Adolescenza

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Ritratto di un'adolescente, dipinto di Sophie Gengembre Anderson

L'adolescenza (dal latino adolescentia, derivato dal verbo adolescĕre, crescere[1], da alĕre, 'nutrire') è quel tratto dell'età evolutiva nel secondo decennio della vita caratterizzato dalla transizione dallo stato infantile a quello dell'individuo adulto. Quando si parla di adolescenza, è importante ricordarsi che essa è un tema di carattere prettamente psicologico, e darle limiti fissi è un'impresa ardua. Bisogna considerare che:

  • lo sviluppo psicologico-emozionale non procede sempre di pari passo con lo sviluppo fisico;
  • le società occidentalizzate stanno provocando un ritardo sempre maggiore dello sviluppo psicologico, mentre in altre zone del mondo pare verificarsi l'opposto;
  • i limiti di età sono diversi fra persone;
  • più tardi si verificherà lo sviluppo puberale, più tardi finirà l'adolescenza;
  • certi tratti psicologici considerati tipici dell'adolescenza permangono oltre la prima giovinezza.

I cambiamenti fisici[modifica | modifica wikitesto]

La pubertà è il risultato di notevoli variazioni ormonali che iniziano con una secrezione ipotalamica, la quale provoca una reazione ipofisaria che, a sua volta, provoca una stimolazione ormonale delle gonadi maschili e femminili.[2] L’inizio della pubertà viene fissata convenzionalmente a dodici anni e mezzo - tredici anni per i maschi e a 10-11 anni per le femmine. La sua fine dovrebbe avvenire verso i 15 anni. Dopo quest’età inizia l’adolescenza vera e propria che dovrebbe cessare verso i 18 – 20 anni con la fine dell’accrescimento somatico. Tuttavia oggi l’adolescenza si è dilatata per cui può anticipare a 11-12 anni e prolungarsi fino ai 19- 20 anni.[3]

Mentre la pubertà sta ad indicare l’età in cui il soggetto diventa capace di riprodursi, l’adolescenza pone l’accento sull’accrescimento somatico e sui cambiamenti intellettivi, affettivi e relazionali con i quali avviene il passaggio dall’età infantile a quella adulta.

Come si vede nell’inizio della pubertà vi è uno scarto di uno - due anni tra il maschio e la femmina. Si dice, infatti, che le femmine tendono a maturare prima dei maschi. Queste età possono fluttuare ampiamente in base a caratteristiche individuali, razziali e alla latitudine. La maturazione avviene prima nei paesi più vicini all’equatore, rispetto ai paesi nordici. Per tale motivo non vi dovrebbe essere alcun allarme se queste tappe non sono raggiunte nei termini indicati.[4]

Quando inizia la pubertà si avvertono già alcuni cambiamenti nell’atteggiamento, nel comportamento e nel carattere del ragazzo e della ragazza. Anche a livello fisico si notano i segni esteriori delle modificazioni dell’assetto ormonale. Nelle femmine vi è l’aumento delle dimensioni dell’areola e del volume del seno, per ipertrofia del tessuto ghiandolare e connettivo. Si modifica la vulva e si sviluppano e colorano le piccole labbra. Compare la peluria che interessa inizialmente il pube e poi si diffonde nella zona inquinale e ascellare.[5]

Le rapide modificazioni ormonali portano, tra gli altri, cambiamenti nello sviluppo corporeo: il cosiddetto “scatto di crescita”, per cui le bambine ed i ragazzi nel giro di qualche mese si allungano notevolmente. Si chiama “scatto di crescita” per le caratteristiche d’impetuosità. L’aumento della statura e del peso non avviene in modo graduale come avveniva nell’infanzia, ma si manifesta in modo rapido e massiccio. Lo scatto di crescita nelle femmine è di 7,5 cm il primo anno e di 5,5 cm il secondo anno. Nei maschi lo scatto di crescita è in media di 8,5 cm il primo anno e di 6,5 cm il secondo anno dello sviluppo puberale.[6]Nella ragazza avvengono le prime mestruazioni (il menarca), e nel maschio le prime eiaculazioni. Questi eventi dovrebbero essere preparati ed accompagnati da un dialogo in cui i genitori o gli educatori pongano l’accento non solo sugli aspetti igienici o fisiologici legati alla maturazione sessuale, ma anche sugli aspetti sociali, morali ed etici, poiché le mestruazioni nelle ragazze e l’eiaculazione nei maschi sono indici dell’attività fisiologica delle ovaie, dell’utero e dei testicoli e stanno ad indicare la presenza della fertilità e quindi della possibilità di diventare madre se si è stata fecondata o padre se si feconda.[4]

