Processione dei misteri di Trapani

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Processione dei Misteri
MisteriTrapani 2.jpg
Uno dei 20 gruppi in processione
Tiporeligiosa
Datadal Venerdì al Sabato santo
Celebrata inTrapani
ReligioneCattolicesimo
Oggetto della ricorrenzaPassione di Cristo
Tradizionitrasporto dei 20 Gruppi statuari (esattamente 18 gruppi e 2 simulacri) raffiguranti la Passione di Cristo per 24 ore.
Data d'istituzionefine XVI sec.
Altri nomiMisteri
Il gruppo dell' Addolorata

La processione dei Misteri è una processione religiosa che si svolge a Trapani dal Venerdì al Sabato santo, da oltre 400 anni. L'origine è spagnola e, infatti, ha analogie importanti con le celebrazioni andaluse. Manifestazione nota anche oltre i confini della Sicilia[1][2].

La processione, composta da 20 Gruppi Sacri, ha inizio alle 14 del Venerdì santo, per concludersi, oltre ventiquattro ore dopo, il Sabato santo. La processione che - oggigiorno - parte dalla Chiesa delle Anime del Purgatorio[3], percorre le principali vie cittadine. Essa rappresenta una ricostruzione della "Via Crucis".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

A Trapani, nel periodo della dominazione spagnola, fu la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo (oggi Confraternita di San Michele Arcangelo) che nei primi anni del XVI secolo provvide alla costruzione dei primi gruppi statuari, affidando tale incarico agli artisti trapanesi. Dal 1539 al 1582 la Confraternita di San Michele ebbe sede nell'edificio annesso alla chiesa di San Michele[4], sino a quando non dovette cedere, su decisione del Senato cittadino, tale edificio ai padri Gesuiti che erano giunti a Trapani nel 1561.

Nel 2020 vescovo e sindaco di Trapani hanno deciso l'annullamento della processione, a causa della pandemia del Covid-19, evento che non accadeva dalla seconda guerra mondiale[5].

I Misteri[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo della "Crocifissione" alla Processione dei Misteri

I Misteri sono la rappresentazione artistica della morte e passione di Cristo, in totale sono 20 gruppi sacri, di cui due simulacri di Gesù Morto nel sepolcro e di Maria Addolorata. Tra gli artisti trapanesi che si cimentarono con queste rappresentazioni si ricordano Mario Ciotta, Baldassare Pisciotta, Antonio, Francesco e Domenico Nolfo, Giuseppe Milanti e Giacomo Tartaglia[6]. Furono concessi in affidamento, tramite atti notarili, dalla "Confraternita di San Michele Arcangelo" (che istituì il rito) alle maestranze locali, con l'impegno di curarne l'allestimento, la vigilanza e l'uscita in processione il Venerdì Santo.

Maestranze[modifica | modifica wikitesto]

La processione durante la notte

Le Maestranze (termine etimologico "moltitudine di mastri" ovvero "Maestri d'arti manuali") fanno parte della processione fin dall'inizio (1612, primo atto notarile che ne testimonia l'esistenza), da quando la Confraternita di San Michele Arcangelo affidò alle singole categorie con degli atti di concessione la cura dei Gruppi Sacri in occasione del Venerdì santo di Trapani.

Le Maestranze avevano l'obbligo di partecipare alla Processione sotto la diretta partecipazione o supervisione del Senato grazie al quale, come afferma Burgio, la processione raggiunse "tale stato di bellezza e di convenienza che già si rende l'ammirazione degli esteri e il compiacimento dei paesani". Attorno all'800 non furono più le maestranze a portare in spalla il Gruppo come tradizione e devozione voleva, ma affidarono questo oneroso compito ai Massari.

A ciascuna di esse si concesse «in uso» un "mistere" mediante la stipula di atti notarili rogati fra il 1612 (da notare l'antichissima data vicinissima all'inizio) e il 1782, nel cui contenuto emergeva il diritto-dovere di condurre il proprio gruppo in processione, di abbellirlo a proprio "piacimento", di intervenire loro stesse alla suddetta ecc., il che era veramente importante come dimostra il bando promulgato dal Senato di Trapani il 10 aprile 1727 riportato integralmente (il primo bando del senato trapanese risale al 1696):

