Cimbalini a dita

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Cimbalini a dita
Finger cymbals.jpg
Informazioni generali
Origine Assiria, Giudea, Antico Egitto, Antica Grecia, India, Tibet ecc.
Classificazione 111.211
Idiofoni a percussione reciproca
Uso
Musica dell'antichità
Musica galante e classica
Musica folk
Bande musicali
Didattica musicale
Musica dell'Asia Occidentale
Musica dell'Asia Centrale
Musica dell'Asia Meridionale
Musica tradizionale dell'Europa Meridionale
Musica dell'Africa Settentrionale
Estensione
Cimbalini a dita – estensione dello strumento
Suonatore di cimbalini a dita nel mosaico della villa di Cicerone a Pompei

I cimbalini a dita sono uno strumento musicale a percussione formato da una coppia di piatti metallici. Fanno parte della famiglia degli idiofoni a percussione diretta a concussione e sono spesso associati alla danza popolare. Non vanno confusi con i piatti o crotales antichi, che hanno diametro e spessore maggiore.[1] Sono uno dei principali strumenti nella danza del ventre, dove spesso la danzatrice stessa ne suona una coppia per ogni mano.[2]

I due piattini classici sono in bronzo o ottone e hanno un diametro di 5 centimetri, con la parte esterna piatta e quella centrale concava. Possono essere legati tra loro da una cinghia di cuoio,[1] nel qual caso hanno un foro, o essere indipendenti tra loro con un elastico per infilarli al dito, con uno o due fori.[3]

Nomi e forma[modifica | modifica wikitesto]

In inglese sono chiamati finger cymbals, in tedesco FingerZimbeln, in francese sagattes o cymbales á doigts, in turco zill, in tibetano tingsha, in India sono chiamati manjira, in greco zilia, in arabo sil-sil o sājāt e in egiziano sagat.[1] A seconda dei Paesi, possono avere forme, dimensioni e suono diverso. I sagat egiziani sono un po' più grandi e pesanti, con suono più breve e meno squillante.[3] Anche i tingsha (ཏིང་ཤགས་) tibetani hanno spessore e dimensioni maggiori.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sono usati fin dall'antichità e sono entrati nella tradizione musicale di diverse popolazioni. Furono utilizzati dalle danzatrici nei templi dell'Antico Egitto, dagli Assiri, antichi Ebrei, antichi Romani, antichi Greci ecc.[1] Scavi archeologici hanno evidenziato che i primi cimbalini metallici del Medio Oriente risalgono al 1500 a.C., anche se in Egitto sono stati trovati analoghi cimbali in legno e in avorio datati al 3300 a.C.[3]

Usati principalmente dalle danzatrici del Medio Oriente, che li suonano accompagnando i musicisti, si presume che siano originali della Turchia, Egitto, Marocco, Penisola arabica e Persia. Sono raffigurati in bassorilievi delle antiche Assiria, Babilonia, Fenicia e nelle piramidi egiziane.[4]

Attorno al 500 a.C. i cimbalini si diffusero attorno al Mediterraneo, quando venivano suonati per l'adorazione degli dei Cibele e Dioniso. Al tempo dei Romani erano molto diffusi, anche per la facilitá di reperire bronzo. Un suonatore di cimbalini a dita è raffigurato in un mosaico della Villa di Cicerone a Pompei risalente al II secolo a.C.. Nel Medioevo, con l'incremento dell'ottone, i cimbalini assunsero forme diverse a seconda della regione. In Grecia e Turchia si sviluppò a quel tempo un modello con la cavità pronunciata. Dal XV secolo furono impiegati per la danza andalusa zambra mora in Spagna e nel Medio Oriente.[4] Furono introdotti nel Nordeuropa alla fine del XIX secolo dalle Ghawazi, le danzatrici itineranti gitane egiziane.[3]

Utilizzi moderni[modifica | modifica wikitesto]