Il rapporto con il proprio corpo[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo ha nell’adolescenza un ruolo centrale.[7]L’adolescente ha difficoltà ad accettare le modificazioni del proprio corpo, in quanto queste avvengono in maniera troppo rapida. Dice Antoniotti (2009): “La velocità con cui l’adolescente consegue una maturità corporea non è equilibrato dal tempo necessario per raggiungere una maturità psichica”.[8] Il bambino ha una crescita lenta, graduale, armoniosa, quindi è più facile accettare il proprio corpo che, progressivamente, cambia. È più agevole farlo proprio, interiorizzarlo, abituarsi a questo Io diverso, a questo Sé che cresce, si espande e si modifica. Nell’adolescente, a causa dell’improvviso, notevole aumento della massa muscolare e ossea e dello sviluppo considerevole degli organi sessuali primari e secondari, il processo d’accettazione e d’interiorizzazione è più difficile.

“I cambiamenti fisici, corporei e sessuali comportano inoltre l’acquisizione di un’identità di genere che spesso è origine di profonde lacerazioni e ambivalenze difficili da risolvere”.[9] Pertanto, a causa dell’interesse sessuale dei maschi, alcune ragazzine, imbarazzate, cercano, in tutti i modi, di coprire il seno ed i fianchi, segni evidenti di maturazione sessuale. I maschi, invece, assumono il caratteristico aspetto impacciato di chi non sa ben armonizzare i movimenti e di chi non è felice di quella crescita disarmonica. È difficile per loro vivere il proprio corpo in maniera serena, anche perché, a causa della pelle grassa, dei brufoli e del caratteristico odore pesante, questo è visto spesso come brutto e sgraziato. L’adolescente spesso si interroga per sapere se è normale o no e cosa pensano gli altri di lui.[10] Soprattutto nella seconda e terza fase dell’adolescenza, crea scontento e disagio lo sviluppo non adeguato. Un seno troppo piccolo o troppo grande per le ragazze, dei genitali e dei muscoli non ben sviluppati per i maschi, possono far nascere, nel confronto con gli altri, sentimenti d’inferiorità.

È l’età in cui, a causa dei problemi legati all’immagine corporea, sono più facili le malattie come l’anoressia e la bulimia o vi può essere un’accentuazione della timidezza, con sentimenti di chiusura ed isolamento. Il disagio interiore spesso si focalizza anche su qualche elemento non perfetto del corpo o del viso: nelle femmine un naso non perfettamente in linea, nei maschi l’acne che deturpa il viso, creano complessi d’inferiorità che, a volte, rendono difficile la normale socializzazione.[11]

Per quanto riguarda la cura del corpo, sia le ragazze che i ragazzi sono attenti a migliorare il proprio aspetto con le diete o con la palestra. Soprattutto i maschi cercano impegni sportivi, al fine di esaltare le proprie prestazioni, le capacità e qualità del corpo, mentre le femmine sono più impegnate a migliorare gli elementi estetici. Nella pulizia personale vi è un atteggiamento ambivalente ed altalenante, specie nel maschio.

L'adolescenza è la fase nella quale l'individuo comincia a subire le modifiche somatiche e psicologiche e a perdere le caratteristiche dell'infanzia. La sessualità ha raggiunto la forma alloerotica (cioè bisogno del partner); il pensiero ha maturato le forme logiche, l'egocentrismo infantile è superato. Queste nuove strutture sono però appena abbozzate; ora hanno bisogno di essere consolidate. Ciò avviene nell'arco di tempo che va dai 12 ai 20 anni.

