Piramidi egizie

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Le piramidi egizie sono costruzioni architettoniche in forma di solido geometrico costituito da un poliedro individuato da una faccia poligonale detta base, normalmente di forma quadrata, e da un vertice, che non giace sul piano della base indicato come apice, o vertice, della piramide. Si ritiene, benché in nessuna di quelle note siano state trovate tracce comprovanti tale utilizzo (corpi o corredi funebri), si trattasse di costruzioni facenti parte di un più ampio complesso funerario per sovrani dell'antico Egitto.

Mappa con la localizzazione dei siti con i complessi piramidali (contrassegnati dal triangolo)

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine deriva dalla parola greca pyramis (πυραμίς) [N 1] assegnato ad un tipico dolce di farro e miele, di forma appuntita (conica o vagamente piramidale) che i mercenari greci presentavano come offerta funebre ai commilitoni morti[1] [N 2]; è tuttavia verosimile che la scelta di tale termine sia derivata dall'assonanza della parola greca con quella egizia per-em-us, letteralmente "ciò che va in alto", che nel papiro matematico Rhind[N 3] indica l’altezza del solido[N 4]. Il termine egizio per indicare la piramide era MR vocalizzato[N 5] in Mer in cui "M" indica "luogo" e "R" l'atto di salire con il senso compiuto, perciò, di luogo in cui si sale, ovvero avviene l'ascensione. Con tale termine, tuttavia, veniva indicato solo il sepolcro del re, mentre per le tombe di altro genere si utilizzavano altri vocaboli[2] [N 6]

E' bene tuttavia tener presente che presso gli egizi anche gli edifici erano indicati con un nome proprio e, perciò, il termine per indicare genericamente l'edificio piramide era scarsamente utilizzato[N 7]. E' bene tuttavia tener presente che presso gli egizi anche gli edifici erano indicati con un nome proprio e, perciò, il termine per indicare genericamente l'edificio piramide era scarsamente utilizzato[N 8]. Le piramidi erano infatti divinizzate e possedevano personalità giuridica e religiosa. Ciascuna di esse aveva un nome proprio e, dalla IV alla XII dinastia i nomi seguirono sempre (salvo sporadici casi) la stessa struttura grammaticale: nome del re - verbo - aggettivo come attributo di una qualità o di un comportamento. Si ebbero perciò, ad esempio: Cheope appartiene all'orizzonte; Chefren è grande; Pepi è stabile nella perfezione; Snefru è splendente; Unas è bello di recinto[3].

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Per giungere all'elemento fisico-architettonico della piramide egizia, non si può prescindere dall'elemento immateriale che ne è, molto verosimilmente, alla base: una vera contesa, forse non solo dottrinale, di ordine teologico-religioso facilmente giustificabile là ove si consideri che l'unificazione dell'Alto e Basso Egitto sotto la I e II dinastia comportava, necessariamente, la creazione di un sistema amministrativo centralizzato, con un apparato burocratico gerarchizzato e distribuito capillarmente sul territorio. Ad una tale opera di amalgama non poté sottrarsi l'ambito religioso in cui si cercò di contemperare le esigenze di unificazione con quelle teologiche proprie dei due regni e delle molteplici divinità esistenti per addivenire, peraltro, ad un pantheon riconosciuto e accettato[4].

Le origini dell'opera architettonica vanno perciò ricercate anche in ambito religioso e nell'operazione dottrinaria che, nella fase unificatoria del Paese, tese ad inglobare miti arcaici e leggende, senza tuttavia far venir meno le relative indipendenze religiose dei regni coinvolti, concentrando l'attenzione su pochi centri di culto sotto l'egida di grandi divinità che già potevano contare su un clero preparato e su scuole teologiche consolidate[5] [6].

Teologia e religione[modifica | modifica wikitesto]

E' bene precisare che l'assenza di fonti scritte, e la valutazione eseguita ex post sulla scorta di rinvenimenti archeologici e di studi congetturali, non può garantire certezza; è inoltre difficile stabilire se alcune delle divinità emergenti in tale periodo lo siano state strumentalmente, per l'affermazione degli obiettivi che si volevano raggiungere, o se lo fossero, a prescindere, per antica tradizione[7].

Il re successore di Horus[modifica | modifica wikitesto]

Tutankhamon, assimilato a Ra, emerge dal fiore di loto primordiale

Con l'unificazione delle Due Terre il titolo "nesut", proprio dei re dell'Alto Egitto[N 9], si fuse con quello di "bity" dei re del Basso Egitto[N 10], così costituendo il più antico dei cinque nomi della titolatura regale, il "nesut-bity", letteralmente "Colui che regna sul giunco e sull'ape", che caratterizzerà il re per tutta la storia dell'antico Egitto[8]. Si rendeva tuttavia necessario sancire anche il diritto a regnare sui due regni unificati con un epiteto non legato alle distinte unità territoriali, ma che in qualche modo fosse ad esse sovraordinato, condizione possibile solo facendolo sottostare ad una discendenza divina comune [9].

Di un tale operazione, forse perché più preparato o teologicamente più antico, o forse per una particolare aggressività e per circostanze politiche particolarmente favorevoli, si incaricò il clero di Ra di Eliopoli che concepì[10], e rese teologicamente ineccepibile, la discendenza divina del re mediante l'enunciazione della teoria della Grande Enneade che vedeva il dio falco Horus quale ultimo re della dinastia divina[11] e, pertanto, immediato predecessore del re terrestre[N 11]. La scelta di Horus appare quanto mai ponderata e acuta visto che si trattava di una divinità comune ad entrambe le realtà geografiche coinvolte nell'unificazione; Horus era, infatti, dio protettore del maggior centro religioso del sud, Nekhen (Ieracompoli), ma anche dell'analogo importante centro cultuale, per il regno del nord, di Behdet[12] [N 12].

Già in età Thinita si affiancherà perciò al titolo "nesut-bity" il serekh, sovrastato dal dio falco, nel titolo più antico di "nome di Horus"[N 13]. E' bene tuttavia tener presente che il mito della Grande Enneade comprendeva anche la nascita di Ra ed il suo sorgere, come Ra-Atum, sulla pietra benben di Eliopoli[13] [N 14] [N 15]

Un facile accostamento consentirebbe, data la forma piramidale della pietra benben, di far derivare da questa la forma finale del monumentale sepolcro, ma ciò sarebbe una soluzione alquanto semplicistica che non terrebbe conto, peraltro, della lunga evoluzione di carattere teologico che ruota attorno alla forma definitiva della tomba[14].

L'oltretomba solare del re[modifica | modifica wikitesto]

Caratterizzata così, anche teologicamente, la figura del re vivente, nulla ancora lo differenziava nel momento del trapasso al mondo dell'aldilà giacché le mastabe reali della I e II dinastia, a Saqqara[N 16], non erano molto dissimili architettonicamente da quelle dei funzionari, legate concettualmente al sud del Paese e, segnatamente, alla città di Abydos e al culto di Osiride[N 17], un culto funerario, tuttavia, che già prevedeva embrionalmente, per il re, un destino differente da quello dei comuni mortali[15]. Proprio su tale differente concezione di un'aldilà riservato esclusivamente al re, si sarebbe innestata la diatriba dottrinale, e forse non solo, che voleva il re destinato non al mondo sotterraneo di Osiride, ma a quello celeste di Ra[16].

Appare chiaro che una tale concezione "solare" contrastasse nettamente con la sepoltura primordiale nei pozzi sovrastati dalla mastabe che, benché sicuramente in grado di garantire una agiata vita nell'aldilà, erano, nondimeno, ben lontane dall'aldilà celeste che si andava delineando[17].

Benché difficile individuare un momento preciso in cui la teologia solare ebbe il sopravvento sulla osiriaca, e quando la struttura tombale divenne mezzo reale per il raggiungimento del fine ultimo, si ritiene tuttavia che questo possa essere individuato verso la fine della II dinastia[18] e un primo riflesso del conflitto teologico, e della possibile soluzione, sarebbe riscontrabile nella duplice sepoltura di re Djoser a Saqqara là ove al pozzo sotterraneo[N 18], nascosto sotto la piramide a gradoni, vera tomba del re, si affianca la cosiddetta Tomba meridionale, o "tomba a sud" [N 19] interpretata come cenotafio a imitazione delle doppie mastabe dei precedenti re (a Saqqara e ad Abydos), ma forse anche direttamente connessa alla nuova concezione teologica che voleva l'esistenza dell'oltretomba reale, nelle regioni celesti, riservata solo ai re per ricongiungersi al padre Ra[19].

A tale concezione solare, per l'oltretomba reale, si ricollegano i Testi delle Piramidi che esprimeranno palesemente il destino solare del re e che se compariranno, per la prima volta, nel corso della V dinastia, vedranno la loro evoluzione svilupparsi proprio a partire dalla III e IV.

« Ti ha creato Geb, ti ha partorito l'Enneade, prendi ora il tuo potere in Eliopoli »
(dai testi delle Piramidi, 247. 257a-261b [20])

In base a tale concezione teologica il re, figlio di un dio e dio egli stesso, era il tramite nel rapporto tra il mondo terreno e quello delle divinità, garantiva al suo popolo benessere e prosperità, ordine e giustizia e suo compito era, infatti, il mantenimento della Maat sulle Due Terre, ma la sua attività protettiva non veniva meno con la morte giacché nell'occasione del trapasso saliva tra le stelle circumpolari (quelle che gli egizi chiamavano "Stelle Imperiture") e sedeva accanto a Ra; da qui, grazie al culto funerario quotidiano di cui era fatto oggetto il suo Kha[N 20], proseguiva la sua sollecitudine verso i suoi sudditi terreni[21].

Che l'affermazione dell'oltretomba solare per i re, destinati non ad occidente, come i comuni mortali, ma ad oriente, non sia stata del tutto pacifica, si ha traccia dal tono stesso di alcune formule dei Testi delle Piramidi; un'intera sezione, da 1264a a 1279c, presenta addirittura invettive violentissime contro gli dei del ciclo osiriaco per impedire loro di entrare nella piramide, dominio solare[22].

« Non permettere che Osiride venga in questa sua mala venuta, non aprirgli le braccia; non permettere che Horus venga in questa sua mala venuta, non aprirgli le braccia, digli il suo nome di "Accecato da un porco"[N 21]; non permettere che Seth venga in questa sua mala venuta, non aprirgli le braccia, digli questo suo nome di "Evirato"[N 22]. Se viene Iside non aprirle le braccia dille questo suo nome di "Grande di putrefazione"[N 23]; se viene Nephtis dille il suo nome di "Sostituta senza matrice"[N 24] »
(dai testi delle Piramidi, 534. 1264a-1279c[23])

E sono ancora le formule dei Testi delle Piramidi a giustificare teologicamente l'idea stessa della scala verso il cielo costituita, prima, dalla piramide a gradoni e poi, dalla piramide perfetta[24].

