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Canis simensis

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Lupo Etiope
Canis simensis.jpg
Canis simensis citernii nell'altopiano di Sanetti
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Genere Canis
Specie C. simensis
Nomenclatura binomiale
Canis simensis
Rüppell, 1840
Areale

Canis simensis subspecies range.png

Il lupo etiope (Canis simensis), detto anche caberù[2], è un canide indigeno dell'acrocoro etiopico. È simile al coyote in forma e grandezza, ma ne viene distinto dal suo cranio lungo e snello, e il suo manto rosso e bianco.[3] Al contrario della maggior parte dei canidi, che sono creature generaliste, il lupo etiope è un cacciatore altamente specializzato di roditori afroalpini con bisogni ambientali molto ristretti.[4] È fra i canidi più rari, e si tratta del carnivoro africano più a rischio d'estinzione.[5]

L'areale attuale della specie è limitato a sette zone montagnose ad altitudini di 3,000-4,500 metri, con una popolazione d'incirca 360-440 esemplari nel 2011, metà di essi nelle montagne di Bale.[1]

È classificato come una specie a rischio dall'IUCN, dato la sua bassa popolazione e il suo areale frammentato. Le minacce principali alla specie includono il degradamento ambientale dovuto al sovrapascolamento e le malattie contratte dai cani randagi. La sua conservazione è guidata dall'Ethiopian Wolf Conservation Programme dell'Università di Oxford, che tenta di proteggere l'animale attraverso la vaccinazione e campagne comunitarie.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il resoconto scritto più antico sulla specie viene dalla Collectanea rerum memorabilium di Gaio Giulio Solino, risalente al terzo secolo avanti Cristo,[5][6] sebbene certi naturalisti hanno invece proposto che le descrizioni sono riferimenti al licaone.[7]

Rappresentazione artistica di Rüppell (1835).
(LA)

« Lupos Ethiopia mittit, cervice iubatos et tanto varios ut nullum eis colorem dicunt abesse. Ethiopicis lupis proprium est, quod in saliendo ita nisus habent alitis, ut non magis proficient cursu quam meatu. Homines tamen numquam impetunt. Bruma comati sunt, aestate nudi. Ethiopes eos vocant theas. »

(IT)

« Si dice che l'Etiopia produce lupi con le criniere così variopinte che non ne manca neanche un colore. Una caratteristica dei lupi etiopi è che balzano così in alto che sembra che abbiano le ali, facendo più strada in tal modo che nel correre. Non attaccano gli uomini, però. Nell'inverno, crescono un folto mantello, nell'estate sono nudi. Gli etiopi li chiamano theas. »

(Gaio Giulio Solino)
Esemplare montato (1902), uno dei primi esemplari dopo il 1835 a raggiungere l'Europa.

La specie fu descritta scientificamente per la prima volta nel 1835 da Eduard Rüppell,[8] che fornì un teschio per il British Museum.[9][10] Gli scrittori europei viaggiando nell'Abissinia constatavano che gli indigeni non portavano mai la pelliccia dell'animale, siccome credevano che sarebbero morti se i peli facessero contatto con le ferite aperte,[11] mentre Charles Darwin ipotizzò che fosse l'antenato dei levrieri[12] (ipotesi poi scoperta d'essere erronea con l'avvento della biologia molecolare, che dimostrò che tutti i cani discendono dal lupo grigio).[13] Non ci furono ulteriori studi o scritture sulla specie fino ai primi anni 1900, quando un numero di pellicce furono trasportati all'Inghilterra dal Maggiore Percy Horace Gordon Powell-Cotton durante i suoi viaggi in Abissinia.[9][10]

