Anubi

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i n
p
w E16
Anubi (inpw)
in geroglifico
Anubi

Anubi (anche Anubis, nome greco-latino in uso presso altre lingue) è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto. Era la divinità con sembianze di canide[1] che proteggeva le necropoli e il mondo dei morti, per cui veniva anche chiamato "Il Signore degli Occidentali".[2]

Prima divinità dell'Oltretomba, come recitano i Testi delle piramidi, venne successivamente sostituito da Osiride, già verso la V dinastia, ma restava il dio protettore del XVII nomo dell'Alto Egitto il cui capoluogo, Khasa, venne chiamato, in epoca ellenistica, Cinopoli ossia "Città dei canidi" per il culto che vi veniva celebrato.

Anubi tra Osiride e Horus

Anubi aveva numerosi titoli che coglievano i vari aspetti della complessa natura del dio, tra i quali:

  • "Colui che presiede l'imbalsamazione"
  • "Colui che è sulla montagna" intendendo la montagna dove erano scavati gli ipogei
  • "Quello della necropoli"
  • "Colui che è nelle bende" intendendo le bende funerarie ma dall'oscuro significato

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Nel primitivo culto zoolatrico, Anubi era inizialmente raffigurato come un canide dal pelo rossiccio, con grandi orecchie e lunga coda, ma a partire dal Nuovo Regno veniva rappresentato con il corpo di uomo e testa di sciacallo,[3] per identificare così l'animale che si nutre di carogne e quindi strettamente connesso alla morte.

La tradizionale identificazione della testa di Anubi con quella di uno sciacallo, pur generalmente condivisa dagli egittologi, si è rivelata priva di fondamento zoologico in quanto analisi genetiche effettuate nel 2015 sul canide selvatico endemico dell'Egitto hanno mostrato che quest'ultimo non è uno sciacallo, ma una specie a sé stante molto più strettamente imparentata con il lupo grigio che con gli sciacalli propriamente detti[4], confermando le intuizioni di Thomas Huxley che già nel 1832 aveva classificato questo canide come un lupo. La testa di Anubi sarebbe quindi più correttamente quella di un lupo africano.

L'aspetto di questa divinità era un incrocio tra il cane, lo sciacallo, la iena, la volpe e il lupo, animali dall'aspetto simile che vivevano nel deserto e vicino ai cimiteri.[5]

La testa era raffigurata nera perché questo colore indicava la putrefazione dei corpi, il bitume impiegato nella mummificazione ma anche il fertile limo, simbolo di rinascita.

La forma mista di corpo umano e testa di canide non deve far credere che gli Egizi immaginassero e adorassero un dio semiumano ma significa che essi vedevano nel cane randagio, della Valle del Nilo, la possibile forma, detta ipostasi, dell'apparizione del dio Anubi (Hornung).

Quindi la comune immagine di questo dio altro non era che un geroglifico indicante la "natura e le caratteristiche" della divinità e non certo il nome.

Le divinità ibride con testa di canide erano diverse e ne citiamo tre: Anubi, Upuaut e Khentamentyu.

Anubi ed Horus

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

Anubi veniva definito nei Testi delle piramidi come quarto figlio di Ra generato con la dea Hesat, dalla testa di vacca.

Le varie teologie, in realtà molto confuse, lo indicavano anche come figlio, frutto di un rapporto tra Osiride e Nefti oppure della coppia Nefti-Seth ed era anche indicato come fratello di Osiride mentre, inizialmente, negli antichi testi non venivano citati né genitori né coniuge.

La dea Qeb-hwt, anche conosciuta come Kebechet ossia "Colei che versa l'acqua fresca" che ristorava i defunti era considerata la figlia di Anubi e qualche volta la sorella.

La sua paredra era la dea Anput avente anche lei per simbolo il canide e un centro di culto sempre nel XVII distretto dell'Alto Egitto.

Ruoli nella mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Dipinto dalla tomba di Sennedjem ove un sacerdote con la maschera di Anubi termina la mummificazione

Protettore della sacra terra della necropoli, aveva il compito di accompagnare il Ba del defunto davanti al tribunale supremo degli dei, così come narrato nel Libro dei morti, illuminando il cammino con la Luna tenuta nel palmo della mano. In questo caso diveniva la forma sincretica del dio Upuat che significa "Colui che apre la strada" ed era anche assimilato all'altra divinità canide Khentamentyu ossia "Colui che è a capo della necropoli".

