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Danza orientale

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Danza del ventre in Marocco

La danza orientale, (in arabo raqs sharqi, رقص شرقي, danza dell'oriente, inteso come parte orientale del mondo arabo) indica il modo di ballare diffuso in Medio Oriente in tutte le occasioni, dalle feste informali, alle cerimonie e ricorrenze familiari, come i matrimoni, agli spettacoli. Praticata in molte varianti, a seconda della musica utilizzata e della provenienza regionale, si caratterizza per un uso gioioso e giocoso del corpo, e si caratterizza per i suoi dinamismi fluidi e sinuosi, particolarmente adatti al corpo femminile, ma praticati anche dagli uomini.

Se ne possono distinguere diversi stili, tra cui il Baladi, una danza del ventre da cabaret esclusivamente egiziana, ballata in particolare sul suono della fisarmonica, lo Sharqui (l'orientale), che è solitamente identificato con la Danza del ventre, e il Sa'idi, di provenienza della regione Sa'id, nella zona sud dell'Egitto. Quest'ultimo comprende il Tahtib, una danza di combattimento praticata con i bastoni, tipicamente maschile, e il Raks Al Assaya, una sua versione solistica stilizzata che viene praticata anche dalle donne, ed è diffusa come forma di danza da cabaret.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La danza orientale è una danza originaria del Medio-Oriente e dei paesi arabi, eseguita soprattutto, ma non esclusivamente, dalle donne. Tutti coloro che la praticano affermano che si tratta di una delle più antiche danze del mondo, ma in realtà nessun testo ce lo conferma, poiché non esistono descrizioni antiche di una simile forma di danza, e le pitture faraoniche sono molto vaghe nel definire le posture e le movenze delle danzatrici dell'epoca, delle quali risulta impossibile interpretare i gesti. Siccome i movimenti sono molto naturali e rispettano la conformazione fisica delle articolazioni umane, si può supporre che la sua origine sia davvero molto antica, ma non c'è modo di provarlo.[senza fonte]. In tutti i paesi arabi è conosciuta e riconosciuta come parte integrante della tradizione artistica e soprattutto dei momenti di divertimento e di festa. Benché sia originaria, come il nome stesso indica, dei Paesi del Medio-Oriente centralmente l' Egitto, ma anche Libano, Irak, Turchia, è conosciuta ed apprezzata anche nei paesi del Maghreb, l'occidente arabo (maghreb è il termine arabo che indica il luogo in cui il tramonta il sole), come Tunisia, Algeria, Marocco.

In senso stretto, il termine indica la danza classica orientale che si è sviluppata nelle corti principesche del Medio-Oriente ma non solo. In un senso più vasto, può indicare tutte le forme che si conoscono al giorno d'oggi.[senza fonte]

Durante la Campagna d'Egitto di Napoleone, i soldati francesi vennero a contatto con questa danza: provenendo da una società relativamente puritana, il movimento sinuoso dei corpi delle danzatrici veniva percepito come un potente afrodisiaco. È da questo motivo, ancora oggi associato alla danza, che dipende il termine "danza del ventre".[senza fonte]

Danza Orientale[modifica | modifica wikitesto]

La danza orientale è tradizionalmente praticata dalle donne poiché esprime interamente femminilità, vitalità e sensualità. La danza orientale è unica nel suo genere: esistono diversi stili che cambiano a seconda del Paese d'origine, come la danza col velo. In generale, questa danza è caratterizzata dalla sinuosità e dalla sensualità dei movimenti: è di effetto sia con musiche ritmate che lente. Di solito è praticata da danzatrici professioniste.

