Erice

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Erice
comune
Erice – Stemma Erice – Bandiera
Erice – Veduta
Panoramica del centro cittadino
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Trapani-Stemma.png Trapani
Amministrazione
Sindaco Daniela Toscano (PD) dal 12-6-2017
Territorio
Coordinate 38°02′15″N 12°35′15″E / 38.0375°N 12.5875°E38.0375; 12.5875 (Erice)Coordinate: 38°02′15″N 12°35′15″E / 38.0375°N 12.5875°E38.0375; 12.5875 (Erice)
Altitudine 751 m s.l.m.
Superficie 47,34 km²
Abitanti 27 874[1] (28-2-2017)
Densità 588,8 ab./km²
Frazioni Ballata, Casa Santa, Crocefissello, Napola, Pizzolungo, Rigaletta, San Cusumano, Torretta
Comuni confinanti Buseto Palizzolo, Paceco, Trapani, Valderice
Altre informazioni
Cod. postale 91016
Prefisso 0923
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 081008
Cod. catastale D423
Targa TP
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti ericini
Patrono Maria Santissima, patrona e custode dell'Agro Ericino, onorata sotto il titolo di Madonna di Custonaci
Giorno festivo ultimo mercoledì di agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Erice
Erice
Erice – Mappa
Posizione del comune di Erice nella provincia di Trapani
Sito istituzionale
« E l'altro monte, e l'altro monte ei vede,
l'Erice azzurro, solo tra il mare e il cielo
divinamente apparito, la vetta
annunziatrice della Sicilia bella! »
(Gabriele D'Annunzio, dalla poesia La notte di Caprera)

Erice (Monte San Giuliano fino al 1934, Èrici o U Munti in siciliano) è un comune italiano di 27 874 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.

Nel centro cittadino che è posto sulla vetta dell'omonimo Monte Erice, sono residenti solo 512 abitanti[2] (popolazione che si decuplica nel periodo estivo), mentre la maggior parte della popolazione si concentra a Valle, nell'abitato di Casa Santa, contiguo alla città di Trapani. Il nome di Erice deriva da Erix, un personaggio mitologico, figlio di Afrodite e di Bute, ucciso da Eracle. Dal 1167 al 1934 ebbe il nome di Monte San Giuliano. Fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia in qualità di ospite onorario.[senza fonte]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Monte San Giuliano, denominato Agro ericino, comprendeva oltre al territorio dell'attuale comune, anche quelli di Valderice, Custonaci, San Vito Lo Capo, Buseto Palizzolo e parte di quello di Castellammare del Golfo.

L'imperatore Federico II, con un privilegio del 1241, aveva concesso agli ericini il possesso di questo vasto territorio che comprendeva al suo interno numerose località, chiamate casali: casale Curtii, casale Scupelli, casale Fraginisi, casale Rachalgimir, casale Sanctæ Yrini, casale Rachalhab, casale Handiluhiara, casale Bumbuluni, casale Murfi, casale Busit, casale Arcudacii, casale Ynnichi, casale Hurri, casale Rachalculei, con tutti i loro tenimenti e le loro pertinenze.

Questo territorio, sul quale l'universitas esercitava la sua giurisdizione, era diviso in feudi e contrade, la cui proprietà spettava all’universitas medesima ovvero a privati: la sua estensione era, fino al 1846 di circa 40000 ettari, il suo litorale si prolungava per 26 miglia dalla spiaggia di Castellammare del Golfo a quella di San Giuliano e al suo interno erano comprese tre baronie. La prima era quella di Baida, che confinava a settentrione con la spiaggia e il cui barone godeva il mero e misto impero; l’altra era quella di Inici, della quale erano feudatari i Sanclemente; l’ultima era quella di Arcodaci, proprietà della famiglia Monroy. All'universitas spettavano il feudo Ralibesi, il cui nome - come quello di molte altre contrade della regione - è di origine islamica, il feudo Xambola, il feudo Lacci, il feudo Punta, così chiamato per una punta di terra che si estende verso il mare chiamata capo san Vito, il feudo di Castelluzzo, che prese il nome da un castello che si trovava in questa località, e il feudo Sanguigno.