« Viene eretta per lui una rampa fino al cielo ed egli sale su quella fino al cielo »
(dai testi delle Piramidi, 267. 364a [25])
« Le anime di Eliopoli costruiscono per lui una rampa affinché possa giungere in alto »
(dai testi delle Piramidi, 505. 1089a [26])

L'arrivo in cielo del re è inoltre salutato dagli stessi dei che lo considerano pienamente loro pari e talvolta anche ad essi stessi superiore, come rilevabile nei testi della piramide di Pepi, o, addirittura, iperbolicamente in se comprendente tutti gli dei[27].

« E' salito in cielo Pepi, ha trovato Ra in piedi, gli si avvicina e siede al suo fianco. Ra non permette che sieda in terra perché sa bene che è più grande di lui [...] Pepi è il più grande di tutti gli spiriti e più prezioso di tutti i preziosi, Pepi è eterno più degli eterni [...] Pepi ha conquistato i Due Paesi come sovrano degli Dei »
(dai testi delle Piramidi, 439. 812a-814c [28])
« Alzati, hanno detto Shu e Tefnut, nel tuo nome di Dio, così diverrai tutti gli Dei »
(dai testi delle Piramidi, 215. 140a-149d [29])

L'eco della vittoria del clero di Ra su altri, è ancora desumibile dai testi delle piramidi che, per la prima volta, appaiono nella tomba di Unis (V dinastia) là ove si sottolinea con insistenza quasi ossessiva proprio la nascita eliopolitana del re e dello stesso Ra[N 25].

« Unis è eliopolitano come te, o Dio! Unis è eliopolitano o Ra! La madre di Unis è eliopolitana, Unis lui stesso è eliopolitano, nato a Eliopoli »
(dai testi delle Piramidi della Tomba di Unis a Saqqara, 307. 482a-486d [30])

Ed il concetto solare della piramide, intesa teologicamente, e materialmente, come scala verso il cielo si rafforza e si stabilizza nei testi dell'Antico Regno da cui è desumibile, peraltro, un'altra interpretazione della struttura piramidale come raggi di pietra solidificati filtranti dalle nubi[N 26].

« [...] ho camminato su questi tuoi raggi come se avessi una rampa sotto i miei piedi sulla quale salire [...] al cospetto di Ra [...] per te il cielo ha reso i raggi del sole più saldi perché tu possa salire [...] fino agli occhi di Ra »
(dai testi delle Piramidi [31])

Architettoniche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Complesso piramidale egizio.

Evoluzione delle sepolture: neolitico[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo neolitico (Predinastico egizio), cui appartengono le più antiche sepolture di cui si abbia conoscenza in Egitto, non si ha traccia di sarcofagi per la sepoltura dei defunti anche se vengono impiegate comunque varie forme di ricovero che, embrionalmente, al sarcofago intanto faranno riferimento[32]. Fin da tale periodo arcaico, tuttavia, si assiste ad una netta differenziazione fra le culture dell'Alto e Basso Egitto testimoniate anche nella diversità dei riti funerari[33] [34] [N 27]. I cadaveri sono generalmente deposti in posizione fetale, coricati su un fianco, in fosse rotonde oppure ovali che ricordano la planimetria delle abitazioni, scavate nella terra, talvolta foderate di stuoie.

Già a partire dalla prima metà del neolitico, tuttavia, si avverte il bisogno di riparare il morto dalla sabbia di cui veniva riempita la fossa, nonché, superiormente, dalle incursioni di animali predatori: per la prima bisogna si giungerà all'uso di vere e proprie ceste in vimini, giunco, pelle, tessuti in lino, in cui il cadavere veniva rinchiuso; anche superiormente vengono apposte stuoie come tettoia talvolta cementate con fango[35], mentre la parte esposta della sepoltura veniva ricoperta di brecciame e pietre che costituivano anche visibile segnacolo per il ritrovamento della sepoltura stessa[36] [N 28].

Nel periodo di Naqada si ha una prima importante evoluzione delle sepolture che, come per le abitazioni, da tonde o ovali, divengono rettangolari[37], talvolta, sebbene di rado e nelle sepolture di maggior pregio destinate ai rappresentanti dei ceti più abbienti, con pareti interne rivestite in argilla o mattoni cotti al sole. Sempre per le sepolture destinate ai capi, o ai sovrani di derivazione divina, si assiste ad un ampliamento della struttura sotterranea, compare una suddivisione interna in vari ambienti realizzata con tavole in legno o mura in mattoni, e un embrione di tetto a cuspide che viene generalmente sovrastato da cumuli di pietre o mattoni di cui, oggi, non è possibile stabilire l'altezza per i crolli e per le asportazioni di materiale intervenuti nei millenni[38].

Evoluzione delle sepolture: Età Thinita e Antico Regno[modifica | modifica wikitesto]

Testa in Oro di Horus rinvenuta a Ieracompoli (Cairo, Museo Egizio)

In Età Thinita si delinea anche nelle sepolture, la stretta gerarchia esistente nella monarchia faraonica: a Ieracompoli, l'antica Nekhen capitale dell’Alto Egitto, a immagine del monticello Tatenen, emerso dal Nun, l’oceano primordiale da cui la vita ebbe origine, il corpo del sovrano viene piantato nella terra, come un seme, affinché possa rinascere con l’annuale inondazione nilotica[39]. In tale periodo, e tale usanza permarrà sino alla IV dinastia, i corpi sono ancora deposti in posizione fetale e si giungerà alla completa estensione ed alla mummificazione artificiale solo alla fine del Primo Periodo Intermedio[40]. Sul corpo del re, nell'area della città riservata alle sepolture, ai limiti con l'area desertica, viene eretto un tumulo rivestito in mattoni crudi, con i vari corsi sovrapposti inclinati con un angolo di 45°[N 29], circondato da un muro in mattoni di fango di circa 49 m.[41]. Dati i crolli intervenuti nei millenni, non è possibile stabilire l’altezza della sovrastruttura tumularia che, tuttavia, doveva verosimilmente essere a sua volta sovrastata dalla cappella Per-Wer, ovvero la Grande Casa che era il nome del santuario di Ieracompoli e dell’Egitto meridionale. Nello stesso recinto venne rinvenuta da Quibell e Green, nel 1898, la Tavoletta di Narmer ritenuta il simbolo dell'unificazione dell’Alto e Basso Egitto da parte del re meridionale Menes/Narmer della I dinastia.

A dimostrazione dell'importanza di tale tumulo che, nei secoli, subirà sovrapposizioni fino al Nuovo Regno, si consideri che al Medio Regno risale, altresì, la realizzazione di un complesso in muratura costituito da più locali che ricalcano quelli previsti per i complessi funerari delle piramidi delle prime dinastie[42]; in uno di questi, al centro del complesso, venne peraltro rinvenuta la testa in oro di Horus, con il capo sovrastato da alte piume, nota come Horus di Ieracompoli[43].

La letteratura egizia riferita alla vita dell'aldilà contiene molti riferimenti al divino tumulo primordiale considerato inoltre, specie nel Nuovo Regno, un mezzo per Osiride per ascendere al cielo tanto che il dio viene talvolta rappresentato supino, all'interno di una struttura che ricorda, in sezione, una piramide a gradoni[44]; in tal senso, il tumulo di Ieracompoli può essere interpretato come una prefigurazione del concetto alla base del più grande e più sacro degli tumuli: la piramide[45].

I e II dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Se politicamente l’unificazione delle due terre poteva dirsi conclusa con il mitico re Menes/Narmer, di fatto non era ancora compiuta e i re della I e II dinastia continuarono a scegliere quale necropoli l’area di Abydos [N 30]. Si tratta ancora di tombe ipogee sormontate da strutture in mattoni crudi che, nel caso della tomba di Khasekhemui, forse l’ultimo re della II dinastia qui sepolto, hanno consentito l’individuazione di strutture murarie che sono state definite "proto-piramidali"[46] [47].

Mastabe[modifica | modifica wikitesto]

Con l'unificazione territoriale avvenuta sotto la I dinastia[N 31], si rese necessaria la scelta di una nuova capitale che i re meridionali, venuti dall'Alto Egitto, decisero di creare alla confluenza del Nilo con l'estesa area del Delta. Alla fine della II dinastia tale città sarà nota come Ineb Hedj, ovvero "il Muro Bianco", che i greci denomineranno Menfi [N 32]

Necessitando, in assonanza di quanto praticato nella terra d’origine, di creare un’area da destinare a necropoli ai margini della città, venne scelta, come area della necropoli reale, Saqqara (a circa 30 km) ove, direttamente derivanti dal tumulo primordiale[48] e dalle pietre sovrapposte a protezione delle sepolture più antiche, furono ideate strutture più squadrate ed architettonicamente più definite, complesse e monumentali: le mastabe [N 33]. Queste, di forma tronco-piramidale, al pari dei tumuli di pietre, di fatto proteggevano sepolture sotterranee ed erano, in origine, prive di locali interni[N 34] [49]. Esternamente le mastabe erano caratterizzata da un'altezza media di circa 6 m, con pareti a "rientranze e sporgenze" in mattoni cotti al sole[50] che ricordavano la cosiddetta facciata di palazzo, rivestite di latte di calce, ad imitazione di stuoie e tende policrome in tessuto[51]

Nel ventennio 1936-1956, sotto la guida dell'egittologo britannico Walter Bryan Emery [N 35] vennero scavate numerose mastabe di Saqqara riscontrando che, alcune di esse, presentavano riferimenti a re della I e II dinastia di cui erano già note le tombe ad Abydos[52]: questo fece supporre che le mastabe di Saqqara, località legata territorialmente alla nuova capitale, fossero in realtà cenotafi delle sepolture autentiche di Abydos o viceversa[53] considerando, peraltro, che tale seconda località era intimamente connessa al culto del dio dei morti Osiride.

Evoluzione delle piramidi[modifica | modifica wikitesto]

La piramide egizia nella sua concezione architettonica finale di "piramide perfetta" è, in se, solo parte di un più ampio complesso funerario che, nella sua definitiva strutturazione, vedrà coesistere:

  1. la piramide principale;
  2. una o più piramidi satelliti;
  3. una o più piramidi secondarie, o "della regina";
  4. un tempio funerario dedicato al culto del sovrano defunto;
  5. un tempio a valle, o "dell’accoglienza", dove avvenivano i riti connessi con l’imbalsamazione del re;
  6. una rampa processionale, o "cerimoniale", che univa i due templi e lungo la quale si snodava il percorso funerario e rappresentava l’ascesa dalla vita terrena alla Duat [N 36].

