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Pepi II

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Pepi II
Statuette of Queen Ankhnes-meryre II and her Son, Pepy II, front view.jpg
Statuetta in alabastro di Pepi II in braccio alla madre, la regina Ankhesenpepi II (Brooklyn Museum).
Re dell'Alto e Basso Egitto
Stemma
Predecessore Merenra I
Successore Merenra II
Nascita 2284 a.C.
Morte 2216 a.C. o 2184 a.C. (dibattuto[1][2][3])
Sepoltura piramide chiamata "La vita di Netjerkhau è eterna"
Luogo di sepoltura Saqqara
Dinastia VI dinastia egizia
Padre Merenra I[4]
Madre Ankhesenpepi II
Coniugi Neith
Iput II
Ankhesenpepi III
Ankhesenpepi IV
Udjebten
Figli Merenra II, Nebkauhor-Idu, Ptashepses[5]
« È uscito Pepi da Buto. È abbigliato come Horus, è addobbato come le Due Enneadi. Si leva Pepi come re, si innalza egli come Upuaut, egli ha preso la Bianca e la Verde, la sua mazza è nella sua mano, il suo scettro ames è nel suo pugno. La madre di Pepi è Iside; egli ha poppato da Nefti. Pepi ha poppato dalla Sekhat-Hor [Hathor?[6]]. Neith è dietro di lui, Selkis è davanti a lui. […] O Thot, che sei entro l'ombra del tuo cespuglio, poni Pepi sulla penna della tua ala […]. È sano Pepi, è sana la sua carne; è sano Pepi, è sana la sua veste. Egli sale al cielo come Mentu[7], egli cala come l'Anima-della-sua-rete[8] »
(Testi delle piramidi, n° 555[9][10])

Pepi II (anche Piopi II; per intero: Neferkara Pepi; in greco Φìωψ, Phiops[11][12]) (2284 a.C. – 2216 a.C. o 2184 a.C.[1][3][13]) è stato un faraone della VI dinastia egizia. Il suo nome regale, Neferkara, significa "Meraviglioso è il ka di Ra".

Il regno relativamente pacifico[14] di Pepi II, la cui lunghissima durata fu forse causa di una certa stagnazione, segnò il declino irrefrenabile dell'Antico Regno: a causa dello strapotere dei nomarchi (i governatori locali), l'autorità del faraone diminuì. Con l'autorità centrale indebolita a tal punto[12], l'aristocrazia locale avviò una serie di conflitti per dividersi il territorio. L'Antico Regno cadde pochi decenni dopo la morte di Pepi II. Come ha scritto l'egittologo inglese Toby Wilkinson:

« Un lungo regno era solitamente segno di una dinastia stabile. Ma i molti decenni di Pepi II sul trono causarono gravi problemi alla successione. Non solo il re vide passare dieci visir, ma sopravvisse anche a molti dei suoi eredi […]. Il giovane monarca pieno di esuberanza giovanile divenne un fragile vecchio. Immortale nella teoria (e così dovette sembrare sempre di più agli occhi dei suoi sudditi), semplicemente aveva vissuto troppo a lungo. La sua morte, quando finalmente venne, segnò allo stesso tempo la fine di un uomo e la fine di un'era. L'Antico Regno aveva terminato il suo corso. »
(Toby Wilkinson[15])

Primi anni di regno[modifica | modifica wikitesto]

Cartiglio con il nome regale (Neferkara) di Pepi II nella Lista regale di Abido.
Testa di un faraone coeva al regno di Pepi II; probabilmente da una statua dello stesso Pepi II (Metropolitan Museum of Art, New York).

Sua madre Ankhesenpepi II (detta anche Ankhesenmerira II) regnò, con ogni probabilità, come reggente per Pepi II ancora bambino. Una statuetta in alabastro, conservata al Brooklyn Museum di New York, rappresenta il giovanissimo Pepi II, rivestito di tutti gli attributi faraonici, seduto sulle gambe della madre. Nonostante il suo regno lunghissimo, questa è una delle sole tre rappresentazioni conosciute di questo sovrano. Ankhesenpepi II potrebbe esser stata affiancata dal fratello Djau (o Zau)[16], che era stato visir durante il precedente faraone. Alcuni studiosi hanno interpretato la relativa scarsità di statuaria regale ascrivibile al regno di Pepi II come indizio della difficoltà, da parte della corte, di trattenere artigiani di valore.