Il 24 gennaio 1846 parte di questo territorio veniva sottratto all’universitas di Monte San Giuliano e attribuito a Castellammare del Golfo[3][4].

Cuore del comune è il capoluogo che sorge sull'omonimo "monte". Diverse le frazioni che completano il territorio, alle falde della montagna madre (Casa Santa, Pizzolungo, Roccaforte, Rigaletta, Tangi, Ballata, Napola, ecc.)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Erice.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Eryx (Sicilia).

Secondo Tucidide Erice (Eryx, Έρυξ in greco antico) fu fondata dagli esuli troiani, che fuggendo nel Mar Mediterraneo avrebbero trovato il posto ideale per insediarvisi; sempre secondo Tucidide, i Troiani unitisi alla popolazione autoctona avrebbero poi dato vita al popolo degli Elimi. Fu contesa dai Siracusani e Cartaginesi sino alla conquista da parte dei Romani nel 244 a.C.

Virgilio la cita nell'Eneide, con Enea che la tocca due volte: la prima per la morte del padre Anchise, un anno dopo per i giochi in suo onore. Virgilio nel canto V racconta che in un'epoca ancora più remota vi campeggia Ercole stesso nella famosa lotta col gigante Erix o Eryx, precisamente nel luogo dove poi si sfidarono al cesto il giovane e presuntuoso Darete e l'anziano Entello.[5]

In antico, insieme a Segesta, che parrebbe di fondazione coeva, era la città più importante degli Elimi, in particolare era il centro in cui si celebravano i riti religiosi.

Durante la prima guerra punica, il generale cartaginese Amilcare Barca ne dispose la fortificazione, e di qui difese Lilibeo. In seguito trasferì parte degli ericini per la fondazione di Drepanon, l'odierna Trapani.

Per i Romani fu un centro di rilievo, dove vi veneravano la "Venere Erycina", la prima dea della mitologia romana a somiglianza della greca Afrodite. Diodoro Siculo narra l'arrivo di Liparo, figlio di Ausonio, alle Isole Eolie (V, 6,7), aggiungendo che i Sicani «abitavano le alte vette dei monti e adoravano Venere Ericina».

Scarse, o quasi nulle, sono le notizie della città e del santuario nel periodo bizantino, restando comunque economicamente attiva.

Dagli arabi agli spagnoli[modifica | modifica wikitesto]

Denominata Gebel-Hamed durante l'occupazione araba (dall'831 fino alla conquista normanna dell'Isola), la montagna non fu probabilmente nemmeno abitata in questo periodo. Ripopolata la nuova cittadella col nome di Monte San Giuliano, così ribattezzata nel 1077 dai Normanni, acquista prestigio anche con la costruzione di nuovi edifici civili e religiosi, divenendo una della maggiori città demaniali del Regno, grazie anche alle concessioni ottenute sulla base di un falso documento, a firma di Federico II, utilizzato dai suoi abitanti come attestato di legittimità per l'occupazione del vasto territorio che si estendeva dal Monte Erice fino ai confini di Trapani, e verso oriente sino a San Vito Lo Capo e alla confinante città di Castellammare del Golfo. Erice deve la sua rinascita alla Guerra del Vespro, divenendo di fatto la rocca da cui scaturivano le azioni belliche di Federico d'Aragona, re di Sicilia fino al 1337. Sant'Alberto, che predicò l'azione contro gli Angioini, discendeva dagli Abbati, una delle maggiori famiglie della città.

Nel periodo della dominazione spagnola sono da ricordare alcuni tumulti popolari assai feroci: nel 1516, in occasione della morte di Ferdinando il Cattolico, scoppiò una rivolta che venne repressa con durezza dal barone di Castellammare; nel 1544, quando giunse ad Erice Giuseppe Sanclemente, barone di Inici, per passare in rassegna le milizie della città, scoppiò un tumulto e si dovettero incarcerare i cittadini più sediziosi; nel 1624, anno in cui la città fu colpita dalla peste, un'ampia fascia della popolazione si sollevò contro il capitano d'armi di allora, il barone Nicolò Morso, il quale si era alienate le simpatie della popolazione con la sua politica autoritaria. In quest'epoca il governo di Madrid procedette due volte - nel 1555 e nel 1645 - alla vendita della città con il suo territorio, ma in entrambe le occasioni i cittadini riuscirono a riscattarsi. La vita monastica, con numerosi monasteri fondati e dotati da cospicue famiglie locali, caratterizza la vita cittadina. A partire dal XVI secolo si svolge la rappresentazione del misteri in occasione del Venerdì Santo, contemporanea a quella trapanese.

