Processione dei misteri di Trapani

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Processione dei misteri di Trapani
MisteriTrapani 2.jpg
Uno dei 20 gruppi in processione
Tipo di festareligiosa
Datadal Venerdì al Sabato santo
Celebrata inTrapani
ReligioneCattolicesimo
Oggetto della celebrazionePassione di Cristo
Tradizionitrasporto dei 20 Gruppi statuari (esattamente 18 gruppi e 2 simulacri) raffiguranti la Passione di Cristo per 24 ore.
Data d'istituzionefine XVI sec.
Altri nomiMisteri

La processione dei Misteri è una processione religiosa che si svolge a Trapani dal Venerdì al Sabato santo, da oltre 400 anni. L'origine è spagnola e, infatti, ha analogie importanti con le celebrazioni andaluse.

La processione composta da 20 Gruppi Sacri, ha inizio alle 14 del Venerdì santo, per concludersi oltre ventiquattro ore dopo. Viene considerata una delle più lunghe manifestazioni religiose italiane (sia per numero dei gruppi che per durata), e soprattutto una tra le più antiche. La processione che - oggigiorno - parte dalla Chiesa delle Anime del Purgatorio [1], percorre le principali vie cittadine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

A Trapani, nel periodo della dominazione spagnola, fu la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo (oggi Confraternita di San Michele Arcangelo) che nei primi anni del XVI secolo provvide alla costruzione dei primi gruppi statuari, affidando tale incarico agli artisti trapanesi. Dal 1539 al 1582 la Confraternita di San Michele ebbe sede nell'edificio annesso alla chiesa di San Michele [2], sino a quando non dovette cedere, su decisione del Senato, tale edificio ai padri Gesuiti che erano giunti a Trapani nel 1561.

La data di costruzione dei gruppi non è certa, quello che si conosce è invece la data del più antico atto di concessione: è il 20 aprile 1612, quando si affidò ai poveri jurnateri il gruppo dell'Ascesa al Calvario. In verità, già nel 1612 alcuni gruppi erano presenti nella processione e lo testimoniano le scritture notarili "inter alia misteria" e proprio nel 1612 è stata ultimata la costruzione di questo mistere e si stava realizzando quello detto della "presa o cattura di Cristo". I gruppi statuari furono affidati dalla Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo (oggi Confraternita di San Michele) fin dall'inizio alle "Maestranze" (Corporazioni artigiane).

La rappresentazione scenografica dei Misteri è ambientata più nell'epoca medievale che ai tempi dell'occupazione romana della Palestina. Si possono notare soldati dalla divisa spagnoleggiante o elmi sostituiti da immaginari pennacchi, per non dir poi che spesso i volti di alcuni personaggi (come il giudeo della Spogliazione) altro non erano che raffigurazioni di uomini dell'epoca (nel caso specifico, sembra che il giudeo fosse tal Setticarini, l'aiutante del boia allora presente a Trapani).

Dal 1950 si iniziò a coprire i cavalletti con un sontuoso mantello nero (a' manta), sul quale è impresso il nome del ceto di appartenenza. Oggi i gruppi statuari sono conservati e custoditi durante tutto l'anno nella Chiesa delle Anime del Purgatorio.

I Gruppi sacri[modifica | modifica wikitesto]

Un momento della Processione dei Misteri

I Misteri sono la rappresentazione artistica della morte e passione di Cristo, in totale sono 20 gruppi sacri, di cui due simulacri di Gesù Morto e di Maria Addolorata. Tra gli artisti trapanesi che si cimentarono con queste rappresentazioni si ricordano Mario Ciotta, Baldassare Pisciotta, Antonio, Francesco e Domenico Nolfo, Giuseppe Milanti e Giacomo Tartaglia [3]. Furono concessi in affidamento, tramite atti notarili, dalla Confraternita di San Michele Arcangelo che istituì il rito alle maestranze locali con l'impegno di curarne l'allestimento, la vigilanza e l'uscita in processione.

La tecnica di realizzazione delle statue, iniziata da Giovanni Antonio Matera, consiste nello scolpire nel legno i volti, le mani ed i piedi, così come di legno è lo scheletro. Sono internamente sostenuti da ossature in sughero, sui quali si modellavano gli abiti grazie al fatto che la stoffa, precedentemente immersa in una mistura di colla e gesso, permetteva una maggiore naturalezza degli abiti e, maggiore plasticità espressiva, secondo una tecnica tipicamente trapanese, detta carchèt. In tal modo nei drappeggi dei vestiti vennero realizzate quelle pieghe che si plasmavano alla diversità della scena rappresentata e rendevano ogni figura diversa dall'altra.

Per la realizzazione di questi gruppi non ci si ispirò all'iconografia classica, ma ad episodi citati nei sacri testi o nei vangeli apocrifi ed aggiungendo anche delle personali interpretazioni, e gli artisti trapanesi seppero dare a questi gruppi una dinamicità rappresentativa unica nel vasto panorama delle sacre rappresentazioni.

Le statue sono fissate ad una base lignea detta vara, con un procedimento particolare, al fine di consentire una certa oscillazione durante il trasporto, tale da esprimere una scenica rappresentatività al gruppo.

Realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Le più antiche vare sono state intagliate dagli artigiani trapanesi con le raffigurazioni di putti, simboli del ceto di appartenenza o vedute di Trapani.

