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Canis simensis

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Lupo Etiope
Canis simensis.jpg
Canis simensis citernii nell'altopiano di Sanetti
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Genere Canis
Specie C. simensis
Nomenclatura binomiale
Canis simensis
Rüppell, 1840
Areale

Canis simensis subspecies range.png

Il lupo etiope (Canis simensis), detto anche caberù[2], è un canide indigeno situato sull'altopiano dell'acrocoro etiopico. È simile al coyote in forma e grandezza, ma si distingue dal cranio lungo e snello, e dal manto rosso e bianco.[3] Al contrario della maggior parte dei canidi, che sono creature generaliste, il lupo etiope è altamente specializzato nella caccia ai roditori afroalpini.[4] È fra i canidi più rari, attualmente il carnivoro africano più a rischio d'estinzione.[5]

L'areale attuale della specie è limitato a sette zone montagnose situate ad altitudini comprese tra i 3,000 e i 4,500 metri, con una popolazione composta da circa 360-440 esemplari nel 2011, metà di stanza nelle montagne di Bale.[1]

L' IUCN l' ha classificato come una specie a rischio, a causa dalla bassa popolazione e al suo areale frammentato. Le minacce principali alla specie, includono il degrado ambientale dovuto ad un eccesso di pascoli, e alle malattie contratte dai cani randagi. La sua conservazione è guidata dall'Ethiopian Wolf Conservation Programme dell'Università di Oxford, che tenta di proteggere il canide attraverso la vaccinazione e campagne comunitarie.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il resoconto scritto più antico sulla specie viene dalla Collectanea rerum memorabilium di Gaio Giulio Solino, risalente al terzo secolo avanti Cristo,[5][6] sebbene certi naturalisti abbiano invece proposto che in realtà le descrizioni sono riferimenti al licaone.[7]

Rappresentazione artistica di Rüppell (1835).
(LA)

« Lupos Ethiopia mittit, cervice iubatos et tanto varios ut nullum eis colorem dicunt abesse. Ethiopicis lupis proprium est, quod in saliendo ita nisus habent alitis, ut non magis proficient cursu quam meatu. Homines tamen numquam impetunt. Bruma comati sunt, aestate nudi. Ethiopes eos vocant theas. »

(IT)

« Si dice che l'Etiopia produca lupi con criniere così variopinte che non manca neanche un colore. Una caratteristica dei lupi etiopi è che balzano così in alto che sembra che abbiano le ali, facendo più strada in tal modo che nel correre. Non attaccano gli uomini, però. In inverno, crescono con un folto mantello, nell'estate sono nudi. Gli etiopi li chiamano theas. »

(Gaio Giulio Solino)
Esemplare montato (1902), uno dei primi esemplari dopo il 1835 a raggiungere l'Europa.

La specie fu descritta scientificamente per la prima volta nel 1835 da Eduard Rüppell,[8] che fornì un teschio al British Museum.[9][10] Gli scrittori europei viaggiando per l'Abissinia constatavano che gli indigeni non portavano mai la pelliccia dell'animale, in quanto credevano che sarebbero morti se i peli avessero toccato le ferite aperte,[11] mentre Charles Darwin ipotizzò che fosse l'antenato dei levrieri[12] [13].[14] Non ci furono ulteriori studi o scritture sulla specie fino ai primi anni 1900, quando un certo numero di pellicce vennero inviate in Inghilterra dal Maggiore Percy Horace Gordon Powell-Cotton durante i suoi viaggi in Abissinia.[9][10]

Nel 1938 fu riconosciuto come una specie in via d'estinzione, ma la sua protezione legale ebbe inizio solo nel 1974. I primi studi dettagliati sul canide ebbero luogo negli anni ottanta, con l'avvento del Bale Mountains Research Project statunitense. La popolazione di lupi etiopi presente nel Parco nazionale delle montagne di Bale fu minacciata dai tumulti della guerra civile etiope, ma fu negli anni novanta che la situazione precaria della specie fu rivelata, sia a causa di una serie di uccisioni perpetrata da parte dei bracconieri, che da un'epidemia di rabbia che devastò la maggior parte dei branchi nella valle del Web e sul' l'altopiano del Sanetti. In risposta, la IUCN riclassificò, nel 1994, la specie da specie a rischio a specie in pericolo critico. La IUCN/SSC Canid Specialist Group progettettò una strategia su tre fronti : educazione publica, monitoraggio dei branchi, ed il controllo della rabbia nei cani randagi. Un anno dopo, l'Università di Oxford iniziò, sulle montagne di Bale, l' Ethiopian Wolf Conservation Programme.[5]