Precedentemente a tale strutturazione, tuttavia, la piramide passò attraverso fasi successive la cui genesi, teologica e architettonica, è stata sopra delineata[54]. Dal tumulo, semplice segnacolo di sepoltura e protettivo dei resti mortali, si passò a strutture più complesse che del tumulo erano l'elaborazione architettonica, le mastabe, che furono le sepolture dei re delle prime due dinastie dopo l'unificazione delle Due Terre. Con tali dinastie si assiste alla presenza di doppie sepolture, a Saqqara e ad Abydos, verosimilmente per far godere entrambe le terre unificate della presenza funebre divina del re-dio.

Ritenuta immediata predecessora della piramide a gradoni, a sua volta originatrice della piramide perfetta, è la "piramide a crepidoma" di Nebitka, a Saqqara[55] [56] [N 37] che, come la successiva piramide di Djoser, di cui ricalca in piccolo struttura e proporzioni, presenta più fasi edificatorie[N 38] [57].

III dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Benché non si abbia contezza di un momento di netta separazione dalle costruzioni funebri precedenti, con il primo re della III dinastia, Djoser, e più segnatamente con il suo architetto Imhotep, si assiste ad un vero salto di qualità architettonico[N 39].

Complesso di Djoser[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta, intanto, della prima costruzione di cui si abbia memoria in cui il mattone crudo viene sostituito dalla pietra squadrata[58] usata per realizzare tutto il complesso[N 40]. Trattandosi del primo esperimento di uso del nuovo materiale da costruzione, i blocchi in pietra hanno dimensioni di poco maggiori dei precedenti mattoni crudi[59]; è tuttavia sintomatico che, di pari passo con l'esperienza acquisita e con la maggior fiducia nella soluzione architettonica, le dimensioni dei blocchi aumenteranno fino a raggiungere, poco più di un secolo dopo, quelle immani che si riscontrano nelle piramidi perfette di Giza. Il complesso di Djoser a Saqqara è, per dimensioni, pari a circa 60 volte il più grande dei cenotafi della II dinastia di Abydos[60] [N 41] [61] e l'architetto Imhotep seppe trasporre in pietra, su scala monumentale, strutture già esistenti nelle costruzioni precedenti, ma realizzate in materiali deperibili come mattoni crudi, tronchi d'albero, fasci di canne e stuoie[N 42]. Le soluzioni poste in essere da Imhotep, tuttavia, furono tutt'altro che semplicemente imitative giacché seppe coniugare la novità con il rigoroso rispetto dei precetti del cerimoniale e della dottrina funeraria regale, solare, che si era, intanto, instaurata[62]. Non fu verosimilmente avulso da tale concezione il fatto che, tra gli innumerevoli titoli di cui si fregiava, Imhotep possedesse anche quello di Kheriheb her tep, ovvero Primo sacerdote lettore del clero eliopolitano.

Come già per la màstaba a crepidoma di Nebitka, anche il complesso di Djoser fu eretto per espansioni successive; si trattava infatti, originariamente, di una màstaba a pareti verticali, a pianta quadrata di 62,90 m x 8,32 d'altezza, a tetto piatto, con rivestimento in calcare[N 43] [63]. Tutto il complesso, nella parte visibile, costituisce una vera e propria simulazione di edifici giacché la maggior parte di questi non è praticabile, quasi si trattasse di una scena teatrale; il vero complesso funerario si sviluppa, infatti, sotterraneamente con undici pozzi funerari, profondi 33 m, difficilmente accessibili, poiché ostruiti dall'espansione accrescitiva della piramide, e un gran numero di locali (oltre 400) che, si ritiene, ospitassero ben 40.000 vasi[64] di alabastro, schisto, porfido, cristallo di rocca, serpentino, breccia e altri tipi di pietra, quasi tutti risalenti, per foggia o iscrizioni, alla I e II dinastia, di cui almeno i due terzi recanti i cartigli di predecessori del re Djoser[N 44] altri i nomi di funzionari ed il monumento a cui erano originariamente destinati e, all'interno, in inchiostro, il nome del donatore e, talvolta, quello del vasaio[65] [N 45].

Il risultato finale è, comunque, una piramide costituita da sei gradoni, per un'altezza complessiva, oggi, di circa 59 m, una vera e propria scala che doveva agevolare il re nella sua ascesa verso il cielo e il padre Ra, in perfetta aderenza con la teologia eliopolitana cui si richiamerebbe, inoltre, la cosiddetta Tomba a sud[N 46] [66].

Altre Piramidi a Gradoni[modifica | modifica wikitesto]

Si potrebbe supporre che, dopo quella di Djoser, una lunga scia di piramidi a gradoni siano state edificate, ma non fu così; anche se alcuni elementi si riscontreranno anche in complessi successivi, la piramide a gradoni, a base rettangolare, non ebbe grande seguito[67].

Oltre a quello di Djoser, sono noti ad oggi solo altri tre altri grandi complessi, attribuibili alla III dinastia, comprendenti una piramide a gradoni[68]: a Saqqara, la piramide di Sekhemkhet; a Zawyet el-Aryan, attribuibile forse al re Khaba; a Meidum, attribuibile a Huni, ma successivamente usurpata da Snefru che la trasformò in una piramide perfetta[N 47].

Complesso di Sekhemkhet[modifica | modifica wikitesto]

Nel panorama incerto dell'ordine di successione dei re della III dinastia, la piramide di Sekhemkhet, a Saqqara, consente, per una serie di considerazioni oggettive[N 48] [69] [70]di confermare che tale re fu l'immediato successore di Djoser. Anche il complesso di Sekhemkhet, forse anch'esso realizzato da Imhotep (come rilevabile da una breve iscrizione in geroglifico corsivo che lo menziona), era circondato da un muro, alto oggi 3,10 m dei 10 verosimilmente previsti[71], a rientranze e sporgenze di calcare bianco. Gli scavi, iniziati nel 1951 dall'archeologo egiziano Zakaria Goneim[N 49], hanno consentito di appurare che il complesso non venne mai ultimato[72] [N 50], ma che venne ampliato, dagli originali 340 m x 183, fino a 523 x 194 m; dai resti della piramide a gradoni, è stato inoltre possibile appurare che la stessa doveva avere una base quadrata di 120 m ed un'altezza, su sette gradoni inclinati di 15°, di circa 70[73]. In contrasto con l'incompletezza della sovrastruttura, gli appartamenti sotterranei erano giunti quasi ad uno stadio finale e comprendevano una camera funeraria a 32 m di profondità, raggiungibile attraverso una rampa per 36 m esterna e per 78 sotterranea, di 8,70 m x 5,20 x 4,50 di altezza. La camera, non ultimata, conteneva un sarcofago in alabastro, chiuso ma vuoto [N 51] che venne interpretata come seconda sepoltura essendo la principale ancora sotto i detriti della piramide, ad oggi non ancora scavati. I locali sotterranei comprendono un corridoio[N 52], che interseca al centro, ortogonalmente, una galleria trasversale di 152 m dalle cui estremità si dipartono, a 90°, due corridoi di circa 106 m che danno accesso a 132 vani[74] verosimilmente riservati alle offerte funerarie[75]; anche questi vani si presentavano palesemente non ultimati e in alcuni casi pieni dei detriti di lavorazione non ancora asportati[76]. Sospesi i lavori di scavo nel 1959, vennero ripresi nel 1963 portando alla luce, anche in questo caso, una "tomba a sud" costituita da una màstaba molto danneggiata poiché utilizzata in antichità come cava di pietre già lavorate[77] [N 53] [78].

Complesso di Khaba (o Ka'ba)[modifica | modifica wikitesto]

A Zawyet el-Aryan, a circa 6 km da Saqqara, si trovano le scarse vestigia della sovrastruttura di quella che doveva essere un'altra piramide a gradoni, verosimilmente destinata al re Khaba[79], nota anche come "Layer Pyramid", ovvero "Piramide a Strati", per la presenza di strati indipendenti perpendicolari al rivestimento di cui, tuttavia, non c'è traccia[80] [81].

Anche in questo caso, si tratta di un complesso mai ultimato; la piramide a gradoni doveva avere un lato di base di circa 84 m e doveva svilupparsi su cinque gradoni per un totale di 42-45 m[82]. Nota da sempe, venne visitata da Karl Richard Lepsius nel 1849, ma solo nel 1900 Alessandro Barsanti ne esplorò la parte sotterranea raggiungendo, ad una profondità di 29 m e dopo un corridoio lungo 80, una camera sepolcrale di 3,63 m x 2,65, alta 3 m che non conteneva, tuttavia, né sarcofago, né traccia alcuna di sepoltura[83]; anche in questo caso, come per la piramide di Sekhemkhet, un corridoio ne incontrava, ortogonalmente a metà, un altro di 120 m che, alle due estremità, presentava corridoi a 90° lunghi 50 m. Complessivamente, in questo caso, i vani che si aprivano sui corridoi[N 54], destinati a contenere le offerte funebri, erano 32[84] [85].

Complesso di Huni/Snefru[modifica | modifica wikitesto]

Terzo, grande, complesso in cui campeggia una piramide a gradoni è, a Meidum, quello intitolato a Snefru, della IV dinastia, ma, molto verosimilmente, iniziato durante il regno di Huni, della III[86] [87]. Si tratta forse dell'ultima e la più grande delle piramidi a gradoni della III dinastia. Si presenta, oggi, come una sorta di torrione a pianta quadrata[N 55], che si erge su un alto cumulo di detriti costituiti, di fatto, dal rivestimento della piramide perfetta che Snefru fece erigere appoggiandosi alla preesistente struttura usata, perciò, come nucleo[88][N 56]. Originariamente, la struttura di Huni era costituita da sette gradoni, con sei involucri "a mantello" sui quattro lati, di altezza decrescente; successivamente venne aggiunto un settimo involucro avvolgente e, forse, un ottavo, per un lato di base pari a 122 m e un'altezza forse superiore agli 82[N 57] [89] [90]. Maggiori elementi saranno forniti quando, con la IV dinastia, si tratterà delle piramidi di Snefru.

Piramidi a gradoni minori[modifica | modifica wikitesto]

Oltre le citate quattro maggiori piramidi a gradoni[N 58], sono note altre sette piramidi minori della stessa fattispecie[91] [92] [N 59]; si tratta di piramidi, o di quel che ne resta, di piccole dimensioni risalenti alla parte finale della III dianstia che, a fattor comune, presentano la disposizione della muratura del nucleo a "letti inclinati", ovvero parallelamente alle facce del rivestimento esterno. Date le dimensioni ridotte, e la quasi totale assenza di esplorazioni archeologiche, si è ipotizzato potesse trattarsi di cenotafi, o di piramidi destinate a principi nelle località di cui erano governatori, o a regine nelle località di nascita[93], o che si trattasse[94] di segnacoli per luoghi sacri a Horus e Seth o, ancora, che fossero simboli del monticello primevo da cui scaturì la vita. Delle 7 piramidi indicate da Lehner[95], la più meridionale si trova sull'isola di Elefantina, tre altre si trovano nei pressi di Ombos, una a Sinki, nei pressi di Abydos, una nel Medio Egitto, a Zawyet el-Aryan e un'altra a Seila[N 60], a sud dell'area del Fayyum. Particolarmente interessante appare la piramide a gradoni di Seila ove, nel 1987, una spedizione della Brighman Young University di Provo (Utah) rinvenne una stele intestata al re Snefru, fondatore della IV dinastia[96] [97], e titolare di altre tre piramidi[N 61] [98]. La piramide di Seila è l'unica che conservi parte del rivestimento in calcare, doveva avere una base di 22,50 m per un'altezza di 17 m ripartita su tre gradoni.

