Calatafimi Segesta

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Calatafimi Segesta
comune
Calatafimi Segesta – Stemma Calatafimi Segesta – Bandiera
Calatafimi Segesta – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Trapani-Stemma.png Trapani
Amministrazione
Sindaco Vito Sciortino (lista civica) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate 37°54′N 12°51′E / 37.9°N 12.85°E37.9; 12.85 (Calatafimi Segesta)Coordinate: 37°54′N 12°51′E / 37.9°N 12.85°E37.9; 12.85 (Calatafimi Segesta)
Altitudine 338 m s.l.m.
Superficie 154,86 km²
Abitanti 6 712[1] (31-12-2015)
Densità 43,34 ab./km²
Frazioni Sasi
Comuni confinanti Alcamo, Buseto Palizzolo, Castellammare del Golfo, Gibellina, Monreale (PA), Salemi, Santa Ninfa, Trapani, Vita
Altre informazioni
Cod. postale 91013
Prefisso 0924
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 081003
Cod. catastale B385
Targa TP
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti calatafimesi
Patrono Santissimo Crocifisso, Maria Santissima di Giubino
Giorno festivo 3 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Calatafimi Segesta
Calatafimi Segesta
Calatafimi Segesta – Mappa
Posizione del comune di Calatafimi Segesta nella provincia di Trapani
Sito istituzionale

Calatafimi Segesta è un comune italiano di 6.712 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.

Situato fra le colline dell'agro segestano, il paese, più conosciuto con l'originario nome di Calatafimi, ha assunto la denominazione attuale soltanto nel 1997[2] grazie a una legge regionale presentata dall'allora sindaco e presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana Nicola Cristaldi, in quanto nel suo territorio è ricompreso il sito archeologico di Segesta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La città di Calatafimi in una vecchia stampa.

Questo piccolo paese è al centro di un territorio che fu toccato dapprima dal mito, che narra come Eracle, attraversandolo, durante una delle sue fatiche, si sia ristorato presso le Terme Segestane.[2] Il mito poi si fuse con la storia e in questo stesso territorio il troiano Enea, diretto verso il Lazio (dove i suoi discendenti avrebbero eretto Roma), avrebbe fondato la città di Acesta.[2]

Il periodo elimo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Segesta.

Calatafimi Segesta resta il centro abitato odierno più vicino, sia dal punto di vista geografico, che da quello etno-antropologico, all'antica civiltà degli Elimi, che popolarono Segesta. Calatafimi Segesta è infatti l'unico sopravvissuto dei tre insediamenti, che recentemente sono stati definiti le tre "Segeste medievali". Questi tre centri sorsero sul territorio di Segesta dopo il suo dissolvimento, ed in essi, nel Medioevo, si stabilì la popolazione che abitavo il territorio segestano. Queste tre Segeste medievali furono:

  • Calathamet, nei pressi delle attuali Terme Segestane;[3]
  • Calatabarbaro, sull'acropoli nord di Segesta, in cima al monte Barbaro;[4]
  • Calatafimi.

L'unica sopravvissuta delle tre fu proprio Calatafimi, mentre delle altre due non rimangono che i resti archeologici conservati, come quelli di Segesta, nel territorio di Calatafimi Segesta.

Nel medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'antichità Calatafimi sorgeva alle pendici di una collina dove sorgeva un castello, che cadde in abbandono; tra il VII e l'VIII secolo sui ruderi di tale castello venne edificato un nuovo castello, il Castello Eufemio, chiamato originariamente in latino "Castrum Phimes" (ossia "Castello di Phimes").[2]

La città si sviluppò durante la dominazione araba in Sicilia (827 d.c.1061 d.c.), diventando uno dei principali centri musulmani della Sicilia occidentale. In questo periodo la collina nei pressi di Calatafimi fu chiamata in arabo Qal'at Fîmî, che vuol dire rocca di Eufemio,[5] da cui derivò il nome della città.[2]

In seguito alla conquista del territorio da parte dei Normanni, avvenuta nel XII secolo,[4] e per tutto il Medioevo fu un importante centro sia per la difesa del territorio che per la sua densità demografica. Il borgo fece parte del regio demanio fino a quando, nel 1336 Federico III di Aragona la concesse in feudo al figlio Guglielmo.[5] Dopo la morte di Guglielmo, la città di Calatafimi passò in mano al fratello Giovanni[2] e nel 1340 ad Eleonora, figlia di Giovanni,[2] la quale si sposò con Guglielmo Peralta, detto "Guglielmone".[2] Alla morte di Eleonora la città venne ceduta dunque dagli Aragona ai Peralta.[5]

