Pantelleria

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Pantelleria
comune
Pantelleria – Stemma Pantelleria – Bandiera
Pantelleria – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Trapani-Stemma.png Trapani
Amministrazione
Sindaco Salvatore Gino Gabriele (PD) dal 12/06/2013
Territorio
Coordinate 36°47′27″N 11°59′38″E / 36.790833°N 11.993889°E36.790833; 11.993889 (Pantelleria)Coordinate: 36°47′27″N 11°59′38″E / 36.790833°N 11.993889°E36.790833; 11.993889 (Pantelleria)
Altitudine 5[1] m s.l.m.
Superficie 83,02 km²
Abitanti 7 846[2] (31-12-2010)
Densità 94,51 ab./km²
Frazioni Balata dei Turchi, Buccuram, Bugeber, Campobello, Contrada Venedise, Cufurà, Gadir, Garitte Karuscia, Karuscia, Khaddiuggia, Khamma, Khamma di Fuori, Madonna delle Grazie, Martingana, Mueggen, Rekhale, San Michele, Santa Chiara, San Vito, Scauri, Scauri Basso, Sciuvechi, Sibà, Sopra Gadir, Tracino, Villaggio Tre Pietre
Comuni confinanti nessuno
Altre informazioni
Cod. postale 91017
Prefisso 0923
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 081014
Cod. catastale G315
Targa TP
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti panteschi
Patrono San Fortunato, santa Cristina, Madonna della Margana
Giorno festivo 16 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pantelleria
Posizione del comune di Pantelleria nella provincia di Trapani
Posizione del comune di Pantelleria nella provincia di Trapani
Sito istituzionale

Pantelleria (Pantiḍḍṛaría in siciliano[3]) è un comune italiano di 7 601 abitanti[4] della provincia di Trapani in Sicilia.

Il comune copre l'intera isola di Pantelleria che si trova a 110 km a sud ovest della Sicilia e 70 a est nord est della Tunisia, la cui costa, al pari di quella siciliana, è talvolta visibile ad occhio nudo.[5] Il suo territorio è di origine vulcanica. L'ultima eruzione è avvenuta, nel 1891, sul pendio nord-occidentale, nella parte sommersa. Sono tuttora presenti molti fenomeni di vulcanesimo secondario, prevalentemente acque calde e soffioni di vapore.

L'isola raggiunge un'altitudine di 836 m sul livello del mare con la Montagna Grande.

Il porto dell'isola permette il collegamento regolare con i porti di Trapani e Mazara del Vallo. Pantelleria è dotata di un aeroporto ed è collegata all'Italia continentale con voli di linea.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Localizzazione di Pantelleria rispetto alla Sicilia

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Nota per la sua centralità nel Mar Mediterraneo, scalo intermedio tra Africa e Sicilia e caposaldo per il commercio col Levante, Pantelleria si caratterizza per la singolarità del suo paesaggio, nel quale agli elementi naturali (colate laviche a blocchi, cale e faraglioni) si aggiungono i manufatti creati dall'uomo: muri a secco, con la quadruplice funzione di spietrare il fondo, contenere il terreno, delimitare la proprietà fondiaria e proteggere dal vento; Giardini panteschi, costruzioni quasi sempre cilindriche in muratura di pietra lavica a secco con la duplice funzione di proteggere gli agrumi dal vento e di controllare gli effetti micro-climatici per un giusto apporto di acqua alla pianta, laddove l'isola ne è naturalmente sprovvista; dammusi, fabbricati rurali con spessi muri a secco, cubici, con tetti bianchi a cupola ed aperture ad arco a tutto sesto, atavici esempi di architettura bio-climatica.

Flora e fauna[modifica | modifica sorgente]

La flora autoctona dell'isola è costituita dalla macchia mediterranea, assai rigogliosa nelle regioni sud-orientali. Gli elementi dominanti questo paesaggio sono costituiti dalla ginestra, dal corbezzolo, dal pino marittimo e dalle piante aromatiche tipiche della gariga (timo, rosmarino, lavanda, origano, mentuccia). Sulle cime più alte si sviluppa il bosco di pini, che a quote più basse è sostituito da querce (localmente dette balluti). La scarsità di acqua che non sia piovana ha reso impossibile lo sviluppo dell'agricoltura irrigua. Cresce spontanea una varietà di cappero, che oggi rappresenta anche una delle principali coltivazioni dell'isola, insieme con quella della vite e dell'ulivo (con la varietà detta biancolilla), quest'ultimo coltivato basso e ramificato in ampiezza per proteggerlo dal vento. Sono rari gli agrumi, coltivati con particolare cura e protetti dai venti. Introdotte dall'uomo sono anche numerose varietà di palme, tra le quali è stranamente assente quella "nana", che su altre isole mediterranee, tra le quali la Sicilia, si associa alla macchia.