Lettera di Pepi II bambino a Harkhuf[modifica | modifica wikitesto]

Un lampo della personalità di Pepi II da bambino emerge da una lettera che scrisse a Harkhuf, governatore di Assuan e capo di una spedizione in Nubia. Dalle iscrizioni nella sua tomba è noto che Harkhuf condusse almeno quattro spedizioni dall'Alto Egitto fino a Yam, dalle quali tornò ogni volta carico di merci per il faraone. Più particolare fu la quarta spedizione in quanto, oltre al consueto bottino, Harkhuf riuscì a procurarsi un "nano danzante", quasi certamente pigmeo. Ormai ritornato in sicurezza nell'Alto Egitto, Harkhuf comunicò al giovanissimo faraone Pepi II il suo ritorno, citando i grandi doni portati da Yam, pigmeo compreso. Il re-bambino in persona, assai incuriosito, rispose al governatore ed esploratore con una lettera di ringraziamento[17], della quale segue un estratto:

« Ho notato il motivo di questa lettera che tu hai inviato al re, al palazzo, in modo che uno [il re] possa sapere che sei ritornato sano e salvo da Yam insieme ai soldati che erano con te. Tu hai detto in questa lettera che hai portato grandi e bellissimi doni […]. Tu hai detto in questa lettera che hai portato un nano danzante del dio dalla terra degli spiriti, simile al nano che il tesoriere del dio, Burded, portò da Punt ai tempi di Isesi. Tu hai detto alla Mia Maestà: "Nessuno ne ha uno come questo, che sia stato portato da chiunque si sia recato in Yam." […] Torna alla corte subito, devi portare con te questo nano che hai preso vivo, prospero ed in salute dalla terra degli spiriti, per la danza del dio, per rallegrare ed allietare il cuore del Re dell'Alto e Basso Egitto Neferkara [Pepi II], che viva in eterno. Quando si troverà con te sulla nave, incarica gente capace che stia al suo fianco su ciascun lato della nave (per evitare che possa cadere in acqua). Quando alla notte dormirà, incarica gente capace che gli dorma accanto nella sua tenda. Controllalo dieci volte per notte! La Mia Maestà desidera vedere questo nano ancor più dei doni dal Sinai e da Punt. Se, quando arriverai a corte, avrai questo nano con te vivo, prospero ed in salute, la Mia Maestà farà per te una cosa più grande di quanto venne fatto al tesoriere del dio, Burded, al tempo di Isesi, in accordo col desiderio del cuore della Mia Maestà di vedere questo nano. »
(Autobiografia di Harkhuf[18])

Una lettera del genere rappresentava un enorme onore, ed Harkhuf non mancò di riprodurla integralmente sulla facciata della propria tomba, essendo le pareti interne già decorate con i racconti delle sue precedenti spedizioni. È grazie a questo espediente che si è preservata l'unica lettera reale completa dell'Antico Regno.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Testa di una mummia rinvenuta nel sarcofago di Merenra I, il più probabile padre di Pepi II. Non è chiaro se tali resti appartengano o meno al sovrano. Fotografia di Gaston Maspero, 1915.

Identità del padre[modifica | modifica wikitesto]

Ascese al trono all'età di 6 anni, alla morte di Merenra I. Si riteneva tradizionalmente che fosse figlio del faraone Pepi I e della regina Ankhesenpepi II, ma gli annali registrati sulla Pietra di Saqqara meridionale indicano che Merenra I ebbe un regno di almeno 11 anni; Pepi II sarebbe quindi nato 5 anni dopo la morte di Pepi I. Vari sigilli reali della VI dinastia e blocchi di pietra - l'ultimo dei quali individuato nel Tempio funerario della regina Ankhesenpepi II, madre certa di Pepi II - furono scoperti nella stagione di scavi 1999/2000, a Saqqara, e dimostrano che Ankhesenpepi II sposò anche Merenra I, dopo la morte di Pepi I[19]. Le iscrizioni su tali blocchi di pietra enumerano i seguenti titoli di Ankhesenpepi II:

« Sposa del Re-della Piramide di Pepi I, Sposa del Re-della Piramide di Merenra [I], Madre del Re-della Piramide di Pepi II.[19] »

Di conseguenza, molti egittologi sono del parere che Merenra I fosse padre di Pepi II[4]. Pepi II sarebbe stato, quindi, nipote abiatico di Pepi I.

