Köçek

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Un köçek che suona il tamburello basco in una foto della fine del XIX secolo.

Il köçek (köçekler al plurale in lingua turca) era tipicamente un bellissimo giovane maschio addetto al ballo e che solitamente si vestiva in abbigliamnto femminile, impiegato come intrattenitore nella cultura turca dell'impero ottomano[1].

Definizioni e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

La parola turca deriva dal termine Kuchak in lingua persiana e significa "piccolo" o "giovane"; a sua volta questo è la pronuncia persiana di küçük, la parola turca per piccolo[2]. Nel linguaggio dei tartari di Crimea la parola köçek significa "piccolo cammello"[3].

La cultura del köçek fiorì dal XVII al XIX secolo ed ha avuto la sua origine nei costumi di grandi palazzi ottomani, ed in particolare negli harem. La sua figura ha arricchito ia la musica che la danza orientale ottomana[1].

Il supporto dei sultani della dinastia ottomana dato ai köçek è stato uno dei fattori chiave per il suo sviluppo; la forma l'arte espressa dai köçek nei suoi primi stadi fu limitata agli ambienti di palazzo[4]. Da qui in seguito la pratica si è successivamente allargata in tutto l'impero tramite le compagnie commerciali di canto e ballo indipendenti[1].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Un köçek bardato con tutti gli ornamenti.

Un köçek iniziava la propria formazione all'età di sette o otto anni e veniva generalmente considerata compiuta dopo circa sei anni di studio e pratica. La carriera di un ballerino sarebbe durata più a lungo se rimaneva senza barba e se conservava negli anni il suo aspetto giovanile più adolescenziale[4].

I köçek venivano reclutati tra le fila delle nazioni assoggettate all'impero ma non musulmane (dhimmi), come ebrei, rom, greci, albanesi[5], armeni ed altri. Erano ragazzi presi con la violenza dalle loro case attraverso la pratica del sistema di devscirme. Le danze, norte collettivamente come köçek oyunu, miscelavano elementi arabi, greci, assiri e curdi (le danze Karsilama e Kaşık Havası)[6].

Cartolina postale di un köçek in costume.

I giovani venivano addestrati per un particolare genere musicale conosciuto come köçekçe, che veniva eseguito in forma di suite in una determinata melodia. Era un mix di arte sufi, balcanica e con influenze anatoliche classiche, alcune delle quali sopravvivono ancora nella musica popolare turca dei giorni nostri.

L'accompagnamento prevedeva vari strumenti a percussione, come il davul-köçek, il davul essendo un grande tamburo rivestito da un lato con pelle di capra e dall'altro con pelli di pecora che produceva suoni differenti. L'abilità di un köçek sarebbe stata giudicata non solo sulle sue capacità di danza, ma anche per la sua competenza nell'utilizzo dei vari strumenti a percussione, in particolare un tipo di castagnette conosciute col nome di çarpare[1].

I ballerini venivano generalmente accompagnati da un'orchestra con quattro o cinque kaba kemence e laouto come principali strumenti, utilizzati esclusivamente per le suite köçek[7]. C'erano di solito anche due cantanti che si davano il cambio.

Una danza köçek svolta nel serraglio ottomano o palazzo dell'harem poteva coinvolgere fino ad una o due dozzine di köçeks, oltre a molti altri musicisti[1]. Le occasioni festive per le loro esibizioni potevano essere un matrimonio, le feste dopo la circoncisione rituale, sagre e altre celebrazioni, ma anche per il solo piacere dei sultani e dell'aristocrazia[8].

I giovani portavano spesso un pesante trucco e dovevano intrecciare i lunghi capelli, portati sotto un piccolo cappello nero o rosso di velluto e decorato con monete, gioielli e oro. Il loro abito consueto consisteva in una piccola giacca di velluto rosso ricamato con una camicia di seta ricamata in oro, gli shalvar (pantaloni larghi), una gonna lunga e una cintura dorata annodata sul retro.

Venivano fin da bambini addestrati per essere sensuali, attraenti e con una punta di effeminatezza, mentre la loro esibizione danzante doveva essere sessualmente provocante. I ballerini volteggiavano e giravano sui fianchi a ritmo lento e in figura verticale, schioccando ritmicamente le dita e facendo gesti suggestivi. Spesso s'impegnavano anche in acrobazie, facendo finta di fare la lotta e di cadere: il tutto faceva parte dell'atto artistico.

I köçeks erano di solito anche disponibili sessualmente, vendendosi spesso al miglior offerente ed assumendo il ruolo passivo nell'atto sessuale[6][9].

I nomi e la fama assunta dai köçeks a Istanbul nel corso del XVIII secolo sono ben documentati[10][11]. Tra i più celebri köçeks della fine del XVIII secolo ci sono i romani Benli Ali di Didymoteicho (nella Grecia moderna), Büyük, Afet (nato Yorgaki) di origine croata, Küçük Afet (nato Kaspar) di origine armena, e Pandeli proveniente dall'isola greca di Chios. In questo periodo sembrano esserci stati almeno 50 köçeks che erano saliti al rango più alto. Quelli più famosi, come il rom Ismail, dovevano essere prenotati con settimane o addirittura con mesi di anticipo e ad un costo molto elevato[11].

Poeti assai famosi, come Enderûnlu Fâzıl, scrissero poesie e componimenti classici a loro dedicati, o come il compositore di corte Hammamizade İsmail Dede Efendi (1778-1846) che creò per loro canti celebri. Molte Meyhane di Istabul (taverne notturne che servivano meze, raki o vino) noleggiavano volentieri i köçek per intrattenere i clienti.

