Infanzia

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Giochi d'infanzia (Ralph Hedley, The Tournament, 1898)[1]

L’infanzia è il periodo della vita di un individuo umano che inizia con la nascita e termina con la preadolescenza.

La natura dell'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

La nostra immagine dell’infanzia dipende da una serie di influenze storiche e culturali, adotteremo dunque due prospettive differenti direttamente ispirate a ciò: prospettiva storica e prospettiva culturale.

Per quanto riguarda la prospettiva storica abbiamo tre differenti immagini di bambino: bambino come adulto in miniatura, bambino come vittima e bambino dei giorni nostri (dei diritti).

La concezione del bambino come adulto in miniatura è prevalente nel medioevo, dove, come ci dice Philippe Ariès "non esisteva l'idea d'infanzia; questo non significa che i bambini fossero trascurati , abbandonati o disprezzati. L'idea di infanzia non deve essere confusa con l'affetto per i bambini; corrisponde alla consapevolezza della natura specifica dell'infanzia, quella natura che distingue il bambino dall'adulto e dal giovane." Il bambino dunque era considerato come un adulto, una specie di versione in scala e trattato allo stesso modo. Con l'adulto si condividevano anche le attività e il lavoro, infatti l'età cronologica non era un segnale importante come lo è adesso ma piuttosto si guardava alla forza e alla capacità del bambino di contribuire alla sopravvivenza della famiglia.

La visione del bambino come vittima invece si rifà all'epoca antica e medioevale in cui il bambino è sempre di più vittima di maltrattamenti a causa del mancato controllo delle autorità ma soprattutto a causa del fatto che il bambino è considerato proprietà legale del padre, che aveva il controllo assoluto sulla sua vita: se il padre arrivava a togliere la vita al figlio questo fatto non doveva riguardare nessuno se non il padre stesso. In questo periodo inoltre veniva praticato regolarmente l'infanticidio, in particolare su femmine e bambini con malformazioni alla nascita. Nel diciassettesimo e diciottesimo secolo il duro trattamento riservato ai bambini veniva invece giustificato con la religione, secondo la dottrina puritana infatti siamo tutti concepiti e nati in uno spirito maligno ed è compito del genitore tenere a freno il male insito nell'animo del bambino, se non venisse controllata infatti la loro naturale depravazione rappresenterebbe una minaccia per la società. "Il genitore che cerca di sottomettere la volontà dei propri figli lavora insieme a Dio per la salvezza di un'anima; il genitore che indulge, aiuta il diavolo.."

La figura del bambino di giorni nostri vede invece il bambino come un essere con dei diritti e un proprio status, sono adesso gli adulti a doversi adattare al suo status e non viceversa. Questa è un'idea recente e con essa emerge la concezione per cui i bambini non esistono per soddisfare le esigenze degli adulti e la loro condizione non richiede sfruttamento ma piuttosto protezione, è il mondo degli adulti ad avere obblighi nei confronti dei bambini. L'immagine di riferimento è quella che ci viene data dalla Convezione delle Nazioni Unite per cui "I bambini del mondo sono innocenti, vulnerabili e dipendenti. Sono curiosi, attivi e pieni di speranze. Devono vivere felici e in pace, e crescere dedicandosi al gioco e allo studio. Queste dichiarazioni esprimono una chiara consapevolezza dei bisogni psicologici del bambino e della sua specificità.

Per quanto riguarda invece la prospettiva culturale possiamo affermare che ci sono differenze nell’immagine dell’infanzia confrontando le varie culture, poiché ogni società si distingue per il suo insieme di valori e considera i propri figli alla luce di questi valori. A questo proposito distinguiamo tra due modelli di culture:

  • culture individualistiche, enfatizzano l'indipendenza dell'individuo. I bambini vengono educati all'autonomia, all'assertività e alla realizzazione personale.
  • culture collettivistiche, enfatizzano la dipendenza reciproca. I bambini sono educati ad apprezzare la lealtà, la fiducia e la collaborazione e sono portati ad anteporre la conformità sociale agli obiettivi individuali.

La distinzione tra i due orientamenti non ha carattere assoluto , possono infatti coesistere all'interno della stessa cultura. Eppure troviamo i paesi occidentali, in particolare gli Stati Uniti, tra quei paesi che più enfatizzano l'individualismo; viceversa il collettivismo è maggiormente presente nelle nazioni asiatiche e nelle società africane.

