Canis aureus

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Sciacallo dorato[1]
Canis aureus naria - Yala December 2010 (1).jpg
Uno sciacallo dello Sri Lanka (C. a. naria),
Parco nazionale di Yala, Sri Lanka
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[2]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Genere Canis
Specie C. aureus
Nomenclatura binomiale
Canis aureus
(Linnaeus, 1758)
Areale

Canis aureus range.svg

Lo sciacallo dorato (Canis aureus Linnaeus, 1758) è un canide di medie dimensioni diffuso in Europa sud-orientale e centrale, Asia Minore, Medio Oriente e Asia sud-orientale. Viene classificato dalla IUCN tra le specie a rischio minimo, dato che ha un vastissimo areale dove trova cibo e ripari in abbondanza.[2] È una specie sociale che vive in famiglie nucleari che consistono di coppie accompagnate dai loro cuccioli. Si tratta di un animale molto adattabile, essendo capace di sfruttare numerose fonti di cibo, dai frutti e gli insetti fino ai piccoli ungulati.[3] Sin dal 2005, la MSW[4] riconosce 13 sottospecie, ma degli studi genetici condotti nel 2015 dimostrarono che sei delle supposte sottospecie in Africa facevano invece parte d'una specie a sé, Canis anthus, riducendo così il numero di sottospecie di sciacallo dorato a sette.[5]

Benché simile a un lupo grigio di taglia ridotta, lo sciacallo dorato è più snello, con un muso più stretto, una coda più corta e un passo più leggero. Il suo mantello invernale differisce da quello del lupo dalle sue sfumature più fulve-rossicce.[6] Malgrado il suo nome informale, non è strettamente imparentato con lo sciacallo dalla gualdrappa e lo sciacallo striato, essendo invece più imparentato con il lupo grigio, il coyote e il lupo etiope.[7] Può produrre ibridi fertili sia con i lupi grigi[8] che con quelli africani.[5]

Lo sciacallo gioca un ruolo importante nel folclore e nella letteratura mediorientale e asiatica, dove viene spesso raffigurato come un ingannatore, analogo della volpe e del coyote nelle fiabe europee e nordamericane.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola "sciacallo" deriva dal termine turco Çakal, derivato a sua volta dal persiano Shaghāl, il quale deriva, probabilmente, dal sanscrito Śṛgālaḥ.[9] In lingua friulana, viene chiamato Coiòte, mentre in veneto è nominato Sciacàl.[10]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Uno sciacallo dorato e un lupo grigio impagliati al Museo di Zoologia di San Pietroburgo. Si notano le dimensioni più piccole e il muso più stretto dello sciacallo.

Lo sciacallo dorato è molto simile al lupo grigio nell'aspetto generale, ma ne differisce per la taglia ridotta, il peso inferiore, gli arti più corti, il torace più allungato e la coda più corta. La punta della coda discende fino al tallone o leggermente sotto. La testa è meno tozza di quella del lupo, con una fronte meno elevata e un muso più stretto e appuntito. Le proiezioni del cranio sono altamente sviluppate, ma meno di quanto si vede nel lupo. I suoi denti canini sono grandi e tozzi, ma relativamente più snelli di quelli del lupo, e i suoi carnassiali sono meno robusti. I maschi misurano 71–85 cm in lunghezza, mentre le femmine sono leggermente più piccole. Misura 44.5–50 cm in altezza e pesa circa 6–14 kg.[11] Talvolta lo sciacallo sviluppa un'escrescenza cornea sul cranio a cui gli abitanti dell'Asia sud-orientale attribuiscono poteri magici. Solitamente questo corno è lungo circa un centimetro ed è nascosto dal pelo.[12] L'iride può essere sia marrone chiaro che scuro. Le femmine sono fornite di 10 mammelle.[11]

Crani di lupo grigio (sinistra) e sciacallo dorato (destra).

Il mantello invernale è generalmente di colore grigio-rossastro sporco con le estremità dei peli di guardia nerastre o rosso ruggine. La regione facciale, salvo il muso, è rossastro-ruggine e ocra; al di sopra di ogni occhio è presente una striscia nera. Le labbra, le guance, il mento e la gola sono bianco sporco. La faccia esterna delle zampe è rosso-ocra, mentre quella interna è di colore chiaro. Il mantello estivo è più rado, grossolano e corto, ma è dello stesso colore di quello invernale: è solo più lucente e meno scuro.[6][11] Lo sciacallo dorato effettua la muta due volte all'anno, in primavera ed autunno.[11]

Esemplari melanici non sono sconosciuti, e furono nel passato considerati "per niente rari" nel Bengala.[13] Al contrario dei lupi e coyoti melanici, che storicamente ereditarono il loro manto nero attraverso incrociamenti con i cani, è probabile che il melanismo nello sciacallo dorato sia dovuto a una mutazione indipendente, e che sia un tratto adattivo.[14] Nel 2012, un esemplare albino fu fotografato nell'Iran sudorientale.[15]

Evoluzione e tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Tre sciacalli ibridi provenienti dalla Croazia.

Lo sciacallo dorato è scarsamente rappresentato nei reperti fossili, e il suo antenato diretto è ancora sconosciuto; due candidati precedenti, Canis kuruksaensis e C. arnensis (dal Tagikistan e l'Italia Villafranchiana), furono dopo scoperti di essere più imparentati al coyote che allo sciacallo.[10][16] Fossili simili agli sciacalli risalgono al Pleistocene inferiore nel Sudafrica, ma esemplari positivamente identificati appargono solo all'inizio del Pleistocene medio. L'assenza di fossili nel Caucaso e la Transcaucasia, zone dove esso vive odiernamente, indica che la specie colonizzò queste zone relativamente recentemente. La sua presenza nella Penisola balcanica però è abbastanza antica, siccome dei resti fossili rinvenuti in Croazia indicano che la specie si era stabilita in Dalmazia da almeno il Pleistocene superiore o l'Olocene inferiore. È probabile che lo sciacallo entrò nei balcani durante l'ultima era glaciale attraverso un ponte di terra sull'odierno stretto del bosforo.[6]

Lo sciacallo dorato è il membro più tipico del genere Canis, essendo di taglia media e non avendo caratteri speciali.[17] Benché sia meno "primitivo" dello sciacallo della gualdrappa e lo sciacallo striato,[18] è pur sempre meno specializzato del lupo grigio, come evidenziato dalla sua faccia meno allungata, la sua dentatura meno robusta, e le proiezioni del cranio meno sviluppati. Questi tratti sono collegati alla dieta composta di uccelli, roditori, piccoli vertebrati, insetti e carogne dell'animale.[11] Le caratteristiche del cranio,[17] insieme alla sua composizione genetica[19] indicano una parentela più stretta al lupo e al coyote che agli sciacalli della gualdrappa e striati.

