Infamia

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Si dice infamia quella speciale riduzione dell'onore del cittadino per cui chi ne è colpito incorre in particolari incapacità stabilite per legge. Da distinguersi dalla turpitudo (infamia facti), che rappresenta una valutazione morale non rilevante ai fini giuridici.

Alcuni dei possibili effetti dell'infamia sono:

  • L'esclusione dalle cariche pubbliche;
  • Perdita della facoltà di essere rappresentati o di rappresentare in giudizio;
  • In taluni casi, incapacità di prestare testimonianza, proprio in virtù della ridotta extimatio di cui gode l'individuo.

Tali reati sono tuttavia da distinguere da quelli per cui il diritto romano ha precisa e diretta menzione, benché possano comunque essere riconducibili al concetto di infamia, come poteva essere l'adulterio.

Si trovano riferimenti al reato di infamia anche tra i popoli germanici presso i quali tale crimine era associato a limitazioni della capacità di agire, presso questi popoli le pene per chi si macchiava di tale reato potevano arrivare fino alla detenzione.

In epoca feudale, in particolare, si tende ad esasperare il concetto di pubblica stima nella persona, sono quindi aggravate le conseguenze in caso di riduzione anche lieve di questa con il conseguente aumento delle condanne per infamia.

Nella moderna legislazione sono caduti tutti gli istituti giuridici collegabili a reati di infamia. Rimangono pertanto vive le accezioni, di derivazione del diritto romano, che si rifanno ad un giudizio morale sulla condizione di disonorevole condotta di vita di una persona o il riferimento ad azioni specifiche che portano vergogna a chi le compie, senza tuttavia associare a tale stato di biasimo pubblico e di vergogna, delle sanzioni legali di alcun tipo (pecuniarie, riduzione di diritti o detenzione).

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