Periodo aragonese-spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Portata in dote matrimoniale come baronia da Donna Violante de Prades a Bernardo Cabrera, Calatafimi appartenne alla Contea di Modica, insieme ad Alcamo, dal 1420 al 1802, quando fu incamerata nel demanio del Regno delle Due Sicilie ai Cabrera (dal 1407) ed in seguito agli Enriquez (dal 1565 fino al 1741[5]) ed infine ai duchi d'Alba.[5] Intanto nel 1693 la città di Calatafimi venne scossa da un violento terremoto, che interessò anche altre città della Sicilia,[2] soprattutto sulla costa orientale dell'isola.

Dai Borbone ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Calatafimi.

Nel 1837 un'epidemia di colera colpì la popolazione calatafimese, mietendo molte vittime.[2] Nel 1838 l'architetto Emmanuele Palazzotto fu incaricato di progettare un Monte di Pietà. La città di Calatafimi venne annessa al Regno di Sardegna in seguito alla spedizione dei Mille, che proprio nel vicino colle di Pianto Romano affrontò, il 15 maggio 1860 in una celebre battaglia le truppe borboniche, la prima delle tante vittorie che porteranno all'unificazione d'Italia.[2] Sul luogo dove avvenne lo scontro venne eretto un grande mausoleo, dove si conservano le spoglie dei caduti. Il mausoleo conosciuto come sacrario di Pianto Romano, fu progettato dal celebre architetto Ernesto Basile.

Nel 1968 fu colpita dal terremoto che si abbatté nella Valle del Belice e che causò molte vittime. Questo avvenimento ha portato come conseguenza la nascita di un nuovo popoloso agglomerato di case nella contrada "Sasi" e la divisione fisica fra il vecchio paese (con il Borgo) e quello nuovo.

Nel 1997 assunse la denominazione di Calatafimi Segesta e il 2 aprile 2009 gli fu riconosciuto il titolo di "città".[2]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Tempio di Segesta

Area archeologica di Segesta[modifica | modifica wikitesto]

L'area archeologica di Segesta, divenuta nel 2013 parco archeologico[6], comprende diversi siti. L'area, dagli anni novanta, è stata enormemente rivalutata grazie a numerose scoperte che hanno riguardato le rovine dell'antica città elima.

  • il tempio dorico,
  • il teatro
  • santuario di contrada Mango
  • casa del navarca (epoca romana).
  • area mediavale (mura di cinta, castello annesso al teatro, due chiese di epoca normanna, il quartiere medievale e la moschea).

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli edifici civili e i monumenti di interesse storico, si annoverano:

  • Il mausoleo di Pianto Romano: si trova a pochi chilometri da Calatafimi in direzione sud-ovest su un colle: in documenti dei primi anni del XVII secolo la contrada veniva chiamata Chianti di Rumanu (vigneto di giovani piante della famiglia Romano), ma oggi è nota come Pianto Romano. Su questo colle, a ricordo della famosa battaglia di Calatafimi tra i Garibaldini e l'esercito Borbonico, si erge il Monumento che custodisce i resti dei volontari garibaldini e dei soldati borbonici caduti nella battaglia del 15 maggio 1860. L'attuale Mausoleo, costruito su progetto dell'architetto Enrico Basile, è stato inaugurato il 15 maggio 1892.
Pianto Romano, il memoriale della battaglia di Calatafimi
  • il castello Eufemio, tipico esempio di architettura normanno-sveva, costruito a scopo difensivo. Si trova su uan collina che sovrasta tutto il paese. Di esso si hanno documenti scritti solo a partire della metà del XII secolo, allorché il viaggiatore e geografo Edrisi lo descrive come "un castello antico, primitivo con un borgo popolato". Nella metò del XII secolo è uno dei castelli imperiali utilizzati dalle truppe di Federico II nella lotta contro i ribelli musulmani; fu poi il castello dei feudatari di Calatafimi e dei governatori che in alcuni periodi lo amministrarono per conto della Corona. Nel 1282, durante la rivolta dei Vespri, dimorava in esso il feudatario, il provenzale Gugliemo Porcelet, che, essendo amato dai suoi sudditi, fu risparmiato dai rivoltosi e rimandato incolume con i suoi familiari in Provenza. Fu poi presidio militare e prigione fino al 1868, anno in cui fu abbandonato.
  • il Teatro Comunale Felice Cavallotti: provvisto di due file di palchi, del loggione e della platea, ha subìto diversi restauri. Si trova di fronte all'ex convento di San Francesco e fu fondato nel 1881 su iniziativa dell'illustre cav. Nicolò Rindello, patriota e pittore. Intitolato a Felice Cavallotti (1842-1898), letterato, giornalista e deputato, è stato aperto fino al 1962, ristrutturato dopo il sisma del 1968, e riaperto nel 2016.
  • la Casa-museo Garibaldi: si trova nella via Marconi, a pochi passi dal Palazzo Municipale. era la casa del Parroco Antonino Pampalone (1810-1866), fervente liberale e deputato per Calatafimi al Parlamento Siciliano del 1848. in questa casa furono ospitati Garibaldi e quattro suoi ufficiali il 16 maggio 1860. Dal suo balcone quel giorno il Generale parlò, fra gli applausi alla gente di Calatafimi, dell'unità d'Italia. Nel luglio 1862.Garibaldi fu di nuovo ospite in questa casa e vistò a Pianto Romano i luoghi della battaglia e la fossa comune, segnata da una semplice croce, che raccoglieva i resti dei caduti di entrambe le parti. da questo stesso balcone parlò poi ai Calatafimesi, pronunciando, pare, per la prima volta il famoso motto "O Roma o morte".
  • il palazzo Zuaro
  • la fontana di "li cannola"
  • la ruota dei Proietti: scendendo per la piccola via Ospedale dal piazzale del SS. Crocifisso, dopo pochi passi, vicino ad una porta secondaria dell'ex Ospedale Civico, s'incontra "la ruota dei Proietti". In questo luogo venivano abbandonati alla pubblica assistenza i neonati non desiderati.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Calatafimi Segesta ha circa 30 chiese che, al loro interno, conservano numerose statue marmoree della scuola di Antonello Gagini e svariate tele. Di ottima fattura sono gli affreschi neoclassici della chiesa della Madonna del Giubino.

Chiesa madre San Silvestro Papa[modifica | modifica wikitesto]

La sua origine risale al XII secolo. È intitolata a San Silvestro Papa, il più antico patrono di Calatafimi Segesta, che secondo la tradizione popolare protesse la cittadina dalle incursioni dei musulmani ribelli al potere imperiale. Con l'ampliarsi nel tempo del primitivo nucleo urbano e l'aumentare della sua popolazione, l'edificio originario, essendo troppo piccolo per contenere i fedeli, fu sottoposto tra il XV e il XVIII secolo a ripetuti ampliamenti e modifiche. Per la sua larghezza è stata il luogo delle grandi assemblee popolari, come quella del 1655 che portò all'elezione di Maria Santissima di Giubino come Patrona di Calatafimi contro l'invasione di cavallette che stava distruggendo i raccolti.

Polittico marmoreo all'interno della chiesa madre San Silvestro Papa

La facciata è spoglia di decorazioni. Nell'interno a tre ampie navate, separate da colonne, prevale lo stile rinascimentale, anche se non mancano elementi di sobrio barocco. Nell'abside si trova un polittico marmoreo, opera degli scultori carraresi Bartolomeo Berrettaro e Giuliano Mancino nel 1516. La chiesa custodisce inoltre un sarcofago in marmo con le spoglie di Giuliano Truglio, risalente al XVIII secolo.[7]

Chiesa di San Michele Arcangelo[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di san Michele fu un tempo assai vivo a Calatafimi e la sua festa, che cadeva l'8 maggio, era accompagnata da "iorni quindici di franchezza di ogni gabella", cioè per quindici giorni non si pagava la gabella sulle merci. Questa chiesa, che fu in origine della confraternita di San Michele Arcangelo,[7] ospitò per qualche tempo le spoglie del beato Arcangelo Placenza da Calatafimi, che vennero successivamente trasferite nella Chiesa di Santa Maria di Gesù ad Alcamo. Nel 1596 la confraternita concesse la chiesa ai Frati di Terz'Ordine di San Francesco che la ampliarono e accanto vi edificarono il loro convento. Avendo subito notevoli danni durante il terremoto del Belice del 1968, l'attuale tetto in legno a capriate è opera di una ricostruzione successiva.[8] L'interno della chiesa è diviso in tre navate, in stile neoclassico e barocco, ciascuna provvista di un portale.[7] La chiesa contiene un'acquasantiera del XVI secolo[7], una statua di san Michele Arcangelo del 1490 e diversi stucchi e dipinti.[7]