Pantelleria costituisce un punto di transito per la migrazione di molte specie aviarie tra Europa e Africa. Tra i volatili stanziali si segnalano svariate specie di rapaci, compresi il falco pellegrino, il barbagianni, la poiana e la berta maggiore. Già data per estinta, ma forse ancora esistente, è la foca monaca. Gli altri mammiferi, tutti di piccola taglia, sono costituiti da arvicole e soprattutto conigli, introdotti dall'uomo, i quali, non avendo nemici naturali, si riproducono in modo incontrollato. Introdotte dall'uomo e poi rinselvatichite sono molte altre specie: il colubro sardo, unica specie di serpente presente sull'isola, la capra, che nel medioevo popolava il paesaggio ma oggi è estinta, e il gatto selvatico, che vive in piccole colonie tra i boschi della regione sud-orientale. Tra i mammiferi di taglia maggiore, oltre a pochi bovidi e ovidi, allevati in stalla per la produzione casearia, la fauna di Pantelleria annovera la presenza di una sottospecie autoctona di equide, detta asino pantesco; già estintosi, grazie ad un'iniziativa della Regione Siciliana è stato sviluppato un progetto per ricostituire la razza Pantesca in purezza, in seguito al quale dal 2003 si annoverano alcuni esemplari. La presenza di tale asino è nota da tempi remoti. Molto diffuso fino a metà del XX secolo e molto forte, l'asino di Pantelleria venne selezionato dall'Esercito Italiano, durante la Grande Guerra, per la produzione di muli militari.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi stazione meteorologica di Pantelleria.

Il clima è di tipo mediterraneo caldo, temperato da venti marini che soffiano impetuosi in ogni stagione, tra i quali prevalgono scirocco e maestrale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

L'isola venne sicuramente frequentata sin dal Neolitico, come dimostrano i rinvenimenti della sua caratteristica ossidiana in tutto il bacino del Mediterraneo occidentale. Si data alla fine dell'Eneolitico un gruppo di vasi, forse di un corredo funerario, rinvenuto casualmente a Bugeber. Per quanto noto ad oggi, il più antico stanziamento è il villaggio fortificato con mura ciclopiche di Mursìa, dell'età del Bronzo, databile ad un periodo compreso tra il XXII e il XV secolo a.C., di cui sono note numerose capanne, le più antiche delle quali dalla curiosa planimetria che ricorda lo scafo di un'imbarcazione, ed un imponente muro di fortificazione, tra i meglio conservati del Mediterraneo preistorico, il quale, spesso circa 10 metri e alto almeno altrettanto, circonda l'insediamento sul suo lato est per una lunghezza di 300 metri. Assai caratteristiche sono anche le tombe, dette sesi (termine di oscura etimologia, esclusivo del dialetto pantesco), delle quali sopravvive un centinaio di esemplari sparsi nell'aspra contrada Cimillia che forma il retroterra orientale dell'abitato. I sesi sono costruzioni in pietra lavica murata a secco, a pianta circolare con spiccato emisferico o troncoconico, talora a gradoni. Al loro interno si cela un numero variabile di celle (da due a dodici) a pianta circolare con volta a cupola ogivale, cui si accede da uno stretto e basso cunicolo. Gli scavi archeologici condotti nell'insediamento hanno restituito una notevole quantità di oggetti importati da svariate regioni del Mediterraneo, che testimoniano il ruolo centrale dell'isola in una fitta rete di scambi che aveva come principale obbiettivo i principali metalli, rame e stagno, necessari alla produzione del bronzo.