IV dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: IV dinastia egizia.

Meno di un secolo separa l'ascesa al trono di Djoser da quella di Snefru, primo re della dinastia considerata per eccellenza la maggior costruttrice di piramidi. La III dinastia si conclude, architettonicamente parlando, con la costruzione di una piramide a gradoni (forse l'ultima di una serie molto breve) a Meidum, iniziata sotto Huni, che verrà proseguita sotto Snefru e portata ad uno stadio inimmaginabile solo al tempo dell'architetto Imhotep. Anche quella di Huni, come le precedenti di Djoser e Sekhemkhet, subì varianti del progetto in corso d'opera[N 62]; in particolare, la piiramide di Huni era strutturata su sette gradoni con sei involucri "a mantello" sui quattro lati, di altezza decrescente, poggianti l'uno sull'altro ed inclinati verso il centro così da scaricare il peso verso il nucleo dell'edificio. Un successivo ampliamento comportò l'aggiunta di un settimo "mantello" (e forse di un ottavo) talché la piramide conclusa doveva presentare un lato di base pari a 122 m e 82 m d'altezza[99].

Le piramidi di Snefru[modifica | modifica wikitesto]

L'Egitto, dopo l'unificazione di Menese/Narmer e la politica delle prime due dinastie, era ormai un paese bene organizzato, ricco di materia prime, con un'agricoltura ben strutturata e con ben individuati contatti e commerci con l'estero[100] [N 63]; notevoli erano anche le attività estrattive nel Sinai per il rame e a Wadi Meghara per il turchese, o a Wadi Allaqi e Wadi Hammamat per l'oro. Politicamente è già attestata la figura del "ti(a)-ty" (normalmente tradotto con il termine "visir"), esistono sei "Grandi Case" (hwt-wrt), ovvero sei "ministeri" con funzioni ben differenziate, e con cadenza biennale viene costantemente svolto il censimento del bestiame[101].

La "Falsa piramide"[modifica | modifica wikitesto]

In questo contesto, di solidità politica e di organizzazione gerarchizzata, salì al trono il re Snefru che, circa quindici anni dopo la seconda variante[N 64], pose mano alla piramide di Huni per trasformarla in una piramide regolare[102]. Per ottenere tale risultato, vennero colmati i gradoni e su tale riempimento vennero posati i blocchi di rivestimento ottenendo la prima piramide geometricamente perfetta con base quadrata di 144 m, altezza di 91,70 m[103] e angolo di pendenza pari a 51°50'35"[104]. Di questa piramide, forse la prima fatta costruire da Snefru[N 65], non resta oggi che una sorta di torre quadrata costituita da tre gradoni (di fatto i gradoni quinto, sesto e settimo, essendo gli altri sepolti dall'alto cumulo di detriti), che sono il nucleo della piramide di Huni. Sul lato nord, ad un'altezza di 18,50 m, si apre l'ingresso di un corridoio in discesa che, dopo 58 m e sette gradini, diviene orizzontale per altri 9,45 m; al termine di tale corridoio, cieco, si apre un pozzo verticale profondo circa 3 m. Nel soffitto tuttavia, ben dissimulata, un'apertura sale verticalmente per 6,65 m e dà accesso alla camera funeraria che, per la prima volta, presenta una volta "ad aggetto"[N 66] di 5,90 m x 2,65, con un'altezza (nel culmine) di 5,05 m. Tale camera è scavata nella roccia di fondo e solo 0,50 m delle pareti, e l'intera volta aggettante, si trovano all'interno del massiccio della sovrastruttura[105].

La presenza, sul lato est di una piccolissima cappella (9,18 x 9 x 2,30) in calcare bianco, prototipo del "Tempio Funerario" dei complessi piramidali successivi, fiancheggiata da due alte stele di 4,20 m completamente non iscritte, ha fatto supporre che la costruzione sia stata nuovamente abbandonata[N 67]. Il complesso di Snefru a Meidum presenta, di fatto, tutti gli elementi che caratterizzeranno i successivi complessi della IV dinastia: oltre l'embrione di "Tempio Funerario" di cui si è detto, esiste, infatti, una "Via Cerimoniale" lunga 210 m compresa tra due muri alti circa 2 e si suppone esista, data la presenza della Via Cerimoniale, anche un "Tempio a Valle" benché ancora non scavato[106]. Sul lato sud si ha inoltre traccia (ne resta solo la base di 26,65 m di lato) una "piramide satellite", forse in memoria della Tomba meridionale dei complessi precedenti. La piramide, nel corso dei secoli, divenne una cava di pietre da costruzione e dai resoconti dei viaggiatori risulta che, tra il 1117-1119 (visita di Shaykh Abu Mohammed Abdallah) e il 1737, visita di Frederic Louis Norden, vennero smantellati almeno due gradoni[107] lasciando la struttura per come oggi è possibile vederla. L'opera di smantellamento sistematico, specie nel medioevo, fu causa dell'attuale stato di degrado delle strutture anche per l'abitudine dei cava pietre arabi a far precipitare dall'alto i blocchi che venivano rimossi causandone la frattura e la proiezione di detriti e schegge che hanno costituito il cumulo di quasi 50 m d'altezza su cui si erge quanto resta della piramide di Huni[108]. La forma finale attuale, non assimilabile pienamente né ad una piramide a gradoni, né ad una piramide perfetta, ha fatto sì che il complesso di Snefru a Meidum fosse denominato Haram el-Kaddab, ovvero "la Falsa Piramide".

La "Piramide romboidale"[modifica | modifica wikitesto]

Per motivi non noti, intorno all'anno quindicesimo di regno Snefru abbandonò la necropoli di Meidum spostandosi 40 km più a nord, a Dahshur dove fondò un'altra necropoli, verosimilmente in un'area ancora vergine, dove eresse altri due complessi funerari[109], la "Piramide Romboidale" e la "Piramide Rossa". La prima, per la sua forma insolita, è stata in più modi definita: (EN) Bent Pyramid (piramide piegata), (DE) Knickpyramide (piramide a gomito), Piramide Romboidale, Piramide Curva, ma la definizione più esatta è di certo quella assegnatale da Alexandre Varille di "Piramide a doppia pendenza"[110].

La piramide, infatti, alta complessivamente 101,15 m (originariamente raggiungeva i 105,07) e con una base quadrata di 188,60 m di lato, presenta un'inclinazione delle pareti di 54°3'13" fino all'altezza di 49,07 m per poi variare in 43°21' per i successivi 56 m[111]. E', di fatto, la piramide meglio conservata poiché è ancora quasi completo il rivestimento originale in calcare. Se non fosse stato variato l'angolo di pendenza, avrebbe raggiunto l'altezza di 128 m[N 68]. Proprio le ottime condizioni del rivestimento esterno non hanno consentito di eseguire ricerche più approfondite per stabilire l'esatta struttura del massiccio ("a mantello" o "a gradoni") che tuttavia, dalle poche brecce esistenti, appare costituito da blocchi di calcare posati inclinati verso l'interno per assicurare maggiore stabilità[112].

Varie sono le ipotesi sul motivo per cui si dovette ricorrere alla doppia pendenza: secondo John Gardner Wilkinson il cambio di pendenza fu dovuto alla necessità di affrettare la costruzione in previsione dell'imminente morte del re[N 69]; secondo Alexandre Varille, invece, la doppia pendenza era già stata prestabilita progettualmente come trasposizione architettonica della dualità dell'Alto e Basso Egitto, ipotesi suffragata anche dalla presenza doppia di alcuni elementi (due gli ingressi, due i corridoi discendenti, due appartamenti funerari) ed il fatto che la radice sn dello stesso nome di Snofru indica il numero due[N 70]. Più plausibile appare l'ipotesi avanzata da Jean Yoyotte[N 71] secondo cui la doppia pendenza sarebbe derivata da motivazioni di carattere tecnico nella considerazione che una inclinazione troppo spinta, come quella iniziale di oltre 54°, potesse provocare un sovraccarico delle strutture che avrebbe causato il crollo delle medesime, o di cedimenti effettivamente riscontrati opera durante. A riprova della validità di tale tesi alcune vistose lesioni in alcuni dei blocchi interni che si ripercuotono su tutti gli strati di rivestimento e che sono rilevabili anche in fratture da assestamento all'interno degli appartamenti funerari[113].

La "Piramide a doppia pendenza" presenta due ingressi sulle pareti nord e ovest; il primo ingresso a nord, a 11,80 m dalla base, dà accesso ad un corridoio lungo 79,53 m che scende fino a 25 m sotto il livello del suolo per poi risalire bruscamente, con una ripida scala, che porta ad una camera funeraria di 6,03 m x 5 con volta ad aggetto alta 17,40 m; alcune lesioni nelle pareti e nel soffitto vennero riparate con malta gessosa. Il secondo ingresso, ad ovest, a 33,32 m dalla base, è seguito da un corridoio discendente di sezione quadrata di 1,10 m di lato, lungo 67,65 m, che termina in una sorta di vestibolo oltre il quale un altro corridoio di 20,12 m dà accesso alla camera funeraria di 6,56 m x 4,10, con volta ad aggetto alta 16,50 m, posizionata più in alto, all'interno della struttura, rispetto alla precedente. In questa camera funeraria sono maggiormente evidenti i cedimenti delle strutture ventilati da Yoyotte che giustificarono la variazione di pendenza. Tra le due camere funerarie, che non si trovano sulla stessa verticale, c'è un dislivello di 17,25 m[114] [115]. Nessuna delle camere sepolcrali recava traccia di sarcofagi o della presenza di casse in legno.

La "Piramide rossa", o "del nord"[modifica | modifica wikitesto]

Non lontano dalla piramide a doppia pendenza, Snefru fece costruire una terza piramide, nota come "Piramide Rossa"[N 72], o "piramide del nord"; la stessa è localmente nota anche come "piramide dei pipistrelli", o "piramide della catena", o "piramide aguzza", o, ancora, come el-haram el-watwat, ovvero "piramide cieca"[116]. Benché delle tre piramidi erette da Snefru questa sia la meno studiata e la meno nota, venne progettata, e costruita, con un'inclinazione meno accentuata di 43°22'[117], inclinazione che si ripeterà poi successivamente, quasi identica, nelle piramidi seguenti. La "piramide rossa" viene universalmente riconosciuta nel mondo egittologico, per la qualità della costruzione, la prima concepita e costruita come piramide regolare perfetta. Su uno dei frammenti di blocco rinvenuti alla base della piramide, è stata rilevato il nome di Snefru e la datazione del quindicesimo censimento, ma considerando che questo avveniva con cadenza biennale, ciò indicherebbe l'anno trentesimo di Snefru che, però, secondo il Papiro di Torino, regnò solo 24 anni[118] [N 73].