Chiesa del Santissimo Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario del Santissimo Crocifisso, in stile barocco con influenze neoclassiche,[7] si erge là dove un giorno sorgeva la piccola ed antichissima chiesa di S. Caterina d'Alessandria. Nella sacrestia di quella piccola chiesa nei giorni 23, 24, 25 giugno del 1657 un antico Crocifisso ligneo produsse una serie di miracolose guarigioni, la cui autenticità è attestata dai documenti dell'epoca e dall'edificazione dell'attuale santuario (dal 1741 al 1759[7]), che sostituì l'antica chiesetta. Il progetto fu commissionato all'architetto trapanese Giovanni Biagio Amico e la sua edificazione fu sostenuta interamente dal popolo calatafimese. In seguito alle manifestazioni miracolose del 1657, ebbe inizio la solenne singolare festa del Santissimo Crocifisso, nella quale confluirono assieme fede religiosa e antichissime tradizioni, e che si ripete da più di tre secoli. La chiesa presenta una pianta longitudinale a navata unica;[7] lungo le pareti si trovano tre altari per lato. L'altare principale è chiuso da un'edicola classica dal timpano curvilineo, che si inserisce armonicamente nel complesso, reso omogeneo dagli stucchi e dalle dorature sulle pareti. All'interno sono conservati:

  • il busto in marmo di Nicolò Mazzara, opera del 1882 del palermitano Domenico Costantino;
  • il quadro raffigurante Sant'Eligio e Sant'Atanasio, con la Madonna ed il Bambino Gesù in una corona di angeli, opera di Gaetano Mercurio del 1768;[7]
  • un dipinto di Santa Caterina di Alessandria, opera di Gaetano Mercurio;
  • il dipinto del simulacro della Madonna di Trapani, con San Nicola e Sant'Alberto, circondati dagli angeli, opera del trapanese Domenico La Bruna;[7]
  • un dipinto dei Santi Crispino e Crispiniano, opera di Gaetano Mercurio del 1767;[7]
  • gli affreschi sulle volte, sulla navata e sulla tribuna, dipinti da Diego Norrito nel 1772;[7]
  • un dipinto del Cuore di Gesù, opera del Gianbecchina del 1961;[7]
  • due dipinti che rappresentano scene del Vecchio Testamento, opere di Gaetano Mercurio.[7]

Santuario di città di Maria Santissima di Giubino[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa del Giubino, dedicata alla patrona della città, fu costruita tra il 1721 e il 1734. E ad unica navata, con un'elegante volta a botte decorata con affreschi e motivi ornamentali. All'interno ci sono alcune opere di rilievo: la tela dell'Assunta, una Madonna degli Angeli con i Santi del 1617, la pala di Tutti i Santi, un organo in legno del ‘700 e un altorilievo in marmo del ‘400 che rappresenta la Madonna del Giubino con Bambino. Nel 1655 un'invasione di cavallette stava distruggendo tutto il raccolto nelle campagne di Calatafimi: il popolo, riunitosi in chiesa, decise che, dopo aver messo in un'urna i nomi di tutti i santi che avevano un altare nelle chiese del paese, sarebbe stato scelto come patrono quello estratto. Invocato lo Spirito Santo, venne sorteggiato il biglietto con il nome di Maria Santissima di Giubino. La parte centrale del trittico con l'immagine della Vergine fu dunque tolta in tutta fretta dalla parete nella chiesa campestre di Giubino e portata in processione: Calatafimi fu libera dalle cavallette, Maria Santissima di Giubino fu eletta patrona della città (25 aprile 1655) e il bassorilievo della Vergine di Giubino fu poi posizionato sull'altare maggiore della nuova chiesa, progettata da Giovanni Biagio Amico (lo stesso progettista della chiesa del Santissimo Crocifisso) nel 1721. Nel 1931 il trittico venne ricomposto nel santuario di città e restaurato. La chiesa fu sottoposta ad un restauro nel 1978.