Fu riconosciuto come una specie in via d'estinzione nel 1938, e fu data protezione legale nel 1974. I primi studi dettagliati sull'animale ebbero luogo negli anni ottanta, con l'avvento del Bale Mountains Research Project statunitense. La popolazione di lupi etiopi nel Parco nazionale delle montagne di Bale fu minacciata dal tumulto della guerra civile etiope, ma fu negli anni novanta che la situazione precaria della specie fu rivelata con una serie di uccisioni da parte dei bracconieri e un'epidemia di rabbia che devastò la maggior parte dei branchi nella valle del Web e l'altopiano di Sanetti. In risposta, la IUCN reclassificò la specie da specie a rischio a specie in pericolo critico nel 1994. La IUCN/SSC Canid Specialist Group progettarono una strategia a tre fronti di educazione publica, il monitoraggio dei branchi, e il controllo della rabbia nei cani randagi. Un anno dopo, l'Università di Oxford cominciò il Ethiopian Wolf Conservation Programme nelle montagne di Bale.[5]

Un ulteriore popolazione di lupi etiopi fu scoperto negli altopiani etiopi centrali. Altrove, dati sui lupi etiopi erano scarsi; sebbene la specie fu prima descritta nel 1835 come un abitante dei monti Semièn, la mancanza d'informazioni in quelle zone indicarono che era probabile che il lupo etiope fosse in uno stato di declino, e i resoconti risalenti all'acrococro di Gojjam erano troppo antiquati. I lupi furono avvistati nei monti d'Arsi e di Bale fino ai primi anni 1900 e i tardi anni cinquanta rispettivamente. Lo stato del lupo etiope fu rivalutato nei tardi anni novanta, e fu scoperto che ci furono delle estinzioni locali nei monti Choke, Gojjam, e in ogni regione afroalpina settentrionale con agricoltura ben sviluppata. La rivelazione mise in cerchio l'importanza della popolazione nelle montagne di Bale per la sopravvivenza della specie e il bisogno di proteggere i lupi etiopi rimasti altrove. Un decenno dopo l'epidemia di rabbia, le popolazioni in Bale si recuperarono ai livelli prima dell'arrivo della malatia, così incitando la IUCN a riclassificarlo come specie a rischio nel 2004, sebbene rimane tuttora una specie rara.[5]

Tassonomia ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Teschio. Malgrado la sua parentela con il lupo grigio, l'evoluzione convergente ha prodotto un cranio simile in forma a quello degli sciacalli africani e il crisocione.[14]

Sebbene i resti fossili di canidi lupini esistono nell'Eurasia del Pleistocene superiore, non sono stati segnalati i resti di lupo etiope. Nel 1994, un'analisi del DNA mitocondriale indicò che il lupo etiope fosse più imparentato con il lupo grigio e il coyote che agli altri canidi africani. Fu proposto che il lupo etiope potrebbe darsi d'una reliquia evolutiva d'una stirpe di lupi che invase il nordafrica dall'Eurasia.[15] Gli antenati del lupo etiope si svilupparono in predatori specializzati di roditori, dato la loro abbondanza negli ambienti afroalpini. Questo adattamento è riflettuto nella morfologia del cranio, che è allungato con denti ampiamente spaziati. Fu durante questo periodo che la specie attenne la sua massima abbondanza, con un areale abbastanza connesso. Ciò cambiò circa 15,000 anni fa con l'arrivo dell'attuale periodo interglaciale che causò la frammentazione dell'areale della specie, isolando le popolazioni.[4]

John Edward Gray e Glover Morrill Allen originalmente classificarono il lupo etiope come un genere a parte da Canis, Simenia,[16] mentre Oscar Neumann lo considerava "solo una volpe esagerata".[17] Juliet Clutton-Brock lo remise nel genere Canis dopo aver notato similarità nel cranio della specie con quello dello sciacallo striato.[18]

Nel 2015, uno studio delle sequenze genomiche mitocondriali e nucleari dei canidi Africani ed Eurasiatici svelò che il lupo etiope si diversificò dalla stirpe del lupo grigio/coyote prima dello sciacallo dorato (i cui antenati apparvero 1.9 milioni di anni fa).[19] Ulteriori studi sulle sequenze RAD (Restriction site associated DNA markers) indicarono che la specie si è incrociata in occasione con il lupo africano.[20]

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Cane Yakutian laika.jpg


 

Lupo grigio Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate I).jpg



 

Coyote Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate IX).jpg



 

Lupo africano Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XI).jpg



 

Sciacallo dorato Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate X).jpg



 

Lupo etiope Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate VI).jpg



 

Cuon Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XLI).jpg



 

Licaone Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XLIV).jpg



 
 
 

Sciacallo striato Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XIII).jpg


 

Sciacallo dalla gualdrappa Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XII).jpg






Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Sin dal 2005,[21] la MSW3[22] riconosce due sottospecie.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dipinto di by Louis Agassiz Fuertes (1926).