La fragilità somatica e psicologica del soggetto, in questa fase, è evidente e facilmente spiegabile se si tiene conto del lavoro per il consolidamento delle sue strutture fisico-psichiche che in lui si va compiendo. I ragazzi all'età di circa 12-13 anni possono presentare cambiamenti in gusto, aspetto e carattere.

Evoluzione dei processi cognitivi

Altro aspetto dell'adolescenza è dato dall'esperienza che ora il soggetto va facendo degli schemi mentali di tipo logico-formale. Il tipo operatorio-concreto del pensiero del fanciullo (5-11 anni) non consente al soggetto di immaginare il possibile fuori degli schemi della realtà, così come egli la vive e la sperimenta. Per il fanciullo il possibile è solo ciò che non è ancora avvenuto ma può avvenire. Il pensiero logico-formale consente, invece di concepire il possibile come ciò che non è contraddittorio. Mentre il fanciullo lavora di fantasia, ma il suo mondo fantastico è legato alla realtà delle cose concrete, si tratti pure di eroi spaziali o di mostri metà animali e metà uomini, il mondo fantastico dell'adolescente è costituito da ipotesi sociali, etiche, politiche, ecc., non reali, ma logicamente realizzabili.

Vi è un egocentrismo tipico dell'adolescente dato dalla tendenza a rinchiudersi in questo mondo fantastico, che lo può portare a grandi mete, ma anche ad aspre delusioni. Cronologicamente questa fase si colloca nella tarda adolescenza e nella prima giovinezza, tra i 14/15 anni e i 18/19 anni per le ragazze e tra i 15/16 e i 19/20 per i ragazzi. Connesso con lo sviluppo del pensiero logico-formale vi è pure la maturazione degli schemi sociali.[senza fonte]

Lo sviluppo della socialità comincia con il superamento dell'egocentrismo infantile verso i 12/13 anni, ma solo verso i 14 anni il sentimento della socialità orienta il soggetto verso rapporti di parità con gli altri e verso forme ideali di amicizia che non devono più rispondere alla necessità di avere compagni con cui giocare e divertirsi ma amici con cui coltivare ideali o condividere idee.

Un fenomeno caratteristico della socialità adolescenziale è quello della solidarietà con i coetanei, sia nelle circostanze in cui uno ha bisogno dell'altro fino a portare a vere e proprie complicità delittuose, sia ad una solidarietà di classe che spesso porta a contestazioni di maniera nei riguardi degli adulti. Questa solidarietà di classe, mista a contestazione, si manifesta spesso in quella che viene chiamata crisi di originalità. L'adolescente sceglie per il suo comportamento condotte che lo distinguano da tutti gli altri, ma la sua attenzione è a tutto ciò che può distinguerlo dagli adulti.

Gli schemi della personalità di un individuo sono la risultante di fattori naturali e altresì di fattori culturali. Nei primi mesi di vita i fattori culturali tendono appena a condizionare il comportamento dell'individuo, per cui la condotta di un bambino di pochi mesi non differisce granché da quella di tutti gli altri bambini, ma più si avanza negli anni e più questi fattori contribuiscono a differenziare la condotta degli individui.

Le linee di comportamento qui descritte riguardo alle caratteristiche dell'adolescenza sono solo orientative per capire i soggetti in questa età, perché nella realtà molto forte sarà la differenza tra soggetto e soggetto a seconda dell'ambiente e dei fattori culturali che avranno concorso a condizionare lo sviluppo di ciascuno. Un'altra evidente caratteristica dell'adolescenza è la voglia di indipendenza associata al bisogno di avere una figura di riferimento. Questa particolarità determina i conflitti tra genitori e adolescenti, ma anche una maturazione che - a livello culturale - è descritta nel genere letterario del Bildungsroman.

I cambiamenti psichici[modifica | modifica wikitesto]

Gli adolescenti, soprattutto a causa della “doccia ormonale” alla quale sono sottoposti i loro corpi e le loro menti, appaiono spesso irritabili, scontrosi, aggressivi, irrequieti, intrattabili, ipersensibili. Il loro umore è altalenante: passano in pochi minuti dal riso al pianto, dalla gioia al dolore, dall’entusiasmo all’apatia, dall’indolente, dolce far niente, alla frenesia di voler fare tutto e subito. Spesso si sviluppano in loro sentimenti d’angoscia e d’abbandono.

