Saqqara

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Saqqara
سقارة
Sakkara 01.jpg
Saqqara, piramide a gradoni di Djoser
CiviltàAntico Egitto
Utilizzonecropoli
Epocadal Periodo arcaico dell'Egitto
Localizzazione
StatoEgitto Egitto
GovernatoratoIl Cairo
Altitudine39 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie10 5 km² 
Amministrazione
PatrimonioMenfi e la sua necropoli - La piana delle Piramidi da Giza a Dahshur
Mappa di localizzazione

Coordinate: 29°51′N 31°14′E / 29.85°N 31.233333°E29.85; 31.233333

Saqqara è una vasta necropoli situata in Egitto a 30 km a sud della città moderna del Cairo. Benché ospiti molti complessi funerari, il più importante e famoso è la piramide a gradoni di Djoser della III dinastia, considerata la più antica tra le piramidi e l'antesignana di quelle che diverranno poi, con la IV dinastia, le cosiddette piramidi perfette.

Il nome "Saqqara" deriverebbe dal nome del vicino odierno villaggio arabo; è tuttavia controverso se tale nome non derivi, invece, da quello dell'antico dio della morte Sokar, il che sarebbe in linea con la scelta sepolcrale, o piuttosto dal nome di una tribù araba che aveva prescelto la zona quale propria sede stanziale. L'area era già stata originariamente prescelta da Funzionari e Dignitari della I dinastia, che qui eressero le loro enormi màstabe (tanto che per lungo tempo si è creduto si trattasse di sepolture reali), ma non furono pochi i Re dell'Antico Regno che prescelsero questa necropoli per le loro sepolture, forse proprio per la vicinanza con la neo-fondata Capitale Menfi.

Altre sepolture di dinastie successive si trovano nell'area di Saqqara[N 1] verosimilmente come tributo agli "antichi re" unificatori del Paese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Con l'unificazione territoriale avvenuta sotto la I dinastia[N 2], si rese necessaria la scelta di una nuova capitale che i re meridionali, venuti dall'Alto Egitto, decisero di creare alla confluenza del Nilo con l'estesa area del Delta. Alla fine della II dinastia tale città sarà nota come Ineb Hedj, ovvero "il Muro Bianco", che i greci denomineranno Menfi [N 3]

Necessitando, in assonanza di quanto praticato nella terra d’origine, di creare un’area da destinare a necropoli ai margini della città, venne scelta, come area della necropoli reale, Saqqara (a circa 30 km) ove, direttamente derivanti dal tumulo primordiale[1] e dalle pietre sovrapposte a protezione delle sepolture più antiche, furono ideate strutture più squadrate ed architettonicamente più definite, complesse e monumentali: le mastabe [N 4]. Queste, di forma tronco-piramidale, al pari dei tumuli di pietre, di fatto proteggevano sepolture sotterranee ed erano, in origine, prive di locali interni[N 5][2]. Esternamente le mastabe erano caratterizzata da un'altezza media di circa 6 m, con pareti a "rientranze e sporgenze" in mattoni cotti al sole[2] che ricordavano la cosiddetta facciata di palazzo, rivestite di latte di calce, ad imitazione di stuoie e tende policrome in tessuto[1]

Nel ventennio 1936-1956, sotto la guida dell'egittologo britannico Walter Bryan Emery [N 6] vennero scavate numerose mastabe di Saqqara riscontrando che, alcune di esse, presentavano riferimenti a re della I e II dinastia di cui erano già note le tombe ad Abydos[3]: questo fece supporre che le mastabe di Saqqara, località legata territorialmente alla nuova capitale, fossero in realtà cenotafi delle sepolture autentiche di Abydos o viceversa[4] considerando, peraltro, che tale seconda località era intimamente connessa al culto del dio dei morti Osiride.

Sebbene sostituita dalla necropoli reale di Giza e in seguito, con la XVIII dinastia da quella della Valle dei Re presso Tebe, rimase un'importante località di seppellimento e culto per più di 3000 anni fino al periodo Tolemaico ed all'occupazione romana.

Planimetria del sito di Saqqara

Le più antiche sepolture di nobili risalgono alla I dinastia ma è solo con la II dinastia che compaiono sepolture reali tra cui quelle di Hotepsekhemwy e Ninetjer.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

La necropoli di Saqqara copre un'area di circa 7 × 1,5 km per complessivi 9 km2 suddivisi in tre aree: Saqqara nord, che ospita le cosiddette Tombe Arcaiche risalenti alla I dinastia; l'Area Principale, ove si trovano, tra gli altri, il complesso di Djoser e il Serapeum, ovvero il sepolcro dei tori Apis, ma anche la tomba che il faraone Horemheb si fece costruire prima di salire al trono, della XVIII dinastia, e l'area Saqqara sud in cui si trovano i complessi dei re Pepi I, Pepi II, della VI dinastia, e Ibi dell'VIII dinastia. Con il Primo Periodo Intermedio terminerà l'usanza del seppellimento a Saqqara anche se, di fatto, la località permarrà, sia pur saltuariamente, nella storia stessa delle Due Terre con il seppellimento di sovrani delle dinastie successive: Medio regno, Secondo Periodo Intermedio e Nuovo regno.

I complessi di maggior rilievo risalgono alla III dinastia e comprendono la piramide di Djoser.
Questa è circondata, come baluardo del complesso funerario, da un possente muro di cinta, alto circa dieci metri, edificato con il candido calcare della pietra di Tura nel modello definito a facciata di palazzo. Il muro che delimita la superficie rettangolare di quindici ettari è decorato a lesene, articolato ad aggetti e rientranze ed è dotato di quattordici false porte a due battenti. È la replica del Muro Bianco ossia della fortezza reale, costruita in mattoni crudi intonacati a calce, che si dice costruita da Narmer, identificabile secondo alcuni egittologi anche in Menes, fondatore di Menfi.