Un ulteriore popolazione di lupi etiopi venne scoperta sugli altopiani etiopi centrali. Altrove, dati sui lupi etiopi erano scarsi; sebbene la specie fu prima descritta nel 1835 come abitante dei monti Semièn, la mancanza d'informazioni di quelle zone indicarono, con una certa probabilità, che il lupo etiope fosse in uno stato di declino, e i resoconti risalenti all'acrococro del Gojjam erano troppo antiquati. Tra i primi anni del 1900 e i tardi anni cinquanta, furono avvistati lupi, sia sui monti d'Arsi, che sull'altopiano di Bale. Le condizioni del lupo etiope fu rivalutata nei tardi anni novanta: fu scoperto, per esempio, che vi furono estinzioni locali sui monti Choke, nel Gojjam, ed in diverse regioni afroalpine settentrionali,dove l'agricoltura era ben sviluppata. La scoperta rivelò la necessità, sia di proteggere la popolazione del canide situata sulle montagne di Bale, che il bisogno di proteggere i lupi etiopi rimasti altrove. Un decennio dopo l'epidemia di rabbia, le popolazioni di Bale hanno recuperato il livello di popolazione presente prima dell'arrivo della malatia, convincendo così, nel 2004, la IUCN a riclassificarlo come specie a rischio, sebbene rimanga tuttora una specie rara.[5]

Tassonomia ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Teschio. Malgrado la sua parentela con il lupo grigio, l'evoluzione convergente ha prodotto un cranio simile in forma a quello degli sciacalli africani e il crisocione.[15]

Sebbene, in Eurasia, fin dal Pleistocene superiore, si siano ritrovati resti fossili di canidi lupini, non sono stati segnalati resti di lupo etiope. Nel 1994, un'analisi del DNA mitocondriale indicò che il lupo etiope fosse più imparentato con il lupo grigio e il coyote, che agli altri canidi africani. Fu proposto che il lupo etiope potesse essere una reliquia evolutiva d'una stirpe di lupi che dall'Eurasia invase il Nordafrica. [16] Gli antenati del lupo etiope si svilupparono in predatori specializzati di roditori, dato la loro abbondanza negli ambienti afroalpini. Questo adattamento si è riflettuto nella morfologia del cranio, allungato con denti ampiamente spaziati. Fu durante questo periodo che la specie raggiunse il suo picco, in un areale abbastanza connesso. Questo scenario mutò circa 15,000 anni fa con l'arrivo dell'attuale periodo interglaciale, che fu le causa della frammentazione dell'areale della specie, isolando le popolazioni.[4]

John Edward Gray e Glover Morrill Allen inizialmente classificarono il lupo etiope come un genere a parte da Canis, Simenia,[17] mentre Oscar Neumann lo considerava "solo una volpe esagerata".[18] Juliet Clutton-Brock lo reinserì nel genere Canis, dopo aver notato similarità nel cranio della specie con il cranio dello sciacallo striato.[19]

Nel 2015, uno studio delle sequenze genomiche mitocondriali e nucleari dei canidi Africani ed Eurasiatici svelò che il lupo etiope si diversificò dalla stirpe del lupo grigio/coyote prima dello sciacallo dorato [20].[21] Ulteriori studi sulle sequenze RAD [22] indicarono che la specie si è incrociata con il lupo africano.[23]

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Cane Yakutian laika.jpg


 

Lupo grigio Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate I).jpg



 

Coyote Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate IX).jpg



 

Lupo africano Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XI).jpg



 

Sciacallo dorato Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate X).jpg



 

Lupo etiope Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate VI).jpg



 

Cuon Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XLI).jpg



 

Licaone Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XLIV).jpg



 
 
 

Sciacallo striato Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XIII).jpg


 

Sciacallo dalla gualdrappa Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XII).jpg






Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Sin dal 2005,[24] la MSW3[25] riconosce due sottospecie.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dipinto di by Louis Agassiz Fuertes (1926).