Spose[modifica | modifica wikitesto]

Pepi II ebbe molte mogli nel corso della sua lunga vita, fra le quali:

Disegno tratto da petroglifi raffiguranti Pepi II, a sinistra, circondato da iscrizioni geroglifiche, presenti nello Uadi Maghara, nel Sinai.

Fra queste regine, Neith, Iput e Udjebten ebbero ciascuna una piramide minore e un tempio mortuario all'interno del complesso sepolcrale di Pepi II a Saqqara. Ankhesenpepi III fu sepolta in una piramide accanto a quella di Pepi I, mentre Ankhesenpepi IV fu inumata in una cappella nel Tempio mortuario della regina Udjebten[5]. Si conoscono inoltre due figli di Pepi II: Nebkauhor-Idu e Ptashepses[5].

"Re Neferkara e il generale Sisene"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Re Neferkara e il generale Sisene.

Un numero esiguo di faraoni è stato immortalato in antichi racconti: fra questi, Pepi II. Nel racconto intitolato Re Neferkara e il generale Sisene[21], sopravvissuto in tre frammenti di un papiro risalente al tardo Nuovo Regno (naturalmente, non è escluso che la sua composizione possa essere più antica)[22], si narra di un incontro notturno, clandestino, tra un comandante militare - il generale Sisene o Sasenet - e un faraone Neferkara (nome regale di Pepi II). Alcuni l'hanno interpretata come la narrazione di una relazione omosessuale; è oggetto di dibattito se i frammenti parlino o meno di Pepi II[23][24]. Alcuni studiosi, come R. S. Bianchi, hanno ipotizzato che possa trattarsi di un'opera di letteratura arcaizzante, risalente alla XXV dinastia e riferito a Shabaka Neferkara, un faraone kushita[25]. Cimmino ha commentato, riferendosi anche alle valutazioni complessive sul regno di Pepi II:

« Qualche studioso ha voluto ipotizzare una decadenza del regno causata dalle mollezze attribuite a Pepi II e ai suoi cortigiani. Si tratta di valutazioni basate su un testo, probabilmente redatto durante la XVIII dinastia, circa 7 secoli più tardi, nel quale si parla apertamente della omosessualità del sovrano, del suo rapporto col generale Sisene, e dello scorretto e degenerato comportamento dei cortigiani. »
(Franco Cimmino[21])

Declino dell'Antico Regno[modifica | modifica wikitesto]

Il declino dell'Antico Regno inizio prima dell'epoca di Pepi II, con il potere sempre maggiore dei nomarchi (rappresentanti regionali del re). Pepi I, per esempio, prese in moglie due figlie di un nomarca, per poi elevare un loro fratello all'ufficio di visir; l'influenza di queste due regine fu grande, siccome il figlio di ciascuna di loro divenne faraone: prima Merenra I e poi Pepi II. Durante il regno di Pepi II, agli alti funzionari d'Egitto non solo andò un potere sproporzionato rispetto a quello del sovrano, ma anche una considerevole ricchezza: a questo periodo risalgono le ricche tombe particolarmente elaborate di nomarchi in carica, importanti sacerdoti e altri pubblici ufficiali[26]. I nomarchi erano tradizionalmente esenti dalla tassazione, e la loro carica divenne ereditaria. La crescente ricchezza, unità all'ereditarietà del ruolo, portò a una loro sostanziale indipendenza dal potere centrale del monarca e della corte. È noto che, a un certo punto, Pepi II suddivise il ruolo di visir fra due persone: uno per l'Alto Egitto e uno per il Basso Egitto: un'ulteriore decentralizzazione del potere rispetto alla capitale, Menfi. Mentre la sede del visir dell'Alto Egitto mutò varie volte, quella dell'omologo per il Basso Egitto rimase sempre Tebe. Si è ipotizzato anche il regno estremamente lungo ("troppo lungo" l'ha definito Cimmino[27]) di Pepi II fra i fattori che portarono al declino e al collasso del potere faraonico e, così, alla fine dell'Antico Regno[12].