La pratica della danza orientale è giunta in Europa e in America grazie ai cabaret degli anni trenta e quaranta: è da questo periodo, ma soprattutto dagli anni novanta, che questa danza è diventata famosa in tutto il mondo.[senza fonte]

La danza orientale è particolarmente adatta al corpo femminile, perché aumenta la flessibilità e la tonicità del seno, delle spalle, delle braccia, del bacino, ma soprattutto della pancia: gli addominali sono coinvolti profondamente nei movimenti, modellano la linea e giovano agli organi interni. Tonifica le cosce, migliora l'agilità delle articolazioni e sembra ritardare l'osteoporosi, migliora la postura e rafforza il pavimento pelvico. Inoltre, la danzatrice orientale ha il diritto di essere in carne e può mostrare le proprie forme, come una statua di Maillol. Quello che importa non è la rotondità ma la sensualità, la grazia e la sinuosità dei movimenti.[senza fonte]

Le danze popolari nel mondo arabo[modifica | modifica wikitesto]

Nei villaggi algerini, la danzatrice professionista è CHATTAHA. Dei popoli nomadi di Oulad Nail, Qui abbiamo grande nomi El Hasnawia, Jamila Atabou, Warda Chawuiya, Saliha , Taous, Khoukha Che hanno avuto un successo notevole in Siria e soprattutto in Egitto. Una delle maestre di Samia Gamal è stata Khoukha che proveniva da Orano la città Algerina che ha dato i natali anche a Cheikha Rimiti.

La bibliografia di riferimento, si basa prevalentemente sulle opere redatte dai viaggiatori occidentali che nel secolo scorso esplorarono, avidi di sapere, un mondo straordinario ed a loro quasi sconosciuto.

L'opera che ad avviso di molti costituisce la pietra miliare sulle "riscoperte" per uno studio delle tradizioni culturali dell'Egitto è sicuramente quella dell'inglese Eduard W. Lane"The Manners & Customs of the Modern Egyptians", pubblicato da J. M. Dent & sons Ltd. New York 1908, su testo del 1836 [1] . In questa opera, un vero spaccato di vita sociale, sono riportate utilissime informazioni sulla vita quotidiana in Egitto ai primi dell'Ottocento. Relativamente alla specifica trattazione, sulle danzatrici Ghawazee, esistono però diverse interpretazioni che, messe in relazione con altri testi dello stesso periodo, creano non poca confusione. Il punto in questione è rappresentato dalla confusione che nasce dalle due contemporanee ma ben distinte figure professionali: le Awalim e le Ghawazee. Le prime, come già ampiamente descritto nella sezione a loro dedicata "Musica, canto e danza delle Almeh d'Egitto", appartenevano ad una più elevata classe sociale (almeh, al plurale awalim, significa colta, sapiente, derivando dalla radice ALM che indica il conoscere) non si esibivano in rappresentazioni pubbliche e di strada, mentre le danze descritte dai viaggiatori erano prevalentemente quelle delle Ghawazee, danzatrici zingare.

Secondo la descrizione riportata da Wendy Buonaventura nel suo libro "Il serpente e la sfinge", nell'Egitto del IX secolo, al tempo di Harun al Rashid, periodo questo considerato come l' età d'oro della musica e delle arti nel mondo Arabo, la presenza di danzatrici non aveva confronti con l'esiguo numero di cantanti. Si scelse quindi di istruire alcune di queste danzatrici anche nell'arte della musica e del canto. Il risultato fu quello di avere avuto sino alla metà del XX secolo delle superbe interpreti abili sia nella danza, nel canto e nella musica.

È proprio la ricevuta "istruzione" che rendeva questa categoria estremamente raffinata e privilegiata a cui era consentito l'ingresso agli ambiti sociali più ristretti e primo tra tutti il riservatissimo Harem.

Le Awalim, sicuramente più raffinate ed appartenenti ad una classe sociale più elevata avevano libero accesso ed erano assai gradite presso i ranghi sociali più elevati, esibendosi prevalentemente in presenza di un pubblico femminile nelle arti del canto e della danza con eleganza ed estrema raffinatezza. Altra particolarità che distingueva questa specifica categoria, era la rigida consuetudine di portare sempre, a differenza delle ghawazee, il velo nei luoghi pubblici.