Castello di Venere (xilografia di Barberis, 1892)

La ricchezza delle famiglie che qui vivono sino alla riforma borbonica di Tommaso Natale che - di fatto - scardina il sistema su cui si era retta sino ad allora l'economia delle città demaniali, è testimoniata dai palazzetti e case signorili che si affacciano, numerosi, sulle strade della città. Le circa cento famiglie che nei 700 anni di vita della città hanno partecipato alla conduzione del potere (capitani, giurati, magistrati) hanno lasciato testimonianza della loro vitalità. La ristrutturazione ottocentesca della piazza centrale che era detta della Loggia, dedicata successivamente ad Umberto I, per tornare al suo nome originario nel 2012, ha fatto perdere la lapide che recitava con orgoglio lo sforzo economico che i liberi cittadini di Erice avevano nel Seicento pagato al re per non essere infeudati da nessuno. La città tende comunque a conservare gelosamente il fascino di una cittadina medievale.

Dal Novecento ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1934 Monte San Giuliano riprende il nome di "Erice". Il suo territorio, denominato Agro ericino, comprendeva oltre al territorio dell'attuale comune, anche quelli di Valderice, Custonaci, San Vito Lo Capo e Buseto Palizzolo.

Dal 1957 si organizza ogni anno, nel periodo primaverile, una gara automobilistica di cronoscalata, denominata "Gara in salita di velocità Monte Erice", per la quale esistono anche un campionato italiano e un campionato europeo. Sui tornanti che partono da Valderice e raggiungono la vetta dell'omonimo monte, sfrecciano a tutta velocità vetture moderne, storiche, prototipi da competizione e vetture formula, circondati da sportivi e appassionati e, naturalmente, da uno sfondo mozzafiato.

Dal 1963 è sede del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, istituito per iniziativa del professor Antonino Zichichi, che richiama gli studiosi più qualificati del mondo per la trattazione scientifica di problemi che interessano diversi settori: dalla medicina al diritto, dalla storia all'astronomia, dalla filologia alla chimica. Per questo alla cittadina è stato attribuito l'appellativo "città della scienza".

Dal 1972 l'ex convento di s. Carlo fu sede della Associazione Artistica Culturale La Salerniana, fondata dal poeta Giacomo Tranchida, che conservava opere di Carla Accardi, Gianni Asdrubali, Pietro Consagra, Antonio Sanfilippo, Emilio Tadini tra gli altri, e dove furono organizzate mostre d'arte contemporanea curate da critici di rilievo come Palma Bucarelli, Achille Bonito Oliva, Luciano Caramel e Giulio Carlo Argan. Nel 1990, a seguito della prima edizione dell'"Atelier Internazionale di Gastronomia Molecolare", di cui da allora regolarmente si tengono convegni annuali, si ebbe il formale riconoscimento della disciplina della gastronomia molecolare.[senza fonte]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Mappa delle mura di Erice
  • Mura ciclopiche del periodo elimo-fenicio-punico - VIII/VII secolo a.C.
  • "Castello di Venere" - Castello normanno del XII/XIII sec. sui resti del tempio romano di Venere Erycina
  • Castello e torri del Balio (medievali)
  • Giardino del Balio
  • Castello Pepoli (XIX sec.)
  • Quartiere spagnolo
  • Polo museale "Antonio Cordici"
  • Biblioteca comunale "Vito Carvini"
  • Porta Carmine
  • Porta Trapani

Architetture religiose[6][modifica | modifica wikitesto]

portale della Chiesa Confraternita di s. Martino
Chiesa e Convento dei frati predicatori di s. Domenico
Chiesa Confraternita di s. Giovanni Battista
interno della Chiesa di s. Pietro
interno della Chiesa di s. Alberto dei Bianchi

Erice era conosciuta anticamente come "città delle cento chiese" e conventi. Oggi molte sono visibili e alcune sono aperte al culto.