«Bando e comandamento dell'illustrissimo Senato di questa invittissima e fedelissima città di Trapani, per il quale si ordina, provvede e comanda che ogni Mastro di qualsivoglia Maestranza e professione che ha Misteri, che l’11 del corrente mese di aprile, habbiano e debbiano ed ognuno di loro habbia e debbia, ad hore venti di detto giorno ritrovarsi nella venerabile chiesa di S. Michele ed ivi ogni uno intervenire per ai loro Misteri, quelli non lasciar per strada, per insino che detti Misteri ritornino nella chiesa sotto pena di onze due tanto quelli che lasciranno il loro Mistero per strada, da applicarsi una terza parte del venerabile e l'altre terze parti ad arbitrio dell'illustrissimo Senato e se qualche maestro fosse legittimamente impedito habbia e debbia manifestare a detto illustrissimo Senato riconosciuta la causa, si li dia la licenza in scriptis, alia facendosi il contrario siano incorsi nella medesima pena di onze due da applicarsi. Si comanda di più che tutti li deputati, delle suddette arti e professioni habbiano e debbiano e ognuno habbia e debbia fra le medesime pene portare nota distintamente a detto illustrissimo Senato di tutte quelle persone che non interverranno in detta processione, per potersi esigere da li detti contravventori le suddette onze due per ognuno di loro. Exparte illustrissimi»

Portatori o Massari .jpg

Le Maestranze (cioè le Corporazioni di arti e mestieri) sono state abolite nel 1821 dopo le insurrezioni in Sicilia: pertanto non esistono più né i Consolati né i cosiddetti "Consoli" della Maestranza dopo la loro soppressione nel 1821.

Il sacro gruppo "La Separazione"

Con la scomparsa delle Corporazioni artigiane i ceti (categorie, mestieri) succedettero alla cura.


Descrizione dei Gruppi statuari[modifica | modifica wikitesto]

Le 20 vare dei Gruppi statuari dei misteri[7] sono suddivise in 18 gruppi e due simulacri (il Sepolcro con il Cristo morto e l'Addolorata), che rappresentano le varie stazioni della Via crucis.