Esiste purtroppo, in merito a questo argomento, molta confusione in quanto nelle descrizioni riportate da molti autori del XVIII e XIX secolo la figura della Almeh viene confusa con quella delle famose interpreti Ghawazee.

Senza approfondire troppo l'argomento vista la complessità, le contraddittorie e poco certe fonti di provenienza credo sia più logico accennare solo per grandi linee alle ipotesi formulate in merito alla presenza delle Ghawazee, come di altre popolazioni nomadi sia nel bacino del Mediterraneo che in Europa. Interessantissimo a riguardo è l'articolo di Giovanni Canova "Notizie sui Nawar e sugli altri gruppi zingari presenti in Egitto" nell'antologia "La bisaccia dello Sheikh", Università degli Studi di Venezia, 1981 [2] che ipotizza che gli zingari d'Egitto provengano da una grande migrazione di un unico ceppo etnico, linguisticamente diverso da quello finale, che, abbandonando le regioni dell'Asia centrale, mosse su direttrici diverse: una delle quali in direzione della penisola Arabica, con la successiva penetrazione nel territorio Nord Africano, e forse attraverso questo proseguì l'accesso in Europa attraverso la Spagna. (Il nome inglese "Gipsy" è stato per lungo tempo considerato una corruzione del termine "Egyptian", e infatti per lungo temposi è pensato alla possibile provenienza degli "zingari" dal territorio Egiziano - cosa anche questa ancora da dimostrare). Un altro flusso, spostandosi invece verso le coste dell'Anatolia, risalì i Balcani per raggiungere il cuore dell'Europa Centrale. In questo caso la presenza di Zingari detti "Cingene" in territorio Turco è databile intorno al XII secolo e le successive migrazioni verso l' Europa centrale vengono indicate intorno al 1300.

Di altre popolazioni zingare sono ben documentate le tracce durante la originaria espansione dell'Impero Ottomano, ad esempio i Cingene, in quanto, oltre che ad essere presentii nella vita sociale, facevano anche parte delle regolari truppe militari impegnate contro gli eserciti Cristiani. Delle citate Ghawazee invece, si hanno notizie molto più tarde, documentate solo a partire dalla fine del XVII secolo. Dal periodo della spedizione Napoleonica (1798) in poi, la presenza delle "Ghawazee" viene sempre più segnalata dai racconti di viaggio e dalle cronache, e ad esse si attribuisce la più viva tradizione popolare Egiziana nel settore della Danza.

Con l'arrivo delle truppe Napoleoniche al Cairo, come già ampiamente illustrato, l'altra categoria di Danzatrici-musiciste, le Awalim (anche dette Almee, francesizzando il termine arabo), abbandonò i luoghi di origine per non esibirsi alla presenza di un pubblico invasore e principalmente maschile. Questa condizione invece non turbò affatto le Ghawazee che contrariamente alle prime e per tradizione artiste di strada, familiarizzarono con le truppe Francesi. Lo stretto contatto con le truppe militari fu anche segnato da terribili episodi che portarono al conseguente allontanamento delle troppo "disponibili" danzatrici dalla città del Cairo.

Quattrocento Ghawazee furono "giustiziate" (decapitate e gettate nel Nilo) allo scopo di dare un esempio al fine di sedare i ripetuti incidenti che si verificavano tra le truppe. Questo atto di terribile "barbarie" legittimato dai generali francesi portò gradualmente tali personaggi, ritenuti scomodi ed indecorosi, agli occhi dell'invasore occidentale, verso l'allontanamento dai grandi centri. La "sorte" delle Ghawazee, ed il loro definitivo allontanamento dalla vita e le rappresentazioni nei grandi centri urbani quali Il Cairo, venne segnata dall'allora reggente Muhammed Ali, che nel 1834 ne ordinò l'allontanamento immediato verso le campagne e le città del sud, infliggendo pene severissime a chiunque contravvenisse al divieto imposto. Si potevano ampiamente quanto facilmente ammirare al sud dell'Egitto. I diari di viaggio di Flaubert "Viaggio in Egitto" ne parlano ampiamente.