Il lupo etiope è simile in grandezza e aspetto al coyote del nordamerica, essendo più grande degli sciacalli africani e avendo arti più lunghi. Il suo cranio è relativamente piatto, con una regione facciale componendo 58% della lunghezza del teschio. Le orecchie sono larghe e appuntite, e i denti, soprattutto i premolari, sono ampiamente spaziati. I denti canini misurano 14-22 mm di lunghezza, mentre i carnassiali sono relativamente ridotti. Tipico del genere Canis, i maschi sono più grandi delle femmine, all'incirca di 20%. Gli adulti misurano 84-101 cm di lunghezza corporea, e sono alti 53-62 cm d'altezza. I maschi adulti pesano 14.2-19.3 chili, mentre le femmine pesano 11.2-14.5 chili.[3]

Il lupo etiope ha peli di guardia corti e una borra folta, che gli offre protezione contro le temperature basse quanto −15 °C. Il manto è predominantemente di color ocra e rosso rugine, con una folta borra bianca o di color zenzero. Il pelo della gola, il torace e l'addome è bianco, con una striscia bianca lungo i fianchi del collo. La coda è biancha nel lato inferiore, con una punta nera. Al contrario degli altri canidi, la ghiandola sopracaudale non dimostra un segno scuro. La muta accade durante la stagione pluviale (agosto-ottobre). Non ci sono variazioni stagionali nel colore della pelliccia, sebbene il contrasto tra le parti rosse e bianche del corpo diventa più evidente con l'età. Le femmine tendono essere più chiare dei maschi. Durante la stagione d'accoppiamento, la pelliccia della femmina diventa più giallastra e lanosa, e la coda diventa marroncino, perdendo molti dei suoi peli.[3]

Gli incroci fra i lupi etiopi e i cani randagi tendono essere più robusti dei lupi puri, e hanno musi più corti e pellicce più variegate.[23]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Comportamenti sociali e territoriali[modifica | modifica wikitesto]

Il lupo etiope è un animale sociale che vive in gruppi familiari contenenti fino a 20 individui superiori all'anno di età, sebbene sono più comuni branchi di sei lupi. I branchi sono formati da maschi itineranti e una manciata di femmine che, con l'eccezione della femmina dominante, sono riproduttivamente soppresse. Ogni branco ha una gerarchia ben definita. Quando una femmina dominante muore, può essere rimpiazzata da una figlia, ma ciò aumenta il rischio dell'inincrocio. Tale rischio viene a volte evitato dalla paternità molteplice e gli accoppiamenti al di fuori del branco. La dispersione di lupi dal loro branco viene ristretto dalla scarsità di territori non occupati.[24]

I branchi occupano territori comunali con areali di sei chilometri quadrati. Nelle zone dove scarseggia il cibo, i lupi etiopi vivono in coppia, a volte accompagnati dai cuccioli, e difendono territori più grandi con areali di 13.4 chilometri quadrati. Nell'assenza di malattie, i territori sono generalmente statici, sebbene i branchi possono espandersi se data l'opportunità, come nel caso in cui scompaia un altro branco. La grandezza d'ogni territorio è correlato con l'abbondanza di roditori, il numero di lupi nel branco, e la sopravvivenza dei cuccioli. I lupi etiopi riposano insieme all'aperto di notte, congregano all'alba e al pomeriggio per salutarsi e andare in pattuglia. Si rifugiano dalla pioggia sotto le rocce sporgenti e dietro i massi. La specie non dorme mai nelle tane, usandole solo per allattare i cuccioli. Quando sono in pattuglia, marcano spesso i confini territoriali,[25] e interagiscono aggressivamente con gli altri branchi. Tali scontri solitamente si concludono con la ritirata del branco più piccolo.[24]