Come rappresentato in alcune tombe del Medio Regno della necropoli tebana, Anubi appare chinato sul defunto con lo scettro rituale wr-hk3w detto "Grande di magia" il cui scopo era quello di ridonare la vita.

In basso a sinistra dell'immagine si nota il feticcio rituale collegato al culto di Anubi

Ebbe anche un ruolo importante nel mito di Osiride del quale imbalsamò le spoglie, su ordine di Ra, facendone così la prima mummia e divenendo quindi il dio protettore dell'imbalsamazione.

Gli stessi imbalsamatori erano suoi sacerdoti e quello che presiedeva ai riti funebri indossava la maschera nera con le sembianze del dio, divenendo egli stesso la personificazione della divinità.

Partecipava inoltre alla psicostasia ove conduceva il defunto nella "Sala delle due verità" e ne pesava il cuore assieme al dio Thot che come scriba ne registrava la pesatura.

Successivamente fu associato, dai Greci, a Ermes Psicopompo ossia "Ermes che accompagna le anime" con il nome di Ermanubi che poche caratteristiche aveva del dio dinastico Anubi.

Nel Libro XI de Le metamorfosi di Apuleio si trova la testimonianza che il culto di Anubi durò, a Roma, almeno fino al II secolo d.C.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Mosaico romano con Anubi, datato fine II-inizio III sec. (museo di Rimini)

La più antica rappresentazione di Anubi è in una tavola risalente al sovrano Aha della I dinastia nella quale veniva anche citata la festività collegata al dio che veniva inizialmente rappresentato solo come canide dalla lunga coda e con uno scettro sekhem posizionato sopra una mastaba.

Successivamente era spesso raffigurato nelle pitture parietali degli ipogei unitamente al sovrano defunto e sovente con un'altra divinità dal corpo di uomo e testa di falco con doppia corona: era, quest'ultimo, il dio protettore dei defunti Harsiesi.

Nella tomba di Nakhtamon a Deir el-Medina e in altre tombe è raffigurato con testa d'ariete e un serpente sulle corna con il significato di personificazione, o sincretismo, in Ra come sole della notte e signore dell'Oltretomba.

Durante il Nuovo Regno veniva rappresentato anche nei sarcofagi. Resta notevole testimonianza il reperto del tesoro di Tutankhamon ove il dio doveva assolvere il compito di protettore degli arredi funerari e sempre con scopi apotropaici la sua effigie compariva nei sigilli delle tombe reali e nobiliari.

Altri nomi[modifica | modifica wikitesto]

A causa dell'imperfetta conoscenza della pronuncia della lingua egizia, il nome nativo Jnpw può essere letto nei seguenti modi:

  • Inpu
  • Anepu

In altre lingue, e talvolta anche in italiano, è utilizzata la forma greco-latina Anubis.


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel passato, molte fonti descrirono l'animale sacro di Anubi come lo sciacallo dorato. Dopo una serie di analisi genetiche condotte nel 2015, si sa ora che l'areale dello sciacallo dorato non si estende nel continente africano, e che gli esemplari in Egitto fanno parte invece d'una specie a parte, Canis anthus, un parente stretto del lupo grigio.
  2. ^ I defunti sono detti Occidentali perché le necropoli si trovavano solitamente sulla riva sinistra del Nilo.
  3. ^ Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini, pag. 46.
  4. ^ Cfr. K.-P. Koepfli, J. Pollinger, R. Godinho, J. Robinson, A. Lea, S. Hendricks, R. M. Schweizer, O. Thalmann, P. Silva, Z. Fan, A. A. Yurchenko, P. Dobrynin, A. Makunin, J. A. Cahill, B. Shapiro, F. Álvares, J. C. Brito, E. Geffen, J. A. Leonard, K. M. Helgen, W. E. Johnson, S. J. O’Brien, B. Van Valkenburgh e R. K. Wayne, Genome-wide Evidence Reveals that African and Eurasian Golden Jackals Are Distinct Species, in Current Biology, vol. 25, 17 agosto 2015
  5. ^ Salima Ikram, Antico Egitto, pag. 114.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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