34. ^ Guerra, Francisco. The Pre-Columbian Mind. Burlington, Mass.: Academic Press, Inc., 1971. ISBN 0-12-841050-7
  35. ^ Flornoy, Bertrand. The World of the Incas. Trans. by Winifred Bradford. New York: Vanguard Press, 1956; Scott, George Ryley. Phallic Worship. London, Luxor, 1966; Brundage, Burr Cartwright. Lords of Cuzco: A History and Description. Norman, Okla.: University of Oklahoma Press, 1967; Murra, Victor. The Economic Organization of the Inka State. Greenwich, Conn.: JAI Press, 1980. ISBN 0-89232-118-0.
  36. ^ Clendinnen (1991, p.163); Miller & Taube (1993, p.190); Smith (2003, p.203)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]