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

L'accoppiamento ha luogo tra l'agosto e il novembre. Il corteggiamento consiste che il maschio dominante insegua la femmina, che accetta solo l'approccio suo o maschi d'altri branchi. La gravidanza dura 60-62 giorni, e i cuccioli nascono nell'ottobre-novembre.[26] I cuccioli nascono ciechi e sdentati, la loro pelliccia è grigia antracite, con una macchia marrone sul torace e una sull'addome. Le cucciolate consistono da due a sei cuccioli, che emergono dalla tana dopo tre settimane, quando il manto scuro viene gradualmente rimpiazzato dalla pelliccia adulta. All'età di cinque settimane, i cuccioli si cibano d'una combinazione di latte e cibo solido, concludendo lo svezzamento all'età di dieci settimane, estendendosi a volte a sei mesi.[3] Ogni membro del branco contribuisce alla protezione e al nutrimento dei cuccioli, con le femmine subordinate che ogni tanto rimpiazzano le madri per allattarli. La maturità sessuale avviene all'età di due anni.[26]

La maggior parte delle femmine lasciano il branco dopo due anni per integrarsi in altri gruppi. Le coppie dominanti sono normalmente non imparentate, cosicché la dispersione delle femmine sia un adattamento contro l'inincrocio.[27]

Caccia[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario della maggior parte dei carnivori sociali, il lupo etiope è un cacciatore solitario di prede piccole. Agisce soprattutto di giorno, quando i roditori sono più attivi, sebbene la specie è stata osservata a cacciare in branco per abbattere i giovani nyala di montagna[28] Il Maggiore Percy-Cotton descrisse il loro metodo di cacciare nei seguenti termini:[29]

(EN)

« ... they are most amusing to watch, when hunting. The rats, which are brown, with short tails, live in big colonies and dart from burrow to burrow, while the cuberow stands motionless till one of them shows, when he makes a pounce for it. If he is unsuccessful, he seems to lose his temper, and starts digging violently; but this is only lost labour, as the ground is honeycombed with holes, and every rat is yards away before he has thrown up a pawful. »

(IT)

« Sono molto divertenti d'osservare mentre cacciano. I ratti, che sono bruni con code corte, vivono in grandi colonie, e corrono d'una tana all'altra, mentre il caberù sta immobile, finche un si presenta e gli balza sopra. Se non ha successo, sembra perdere la testa, e comincia a scavare freneticamente. È tempo sprecato, siccome il terreno è un alveare di tunnel, e ogni ratto si è già allontanato prima che esso [il caberù] ha scavato una manciata. »

(Powell-Cotton)

Questa tecnica viene adoperata soprattutto nella caccia del topo talpa gigante, con il livello di sforzo nello scovarli variando da grattando dolcemente il terreno fino a distruggere intere tane, lasciando indietro cumuli di terra alti un metro. I lupi nelle montagne di Bale sono stati osservati a cacciare nel mezzo delle mandrie di bovini, una tattica che certi studiosi ritengono aiutino i lupi a nascondere la loro presenza usando le vacche come distrazione.[3] Sono stati anche osservati ad associarsi con branchi di gelada.[30] I lupi cacciano i roditori presso questi primati, malgrado il fatto che potrebbero facilmente prendere un cucciolo. È probabile che le attività delle scimmie spaventino i roditori all'aperto, permettendo ai lupi di prenderli.[31]

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

Lupo etiope nei Monti Semien.

Il lupo etiope è ristretto a zone isolate di praterie e lande afroalpine ricche di roditori. Il suo habitat ideale si estende a 3,200-4,500 metri sopra la linea degli alberi, con certi lupi nelle montagne di Bale abitando praterie montane a 3,000 metri. Sebbene degli esemplari furono rinvenuti in Gojjam e il Shoa nordoccidentale ad altezze di 2,500 metri nei primi anni 1900, non sono stati avvistati lupi al di sotto dei 3,000 metri. Attualmente, l'agricoltura di sussistenza, che si estende a 3,700 metri, ha costretto la specie ad occupare solo gli apici più elevati.[32]

Topo talpa gigante (Tachyoryctes macrocephalus), preda principale del lupo etiope.