Nel 2015, uno studio sul genoma mitocondriale e nucleare di sciacalli africani e eurasiatici dimostrarono che gli esemplari africani formavano una stirpe monofilettica che giustifica classificarli come membri d'una specie separata, Canis anthus, e che qualsiasi somiglianza superficiale fra le due specie sia dovuta puramente all'evoluzione parallela.[5][20] Un'analisi filogenetica basato sulle seguenze nucleari indicò che C. anthus si separò dal clade lupo/coyote circa 1.3 milioni di anni fa, mentre lo sciacallo dorato si separò 1.9 milioni di anni fa.

Sciacallo striato Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XIII).jpg


Sciacallo della gualdrappa Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XII).jpg



Lupo africano[5] Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XI).jpg


Cane Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XXXVII).jpg


Lupo grigio Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate I).jpg



Coyote Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate IX).jpg




Lupo etiope Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate VI).jpg



Sciacallo dorato[5] Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate X).jpg



Cuon Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XLI).jpg



Licaone Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XLIV).jpg







In un tentativo di capire l'identità genetica delle popolazioni europee di sciacallo, una squadra internazionale di ricercatori esaminarono 15 marcatori microsatellitari da novantasette esemplari europei e caucasici. I risultati rivelarono che gli sciacalli europei dimostrano poca variabilità aplotipica in confronto agli esemplari israeliani (che si sono spesso incrociati con cani, lupi grigi, e lupi africani), e che per la maggior parte sono di origine caucasica. I livelli di diversità più alti furono rinvenuti dagli sciacalli Peloponnesi, che probabilmente rappresentano una popolazione relitta degli sciacalli antichi che popolavano l'Europa prima del loro sterminio altrove. Un attenzione particolare fu data alle popolazioni baltiche, siccome entrambi l'Estonia e la Lituania considerano lo sciacallo dorato una specie artificialmente introdotta, e perciò da sterminare. Fu scoperto che gli esemplari estoni provvengono dall'Europa sudorientale, mentre quelli lituani sono d'origine caucasica; ciò rese dubbioso l'ipotesi d'un introduzione artificiale, e appoggiava scoperte precedenti sull'espansione verso nord delle popolazioni dell'Europa sudorientale e orientale.[21]

In cattività, lo sciacallo dorato può produrre ibridi con i coyote, benché questi metticci diventano infertili dopo la seconda generazione. In contrasto, lo sciacallo sembra avere una fertilità illimitata con i cani e i lupi grigi.[6] Nel 2015, l'incrociamento tra lo sciacallo dorato e il cane domestico nello stato selvatico fu confermato in Croazia con l'abbattimento di tre esemplari con morfologie anomale.[22] L'accoppiamento fra gli sciacalli e i lupi grigi non è mai stato osservato, ma prove di tali occasioni furono trovate durante un'analisi del DNA mitocondriale degli sciacalli e i lupi in Bulgaria.[8] Tracce di DNA del lupo africano sono state rinvenute in sciacalli in Israele, un fenomeno reso possibile dall'collegamento geografico fra Israele e Egitto.[5]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Zona areale delle varie sottospecie.

Siccome la specie è molto diffusa, un gran numero di varianti locali sono stati descritti, ma rimane scarsamente compreso riguardo alla sua genetica; mentre il cariotipo degli sciacalli croati è simile a quello dei cani e i lupi (2n = 78; NF = 84), quello degli sciacalli indiani differisce notevolmente (NF = 80), indicando la possibilità che lo sciacallo sia infatti un aggregato di specie maldefinite.[6]

Sin dal 2005, la MSW[4] riconosce 13 sottospecie, ma degli studi genetici condotti nel 2015 dimostrarono che sei delle sopposte sottospecie nell'africa facevano parte invece d'una specie a parte, Canis anthus, con una divergenza genetica di circa 6.7%,[5] che è superiore a quella tra i lupi grigi e i coyote (4%) e tra i lupi grigi e i cani domestici (0.2%).[23]

Sottospecie Autore Descrizione Areale Sinonimi
Sciacallo comune
Canis a. aureus

Golden Jackal (Canis aureus) (20102428738).jpg

Linnaeus, 1758 È la sottospecie nominale. Di grandi dimensioni, ha un soffice mantello chiaro dai toni prevalentemente color sabbia[11] . Vive in Asia centrale, Afghanistan, Iran, Iraq, penisola araba, Belucistan ed India nord-occidentale. balcanicus (Brusina, 1892)

caucasica (Kolenati, 1858)
dalmatinus (Wagner, 1841)
hadramauticus (Noack, 1896)
hungaricus (Ehik, 1938)
kola (Wroughton, 1916)
lanka (Wroughton, 1916)
maroccanus (Cabrera, 1921)
typicus (Kolenati, 1858)
vulgaris (Wagner, 1841)

Sciacallo siamese
Canis a. cruesemanni

Canis aureus Kaeng Krachan national park.jpg

Matschie, 1900 Ha dimensioni più piccole di C. a. indicus. Il suo status di sottospecie è stato messo in discussione da vari autori, i quali sostengono che la classificazione di questa razza si basa solamente sull'osservazione di esemplari in cattività.[24] Vive in Thailandia e nelle regioni che vanno dal Myanmar all'India orientale.
Canis a. ecsedensis Kretzoi, 1947 minor (Mojsisovico, 1897)
Sciacallo indiano
Canis a. indicus