Chiesa di San Giuliano Martire[modifica | modifica wikitesto]

Si affaccia sulla piazza Francesco Cangemi ed è una chiesa antichissima, eretta a parrocchia nel 1619. All'esterno presenta una facciata con vetrata a motivi sacri e il portone incorniciato da paraste a capitelli corinzi, sormontati da un frontone triangolare. All'interno ci sono diverse statue lignee e dipinti.

Santuario di Maria SS. di Giubino[modifica | modifica wikitesto]

Si trova a circa due km. da Calatafimi Segesta, sul versante settentrionale del colle Tre Croci. È uno dei più noti santuari mariani della Sicilia, la cui fama è legata alla memoria del Beato Arcangelo Placenza da Calatafimi, che vi dimorò per qualche tempo e, soprattutto, al culto di Maria Santissima di Giubino, patrona della cittadina.

Ex Convento di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica wikitesto]

Fondato nel 1543 da Giovan Giacomo Gullo, barone di Arcauso, apparteneva ai Frati minori conventuali. Dopo l'abolizione del convento, l'edificio fu adibito a scuola pubblica. Oggi è la sede del pittoresco ed interessante Museo Etno-Antropologico ed espone strumenti e antichi attrezzi di lavoro, oggetti di uso domestico e mobilio. Trasmette così, in maniera diretta e efficace, il patrimonio, le consuetudini e le memorie delle generazioni passate.

Altri luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • antichi ruderi delle mura medievali.
  • il bosco Angimbè (dove si trovano querce da sughero e lecci[9])
  • la pineta di Santa Maria.
  • Chiesa del Carmine
  • Chiesa di Maria Maddalena ( ex Chiesa di Sant'Agostino )
  • Chiesa della Vergine del Soccorso
  • Chiesa di San Isidoro Agricola
  • Chiesa di San Rocco
  • Chiesa Maria SS. Immacolata
  • Chiesa di San Vito
  • Itinerario dei Vicoli: da alcuni anni tanti angoli suggestivi del centro storico di Calatafimi sono stati tolti al degrado, ristrutturati e destinati ad illustrare la sua storia e le sue tradizioni. Sulle pareti di alcuni vicoli si possono rivedere le imprese di Garibaldi, i proverbi dei contadini e le variopinte farfalle in ceramica o le acquasantiere.

Nel seguente elenco sono riportati tutti i vicoli della città:[10]

  • Vicolo dei Proverbi
  • Vicolo di Certeze
  • Vicolo del Sole
  • Vicolo della Luna
  • Vicolo delle Acquasantiere
  • Vicolo dei Nobili
  • Vicolo delle Farfalle
  • Vicolo delle Origini
  • Vicolo dei Commercianti
  • Vicolo dei Mugnai
  • Vicolo della Poesia
  • Vicolo della Sciabica
  • Vicolo della Maestranza
  • Vicolo degli Ortolani
  • Vicolo dei Borgesi di S. Giuseppe
  • Vicolo dell'Epopea Garibaldina
  • Vicolo dei Cavallari
  • Vicolo dei Massari
  • Vicolo dei Borgesi del SS. Crocifisso
  • Vicolo dei Pecorai e Caprai
  • Vicolo dei Macellai
  • Vicolo (o viale) del Clero
  • Vicolo dell'Aratro
  • Vicolo Chiosco della Fontana.

Nella cittadina sono dislocati tre piccoli musei: il museo civico-archeologico di Segesta, il museo dell'epopea garibaldina e il museo etnoantropologico.[11]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[12]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Fra le realtà musicali presenti a Calatafimi sono da ricordare:

  • L'Associazione Culturale Musicale Calatafimi Segesta che nasce nel 2006 con la fusione fra la Big Band Calatafimi-Segesta, attiva da più di 10 anni, e la storica Banda Segesta, le cui origini risalgono a prima del 1900; è quindi una tra le più antiche bande musicali della Provincia di Trapani. Oggi il suo organico è formato da circa 70 elementi: spicca in particolare una presenza femminile molto elevata pari a circa l'80%. Diversi sono i Maestri che fanno parte dell'associazione e che, attraverso la scuola musicale di base, hanno dato impulso ai giovani elementi, allargando in pochissimi anni l'organico della banda. Il repertorio musicale va dal classico al moderno, dal folkloristico al religioso e bandistico. Numerosi i concerti organizzati, sia nel periodo natalizio che in estate.
  • Il Gruppo Folkloristico Elimo: elevato a gruppo istituzionale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dei festeggiamenti commemorativi dell'Unità d'Italia, è nato nel 1984. Esso è composto da circa 50 elementi, fra cui molti giovani. Il direttore artistico è il signor Giuseppe Gatto; da sottolineare fra le sue partecipazioni quella alla festa del mandorlo in fiore svoltasi ad Agrigento il 9 febbraio 2014 e all'Expo di Milano nel 2015.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Questi sono i più importanti eventi religiosi e culturali che si tengono a Calatafimi-Segesta:

  • Festa del Santissimo Crocifisso: si svolge ogni 5 o 7 anni[senza fonte], nei giorni che vanno dal 1º al 3 maggio. È una festa religiosa collegata ad un antico crocifisso ligneo di autore ignoto, cui sono attribuite numerose guarigioni avvenute nel 1657. In tale anno il crocifisso, che si trovava nella sagrestia della chiesetta di Santa Caterina d'Alessandria, fu portato per la prima volta in processione. Tradizionalmente, come riporta l'etnologo Giuseppe Pitré[senza fonte], la festa non si svolgeva ogni anno, ma ogniqualvolta vi fossero abbastanza risorse per organizzarla: ogni 10 anni dapprima, ogni 5 anni a partire dal 1800. I figuranti, divisi in ceti, sfilano per tre giorni in processione lanciando confetti, cucciddati e fiori.
  • Processione del Santissimo Crocifisso: 3 maggio, ogni anno.
  • Giornata dei Garibaldini: 15 maggio.
  • Corpus Domini: nella chiesa di San Michele viene realizzato ogni anno, per il Corpus Domini, un tappeto in segatura di legno colorato, sale grosso e gesso. L'opera, posta nella navata centrale della chiesa, misura circa 9 metri per 6. La tradizione, nata nel secondo dopoguerra, ha subito un'interruzione dagli anni 1990 fino al 2007. Davanti la chiesa di Maria Addolorata in Corso Garibaldi ogni anno si realizza l'"infiorata" un lungo tappeto fatto di fiori in cui può passare sopra solo il Santissimo Sacramento durante la processione.
  • Processione dell'Assunta: 15 agosto.
  • Processione Madonna del Giubino: quarta domenica di settembre.
  • La festa in onore di Maria SS. Bambina: si svolge ogni 2 anni (dal 5 all'8 settembre), nella chiesetta di Maria SS. delle Grazie, in contrada Affacciatura, a poca distanza dal centro storico. Questa festa unisce fede e folklore ed è ricca di giochi e tradizione.
  • Processione dell'Immacolata (diurna e notturna): 8 dicembre.
  • Estate Calatafimese: da fine luglio ai primi di settembre.
  • Calatafimi Segesta Festival Dionisiache (teatro greco di Segesta): da fine giugno ai primi di settembre.
  • Il Presepe Vivente: ha luogo nelle caratteristiche stradine del centro storico di Calatafimi Segesta, tra concerti, sfilate e canti di Natale. È possibile ammirare le figuranti in costume d'epoca, le botteghe degli artigiani, i contadini e gli antichi mestieri. La manifestazione viene organizzata dall'Associazione culturale “Calatafimi è…”

Persone legate a Calatafimi Segesta[modifica | modifica wikitesto]

Urna con con le spoglie del beato Arcangelo Placenza da Calatafimi, custodita all'interno della Chiesa di Santa Maria di Gesù ad Alcamo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
4 dicembre 1993 1 maggio 1997 Agostino Gallo Alleanza Nazionale Sindaco [14]
9 maggio 1997 22 maggio 2002 Nicolò Cristaldi Alleanza Nazionale Sindaco [14]
28 maggio 2002 15 maggio 2007 Nicolò Cristaldi Alleanza Nazionale Sindaco [14]
15 maggio 2007 8 maggio 2012 Nicolò Ferrara lista civica Sindaco [14]
8 maggio 2012 7 febbraio 2014 Nicolò Ferrara lista civica Sindaco [14]
28 marzo 2014 27 maggio 2014 Rosaria Mancuso Comm. straordinario [14]
27 maggio 2014 in carica Vito Sciortino lista civica Sindaco [14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Cataldo, Guida storico-artistica dei beni culturali di Alcamo, Calatafimi, Castellammare del golfo, Salemi, Vita, Alcamo, Sarograf, 1982.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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