Di questa particolare condizione, creatasi assai fortunosamente, a trarne gran vantaggio furono i "Kocek (danzatori uomini, che in abiti femminili interpretavano danze e ruoli destinati alle donne), banditi anche loro nello stesso periodo per motivi di ordine pubblico dalla vicina Turchia dal Sultano Mahmut II. Quando, gli esuli "Kocek" arrivarono in Egitto si integrarono con un'altra schiera di danzatori "simili" e già presenti in Egitto, conosciuti con il nome di "Khawals". La presenza dei Khawals egiziani è stata anche documentata dallo scrittore E. W. Lane nel suo già citato testo. Questi nuovi "particolari" soggetti, i Kocek, furono rapidamente accettati, in quanto assai raffinati nel vestire, dai modi gentili e padroni nell'arte della danza, si integrarono ed a volte sostituirono le danzatrici Ghawazee allontanate dalle aree metropolitane. Non è poi affatto raro che in questo stesso periodo alcuni dei numerosi visitatori occidentali abbiano assistito a spettacoli di danza eseguiti da uomini credendoli delle "autentiche" danzatrici egiziane. Una analoga circostanza è anche descritta nel libro del 1929, "Viaggio in Oriente" [3], dallo scrittore Gérard de Nerval che fu incredulo e stupefatto spettatore di uno spettacolo simile.

La condizione sociale delle Ghawazee, risulta dalle informazioni in nostro possesso, simile a quella di tutte le popolazioni "zingare", una vita prevalentemente relegata ai bordi delle società così dette più evolute. Anche in questo caso vale a dire nell'Egitto del XVIII secolo valeva la stessa regola e le Ghawazee appartenenti alla schiera delle tribù nomadi, viveva al di fuori dei grandi centri urbani in accampamenti provvisori. Distinguendosi dall'altra più "rispettabile" categoria quella delle Almee, le rappresentazioni delle Ghawazee, spontanee manifestazioni di strada, si avvalevano spesso,della collaborazione dei componenti maschile della tribù per l'accompagnamento musicale.

La discutibile "cattiva" reputazione di cui godevano tali danzatrici, malviste anche dagli esponenti religiosi, impediva loro l'accesso ai riservati Harem ed era ritenuto sconveniente ospitare una "zingara" nella propria abitazione. Anche se in molte celebrazioni, quali matrimoni, circoncisioni ecc, veniva loro concesso di esibirsi, questo avveniva quasi sempre in luoghi all'aperto. La reputazione delle Ghawazee non è di molto dissimile da quella che accomuna le Ouled Nail a Danzatrici-prostitute.

E' comunque logico che i viaggiatori occidentali potessero vedere facilmente soltanto questo tipo di danzatrici, poiché nessuna donna "seria" si sarebbe esibita di fronte ad un pubblico di uomini, per di più stranieri!

La presenza iconografica di cui siamo in possesso, permette come già accennato, di porre l'attenzione anche su quelle che sono le caratteristiche sia del vestiario che della danza. In merito all'abbigliamento, anche in questo caso minuziosamente descritto da Lane e molti altri coevi autori e riccamente illustrato da grandi artisti quali Prisse e David Roberts nelle sue dettagliatissime litografie , risulta evidente la stretta somiglianza con l'abbigliamento dello stesso periodo in uso presso le Cingene Ottomane rappresentate nelle splendide miniature dell'artista Levni. Segnaliamo il bellissimo libro "La femme dans la peinture orientaliste di Lynne Thornton, Acr Editions 1993 [4].

Il vestiario, prevedeva nelle sue diverse combinazioni l'uso variabile sia di un lungo che un corto abito. Quello lungo,detto "Yelek", che generalmente stretto in vita e dall'ampia scollatura era indossato lasciato aperto dalla vita sino ai piedi.Il più corto, più simile ad un coprpetto era lungo sino al giro vita e sempre dalla profonda scollatura era aderente in vita.

