Chiesa del collegio dei Gesuiti

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Chiesa del collegio dei Gesuiti
Trapani Collège des Jésuites2.JPG
StatoItalia Italia
RegioneSicilia
LocalitàTrapani
ReligioneCattolica
TitolareImmacolata Concezione
Diocesi Trapani
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1614
Completamento1705

La chiesa del collegio dei Gesuiti è una chiesa barocca di Trapani, dedicata all'Immacolata Concezione, sita in corso Vittorio Emanuele, nel centro storico.[1][2] Adiacente, sulla destra della chiesa, è l'edificio dell'ex collegio, mentre l'ex convento dà sulla via Roma.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Navata e altare maggiore.
Navata e controfacciata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1580 i religiosi della Compagnia di Gesù eressero nel tempio dei Confrati di San Michele un altare sotto il titolo della Concezione della Vergine Maria.[1]

I Gesuiti nel periodo compreso tra il 1581 e il 1596, ottennero il permesso di costruire la chiesa, grazie alle donazioni del Senato cittadino, con annesso il collegio, e il convento. La chiesa fu progettata nel 1614 dall'architetto gesuita messinese Natale Masuccio[2] ed è uno tra i più significativi monumenti barocchi della città.[3] I Confrati di San Michele abbadonarono il sito nel 1616.[1] Nel 1655 a Francesco Bonamici da Lucca fu affidata la direzione dei lavori per il completamento del prospetto.

La chiesa fu consacrata il 13 giugno 1638 dal cardinale Giovanni Domenico Spinola, vescovo di Mazara del Vallo.[1] Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù del 1767, i Padri Gesuiti dovettero lasciare Trapani nel 1770 e i loro beni passarono sotto la giurisdizione della diocesi di Mazara del Vallo.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il Collegio, divenne poi il liceo ginnasio Ximenes dopo l'unità d'Italia, mentre il convento fu sede del tribunale fino agli anni '50 del 900.

Chiusa, per inizio dei restauri, dal 1961, ed è stata riaperta nel gennaio 2003, ma i lavori di restauro architettonico della chiesa da parte della soprintendenza si sono completati definitivamente solo nel 2011.[4]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

Sotto lo stemma regio, nella parte mediana dell'architrave, la targa dedicatoria recante l'iscrizione "IN NOMINE DOMINI DEI NOSTRI INVOCABIMVS".

Nella controfacciata è addossata la cantoria.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Interni.
Navata.
Altorilievo del Marabitti.

L'interno è a tre navate, con colonne ed archi a serliana. Le pareti sono decorate con stucchi realizzati da Bartolomeo Sanseverino, allievo del Serpotta, e da marmi. Sono preminenti nella chiesa i preziosi lavori di tarsie di marmi colorati; tra i più pregevoli l'altare dedicato a Sant'Ignazio di Loyola e il prezioso pulpito.[5].

Navata[modifica | modifica wikitesto]

L'apparato decorativo plastico comprende otto medaglioni in stucco delimitati da foglie d'acanto sul pennacchio delle colonne binate. altrettanti Altrettanti quadroni in cornici mistilinee ornano le porzioni di pareti comprese fra finestroni. Sulla volta due quadroni minori delimitano una grande scena centrale sull'asse mediano. La statuaria annovera quattro manufatti inserite in nicchie sulle pareti laterali e diversi busti marmorei.

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

  • Prima campata: Cappella della Sacra Famiglia. Sulla parete è documentato il dipinto raffigurante la Sacra Famiglia, opera di Domenico La Bruna. All'interno della navata centrale un'acquasantiera in marmo rosso.
  • Seconda campata: Cappella di Sant'Alberto. Ambiente con cancellata, sopraelevazione costituita da colonne tortili intarsiate. Nell'edicola il dipinto raffigurante Sant'Alberto degli Abbati.
  • Terza campata: Cappella della Madonna di Trapani. Ambiente oggetto di restauri.
    • Busto su parete intarsiata in marmi mischi.
  • Vani pseudotransetto.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso ambiente.