Indian Jackal 02.jpg

Hodgson, 1833 Ha il mantello formato da un misto di peli neri e bianchi, con spalle, orecchie e zampe marroni. Gli esemplari che vivono ad altitudini più elevate tendono ad assumere toni di un marrone più pronunciato. I peli neri predominano al centro del dorso e sulla coda. Il ventre, il mento e i lati delle zampe sono bianco crema, mentre la faccia e la parte bassa dei fianchi sono brizzolate di pelo grigio. Gli adulti raggiungono la lunghezza di 100 cm, l'altezza di 35 – 45 cm e il peso di 8 – 11 kg.[25]. Vive in India e Nepal.
Sciacallo europeo
Canis a. moreoticus

Canis aureus 1.JPG

I. Geoffroy Saint-Hilaire, 1835 È una delle sottospecie più grandi; gli esemplari di ambo i sessi misurano 120 – 125 cm di lunghezza e pesano 10 - 14,9 kg.[6][26] Il mantello è grossolano e generalmente di colori brillanti che assumono una tonalità nerastra sul dorso. Le cosce, la parte superiore delle zampe, le orecchie e la fronte sono marrone rossastro brillante[11] . Vive in Europa sud-orientale, Asia Minore e Caucaso. graecus (Wagner, 1841)
Sciacallo dello Sri Lanka
Canis a. naria

Flickr - Rainbirder - Golden Jackal.jpg

Wroughton, 1916 È lungo 67 – 74 cm e pesa 5 - 8,6 kg. Il mantello invernale è più corto e ruvido e non così ispido come quello di C. a. indicus. Rispetto al manto di quest'ultimo ha inoltre il dorso più scuro, essendo nero e chiazzato di bianco. Le regioni inferiori sono più pigmentate sul mento, sulla parte posteriore della gola, sul petto e sulla parte anteriore del ventre, mentre le zampe sono ocra ruggine o marrone rossastro. La muta avviene prima che in C. a. indicus e generalmente il pelo non schiarisce.[27] Vive in India meridionale e Sri Lanka. lanka (Wroughton, 1838)
Sciacallo della Siria
Canis a. syriacus

Canus aureus Revivim (2).JPG

Hemprich ed Ehrenberg, 1833 Pesa 5 – 12 kg ed è lungo 60 – 90 cm.[28] Si caratterizza dalle altre sottospecie per le orecchie marroni. Ogni pelo del dorso consiste di quattro distinti colori: bianco alla radice, nero, rosso volpe e di nuovo nero sulla punta.[29] Vive in Israele e Giordania occidentale.

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Lo sciacallo dorato è socialmente flessibile, vivendo solitariamente o in gruppi familiari di 4-5 individui. I suoi vocalizzi sono simili a quelli del cane, ma più "melancolico". Il suo ululato consiste d'un "Ai-yai! Ai-yai!" acuto,[11] con almeno una variante comunamente interpretato in inglese come «Dead Hindoo, where, where, where» (Indù morto, dove, dove, dove).[27] Gli adulti ululano in piedi, mentre gli esemplari giovani o sobbordinati lo fanno seduti, con la frequenza di ululati incrementando durante la stagione degli accoppiamenti.[10] Sono stati visti ululare in direzione delle campane delle chiese, delle sirene o dei fischi di locomotive e battelli a vapore. Generalmente ululano all'alba, verso mezzogiorno e nelle ore serali.[11] Quando sono in vicinanza di tigri o leopardi gli sciacalli emettono un richiamo d'allarme spesso interpretato come «Pheal», «Phion» o «Phnew».[27] In confronto ai giovani lupi e cani, i cuccioli di sciacallo dorato sono molto più aggressivi e meno giocerelloni fra di loro, con le interazioni spesso degenerando in lotte disinibite.[30]

Riproduzione e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Cucciolo di sciacallo della siria (C. a. syriacus), park Yarkon, Israele.

In Transcaucasia l'estro comincia agli inizi di febbraio o alla fine di gennaio durante gli inverni più caldi. In Tagikistan ed Uzbekistan la stagione degli amori continua fino ai primi di marzo. Nei maschi la spermatogenesi avviene 10 - 12 giorni prima che le femmine entrino in estro e durante questo periodo i loro testicoli triplicano di peso. L'estro dura 3 - 4 giorni. Le femmine che non riescono ad accoppiarsi in questo periodo vanno incontro ad una perdita di recettività che dura 6 - 8 giorni. L'accoppiamento avviene di giorno; al termine di esso i partner rimangono attaccati per 20 - 45 minuti. Le coppie sono monogame e rimangono unite fino alla morte di uno dei partner. I maschi prendono parte all'allevamento dei piccoli e scavano anche la tana ad essi destinata. Il periodo di gestazione dura 60 - 63 giorni.[11]

In Transcaucasia i piccoli nascono solitamente alla fine di marzo e agli inizi di aprile,[11] in Italia nord-orientale molto probabilmente alla fine di aprile,[6] mentre in Nepal possono nascere in ogni periodo dell'anno.[25] Ogni cucciolata è composta da 3 - 8 piccoli che nascono con gli occhi chiusi e con un soffice pelo che varia di colore dal grigio chiaro al marrone scuro. A un mese di età questo pelo cade e viene rimpiazzato da un nuovo mantello rossastro con macchioline nere. Il periodo dell'allattamento varia in durata a seconda del luogo: nel Caucaso dura 50 - 70 giorni, mentre in Tagikistan può durare anche 90 giorni. I piccoli iniziano a mangiare carne all'età di 15 - 20 giorni, sebbene solo raramente vengano nutriti con cibo rigurgitato. Crescono molto rapidamente: all'età di due giorni pesano 201 - 214 g, a un mese 560 - 726 g e a quattro mesi 2700 - 3250 g. Una volta terminata la fase di allattamento vengono allontanati dalla madre.[11] I piccoli delle cucciolate precedenti possono rimanere con i genitori per aiutarli ad allevare la cucciolata successiva, sebbene il loro comportamento sessuale sia soppresso.[6]