La vara appoggia su cavalletti di legno e questi ultimi sostituirono le forcelle. Infatti nei primi anni della processione, quando i gruppi dovevano effettuare delle soste, appoggiavano proprio sulle forcelle che sostenevano l'intero peso. Tuttavia, questa soluzione presentava molte difficoltà ed erano frequenti rovinose cadute dell'intero gruppo. Si pensò pertanto di sostituirle con i cavalletti che, se hanno aumentato il peso dell'intero gruppo, hanno tuttavia permesso una maggiore sicurezza nel trasporto. Le antiche forcelle sono ancora oggi presenti nella Processione dei Misteri di Erice, dove le dimensioni e il peso dei gruppi sono di gran lunga inferiori a quelli del capoluogo.

Decorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta, prevalentemente, di opere realizzate in argento, anche se non mancano decorazioni in oro e in corallo.

Furono commissionati sin dai primordi della processione, quando venne affidato alle Maestranze la cura dei gruppi per la rappresentazione del venerdì santo. Ad eseguire i preziosi oggetti vennero chiamati i più noti maestri argentieri trapanesi: Michele Tamborello, Ottavio Martinez, Giuseppe Piazza o Giovanni Porrata, Vito o Vincenzo Parisi, Giacomo o Giovanni Caltagirone, Giacomo o Giuseppe Costadura, Baldassare Indelicato e tanti altri.

Parecchi di questi ornamenti (preziosi) sono stati donati dai fedeli devoti come ex-voto.

Gli argenti ed i preziosi, nei restanti giorni dell'anno, vengono custoditi a cura del capo-console di ogni singolo gruppo e soltanto qualche giorno prima lucidati, seguendo un rituale dei componenti del ceto.

È generalmente uno dei consoli a "vestire" il gruppo. La "vestizione" segna infatti uno dei momenti clou della preparazione dei gruppi e precede o si svolge quasi in contemporanea con un altro momento significativo, quello dell'addobbo floreale.

Di notevole valore storico e artistico sono gli "abitini". Si tratta di una riproduzione in argento del gruppo che i componenti la maestranza indossano legandola al collo con una cordicella; malgrado l'antica processione delle maestranze in abito nero sia stata sostituita da figuranti in costume, alcuni gruppi conservano ancora questa antica e suggestiva tradizione.

In occasione della processione, oltre agli ornamenti veri e propri, su alcuni gruppi notiamo delle medaglie. Si tratta delle premiazioni (ora soppresse) che intorno agli anni sessanta-settanta premiavano l'aspetto processionale e l'addobbo dei gruppi. Negli ultimi anni, alcune categorie hanno posto dei cuori d'argento sulle statue di Cristo.

Restauri[modifica | modifica wikitesto]

Molti dei gruppi, a causa dei danni patiti a seguito delle accidentali cadute dei portatori (specialmente nel periodo precedente all'istituzione dei cavalletti) o per i danni conseguenti ai bombardamenti alleati nella seconda guerra mondiale, hanno subito modifiche o diversi interventi di restauro e, in alcuni casi, una totale ricostruzione. Furono tanti trapanesi amanti della processione a far sì che essa potesse risorgere dai danni, non solo materiali, del conflitto mondiale.

Negli ultimi tempi si è provveduto ad una pulitura delle superfici dei gruppi. Dopo tanti anni, nei quali la polvere, il fumo delle candele e le pennellate di vernice avevano scurito le colorite espressioni ed i drappeggi, si è così pervenuti ad una immagine nuova (ma in realtà originale) nella colorazione delle statue.

Confraternita di San Michele[modifica | modifica wikitesto]

La Confraternita di San Michele era esistente a Trapani già dal 1366. Nel 1602 i sacerdoti Nicola Galluzzo e Giovanni Marquez istituiscono in Trapani la Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo, Societas Pretiosissimi Sanguinis Christi et Misteriorum.

Uno dei portatori

I "Bianchi" confrati di San Michele trovano ospitalità presso la chiesa di S. Spirito, dove aveva sede la Confraternita del Preziosissimo Sangue, detta dei "Rossi" (la Compagnia dei Rossi non è da intendersi come Confraternita del Preziosissimo Sangue, in quanto estranea sia nell'intento devozionale che nella sua costituzione afferente all'arcipretura della chiesa di San Pietro), e così nel 1592 inizia la collaborazione tra i due sodalizi. Nel gennaio 1643, con decreto del Cardinale Giovanni Domenico Spinola, vescovo di Mazara, la Confraternita di San Michele è stata trasformata in "Compagnia" nel tentativo di riportarla all'antico vigore ed ai suoi compiti istituzionali. Il 26 febbraio 1646 con atto rogato dal Notaio Antonio Valentino viene sancita la fusione dei due sodalizi nella Compagnia del Sangue Preziosissimo e del Divino Michele Arcangelo. Il nuovo sodalizio assorbì i colori delle due precedenti confraternite, tale che esso avrebbe portato la casacca rossa ed il cappuccio bianco, l'emblema delle Cinque Piaghe sul petto, le scarpe rosse e lo stendardo con le scritte S.P.Q.R e Quis ut Deus, epigrafe impressa nello scudo della statua in marmo di San Michele. Tra gli scopi della Compagnia vi era quello della raccolta delle elemosine per le giovani orfane; si occupava altresì dell'esposizione del Santissimo e organizzava la processione di San Michele ed il giorno di Pasqua conduceva la statua del "Cristo Morto". Nel 1778, la Compagnia del Sangue Preziosissimo e del Divino Michele Arcangelo, subì una scissione ed un gruppo di confrati rifondò l'antica Società che rimase operante sino al 1803. La Confraternita organizzò le scinnute ovvero discese (oggi funzione religiosa che contempla il Mistero Gaudioso nel periodo Quaresimale, originariamente Scinnuta in quanto i gruppi erano posti dentro delle nicchie e venivano discesi per le funzioni religiose) sino al 1812, ma le difficoltà economiche costrinsero ad abbandonare tale incarico, essa allora dovette pian piano cedere alle Maestranze cittadine la cura e l'uscita dei gruppi, ma rimane ancora oggi la sola proprietaria dei Sacri Gruppi che sono stati affidati ma non ceduti alle maestranze. Con il passare degli anni diminuì il peso della Confraternita e il 26 dicembre 1974 vennero "rinnovate" le nuove norme-regolamento con l'approvazione dei capitoli dello statuto da parte del vescovo Mons. Ricceri, da quell'anno riprese il suo posto alla testa della Processione rinunciando all'emblema cucito sul petto che significava l'unione delle due confraternite e al tempo stesso ripresero le dispute con le maestranze sulla proprietà dei gruppi. In occasione dell'edizione 1999, la Confraternita non ha aperto il sacro rito. Su decisione del vescovo di Trapani Mons. Francesco Miccichè essa è stata "congelata".