Vi è un continuo, e a volte repentino spostamento d’atteggiamenti: in casa sono aggressivi, fuori no; con un genitore sono gentili, con l’altro sono aggressivi; con la madre sono disubbidienti, con il padre no;[12] con un fratello sono sottomessi, con un altro sono prepotenti.

Negli adolescenti vi è la ricerca di maggiore libertà, autonomia ed indipendenza, nonostante in un rapporto più approfondito emerga l’insicurezza caratteristica della loro età, per cui cercano anche appoggio, guida e aiuto.[13]

Essi avvertono il bisogno di muoversi e di lasciare la casa per conquistare nuovi spazi fisici e psicologici.[14] Questa conquista, che nel bambino era graduale, adesso diventa frenetica. Spesso gli adolescenti si impegnano in avventure rischiose, per confrontarsi con gli altri e con se stessi. A volte si fanno trascinare dai compagni, altre volte da adulti che conoscono e approfittano della loro immaturità e fragilità.

Lo sviluppo logico e cognitivo[modifica | modifica wikitesto]

Lo sviluppo del pensiero dell’adolescente vede emergere notevoli capacità di astrazione logica[15]le quali, a quest’età, raggiungono il massimo livello del pensiero astratto. Tale sviluppo rende il ragazzino o la ragazzina sempre più simile agli adulti. Ne deriva che essi mettono in discussione gli insegnamenti dei genitori e le loro regole.[16]Purtroppo la resa scolastica non sempre è adeguata alle grandi capacità del pensiero a causa della instabilità emotiva. I docenti notano una gran variabilità nel rendimento in base alle attività richieste e all’umore del giorno. In alcuni giorni o periodi la resa è massima, in altri è minima. Se un’attività viene ritenuta interessante l’impegno è grande mentre, per un'altra che non si ama, l’interesse e l’impegno si riducono al lumicino.

Affettività e sessualità[modifica | modifica wikitesto]

Durante l’adolescenza aumenta notevolmente il senso del pudore, sia nei confronti del proprio corpo, che dei sentimenti, i quali vengono rivelati sono agli amici intimi. Se lo sviluppo psicologico non è stato armonico, vi potranno essere difficoltà relazionali nei confronti del proprio sesso o, più facilmente, nei confronti dell’altro sesso. Nei maschi è frequente la paura dell’omosessualità, dell’incapacità sessuale o di una scarsa virilità. Nelle femmine sono più frequenti i timori che il proprio corpo non abbia buone capacità d’attrazione.

Il desiderio sessuale diventa esuberante specie nei maschi, i quali l’avvertono come irrefrenabile e coinvolgente. Per tale motivo sono molto frequenti sia la masturbazione sia il ricorso a sesso a pagamento. Sempre nei maschi adolescenti si assiste spesso alla scissione della sessualità in affettività e genitalità e la sessualità viene percepita come distinta dalla generatività.[17]. Questo legame tra affettività e sessualità è invece, più frequente e solido nelle ragazze. Durante l’adolescenza sono possibili giochi e contatti sessuali con ragazzi e ragazze dello stesso sesso, senza che vi sia una vera omosessualità, la quale invece, presuppone, un costante e forte sentimento emotivo e affettivo nonché una continua interazione e attrazione verso una persona dello stesso sesso.[18]

Per quanto riguarda i comportamenti concreti vi è nella nostra società, rispetto al passato, una precocità delle relazioni sessuali,[19](l’età media del primo rapporto sessuale è di 17, 16 anni per i maschi e di 18, 14 per le femmine), inoltre, rispetto a qualche decennio fa le esperienze sentimentali e sessuali sono più numerose e con un numero maggiore di partner. Viene accettata l’uso della sessualità tra i giovani, anche perché il divario tra l’età della maturità sessuale e quella del matrimonio si è allungato notevolmente. Infatti, mentre la pubertà avviene più precocemente che in passato, l’età di un possibile matrimonio si allontana sempre di più: per motivi scolastici, per la sistemazione economica e lavorativa, per immaturità affettiva, per scarso desiderio di assumersi adeguate responsabilità. La nostra società tende quindi a trattenere, come fossero adolescenti, ragazze di vent’anni e oltre che, in altre culture e in altri periodi storici, sarebbero state considerate adulte.[20]