Tane e rifugi[modifica | modifica wikitesto]

Nel Caucaso e la Transcaucasia, le femmine partoriscono in tane scavate con l'assisstenza dei maschi, ma talvolte si impadroniscono delle tane abbandonate da volpi o tassi. La tana si può trovare o in fitti arbusti, sui pendi dei calanchi o su superfici piatte. La tana dello sciacallo dorato consiste d'una struttura semplice con una sola entrata che conduce a una caverna a una profondità di 1-1.4 metri. In Dagestan e Azerbaijan, le cucciolate sono talvolte partorite nelle fessure di alberi morti, le radici o sotto le pietre lungo i fiumi. Nell'Asia centrale, lo sciacallo non scava tane, ma si rifugia nei cespugli tugai. Gli sciacalli dei tugai del Vahš scavano tane lunghe tre metri sotto le radici degli alberi o dritto nei cespugli fitti.[11]

Comportamento predatorio[modifica | modifica wikitesto]

Quando vanno a caccia gli sciacalli solo raramente costituiscono piccoli gruppi, sebbene d'estate, in Transcaucasia, siano stati osservati branchi multifamiliari di 8 - 12 esemplari. Quando caccia da solo, lo sciacallo dorato pattuglia una determinata area fermandosi ogni tanto per annusare e ascoltare. Una volta individuata la preda si nasconde, si avvicina piano piano e poi sferra l'attacco. Quando caccia in coppia o in branco, i vari esemplari corrono paralleli e colpiscono la preda all'unisono. Quando cacciano roditori o uccelli acquatici, corrono su entrambe le sponde di uno stretto fiumiciattolo o torrente, indirizzando la preda da un esamplare all'altro.[11]

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

Gli sciacalli dorati sono generalmente animali di pianura: sul Caucaso e nella Transcaucasia salgono solo molto raramente oltre i 600 metri, sebbene a Borjomi alcuni esemplari siano stati trovati a 900 – 1050 metri e in Armenia a 840 metri. La presenza di questi animali e la scelta dell'habitat sono in gran parte determinate dalla disponibilità di cibo, dalla presenza di acqua e di fitte boscaglie dove possono nascondersi agli occhi delle prede e dei nemici. Sono molto abbondanti soprattutto nelle zone dove i corsi d'acqua non rimangono gelati a lungo e dove svernano gli Anseriformi. Sebbene non siano molto adattati a vivere in zone dal clima rigido, gli sciacalli dorati possono sopportare temperature di -25° o perfino di -35°. Nei periodi di forti nevicate si spostano solamente su sentieri realizzati dall'uomo o da grandi animali. Gli sciacalli evitano le aree desertiche prive di acqua, spingendosi solo ai loro margini. Sulle coste del Mar Nero e del Caspio essi prediligono i fitti boschetti di arbusti spinosi con gallerie attraverso il sottobosco create da animali più grandi come i cinghiali. In Asia centrale e Kazakistan essi predilgono i boschetti di tugai, le macchie situate su terreni irrigui ormai abbandonati e i canneti. Nelle aree dove la vegetazione è meno fitta, come le valli di Gissar e di Fergana, gli sciacalli risiedono sulle colline più basse, dove trovano rifugio in canali in secca, caverne e tane abbandonate dalle volpi.[11]

In Italia questa specie si riproduce sia nei pressi delle cittadine di pianura (dintorni di Udine) che nelle vallate prealpine (valle del corso superiore del Natisone/Nadiza,nella zona orientale del Friuli, sul Carso, in varie valli della Carnia, in val Canale e canal del Ferro; è stato visto in tempi recenti anche nei dontorni del comune di Socchieve, vivendo anche in varie località della catena alpina fino ad altitudini di 1200/1300 metri (dintorni di San Vito di Cadore, Carnia, Val Pusteria/Pustertal e sul Monte Peller in Val di Non)[6][31][32].Alcuni avvistamenti sono stati fatti anche sulle prealpi Giulie centro-occidentali e sulle prealpi Carniche. Esemplari sub-adulti, comunque, sono stati avvistati anche in alcune aree urbane della pianura alluvionale veneta, sia nella provincia di Venezia (San Donà di Piave) che di Treviso (Preganziol)[31] , oltre che in Trentino in Valsugana.[33]

Dieta[modifica | modifica wikitesto]

Sciacallo indiano (C. a. indicus) nutrendosi d'una carcassa di cervo pomellato, Parco nazionale di Pench.

Lo sciacallo dorato ha abitudini alimentari opportunistiche: è sia predatore che spazzino e durante certe stagioni mangia tranquillamente rifiuti e vegetali. Nell'ex Unione Sovietica gli sciacalli cacciano soprattutto lepri, piccoli roditori, fagiani, pernici, anatre, folaghe, gallinelle d'acqua e passeracei. Mangiano anche lucertole, serpenti, rane, insetti, pesci e molluschi. Nei periodi invernali catturano molte nutrie ed Anseriformi. Durante questi periodi gli sciacalli uccidono molti più animali di quelli che possono mangiare. Mangiano anche vari frutti, come pere, biancospini, cornioli e i frutti del nespolo comune. In primavera scavano alla ricerca di bulbi e di radici di canna da zucchero selvatica. In estate gli sciacalli bevono regolarmente e sostano spesso in vicinanza di fonti d'acqua. Nei periodi di siccità scavano buche nei canali in secca, bevendo l'acqua raccolta nel terreno, e mangiano pesci morti e gli uccelli scesi a terra per bere. Nelle vicinanze degli insediamenti umani gli sciacalli si aggirano in cerca di cibo presso i macelli, le discariche e i luoghi dove vengono sotterrati i capi di bestiame morti. In Daghestan, negli anni venti, gli sciacalli erano soliti andare a mangiare lungo le linee ferroviarie, nutrendosi dei resti di cibo gettati fuori dal treno dai passeggeri.[11] In Ungheria le prede più frequenti sono l'arvicola campestre e l'arvicola rossastra,[34] Le informazioni riguardanti la dieta degli sciacalli dell'Italia nord-orientale sono scarse, ma si sa che si nutrono di piccoli caprioli e di lepri.[6] In Turchia gli sciacalli mangiano le uova della rarissima tartaruga verde.[35] Nel Bangladesh nord-occidentale sono state viste coppie di sciacalli catturare presbiti dal ciuffo.[36] Raramente vengono catturati anche giovani esemplari di entello delle pianure settentrionali.[37]

Nemici e concorrenti[modifica | modifica wikitesto]

Sciacalli dorati e iene striate si disputano una carcassa in un'illustrazione del 1916.