Maestranze[modifica | modifica wikitesto]

La processione durante la notte

Le Maestranze (termine etimologico "moltitudine di mastri" ovvero "Maestri d'arti manuali") fanno parte della processione fin dall'inizio (1612, primo atto notarile che ne testimonia l'esistenza), da quando la Confraternita di San Michele Arcangelo affidò alle singole categorie con degli atti di concessione la cura dei Gruppi Sacri in occasione del venerdì santo di Trapani.

Le Maestranze avevano l'obbligo di partecipare alla Processione sotto la diretta partecipazione o supervisione del Senato grazie al quale, come afferma Burgio, la processione raggiunse "tale stato di bellezza e di convenienza che già si rende l'ammirazione degli esteri e il compiacimento dei paesani". Attorno all'800 non furono più le maestranze a portare in spalla il Gruppo come tradizione e devozione voleva, ma affidarono questo oneroso compito ai Massari.

A ciascuna di esse si concesse «in uso» un "mistere" mediante la stipula di atti notarili rogati fra il 1612 (da notare l'antichissima data vicinissima all'inizio) e il 1782, nel cui contenuto emergeva il diritto-dovere di condurre il proprio gruppo in processione, di abbellirlo a proprio "piacimento", di intervenire loro stesse alla suddetta ecc., il che era veramente importante come dimostra il bando promulgato dal Senato di Trapani il 10 aprile 1727 riportato integralmente (il primo bando del senato trapanese risale al 1696):

« Bando e comandamento dell'illustrissimo Senato di questa invittissima e fedelissima città di Trapani, per il quale si ordina, provvede e comanda che ogni Mastro di qualsivoglia Maestranza e professione che ha Misteri, che l’11 del corrente mese di aprile, habbiano e debbiano ed ognuno di loro habbia e debbia, ad hore venti di detto giorno ritrovarsi nella venerabile chiesa di S. Michele ed ivi ogni uno intervenire per ai loro Misteri, quelli non lasciar per strada, per insino che detti Misteri ritornino nella chiesa sotto pena di onze due tanto quelli che lasciranno il loro Mistero per strada, da applicarsi una terza parte del venerabile e l'altre terze parti ad arbitrio dell'illustrissimo Senato e se qualche maestro fosse legittimamente impedito habbia e debbia manifestare a detto illustrissimo Senato riconosciuta la causa, si li dia la licenza in scriptis, alia facendosi il contrario siano incorsi nella medesima pena di onze due da applicarsi. Si comanda di più che tutti li deputati, delle suddette arti e professioni habbiano e debbiano e ognuno habbia e debbia fra le medesime pene portare nota distintamente a detto illustrissimo Senato di tutte quelle persone che non interverranno in detta processione, per potersi esigere da li detti contravventori le suddette onze due per ognuno di loro. Exparte illustrissimi »

le Maestranze (cioè le Corporazioni di arti e mestieri) sono state abolite nel 1821 dopo le insurrezioni in Sicilia: pertanto non esistono più ne i Consolati ne i cosiddetti "Consoli" della Maestranza dopo la loro soppressione nel 1821.

Con la scomparsa delle Corporazioni artigiane i ceti (categorie, mestieri) succedettero alla cura.

Unione Maestranze[modifica | modifica wikitesto]

L'Unione delle Maestranze è un'associazione, costituita il 27 giugno 1974, che raggruppa le Maestranze (Ceti, Mestieri o Categorie) appartenenti alla Processione dei Misteri di Trapani tutelati da uno statuto. L'Unione Maestranze ha potuto, grazie alla struttura associativa, gestire i contributi erogati dagli enti pubblici, regionali e privati. Negli anni infatti furono proprio le maestranze ad abbellire e far ricostruire alcuni Gruppi Sacri donando argenti e ori da porre come vestimento. Essa è composta di un Consiglio direttivo, un'Assemblea, un collegio dei Sindaci, un collegio dei probiviri e da dei componenti Onorari. Il Consiglio direttivo è composto da un presidente, un vice presidente, tesoriere e due consiglieri. L'Assemblea (ha il potere decisionale) prevalentemente è composta da tutti i Capi Consoli (presidenti delle singole Maestranze) di ogni ceto e i componenti onorari dell'Unione Maestranze. Il collegio dei Probiviri è l'organo di controllo e vigilanza che garantisce l'ordine in seno ai componenti dell'Unione una sorta di organo di sicurezza che tutela gli associati. Il collegio dei Sindaci è l'organo di controllo e vigilanza Amministrativo e Costituzionale.