Regno più lungo della storia?[modifica | modifica wikitesto]

Rilievo di Pepi II nel Tempio di Min a Copto.
Frammento di un decreto di Pepi II. Brooklyn Museum, New York

Manetone e il Papiro dei Re[modifica | modifica wikitesto]

Pepi II è spesso menzionato come il monarca dal regno più lungo della storia, soprattutto in virtù di un'opera del sacerdote e storico egizio d'epoca ellenistica Manetone (III secolo a.C.), che attribuì a Pepi II ben 94 anni di regno:

« […] cominciò a regnare a sei anni e continuò fino a cento anni. »
(Manetone[28])

Tale computo è stato molto discusso da egittologi come Hans Goedicke e Michel Baud - a causa della mancanza di date, archeologicamente verificabili, posteriori al 31° censimento del bestiame avvenuta durante il suo regno (se biennale, corrispondente al 62° anno di regno). Le fonti più antiche, sulle quali si sarebbe basato Manetone, vissuto due millenni dopo Pepi II, sono completamente perdute. Secondo Jürgen von Beckerath, Manetone commise un errore di lettura[29]. Il Papiro dei Re, al Museo egizio di Torino, attribuisce a Pepi II 90+ [X] anni di regno - ma anche questo documento è molto successivo a questo faraone, risalendo all'epoca di Ramses II, vissuto un millennio dopo Pepi II.

Dibattito degli egittologi[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente, la più antica fonte scritta risalente al regno di Pepi II è datata "Anno dopo il 31° censimento (del bestiame), 1° mese di Shemu, 20° giorno", dal Graffito Hatnub n°7 (Spalinger, 1994)[30], che implica, assumendo che il censimento del bestiame fosse biennale, almeno 62 anni di regno. Alcuni egittologi ritengono che non abbia regnato per più di 64 anni[31]. Queste ipotesi si basano sulla totale assenza di date più alte, per Pepi II, al di là del suo 31° anno del censimento del bestiame: se biennali, 31 censimenti del bestiame si sarebbero svolti nel giro di 62 anni. Una vecchia proposta di Hans Goedicke, di ravvisare un "Anno del 33° censimento del bestiame" in un decreto di Pepi II per il culto funerario della regina Udjebten, fu scartata dallo stesso Goedicke nel 1988 in favore della lettura "Anno del 24° censimento del bestiame"[30]. Sempre Goedicke ha scritto che Pepi II è attestato in numerosi documenti datati fino all'anno del 31° censimento del bestiame, il che implicherebbe, molto verosimilmente, che il re morì dopo un regno di 64 anni[32]. Altri studiosi, discordi, hanno osservato che il mancato ritrovamento, finora, di documenti posteriori a quelli già scoperti non esclude categoricamente un regno molto più lungo, dal momento che la fine del regno di Pepi II segnò un rapido tracollo delle fortune dei faraoni dell'Antico Regno che vennero subito dopo di lui[3].

Rilievo di Pepi II presente nella sua piramide a Saqqara.

L'egittologo David Henige ha affermato che, mentre si conoscono esempi di liste regali nelle quali ad alcuni governanti furono attribuiti regni di una durata simile a quella assegnata a Pepi II ("spesso superiore a 100 anni, ma […] invariabilmente respinti come mitici"), i problemi inerenti il ​​regno Pepi II sono molti, in quanto:

« […] una durata iper-estesa [per il regno di Pepi II] non è realmente necessaria per portare la cronologia dell'Antico Regno a un certo equilibrio con altre cronologie. Per quanto riguarda la Mesopotamia, a partire da questo periodo fino alla conquista persiana, numerosi, circoscritti sincronismi giocano un ruolo essenziale a favore di una datazione assoluta, ma raramente influenzano [il calcolo del]la durata delle singole dinastie. Non solo l'Egitto dell'Antico Regno sfugge a ogni sincronismo ben noto, siccome Pepi [II] fu l'ultimo sovrano egizio di un certo peso prima di un periodo di caos politico e cronologico … Riducendo il suo regno di venti o trent'anni - periodo che si può semplicemente aggiungere al Primo periodo intermedio - non si hanno scomode conseguenze [sulla cronologia]. »
(David Henige[33])

Lo stesso Henige si è dichiarato scettico del computo di 94 anni di regno[34], unendosi a Naguib Kanawati (2003) nell'avanzare l'ipotesi di un regno più breve[35]. Questa situazione potrebbe aver prodotto una crisi di successione e prodotto una certa stagnazione nell'amministrazione, la quale era incentrata su un monarca assoluto, benché sempre più anziano, che non fu mai rimpiazzato a causa della divinità della sua figura.