Gli sciacalli dorati tendono ad assumere una posizione dominante sulle specie di Canidi più piccole. In Israele sono molto comuni le volpi rosse; queste ultime, sebbene più piccole degli sciacalli, hanno le stesse abitudini alimentari e quindi entrano spesso in diretto contrasto con gli sciacalli. Generalmente le volpi ignorano le tracce odorose lasciate nel loro territorio dagli sciacalli, ma evitano qualsiasi incontro fisico con essi. Gli studi hanno dimostrato che nelle aree dove gli sciacalli sono molto numerosi, la popolazione delle volpi diminuisce notevolmente, in apparenza proprio a causa della competizione con essi[38]. Viceversa, gli sciacalli sembrano più numerosi nelle aree dove non ci sono lupi. Questi ultimi, infatti, non tollerano la presenza degli sciacalli nel loro territorio e sono stati visti avvicinarsi con trotto veloce alle stazioni di richiamo per sciacalli, probabilmente allo scopo di cacciarli via.[26] La recente espansione dello sciacallo in Europa orientale e occidentale è stata attribuita al declino delle popolazioni di lupi in tempi storici. L'attuale diffusione nell'entroterra alto-adriatico sembra essere in rapida espansione[31] nelle varie aree dove i lupi sono assenti o molto rari.[39] In Asia sud-orientale gli sciacalli dorati cacciano in compagnia dei branchi di cuon.[40]

In India gli sciacalli solitari espulsi dal branco formano relazioni commensali con le tigri. Questi sciacalli solitari, noti come kol-bahl, si attaccano ad una determinata tigre, seguendola a distanza di sicurezza allo scopo di nutrirsi delle prede uccise dal grande felino. Un kol-bahl può perfino avvertire una tigre della presenza di prede emettendo un forte richiamo che risuona come un pheal. Le tigri tollerano questi sciacalli: in un caso conosciuto uno sciacallo camminava confidenzialmente avanti e indietro fra tre tigri che camminavano insieme a pochi metri di distanza l'una dall'altra.[27][41]

Nel Kutch, in India, le iene striate predano gli sciacalli; una tana di queste predatrici conteneva tre carcasse di sciacallo.[3]

Areale[modifica | modifica wikitesto]

L'odierno areale europeo dello sciacallo dorato si concentra soprattutto nella Penisola Balcanica, dove la perdita di habitat e l'avvelenamento gli causò l'estinzione in molte zone durante gli anni sessanta, con la maggior parte delle popolazioni concentrate in zone disperse come Strandža, la costa della Dalmazia, la Macedonia Egea, e il Peloponneso. Si recuperò in Bulgaria nel 1962 in seguito alla protezione legale, e da lì espanse il suo areale in Romania e Serbia. Esemplari isolati entrarono l'Italia, la Slovenia, l'Austria, l'Ungheria e la Slovacchia durante gli anni ottanta.[42] Lo sciacallo viene categorizzato come una specie d'allegato V nella Direttiva Habitat, e perciò è una specie prottetta in tutti gli stati dell'Unione europea.

Nell'oriente, il suo areale si estende attraverso Turchia, Siria, Iraq, Iran, l'Asia Centrale, l'intero subcontinente indiano, Sri Lanka, Birmania, Tailandia e varie zone dell'Indocina. In India, la specie viene inclusa in CITES allegato III e in Scheda III dell'atto della protezione della fauna del 1972, così fornendolo di protezione legale, ma di bassa priorità. Lo sciacallo è diffuso in tutte le zone protette dell'India, tranne nelle aree elevate delle Himalaya.[2]

In Europa[modifica | modifica wikitesto]

Areale europea.

Bulgaria ha la popolazione di sciacalli più grande d'Europa, che subì un forte incremento dai primi anni sessanta fino agli anni ottanta. Fattori contribuenti a questa crescita includono il rimpiazzamento di foreste naturali con fitti arbusti, un incremento di carogne provennienti da fattorie di selvagina statali, una riduzione nel numero di lupi, e l'abbandono dell'avvelenamento. Nei primi anni novanta, fu calcolato che Bulgaria contenesse fino a 5.000 esemplari di sciacallo. La popolazione incrementò ancora nel 1994, e sembra essersi stabilito.[26]

In Grecia, lo sciacallo è il canide più raro, essendo estinto nelle zone centrali e occidentali e sopravvivendo solo in popolazioni isolate nel Peloponneso, Focide, Samo, la Penisola Calcidica e la Grecia nordorientale. Attualmente, la popolazione più grande si trova presso la Mesta. Benché sia classificato come una specie vulnerabile nella lista rossa IUCN greca, la specie non è stata formalmente dichiarata protetta.[43]

Le popolazioni in Serbia sono in uno stato d'incremento sino dagli anni settanta, e si concentrano soprattutto nella Serbia nordorientale e la Sirmia inferiore. Sono particolarmente comuni presso Negotin e Bela Palanka, dove negli anni novanta furono abbattuti circa cinquecento esemplari.[26] In Croazia, un indagine nel 2007 rivelò la presenza di 19 branchi nella parte nordoccidentale di Ravni Kotari e due esemplari su Puntadura.[44] È una specie protetta in Slovenia, dove fu prima avvistata nel 1952.[45] Nel 2005, una femmina vagabonda fu incidentalmente abbattuta presso Gornji Grad.[46] Nel 2009, due branchi furono scoperti nelle paludi pressi Lubljana.[45] In contrasto a questi incrementi, le popolazioni in Albania sono sull'orlo dell'estinzione, con i pochi esemplari rimasti concentrandosi in tre zone umide lungo l'Adriatico.[26]