I 20 Gruppi sacri[modifica | modifica wikitesto]

  1. La Separazione ('A Spartenza) : La separazione è il gruppo che apre la processione del venerdì santo trapanese, conosciuto in dialetto come “ ‘A Spartenza“ dedito al ceto degli orefici. L’opera scultorea, attribuita a Mario Ciotta, artista trapanese, raffigura un momento non citato nei Vangeli ma pur sempre carico di rappresentazione attraverso il silenzio dei protagonisti e l’intensità espressiva dei volti. L'autore volle raffigurare l'attimo immaginario in cui Gesù, consapevole del suo tragico destino, si separa dalla Madre e dall'apostolo Giovanni. Si può notare la differenza delle dimensioni di Gesù leggermente più basso rispetto alle altre figure, come se l’autore volesse mettere in risalto l’enorme dolore della madre e dell’apostolo. I personaggi che simmetricamente fanno “ala” a Gesù, sono quelli che hanno avuto un ruolo importante nella sua vita: Maria la madre, Giovanni l’apostolo prediletto, presente nei momenti più significativi, l’unico dei discepoli a rimanere presso la croce fino alla morte di Gesù, e al quale questi affidò la madre prima di morire. Maria è raffigurata secondo i canoni iconografici tradizionali: con la veste rossa, che sta ad indicare la sua umanità, e il manto azzurro, simbolo della divinità della quale si è ricoperta, divenendo la madre di Gesù. Questi, figlio di Dio e per tanto di natura divina, simboleggiata dalla veste azzurra, al contrario si è fatto uomo e quindi ricoperto di un manto rosso. L’atto di concessione, alla categoria degli orefici fu stipulato con la sola e unica condizione che nessun altro gruppo avrebbe potuto aprire la processione. Numerosi scritti, ci permettono di delineare che Gesù volle distaccarsi da Maria e da Giovanni. Per questo, cent’anni prima, il Gruppo Sacro occupava il diciassettesimo posto nella processione. Fino ad alcuni anni fa, il gruppo Sacro della Separazione, veniva preceduto dalla Processione della Confraternita di San Michele Arcangelo. Oggi questo Gruppo Sacro, invece, ha una Processione propria e viene preceduto soltanto dai Tamburi e Stendardi dell’Unione Maestranze.
  2. La Lavanda dei piedi : Il gruppo della “Lavanda”, venne affidato ai pescatori che già ne usufruivano in base ad antiche consuetudini. Per quanto riguarda la componente artistica del mistero, sempre lo stesso Mario Ciotta, eseguì con mirabile arte l'episodio citato nei Vangeli. Dopo l’ultima cena, Gesù con umiltà si appresta al rito della lavanda dei piedi. In questo gruppo, vediamo Gesù in ginocchio davanti a Pietro, il quale cerca di sollevare il maestro, mentre un servo versa l’acqua in una bacinella. Il gruppo, esprime una profonda serenità nei volti dei personaggi; infatti, questo "mistere" può senz'altro considerarsi tra i più espressivi. La figura di Gesù è piena di una sensibile dolcezza nell'umile e fraterno gesto di inginocchiarsi ai piedi del discepolo. Pietro, esprime l'imbarazzo di tale situazione, quasi indeciso sul da farsi; mentre il servo, che alle loro spalle versa l'acqua nella bacinella, sembra quasi interessato ad ascoltare quel colloquio. L’opera scultorea, venne gravemente danneggiata dalle bombe della seconda guerra mondiale e restaurata nel 1946.
  3. Gesù nell'orto dei Getsemani : L'episodio rappresentato, venne affidato al ceto degli ortolani e prende spunto dalla narrazione evangelica di Luca. La scena si svolge a Gerusalemme, nell'orto di Getsemani, nei pressi del torrente Cedron, alle falde del Monte degli Ulivi, dove Gesù, dopo la cena del giovedì, era andato a pregare portando con sé gli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo, i quali vinti dal sonno e dalla stanchezza si addormentarono. È questo per Gesù, un momento di grande turbamento che rivela le sue due nature: quella umana e quella divina. Staccatosi dal gruppo, prega Dio di allontanare il calice della passione, ma subito dopo accetta la volontà del Padre. Al termine della preghiera, dal cielo scende un angelo per confortarlo e gli offre il calice simbolo della passione e la croce simbolo della morte. I personaggi, sono rappresentati da Baldassare Pisciotta in modo molto naturalistico e soprattutto nella figura di Cristo, dove l’artista raggiunge accenti molto alti di espressività. Il viso di questi mostra un profondo turbamento, quasi estatico, rafforzato dalla posa delle braccia e dal gesto delle mani che indicano preghiera ma anche rassegnazione. L'apostolo Pietro è raffigurato mentre sorregge una sciabola. Questa, prefigura il gesto impulsivo che l’apostolo farà tra non molto, di ferire il soldato Malco, durante l’arresto di Gesù, nello stesso orto.