Il processo centrifugo iniziatosi sotto il governo dei suoi predecessori, si accelerò durante il suo regno; i distretti tesero sempre più all'autonomia, giungendo a frantumare l'unitarietà dello Stato e, quindi, anche se vi furono ancora alcuni sovrani classificati nella VI dinastia, è possibile dire che con Netjerkhau finisce il periodo storico conosciuto come Antico Regno. Benché i contatti commerciali con Biblo continuino durante il suo regno altre vie come quelle verso Punt sembrano interrompersi. Il complesso funerario di Pepi si trova a Saqqara ed è considerato uno dei più belli della dinastia, un vero canto del cigno dell'arte dell'Antico Regno.

Liste Reali[modifica | modifica wikitesto]

Lista di Abydos Lista di Saqqara Canone Reale Anni di regno
(Canone reale)
Sesto Africano Anni di regno
(Sesto Africano)
Eusebio di Cesarea Anni di regno
(Eusebio di Cesarea)
Altre fonti:
Altre fonti
38
Hiero Ca1.png
N5 nfr D28
Hiero Ca2.svg

nfr k3 rˁ - Neferkara

36
Hiero Ca1.png
N5 nfr D28
Hiero Ca2.svg

nfr k3 rˁ - Neferkara

4.5
Hiero Ca1.png
HASH
Hiero Ca2.svg
90 Phiops 99 Non citato Pepi II

Titolatura[modifica | modifica wikitesto]

Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
G5
ḥr Horo
R8 N28 G43
Srxtail.jpg
ntr ḫˁ w Netjerkhau Divino nell'apparizione
G16
nbty (nebti) Le due Signore
R8 N28 G43
ntr ḫˁ w Netjerkhau (Le Due Signore) Divine nell'apparizione
G8
ḥr nbw Horo d'oro
S42 G5
S12
sḫm sekhem (bik nebu) Il falco d'oro
è potente
M23
X1
L2
X1
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
Hiero Ca1.svg
N5 nfr D28
Hiero Ca2.svg
nfr k3 rˁ; Neferkara Il Ka di Ra
è meraviglioso
G39 N5
s3 Rˁ Figlio di Ra
Hiero Ca1.svg
p
p
i
Hiero Ca2.svg
p p i Pepi

Altre datazioni[modifica | modifica wikitesto]

Autore Anni di regno
von Beckerath 2254 a.C. - 2194 a.C.[29]
Málek 2236 a.C. - 2143 a.C.[36]
Predecessore Signore dell'Alto e del Basso Egitto Successore Double crown.svg
Merenra I Antico Regno Merenra II