Età antica[modifica | modifica sorgente]

Dopo un considerevole lasso di tempo, durante cui l'isola rimase apparentemente disabitata, i fenici vi fondarono una colonia, Cossyra, i cui resti archeologici si trovano sulle colline di San Marco e Santa Teresa nell'immediato retroterra dell'attuale capoluogo. Cossyra entrò presto nell'orbita della vicina potenza cartaginese, della quale seguì i destini. Al periodo punico si fanno tradizionalmente risalire le centinaia di cisterne che costellano il territorio dell'isola. Pantelleria venne più volte occupata dai romani durante le guerre puniche, nel corso del terzo secolo a.C., fino alla definitiva conquista avvenuta nel 217 a.C. I Romani diedero un forte impulso all'economia dell'isola come dimostrano i numerosi insediamenti sparsi nel suo territorio e i rinvenimenti nello stesso sito di Cossyra, tra i quali tre ritratti in marmo raffiguranti Cesare, Tito ed una donna identificata con Antonia minore. Ad epoca tardo-antica (V-VI secolo d.C.) risalgono alcuni insediamenti, di cui rimangono le necropoli costituite da tombe a fossa scavate nella roccia ed una caratteristica produzione ceramica, detta pantellerian ware, rinvenuta in vari luoghi del Mediterraneo. Conquistata dall'ammiraglio bizantino Belisario nel 540, per conto dell'imperatore Giustiniano, Pantelleria conobbe un periodo di profonda decadenza, durante la quale venne usata, come forse già in epoca romana, quale luogo di esilio di importanti personaggi. Risale a questo periodo, se non l'introduzione, almeno la profonda cristianizzazione della sua gente, di cui rimane traccia nelle fonti nell'esistenza di un monastero di cui si ignora il sito. Ad epoca bizantina risale anche il nome attuale dell'isola, che nella sua forma originaria (Patelareas) compare per la prima volta nella regola di questo monastero.

Età medievale[modifica | modifica sorgente]

Saccheggiata dagli Arabi a partire dal 700, fu da essi stabilmente occupata probabilmente dall'845, nel contesto della Conquista araba della Sicilia divenendo parte dell'Emirato di Sicilia[6]. Agli Arabi si attribuisce per tradizione l'arrivo di gran parte degli elementi caratteristici del suo attuale paesaggio, tra i quali i dammusi. Certamente gli Arabi introdussero la coltivazione del cotone e la loro lingua che, con una variante locale simile al maltese, rimarrà in uso fino agli inizi del XIX secolo e che ancora oggi influenza profondamente il siciliano che si parla localmente. Nel 1123 l'isola fu conquistata dai Normanni di Ruggero I di Sicilia ed annessa al Regno di Sicilia, del quale seguirà i destini fino ad oggi. Nel 1311 una flotta aragonese, al comando di Luigi di Requesens, vi conseguì una notevole vittoria; la famiglia Requesens ottenne in seguito il principato dell'isola. A causa della sua vicinanza con le coste africane, Pantelleria venne ripetutamente saccheggiata dai corsari barbareschi. Particolarmente cruenta fu l'incursione che nella metà del XVI secolo vi condusse il corsaro Dragut: il capoluogo venne completamente distrutto e la popolazione massacrata, con circa mille persone tratte in schiavitù. Allo stesso periodo risale l'assetto attuale del Castello Barbacane, che ancora oggi domina il porto del capoluogo, sebbene è probabile che il primo impianto di esso sia di età normanna. I sovrani borbonici trasformarono l'isola in colonia penale, funzione che mantenne anche sotto i Savoia e che è cessata del tutto solo con la caduta del fascismo.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Negli anni '30 l'isola venne fortificata per diretta volontà di Mussolini, su progetto dell'architetto Pierluigi Nervi, che vi edificò, fra le altre cose, un gigantesco hangar sotterraneo. Durante la seconda guerra mondiale nelle acque di Pantelleria si verificò uno dei due scontri della battaglia di mezzo giugno. Nel 1943 la conquista di Pantelleria fu ritenuta di importanza strategica dalle truppe alleate che si preparavano ad invadere la Sicilia, tanto che l'isola fu pesantemente bombardata dal mare e dal cielo, per preparare lo sbarco delle truppe, nell'ambito di un'operazione anfibia chiamata Operazione Corkscrew.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Mappa di Pantelleria

Nell'isola si trova la riserva naturale orientata Isola di Pantelleria e un ampio lago il cui bacino occupa i resti di una caldera vulcanica.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Pantelleria conserva numerosi resti monumentali della sua storia antica. I più importanti ed esclusivi sono quelli che compongono l'area di Mursìa e Cimillia, ovvero l'abitato capannicolo dell'età del Bronzo, con un monumentale muro di fortificazione, e la relativa necropoli dei sesi. Numerose sono anche le testimonianze dell'antica Cossyra, visibili sulle collinette di San Marco e Santa Teresa.