I rapporti affettivi tra maschi e femmine, iniziano a scuola e durante il tempo libero.[21]Di solito si passa da un’attrazione generica e misteriosa per tutti i compagni di sesso diverso, a una relazione con qualcuno che suscita emozioni particolari.[21]

Secondo i dati della Fondazione Cariplo le adolescenti che restano incinte in Italia ogni anno sono circa 100.000. Ma oltre la metà di queste gravidanze viene interrotta mediante l’aborto volontario.[22]

Le adolescenti che incorrono in una gravidanza spesso già presentano qualche difficoltà personale e relazionale, con storie di conflitti familiari, trascuratezza affettiva, relazioni instabili con il partner e con gli amici, insuccessi scolastici e problematiche psicologiche comportamentali.[23]

La maternità, quando viene accettata, segna una brusca entrata nel mondo degli adulti. Nelle ragazze adolescenti il legame con il figlio è contemporaneamente la ragione dello sconvolgimento della loro vita, ma anche un punto fermo della loro esistenza.[24]Non sempre si tratta di gravidanze occasionali, a volte si tratta di una scelta deliberata, allo scopo di appagare, attraverso la relazione con il bambino e la formazione di una famiglia propria, dei bisogni rimasti insoddisfatti.[25]Tuttavia la giovane età delle madri rende più complessa la costruzione di una relazione adeguata con il bambino, mentre rischiano l’isolamento sociale e la depressione poiché vanno in crisi il rapporto con i coetanei e quello con le famiglie d’origine.[26]Le madri adolescenti si sentono adulte ma hanno difficoltà a cambiare il loro stile di vita, a seguire i consigli medici e fare delle rinunce. Il rapporto con i coetanei diventa difficile e spesso i padri dei bambini non si assumono alcuna responsabilità. Pertanto devono essere aiutate e supportate dai genitori nel creare un legame positivo con il bambino. In molti casi, specie in Italia, sono i genitori della ragazza ad occuparsi del bambino, mentre la figlia continua a fare la ragazzina.[27]

Il costituirsi di un legame affettivo implica una ridefinizione del proprio essere nel gruppo degli amici. A volte il gruppo può ostacolare la ricerca di spazi di intimità e quindi può vivere la relazione di uno dei suoi membri come un tradimento o un abbandono.[25] In altri casi la coppia che si è formata rimane inglobata nel gruppo e non modifica le relazioni preesistenti, per cui la relazione che si verrà a creare tra i genitori adolescenti e il loro figlio sarà incompleta.[28] È frequente nella giovane madre la depressione post-partum, con diminuzione dell’autostima.[14] Molte ragazze faticano a far fronte alle sfide della genitorialità, poiché possiedono una scarsa e irrealistica conoscenza delle pratiche di accudimento.[15][29]Tuttavia un terzo delle madri, se ben supportate, hanno uno sviluppo normativo e mantengono buone capacità di accudimento.

I rapporti sociali[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto con gli adulti e familiari[modifica | modifica wikitesto]

L’adolescente reclama con vigore la propria autonomia e individualità, ma resta profondamente dipendente dal contesto familiare nel quale vive.[30]Di conseguenza, tende ad isolarsi dai genitori, svilendo il loro ruolo e il loro potere pur non riuscendo a fare a meno di loro.

I genitori che prima venivano considerati come la fonte basilare e principale d’ogni idea, concetto e valore, improvvisamente non sono più idoli, punti di riferimento, immagini ideali. Non sono più persone da imitare, con cui identificarsi, ma assumono l’aspetto di nemici da contestare, da abbattere, da limitare, di cui sminuire il potere. Diventa frequente la contestazione delle idee e dei valori che riguarda non solo loro, ma tutti gli adulti. Bisognosi d’affetto, in alcuni momenti cercano ancora l’abbraccio dei genitori, mentre in altre occasioni, specialmente davanti agli amici, li ignorano totalmente. Inoltre gli adolescenti, per la prima volta, vedono la possibilità di prendere decisioni sul proprio destino, pertanto costringono gli adulti a una revisione di ciò che nel recente passato scandiva le regole educative.[31]Da ciò derivano i frequenti conflitti familiari.[16]