  1. La Separazione ('A Spartenza) : La Separazione è il gruppo che apre la processione del venerdì Santo trapanese, affidato al ceto degli orefici. L’opera scultorea, attribuita a Mario Ciotta, artista trapanese, raffigura un momento non citato nei Vangeli ma pur sempre carico di rappresentazione attraverso il silenzio dei protagonisti e l’intensità espressiva dei volti. L'autore volle raffigurare l'attimo immaginario in cui Gesù, consapevole del suo tragico destino, si separa dalla Madre e dall'apostolo Giovanni. Si può notare la differenza delle dimensioni di Gesù leggermente più basso rispetto alle altre figure, come se l’autore volesse mettere in risalto l’enorme dolore della madre e dell’apostolo. I personaggi che simmetricamente fanno “ala” a Gesù, sono quelli che hanno avuto un ruolo importante nella sua vita: Maria la madre, Giovanni l’apostolo prediletto, presente nei momenti più significativi, l’unico dei discepoli a rimanere presso la croce fino alla morte di Gesù, e al quale questi affidò la madre prima di morire. Maria è raffigurata secondo i canoni iconografici tradizionali: con la veste rossa, che sta ad indicare la sua umanità, e il manto azzurro, simbolo della divinità della quale si è ricoperta, divenendo la madre di Gesù. Questi, figlio di Dio e per tanto di natura divina, simboleggiata dalla veste azzurra, al contrario si è fatto uomo e quindi ricoperto di un manto rosso. Si ritiene che questo gruppo della ” Licentia ” non sia l’originale affidato dalla Società del Preziosissimo Sangue agli argentieri e che soltanto dopo la fusione della Compagnia con la Confraternita di San Michele, la maestranza poté eseguire il rifacimento del gruppo. Sembra che rispetto all’originale sia stata aggiunta la figura di Giovanni ( il gruppo che oggi ammiriamo in processione è attribuito a Mario Ciotta, artista trapanese che visse tra la fine del XVII secolo e la prima metà XVIII ), infatti nell’atto di affidamento viene riportato : “.. ut diticitur della Licenza che domanda Cristo a Maria Vergine” e non viene assolutamente menzionato l’apostolo. Il Sacro gruppo della Separazione o Licenza o Partenza viene conosciuto a Trapani come ”A’ Spartenza“, a cura del ceto degli Orefici. L’atto di concessione alla categoria degli argentieri (ars aurificum) risale al 6 aprile 1621 rogato dal notaio Diego Martini Ximenes, con la sola e unica condizione che nessun altro gruppo avrebbe mai potuto precederlo in processione. Circa cent’anni prima la stessa categoria occupava il diciassettesimo posto nella processione del Cero o del Cereo. Non vi è di questo episodio alcun esplicito riferimento negli scritti canonici. Tuttavia, i numerosi scritti apocrifi ci permettono di formulare svariate ipotesi, tra le quali prevale quella che vuole che Gesù abbia preso congedo da Maria e da Giovanni. Ad oggi si sono aggiunti alla categoria vista l’evoluzione sociale e la quasi scomparsa degli Orafi e Argentieri, i Gioiellieri, gli Orologiai e le attività commerciali di articoli da regalo con licenza di preziosi. Fino ad alcuni anni fa il gruppo Sacro della Separazione o Licenza veniva preceduto dalla Processione della Confraternita di San Michele Arcangelo, oggi questo Gruppo Sacro invece ha una Processione propria e viene preceduto soltanto dai tamburi e stendardi dell'Unione Maestranze.
  2. La Lavanda dei piedi: Il gruppo della “Lavanda”, venne affidato ai pescatori che già ne usufruivano in base ad antiche consuetudini. Per quanto riguarda la componente artistica del mistero, sempre lo stesso Mario Ciotta, eseguì con mirabile arte l'episodio citato nei Vangeli. Dopo l’ultima cena, Gesù con umiltà si appresta al rito della lavanda dei piedi. In questo gruppo, vediamo Gesù in ginocchio davanti a Pietro, il quale cerca di sollevare il maestro, mentre un servo versa l’acqua in una bacinella. Il gruppo, esprime una profonda serenità nei volti dei personaggi; infatti, questo "mistere" può senz'altro considerarsi tra i più espressivi. La figura di Gesù è piena di una sensibile dolcezza nell'umile e fraterno gesto di inginocchiarsi ai piedi del discepolo. Pietro, esprime l'imbarazzo di tale situazione, quasi indeciso sul da farsi; mentre il servo, che alle loro spalle versa l'acqua nella bacinella, sembra quasi interessato ad ascoltare quel colloquio. L’opera scultorea, venne gravemente danneggiata dalle bombe della seconda guerra mondiale e restaurata nel 1946.
  3. Gesù nell'orto di Getsemani: L'episodio rappresentato, venne affidato al ceto degli ortolani e prende spunto dalla narrazione evangelica di Luca. La scena si svolge a Gerusalemme, nell'orto di Getsemani, nei pressi del torrente Cedron, alle falde del Monte degli Ulivi, dove Gesù, dopo la cena del giovedì, era andato a pregare portando con sé gli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo, i quali vinti dal sonno e dalla stanchezza si addormentarono. È questo per Gesù, un momento di grande turbamento che rivela le sue due nature: quella umana e quella divina. Staccatosi dal gruppo, prega Dio di allontanare il calice della passione, ma subito dopo accetta la volontà del Padre. Al termine della preghiera, dal cielo scende un angelo per confortarlo e gli offre il calice simbolo della passione e la croce simbolo della morte. I personaggi, sono rappresentati da Baldassare Pisciotta in modo molto naturalistico e soprattutto nella figura di Cristo, dove l’artista raggiunge accenti molto alti di espressività. Il viso di questi mostra un profondo turbamento, quasi estatico, rafforzato dalla posa delle braccia e dal gesto delle mani che indicano preghiera ma anche rassegnazione. L'apostolo Pietro è raffigurato mentre sorregge una sciabola. Questa, prefigura il gesto impulsivo che l’apostolo farà tra non molto, di ferire il soldato Malco, durante l’arresto di Gesù, nello stesso orto.
  4. L'arresto: Il gruppo, coglie l’attimo in cui tradito da Giuda, Gesù viene incatenato ed arrestato dalle guardie giudaiche inviate dal Sinedrio. La scena è una delle più animate per l’atto di Pietro che ferisce Malco. L’apostolo, preso dall'ira nel vedere arrestare Gesù, nel tentativo di difenderlo, sguaina la spada che aveva con sé e colpisce Malco, servo del pontefice, staccandogli l’orecchio destro, che Cristo, secondo i Vangeli, rimetterà a posto. Il gruppo originario, in gran parte distrutto per una caduta dei portatori, venne ricostruito. L’artista riutilizzò le teste di Gesù, di Pietro, del giudeo e del soldato, mentre rifece completamente la figura di Malco e parte degli ornamenti tutti in argento. La “vara” su cui poggia il gruppo è stata ricostruita in stile neoclassico da Antonio Aula, anche la posizione delle aste è stata modificata, tale da consentirne oggi una visione frontale. Sino alla metà del secolo scorso il gruppo dell'Arresto era affidato al ceto dei fabbroferrai; oggi è la categoria dei metallurgici ad occuparsi del "mistere", mantenendo costante l'impegno e la cura.