Arte e monumenti[modifica | modifica sorgente]

Sull'isola non vi sono edifici storici di particolare pregio, anche a causa della radicale distruzione del suo capoluogo avvenuta durante i bombardamenti anglo-americani. L'unica eccezione è il castello detto Barbacane, un severo maniero di aspetto rinascimentale formato da un corpo a pianta irregolarmente quadrangolare con corte interna, cui si unisce una torre quadrata che in origine doveva essere separata. Sull'isola vi sono numerose chiesette, quasi sempre costruite con il medesimo aspetto dei caratteristici dammusi locali, che rappresentano la vera specialità architettonica di Pantelleria. Le principali opere d'arte di arredo mobile si trovano nel Santuario della Margana, dove è possibile ammirare un pregevole crocifisso ligneo di scuola siciliana e una icona di aspetto bizantino, ma più volte ridipinta, raffigurante la Vergine che allatta il Bambino. Si può considerare un capolavoro dell'architettura moderna, per tanti aspetti unico nel suo genere, il gigantesco hangar sotterraneo di Pierluigi Nervi, ancora oggi usato per scopi militari.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 417 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 204 2,62%

Distribuzione del gruppo siciliano

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua siciliana e Dialetto pantesco.

Il vernacolo di Pantelleria era un dialetto siculo-arabo affine al maltese fino al tardo Settecento, quando fu sostituito dalla lingua siciliana nella sua variante pantesca. Oltre al siciliano pantesco, il cui lessico contiene numerosi arabismi tramandati dal sostrato semitico, a Pantelleria si parla l'italiano. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.

Persone legate a Pantelleria[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Panorama Lago specchio di venere.jpg

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Lago Specchio di Venere

Pantelleria è un'isola che si caratterizza per la singolarità del suo paesaggio, nel quale agli elementi naturali (tavolieri di colate laviche, coni vulcanici, cale e faraglioni) si aggiungono tipici manufatti creati dall'uomo:

  • muri a secco (con la funzione di utilizzare il pietrame esistente, bonificando e contenendo il terreno coltivabile e delimitando la proprietà fondiaria),
  • i giardini panteschi (tipiche costruzioni cilindriche in muratura di pietra lavica a secco con la duplice funzione di bonificare il terreno dall'eccesso di pietrame e di proteggere gli alberi di agrumi piantati all'interno dal vento e dalla salsedine),
  • i dammusi (fabbricati rurali di pietra lavica, cubici, con aperture ad arco a tutto sesto e tetti bianchi a cupola) costruiti in modo da raccogliere l'acqua piovana.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia dell'isola è basata sull'agricoltura specializzata della coltivazione della vite: famoso lo zibibbo e i vini dolci come il Moscato di Pantelleria, il Passito di Pantelleria, il Moscato passito di Pantelleria. Pregiata la produzione e la conservazione del Cappero di Pantelleria, oggi a Indicazione geografica protetta e dell'uva essiccata. Fino a non molto tempo fa era noto l'allevamento di asini e di muli apprezzati in tutta Europa. Scarsamente praticata la pesca sono invece in crescente sviluppo le attività legate al turismo, specialmente estivo. L'isola è dotata di una buona ricettività alberghiera, ed attrae ogni anno un buon numero di turisti, soprattutto italiani. Inoltre non trascurabile è l'apporto all'economia locale determinato dai numerosi personaggi pubblici, italiani e stranieri, che posseggono a Pantelleria uno dei caratteristici dammusi.

Gastronomia[modifica | modifica sorgente]

La gastronomia di Pantelleria presenta una grande varietà di piatti tipici, nei quali cui si mescolano caratteristiche siciliane e del mondo magrebino; tra essi: una variante del couscous, detta taboulì; la pasta condita con un tipo di zucchina coltivata localmente; un tipo di insalata a base di ortaggi misti locali; un dolce di ricotta, detto "bacio pantesco". Di ascendenza islamica è anche la merghez, una salsiccia di manzo, abbondantemente speziata con peperoncino ardente. Numerosi i piatti a base di legumi, tra i quali un tipo di lenticchia rossa che si coltiva in loco. A Pantelleria si produce anche un tipico formaggio fresco, detto tumma, consumato sia dolce che salato.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Pantelleria fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.3 (Isola di Pantelleria)[8].