Ingresso al Serapeo
Il Circolo dei filosofi

Tabella "A": principali complessi funerari di Saqqara[modifica | modifica wikitesto]

Tabella "A": principali complessi funerari di Saqqara
Complesso di Dinastia Note
Djoser III muro perimetrale a rientranze e sporgenze;
tomba + cenotafio
Sekhemkhet III tomba + cenotafio; 132 camere deposito
Userkaf V tomba + piramide satellite; piramide della regina
Djedkara Isesi V tomba + 2 piramidi satelliti; piramide della regina
Unis V tomba + piramide satellite; presenza di Tempio a valle
Teti VI tomba + piramide satellite
Pepi I VI tomba + piramide satellite
Pepi II VI tomba + piramide satellite + 3 piramidi delle regine;
presenza di Tempio a valle
Ibi (faraone) VI presenza di cappella funeraria

Il sito ospita anche alcune altre dozzine di piramidi accessorie, di regine e principi reali, in vari stati di conservazione. Quella di Unis, sovrano della V dinastia, posta a sud della piramide a gradoni, ospita il più antico esempio di testo delle piramidi, serie di iscrizioni rituali che illustrano la vita dopo la morte. Queste decorazioni dell'interno della tomba sono i precursori del Libro dei morti del Nuovo Regno.
Saqqara ospita anche un grande numero di tombe a mastaba. Essendo stato il complesso funerario coperto dalla sabbia per quasi due millenni, fino al 1924, anno della sua riscoperta, molte tombe si sono preservate intatte sia nelle strutture esterne che nelle decorazioni interne.
Per lo studio della storia dell'Egitto è importante un dipinto, scoperto nel 1861, in una tomba risalente al Nuovo Regno, in cui sono elencati i cartigli di cinquantasette sovrani dai quali afferma di discendere Ramses II. Solo cinquantadue di nomi sono tuttora leggibili. Questo documento è spesso citato come Lista reale di Saqqara.

Mentre la maggior parte delle sepolture risale comunque al Antico Regno, è da rilevare la presenza della tomba di Horemheb, ultimo sovrano della XVIII dinastia, da lui realizzata a Saqqara prima della sua ascesa al trono, e quindi durante il regno di Tutankhamon, di cui Horemheb era un generale.

La colossale statua di Ramses II nel 1927

Ulteriore monumento di rilevante importanza è il Serapeo: una galleria di tombe, tagliata nella roccia, per conservare i corpi mummificati dei tori Api, adorati a Menfi come personificazione del dio Ptah. Scoperte nel 1851 da Auguste Mariette, le tombe si sono rivelate già saccheggiate nell'antichità tranne una rimasta inviolata per 3700 anni. Alcune delle mummie di tori ritrovate a Saqqara si possono ora ammirare al Museo dell'Agricoltura del Cairo.

Nei pressi del Serapeo si trova un gruppo di statue di epoca tolemaica conosciute come il Circolo dei filosofi, queste comprendono immagini di grandi poeti e pensatori greci: Esiodo, Omero, Pindaro, Platone e altri. In origine le statue pare fossero situate in un vicino tempio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Di fatto esistono a Saqqara sepolture che risalgono anche al periodo greco-romano e funzionari, re e faraoni successivi non disdegnarono di farsi qui preparare la propria sepoltura; tra gli altri, il generale Horemheb, della XVIII dinastia prima di salire al trono.
  2. ^ Di fatto, l’assenza di testi e la scarsità di documenti di ogni genere sul periodo dell'unificazione non consente di valutare se vi fu passaggio graduale tra la situazione precedente e quella che si venne successivamente a creare, o se tale passaggio avvenne traumaticamente come, del resto, alcuni manufatti del periodo (prima fra tutti la Tavoletta di Narmer) lascerebbero intendere; l'unificazione stessa, perciò, appare documentalmente come un episodio improvviso il cui verificarsi viene attribuito ad un unico re: Meni o Menes.
  3. ^ In realtà Mennefer, da cui i greci trarranno il nome Menphys, e quindi Menfi, era il nome della piramide di Pepi I a Saqqara.
  4. ^ Parola araba che, per corrispondenza di forma, indica una panca, o una sorta di sgabello.
  5. ^ L'elemento costituito dalle pareti inclinate, che apparirà costantemente nell'architettura egizia, deriva dalla trasposizione in materiale più duraturo delle pareti in cannicci intrecciati originariamente spalmate di fango che tendeva a scivolare verso il basso causando un ispessimento della base rispetto alla parte alta della parete.
  6. ^ Walter Bryan Emery (1902-1971), egittologo britannico, sostenitore della Teoria della razza dinastica.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Aldred 2002, p. 41.
  2. ^ a b Aldred 2002, p. 40.
  3. ^ Lehner 2003, pp. 78-79.
  4. ^ Cimmino 1998, p. 83.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Scena Illustrata, Annie Barbarò Egitto preistorico, aprile 1937.
  • Margaret Bunson, Enciclopedia dell'antico Egitto, Fratelli Melita Editori, ISBN 88-403-7360-8
  • Maurizio Damiano-Appia, Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, Mondadori, ISBN 88-7813-611-5
  • Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, ISBN 88-8440-144-5
  • Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini, ISBN 88-418-2005-5
  • Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol. II, Ananke, ISBN 88-7325-115-3
  • Paul Bahn, Dizionario Collins di archeologia, Gremese Editore, ISBN 88-7742-326-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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