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Hans Goedicke, The Death of Pepi II-Neferkare, in Studien zur Altägyptischen Kultur, nº 15, Amburgo, Helmut Buske Verlag, 1988, pp. 111–121.
  2. ^ Peter A. Clayton, Chronicle of the Pharaohs: The Reign-by-Reign Record of the Rulers and Dynasties of Ancient Egypt, Thames & Hudson, 2006, p. 64, ISBN 0-500-28628-0.
  3. ^ a b c Darell D. Baker, The Encyclopedia of the Pharaohs: Volume I – Predynastic to the Twentieth Dynasty 3300 – 1069 BC, Stacey International, 2008, ISBN 978-1-905299-37-9.
  4. ^ a b A. Labrousse & J. Leclant, "Les reines Ânkhesenpépy II et III (fin de l'Ancien Empire): campagnes 1999 et 2000 de la MAFS,", Compte-rendu de l'Académie des inscriptions et belles-lettres, (CRAIBL), 2001, pp. 367-384.
  5. ^ a b c d e f g Aidan Dodson e Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson, 2004, pp. 70–78, ISBN 0-500-05128-3.
  6. ^ Letteralmente "Colei che cura Horus".
  7. ^ Forse una stella.
  8. ^ Nome di un santuario di Thot.
  9. ^ Sergio Donadoni (a cura di), Testi religiosi egizi, Milano, TEA, 1988, p. 90.
  10. ^ New readings in the Ancient Egyptian Pyramid Texts, Academia.edu, p. 315.
  11. ^ Franco CimminoDizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003, p. 110.
  12. ^ a b c Peter Lundström, Pepi II in hieroglyphs, su Pharaoh.se. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  13. ^ L'anno 2247 a.C. è una data tradizionale, la più alta di tutte quelle proposte, e si basa sul numero dei censimenti del bestiame (31 in tutto) compiuti durante il regno di Pepi II - e si basa sull'assunto che la conte del bestiame si svolgessero ogni anno. Dal momento che si ritiene più probabile che si svolgessero ogni due anni, i regni del tardo Antico Regno sarebbero stati una accezione alla regola. Se invece, come pare più probabile, si fossero svolti ogni due anni, allora Pepi II per circa 62 anni, fino al 2212 a.C., più o meno. Pepi II è spesso citato come il monarca con il regno più lungo della storia in base al computo del Papiro dei Re di Torino (fine II millennio a.C.) e dello storico ellenistico Manetone. Le fonti del Papiro dei Re e di Manetone sono scomparse o sconosciute.
  14. ^ Toby Wilkinson, Lives of the Ancient Egyptians, Thames & Hudson, 2007, p. 79, ISBN 978-0-500-05148-1.
  15. ^ Toby Wilkinson, The Rise and Fall of Ancient Egypt, Bloomsbury, 2011, p. 113, ISBN 978-1-4088-1002-6.
  16. ^ Federico A. Arborio MellaL'Egitto dei faraoni, Mursia, Milano, 1976, p. 114.
  17. ^ Pascal Vernus e Jean Yoyotte, The Book of the Pharaohs, Cornell University Press, 2003, p. 74, ISBN 0-8014-4050-5.
  18. ^ James Henry Breasted, Ancient Records of Egypt, vol. 1, Chicago, The University of Chicago Press, 1907, pp. 351-353.
  19. ^ a b A. Labrousse & J. Leclant, "Une épouse du roi Mérenrê Ier: la reine Ankhesenpépy I", in M. Barta (a cura di), Abusir and Saqqara in the Year 2000, Praga, 2000, pp. 485-490.
  20. ^ a b c d Joyce Tyldesley, Chronicle of the Queens of Egypt, Thames & Hudson, 2006, pp. 61–63, ISBN 0-500-05145-3.
  21. ^ a b Cimmino (2003), p. 112.
  22. ^ Lynn Meskell, Archaeologies of social life: age, sex, class et cetera in ancient Egypt, Wiley-Blackwell, 1999, p. 95.
  23. ^ David Greenberg, The Construction of Homosexuality, 1988.
  24. ^ R.B. Parkinson, ‘Homosexual’ Desire and Middle Kingdom Literature, in Journal of Egyptian Archaeology, vol. 81, 1995, pp. 57-76.
  25. ^ Robert Steven Bianchi, Daily Life Of The Nubians, Greenwood Press, 2004, p. 164.
  26. ^ Peter Clayton, Chronicle of the Pharaohs, Thames & Hudson Ltd, 1994, p. 67.
  27. ^ Cimmino (2003), p. 111.
  28. ^ Cimmino (2003), p. 110.
  29. ^ a b Chronologie des Pharaonischen Ägypten (Chronology of the Egyptian Pharaohs), Magonza sul Reno, Verlag Philipp von Zabern, 1997, p. 151.
  30. ^ a b Anthony Spalinger, Dated Texts of the Old Kingdom, in SAK, nº 21, 1994, p. 308.
  31. ^ Michel Baud, "The Relative Chronology of Dynasties 6 and 8", in Ancient Egyptian Chronology, Leida, 2006, pp. 152-57.
  32. ^ Goedicke, 1988, pp. 111–121.
  33. ^ David Henige (University of Wisconsin), How long did Pepy II reign?, in GM, nº 221, 2009, p. 44.
  34. ^ Henige, GM 221, p. 48.
  35. ^ Naguib Kanawati, Conspiracies in the Egyptian Palace, Unis to Pepy I, Londra, Routledge, 2003, p. 4.170.
  36. ^ Atlante dell'antico Egitto, con John Baines, ed. ital. a cura di Alessandro Roccati, Novara, De Agostini, 1985 [ed. orig.: Atlas of Ancient Egypt, Facts on File, 1980], ISBN 88-402-3517-5, SBN IT\ICCU\PUV\0814161.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) 1, digitalegypt.ucl.ac.uk. URL consultato il 5 gennaio 2016.
  • (EN) 2, ancient-egypt.org. URL consultato il 5 gennaio 2016.
  • (DE) 3, eglyphica.de. URL consultato il 5 gennaio 2016.
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