Per Lidz è normale e naturale che l’adolescente e la sua famiglia siano in conflitto, poiché ciò permetterà loro di staccarsi dai suoi genitori per intraprendere una vita autonoma.[32]Questo ribollire di sentimenti, d’idee, d’emozioni, può far nascere dei sensi di colpa. Avere nuovi interessi, pensieri nuovi, diversi da quelli dei genitori, in contrasto con i loro, vivere nuovi amori, non amare più come prima la propria madre, il proprio padre, i fratelli, le sorelle, ma qualcuno al di fuori della famiglia, qualcun estraneo alla famiglia può far nascere inquietudine. Nonostante ciò, se ben gestiti con sintonia da entrambi i genitori, questi conflitti non ledono profondamente la stima che gli adolescenti hanno nei confronti dei propri genitori e familiari, i quali, quando i giovani saranno adulti, rimarranno sempre degli importanti e fondamentali punti di riferimento.

Il rapporto con i coetanei[modifica | modifica wikitesto]

L’amicizia è uno dei sentimenti più importanti e più vissuti dall’adolescente. Vi è una ricerca intensa d’amicizia con lo stesso sesso, prima che con l’altro sesso, soprattutto nella prima adolescenza.

Le qualità e le caratteristiche dei coetanei vengono il più delle volte esaltate e assumono delle valenze straordinarie, per cui l’adolescente sente il bisogno di vivere spesso ed intensamente con questi. Pertanto mentre le regole dei genitori sono contestate o rifiutate le regole dei coetanei sono accettate senza molta difficoltà (Bonino).[16]

Dicono Giorgio e Calandra: “Il gruppo degli adolescenti funziona come un traghetto che aiuta il ragazzo o la ragazza ad affrontare la transizione fra il territorio originale dell’infanzia, dove ha vissuto fino ad allora, e dove ha lasciato le proprie certezze, e il mare aperto dell’adolescenza”.[33]

Per quanto riguarda i rapporti con lo stesso sesso, i maschi amano vivere nel gruppo, nel clan, le femmine preferiscono un rapporto a due, un’amica del cuore. Nella sua evoluzione positiva ed emancipante, il gruppo dei pari aiuta a crescere, a maturare, a diventare grandi. Il gruppo crea coesione, alleanze, condivisione, garantisce protezione e riconoscimenti.[34]

Nella sua evoluzione negativa invece il gruppo può potenziare il malessere del ragazzo e spingerlo ad effettuare atteggiamenti violenti, aggressivi, distruttivi.[35]

Uso del tempo libero[modifica | modifica wikitesto]

Da parte dell’adolescente ’interazione con la tecnologia è notevole e riguarda sia la dimensione relazionale che quella comunicativa.[36] L’attuale generazione viene definita “generazione digitale” proprio per quest’uso massiccio e frequente di molti strumenti tecnologici: un adolescente su due controlla ossessivamente i social media sul proprio smartphone anche di notte; uno su dieci lo fa almeno dieci volte per notte, senza che i genitori se ne accorgano.[37] Inoltre gli adolescenti e i preadolescenti sono tra i maggiori fruitori dei video-giochi. [38] Il consumo di musica, sia da soli sia nel gruppo, aumenta notevolmente, tanto che non è difficile trovare i propri figli adolescenti, chiusi nella stanza ad ascoltare per ore la musica e le canzoni più in voga. Né è difficile che si scoprano musicisti creando nuovi complessini.

A causa di quest’uso eccessivo, il luogo digitale diventa più importante del luogo reale.[39]Gli spazi e i tempi dedicati al riposo diminuiscono molto. Ciò comporta un’attenzione molto scarsa alla lettura, alla riflessione e alle attività didattiche, nel mentre aumentano i sintomi del disagio giovanile, la malinconia, i sintomi ansiosi e la chiusura.