  5. Caduta al torrente Cedron: Rappresenta Gesù che, dopo l’arresto nell'orto di Getsemani, mentre viene condotto dinanzi al Sinedrio, cade sul torrente Cedron, e sotto lo sguardo di un ufficiale, due guardie cercano di trascinarlo eseguendo gli ordini del capo. Il volto di Cristo sembra voler esprimere un’infinita rassegnazione. L'artista, seppe creare in questa raffigurazione un'opera dall'evidente gusto barocco, una vera e propria opera d'arte. Fu assegnato in epoche antiche ai naviganti mercantili. Il gruppo, ricco di preziosi ornamenti argentei è ancora quello originale e persino la “vara” non ha mai subito modifiche. Negli anni passati, si procedette soltanto alla modifica della dislocazione delle aste, tale da consentire una visione frontale del gruppo. La processione, del ceto dei naviganti, non si avvale di particolari costumi. A sfilare il Venerdì Santo sono due file di giovani, generalmente studenti dell'Istituto Nautico di Trapani, che indossano la divisa della marina mercantile e sorreggono con una mano una candela e con l'altra una lunga cima.
  6. Gesù dinanzi ad Hanna: Questa scena si svolge nel Sinedrio di Gerusalemme. Gesù si trova dinnanzi ad Hanna, suocero di Caifa, che sta per essere sottoposto a degli interrogatori. Il gruppo, inizialmente, venne affidato ai "conciaroti" e successivamente curato dal ceto dei fruttivendoli (frutta e fiori). Da un lato Gesù e i due uomini in armi, dall’altro Hanna, quasi a significare, attraverso lo spazio vuoto che li divide, il contrasto tra la stretta osservanza giudaica e il Messia. Hanna, elegantemente vestito, impreziosito durante la processione da ornamenti argentei è nella posa di chi interroga con severità. Il gesto della mano destra, rivolto verso il basso, indica l’invito a parlare con toni pacati. Gesù immobile, con le mani legate dietro la schiena, lo ascolta in silenzio e lo fissa negli occhi. Un giudeo dai tratti somatici fortemente marcati che denunciano un’indole cattiva, trattiene Gesù in catene, il soldato si appresta a schiaffeggiarlo.
  7. La Negazione: L'episodio raffigurato è tratto dai Vangeli, ed è stato fedelmente riprodotto. Protagonista è Pietro, che nel cortile del Sinedrio di Gerusalemme, viene riconosciuto come compagno di Gesù, prima da una serva e poi da due uomini, rinnegandolo per tre volte. Accanto alla donna, vi è un gallo che rappresenta la negazione ed un soldato che trascina Gesù incatenato. Particolarmente suggestivi, sono i volti del Cristo e dell'apostolo: Gesù perdona Pietro per averlo rinnegato e lo sguardo del Nazareno è colmo di dolore e perdono, così come provato e sofferente è Pietro, da cui si nota la mano destra poggiata sul petto in segno di pentimento, scorgendo delle lacrime. Affidato al ceto dei barbieri, poi nel sec.XX si associarono i parrucchieri.
  8. Gesù dinanzi ad Erode Antipa: L’opera scultorea, rappresenta Gesù che viene condotto dinanzi a Erode Antipa per essere interrogato alla presenza di uno scriba che tiene una tavoletta in mano, di un soldato e di un giudeo che pone il mantello bianco sulle spalle di Gesù per deriderlo. Da un lato emerge l’effimera regalità di Erode, evidenziata dal trono su cui è seduto e dall'altro, la regalità divina di Gesù, evidenziata solo dall'aureola. Il gesto dell’indice elevato da Erode, indica la volontà di conoscenza da parte sua che si considera il solo sovrano. La fermezza, con cui gli scribi accusavano Gesù è espressa sul volto maligno di uno di essi. La gestione del gruppo fu affidata ai molitori, poi ai sensali e crivellatori di cereali; nel 1945 ai dipendenti comunali (provvisoriamente) e dopo ai pescivendoli.
  9. La Flagellazione: La scena si svolge a Gerusalemme: Gesù legato ad una colonna, viene flagellato da un soldato in armatura, tramite un fascio di rovi e frustato da uno sgherro. L'artista curò particolarmente il volto del Cristo, la cui sofferenza nel momento in cui viene flagellato da un soldato e da un giudeo, è efficacemente espressa. Pregevoli sono gli ornamenti del gruppo, tra essi ricordiamo l'aureola d'oro del Cristo e la spina d'oro che si avvolge alla preziosa colonna argentea. L’opera fu affidata alla categoria dei muratori e scalpellini.
  10. L'incoronazione di spine: Vengono rappresentati i soldati di Pilato, che dopo averlo spogliato, gli misero addosso un manto rosso e sul capo una corona di spine, deridendolo. Nel gruppo sono rappresentati: Gesù seduto, un soldato in armatura che gli pone sul capo la corona di spine, un soldato che dà ordini e sorveglia, un giudeo che per scherno, inginocchiato davanti a lui, lo deride. L’artista riuscì a mostrare l’aspetto tragico della coronazione di spine e il comportamento degli altri tre marcando sui volti i sentimenti: dolore e rassegnazione in Gesù; indifferenza e crudele ironia, nel volto arcigno e affilato del tribuno e in quello del soldato; derisione del giudeo, dal caratteristico copricapo a turbante. L’opera fu affidata ai fornai e mugnai.
  11. Ecce Homo! : La scena riprodotta, raffigura il momento in cui Ponzio Pilato, accompagnato da un soldato, presenta al popolo d'Israele, il corpo sofferente di Gesù. Il gruppo è formato da tre personaggi: Pilato con il caratteristico turbante e con ampio mantello, Gesù con il corpo nudo e il mantello rosso sulle spalle e un soldato corazzato. L’elemento che caratterizza questo “mistere” è la balaustra (ringhiera) d’argento che allude al balcone, simbolo della presentazione di Gesù al popolo di Gerusalemme. Mirabile è l'espressività dei personaggi riprodotta dall'autore. Gesù è rappresentato con le mani legate tramite la corda tenuta dal soldato, con il volto dall'espressione dolorante, bagnato dal sangue delle ferite provocate dalla corona. Il volto sofferto del Nazareno è riprodotto nell'attimo in cui, segnato dal dolore delle torture, si appresta a compiere le sue ultime ore. L’opera fu affidata ai calzolai e ciabattini.
  12. La Sentenza: Pilato, cede alla volontà del popolo e prima di pronunziare la sentenza, essendo convinto dell’innocenza di Gesù, prese dell’acqua e si lavò le mani dinanzi al popolo evitando di macchiarsi le mani di sangue innocente. Il gruppo vede dominare l'imponente figura di Pilato, raffigurato in abito orientale con un viso austero. Cristo in primo piano è raffigurato ancora con le mani legate, la corona di spine e il rosso mantello nell'afflitta posa della vittima sacrificale, con il corpo anatomicamente ben curato. Quello che rafforza il significato della scena è il bacile, tenuto in mano da un servo, che allude il simbolico gesto di Pilato di lavarsi le mani. Il "mistere" fu affidato ai macellai.
  13. L'Ascesa al Calvario: L’ascesa al Calvario è l’episodio che la tradizione popolare chiama U' Signuri ca Cruci 'ncoddu, cioè Gesù che porta la croce sul collo. Insieme all'Addolorata è quello che suscita più commozione tra quanti assistono alla sacra rappresentazione trapanese. Il gruppo è composto da cinque personaggi. In maniera toccante è descritta la figura del Cristo, steso a terra. Attorno alla sua figura vi sono altri personaggi: due soldati romani (davanti), uno dall'atteggiamento severo e l’altro che frusta e colpisce Gesù, Simone Cireneo che cerca di sostenere la parte bassa della croce per dargli sollievo, la Veronica che porge il fazzoletto asciugando il sudore, le lacrime e il sangue dal volto del Cristo che vi rimarrà impresso. È il "mistere" più venerato dai Trapanesi ed uno dei più grandi e ricchi di ornamenti in argento ed ex-voto.