In quest'ultimo caso una gonna (Tob) veniva indossata in mancanza dell'abito lungo. Una aderente "camicetta" dalle ampie lunghe maniche era generalmente indossata sotto i due precedenti indumenti. Comune alle possibili varianti era sempre l'uso dell'ampio ed a volte decorato pantalone "shintyan" (harem pants). Immancabile naturalmente l'uso della fascia annodata sui fianchi, ricordo forse ancestrale degli antichi costumi rituali, emblema simbolico della dea Ishtar, le ricche decorazioni tra i capelli e la ricorrente mancanza di veli sul volto. Monili, bracciali, cavigliere e orecchini completavano insieme alle immancabili decorazioni con l'henna e l'antico e sapiente uso del khol, usato sia per il trucco che per la stessa protezione degli occhi, l'abbigliamento delle originarie danzatrici Ghawazee del Diciannovesimo secolo.

Le prime notizie documentate sull'esistenza negli harem Egiziani di "donne musiciste" abili sia nella danza che nel canto si devono attribuire agli scritti del Francese Savary risalenti al 1785. Da questa data in poi, come già accennato, la limitata documentazione di cui disponiamo confonde spesso queste due differenti ma ben distinte "figure professionali", le Awalim e le Ghawazee, anche perché molto spesso i pittori orientalisti facevano riferimento a racconti e fantasie, poiché in parecchi casi non erano neppure mai stati in un paese del Medio Oriente. Anche avvalendoci del supporto visivo, quello che per intenderci è stato rappresentato nelle opere degli esponenti della corrente degli orientalisti, non permette una chiara distinzione di queste due ben distinte interpreti. Due tra dipinti più noti, "The Dance of the Almeh" e "Almeh with pipe" entrambi eseguiti dal grande Jean-Leon Gerome, raffigurano tutti e due una "ipotetica" quanto forse improbabile Almeh.

Le due raffigurazioni, ovviamente simili tra loro differiscono fortemente dalle seppur esigue informazioni di cui siamo in possesso. L'abbigliamento, l'assenza del velo e la rappresentazione di fronte ad un pubblico "esclusivamente" maschile lascia pensare ad una interpretazione più vicina alle caratteristiche di una Ghawazee piuttosto che ad una Almeh. Anche il solo confronto visivo con la prima immagine "Almee ou danseuse egyptienne" mette in evidenza la netta discrepanza con un abbigliamento fondamentalmente diverso e decisamente più "castigato". La diversità di informazioni in nostro possesso è quindi molto contraddittoria e non permette una valutazione effettiva sull'argomento. Si deve forse alla originaria danza delle Almeh l' attuale Raqs Sharqi che trova nella raffinata esecuzione e nella elegante gestualità delle braccia la sua forse più possibile erede.

La figura delle Almee, rinomate nelle arti canore, musicali e della danza, ha il suo inevitabile declino intorno agli anni 30. Epoca questa di cambiamenti che contrariamente ad una propria origine culturale mirata allo straordinario connubio tra canto e danza, si sposta esclusivamente verso l'intrattenimento visivo ed esibizionistico sviluppandosi secondo direttrici prettamente occidentali che portarono a quella particolare esecuzione della danza comunemente detta stile "cabaret".

Il cinema egiziano ha reso note grandi danzatrici come Tahia Carioca, Samia Gamal, Neima Akif.

Gli stili[modifica | modifica wikitesto]

Per una maggior conoscenza della danza orientale, occorre classificare i numerosi stili in alcune categorie principali.

Stile danza orientale autentica con danza Hawzi Caratterizzato da movimenti eleganti, ampi e dolci, la danza viene resa fluida grazie al coinvolgimento armonico del corpo della danzatrice.