Danzatrice gitana mediorientale con i cimbalini

Sono diverse le zone dove i cimbalini a dita sono ancora diffusi e utilizzati con continuità. In Oriente sono usati dalle danzatrici, che ne suonano una coppia per ogni mano al ritmo della locale musica tradizionale. Hanno un largo impiego nella sezione ritmica delle bande musicali in Egitto, Turchia e Arabia. I sufi li suonano prima di iniziare le cerimonie religiose.[1] Le zilia in Grecia si suonano per i canti di Natale, ai matrimoni, ai festival e nelle danze tipiche delle isole greche.[5] In alcuni paesi, i cimbalini a dita sono spesso usati come strumenti didattici durante le lezioni di educazione musicale.[1]

I tingsha tibetani sono usati in Tibet per le preghiere e le meditazioni buddhiste.[6] I manjira sono tipici cimbalini a dita del Nord dell'India che venivano usati nella locale musica classica. Questa usanza si è persa e attualmente vengono usati nelle danze kathak e nelle canzoni sacre induiste o sikh. Secondo alcuni testi sacri indiani, la coppia di cimbali rappresenta la coppia divina formata da Śiva e Śakti.[7]

Tra le opere in cui sono stati utilizzati i cimbalini a mano vi sono Jahla, in the form of a Ductia to please Leopold Stokowski di Lou Harrison, Nuclei di Riccardo Malipiero, West Side Story, Sinfonia n. 3 Kaddish, Suite orchestrale di A Quiet Place e Songfest di Leonard Bernstein, Concerto per oboe e orchestra di Bruno Maderna, Circles di Luciano Berio, Kindertotenlied di Salvatore Sciarrino e Anactoria di Liza Lim.[1] Molti sono stati anche gli artisti rock che li hanno usati, tra i quali i Tyrannosaurus Rex nei primi quattro album.[8]

Modo di impiego[modifica | modifica wikitesto]

Due danzatrici del ventre con i cimbalini a dita

I due cimbalini vengono fissati al dito medio e al pollice, circa come le castagnette spagnole, in modo che le due superfici concave si percuotano tra loro. Lasciando che i piattini continuino a toccarsi dopo l'impatto si bloccano le vibrazioni e si ottiene un suono chiuso, separandoli subito continuano invece a vibrare e si ha un suono aperto.[1] In quest'ultimo caso, se dopo l'impatto i due cimbalini vengono scossi si ottiene un suono tremolo.[9] Si può ottenere un suono paragonabile a un rullo del tamburo sfregando tra loro i due cimbalini. Vengono talvolta utilizzate anche bacchette da batteria per percuotere un cimbalino.[1]

In ambito orchestrale garantiscono un buon contrasto con gli strumenti acuti e le percussioni, nei momenti musicalmente meno densi del brano aggiungono un timbro sommesso.[1] Al pari del triangolo, servono sia come strumento ritmico che per determinare l'accento.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j Guido Facchin, Le percussioni, EDT srl, 2000, pp. 22-24, ISBN 8870632512.
  2. ^ a b (EN) Kalani, All about Hand Percussion: Everything You Need to Know to Start Playing Now!, Alfred Music Publishing, 2008, p. 22, ISBN 073904964X.
  3. ^ a b c d (EN) You say Zills, I say Sagat, su gildedserpent.com. URL consultato il 10 luglio 2016.
  4. ^ a b Morwenna Assaf,  pp. 20-21
  5. ^ (EL) Ζήτα, su psaradelli.gr. URL consultato il 10 luglio 2016.
  6. ^ Robert Beer, Tibetan Ting-Sha: Sacred Sound for Spiritual Growth, Connections Press, 2004, ISBN 1-85906-153-2.
  7. ^ (EN) Bruno Nettl, Ruth M. Stone, James Porter, Timothy Rice, The Garland Encyclopedia of World Music: South Asia : the Indian subcontinent, Taylor & Francis, 1998, p. 342, ISBN 0824049462.
  8. ^ (EN) Philip Auslander, Performing Glam Rock: Gender and Theatricality in Popular Music, University of Michigan Press, 2006, pp. 82-95, ISBN 0472068687.
  9. ^ (EN) Nick Petrella, The Ultimate Guide to Cymbals, Carl Fischer, L.L.C., 2002, p. 8, ISBN 0825849055.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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