  14. La Spogliazione: L’episodio allude alla spogliazione di Gesù sul monte Calvario fuori dalle mura di Gerusalemme, cui fu sottoposto prima della crocifissione. Da notare che Gesù, indossa i suoi abiti e non più il mantello rosso. La scena è composta da quattro personaggi: la figura sofferente del Cristo posta al centro, due soldati e un giudeo al quale, nel momento in cui sta per compiere l’atto di strappare la veste di dosso, gli cadono per miracolo le vesti lasciandolo con il corpo seminudo. Particolare è il grosso neo posto sul naso del soldato che alle spalle del Nazareno si accinge a spogliarlo. Il gruppo poggia sulla “vara” originale in stile barocco. Nel 1990 il gruppo è stato arricchito da una moderna croce d’argento posta alle spalle dei personaggi. Affidato al Ceto dei Bottai, adesso ne curano l'uscita i tessili e abbigliamento.
  15. La sollevazione della Croce: Sul monte Calvario, Gesù venne crocifisso al comando di un soldato. La croce, venne posta in posizione verticale con l’aiuto di corde da due servi e da un centurione sotto il comando di un tribuno. La sollevazione, rappresenta il momento in cui la croce viene eretta, fase dolorosissima per Gesù in quanto il corpo è inchiodato sia nelle mani che nei piedi. Il volto del Nazareno, appoggiato al braccio destro, porta i segni di violenza simboleggiata della corona di spine. Il gruppo venne affidato ai falegnami. L'opera originaria, di autore ignoto, aveva subito parecchi ritocchi da restauratori poco competenti, mostrando, evidenti difetti nelle rappresentazioni dei personaggi. Il gruppo, venne completamente distrutto dai bombardamenti che colpirono la chiesa di San Michele nel 1943; il compito della ricostruzione venne affidato al Prof. Domenico Li Muli, in cui l'artista volle creare un'opera personalizzata, ispirandosi a noti esempi classici. Nell'edizione del 1951, il nuovo gruppo poté ritornare in processione, con alcune diversità rispetto all'opera andata distrutta. Li Muli, infatti, aggiunse un soldato romano e tolse la figura del tribuno e di un servo. La nuova “Sollevazione” seppur valida dal punto di vista artistico, non piacque però ai trapanesi per la presunta poca omogeneità con i restanti gruppi. Tra le critiche mosse, si sottolineò l’assenza del tribuno che impartiva l’ordine della sollevazione e quella del giudeo che tirando le corse issava la croce. Fu pertanto necessario rifare il “mistere” e finalmente, in occasione della processione del 1956, Li Muli poté presentare la nuova opera con la ricomparsa della figura del tribuno, di un soldato romano e di due servi, uno dei quali tirando le corde alza la croce. La nuova “Sollevazione” fu accettata dai trapanesi e poté far parte definitivamente della Sacra rappresentazione del venerdì santo trapanese.
  16. Ferita al costato - La Crocifissione: Rappresenta Gesù in croce con il capo reclinato nell'abbandono della morte, mentre un soldato lo trafigge al costato con la lancia. Ai piedi della croce, si trovano Maria con le mani congiunte in un atteggiamento di indicibile dolore, Giovanni e Maria Maddalena, inginocchiata ai piedi della Croce. Fu affidato ai cordari, funai e canapai; nel 1966 si aggregarono i pittori e decoratori.
  17. La Deposizione: La scena rappresentata, non è tratta da alcun testo sacro. Si tratta di una scena “intermedia” dato che i racconti evangelici ci raccontano che fu Giuseppe di Arimatea ad occuparsi della deposizione del Cristo. In questo gruppo, l'autore si ispirò alla propria immaginazione, creando Gesù deposto dalla croce, sorretto dall'apostolo Giovanni, mentre Maria e Maddalena esprimono tutto il loro dolore, evidenziando la scena delle lacrime di Maria che alza gli occhi al cielo e quelle di Maria Maddalena in segno di devozione e di umiltà rivolge lo sguardo a sinistra per non guardare il corpo di Gesù pur toccandogli la mano. Giovanni, il giovane discepolo prediletto è l’unico a non abbandonare Gesù rimanendogli vicino fino alla morte. Alle spalle delle statue è posta la croce alla quale sono addossate due scale a pioli, segno dell’avvenuta deposizione e simbolo della passione. Il bianco lenzuolo allude al sacro “lino” identificato con la “Sacra Sindone” conservata a Torino. Una particolare attenzione va alle aureole di Cristo che dal momento successivo alla morte sostituiranno la corona di spine. Gli ornamenti in argento sono ancora originali. Il “mistere” è affidato alla categoria dei sarti e tappezzieri.
  18. Il Trasporto al sepolcro: Particolare è il rapporto che lega questo “mistere” alla città, probabilmente anche a causa dell'affidamento alla categoria dei lavoratori del sale (salinari), un mestiere che da sempre caratterizza la città di Trapani. Il “mistere” rappresenta il trasporto al sepolcro. Giuseppe di Arimatea, discepolo di Gesù, segreto per paura dei giudei, chiese a Pilato di seppellire il corpo di Gesù in un sepolcro di sua proprietà. Disteso sul lenzuolo, assieme agli aromi, il corpo esanime e ancora sanguinante viene trasportato al sepolcro accompagnato da Maria in lacrime, straziata dal dolore. Il “Trasporto” è tra i gruppi con maggiore devozione popolare e proprio il lenzuolo ove è adagiato Gesù, viene ripetutamente cambiato in quanto considerato “ex voto”. I processionanti indossano l'abito nero e l'abitino. Una peculiarità è data dalla particolare abilità dei suoi portatori nel condurre sulle spalle il gruppo, una caratteristica che il trapanese definisce: “annacata sussultoria”.
  19. Il Sepolcro: Il penultimo “mistere” ha un carattere prevalentemente devozionale. La storia racconta che dopo il trasporto, Gesù viene posto in un sepolcro scavato nella roccia, in un orto poco lontano dal calvario che viene chiuso con una grande pietra. Nella processione, al fine di consentire ai fedeli la vista del Cristo morto, il sepolcro è simbolicamente rappresentato da un’urna di legno e vetro. Dentro il sepolcro dorato, il corpo di Gesù è posato su bianchi cuscini ornati di fiori. Anticamente era il clero stesso a portare sulle spalle il simulacro. I quattro frati, nel tradizionale sacco rosso e cappuccio bianco, conducevano la Sacra Urna e tutto il clero cittadino seguiva devotamente in processione. Fu intorno alla seconda metà dell'800 che, a causa delle ingenti spese necessarie, la Confraternita cedette alla categoria dei pastai il compito di organizzare la processione.
  20. L'Addolorata: “A Maronna Addulurata”, il Simulacro che va a chiudere la Processione dei Misteri di Trapani del Venerdì Santo, si mostra avvolta nel suo manto nero dallo sfondo della Chiesa Anime Santissime del Purgatorio, ormai vuota, fino ad uscire dal portone, accompagnata dalle note delle marce funebri, come a seguire il corpo morto del Figlio deposto nell’urna che avanza, lento, davanti a Lei. La realizzazione della statua è attribuita a Giuseppe Milanti e la sua realizzazione è datata intorno ai primi del 1700. Il Milanti, con la sua arte e la sua maestria, è riuscito a rendere l’espressività del volto e la maestosità del drappeggio delle vesti che, tuttavia, non sono mostrate in Processione perché coperte dal manto, ma che si possono ammirare durante tutto l'anno nella Chiesa che custodisce questa e tutte le altre opere che costituiscono la Processione dei Misteri di Trapani.
Maria Addolorata: particolare