Prima di iniziare le sue esibizioni il giovane danzava tra gli spettatori per eccitare l'atmosfera; tra il pubblico, la concorrenza per ottenere la loro attenzione poteva spesso causare sommosse e scontri. Gli uomini si lasciavano andare rompendo i bicchieri, gridando, combattendo e a volte uccidendosi a vicenda: il tutto per mettersi in lizza nei favori sessuali dei ragazzi[10]. Questi problemi hanno provocato una prima soppressione della pratica sotto il sultano Abdülmecid I[1].

A partire dal 1805 ci sono stati circa 600 ballerini Köçek che lavoravano nelle taverne della capitale turca. Sono stati messi fuorilegge nel 1837 a causa dei combattimenti che si scatenavano tra i membri del pubblico e tra i ballerini stessi[12]. Con la soppressione della cultura dell'harem sotto il sultano Abdul Aziz (1861-76) e successivamente sotto Abdul-Hamid II (1876-1908) la danza e la musica köçek hanno via via perduto il sostegno dei suoi patroni imperiali e sono così gradualmente scomparse[13].

I Köçeks, nel corso della storia turca, sono stati molto più ricercati rispetto alle Çengi (giovani donne che praticavano la danza del ventre), le loro controparti femminili. Sono noti anche alcuni casi di ragazzi fatti uccidere dalle Çengi, le quali erano estremamente gelose dell'attenzione che gli uomini riservavano nei confronti di questi adolescenti maschi[10][14].

Danza nella moderna Turchia di un uomo abbigliato in vesti femminili proprio come fosse un Köçek.

Propaggini moderne[modifica | modifica wikitesto]

Un'interpretazione moderna è data dal film Kocek (1975) del regista Nejat Saydam. Il film segue la vita di Caniko, un ragazzo dai modi femminili, che lotta con la sua identità di genere[15][16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Prof. Ş. Şehvar BEŞİROĞLU, Music, Identity, Gender: Çengis, Köçeks, Çöçeks (PDF), ITU Turkish Music State Conservatory, Musicology Department.
  2. ^ köçek, Nisanyansozluk.com. URL consultato il 5 dicembre 2011.
  3. ^ S.M. Üseinov, Rusça-Qırımtatarca, Qırımtatarca-Rusça luğat, medeniye.org, Aqmescit, Tezis, 2007.
  4. ^ a b Stephen O. Murray, Will Roscoe, Islamic Homosexualities: Culture, History, and Literature, NYU Press, 1997, ISBN 0-8147-7468-7.
  5. ^ Mevâid'de eşcinsel kültür, su ibnistan.net. (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  6. ^ a b Ελευθεροτυπία - Το ελληνικό γιουσουφάκι!, Archive.enet.gr. URL consultato il 5 dicembre 2011.
  7. ^ The Classical Turkish Music: Köçekçe, turkiye.sarimollaoglu.com. URL consultato il 22 aprile 2013.
  8. ^ Jasmin Jahal, Male Belly Dance in Turkey, jasminjahal.com, February 2002.
  9. ^ Danielle J. van Dobben, Dancing Modernity: Gender, sexuality and the state in the late Ottoman Empire and early Turkish Republic, The University of Arizona, Near Eastern Studies, 2008, ISBN 0-549-72231-9.
  10. ^ a b c Stavros Stavrou Karayanni, Dancing Fear & Desire: Race, Sexuality and Imperial Politics in Middle Eastern Dance, WLU Press, 2006, ISBN 0-88920-926-X.
  11. ^ a b Tullia Magrini, Music and Gender: Perspectives from the Mediterranean, University of Chicago Press, 2003, p. 96, ISBN 0-226-50166-3.
  12. ^ Judith Lynne Hanna, Dance, sex, and gender: signs of identity, dominance, defiance, and desire, 1988, p. 57.
  13. ^ Arno Schmitt, Sexuality and eroticism among males in Moslem societies, Routledge, 1992, ISBN 1-56024-047-4.
  14. ^ Tazz Richards, The Belly Dance Book: Rediscovering the Oldest Dance, 2000, pp. 11, 27, 28, 29–37, 32.
  15. ^ Aziza Sa'id, A Question of Köçek – Men in Skirts, azizasaid.wordpress.com, 31 agosto 2008.
  16. ^ KÖÇEK, Pink Life QueerFest. URL consultato il 22 aprile 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AYVERDİ, Sâmiha; Istanbul Geceleri The nights of Istanbul, ed. Baha, Istanbul, 1977.
  • ENDERUNLU Fazıl bey; Çenginame', 1759
  • Erdoğan, Sema Nilgün: Sexual life in Ottoman Empire, ed. Dönence, Istanbul, 1996. p. 88–92
  • JANSSEN, Thijs: Transvestites and Transsexuals in Turkey, in Sexuality and Eroticism Among Males in Moslem Societies, edited by Arno Schmidt and Jehoeda Sofer, ed. Harrington Park Press, New York, 1992
  • KOÇU, Reşad Ekrem, Eski İstanbul'da Meyhaneler ve Meyhane Köçekleri, İstanbul Ansiklopedisi Notları No
  • ÖZTUNA, Yılmaz: Türk Musikisi Ansiklopedisi, Milli Eğitim Basımevi, İstanbul, 1976. p. 23
  • S.M. ÜSEINOV: Rusça-Qırımtatarca, Qırımtatarca-Rusça luğat, Aqmescit, Tezis, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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