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato riferito al capoluogo comunale
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Tropea, 1988, op. cit., p. XII, nota 27.
  4. ^ Dato Istat al 31/01/2013. URL consultato l'8 luglio 2011.
  5. ^ http://www.trovadammusi.com/images_07/_MG_8216.jpg Foto della Tunisia da Pantelleria
  6. ^ Denis Mack Smith, Storia della Sicilia medievale e moderna, Laterza, ISBN 978-88-420-2147-6, p. 10.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008. URL consultato l'8 luglio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bonasera F., L’isola di Pantelleria, Patron, Bologna, 1965
  • Bonasera F., La dimora rurale nelle isole pertinenti alla Sicilia occidentale, in Valussi G. (a cura di), La casa rurale nella Sicilia occidentale, Olschki, Firenze, 1968, pp. 167–182
  • Braudel F., Il Mediterraneo, Bompiani, Milano, 1987
  • Caldo C., Le culture locali delle comunità rurali e urbane tra dipendenza e autonomia, in Di Blasi A. (a cura di), Atti del XXIII Congresso Geografico Italiano (Catania, 9-13 maggio), Università di Catania, vol. II, t. I, pp. 297–327
  • Caldo C., Monumento e simbolo. La percezione geografica dei beni culturali nello spazio vissuto, in Caldo C. e Guardasi V. (a cura di), Beni culturali e geografia, 1983, pp. 15–30
  • Caldo C. e Guardasi V. (a cura di), Beni culturali e geografia, Patron, Bologna, 1994
  • Campione G., La frontiera mediterranea tra attese ed oblii, in Campione G. (a cura di), Il Mediterraneo, Geotema n. 12; Patron, Bologna, 1998, pp. 3–9
  • Caracausi G., Arabismi medievali di Sicilia, in Bollettino Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, suppl. 5, Palermo, 1983, pp. 7–415
  • Ciaccio C., Turismo e microinsularità. Le isole minori della Sicilia, Patron Bologna, 1994
  • Cicirelli V., Le isole nell’isola: le isole minori siciliane, in Campione G. e Sgroi E. (a cura di), Sicilia. I luoghi e gli uomini, Gangemi, Roma, 1994, pp. 493–505
  • Colutta F., Realtà di Pantelleria, in Le vie d’Italia, (LXIII), n. 9, 1957, pp. 1121–1130
  • Correnti P. Pantelleria Mursia, Milano ISBN 9788842587637
  • Cusimano G., La cultura idraulica nel bacino del Mediterraneo: territorio e irrigazione in Sicilia, in Caldo C. (a cura di) Geografia e beni culturali, in Geotema n. 4 Patron, Bologna, 1996, pp. 109–122
  • D’Aietti A., Il libro dell’isola di Pantelleria, Trevi, Roma, 1978; Il Pettirosso, Trapani, 2009
  • De Fiore O., Toponomastica di Pantelleria, in Archivio Storico per la Sicilia Orientale, (LIII), s. IV, a. X, 1930, pp. 242–260
  • Giuffrida F., I termini geografici dialettali della Sicilia, in Archivio Storico per la Sicilia Orientale, (LIII), s. IV, a. X, 1957, pp. 1–108
  • Guarrasi V., Geografia culturale e semiotica della cultura, in Atti del XXIV Congresso Geografico Italiano (Torino 26-31 maggio 1986), Patron, Bologna, t. 4, 1989, pp. 285–292
  • Lévy J., Europa. Una geografia, Edizioni di Comunità, Torino, 1999
  • Nicoletti F., Mursia (Pantelleria). Un emporio nel Canale di Sicilia alle soglie della Protostoria, in R. Panvini, C. Guzzone, L. Sole(a cura di), Traffici, commerci e vie di distribuzione nel Mediterraneo tra Protostoria e V secolo a.C., Atti del convegno internazionale, Gela 27-29 maggio 2009, pp. 15–33.
  • Pellegrini G. B., Ricerche sugli arabismi italiani con particolare riguardo alla Sicilia, in Bollettino Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, Palermo, 1989, pp. 5–252
  • Rachelli G., Le isole minori della Sicilia. Prospettive di recupero e di sviluppo, Maimone, Catania, 1989
  • Tomasini G., Pantelleria, in L’Universo, XLV, n. 4, 1965, pp. 551–562
  • Turco A., Insularità e modello centro-periferia. L’isola di Creta nelle sue relazioni con l’esterno, Unicpli, Milano, 1980
  • Giovanni Tropea, Lessico del dialetto di Pantelleria, Palermo, Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, 1988.ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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