La statua dell’Addolorata è preceduta da una processione di donne vestite di nero in segno di lutto, lutto rotto dalla luce dei loro ceri accesi. Alcune di queste devote sono scalze e percorrono così l’intero cammino, lungo ventiquattro ore, non ricevendo alcun compenso, ma offrendo solamente la propria devozione, il proprio dolore personale, alla Madre di tutte le madri. Un tempo insieme alle devote,al centro tra le due file di donne, si trovavano delle bambine raffiguranti l’Addolorata, anch'esse vestite da un manto nero. L’espressione di Maria, il dolore e la sofferenza, sono enfatizzati dalla presenza di questo manto in velluto nero che avvolge l'intera statua, ponendo così in primo piano solo il volto e lo sguardo straziato dal pianto di questa Madre, gli occhi rivolti al cielo pieni di sfinimento per la pena di quella Passione infinita vissuta dal Figlio. Elementi che contribuiscono a render ancor più sofferente l’immagine della Madre Addolorata sono il cuore in argento trafitto dal pugnale del dolore dato dalla morte ingiusta del Figlio nel Venerdì di Passione e la mano destra verso il basso ad indicare la stanchezza per questo dolore, a simbolo di una rassegnazione che non arriverà mai. Il Simulacro è impreziosito da un maestoso baldacchino che lo sovrasta, di forma quadrata e sostenuto agli angoli da quattro aste, realizzato a Milano e risalente al XIX sec. A renderlo così pregiato sono i ricami con fili metallici, tra cui il più evidente è al centro dello stesso e simboleggia il Sacro Cuore di Cristo raggiato cinto da una ghirlanda fiorita. Fino al 1970 il manufatto accompagnava la statua per l’intera Processione .Successivamente, a causa dell’introduzione della nuova vara, si limitò il suo utilizzo a determinate zone del percorso. Dal 2007 al 2010, su disposizioni del vigente Consiglio Direttivo dell'Associazione, non ha accompagnato più il Simulacro in Processione a causa delle sue cattive condizioni.