  4. L'arresto : Il gruppo, coglie l’attimo in cui tradito da Giuda, Gesù viene incatenato ed arrestato dalle guardie giudaiche inviate dal Sinedrio. La scena è una delle più animate per l’atto di Pietro che ferisce Malco. L’apostolo, preso dall'ira nel vedere arrestare Gesù, nel tentativo di difenderlo, sguaina la spada che aveva con sé e colpisce Malco, servo del pontefice, staccandogli l’orecchio destro, che Cristo, secondo i Vangeli, rimetterà a posto. Il gruppo originario, in gran parte distrutto per una caduta dei portatori, venne ricostruito. L’artista riutilizzò le teste di Gesù, di Pietro, del giudeo e del soldato, mentre rifece completamente la figura di Malco e parte degli ornamenti tutti in argento. La “vara” su cui poggia il gruppo è stata ricostruita in stile neoclassico da Antonio Aula, anche la posizione delle aste è stata modificata, tale da consentirne oggi una visione frontale. Sino alla metà del secolo scorso il gruppo dell'Arresto era affidato al ceto dei Meccanici. Oggi è la categoria dei metallurgici, ad occuparsi del "mistere", mantenendo costante l'impegno e la cura. 
  5. Caduta al Cedron: Rappresenta Gesù che, dopo l’arresto nell'orto di Getsemani, mentre viene condotto dinanzi al Sinedrio, cade sul torrente Cedron, e sotto lo sguardo di un ufficiale, due guardie cercano di trascinarlo eseguendo gli ordini del capo. Il volto di Cristo sembra voler esprimere un’infinita rassegnazione. L'artista, seppe creare in questa raffigurazione un'opera dall'evidente gusto barocco, una vera e propria opera d'arte. Il Ceto fu assegnato in epoche antiche ai naviganti mercantili. Il gruppo, ricco di preziosi ornamenti argentei è ancora quello originale e persino la “vara” non ha mai subito modifiche. Negli anni passati, si procedette soltanto alla modifica della dislocazione delle aste, tale da consentire una visione frontale del gruppo. La processione del ceto dei naviganti, non si avvale di particolari costumi. A sfilare il Venerdì Santo, sono due file di giovani, generalmente studenti dell'Istituto Nautico di Trapani, che indossano la divisa della marina mercantile e sorreggono con una mano una candela e con l'altra una lunga cima.
  6. Gesù dinanzi ad Hanna: Questa scena si svolge nel Sinedrio di Gerusalemme. Gesù si trova dinnanzi ad Hanna, suocero di Caifa, che sta per essere sottoposto a degli interrogatori. Il gruppo, inizialmente, venne affidato agli "acconciatori" che, successivamente, concessero al ceto dei fruttivendoli (frutta e fiori). Da un lato Gesù e i due uomini in armi, dall’altro Hanna, quasi a significare, attraverso lo spazio vuoto che li divide, il contrasto tra la stretta osservanza giudaica e il Messia. Hanna, elegantemente vestito, impreziosito durante la processione da ornamenti argentei è nella posa di chi interroga con severità. Il gesto della mano destra, rivolto verso il basso, indica l’invito a parlare con toni pacati. Gesù immobile, con le mani legate dietro la schiena, lo ascolta in silenzio e lo fissa negli occhi. Un giudeo dai tratti somatici fortemente marcati che denunciano un’indole cattiva, trattiene Gesù in catene, il soldato si appresta a schiaffeggiarlo.
  7. La Negazione: Affidato al ceto dei barbieri e parrucchieri. L'episodio raffigurato è tratto dai Vangeli, ed è stato fedelmente riprodotto. Protagonista è Pietro, che nel cortile del Sinedrio di Gerusalemme, viene riconosciuto come compagno di Gesù, prima da una serva e poi da due uomini, rinnegandolo per tre volte. Accanto alla donna, vi è un gallo che rappresenta la negazione ed un soldato che trascina Gesù incatenato. Particolarmente suggestivi, sono i volti del Cristo e dell'apostolo: Gesù perdona Pietro per averlo rinnegato e lo sguardo del Nazareno è colmo di dolore e perdono, così come provato e sofferente è Pietro, da cui si nota la mano destra poggiata sul petto in segno di pentimento, scorgendo delle lacrime.
  8. Gesù dinanzi ad Erode: La gestione del gruppo fu affidata ai pescivendoli. L’opera scultorea, rappresenta Gesù che viene condotto dinanzi a Erode per essere interrogato alla presenza di uno scriba che tiene una tavoletta in mano, di un soldato e di un giudeo che pone il mantello bianco sulle spalle di Gesù per deriderlo. Da un lato emerge l’effimera regalità di Erode, evidenziata dal trono su cui è seduto e dall'altro, la regalità divina di Gesù, evidenziata solo dall'aureola. Il gesto dell’indice elevato da Erode, indica la volontà di conoscenza da parte sua che si considera il solo sovrano. La fermezza, con cui gli scribi accusavano Gesù è espressa sul volto maligno di uno di essi.
  9. La Flagellazione : L’opera fu affidata alla categoria dei muratori e scalpellini. La scena si svolge a Gerusalemme: Gesù legato ad una colonna, viene flagellato da un soldato in armatura, tramite un fascio di rovi e frustato da uno sgherro. L'artista curò particolarmente il volto del Cristo, la cui sofferenza nel momento in cui viene flagellato da un soldato e da un giudeo, è efficacemente espressa. Pregevoli sono gli ornamenti del gruppo, tra essi ricordiamo l'aureola d'oro del Cristo e la spina d'oro che si avvolge alla preziosa colonna argentea.