Di base non perfettamente quadrata (218,50 m x 221,50), è alta 104,40 m; l'ingresso si trova a 28,65 m dal suolo e dà accesso ad un corridoio discendente di 58,80 m cui segue un altro corridoio orizzontale da 7,40 m che giunge nella camera di 8,35 m x 3,60, con volta ad aggetto alta 12,31 m; da questa un breve corridoio di soli 3 m dà accesso a una seconda anticamera di 8,30 m x 4,15, con volta aggettante alta 12,30 m. In questa camera, che come tutto il resto dell'appartamento sin qui visto si trova al di sotto del suolo su cui la piramide è stata costruita, a 7,80 m dal suolo si apre un cunicolo di 7,50 m che dà accesso alla camera funeraria, questa all'interno del massiccio murario, di 8,30 x 3,60, con volta ad aggetto alta 15,25 m.[119] [120] in cui, unitamente a tracce evidenti di un grande falò e a lavori sistematici di scavo predatorio alla ricerca di ulteriori locali[N 74]vennero rinvenuti pochi resti umani non assegnabili inequivocabilmente a Snefru[N 75].

Studi eseguiti da Charles Maystre su marchi di cava apposti su alcuni blocchi della Piramide Rossa, hanno consentito di dimostrare che la loro lavorazione avvenne contestualmente a quella dei blocchi di rivestimento della "Falsa Piramide" di Meidum e che, quindi, i due cantieri avrebbero lavorato contemporaneamente[121]

Occorre far menzione, in conclusione, anche di una quarta piramide legata, in qualche modo, a Snefru; si tratta, infatti di una piramide a gradoni minore, a Seila,a sud dell'area del Fayyum, presso la quale, nel 1987, venne rinvenuta una stele intestata a re Snefru[122].



Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Piramidi di Giza.
piramide di dimensioni gigantesche

I successori di Snefru, facendo tesoro dell'esperienza accumulata nei due secoli precedenti, eressero sull'altopiano di Giza le piramidi più grandi e famose della storia. La più grande fu la prima eretta a Giza: quella di Cheope. I lati della base, che è quasi esattamente un quadrato, misurano metri 230,4; 230,52; 230,6; 230,54. L'altezza originaria era 146,7 m. I lati sono orientati secondo i punti cardinali con una precisione che ha sempre stupito: l'errore è circa 3'.

Il successore di Cheope, Djedefra, non fece costruire la sua piramide a Giza, ma 8 km più a nord. Il monumento rimase però incompiuto per la morte precoce del sovrano. I sovrani successivi, Chefren e Menkaura, tornarono a scegliere Giza per le loro piramidi. Il successore di Menkaura, Shepsekhet, ultimo sovrano della dinastia, per motivi che non conosciamo, interruppe la tradizione facendosi seppellire in una semplice mastaba. Secondo una teoria, le piramidi di Giza rispecchierebbero lo schema della cintura di Orione.

V dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: V dinastia egizia.
Le piramidi di Abusir.

La quinta dinastia riprese la tradizione della costruzione di piramidi, che però non raggiunsero mai più le dimensioni gigantesche del periodo precedente. Il primo sovrano della dinastia, Userkaf, fece costruire la sua piramide a Saqqara, accanto a quella di Djoser. Le dimensioni del monumento sono di tutto rispetto, anche se non confrontabili con quelle raggiunte da Cheope e Chefren. Il lato di base misura circa 75m e l'altezza circa 50m. Con il successore di Userkaf, Sahura, i complessi sepolcrali cambiano ubicazione, anche se non di molto: viene scelto infatti il sito di Abusir, non lontano da Saqqara. Le piramidi di Abusir sono di proporzioni relativamente modeste, ma eleganti e riccamente decorate. Durante la V dinastia crescono invece le dimensioni del tempio funerario. La piramide dell'ultimo esponente della dinastia, Unis, ha il lato di 67 m e l'altezza di soli 19m. Si tratta tuttavia di un monumento di grande importanza perché è il primo che contiene i famosi Testi delle piramidi.

VI dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: VI dinastia egizia.

Durante la VI dinastia tutte le piramidi, di tipo canonico, hanno con buona approssimazione le stesse dimensioni, circa 80 metri di lato di base e 52 metri di altezza, e vi è un uso limitato di materiali pregiati. Ci sono giunte praticamente in rovina e sorgono quasi tutte a Saqqara sull'altopiano che dominava l'antica capitale egizia di Menfi nelle vicinanze della Piramide di Djoser. Tra le piramidi della VI dinastia annoveriamo quelle di Teti, con sarcofago in basalto[123], Pepi I, con i resti di una Falsa porta[124], Merenra II che risulta non terminata[125] ma fornita di cappella a nord, Tempio a valle e Rampa processionale[126], Pepi II dove nel complesso piramidale troviamo anche tre piramidi secondarie riservate a tre delle consorti del sovrano, le regine Iput II, Neith e Udjebten[127], Kakara Ibi ancora parzialmente da esplorare ma significativa per l'evoluzione delle iscrizioni dei Testi delle piramidi, a quelli che diventeranno i Testi dei sarcofagi, Khui edificata a Dara[128].

La tradizione iniziata da Unis viene continuata inserendo testi religiosi all'interno delle piramidi, sulle pareti di camere interne. I soffitti di colore blu hanno incise stelle dorate raffigurazione del cielo notturno come nella tomba di Teti. Le pareti sono decorate con geroglifici blu o verdi, colori che rappresentano l'acqua e la rinascita, recitanti i Testi delle piramidi. Di splendida fattura i geroglifici verdi della tomba di Pepi I. La costruzione di piramidi si interrompe durante il primo periodo intermedio.

La XII dinastia e le ultime piramidi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: XII dinastia egizia.
La piramide di Amenemhat III, della XII dinastia.

I faraoni della XII dinastia ripresero l'usanza di farsi seppellire in tombe a forma di piramide.Le loro piramidi erano rivestite di calcare pregiato ma, ad eccezione della piramide di Amenemhat I, il materiale usato non era più la pietra, ma i mattoni. Lo stato di conservazione in cui ci sono arrivate (esemplificato dalle immagini a lato) è assai precario. Le dimensioni erano maggiori di quelle della VI dinastia: l'altezza superava i 100 metri. Viene di nuovo scelto il sito di Dahshur, già usato da Djoser. In questo periodo si moltiplicano le piccole piramidi costruite per le regine o altri componenti della famiglia reale. Le ultime due piramidi note risalgono alla XIII dinastia, durante il secondo periodo intermedio e con i sovrani del Nuovo Regno furono preferite altre tipologie di tombe.

Elenco[modifica | modifica wikitesto]

L'elenco riporta le principali piramidi in Egitto. In colore giallo scuro le piramidi attribuite a faraoni, in giallo chiaro le piramidi secondarie e in azzurro le altre strutture architettoniche (mastabe, templi solari) identificate in passato come piramidi.

Dinastia Proprietario Nome Sito Lepsius Dimensioni Volume Inclinazione Tipologia Conservazione
III Piramide Lepsius 1 Abu Rawash I incompleta
III Djoser Piramide di Djoser Saqqara XXXII 121 × 109 × 60 m 330.400 m³ a gradoni integra
III Padiglione settentrionale di Djoser Saqqara XXXIII secondaria integra
III Padiglione meridionale di Djoser Saqqara XXXIV secondaria integra
III Sekhemkhet Piramide di Sekhemkhet Saqqara 120 × 120 × 7 m 33.600 m³ a gradoni incompleta
III Khaba Piramide di Khaba Zawyet el-Aryan XIV 84 × 84 × 20 m 47.040 m³ a strati incompleta
IV Snefru Piramide di Meidum Meidum LXV 144 × 144 × 92 m 638.733 m³ 51° 50' 35" a gradoni incompleta
IV Snefru Piramide romboidale Dahshur LVI 188 × 188 × 105 m 1.237.040 m³ 54° 50' 35" / 43° 22' romboidale integra
IV Piramide secondaria di Snefru Dahshur LVII secondaria
IV Snefru Piramide rossa Dahshur XLIX 220 × 220 × 105 m 1.694.000 m³ 43° 22' complessa integra
IV Piramide Lepsius 50 Dahshur L
IV Cheope Piramide di Cheope Giza IV 230 × 230 × 146 m 2.583.283 m³ 51° 50' 40" complessa integra
IV Piramide secondaria settentrionale di Cheope Giza V secondaria integra
IV Piramide secondaria centrale di Cheope Giza VI secondaria integra
IV Piramide secondaria meridionale di Cheope Giza VII secondaria integra
IV Dedefra Piramide di Djedefra Abu Rawash II 106,2 × 106,2 × ~68 m 131.043 m³ ~52° complessa incompleta
IV Piramide secondaria di Djedefra Abu Rawash III secondaria completa
IV Baka Piramide di Baka Zawyet el-Aryan XIII ~200 × ~200 m complessa incompleta
IV Chefren Piramide di Chefren Giza VIII 215,25 × 215,25 × 143,5 m 2.211.096 m³ 53° 10' complessa integra
IV Micerino Piramide di Micerino Giza IX 103,4 × 103,4 × 65,5 m 235.183 m³ 51° 20' 25" complessa integra
IV Piramide secondaria occidentale di Micerino Giza X secondaria integra
IV Piramide secondaria centrale di Micerino Giza XI secondaria integra
IV Piramide secondaria orientale di Micerino Giza XII secondaria integra
IV Shepseskaf Mastaba di Shepseskaf Saqqara XLIII mastaba
V Userkaf Piramide di Userkaf Saqqara XXXI 73,5 × 73,5 × 49 m 87.906 m³ 53° 07' 48" complessa integra
V Userkaf Tempio solare di Userkaf Abu Gurab XVII santuario integra
V Sahura Piramide di Sahura Abusir XVIII 78,75 × 78,75 × 47 m 96.542 m³ 50° 11' complessa integra
V Neferirkara Kakai Piramide di Neferirkara Kakai Abusir XXI 105 × 105 × 72,8 m 257.250 m³ 54° 30' complessa integra
V Piramide Lepsius 22 Abusir XXII secondaria integra
V Piramide Lepsius 23 Abusir XXIII secondaria integra
V Piramide Lepsius 24 Abusir XXIV secondaria integra
V Piramide Lepsius 25 Abusir XXV secondaria integra
V Neferefra Piramide di Neferefra Abusir XXVI 65 × 65 m n.d. 78° 30' complessa incompleta
V Niuserra Tempio solare di Niuserra Abu Gurab XV santuario integra
V Piramide Lepsius 16 Abusir XVI non identificata
V Niuserra Piramide di Niuserra Abu Gurab XX 79,9 × 79,9 × 51,68 m 112.632 m³ 51° 50' 35" complessa integra
V Ptahshepses Mastaba di Ptahshepses Abusir XIX mastaba integra
V Piramide Lepsius 27 Abusir XXVII distrutta
V Piramide Lepsius 28 Abusir XXVIII incompleta
V Menkauhor Piramide di Menkauhor Saqqara XXIX 52 × 52 m n.d. n.d. complessa incompleta
V Djedkara Isesi Piramide di Djedkara Isesi Saqqara XXXVII 78,60 × 78,60 m 107.835 m³ 52° complessa distrutta
V Piramide secondaria di Djedkara Isesi Saqqara XXXVIII secondaria
V Unis Piramide di Unis Saqqara XXXV 57,7 × 57,7 × 43 m 47.390 m³ 56° 18' complessa distrutta
VI Teti Piramide di Teti Saqqara XXX 68,58 × 68,58 × 45,72 m 107.835 m³ 53° 07' 48" romboidale integra
VI Pepi I Piramide di Pepi I Saqqara XXXVI
VI Merenra I Piramide di Merenra I Saqqara XXXIX
VI Pepi II Piramide di Pepi II Saqqara XLI
VI Piramide secondaria di Pepi II Saqqara XLII secondaria
VIII Ibi Piramide di Ibi Saqqara XL
I PI Khui Piramide di Khui
X Merikara Piramide di Merikara
XII Amenemhat I Piramide di Amenemhat I El-Lisht LX
XII Sesostri I Piramide di Sesostri I El-Lisht LXI
XII Mastaba di El-Lisht El-Lisht LXII mastaba
XII Mastaba di Senusretankh El-Lisht LXIII mastaba
XII Mastaba di Senusret El-Lisht LXIV mastaba
XII Amenemhat II Piramide di Amenemhat II Dahshur LI
XII Tempio solare di Amenemhat II Dahshur LII
XII Tempio solare di Amenemhat II Dahshur LIII
XII Sesostri II Piramide di Sesostri II El-Lahun LXVI
XII Sesostri III Piramide di Sesostri III Dahshur XLVII
XII Mastaba di Dahshur Dahshur XLVIII mastaba
XII Amenemhat III Piramide di Amenemhat III Dahshur LVIII
XII Amenemhat III Piramide di Hawara Hawara LXVII
XII Amenemhat IV Piramide di Amenemhat IV Mazghuna LIV
XII Mastaba di Siese Dahshur LV mastaba
XII Nefrusobek Piramide di Nefrusobek Mazghuna LIX 52,5 × 52,5 m n.d. n.d. complessa incompleta
XIII Ameny Qemau Piramide di Ameny Qemau Dahshur 52 × 52 × 35 m n.d. 55°
XIII Djedekheperu Piramide di Khendjer Saqqara XLIV 52,2 × 52,2 × 37,35 m 34.300 m³ 55°
XIII Piramide Lepsius 45 Saqqara XLV
XIII Piramide Lepsius 46 Saqqara XLVI
XVIII Ahmose Piramide di Ahmose Abydos 52,5 × 52,5 × 10 m n.d. 60°