Il gruppo del "Sepolcro"

Lo stesso direttivo ha, quindi, avviato le procedure di richiesta per il restauro che nel 2009 fu finanziato dall'Assessorato Beni Culturali Sicilia. Restaurato, sotto la cura della Soprintendenza Beni Culturali di Trapani, nel 2010 (da Monica Cannillo) e presentato alla cittadinanza il 17 ottobre, con un convegno dal titolo "Il Ritorno alla Luce" lo stesso manufatto avrebbe dovuto fare il suo ritorno nella Processione del 2011, ma per via delle cattive condizioni meteorologiche fece il suo ritorno nell'edizione 2012. Altro ornamento che arricchisce e caratterizza l’immagine di Maria è il fazzoletto che tiene con la mano sinistra. Solitamente realizzato in cotone o lino bianco, è adornato da ricami a mano richiamanti il nome di Maria ed elementi della Passione e Morte di Cristo. Tutti questi elementi (manto, fazzoletto e cuore trafitto) vengono donati dai devoti per grazia chiesta o ricevuta e, per tanto, sono sostituiti negli anni.

In occasione del Venerdì Santo, la statua viene poggiata su una larga vara lignea a base quadrata; al centro della vara emerge un podio (che riprende le forme dell'antica vara) e ai quattro angoli di questo vengono sistemate delle teche che contengono gli oggetti ex voto donati nel corso degli anni. Gli ori ex voto dell'anno corrente, donati durante il percorso, vengono invece appuntati sul manto dell'amata Madre.

La vara viene contornata dalla manta fatta in velluto nero con decorazioni color oro indicanti la categoria di appartenenza. Anche quest'ornamento, viene donato da devoti o commissionato dal direttivo in carica. L’antica vara è di gran lunga più pregiata dell’attuale, è sempre di costituzione lignea, ma la caratteristica predominante sono le forme barocche con le quattro facciate decorate raffiguranti: il Monte Golgota, la corona di spine su cui si incrociano la lancia e l’asta e i tre chiodi della crocifissione, il cuore fiammato trafitto dai sette pugnali e gli elementi della deposizione (scala, martello e tenaglia), il ceto di appartenenza.