Chiese parrocchiali[modifica | modifica wikitesto]

Chiese confraternite[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Confraternita di s. Giovanni Battista
  • Chiesa Confraternita di s. Martino
  • Chiesa Confraternita di s. Orsola

Chiese e Conventi di Ordini Regolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa e Convento di s. Francesco d’Assisi
  • Chiesa e Convento dei frati predicatori di s. Domenico
  • Chiesa e Convento dell’Annunziata o del Carmine

Conventi fuori le mura[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa e Convento dei padri cappuccini
  • Convento di Martogna del terz’ordine di s. Francesco

Chiese urbane, Monasteri e loro Chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa e Monastero del ss. Salvatore
  • Chiesa e Monastero di s. Pietro
  • Chiesa e Convento dei frati minimi di s. Francesco di Paola (diruto)
  • Chiesa e Monastero di s. Teresa
  • Chiesa e Monastero di s. Carlo
  • Chiesa e Reclusorio dei ss. Rocco e Sebastiano
  • Convento dei padri del terz’ordine di s. Francesco
  • Chiesa di s. Alberto dei Bianchi
  • Chiesa di s. Caterina Vergine e Martire
  • Chiesa di s. Antonio di Padova
  • Chiesetta dello Spirito Santo
  • Chiesetta di s. Niccolò di Bari
  • Chiesetta di s. Chiara
  • Chiesetta dei ss. Apostoli Filippo e Giacomo maggiore (poi detta di S. Crispino)
  • Chiesetta di s. Margherita Vergine e Martire
  • Chiesetta di s. Maria della Raccomandata o della Neve
  • Chiesetta della Nostra Signora di Custonaci
  • Chiesa del ss. Sacramento
  • Chiesa di s. Filippo Apostolo
  • Chiesa di s. Isidoro Agricola
  • Chiesetta di s. Agnese Vergine e Martire
  • Casa Santa o di Sales
  • Chiesetta di s. Raffaele Arcangelo
  • Chiesa ovvero Oratorio di s. Alberto

Chiese suburbane[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa della Nostra Signora della Grazia
  • Chiesa di s. Oliva (oggi di S. Croce)

Chiese della Montagna[modifica | modifica wikitesto]

  • Santuario di s. Anna
  • Chiesetta di s. Elia
  • Chiesetta della Nostra Signora della Pietà
  • Chiesa di s. Maria Maddalena
  • Chiesetta di s. Ippolito Martire
  • Chiesetta di s. Matteo Apostolo ed Evangelista

Chiese dirute[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di s. Cristoforo Martire
  • Chiesetta suburbana di s. Bartolomeo Apostolo
  • Chiesa di s. Luca Evangelista
  • Chiesetta di s. Niccolò
  • Chiesa di s. Maria della Scala
  • Chiesa della Nostra Signora della Grazia
  • Chiesetta di s. Maria maggiore
  • Chiesetta dei ss. Martiri Cosma e Damiano
  • Chiesa di s. Cristoforo Martire

Palazzi storici[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Sales, XVIII secolo, Via Vito Carvini
  • Palazzo Burgarella, del XVIII secolo, in via San Francesco
  • Palazzo La Porta, XVIII secolo, in via Vittorio Emanuele II
  • Palazzo Platamone, XIV-XIX secolo, in via Vittorio Emanuele II
  • Palazzo Coppola, XIX secolo, in via Vittorio Emanuele II
  • Palazzo Chiaramonte (poi convento di San Domenico), XIV secolo, in via Vittorio Emanuele II
  • Palazzo Ventimiglia (poi convento di San Francesco), XIV secolo, in via San Francesco
  • Palazzo Majorana, XVIII-XIX secolo, in piazza San Domenico
  • Palazzo municipale (ex Palazzo Giuratorio), Piazza Umberto I, (sede Museo “Antonio Cordici”)

I Bagli[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio comunale vi sono alcuni bagli;

  • Baglio San Matteo (museo agro-forestale)
  • Baglio Adragna, secolo XIX[7]
  • Case Giliberti, secolo XIX[7]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Artigianato artistico: ceramica e tappeti.