  10. L'incoronazione di spine : Vengono rappresentati i soldati di Pilato, che dopo averlo spogliato, gli misero addosso un manto rosso e sul capo una corona di spine, deridendolo. Nel gruppo sono rappresentati: Gesù seduto, un soldato in armatura che gli pone sul capo la corona di spine, un soldato che dà ordini e sorveglia, un giudeo che per scherno, inginocchiato davanti a lui, lo deride. L’artista riuscì a mostrare l’aspetto tragico della coronazione di spine e il comportamento degli altri tre marcando sui volti i sentimenti: dolore e rassegnazione in Gesù; indifferenza e crudele ironia, nel volto arcigno e affilato del tribuno e in quello del soldato; derisione del giudeo, dal caratteristico copricapo a turbante. L’opera fu affidata ai fornai e mugnai.
  11. Ecce Homo! : La scena riprodotta, raffigura il momento in cui Ponzio Pilato, accompagnato da un soldato, presenta al popolo d'Israele, il corpo sofferente di Gesù. Il gruppo è formato da tre personaggi: Pilato con il caratteristico turbante e con ampio mantello, Gesù con il corpo nudo e il mantello rosso sulle spalle e un soldato corazzato. L’elemento che caratterizza questo “mistere” è la balaustra (ringhiera) d’argento che allude al balcone, simbolo della presentazione di Gesù al popolo di Gerusalemme. Mirabile è l'espressività dei personaggi riprodotta dall'autore. Gesù è rappresentato con le mani legate tramite la corda tenuta dal soldato, con il volto dall'espressione dolorante, bagnato dal sangue delle ferite provocate dalla corona. Il volto sofferto del Nazareno è riprodotto nell'attimo in cui, segnato dal dolore delle torture, si appresta a compiere le sue ultime ore. L’opera fu affidata ai Calzolai e ai commercianti di scarpe.
  12. La Sentenza : Pilato, cede alla volontà del popolo e prima di pronunziare la sentenza, essendo convinto dell’innocenza di Gesù, prese dell’acqua e si lavò le mani dinanzi al popolo evitando di macchiarsi le mani di sangue innocente. Il gruppo vede dominare l'imponente figura di Pilato, raffigurato in abito orientale con un viso austero. Cristo in primo piano è raffigurato ancora con le mani legate, la corona di spine e il rosso mantello nell'afflitta posa della vittima sacrificale, con il corpo anatomicamente ben curato. Quello che rafforza il significato della scena è il bacile, tenuto in mano da un servo, che allude il simbolico gesto di Pilato di lavarsi le mani. Il "mistere" fu affidato ai macellai.
  13. L'Ascesa al Calvario : L’ascesa al Calvario è l’episodio che la tradizione popolare chiama " U' Signuri ca Cruci 'ncoddu ", cioè Gesù che porta la croce sul collo. Insieme all'Addolorata è quello che suscita più commozione tra quanti assistono alla sacra rappresentazione trapanese. Il gruppo è composto da cinque personaggi. In maniera toccante è descritta la figura del Cristo, steso a terra. Attorno alla sua figura vi sono altri personaggi: due soldati romani (davanti), uno dall'atteggiamento severo e l’altro che frusta e colpisce Gesù, Simone di Cireneo che cerca di sostenere la parte bassa della croce per dargli sollievo, la Veronica che porge il fazzoletto asciugando il sudore, le lacrime e il sangue dal volto del Cristo che vi rimarrà impresso. Affidato non a un ceto, ma direttamente al popolo è il "mistere" più venerato dai Trapanesi ed uno dei più grandi e ricchi di ornamenti in argento.
  14. La Spogliazione: Ceto dei tessili e abbigliamento. L’episodio allude alla spogliazione di Gesù sul monte Calvario fuori dalle mura di Gerusalemme, cui fu sottoposto prima della crocifissione. Da notare che Gesù, indossa i suoi abiti e non più il mantello rosso. La scena è composta da quattro personaggi: la figura sofferente del Cristo posta al centro, due soldati e un giudeo al quale, nel momento in cui sta per compiere l’atto di strappare la veste di dosso, gli cadono per miracolo le vesti lasciandolo con il corpo seminudo. Particolare è il grosso neo posto sul naso del soldato che alle spalle del Nazareno si accinge a spogliarlo. Il gruppo poggia sulla “vara” originale in stile barocco. Nel 1990 il gruppo è stato arricchito da una moderna croce d’argento posta alle spalle dei personaggi.
  15. La sollevazione della Croce: Sul monte Calvario, Gesù venne crocifisso al comando di un soldato. La croce, venne posta in posizione verticale con l’aiuto di corde da due servi e da un centurione sotto il comando di un tribuno. La sollevazione, rappresenta il momento in cui la croce viene eretta, fase dolorosissima per Gesù in quanto il corpo è inchiodato sia nelle mani che nei piedi. Il volto del Nazareno, appoggiato al braccio destro, porta i segni di violenza simboleggiata della corona di spine. Il gruppo venne affidato ai falegnami. L'opera originaria, di autore ignoto, aveva subito parecchi ritocchi da restauratori poco competenti, mostrando, evidenti difetti nelle rappresentazioni dei personaggi. Il gruppo, venne completamente distrutto dai bombardamenti che colpirono la chiesa di San Michele nel 1943; il compito della ricostruzione venne affidato al Prof. Domenico Li Muli, in cui