In antichità, il Simulacro dell’Addolorata era portato in spalla dai nobili trapanesi che indossavano gli abiti tipici della Confraternita di San Michele Arcangelo: sacco rosso e visiera bianca; colori proposti ancora oggi dai “massari” remunerati dell’Addolorata, in ricordo di questa tradizione. Intorno alla metà del 1800 non furono più i patrizi a curare la Processione dell’Addolorata che venne affidata ai dipendenti della nobiltà, inizialmente solo a staffieri, cocchieri e cuochi, autisti, camerieri e, in tempi più recenti, ad altre affini maestranze: pasticceri, baristi, ristoratori, albergatori.

La cura del Simulacro è affidato ad un Consiglio Direttivo composto da cinque persone, tre dei quali necessariamente appartenenti alla categoria.[8]

Gli altri riti[modifica | modifica wikitesto]

Le Scinnute

Il periodo della Quaresima è scandito dalle "Scinnute"[9] (discese), un rito risalente al 1600. Nei sei venerdì quaresimali, anticamente, i relativi gruppi statuari collocati dentro le nicchie - nell'oratorio retrostante/attiguo alla Chiesa di San Michele venivano spostati fin dentro la chiesa medesima per la pia pratica dei Venerdì di Quaresima e consisteva nell'esposizione del Santissimo per tutta la giornata del Venerdì (assieme con il Sacro Gruppo). Nel dopoguerra il rito è stato modificato, e nella chiesa del Purgatorio ogni venerdi quaresimale vengono spostati uno o più Gruppi statuari, addobbati da fiori e argenti, al centro della navata centrale della chiesa dove viene celebrata la Messa presieduta dal vescovo, mentre nella piazza antistante, prima e dopo la celebrazione, una banda musicale intona il caratteristico repertorio strumentale di marce funebri..[10]

La processione della Madonna dei Massari

La Settimana Santa trapanese si apre il Martedì Santo con la Processione della Madonna della Pietà, detta popolarmente “dei Massari”. Si tratta di una “vara” di stile neoclassico con incastonato un dipinto omonimo, risalente al XVI secolo.

La processione della Madre pietà del Popolo

Il Mercoledì Santo ha luogo la processione della "Madre Pietà del Popolo". La vara è composta da un simulacro costituito da due dipinti incastonati e contrapposti, uno raffigurante il volto della Madonna, l’altro quello del Cristo. Curata anticamente dalla Compagnia di Sant’Anna, dalla chiesa Maria S.S. Addolorata percorre le vie del centro storico.

Discesa dalla Croce

La "discesa di Cristo dalla Croce" (cerimonia delle "Tre ore di agonia") chiamata "a scesa Cruci"[senza fonte] si tiene nella Chiesa di Santa Maria del Gesù nel primo pomeriggio del Venerdì santo, sebbene modificata nella scena rispetto agli ultimi anni. Una statua del Cristo crocefisso viene tolta dalla Croce e in una chiesa buia viene portato in processione.

Processione del Risorto

La domenica di Pasqua la statua del Cristo risorto, dalla chiesa del Purgatorio, raggiunge in processione la cattedrale dove viene celebrato il solenne pontificale della mattina di Pasqua.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Touring Club
  2. ^ www.corriere.it
  3. ^ Giuseppe Maria di Ferro, "Guida per gli stranieri in Trapani: con un saggio storico". Pagina 227. Archiviato il 28 settembre 2015 in Internet Archive.
  4. ^ Giuseppe Maria di Ferro, cit., Pagina 252 Archiviato il 28 settembre 2015 in Internet Archive.
  5. ^ Repubblica
  6. ^ www.archeomania.com
  7. ^ processionemisteritp.it, http://www.processionemisteritp.it/concessioni/concessioni.htm.
  8. ^ http://www.addoloratamisteri.it/
  9. ^ processionemisteritp.it, http://www.processionemisteritp.it/scinnuti/scinnuti.htm.
  10. ^ Il calendario delle scinnute 2020
  11. ^ Diocesi di Trapani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Serraino, La processione dei Misteri. La Casazza Magna, Trapani, 1980
  • Giovanni Cammareri, I Misteri nella sacra rappresentazione del Venerdì Santo a Trapani, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 1998
  • AAVV, Argenti in processione: i misteri di Trapani, Murex Edizioni, 1992
  • Giacoma Pilato, Paolo Tinorio, I percorsi del Sacro: i Misteri del Venerdì Santo a Trapani, Edizioni Guida, 1993
  • Giuseppe Maria Di Ferro, Guida per gli stranieri in Trapani. Con un saggio storico, 1825, Trapani

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Foto e video[modifica | modifica wikitesto]