Per fortuna vi sono anche tanti adolescenti che, aggregandosi in gruppo, utilizzano il loro tempo libero per cause che hanno pienamente sposato. Questi adolescenti diventano portatori e propugnatori di nuovi interessi culturali, filosofici, sociali e religiosi, o fanno proprie le idee e gli ideali, spesso estremi, di qualche leader politico o religioso. In questi casi essi diventano una fucina di cambiamento, di pensieri e d’interessi. Quando le aggregazioni giovanili, grazie anche all’apporto di qualche adulto disponibile all’ascolto, autorevole e saggio, sono finalizzate ad una strutturazione sana del tempo libero, diventano una risorsa preziosa per la società e per gli stessi giovani.[40]

La conoscenza dell'adolescenza[modifica | modifica wikitesto]

Un gruppo di adolescenti fotografati ad Oslo
Adolescenti

La figura dell'adolescente, come persona in una prolungata fase di transizione problematica, non viene considerata dalla maggior parte delle società tradizionali. In esse spesso il passaggio dalla fase della vita "bambino" alla fase "adulto" viene (veniva) gestito da appositi riti di passaggio, che rappresentano in chiave simbolica l'allontanamento dallo stato precedente, l'attraversamento di una soglia liminale, e la reintegrazione nella società con un diverso stato.

Anche nelle società "occidentali" fino all'Ottocento si veniva considerati bambini fino all'età in cui non ci si poteva dedicare alle attività che la propria classe sociale prevedeva. Le rappresentazioni artistiche, letterarie o figurative, di "giovani uomini o donne", anche di 10 o 12 anni, mostrano come venissero caratterizzati come "piccoli adulti", vestiti come i genitori, intenti nelle stesse attività. Questo sia negli strati sociali più poveri, dove l'inizio del lavoro poteva essere anche a 6-7 anni, così come tra le élite, dove si poteva essere re o professori universitari anche a 12-14 anni.

Verso la fine del XIX secolo, nelle società europee, in particolare in Germania, Inghilterra e Francia, i profondi mutamenti sociali ed economici fecero sì che un grande numero di ragazzi giungessero a trovarsi in una condizione di vita fino ad allora non presente sociologicamente. In particolare, nel mondo borghese l'aumentata importanza dell'istruzione fino ad avanzata età, la proliferazione di college e scuole superiori, i lunghi periodi di apprendistato non produttivi necessari alla formazione nelle scienze più avanzate, crearono l'adolescenza come etichetta sociale prima non necessaria. Parallelamente, la diffusione di istituzioni e associazioni giovanili, come lo scautismo, le società segrete giovanili o il movimento giovanile tedesco (Wandervogel), così come il fiorire della letteratura sulla e per l'adolescenza, risposero alla necessità di creazione d'identità in questa nuova fase della vita.

Adolescenza al giorno d'oggi: il rischio di depressione[modifica | modifica wikitesto]

L'aumento numerico dei casi di depressione negli ultimi anni non ha risparmiato gli adolescenti. Questa di solito porta il ragazzo a cadere in un vero e proprio abisso in cui si sente inutile, impotente, talvolta tormentato da sensi di colpa, vergogna o disperazione.

È uno stato che prende il posto di un normale processo di crescita e può arrivare ad ostacolare seriamente il futuro del giovane soggetto[41]. Spesso si trascurano i problemi di umore dei ragazzi che vengono identificati con impertinenza, maleducazione e insolenza e quindi non presi in considerazione in maniera adeguata. Essi potrebbero essere all'origine di insuccessi scolastici, dipendenza di droga o alcol, disturbi del carattere fino ad arrivare a estreme condotte suicide.

Ragazze e ragazzi non esprimono allo stesso modo la loro depressione: le prime esprimono questo malessere spesso attraverso l'errata percezione del loro corpo mentre i ragazzi mostrano i loro disagi con aggressività mascherando tensione e sofferenza.