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Letteralmente "della forma del fuoco" verosimilmente per la forma appuntita che ricorda, appunto, una fiamma.
  2. ^ Stefano di Bisanzio, dal canto suo, ritenne che il termine pyramìs derivasse invece dal greco pyròs con il significato di "frumento" e ciò per avvalorare l'ipotesi che le piramidi fossero "i granai di Giuseppe" della vicenda biblica. Nel IV secolo Ammiano Marcellino (Historiae XXII, 15-28) riferiva, invece, che il termine derivava dal greco pyr, ovvero fiamma, per il restringimento verso l'alto, in ciò suffragato anche da Isidoro di Siviglia (Ethymologiae, XV, 11.4) che indicava come:questi edifici cominciano larghi e finiscono stretti come le fiamme e in greco fuoco si dice pyr.
  3. ^ Il papiro Rhind si trova oggi presso il British Museum di Londra; alcuni frammenti si trovano presso il Brooklyn Museum di New York.
  4. ^ Antoine-Isaac Silvestre de Sacy, orientalista francese, citato da Cimmino 1998, riteneva che il termine piramide derivasse dal greco pirama, ovvero altezza, elevazione argomentando che la radice rama fosse comune all'ebraico, al caldeo, al siriaco, al samaritano e Louis-Mathieu Langlès (1763-1824), filologo, orientalista, linguista, sottolineava che il termine copto per fuoco è Khrom che, con l'articolo, si pronuncia pi-khrom.
  5. ^ L'egiziano antico non prevedeva le vocali; onde consentire di leggerlo più agevolmente, si è solito oggi "vocalizzarlo", ovvero aggiungere vocali arbitrariamente.
  6. ^ Il determinativo per le piramidi, ovvero il segno geroglifico che precisa in quale ambito vada interpretato il segno cui è affiancato, è un triangolo con il vertice rivolto verso l'alto. Tale segno venne erroneamente interpretato, tra gli altri, da Gaston Maspero che lo ritenne indicare tutte le sepolture regali al punto che, traducendo per primo il Papiro Abbott, chiamò "piramidi" anche le tombe ipogee della XVIII dinastia e della Valle dei Re.
  7. ^ La piramide di Pepi I, ad esempio, era denominata Merenra-Khanefer, o Mennefermare. I greci, per assonanza, ricavarono Mennefer che grecizzarono con la più familiare "Memphys".
  8. ^ La piramide di Pepi I, ad esempio, era denominata Merenra-Khanefer, o Mennefermare. I greci, per assonanza, ricavarono Mennefer che grecizzarono con la più familiare "Memphys".
  9. ^ Il titolo era caratterizzato, in un embrione di scrittura geroglifica, dal disegno di un giunco.
  10. ^ Il titolo era caratterizzato, in un embrione di scrittura geroglifica, dal disegno di un'ape.
  11. ^ La discendenza dei re egizi da Horus non venne mai posta in discussione e oltre quindici secoli dopo la sua enunciazione, il Papiro dei Re, oggi al Museo egizio di Torino, scritto sotto Ramses II, riporta la dinastia divina individuando gli dei come veri e propri re dei quali viene indicato anche il periodo di regno: Ptah, Ra, Shu, Geb, Osiride, Seth, Horus l'Antico, Thot, Maat, Horus il Giovane figlio di Osiride. E' interessante notare che in un momento imprecisato dell'Antico Regno, Horus l'Antico fu assimilato ad Horus il Giovane molto verosimilmente (Cimmino 1998, p. 86) per chiarire che la terra, ove regna il faraone, è il riflesso speculare del cielo in cui regna Horus.
  12. ^ Intorno alla seconda metà del IV millennio a.C. (Cimmino 1998, p. 80) si erano già costituite, di fatto, due entità statali: a sud, con capitale Naqada e sotto il dominio del dio Seth, e a nord, con capitale Behdet e dio Horus. La vittoria del regno del nord, in questo scorcio del IV millennio, avrebbe aggregato quello del sud così favorendo l'"esportazione" a sud del culto di Horus e di quello di Ra. Intorno al 3200 a.C. il sud, a sua volta, avrebbe iniziato l'azione di riscossa giungendo, con Menes/Narmer, all'unificazione del Paese, all'inizio dell'era dinastica e al riconoscimento, spontaneo o imposto da fattori politici, del dualismo formale tra le due parti (Cimmino 1998, p. 81) del Paese; dualismo che si riflette nel termine Due Terre riferito comunque al Paese intero e che, nei periodi di minore coesione politica e di anarchia, porterà comunque le due parti ad un movimento politicamente centrifugo di separazione e indipendenza.
  13. ^ Gli altri titoli compariranno successivamente: con la III dinastia il nome di Horus d'Oro e con la IV il titolo Sa-Ra, ovvero figlio di Ra.
  14. ^ L'atto iniziale di Atum, dopo l'emersione del monticello primordiale dal Nun, l'oceano primordiale, fu la creazione della luce, ovvero di Ra con il quale si incorporò in Ra-Atum che, assunte le sembianze dell'uccello Bennu, volò sulla pietra benben considerata, perciò, simbolo centrale del culto solare. Interessante rilevare (Cimmino 1998, p. 350) che i greci trascrissero il termine egizio bnw in phoenix traendone la leggenda dell'uccello che ogni cinquecento anni, adombrando comunque il mito solare, si consuma nelle fiamme e rinasce dalle proprie ceneri.
  15. ^ E' interessante notare (Cimmino 1998, p. 350) che Ra, benché sia il dio principale di Eliopoli, ovvero "città del sole", non appaia nella cosmogonia eliopolitana, bensì in quella ermopolitana, città più a sud, secondo cui sulla superficie del Nun comparve una collinetta su cui si posò un uovo che si aprì facendo scaturire Ra che si lanciò all'assalto del cielo. Secondo un'altra versione, sul Nun galleggiava un fiore di loto chiuso; allo sbocciare dei petali il sole illuminò il mondo. La chiusura serale dei petali, per il riposo del sole, giustificava la sera e, quindi, la notte. In tal senso sarebbe perciò interpretabile, per inciso, la statua rinvenuta nella tomba di Tutankhamon (n. 0008 della catalogazione di Howard Carter e fotografie nn. 480-1705-1745-1879-1881 Harry Burton) rappresentante la testa del giovane faraone scaturente da un fiore di loto.
  16. ^ Nel 1935 Walter Bryan Emery scavò una serie di mastabe della I dinastia a Saqqara che si presentavano solo di poco dissimili, concettualmente se non architettonicamente, da quelle scavate ad Abydos, alla fine dell'800, da Amélineau prima e da Petrie dopo.
  17. ^ Verso la fine dell'800 Émile Amélineau, con scarso bagaglio tecnico e finanziato privatamente da chi privilegiava la scoperta di "tesori" allo studio delle vestigia archeologiche, scavò sedici tombe ad Abydos danneggiando irreparabilmente le poche strutture in mattoni crudi ancora esistenti e rendendone quindi difficile la lettura storico-archeologica. Flinders Petrie, che successivamente avrebbe identificate le tombe come sepolture della I e II dinastia, a proposito degli scavi di Amélineau ebbe a scrivere:"Per quattro anni si è consumato lo scandalo degli scavi di Amélineau presso le tombe reali di Abido [...] Si vantava di aver ridotto in frantumi i pezzi dei vasi di pietra [...] e bruciò i manufatti in legno della I dinastia nella sua cucina".
  18. ^ Il pozzo sepolcrale di Djoser (Cimmino 1998, p. 108) venne scavato precedentemente all'erezione del primo gradone: è costituito da un pozzo di 7 m di lato, alla profondità di 28 m. La camera venne però rivestita (pareti, soffitto e pavimento) con lastre di granito rosa riducendo il vano ad un vero e proprio sarcofago di m 2,96 x 1,65 x 1,65 in cui, nel 1928, venne rinvenuto un piede grossolanamente imbalsamato.
  19. ^ Scavata sotto un grande massiccio terrazzato che costituisce parte integrante della recinzione del complesso funerario, anche in questo caso si trova a 28 m di profondità in un pozzo di 7 m di lato (Cimmino 1998, p. 111), anche in questo caso rivestito di granito, ma il vano finale, di m 1,60 x 1,30, non era di certo bastevole ad ospitare un sarcofago.
  20. ^ Il Kha, una delle parti costitutive del concetto di anima, fu prerogativa esclusiva degli dei e del re fino al Primo Periodo Intermedio (2160-2055 a.C.).
  21. ^ Il riferimento è al combattimento tra Horus e Seth durante il quale quest'ultimo, trasformatosi in un maiale, lo accecò da un occhio.
  22. ^ Il riferimento è al combattimento tra Horus e Seth durante il quale il primo evirò il secondo.
  23. ^ Epiteto non chiaro e non interpretabile alla luce della attuali conoscenze.
  24. ^ Il riferimento è alla leggenda secondo cui Osiride, credendola Iside ("Sostituta"), si sarebbe con lei congiunto; il "senza matrice" è invece un riferimento alla sterilità della dea.
  25. ^ E' bene tener presente, tuttavia, che il concetto solare dell'aldilà del re non esclude totalmente la venerazione per Osiride, o per altre divinità di cui talvolta ugualmente il re viene indicato come figlio, dacché alcune formule fanno esplicito riferimento ai benefici offerti da altri dei e dallo stesso Osiride: Tu non te ne vai come morto Unis, tu te ne vai come vivo, assiso sul seggio di Osiride, col tuo scettro in mano tu impartisci ordini ai vivi. (dai Testi delle Piramidi della Tomba di Unis, 213. 134-135c).