Dolci tipici

  • bocconcini di Erice, dolcini di pasta reale con l'anima di marmellata di cedro al liquore
  • genovese alla crema, dolce di pastafrolla con zucchero a velo sulla parte superiore
  • mustaccioli, antichi biscotti fatti in un ex convento di clausura

Cerimonie

  • Processione dei Misteri - il pomeriggio del Venerdì Santo i misteri, con statue in legno dell'800, vengono condotti a spalla, seguendo sempre il percorso originario.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che dalla strada statale Trapani-Erice, e dalla Valderice-Erice (dove si svolge la Cronoscalata Monte Erice) dal luglio 2005 la vetta del monte è collegata con la valle da una cabinovia ad agganciamento automatico, lungo un tracciato che riprende il percorso della vecchia, da trent'anni inattiva. Grazie al nuovo impianto, il viaggio dura circa 10 minuti alla velocità di 5 m/s, su 47 cabine da 8 posti (4 di queste attrezzate per accogliere disabili) che offrono una suggestiva panoramica di un'ampia porzione della provincia di Trapani.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività più tradizionali vi sono quelle artigianali, che si distinguono per le lavorazioni del ferro e del legno, oltreché per l'arte della ceramica e per quella tessile, quest'ultima finalizzata alla realizzazione di tappeti e di borse.[8][9]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Il Monte Erice è una grande area naturale con boschi, in particolare l'area di Martogna, il bosco demaniale di Sant'Anna e contrada Porta Spada. Il Corpo forestale della Regione siciliana gestisce il Museo Agro-forestale San Matteo, un antico baglio rurale a 4 km dalla vetta. La periodica e ormai annuale pratica criminale degli incendi dolosi ha devastato la montagna e i dintorni del paese, che fino a vent'anni erano immersi nei boshi e che adesso insistono in un territorio pressoché arido [10].

Persone legate a Erice[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Erice è stata usata come set del paese di Carini durante le riprese della miniserie televisiva, diretta da Umberto Marino, "La baronessa di Carini". Vi è stato girato anche il film di Pif In guerra per amore.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
18 febbraio 1989 27 ottobre 1989 Salvatore La Porta Democrazia Cristiana Sindaco [12]
7 novembre 1989 26 giugno 1990 Vito Poma Democrazia Cristiana Sindaco [12]
26 giugno 1990 23 luglio 1992 Salvatore Stinco Democrazia Cristiana Sindaco [12]
23 luglio 1992 7 dicembre 1993 Giovanni Morici Partito Socialista Italiano Sindaco [12]
29 giugno 1994 8 giugno 1998 Mario Poma lista civica Sindaco [12]
8 giugno 1998 3 agosto 2001 Mario Poma Centro Cristiano Democratico Sindaco [12]
12 settembre 2001 26 novembre 2001 Emanuele Vanni Comm. straordinario [12]
26 novembre 2001 29 maggio 2007 Ignazio Sanges centro-destra Sindaco [12]
29 maggio 2007 9 maggio 2012 Giacomo Tranchida centro-sinistra Sindaco [12]
9 maggio 2012 12 giugno 2017 Giacomo Tranchida centro-sinistra Sindaco [12]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Dati ISTAT 2001
  3. ^ Giuseppe Castronovo, Erice oggi Monte San Giuliano in Sicilia, memorie storiche, prima parte, Palermo, Lao, 1872, pp. 156-169.
  4. ^ Antonio Cordici, La istoria della città del Monte Erice oggi detta Monte di San Giuliano antichissima città nel Regno di Sicilia, a cura di Salvatore Denaro, Erice, 2009, pp. 49-54.
  5. ^ Informazioni tratte dal sito del comune
  6. ^ Giuseppe Castronovo, Erice Sacra, a cura di Salvatore Denaro, Erice, Meeting Point, 2015.
  7. ^ a b consultabile sul sito
  8. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 18.
  9. ^ Erice, sicilie.it. URL consultato il 5 giugno 2016.
  10. ^ http://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=151237&pagename=57
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ a b c d e f g h i j http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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