Le origini di queste depressioni si trovano nella famiglia dove a volte le interazioni tra genitori e figli risultano problematiche. Non bisogna però trascurare la pressione socio-culturale che nel rapporto con i pari e con gli educatori gioca un ruolo fondamentale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Adolescenza, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ Marcelli D. Braconnier A., Psicopatologia dell'adolescente, Milano, Masson S.P. A., 1994, p. 5.
  3. ^ Scabini R., Giovani adulti e relazioni familiari in (tempo) di crisi, in Famiglia oggi, 2015, p. 8 n° 6.
  4. ^ a b Tribulato E., L'educazione negata, Messina, EDAS, 2005, p. 349.
  5. ^ Marcelli D., Braconnier A., Psicopatologia dell'adolescente, Milano, Masson S.P.A., 1994, pp. 5-6.
  6. ^ Marcelli D., Braconnier A., Psicopatologia dell'adolescente, Milano, Masson S.P.A., 1994, pp. 6-7.
  7. ^ Marcelli D., Braconnier A., Psicopatologia dell'adolescente, Milano, Masson S.P.A., 1994, p. 115.
  8. ^ Antoniotti C., Adolescenza, identità e mondo virtuale, in Famiglia oggi, n. 3, 2009, p. 22.
  9. ^ Antoniotti C., Adolescenza, identità e mondo virtuale, in Famiglia oggi, n. 2, 2009, p. 22.
  10. ^ Marcelli D., Braconnier A., Psicopatologia dell'adolescente, Milano, Masson S.P.A., 1994, p. 117.
  11. ^ Tribulato E., L'educazione negata, Messina, 2005, p. 352.
  12. ^ Lombardo P., Educare ai valori, Edizioni Vita Nuova, 1997, pp. 154-155.
  13. ^ Benetti R., Il branco, in Madre, Febbraio, p. 26.
  14. ^ De Pieri S., Il preadolescente di oggi, in Famiglia oggi, Anno XXI, Maggio, 1998.
  15. ^ Antoniotti G., Adolescenza, identità e mondo virtuale, in Famiglia oggi, n. 3, p. 21.
  16. ^ a b c Bonino S., Anche in adolescenza gli adulti non sono inutili, in Psicologia contemporanea, Novembre - Dicembre, 2018.
  17. ^ Arosio P., A come amore, in Madre, ottobre, 2005, p. 47.
  18. ^ Marcelli D. e Braconnier A., Psicopatologia dell'adolescente, Milano, Masson S.P.A., 1994, p. 188.
  19. ^ Cirillo L., Esigenze educative in adolescenza, in Psicologia contemporanea, maggio- giugno, 2017, p. 49.
  20. ^ Cicerone P. E., Mamme bambine, in Mente e Cervello, maggio, N°89, 2012, p. 78.
  21. ^ a b Sutera E., Tu mi attrai, dunque sono, in Madre, ottobre, 2003, p. 52.
  22. ^ Cicerone P. E., Mamme bambine, in Mente e Cervello, maggio, N° 89, 2012, p. 76.
  23. ^ Salerno A. e Tosto M., Le adolescenti e la sfida della maternità, in Psicologia contemporanea, maggio - giugno, p. 52.
  24. ^ Cicerone P. E., Mamme bambine, in Mente e Cervello, maggio, N° 89, p. 75.
  25. ^ a b Antoniotti C., Adolescenza, identità e mondo virtuale, in Famiglia oggi, N° 3, 2009, pp. 23-24.
  26. ^ Cicerone P. E:, Mamme bambine, in Mente e Cervello, maggio, N° 89.
  27. ^ Cicerone P. E., Mamme bambine, in Mente e Cervello, maggio, N°89, 2012, p. 76.
  28. ^ Antoniotti C., Adolescenza, identità e mondo virtuale, in Famiglia oggi, N° 3, 2009, p. 24.
  29. ^ Salerno A. e Tosto M., Le adolescenti e la sfida della maternità, in Psicologia contemporanea, maggio - giugno, 2017, p. 54.
  30. ^ Marcelli D., Braconnier A., Psicopatologia dell'adolescente, Milano, Masson S.P.A., 1994, p. 345.
  31. ^ Cirillo L., Esigenze educative in adolescenza, in Psicologia contemporanea, Maggio - Giugno, 2017.
  32. ^ Lidz Th., The adolescent and his family, in Adolescence: psycosocial perspectives, Basic Books, New York, pp. 105-112.
  33. ^ Giorgio C., Calandra R., Condividere la crescita, in Psicologia contemporanea, novembre - dicembre, 2019, p. 67.
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