l'artista volle creare un'opera personalizzata, ispirandosi a noti esempi classici. Nell'edizione del 1951, il nuovo gruppo poté ritornare in processione, con alcune diversità rispetto all'opera andata distrutta. Li Muli, infatti, aggiunse un soldato romano e tolse la figura del tribuno e di un servo. La nuova “Sollevazione” seppur valida dal punto di vista artistico, non piacque però ai trapanesi per la presunta poca omogeneità con i restanti gruppi. Tra le critiche mosse, si sottolineò l’assenza del tribuno che impartiva l’ordine della sollevazione e quella del giudeo che tirando le corse issava la croce. Fu pertanto necessario rifare il “mistere” e finalmente, in occasione della processione del 1956, Li Muli poté presentare la nuova opera con la ricomparsa della figura del tribuno, di un soldato romano e di due servi, uno dei quali tirando le corde alza la croce. La nuova “Sollevazione” fu accettata dai trapanesi e poté far parte definitivamente della Sacra rappresentazione del venerdì santo trapanese. 
  16. Ferita al costato : Rappresenta Gesù in croce con il capo reclinato nell'abbandono della morte, mentre un soldato lo trafigge al costato con la lancia. Ai piedi della croce, si trovano Maria con le mani congiunte in un atteggiamento di indicibile dolore, Giovanni e Maria Maddalena, inginocchiata ai piedi della Croce. Fu affidato al ceto dei pittori e imbianchini.
  17. La Deposizione: La scena rappresentata, non è tratta da alcun testo sacro. Si tratta di una scena “intermedia” dato che i racconti evangelici ci raccontano che fu Giuseppe di Arimatea ad occuparsi della deposizione del Cristo. In questo gruppo, l'autore si ispirò alla propria immaginazione, creando Gesù deposto dalla croce, sorretto dall'apostolo Giovanni, mentre Maria e Maddalena esprimono tutto il loro dolore, evidenziando la scena delle lacrime di Maria che alza gli occhi al cielo e quelle di Maria Maddalena in segno di devozione e di umiltà rivolge lo sguardo a sinistra per non guardare il corpo di Gesù pur toccandogli la mano. Giovanni, il giovane discepolo prediletto è l’unico a non abbandonare Gesù rimanendogli vicino fino alla morte. Alle spalle delle statue è posta la croce alla quale sono addossate due scale a pioli, segno dell’avvenuta deposizione e simbolo della passione. Il bianco lenzuolo allude al sacro “lino” identificato con la “Sacra Sindone” conservata a Torino. Una particolare attenzione va alle aureole di Cristo che dal momento successivo alla morte sostituiranno la corona di spine. Gli ornamenti in argento sono ancora originali. Il “mistere” è affidato alla categoria dei sarti e tappezzieri.
  18. Il Trasporto al sepolcro: Particolare è il rapporto che lega questo “mistere” alla città, probabilmente anche a causa dell'affidamento alla categoria dei lavoratori del sale (salinari), un mestiere che da sempre caratterizza la città di Trapani. Il ‘’mistere’’ rappresenta il trasporto al sepolcro. Giuseppe di Arimatea, discepolo di Gesù, segreto per paura dei giudei, chiese a Pilato di seppellire il corpo di Gesù in un sepolcro di sua proprietà. Disteso sul lenzuolo, assieme agli aromi, il corpo esanime e ancora sanguinante viene trasportato al sepolcro accompagnato da Maria in lacrime, straziata dal dolore. Il “Trasporto” è tra i gruppi con maggiore devozione popolare e proprio il lenzuolo ove è adagiato Gesù, viene ripetutamente cambiato in quanto considerato “ex voto”. I processionanti indossano l'abito nero e l'abitino. Una peculiarità è data dalla particolare abilità dei suoi portatori nel condurre sulle spalle il gruppo, una caratteristica che il trapanese definisce: “annacata sussultoria”.
  19. Il Sepolcro: Il penultimo “mistere” ha un carattere prevalentemente devozionale. La storia racconta che dopo il trasporto, Gesù viene posto in un sepolcro scavato nella roccia, in un orto poco lontano dal calvario che viene chiuso con una grande pietra. Nella processione, al fine di consentire ai fedeli la vista del Cristo morto, il sepolcro è simbolicamente rappresentato da un’urna di legno e vetro. Dentro il sepolcro dorato, il corpo di Gesù è posato su bianchi cuscini ornati di fiori. Anticamente era il clero stesso a portare sulle spalle il simulacro. I quattro frati, nel tradizionale sacco rosso e cappuccio bianco, conducevano la Sacra Urna e tutto il clero cittadino seguiva devotamente in processione. Fu intorno alla seconda metà dell'800 che, a causa delle ingenti spese necessarie, la Confraternita cedette alla categoria dei pastai il compito di organizzare la processione.
  20. L'Addolorata :
“A Maronna Addulurata”, il Simulacro che và a chiudere la Processione dei Misteri di Trapani del Venerdì Santo, si mostra avvolta nel suo manto nero dallo sfondo della Chiesa Anime Santissime del Purgatorio , ormai vuota, fino ad uscire dal portone, accompagnata dalle note delle marce funebri, come a seguire il corpo morto del Figlio deposto nell’urna che avanza, lento, davanti a Lei.

