Filosofia della differenza

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Con la locuzione filosofia della differenza o pensiero della differenza[1] si usa definire una corrente filosofica del XX secolo strettamente connessa ad alcune posizioni teoriche femministe.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si è diffusa principalmente in Europa e negli Stati Uniti a partire soprattutto dalle elaborazioni critiche della psicoanalista, poi fuoriuscita dalla scuola psicoanalitica lacaniana, Luce Irigaray.

A partire dalla fine degli anni sessanta essa inizia a condurre un'analisi critica della concezione della sessualità elaborate fino ad allora in ambito psicoanalitico a partire da Freud stesso.

In particolare, centrale nella riflessione della Irigaray è il concetto di fallogocentrismo, che essa avvia in "Speculum" proprio a partire dall'ambivalenza del titolo del libro, che contemporaneamente designa lo specchio come strumento di costruzione dell'identità, così come descritto da Lacan, e lo speculum come oggetto di uso ginecologico, atto a permettere al medico la visione della cavità vaginale del corpo femminile; parlando di fallogocentrismo, quindi, la Irigaray intende rilevare come la centralità del logos, della razionalità discorsiva nella tradizione culturale occidentale - centralità su cui si sofferma anche Derrida - è in realtà marcata e originata dal fallocentrismo originario della civiltà che questa cultura esprime. Irigaray mostra quindi, attraverso un'analisi decostruttiva della storia della filosofia e della psicologia, come in questa la differenza di genere sia stata ignorata e neutralizzata, interpretando la femminilità e la specificità che essa rappresenta come un'immagine riflessa - appunto, specchiata - nell'unica figura di identità concepita, che è basata appunto sul mondo maschile.

Lo stesso Derrida tornerà poi sul concetto di fallogocentrismo in alcune opere significative, come ad es. "Sproni", dove egli riconduce il tema della differenza sessuale al rapporto della filosofia con la verità; in altri termini, per Derrida è proprio l'ignoranza dell'alterità in quanto tale, di cui è espressione anche la differenza di genere e che è intrinseca alla razionalità fin dal suo stesso fondamento, ad aver precluso ai filosofi l'accesso alla verità, come una sorta di effetto di castrazione, a causa del quale proprio la pretesa di ridurre la verità a oggetto presente, la tentazione di esaurirla in una qualsivoglia definizione, spinge inesorabilmente la verità stessa a una sorta di rimozione: Derrida sottolinea però anche il rischio che il femminismo, in quanto ideologia della donna che crede alla sua stessa verità, rischia di ricadere nello stesso effetto di castrazione.

« Il femminismo è l'operazione mediante la quale la donna vuole assomigliare (..) al filosofo dogmatico, rivendicandone per sé la verità. Il femminismo vuole la castrazione - anche della donna. Perde lo stile, perde stile. »
(Sproni, p.62))

Secondo questo concetto filosofico, solo un pensiero della differenza realmente radicale, capace cioè di mantenere in sé stesso l'alterità scongiurando tentazioni identitarie (foss'anche di identità di genere), può dunque realizzare un effettivo superamento del fallogocentrismo proprio della metafisica.

In Italia principali esponenti di questa corrente filosofica femminista si possono ritenere Luisa Muraro e Adriana Cavarero, la quale in particolare contrappone al soggetto astratto e disincarnato centrale nella filosofia tradizionale, la singolarità incarnata e vivente dell'essere umano nelle sue concrete relazioni sociali e sessuali, sottolineando come in realtà il soggetto della metafisica fosse concepito a partire dalla negazione del corpo ascetica propria del genere maschile, mentre alla donna, biologicamente legata alle funzioni riproduttive strutturalmente connesse alla sua corporeità, la possibilità di concepirsi come soggettività astratta è radicalmente preclusa.[2]

I concetti fondamentali dell'elaborazione della "filosofia della differenza" si possono riassumere dal punto di vista meramente critico nel mettere in luce come inconsistente e falsa la pretesa di neutralità e quindi di universalità del linguaggio e dal punto di vista propositivo nel farsi promotrice di un nuovo linguaggio più espressivo e non rimovente la realtà incontrovertibile della differenza più radicale che è la differenza a livello sessuale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Più specificamente "filosofia/pensiero della differenza sessuale"
  2. ^ La filosofia della differenza secondo Adriana Cavarero

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Caporossi, Il corpo di Diotima. La passione filosofica e la libertà femminile, Macerata, Quodlibet, 2009.
  • "Il risveglio del soggetto femminile", in "L'ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno - Escursione nella filosofia del XX secolo" (2006) di Silvia Montefoschi
  • "Speculum. L'altra Donna" (1974) di Luce Irigaray
  • "L'ordine simbolico della madre" (1991) di Luisa Muraro
  • "Diotima. Il pensiero della differenza sessuale",edizioni La Tartaruga, 2003; ISBN 8877383755; ISBN 9788877383754
  • J.Derrida, "Sproni. Gli stili di Nietzsche", Adelphi, 1991.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]