Lo sciacallo dorato scomparve in Ungheria negli anni cinquanta a causa di abbattimenti eccessivi e la distruzione del suo habitat, ma ritornò negli anni settanta, con la prima coppia scoperta presso il confine meridionale del Transdanubio, poi tra il Danubio e il Tibisco. Da quel periodo in poi, la popolazione di sciacallo in Ungheria è cresciuta anno in anno, con alcune stime indicando che superano di numero le volpi rosse. La colonizzazione dell'intero paese fu confermata nel 2007 con l'avvistamento d'un esemplare presso la frontiera con l'Austria.[47][48]

In Italia, la specie si trova in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige.[31] La specie entrò la Provincia di Belluno nel 1984, e un branco fu avvistato nel 1985 presso Udine. Nel 1992, fu scoperto un esemplare ucciso in un incidente stradale in Veneto, e la presenza della specie fu in seguito confermata nella Provincia di Gorizia e nell'entroterra del Golfo di Trieste. In tutti questi casi, gli esemplari erano solitamente adolescenti maschi vagabondi, però fu rinvenuto un gruppo familiare in Agordino nel 1994.[49] Con la scoperta d'una carcassa di un esemplare femmina nel dicembre del 2009 in Carnia, fu confermato che le popolazioni di sciacallo in Italia si stavano espandendo. Fu anche segnalato nello stesso anno in Trentino-Alto Adige, dove è probabile che abbia colonizzato la Val Pusteria.[10] Il ramo italiano del WWF ha dichiarato che è probabile che il numero di esemplari in Italia siano sottovalutati.[49] Lo sciacallo dorato è un animale protetto in Italia.[10]

Nella Repubblica Ceca, fu trovato un adulto morto sulla strada presso Podolí nel marzo del 2006.[50]

Nel 2013, una popolazione isolata fu confermata nell'Estonia occidnetale.[51] Viene classificato come una specie invasiva, ed è soggetto di campagne di sterminio. Malgrado ciò, nel 2014 la specie si espanse in Läänemaa.[52]

Lo stato delle popolazioni in Turchia, Romania, la costa settentrionale del Mar Nero e nel Caucaso è pressoché sconosciuto. Ci sono indizi d'un incremento in Romania e la costa nordoccidentale del Mar Nero, ma anche d'un declino in Turchia.[26]

Nel settembre del 2015, fu scoperto un esemplare morto su una strada presso Karup in Danimarca.[53]

La sua presenza in Polonia fu confermata nel 2015 attraverso una necropsia d'un animale abbattuto incidentalmente nel nordovest e il fototrappolaggio di due esemplari vivi nella Polonia orientale.[54]

Malattie e parassiti[modifica | modifica wikitesto]

La testa di uno sciacallo dorato prima di essere preparata per esaminare un'infezione di rabbia nel cervello

Gli sciacalli dorati possono trasmettere malattie e parassiti dannosi per la salute umana; tra essi vi sono la rabbia e la leishmania di Donovan (che sebbene innocua per gli sciacalli può causare la leishmaniosi nell'uomo). Negli sciacalli del Tagikistan sud-occidentale è stata riscontrata la presenza di 16 specie di cestodi, nematodi ed acantocefali (Sparganum mansoni, Diphyllobothrium mansonoides, Taenia hydatigena, T. pisiformis, T. ovis, Hydatigera taeniaeformis, Diphylidium caninum, Mesocestoides lineatus, Ancylostoma caninum, Uncinaria stenocephala, Dioctophyma renale, Toxocara canis, Toxascaris leonina, Dracunculus medinensis, Filariata e Macracanthorhynchus catulinum). Gli sciacalli infettati da D. medinensis possono infettare le fonti d'acqua con le uova e causare la dracunculiasi negli uomini che bevono queste acque. Gli sciacalli giocano anche un ruolo importante nella diffusione della cenurosi in ovini e bovini e del cimurro nel cane.[11] Gli sciacalli del Serengeti possono trasmettere il parvovirus canino, l'herpesvirus canino, il coronavirus canino e l'adenovirus canino.[3] Nel luglio del 2006 in uno sciacallo rumeno è stata riscontrata la presenza di Trichinella britovi.[55] Gli sciacalli che si nutrono di pesci e molluschi possono essere affetti da metagominiasi, che è stata recentemente accertata in un esemplare maschio dell'Italia nord-orientale[31] . In Tagikistan sugli sciacalli dorati sono state trovate almeno dodici specie di zecche (tra cui Ixodes, Rhipicephalus turanicus, R. leporis, R. rossicus, R. sanguineus, R. pumilio, R. schulzei, Hyalomma anatolicum, H. scupense e H. asiaticum), quattro specie di pulci (Pulex irritans, Xenopsylla nesokiae, Ctenocephalides canis e C. felis) e una specie di pidocchio (Trichodectes canis).[11] In Italia nord-orientale questa specie è portatrice di una specie di zecca, Ixodes ricinus, e di Dermacentor reticulatus.[31]

Relazioni con l'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Ruolo in mitologia e letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La Versione Autorizzata di Re Giacomo della Bibbia non menziona mai gli sciacalli, ma ciò potrebbe essere dovuto ad un errore di traduzione. Nei Libri di Isaia, Michea, Giobbe e Malachia vengono menzionate «bestie selvatiche» e «draghi» che gridano nelle case e nei palazzi disabitati. Le parole ebraiche originali sono rispettivamente lyim (urlatore) e tan. Secondo il biologo Michael Bright, tan è un termine che si riferisce più propriamente allo sciacallo che al drago, dato che la parola è utilizzata in tutta la Bibbia per descrivere un animale urlatore associato alla desolazione e alle abitazioni abbandonate; lo sciacallo dorato, infatti, ha un vasto repertorio vocale e l'abitudine occasionale di vivere in edifici abbandonati. Nel Libro di Geremia si fanno frequenti riferimenti agli sciacalli, usando la parola shu'al, che può significare sia sciacallo che volpe. Sebbene nelle traduzioni della Bibbia tale termine venga sempre tradotto con volpe, il comportamento descritto ricorda molto più quello dello sciacallo: nei Libri delle Lamentazioni e dei Salmi, ad esempio, si fa riferimento all'abitudine degli shu'al di nutrirsi dei morti sui campi di battaglia. Certi studiosi ipotizzano che, a causa della generale rarità ed elusività delle volpi in Israele, l'autore del Libro dei Giudici potrebbe aver descritto i più comuni sciacalli dorati quando racconta di come Sansone legò delle torce alle code di 300 volpi affinché distruggessero i vigneti dei Filistei.[56]