Il lupo etiope è simile in grandezza ed aspetto al coyote nordamericano, essendo più grande degli sciacalli africani con arti più lunghi. Il cranio è relativamente piatto, con la regione facciale che occupa il 58% della lunghezza del teschio. Le orecchie sono larghe ed appuntite, mentre i denti, soprattutto i premolari, sono ampiamente spaziati. I denti canini misurano dai 14 ai 22 mm di lunghezza, mentre i carnassiali sono relativamente ridotti. Tipico del genere Canis, i maschi sono più grandi delle femmine, all'incirca del 20%. Gli adulti misurano dagli 84 ai 101 cm di lunghezza, e dai 53 ai 62 cm d'altezza. I maschi adulti pesano tra i 14.2 e i 19.3 chili, mentre le femmine, dai 11.2 ai 14.5 chili.[3]

Il manto del lupo etiope è formato da una giarra [26] corta e una borra folta [27], che gli offre protezione contro le temperature basse, fino a −15 °C. Il manto è principalmente di color ocra e rosso ruggine, con una folta borra bianca o di color zenzero. Il pelo della gola, del torace e dell'addome sono bianchi, con una striscia bianca lungo i fianchi del collo. La coda è bianca nel lato inferiore, con una punta nera. Al contrario degli altri canidi, la ghiandola sopracaudale non dimostra un segno scuro. La muta avviene nel corso della stagione pluviale, tra agosto ed ottobre. Non vi sono variazioni stagionali nel colore della pelliccia, sebbene il contrasto tra le parti rosse e bianche del corpo diventa più evidente con l'età. Le femmine tendono essere più chiare dei maschi. Durante la stagione dell'accoppiamento, la pelliccia della femmina diventa più giallastra e lanosa, mentre la coda diventa marroncina, perdendo molti dei suoi peli.[3]

Gli incroci fra i lupi etiopi e i cani randagi tendono essere più robusti dei lupi puri, con musi più corti e pellicce più variegate.[28]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Comportamenti sociali e territoriali[modifica | modifica wikitesto]

Il lupo etiope è un animale sociale composto da gruppi familiari che raggiungono fino a 20 individui superiori all'anno di età, sebbene siano più comuni i branchi di sei lupi. I branchi sono formati da maschi itineranti e da una manciata di femmine, che, con l'eccezione della femmina dominante, sono riproduttivamente soppresse. Ogni branco ha una gerarchia ben definita. Quando una femmina dominante muore, può essere rimpiazzata da una figlia, ma ciò aumenta il rischio di endogamia. Tale rischio viene a volte evitato dalla paternità molteplice e dagli accoppiamenti al di fuori del branco. La dispersione di lupi dal loro branco viene ristretta dalla scarsità di territori non occupati.[29]

I branchi occupano territori con areali vasti mediamente sei chilometri quadrati. Nelle zone dove scarseggia il cibo, i lupi etiopi vivono in coppia, a volte accompagnati dai cuccioli, e difendono territori più grandi con areali di 13.4 chilometri quadrati. In assenza di malattie, i territori sono generalmente statici, sebbene i branchi possano espandersi, se gli è data l'opportunità, come nel caso in cui scompaia un altro branco. La grandezza di ogni territorio è correlato con l'abbondanza di roditori, il numero di lupi nel branco, e la sopravvivenza dei cuccioli. I lupi etiopi riposano di notte, insieme, all'aperto di notte, congregano all'alba e al pomeriggio per salutarsi e andare in pattuglia. Si rifugiano dalla pioggia sotto le rocce sporgenti e dietro i massi. La specie non dorme mai nelle tane, usandole solo per allattare i cuccioli. Quando sono di pattuglia, marcano spesso i confini territoriali,[30] e interagiscono aggressivamente con gli altri branchi. Tali scontri solitamente si concludono con la ritirata del branco meno numeroso.[29]