Stile Šarqī Lo stile Šarqī, inizialmente legato alla tradizione di danze ballate nelle corti islamiche, si evolve nei primi decenni del Novecento. Le interpreti dei cabaret egiziani iniziarono a ricorrere a coreografie e all'utilizzo di strumenti quali il velo, il candelabro e le scarpe col tacco, introducendo inoltre passi derivanti dal balletto classico come l'arabesque e lo chassé.

Stile Baladī

È uno stile caratterizzato dalla movenza del bacino carica di intensità. I movimenti delle braccia sono meno ampi e svolazzanti rispetto a quelli dello stile Šarqī. Si prediligono le camminate con il piede a terra e non in mezza punta come nello stile classico. Lo stile Baladī è una danza popolare cittadina che nasce dall'incontro della popolazione rurale con quella urbana.

Stile Ša'abī

La danza Ša'abī è legata alla terra, caratterizzata dalla spontaneità, semplicità e allegria. Lo stile Ša'abī è lo stile popolare egiziano. Le danze popolari comprendono repertori zingari (ġawāzī) e delle campagne (fellahī). La variante egiziana è quella interpretata con il bastone, chiamata sayydī.

Stile Danza di Iaset danza del ventre dell'Egitto Faraonico"'

Questo stilo e stato creato nel anno di 1993 , in Brasile, per la insegnante di ballo, Regina Ferrari come una rappresentazione artistica della danza del Antico Egitto, con simbolismo fittizio, e immaginario. Non e una danza con finalita esoterica , da essere utilizzata nei riti di magia . Questa danza e composta con i movimenti della danza del ventre arabo , mescolati con i passi del balletto classico, e una interpretazione fittizie per ogni movimento. Ci sono diverse coreografie con gli uso dei variati veli finno a 9 veli , che portanno la sensazione di mistero, pero non c’e nessuno legame fra le coreografie create , con la vera danza praticada nei riti di magia nel Antico Egitto. La proposta e di promuovere gioa, e il benessere delle donne ,portando la bellezza, e femminilita verso questa arte.

Gli accessori[modifica | modifica wikitesto]

La danza orientale viene spesso accompagnata da numerosi accessori tra i quali troviamo: doppio Velo Chiamata Danza Hawzi Danza Hawzi considerata nel mondo arabo è la più raffinate delle danze orientali di tutti i tempi, origine dall Algeri

Velo La prima ballerina ad interpretare questo tipo di danza fu Hanan El Jazairiya, che negli anni venti , conquistò il pubblico avvolgendosi nel trasparente velo per poi farlo volteggiare nell'aria.

Sagat Sono dei cimbali, piccoli strumenti a percussione in ottone che vengono tenuti sul pollice e sul medio di entrambe le mani.

Bastone La danza del bastone deriva dal tahtīb, un'arte marziale che si tramutò in danza maschile folcloristica. Questa danza è caratterizzata da gioiosi saltelli.

Tamburello Alcune danzatrici accompagnano la loro danza suonando un tamburo Grande - Bandir. Soprattutto in Neili e Sidi Bel Abbas.

Candelabro La danzatrice si esibisce tenendo in equilibrio sulla testa un candelabro con tanto di candele accese, nelle feste di matrimonio.

Spada Due Spade La danzatrice Tuareg di Tamanrassette esegue durante la danza esercizi di equilibrio con la spada.

Karkabou

Ali di Iside Sono un'introduzione moderna, come i fan veils, si possono considerare un'evoluzione del velo.

C'è da specificare che molti degli stili sopra elencati non sono di origine medio orientale ma molti sono stati importati dall'occidente come le ali di iside e la spada.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sabah Benziadi, Khadra Benziadi,
  • Karin van Nieuwkerk, A Trade like Any Other: Female Singers and Dancers in Egypt
  • Wendy Bonaventura, Serpent of the Nile: Women and Dance in the Arab World
  • Jolanda Guardi, Claudia Lunetta, La danza del ventre, Xenia
  • Regina Ferrari, " La Danza del Ventre dell Egitto Faraonico" Edizione Mediterranee

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