  26. ^ Scrisse Alexandre Moret (1868 - 1938) egittologo francese: Questi grandi triangoli che formano i lati delle piramidi sembrano cadere dal cielo come raggi del sole. [...] l'impressione più profonda è quella di un edificio che sorge dal suolo facendo convergere verso un punto del cielo quattro pareti lisce che sembrano poi ricadere sulla terra in triangoli perfetti. (da Au temps des Pharaons, 1925, Parigi, p. 162)
  27. ^ Le discrepanze più marcate si riscontrano nell'ubicazione delle sepolture e nell'orientamento dei corpi: nel Basso Egitto sono infatti posizionate all'interno dei villaggi, o all'interno delle abitazioni, ed i corpi presentano differenti orientamenti; in Alto Egitto le necropoli sono dislocate in aree isolate, ai margini del deserto ed i corpi sono generalmente orientati con il capo a sud ed il volto ad ovest.
  28. ^ Era, ed è, usanza delle popolazioni più primitive, dopo un certo periodo dalla scomparsa, tornare alla tomba per prelevare parti del corpo, generalmente ossa, da conservare con intento apotropaico o semplicemente di ricordo del defunto. Fu verosimilmente in queste occasioni che venne scoperta la mummificazione naturale, dovuta alle condizioni particolari della sepoltura caratterizzate dall'ambiente desertico particolarmente secco e asciutto, e si ritenne che quella condizione fosse necessaria per la sopravvivenza nell'aldilà. Con la costruzione di tombe in muratura, venendo a mancare appunto le condizioni climatiche, i corpi si decomponevano; per tale motivo, e per le convinzioni maturate precedentemente, si pervenne ai lunghi esperimenti che porteranno alla generalizzata usanza della mummificazione artificiale.
  29. ^ Scavato da James Edward Quibell nel 1897-98, e successivamente da Frederick William Green, rivelò una datazione compatibile con il 3200 a.C. con sovrapposizioni fino al Nuovo Regno.
  30. ^ Sette re e una regina (Marneith) della I dinastia costruirono le loro tombe ad Abydos; non è possibile individuare una data di cesura netta nell’usanza del seppellimento ad Abydos da parte dei regnanti della II dinastia. Khasekhemui fu forse l’ultimo re che scelse per la sua sepoltura l’area di Abydos e, segnatamente, la necropoli di Peqer, la moderna Umm el-Qa'ab.
  31. ^ Di fatto, l’assenza di testi e la scarsità di documenti di ogni genere sul periodo dell'unificazione non consente di valutare se vi fu passaggio graduale tra la situazione precedente e quella che si venne successivamente a creare, o se tale passaggio avvenne traumaticamente come, del resto, alcuni manufatti del periodo (prima fra tutti la Tavoletta di Narmer) lascerebbero intendere; l'unificazione stessa, perciò, appare documentalmente come un episodio improvviso il cui verificarsi viene attribuito ad un unico re: Meni o Menes.
  32. ^ In realtà Mennefer, da cui i greci trarranno il nome Menphys, e quindi Menfi, era il nome della piramide di Pepi I a Saqqara.
  33. ^ Parola araba che, per corrispondenza di forma, indica una panca, o una sorta di sgabello.
  34. ^ L'elemento costituito dalle pareti inclinate, che apparirà costantemente nell'architettura egizia, deriva dalla trasposizione in materiale più duraturo delle pareti in cannicci intrecciati originariamente spalmate di fango che tendeva a scivolare verso il basso causando un ispessimento della base rispetto alla parte alta della parete.
  35. ^ Walter Bryan Emery (1902-1971), egittologo britannico, sostenitore della Teoria della razza dinastica.
  36. ^ Si trattava in realtà di lunghi corridoi (la rampa della piramide di Cheope era lunga circa 600 m) coperti che lasciavano filtrare la luce solo attraverso strette fessure in alto nelle pareti.
  37. ^ Tomba n.ro 3038 di Saqqara, originariamente assegnata al re Adjib della I dinastia (2995 - 2985 a.C.), primo re menzionato nella tavola di Saqqara. Studi approfonditi hanno consentito tuttavia di appurare che la tomba venne iniziata durante il regno di re Den e solo terminata sotto Adjib a cui, peraltro, molto verosimilmente non apparteneva essendone titolare il funzionario Nebitka come risulterebbe da sigilli recanti tale nome impressi nei mattoni crudi.
  38. ^ La mastaba, scoperta nel 1931 dall'egittologo inglese Cecil Mallaby Firth (1878 - 1931) (scopritore anche del serdab del complesso di Djoser) venne realizzata originariamente con pareti verticali di 22,7 m x 10,55; la parete orientale, verticale, presentava una scala di accesso, in discesa, alla camera sepolcrale, ed un'altra, in salita, che dava accesso ad un magazzino. Le altre tre pareti, per un'altezza complessiva, ad oggi, di 2,35 m, vennero invece ricoperte da otto gradini larghi 0,35 m e alti 0,25 a mo' di piramide tronca, con un'inclinazione di 49°. Nella seconda fase costruttiva, la mastaba a crepidoma di Nebitka venne ampliata fino a 35 m (o forse più) x 12.55; nella terza fase la sovrastruttura a gradini venne ricoperta, su tutti e quattro i lati, da una struttura a "facciata di palazzo", ovvero a rientranze e sporgenze. Struttura e proporzioni ricordano concretamente, sia pure in piccolo, il complesso di Djoser. Proprio il fatto che i gradini fossero inglobati in una sovrastruttura, ha fatto tuttavia supporre ad alcuni autori (tra cui Cimmino 1998, p. 353) che Imhotep, architetto della piramide di Djoser, non potesse essersi ad essi ispirato per la sua costruzione.
  39. ^ Narra la leggenda che re Djoser avesse chiesto ad Imhotep una tomba da cui, una volta defunto, il suo Kha potesse scorgere la non lontana capitale Mennefer (circa 25 km); per tale motivo l'architetto avrebbe sovrapposto una seconda màstaba alla prima, poi una terza e così via fino al numero di sei prima che il re si ritenesse soddisfatto del risultato ottenuto.
  40. ^ Precedentemente si hanno pochi esempi di uso della pietra e solo per piccole parti accessorie di alcune tombe reali o mastabe di funzionari:
    • I dinastia, Abydos: pavimento della tomba di Den;
    • I dinastia, Saqqara: pavimento di una cappella annessa ad una màstaba risalente all'epoca di Qa'a
    • I dinastia, Helwan: rivestimento delle pareti interne di una màstaba;
    • I dinastia, Tarkhān e Saqqara: lastre di copertura dei soffitti in legno della màstaba della regina Herneith, sposa di re Djer e di un'altra tomba;
    • II dinastia, Umm el-Qa'ab: rivestimento delle pareti della tomba di Khasekhemui;
    • II dinastia, Saqqara: rivestimento interno di màstaba in mattoni;
  41. ^ Il muro di recinzione, alto da 9,63 m a 10,48 per uno spessore dai 2,30 ai 30 m, si sviluppa per 544,90 x 277,60 m e comprende un'area di circa 15 ettari. Nel muro si apre un solo accesso, largo 1 m e lungo 6, cui segue il colonnato d'ingresso lungo 54 m, ma 14 sono i simulacri di porta riprodotti in pietra nel perimetro esterno come portali chiusi (4 su ciascuno dei lati lunghi e 3 sui lati corti).
  42. ^ Ancor più grandiosa appare l'impresa di Imhotep là ove si consideri che non aveva alcun modello cui affidarsi.
  43. ^ La màstaba originaria, quadrata, di 62,90 m di lato, venne:
    • ampliata con aggiunta sui quattro lati di murature in lieve pendenza pari a 4 m alla base e 3,35 alla sommità;
    • ampliata nel solo lato est (trasformando la pianta da quadrata a rettangolare) per 8,32 m.
    Successivamente si giunse ad:
    • abbandonare la struttura originaria a màstaba per iniziare la costruzione del monumento a gradoni, che dovevano essere solo tre, con leggera inclinazione delle pareti e rivestimento in calcare fino di Tura;
    • erigere il quinto e sesto gradone integrando il rivestimento in calcare.
    Allo stadio finale la piramide si presentava, perciò, composta da sei gradoni sovrapposti; base 109,02 x 121 m; altezza complessiva 59,93 m (oggi ridotti a 58,63); ampiezza dei gradoni 8,10 m.
  44. ^ Sono state avanzate molteplici ipotesi sul motivo di una così enorme collezione di vasi; alcuni studiosi (Cimmino 1998, p. 111), ritengono che Djoser li abbia fatti recuperare dalle tombe dei suoi predecessori depredate a seguito di disordini conseguenti all'unificazione stessa o alle imposizioni religiose e teologiche ed al cosiddetto scisma sethiano che, durante la II dinastia, vide opporsi i seguaci di Horus e quelli di Seth. Tale ipotesi trova la sua ragion d'essere, tra l'altro, nell'assenza di vasi recanti il serekh di Peribsen, sovrastato dall'animale di Seth, mentre sono presenti quasi tutti i nomi di Horus dei re della I e II dinastia.
  45. ^ Di questi, notevolmente danneggiati anche da crolli delle volte, circa 8.000 sono stati, ad oggi, ricostruiti.
  46. ^ Esiste diatriba sulla funzione della Tomba a Sud: secondo alcuni studiosi sostituirebbe la doppia sepoltura precedente a Saqqara ed Abydos; secondo altre ipotesi si sarebbe trattato del deposito per i vasi canopici, o per le corone reali (ipotesi suffragata dal fregio continuo di cobra che ne sovrasta la sommità), o che si trattasse di una "falsa tomba" realizzata per sviare eventuali ladri dalla ricerca di quella autentica.