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

L'accoppiamento ha luogo tra agosto e novembre. Durante il corteggiamento il maschio dominante insegue la femmina, che accetta solo il suo approccio o l'approccio di un maschio di altri branchi. La gravidanza dura tra 60 e 62 giorni, e i cuccioli nascono nei mesi di ottobre e novembre.[31] I cuccioli nascono ciechi e sdentati, la loro pelliccia è di colore grigio antracite, con una macchia marrone sul torace e una sull'addome. Le cucciolate sono formate da due a sei cuccioli, che emergono dalla tana dopo tre settimane, quando il manto scuro viene gradualmente rimpiazzato dalla pelliccia adulta. All'età di cinque settimane, i cuccioli si cibano di una combinazione di latte e cibo solido, concludendo lo svezzamento all'età di dieci settimane, estendendosi a volte per sei mesi.[3] Ogni membro del branco contribuisce alla protezione e al nutrimento dei cuccioli, con le femmine subordinate che ogni tanto rimpiazzano le madri per allattarli. La maturità sessuale avviene all'età di due anni.[31]

La maggior parte delle femmine lasciano il branco dopo due anni per integrarsi in altri gruppi. Le coppie dominanti sono normalmente non imparentate, cosicché la dispersione delle femmine è di fatto un adattamento contro l'inincrocio.[32]

Caccia[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario della maggior parte dei carnivori sociali, il lupo etiope è un cacciatore solitario di prede piccole. Agisce soprattutto di giorno, quando i roditori sono più attivi, sebbene la specie è stata osservata a cacciare in branco per abbattere i giovani nyala di montagna[33] Il Maggiore Percy-Cotton descrisse il loro metodo di cacciare nei seguenti termini:[34]

(EN)

« ... they are most amusing to watch, when hunting. The rats, which are brown, with short tails, live in big colonies and dart from burrow to burrow, while the cuberow stands motionless till one of them shows, when he makes a pounce for it. If he is unsuccessful, he seems to lose his temper, and starts digging violently; but this is only lost labour, as the ground is honeycombed with holes, and every rat is yards away before he has thrown up a pawful. »

(IT)

« Sono molto divertenti osservarli mentre cacciano. I ratti, che sono bruni con code corte, vivono in grandi colonie, e corrono d'una tana all'altra, mentre il caberù sta immobile, finche un ratto si presenta e gli balza sopra. Se non ha successo, sembra perdere la testa, iniziando a scavare freneticamente. È tempo sprecato, siccome il terreno è un alveare di tunnel, ed ogni ratto si è già allontanato prima che esso [il caberù] ha scavato una manciata. »

(Powell-Cotton)

Questa tecnica viene adoperata soprattutto nella caccia del topo talpa gigante, con il livello di sforzo nello scovarli che varia da, una grattare dolcemente il terreno, fino a distruggere intere tane, lasciando indietro cumuli di terra alti fino ad un metro. I lupi nelle montagne di Bale sono stati osservati cacciare nel mezzo delle mandrie di bovini, una tattica che certi studiosi ritengono aiutino i lupi a nascondere la loro presenza usando le vacche come distrazione.[3] Sono stati anche osservati ad associarsi con branchi di gelada.[35] I lupi cacciano i roditori anche nei pressi di questi primati, malgrado il fatto che potrebbero facilmente catturargli un cucciolo. È probabile che le attività delle scimmie spaventino i roditori all'aperto, permettendo ai lupi di cibarsene [36]

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

Lupo etiope nei Monti Semien.

Il lupo etiope è ristretto a zone isolate di praterie e lande afroalpine ricche di roditori. Il suo habitat ideale si estende a tra i 3,200 ed i 4,500 metri sopra la linea degli alberi, Alcuni lupi nelle montagne di Bale occupano l'areale delle praterie montane situato sui 3,000 metri. Sebbene, nei primi anni del 1900, degli esemplari furono rinvenuti nel Gojjam e nel Shoa nordoccidentale, mediamente attorno ai 2,500 metri, non sono stati avvistati lupi al di sotto dei 3,000. Attualmente, l'agricoltura di sussistenza, che si estende fino a 3,700 metri, ha costretto la specie ad occupare solo apici più elevati.[37]

Topo talpa gigante (Tachyoryctes macrocephalus), preda principale del lupo etiope.