L'animale sfrutta tutti gli habitat afroalpini, ma ha una preferenza per luoghi aperti contenenti praterie di erbe corte abitate dai roditori, che sono più comuni lungo le zone piatte o spioventi con poco drenaggio e suoli profondi. Nelle montagne di Bale, il suo habitat principale consiste in prati di erbe Alchemilla con poca copertura vegetale. Altri ambienti preferiti includono i prati di tussock, zone d'arbusto d'elevata altitudine ricche di Helichrysum, e praterie di erbe corte con terreni poco profondi. Nel suo areale settentrionale, l'habitat del lupo etiope è composto di matrici di tussock Festuca, cespugli Euryops, e le lobelie giganti. Sebbene siano di minima importanza, le brughiere di Ericacee nel Simièn possono fornire rifugi per i lupi presenti in zone disturbate dagli umani.[32]

Dieta[modifica | modifica wikitesto]

Nei monti di Bale, la preda principale del lupo etiope è il topo talpa gigante, sebbene è stato anche osservato nutrendosi di ratti dei prati di Blick, i topi dal pelo a spazzola, e le lepri etiopi. Altre prede secondarie includono i ratti del Vlei, i topi dal pelo a spazzola gialli, ed occasionalmente le oche e le loro uova. È stato osservato almeno due volte a cacciare gli iraci e i vitelli di nyala di montagna. Nelle regioni dove il topo talpa gigante è assente, viene cacciato il più piccolo topo talpa dell'Africa orientale. Nei monti del Simièn, il lupo Etiope si ciba di ratti delle praterie abissine. Sono rinvenuti ogni tanto le foglie non digerite dei carici. È possibile che vengono ingerite per controllare i parassiti o come fibra alimentare. Il lupo etiope ogni tanto si ciba delle carogne, ma viene solitamente cacciato via dai cani randagi e i lupi dorati. Non è tipicamente minaccioso verso il bestiame, e i pastori spesso lasciano i loro greggi a pascolare nei territori dei lupi.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Canis simensis, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2016.3, IUCN, 2016.
  2. ^ Caberù, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  3. ^ a b c d e f g C. Sillero-Zubiri e D. Gottelli, Canis simensis (PDF), in Mammalian Species, vol. 385, 1994, pp. 1–6.
  4. ^ a b D Gottelli, J Marino, C Sillero-Zubiri e S Funk, The effect of the last glacial age on speciation and population genetic structure of the endangered Ethiopian wolf (Canis simensis) (PDF), in Molecular Ecology, vol. 13, nº 8, 2004, pp. 2275–2286, DOI:10.1111/j.1365-294x.2004.02226.x, PMID 15245401.
  5. ^ a b c d IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 7–8
  6. ^ The Aberdeen Bestiary, University of Aberdeen, 1995. URL consultato il 5 dicembre 2012.
  7. ^ Smith, C. H. (1839), Dogs, W.H. Lizars, Edinburgh, p. 261
  8. ^ Rüppell 1835, p. 39
  9. ^ a b Lydekker 1908, p. 462
  10. ^ a b Powell-Cotton 1902, pp. 206–207
  11. ^ Parkyns, Mansfield (1853). Life in Abyssinia: Being Notes Collected During Three Years' Residence and Travels in that Country. Vol. II. John Murray. pp. 12-13.
  12. ^ Darwin, Charles (1868). The Variation of Animals and Plants Under Domestication. Vol. I. Orange Judd. p. 48.
  13. ^ B. M. Vonholdt, J. P. Pollinger, K. E. Lohmueller, E. Han, H. G. Parker, P. Quignon, J. D. Degenhardt, A. R. Boyko, D. A. Earl, A. Auton, A. Reynolds, K. Bryc, A. Brisbin, J. C. Knowles, D. S. Mosher, T. C. Spady, A. Elkahloun, E. Geffen, M. Pilot, W. Jedrzejewski, C. Greco, E. Randi, D. Bannasch, A. Wilton, J. Shearman, M. Musiani, M. Cargill, P. G. Jones, Z. Qian e W. Huang, Genome-wide SNP and haplotype analyses reveal a rich history underlying dog domestication, in Nature, vol. 464, nº 7290, 2010, pp. 898–902, DOI:10.1038/nature08837, PMC 3494089, PMID 20237475.