Tabaqui (a sinistra) tormenta Babbo Lupo e la sua famiglia in un'illustrazione a pagina 5 dell'edizione del 1895 dei Due Libri della Giungla di Rudyard Kipling

Lo sciacallo dorato è molto frequente nel folklore e i testi sacri indiani, soprattutto nei Jātaka e il Pañcatantra, dove è spesso ritratto in contesti di frode e inganno.[3] Un detto popolare indiano descrive lo sciacallo come «il più furbo tra le bestie, il corvo tra gli uccelli e il barbiere tra gli uomini». Sentire l'ululato d'uno sciacallo o vederne uno attraversare una strada a sinistra prima d'un viaggio mattinale fu considerato un segno di buona sorte.[57] Nell'induismo, lo sciacallo dorato viene raffigurato come il compagno di vari dei, soprattutto di Chamunda, la dea delle cremazioni. Un'altra divinità associata con gli sciacalli è Kālī, che viene spesso raffigurato circondato da milioni di sciacalli. Secondo il Tantrasāra, se offerto carne umana da un discepolo, Kālī gli appare nella forma d'uno sciacallo. La dea Shivatudi viene talvolta raffigurata con la testa d'uno sciacallo.[58] Nelle storie di Mowgli di Rudyard Kipling raccolti nel Libro della giungla, il personaggio Tabaqui viene raffigurato come uno sciacallo detestato dai lupi, a causa della sua cordialità falsa e la sua sottomissione a Shere Khan. È probabile che il suo nome deriva da tabáqi kūtta, cioè "cane leccapiatti".[57]

Degli sciacalli dorati parlanti compaiono in Sciacalli e arabi di Franz Kafka; nel racconto questi animali convincono un viaggiatore europeo a porre fine a una faida tra loro e il popolo arabo.

Sebbene presenti in Europa, gli sciacalli compaiono molto raramente nel folklore e nella letteratura di questo continente. Testimonianze raccolte nell'entroterra alto-adriatico indicano che tutte le persone che ebbero a che fare con questi animali (cacciatori, guardiacaccia e abitanti locali) scambiarono regolarmente volpi rosse affette da rogna sarcoptica (o volpi in un particolare periodo della muta) per sciacalli dorati. Quando invece veniva avvistato un vero sciacallo dorato, quest'ultimo era spesso scambiato per un lupo o un lupacchiotto. La presenza di questi animali è stata in seguito accertata sia con trappole fotografiche che con un accurato studio delle impronte, le quali hanno confermato le precedenti osservazioni. Questa erronea e controversa percezione dello sciacallo dorato potrebbe essere dovuta al fatto che questo animale non compare nel folklore italiano e sloveno e nemmeno nelle tradizioni venatorie di tali Paesi[31] .

Danni a bestiame, selvaggina e raccolti[modifica | modifica wikitesto]

Gli sciacalli dorati possono essere molto nocivi per le attività umane; essi attaccano animali domestici come tacchini, agnelli, pecore, capre e, in un caso documentato, perfino un piccolo bufalo d'acqua domestico. Distruggono molti vigneti e mangiano cocomeri, meloni e noci[11] . In Grecia, gli sciacalli non tendono ad attaccare il bestiame come i lupi e le volpi rosse, ma quando sono in gran numero possono divenire una seria minaccia per gli ovi-caprini[26] . In Bulgaria meridionale, nel 1982-87 furono registrati 1053 attacchi ad ovi-caprini, soprattutto pecore e agnelli, oltre a varie uccisioni di cerbiatti nelle riserve di caccia[26] . In Israele, circa l'1,5 – 1,9% dei vitelli che nascono sulle Alture del Golan muoiono a causa degli attacchi dei predatori, soprattutto sciacalli dorati. In entrambi i casi, si ritiene che l'elevato tasso di predazioni sia dovuto ad un incremento della popolazione degli sciacalli causato da una maggiore disponibilità di cibo fornita dalle discariche abusive[59]. In queste aree sono anche state prese misure di prevenzione. Tuttavia, perfino senza di esse, in Bulgaria i danni provocati dagli sciacalli sono irrilevanti rispetto a quelli causati dai lupi[26] . Gli sciacalli dorati sono estremamente dannosi anche per i roditori da pelliccia, come le nutrie e i topi muschiati. In molte aree dove vivono gli sciacalli le nutrie sono quasi completamente scomparse; durante l'inverno 1948-49, lungo l'Amu Darya, i topi muschiati costituivano il 12,3% dei contenuti fecali degli sciacalli e il 71% delle loro dimore andò distrutto a opera di questi Canidi (il 16% di esse congelò completamente e divenne inutilizzabile per i roditori). Gli sciacalli arrecano molti danni anche all'industria delle pellicce, divorando i topi muschiati presi in trappola e portando via le pelli stese fuori ad asciugare[11] .