  47. ^ La piramide è nota come "falsa piramide": iniziata sotto Huni, venne probabilmente ultimata sotto il suo successore Snefru che la usò come nucleo di una piramide perfetta il cui rivestimento esterno, tuttavia, crollò lasciando a vista tre degli otto gradoni che la costituivano.
  48. ^ * Il complesso sorge nell'unica area elevata rimasta disponibile dopo la realizzazione del complesso di Djoser;
    • i blocchi usati sono di dimensioni quasi doppie di quelli di Djoser;
    • è palese maggior perizia nella disposizione del blocchi;
    • presenza, nel riempimento di una parete di un blocco recante il nome di Djoser.
  49. ^ Muhammed Zakaria Goneim (1905 - 1959), egittologo egiziano, lavorò in special modo a Saqqara; la sua scoperta più importante fu la piramide a gradoni di Sekhemkhet.
  50. ^ Lo scopritore, Zakaria Goneim, denominò questa piramide "Buried Pyramid", ovvero "Piramide Sepolta", poiché era palese che fosse stata deliberatamente ricoperta di sabbia e quasi completamente interrata subito dopo l'interruzione dei lavori.
  51. ^ Sarcofago monolitico in alabastro di 2,35 m x 1,13 x 1,05.
  52. ^ Lungo 42,10 m, largo 1,50.
  53. ^ Alla camera funeraria, a 29 m di profondità, si accedeva per il tramite di un pozzo a sezione quadrata di 3,30 m di lato; un sarcofago in legno rinvenuto nel 1966, circondato da frammenti di foglia d'oro e da vasi tipici della III dinastia, molto deteriorato, conteneva lo scheletro di un bambino di circa due anni. L'ipotesi che potesse trattarsi del titolare del complesso, Sekhemkhet, venne scartata giacché, secondo il Papiro di Torino, il re avrebbe regnato almeno 6 anni; alcune rappresentazioni a Wadi Maghara, inoltre, lo rappresentano già adulto.
  54. ^ Larghezza dei corridoi 1,40 m, altezza 1,80.
  55. ^ Per la forma, che non è propria di una piramide a gradoni, né di una piramide perfetta, è nota anche come Haram el-Kaddab, ovvero "la Falsa Piramide".
  56. ^ Il crollo del rivestimento e l'ammassarsi di detriti alla base, è dovuto al sistema di smantellamento posto in essere dai cavatori di pietra arabi che, nel Medioevo, iniziarono a prelevare i blocchi dall'alto facendoli rotolare su quelli sottostanti causandone la frattura e la proiezione di schegge che si sono accumulate creando così l'attuale tumulo alto circa 50 m.
  57. ^ Sono oggi visibili tre gradoni che sono, in realtà, il quinto, il sesto e il settimo, essendo gli altri sepolti dall'alto cumulo di detriti.
  58. ^ Djoser; Sekhemkhet; Kahba e Huni.
  59. ^ Cimmino 1998, pp. 122-125, ne indica quattro (Zawyet el-Aryan, Seila, El-Kolah ed una a Nubt), ed accenna solo a sei altre ad Elefantina e due ancora a Sinki, mentre Lehner 2003, p. 96, ne indica sette.
  60. ^ Seila è la località in cui avvenne lo scontro finale tra Horus e Seth e questo giustificherebbe la individuazione, riportata da Lehner 2003, p. 96, come segnacolo di località legata al culto delle due divinità.
  61. ^ Gli scarsi studi eseguiti su questa piramide, che si pensava potesse essere la sepoltura della regina Hetepheres I, madre del re Cheope, hanno tuttavia dato esito negativo e discordi sono anche i pareri degli studiosi sull'epoca di costruzione che viene fatta oscillare tra la IV dinastia e, più probabile, le dinastie Hyksos del Secondo Periodo Intermedio
  62. ^ Sono stati rinvenuti blocchi recanti graffiti di rozzi progetti che raffigurano la piramide a due, tre, quattro gradoni.
  63. ^ Sono riscontrate influenze reciproche con Byblos, specie per l'approvvigionamento di legname di pregio che scarseggiava in Egitto; in un tempio della città cananea sono state rinvenute offerte agli dei locali recanti i nomi di sovrani d'Egitto (Cimmino 1998, p. 357), e nei "Testi delle piramidi" si fa cenno alla divinità Khaytan di Byblos. Contatti sono accertati anche, più in generale, con l'area siro-palestinese, e con le isole dell'Egeo; in particolare, nelle necropoli di Mokhlos e Zakhros, a Creta, sono stati rinvenuti vasi in pietra che, benché quasi sicuramente realizzati localmente, appaiono di derivazione egizia. Altri, provenienti da Knossos sono invece palesemente di provenienza egizia e risalgono ad un periodo compreso tra il predinastico e la VI dinastia (P. Warren, 1969, Minoan stone vases, Londra e P. Warren, 1995, Minoan Crete and Pharaonic Egypt, in "Egypt the Aegean and the Levant", pp. 1-28).
  64. ^ Secondo Lehner 2003, p. 99, Snefru intraprese tale opera nell'anno 28 o 29 del suo regno.
  65. ^ Secondo altre ipotesi si sarebbe, invece, trattata dell'ultima.
  66. ^ La volta è cioè costituita da travature sovrapposte di cui ognuna "aggetta" (ovvero sporge in fuori dalla verticale) su quella sottostante fino al culmine.
  67. ^ Considerando che per gli antichi egizi ogni monumento doveva avere un "nome", come le persone (Lehner 2003,p. 100), tale condizione viene variamente interpretata: le due stele rimasero anepigrafi per la morte del re? In tal caso la piramide non sarebbe stata la prima, bensì l'ultima delle tre recanti il nome di Snefru; o perché la tomba doveva trasformarsi in un semplice cenotafio e non venne ultimata alla morte del re? o, ancora, perché si erano manifestati segni di cedimento delle strutture?
  68. ^ Il che l'avrebbe resa la terza più alta dopo Cheope (146 m) e Chefren (136 m).
  69. ^ Teoria non considerata giustificata giacché anche per costruire con pendenza variata i tempi di realizzazione sarebbero stati abbastanza lunghi da non garantire una consistente maggior velocità dei lavori.
  70. ^ Ipotesi anche in questo caso considerata troppo audace e senza alcun riscontro in altre strutture architettoniche dell'Antico Regno.
  71. ^ Jean Yoyotte (1927-2009), egittologo francese, dell'Institut Français d'Archéologie Orientale (IFAO), dal 1965 al 1985 direttore degli scavi a Tanis e direttore della ricerca sulle antiche religioni dell'Egitto.
  72. ^ Il nome fa riferimento al colore dell'arenite di cui è costituita e all'accentuazione che essa assume specie al tramonto, ma originariamente tale non poteva essere poiché aveva un rivestimento di calcare bianco. Tale rivestimento venne completamente smantellato e rimosso nel medioevo per la costruzione de il Cairo.
  73. ^ La diatriba sull'assegnazione a Snefru anche di tale piramide è stata risolta grazie ad alcuni elementi caratterizzanti:
    • lungo la "via cerimoniale" esistono parecchie tombe di membri della famiglia del re;
    • diverse iscrizioni menzionano una piramide meridionale di Snefru, il che fa supporre l'esistenza di una piramide settentrionale;
    • in una stele dell'anno ventunesimo di regno di Pepi I, posta a circa due chilometri dalla piramide nei pressi della località ove sorgeva il tempio a valle, si conferma un decreto che esenta da alcune prestazioni il clero di "questa città funeraria delle due piramidi di Nebmarē Snefru".
  74. ^ L'organizzazione di scavi sistematici in questo, come in altri complessi funerari, ha fatto ipotizzare che non si trattasse di singoli individui o bande di razziatori di piccole dimensioni, bensì di squadra organizzate al punto da far supporre che nel Primo Periodo Intermedio, e in altri periodi di disordini ed anarchia, gli stessi capi locali e nomarchi abbiano disposto l'apertura delle tombe da depredare approfittando, peraltro, dalla minor sorveglianza da parte vuoi della polizia locale, vuoi delle stesse maestranze che, verosimilmente, facevano anche parte delle squadre di razzìa.
  75. ^ E ciò anche in considerazione del fatto che, molto verosimilmente, la piramide era visitabile in epoca tolemaica, come dimostra la presenza di una moneta di tale epoca al suo interno, e venne usata come sepoltura abusiva anche fino al III/II secolo a.C.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cimmino 1998, p. 22.
  2. ^ Cimmino 1998, p. 21.
  3. ^ Cimmino 1998, p. 145.
  4. ^ Cimmino 1998, p. 79.
  5. ^ Cimmino 1998, Cap. V, pp. 78-98.
  6. ^ R. Anthes (1959), Egyptian Theology in the Third Millunnium B.C., in Journal of Near Eastern Studies (JNES), XVIII, pp. 169-212.
  7. ^ Cimmino 1998, p. 79.
  8. ^ Cimmino 1998, pp. 81-82.
  9. ^ Cimmino 1998, pp. 82.
  10. ^ Aldred 2002, p. 49.
  11. ^ Cimmino 1998, pp. 85.
  12. ^ Cimmino 1998, pp. 80.
  13. ^ Cimmino 1998, pp. 85.
  14. ^ Cimmino 1998, pp. 84.
  15. ^ Cimmino 1998, pp. 87.
  16. ^ Cimmino 1998, pp. 87.
  17. ^ Cimmino 1998, p. 87.
  18. ^ Cimmino 1998, pp. 87.
  19. ^ Cimmino 1998, p. 87.
  20. ^ Cimmino 1998, pp. 88.
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  32. ^ Roveri 1969, p. 13.
  33. ^ William C. Hayes (1964), Most Ancient Egypt, capitoli III-IV, Journal of Near Eastern Studies (JNES), XXIII, pp. 217-274.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

In italiano[modifica | modifica wikitesto]

In inglese[modifica | modifica wikitesto]

In francese[modifica | modifica wikitesto]

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