Questa differenza può essere spiegata prendendo in considerazione lo stato socioeconomico dei due gruppi di paesi: nell'Ovest competitivo è fondamentale avere successo, c'è un continuo confronto, viceversa nelle povere comunità africane la collaborazione è fondamentale: non si può ottenere molto da soli e dunque è importante contribuire al bene comune. [2]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine infante deriva dal latino infans[3], che significa 'muto', 'che non può parlare'. Il termine infans deriva dal verbo fari, presente nel latino arcaico e prima ancora nel greco antico φημί (fēmì), con il medesimo significato di parlare (contenuto nella radice fa-/fe-), soprattutto in senso solenne. Congiunto al prefisso in, che in latino ha valore di negazione, il termine descrive appunto quella situazione in cui si è impossibilitati a parlare. In passato, infatti, questo termine si riferiva esclusivamente al periodo intercorrente tra la nascita e la comparsa del linguaggio. Solo successivamente, per estensione, questo termine ha assunto anche il significato di periodo della vita di un individuo fino all'insorgenza dei primi segni della pubertà.

Breve storia[modifica | modifica wikitesto]

Data l'etimologia della parola, il termine era in passato utilizzato esclusivamente per identificare quel periodo della vita di un individuo che va dalla sua nascita al pieno utilizzo della ragione: per questo motivo fino al Medioevo il periodo dell'infanzia si riteneva terminasse intorno ai 7 anni di età del bambino.

Durata dell'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo dell'infanzia dura all'incirca dalla nascita fino ai 10 anni di età. Vengono individuate tre fasi:[4]

  • Prima infanzia: fino ai 2 anni, periodo in cui i bambini possono frequentare l'asilo nido oppure restare con i genitori;
  • Seconda infanzia: dai 2 ai 6 anni, periodo in cui i bambini possono frequentare la scuola dell'infanzia che non è ancora obbligatoria;
  • Terza infanzia: dai 6 anni fino all'inizio dello sviluppo puberale, periodo in cui i bambini devono frequentare le scuole dell'obbligo.

Difesa dell'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo dell'infanzia, esistono numerose fonti di rischio per il corretto sviluppo del bambino. In questo periodo, infatti, si generano la maggior parte delle condizioni che determineranno la corretta formazione di un individuo sano. A titolo di esempio, nel periodo dell'infanzia si può sviluppare una serie di problematiche relative al non corretto sviluppo psicosessuale, Ulteriore rischio degno di nota per la buona crescita dell'individuo è la pedofilia. Un bambino che è stato vittima di abusi sessuali, infatti, potrebbe avere problemi notevoli nel rapportarsi al sesso in età adulta, oltre al trauma psicologico che segue immediatamente l'atto di violenza.

Un altro problema proprio del periodo infantile, ma tuttora mantenuto quasi esclusivamente nelle aree sottosviluppate dei Paesi poveri, è il lavoro infantile. Quest'ultima è una situazione problematica in quanto nega di fatto quel diritto all'infanzia che dovrebbe essere proprio di ogni bambino.

In questi paesi esiste anche un'ulteriore problematica relativa all'infanzia: la mortalità infantile. I bambini, infatti, a causa della loro minore resistenza alle avversità, sono spesso le principali vittime di condizioni di vita pessime.

Nel 1874 fu istituito a New York la prima Società per la prevenzione della crudeltà verso i bambini mutuata dalla precedente Società per la protezione degli animali.

Per regolamentare quest'ambito ponendo particolare attenzione alla difesa dell'infanzia, sul piano internazionale è stato stipulata una convenzione delle Nazioni Unite chiamata Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia Sempre in ambito internazionale le Nazioni Unite hanno al loro interno un'agenzia specifica per i problemi relativi all'infanzia: il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF).

Prima del '900, il bambino era percepito come un individuo da rendere adulto il prima possibile e non era valorizzato questo periodo della vita. A seconda della classe sociale le visioni erano diverse, per quanto riguarda le classi più agiate il bambino era circondato da parenti che avevano un ruolo ben definito nella sua vita mentre nelle classi contadine o proletarie, oltre all'elevato grado di mortalità infantile, nella maggior parte dei casi fin dai primi anni di vita l'infante era spinto a lavorare.

La crescente necessità di avere una classe operaia specializzata e il bisogno di creare senso nazionale spinse lo stato ad investire sull'istruzione pubblica, posticipando l'entrata nel mondo del lavoro per i giovani. Alcuni pensatori del socialismo umanitario (Proudhon, Fourier) sostenevano che l'infanzia andasse salvata. Fin dai tempi di Rousseau, l'infanzia era vista nella letteratura come un momento d'innocenza. Contro questa posizione si schierò Freud che cercò di dimostrare come nel bambino vi fossero i germi di tutte le perversioni dell'età adulta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scaricalasino, su treccani.it.
  2. ^ Rudolph Schaffer, Psicologia dello sviluppo, Raffaello Cortina Editore, ISBN 978-88-7078-963-8.
  3. ^ Etimologia del termine da www.etimo.it
  4. ^ Infanzia, su treccani.it. URL consultato il 6 maggio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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