Religione matriarcale

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Una religione matriarcale è una fede che si concentra su una o più divinità femminili[1]. Il termine è più spesso utilizzato per riferirsi alle teorie concernenti le religioni matriarcali preistoriche che sono state proposte nel corso del tempo da studiosi quali Johann Jakob Bachofen, Jane Ellen Harrison e Marija Gimbutas, per poi essere rese popolari soprattutto dalla "seconda ondata del femminismo" dagli anni '60 in poi. Nel XX secolo una corrente per far rivivere queste pratiche ha condotto al movimento della Dea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un concetto di preistoria di tipo matriarcale è stato introdotto per la prima volta nel 1861 ad opera dello studioso di origini Jakob Bachofen, dopo aver fatto pubblicare il proprio studio intitolato Il matriacato ("un'indagine religioso e giuridica sul mondo matriarcale del mondo antico"). L'autore postulò che i patriarchi storicamente riconosciuti non erano altro che uno sviluppo relativamente recente, entrati in scena dopo aver sostituito uno stato precedente di matriarcato primordiale preistorico ed aver postulato una forma di religione ctonio-materna.

Bachofen presenta un modello in cui società matriarcale e culti misterici ctonii sono la seconda delle quattro fasi dello sviluppo religiosa mondiale storica. La prima fase sarebbe quella chiamata "eterismo", caratterizzata come una società di cacciatori-raccoglitori paleolitici i quali praticavano uno stile di vita poligamo e comunista. La seconda fase è la neolitica, una fase lunare matriarcale dedita principalmente all'agricoltura con una prima forma di Demetra in qualità di divinità dominante. Questa è stata seguita da una fase "dionisiaca" derivante dal patriarcato emergente e sempre più incombente, finalmente riuscito dallo stadio "apollineo" del patriarcato e la comparsa della civiltà classica[2]. L'idea che questo periodo di tempo sia stato un periodo d'oro che è stata cancellato con l'avvento del patriarcato è stato descritto da Friedrich Engels nel suo L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato.[2]

All'inizio del 1900, lo storico Jane Ellen Harrison ha proposto la teoria secondo cui il pantheon olimpico abbia sostituito un culto precedente di dee della terra[3].

Robert Graves ha postulato invece una religione matriarcale preistorica già negli anni '50, nei suoi I miti greci e La Dea bianca, dando una rappresentazione dettagliata di una società futura con una religione matriarcale nel suo romanzo "Seven Days in New Creta".[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Margaret L. Andersen e Taylor, Howard Francis, Sociology: The Essentials, Cengage Learning, 2010, pp. 439, ISBN 9780495812234.
  2. ^ a b Johann Jakob Bachofen, Myth, Religion, and Mother Right: Selected Writings, Princeton University Press, 1992, p. 93, ISBN 9780691017976. URL consultato il 12 dicembre 2012.
    «Although the struggle of matriarchy against other forms is revealed by diverse phenomena, the underlying principle of development is clear. Matriarchy is followed by patriarchy and preceded by unregulated hetaerism.».
  3. ^ Marjorie Wheeler-Barclay, Jane Ellen Harrison, in The Science of Religion in Britain, 1860-1915, Victorian Literature and Culture Series, University of Virginia Press, 2010, p. 231, ISBN 9780813930107.
    «[I]t was her interest in matriarchal religion and her insistence on its importance that most distinctly set her apart from other British scholars.... As early as 1900, she made note of the evidence of an older stratum of religion--the worship of earth goddesses--lying beneath Olympianism and supplanted it.».
  4. ^ John Smeds, Graves, Bachofen and the Matriarchy Debate (PDF), in Focus on Robert Graves and His Contemporaries, vol. 1, nº 10, Winter 1990–1991, pp. 1–17. URL consultato il 12 dicembre 2012.
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