Caccia[modifica | modifica wikitesto]

Caccia agli sciacalli di Samuel Howitt; un gruppo di sciacalli corre in aiuto di un membro del branco catturato dai cani
« Secondo me, lo sciacallo è più difficile d'abbatere con i bracchi della volpe. Non segue le regole come fa la volpe. È ugualmente furbo, intelligente e selvaggio, ma molto meno sofisticato. Una volta mi piaceva pensare che nella caccia allo sciacallo potessimo assistere alla caccia come fu durante una fase più primitiva di quello che ha ormai invaso l'Inghilterra. »
(Thomas Francis Dale[60])

Durante l'epoca imperiale Britannica, i cacciatori sportivi in India e Iraq cacciarono gli sciacalli in groppa ai cavalli con l'assistenza di cani da caccia come sostituto alla caccia alla volpe dell'Inghilterra.[60][61] Benché lo sciacallo non fosse considerato fisicamente bello come la volpe, fu stimato per la sua resistenza durante la corsa, con almeno un inseguimento che durò tre ore e mezzo. Il clima e il terreno indiano inoltre offriva sfide ai cacciatori di sciacalli non presenti in Inghilterra; i seguci indiani raramente erano della stessa qualità di quelli inglesi, e malgrado l'odore forte dello sciacallo, il terreno indiano non era favorevole nel ritenere gli odori.[60] Gli sciacalli inoltre, al contrario delle volpi, furono documentati a fingere la morte, e di essere ferocemente protettivi dei loro compagni di branco.[13] Gli sciacalli furono cacciati in tre modi: con i levrieri, i foxhound e con squadre di bracchi misti. La caccia allo sciacallo con i levrieri non fu considerato un vero sport, siccome questi cani erano troppo veloci per gli sciacalli, e bracchi misti erano difficili da tenere in controllo.[60] I cacciatori Britannici categorizzavano gli sciacalli in tre tipi; lo spazzino urbano, ritenuto d'essere lento e così puzzolente da inorridire i cani; lo sciacallo del villaggio, più veloce e vigilie e meno puzzolente; e lo sciacallo di pianura aperta, che fu ritenuto d'essere il più veloce e sportivo.[61]

Certe popolazioni indiane, come i koli e i vaghir di Gujarat e Rajasthan e i narikurava di Tamil Nadu, cacciano e mangiano gli sciacalli, ma la maggior parte di culture asiatiche meridionali considerano l'animale impuro. Il dharma proibisce la consumazione di sciacalli, siccome hanno cinque unghie.[58] Nell'ex Unione Sovietica gli sciacalli non vengono catturati in gran numero e quando capita si tratta solitamente di esemplari rimasti in trappole destinate ad altri animali o abbattuti accidentalmente durante le battute di caccia. In Transcaucasia, gli sciacalli vengono catturati con grandi uncini da pesca collocati in pezzi di carne sospesi a 75 – 100 cm dal suolo con dei fili. L'unico modo che lo sciacallo ha di raggiungere la carne è quello di saltare: così facendo l'uncino penetra profondamente nel labbro o nella mascella.[11]

Utilizzo della pelliccia[modifica | modifica wikitesto]

In Russia e in altri Paesi dell'ex Unione Sovietica gli sciacalli dorati sono considerati animali da pelliccia, benché di scarsa qualità a causa del mantello rado, grossolano e di tinta uniforme.[11] Gli sciacalli asiatici e del Vicino Oriente danno pellicce più grossolane, ma tale problema può essere risolto durante le fasi di lavorazione. Dal momento che i peli di sciacallo sono molto poveri di fibra, le pelli che se ne ricavano hanno un aspetto appiattito. Le pellicce più soffici provengono dall'Elburz, nell'Iran settentrionale.[62] Gli sciacalli venivano cacciati in gran numero per la pelliccia soprattutto nel XIX secolo: negli anni ottanta del XIX secolo a Mervsk venivano uccisi ogni anno circa 200 sciacalli. Nella regione di Zakatal, in Transcaucasia, nel 1896 vennero catturati 300 sciacalli. Durante questo periodo in Russia vennero uccisi in tutto 10.000 sciacalli, le cui pelli finirono quasi tutte sui mercati di Nizhegorod. All'inizio degli anni trenta, in Unione Sovietica venivano conciate ogni anno 20 - 25.000 pelli di sciacallo, ma il numero di questi animali era così numeroso da poter sostenere la cattura di un numero triplo di esemplari. Prima del 1949 e agli inizi della Guerra Fredda, la maggior parte delle pelli venivano esportate negli Stati Uniti. Nonostante esistano variazioni geografiche, le pelli di sciacallo non vengono valutate secondo degli standard e sono utilizzate soprattutto per confezionare colletti, cappotti da donna e pellicce di poco prezzo.[11]

In cattività[modifica | modifica wikitesto]

Pilastro antropomorfo con una scultura di sciacallo tra le braccia in Göbekli Tepe.

È possibile che lo sciacallo dorato fosse addomesticato nella Turchia neolitica 11.000 anni fa, come dimostrato d'una scultura d'un uomo con uno sciacallo tra le braccia rinvenuto in Göbekli Tepe.[63] Gli esploratori francesi del diciannovesimo secolo notarono che molti abitanti del Levante tenevano sciacalli in casa.[64]

Gli sciacalli dorati sono presenti in quasi tutti gli zoo indiani; un indagine nel 2000 rivelò la presenza di 67 maschi, 72 femmine, e esemplari di sesso indeterminato.[3] Al di fuori d'India, gli sciacalli dorati sono rari negli zoo occidentali, dove l'esteticamente più spettacolare sciacallo dalla gualdrappa è più comune.[6]

La capacità dello sciacallo dorato d'incrociarsi con i cani è lungo attestato dai naturalisti. I calmucchi in particolare spesso incrociavano i loro cani con gli sciacalli,[64] e fu una volta una pratica comune fra i pastori balcanici.[6] Nel 1975 gli scienziati russi dell'Istituto di Ricerca Scientifica Likhachev per il Patrimonio Culturale e la Protezione Ambientale iniziarono un programma di riproduzione durante il quale vennero fatti incrociare degli sciacalli dorati con alcuni husky allo scopo di creare un ibrido dotato sia dello straordinario olfatto dello sciacallo che della resistenza al freddo dell'husky. In anni recenti, l'Aeroflot ha utilizzato dei particolari ibridi di sciacallo, noti come cani di Sulimov, per localizzare esplosivi difficilmente individuabili con le attrezzature meccaniche.[65][66]

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