L'animale sfrutta tutti gli habitat afroalpini, ma ha una preferenza per luoghi aperti contenenti praterie di erbe corte abitate dai roditori, che sono più comuni lungo le zone piatte o spioventi con poco drenaggio e suoli profondi. Nelle montagne di Bale, il suo habitat principale consiste in prati di erbe Alchemilla con poca copertura vegetale. Altri ambienti preferiti dal canide, includono i prati di tussock, zone d'arbusto d'elevata altitudine ricche di Helichrysum, e praterie di erbe corte con terreni poco profondi. Nel suo areale settentrionale, l'habitat del lupo etiope è composto di matrici di tussock Festuca, cespugli Euryops, e le lobelie giganti. Sebbene siano di minima importanza, le brughiere di Ericacee nel Simièn possono fornire rifugi per i lupi presenti in zone eccessivamente andropizzate.[37]

Dieta[modifica | modifica wikitesto]

Nei monti di Bale, la preda principale del lupo etiope è il topo talpa gigante, sebbene sebbene si stato anche osservato nutrendosi di ratti dei prati di Blick, i topi dal pelo a spazzola, e le lepri etiopi. Altre prede secondarie includono i ratti del Vlei, i topi dal pelo a spazzola gialli, ed occasionalmente le oche e le loro uova. È stato osservato almeno due volte a cacciare gli iraci e i vitelli di nyala di montagna. Nelle regioni dove il topo talpa gigante è assente, viene cacciato il più piccolo topo talpa dell'Africa orientale. Nei monti del Simièn, il lupo Etiope si ciba di ratti delle praterie abissine. Sono rinvenuti ogni tanto le foglie non digerite dei carici, probabilmente ingerite per controllare i parassiti o come fibra alimentare. Il lupo etiope ogni tanto si ciba delle carogne, ma viene solitamente cacciato via dai cani randagi e dai lupi dorati. Non è particolarmente minaccioso verso il bestiame, visto che i pastori lasciano spesso i loro greggi a pascolare nei territori dei lupi.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Canis simensis, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2016.3, IUCN, 2016.
  2. ^ Caberù, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  3. ^ a b c d e f g C. Sillero-Zubiri e D. Gottelli, Canis simensis (PDF), in Mammalian Species, vol. 385, 1994, pp. 1–6.
  4. ^ a b D Gottelli, J Marino, C Sillero-Zubiri e S Funk, The effect of the last glacial age on speciation and population genetic structure of the endangered Ethiopian wolf (Canis simensis) (PDF), in Molecular Ecology, vol. 13, nº 8, 2004, pp. 2275–2286, DOI:10.1111/j.1365-294x.2004.02226.x, PMID 15245401.
  5. ^ a b c d IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 7–8
  6. ^ The Aberdeen Bestiary, University of Aberdeen, 1995. URL consultato il 5 dicembre 2012.
  7. ^ Smith, C. H. (1839), Dogs, W.H. Lizars, Edinburgh, p. 261
  8. ^ Rüppell 1835, p. 39
  9. ^ a b Lydekker 1908, p. 462
  10. ^ a b Powell-Cotton 1902, pp. 206–207
  11. ^ Parkyns, Mansfield (1853). Life in Abyssinia: Being Notes Collected During Three Years' Residence and Travels in that Country. Vol. II. John Murray. pp. 12-13.
  12. ^ Darwin, Charles (1868). The Variation of Animals and Plants Under Domestication. Vol. I. Orange Judd. p. 48.
  13. ^ Ipotesi poi scoperta d'essere erronea con l'avvento della biologia molecolare, che dimostrò che tutti i cani discendono dal lupo grigio.
  14. ^ B. M. Vonholdt, J. P. Pollinger, K. E. Lohmueller, E. Han, H. G. Parker, P. Quignon, J. D. Degenhardt, A. R. Boyko, D. A. Earl, A. Auton, A. Reynolds, K. Bryc, A. Brisbin, J. C. Knowles, D. S. Mosher, T. C. Spady, A. Elkahloun, E. Geffen, M. Pilot, W. Jedrzejewski, C. Greco, E. Randi, D. Bannasch, A. Wilton, J. Shearman, M. Musiani, M. Cargill, P. G. Jones, Z. Qian e W. Huang, Genome-wide SNP and haplotype analyses reveal a rich history underlying dog domestication, in Nature, vol. 464, nº 7290, 2010, pp. 898–902, DOI:10.1038/nature08837, PMC 3494089, PMID 20237475.