La realizzazione della statua è attribuita a Giuseppe Milanti e la sua realizzazione è datata intorno ai primi del 1700. Il Milanti, con la sua arte e la sua maestria, è riuscito a rendere l’espressività del volto e la maestosità del drappeggio delle vesti che, tuttavia, non sono mostrate in Processione perché coperte dal manto, ma che si possono ammirare durante tutto l'anno nella Chiesa che custodisce questa e tutte le altre opere che costituiscono la Processione dei Misteri di Trapani.

La statua dell’Addolorata è preceduta da una processione di donne vestite di nero in segno di lutto, lutto rotto dalla luce dei loro ceri accesi. Alcune di queste devote sono scalze e percorrono così l’intero cammino, lungo ventiquattro ore, non ricevendo alcun compenso, ma offrendo solamente la propria devozione, il proprio dolore personale, alla Madre di tutte le madri. Un tempo insieme alle devote,al centro tra le due file di donne, si trovavano delle bambine raffiguranti l’Addolorata, anch'esse vestite da un manto nero.

L’espressione di Maria, il dolore e la sofferenza,  sono enfatizzati dalla presenza di questo manto in velluto nero che avvolge l'intera statua, ponendo così in primo piano solo il volto e lo sguardo straziato dal pianto di questa Madre, gli occhi rivolti al cielo pieni di sfinimento per la pena di quella Passione infinita vissuta dal Figlio.

Elementi che contribuiscono a render ancor più sofferente l’immagine della Madre Addolorata sono il cuore in argento trafitto dal pugnale del dolore dato dalla morte ingiusta del Figlio nel Venerdì di Passione e la mano destra verso il basso ad indicare la stanchezza  per questo dolore, a simbolo di una rassegnazione che non arriverà mai.

Il Simulacro è impreziosito da un maestoso baldacchino che lo sovrasta, di forma quadrata e sostenuto agli angoli da quattro aste,  realizzato a Milano e  risalente al XIX sec. A renderlo così pregiato sono i ricami con fili metallici, tra cui il più evidente è al centro dello stesso e simboleggia il Sacro Cuore di Cristo raggiato cinto da una ghirlanda fiorita.  Fino al 1970 il manufatto accompagnava la statua per l’intera Processione .Successivamente, a causa dell’introduzione della nuova vara, si limitò il suo utilizzo a determinate zone del percorso. Dal 2007 al 2010, su disposizioni del vigente Consiglio Direttivo dell'Associazione, non ha  accompagnato più il Simulacro in Processione a causa delle sue cattive condizioni.

Lo stesso direttivo ha, quindi,  avviato le procedure di richiesta per il restauro che nel 2009 fù finanziato dall'Assessorato Beni Culturali Sicilia . Restaurato, sotto la cura della Soprintendenza Beni Culturali di Trapani, nel 2010 (da Monica Cannillo ) e presentato  alla cittadinanza il 17 ottobre, con un convegno dal titolo "Il Ritorno alla Luce"lo stesso manufatto avrebbe dovuto fare  il suo ritorno nella Processione del 2011, ma per via delle cattive condizioni metereologiche fece il suo ritorno nell'edizione 2012. Altro ornamento che arricchisce e caratterizza  l’immagine di Maria è il fazzoletto che tiene con la mano sinistra. Solitamente realizzato in cotone o lino bianco, è adornato da ricami a mano richiamanti il nome di Maria ed elementi della Passione e Morte di Cristo. Tutti questi elementi (manto,fazzoletto e cuore trafitto) vengono donati dai devoti per grazia chiesta o ricevuta e, per tanto, sono sostituiti negli anni.


In occasione del Venerdì Santo, la statua viene  poggiata  su una larga vara lignea a base quadrata; al centro della vara emerge un podio (che riprende le forme dell'antica vara) e ai quattro angoli di questo vengono sistemate delle teche che contengono gli oggetti ex voto donati nel corso degli anni. Gli ori ex voto dell'anno corrente, donati durante il percorso, vengono invece appuntati sul manto dell'amata Madre.

La vara viene contornata dalla manta fatta in velluto nero con decorazioni color oro indicanti la categoria di appartenenza. Anche quest'ornamento, viene donato da devoti o commissionato dal direttivo in carica. L’antica vara è di gran lunga più pregiata dell’attuale, è sempre di costituzione lignea, ma la caratteristica predominante sono le forme barocche con le quattro facciate decorate raffiguranti: il Monte Golgota, la corona di spine su cui si incrociano la lancia e l’asta e i tre chiodi della crocifissione, il cuore fiammato trafitto dai sette pugnali e gli elementi della deposizione (scala,martello e tenaglia), il ceto di appartenenza.

In antichità, il Simulacro dell’Addolorata era portato in spalla dai nobili trapanesi che indossavano gli abiti tipici della Confraternita di San Michele Arcangelo: sacco rosso e visiera bianca; colori proposti ancora oggi dai “massari” remunerati dell’Addolorata, in ricordo di questa tradizione. Intorno alla metà del 1800 non furono più i patrizi a curare la Processione dell’Addolorata che venne affidata ai dipendenti della nobiltà, inizialmente solo a staffieri,cocchieri e cuochi, autisti, camerieri e, in tempi più recenti, ad altre affini maestranze: pasticceri, baristi, ristoratori, albergatori.

La cura del Simulacro è affidato ad un Consiglio Direttivo composto da cinque persone, tre dei quali necessariamente appartenenti alla categoria.

[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 227. Giuseppe Maria di Ferro, "Guida per gli stranieri in Trapani: con un saggio storico di Giuseppe Maria di Ferro". [1]
  2. ^ Pagina 252. Giuseppe Maria di Ferro, "Guida per gli stranieri in Trapani: con un saggio storico di Giuseppe Maria di Ferro". [2]
  3. ^ http://www.arkeomania.com/misteritrapani.html
  4. ^ dal sito http://www.addoloratamisteri.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Serraino, La processione dei Misteri. La Casazza Magna, Trapani, 1980
  • Giovanni Cammareri, I Misteri nella sacra rappresentazione del Venerdì Santo a Trapani, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 1998
  • AAVV, Argenti in processione: i misteri di Trapani, Murex Edizioni, 1992

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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