  • Prima campata: Cappella di Santa Rosalia. Sotto la mensa è collocata una scultura marmorea realizzata nel 1717 da Giacomo Tartaglio in alabastro bianco di Gibellina. Omaggio dei trapanesi a Santa Rosalia. All'interno della navata centrale un'acquasantiera in marmo rosso.
    • Nicchia con statua. Vano inferiore.
  • Seconda campata: Cappella del Beato Luigi Rabatà.
    • Nicchia con statua. Vano inferiore con confessionale. Nella navata centrale il pulpito marmoreo con arpie sul fusto e le raffigurazioni degli evangelisti nella conca.
  • Terza campata: Cappella del Santissimo Crocifisso. Il Crocifisso è opera di Giuseppe Milanti.
    • Busto su parete intarsiata in marmi mischi. Varco d'accesso agli ambienti della sacrestia.
  • Vani pseudotransetto.

Absidiole[modifica | modifica wikitesto]

  • Absidiola destra: Cappella di San Francesco Saverio. L'ambiente è arricchito dal dipinto raffigurante San Francesco Saverio, opera di Pietro Novelli.[6]
  • Absidiola sinistra: Cappella di Sant'Ignazio. Nel XVIII secolo fu realizzato dall'architetto Giovanni Biagio Amico[7] l'ambiente dedicato al fondatore della Compagnia, pregevole il quadro raffigurante Sant'Ignazio di Loyola,[6] opera di Vito Carrera inserito in un'edicola delimitata da colonne tortili e timpano ad arco spezzato. Pareti arricchite da colonne, marmi, mensole, volute, vasi acroteriali, stucchi e reliquiari lignei di Santi Martiri.

Opere documentate[modifica | modifica wikitesto]

Collegio dei Gesuiti[modifica | modifica wikitesto]

Il chiostro del collegio.

Edificio progettato nel 1613 dall'architetto gesuita messinese Natale Masuccio. Adiacente al corpo ecclesiale ad occidente, con prospetto su corso Vittorio Emanuele e chiostro interno. Altrettanti aree di corpi di fabbrica chiudono l'isolato a settentrione, determinando di fatto un complesso di grandi dimensioni.

Nel 1767 con l'espulsione e soppressione della Compagnia di Gesù, il Collegio divenne sede delle scuole borboniche e nel 1834 divenne Real Liceo Leonardo Ximenes.[2] La vasta biblioteca fu trasferita a Palermo e poi è andata dispersa: oggi i libri e i documenti si trovano sparsi tra la Biblioteca centrale della Regione Siciliana, il fondo gesuitico della Biblioteca Nazionale di Parigi, l'archivio storico dei Gesuiti di Roma, la Biblioteca Fardelliana.

  • Chiostro quadrato con portici con cinque arcate per lato.

Oratorio[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Collegio Gesuiti TP 08 10 2017 02.jpg Collegio Gesuiti TP 08 10 2017 03.jpg Collegio Gesuiti TP 08 10 2017 05.jpg Collegio Gesuiti TP 08 10 2017 09.jpg Collegio Gesuiti TP 08 10 2017 07.jpg Collegio Gesuiti TP 08 10 2017 06.jpg
Navata Altorilievo Marabitti Altare minore Altare Altare Santissimo Crocifisso Marmi mischi
Collegio Gesuiti TP 08 10 2017 01.jpg Collegio Gesuiti TP 08 10 2017 04.jpg Collegio Gesuiti TP 08 10 2017 08.jpg
Interno Controfacciata Sacrestia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Giuseppe Maria di Ferro, pp. 183.
  2. ^ a b c Touring Club Italiano, pp. 283.
  3. ^ http://www.turismo.trapani.it/it/1504/chiesa-e-collegio-dei-gesuiti.html
  4. ^ Regione Siciliana, BBCC
  5. ^ http://www.touringclub.it/destinazione/217030/chiesa-del-collegio-dei-gesuiti
  6. ^ a b Giovanna Power, pag. 190.
  7. ^ Pagina 152, Giovanni Biagio Amico, "L'Architetto Pratico" [1], II° volume, Palermo, Stamperia Angelo Felicella, 1750.
  8. ^ a b c Pagine 123 e 124, Giuseppe Maria Di Ferro, "Biografia degli Uomini Illustri Trapanesi" [2], Trapani, Mannone e Solina, 1830, Volume II°.
  9. ^ magazzini Pepoli

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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