  14. ^ Dalton, R. 2001. The skull morphology of the Ethiopian wolf (Canis simensis). B.Sc.thesis. University of Edinburgh, Edinburgh, UK.
  15. ^ D. Gottelli, C. Sillero-Zubiri, G. D. Applebaum, M. S. Roy, D. J. Girman, J. Garcia-Moreno, E. A. Ostrander e R. K. Wayne, Molecular genetics of the most endangered canid: The Ethiopian wolf Canis simensis, in Molecular Ecology, vol. 3, nº 4, 1994, pp. 301, DOI:10.1111/j.1365-294X.1994.tb00070.x, PMID 7921357.
  16. ^ IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 2–3
  17. ^ Powell-Cotton 1902, p. 459
  18. ^ J. Clutton-Brock, G.G. Corbet e M. Hills, A review of the family Canidae, with a classification by numerical methods, in Bull. Brit. Mus. Nat. Hist., vol. 29, 1976, pp. 119–199.
  19. ^ Klaus-Peter Koepfli, John Pollinger, Raquel Godinho, Jacqueline Robinson, Amanda Lea, Sarah Hendricks, Rena M. Schweizer, Olaf Thalmann, Pedro Silva, Zhenxin Fan, Andrey A. Yurchenko, Pavel Dobrynin, Alexey Makunin, James A. Cahill, Beth Shapiro, Francisco Álvares, José C. Brito, Eli Geffen, Jennifer A. Leonard, Kristofer M. Helgen, Warren E. Johnson, Stephen J. o'Brien, Blaire Van Valkenburgh e Robert K. Wayne, Genome-wide Evidence Reveals that African and Eurasian Golden Jackals Are Distinct Species, in Current Biology, vol. 25, nº 16, 2015, pp. 2158–65, DOI:10.1016/j.cub.2015.06.060, PMID 26234211.
  20. ^ Bahlk, S. H. (2015). Can hybridization be detected between African wolf and sympatric canids? . Master of Science Thesis. Center for Ecological and Evolutionary Synthesis Department of Bioscience Faculty of Mathematics and Natural Science, University of Oslo, Norway
  21. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Canis simensis, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  22. ^ Mammal Species of the World, fonte principale degli zoologi per la nomenclatura delle sottospecie.
  23. ^ IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, p. 32
  24. ^ a b IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, p. 4
  25. ^ Sillero‐Zubiri, Claudio, and David W. Macdonald. "Scent‐marking and territorial behaviour of Ethiopian wolves Canis simensis." Journal of Zoology 245.3 (1998): 351-361.
  26. ^ a b IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 4–5
  27. ^ Randall DA, Pollinger JP, Wayne RK, Tallents LA, Johnson PJ, Macdonald DW. Inbreeding is reduced by female-biased dispersal and mating behavior in Ethiopian wolves. Behavioral Ecology. 2007;18(3):579-89. doi:10.1093/beheco/arm010
  28. ^ IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 3–4
  29. ^ Powell-Cotton 1902, p. 207
  30. ^ Dartmouth College."Wolves are better hunters when monkeys are around: An unexpected co-existence in the Ethiopian highlands." ScienceDaily., 22 June 2015. <www.sciencedaily.com/releases/2015/06/150622085224.htm>.
  31. ^ V. V. Venkataraman, J. T. Kerby, N. Nguyen, Z. T. Ashenafi e P. J. Fashing, Solitary Ethiopian wolves increase predation success on rodents when among grazing gelada monkey herds, in Journal of Mammalogy, vol. 96, nº 1, 27 marzo 2015, pp. 129–137, DOI:10.1093/jmammal/gyu013.
  32. ^ a b IUCN/SSC Canid Specialist Group 2011, pp. 19–20

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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