  15. ^ Dalton, R. 2001. The skull morphology of the Ethiopian wolf (Canis simensis). B.Sc.thesis. University of Edinburgh, Edinburgh, UK.
  16. ^ D. Gottelli, C. Sillero-Zubiri, G. D. Applebaum, M. S. Roy, D. J. Girman, J. Garcia-Moreno, E. A. Ostrander e R. K. Wayne, Molecular genetics of the most endangered canid: The Ethiopian wolf Canis simensis, in Molecular Ecology, vol. 3, nº 4, 1994, pp. 301, DOI:10.1111/j.1365-294X.1994.tb00070.x, PMID 7921357.
  17. ^ IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 2–3
  18. ^ Powell-Cotton 1902, p. 459
  19. ^ J. Clutton-Brock, G.G. Corbet e M. Hills, A review of the family Canidae, with a classification by numerical methods, in Bull. Brit. Mus. Nat. Hist., vol. 29, 1976, pp. 119–199.
  20. ^ I cui antenati apparvero 1.9 milioni di anni fa.
  21. ^ Klaus-Peter Koepfli, John Pollinger, Raquel Godinho, Jacqueline Robinson, Amanda Lea, Sarah Hendricks, Rena M. Schweizer, Olaf Thalmann, Pedro Silva, Zhenxin Fan, Andrey A. Yurchenko, Pavel Dobrynin, Alexey Makunin, James A. Cahill, Beth Shapiro, Francisco Álvares, José C. Brito, Eli Geffen, Jennifer A. Leonard, Kristofer M. Helgen, Warren E. Johnson, Stephen J. o'Brien, Blaire Van Valkenburgh e Robert K. Wayne, Genome-wide Evidence Reveals that African and Eurasian Golden Jackals Are Distinct Species, in Current Biology, vol. 25, nº 16, 2015, pp. 2158–65, DOI:10.1016/j.cub.2015.06.060, PMID 26234211.
  22. ^ "Restriction site associated DNA markers". Tradotto in italiano : "Marcatori del DNA associati al sito di restrizione"
  23. ^ Bahlk, S. H. (2015). Can hybridization be detected between African wolf and sympatric canids? . Master of Science Thesis. Center for Ecological and Evolutionary Synthesis Department of Bioscience Faculty of Mathematics and Natural Science, University of Oslo, Norway
  24. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Canis simensis, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  25. ^ Mammal Species of the World, fonte principale degli zoologi per la nomenclatura delle sottospecie.
  26. ^ Def. Diz.Garzanti: "L’insieme dei peli più lunghi, sottili all’estremità, rigidi e grossi nella parte mediana, della pelliccia dei Mammiferi; è anche chiamata pelo di guardia o pelo morto".
  27. ^ Def: Diz. Garzanti : "Peluria che in alcuni animali costituisce lo strato più interno del pelame"
  28. ^ IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, p. 32
  29. ^ a b IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, p. 4
  30. ^ Sillero‐Zubiri, Claudio, and David W. Macdonald. "Scent‐marking and territorial behaviour of Ethiopian wolves Canis simensis." Journal of Zoology 245.3 (1998): 351-361.
  31. ^ a b IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 4–5
  32. ^ Randall DA, Pollinger JP, Wayne RK, Tallents LA, Johnson PJ, Macdonald DW. Inbreeding is reduced by female-biased dispersal and mating behavior in Ethiopian wolves. Behavioral Ecology. 2007;18(3):579-89. doi:10.1093/beheco/arm010
  33. ^ IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 3–4
  34. ^ Powell-Cotton 1902, p. 207
  35. ^ Dartmouth College."Wolves are better hunters when monkeys are around: An unexpected co-existence in the Ethiopian highlands." ScienceDaily., 22 June 2015. <www.sciencedaily.com/releases/2015/06/150622085224.htm>.
  36. ^ V. V. Venkataraman, J. T. Kerby, N. Nguyen, Z. T. Ashenafi e P. J. Fashing, Solitary Ethiopian wolves increase predation success on rodents when among grazing gelada monkey herds, in Journal of Mammalogy, vol. 96, nº 1, 27 marzo 2015, pp. 129–137, DOI:10.1093/jmammal/gyu013.
  37. ^ a b IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 19–20

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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