Canis lupaster

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Lupo africano
Golden wolf small.jpg
Un lupo del Serengeti (C. l. bea),
Cratere di Ngorongoro, Tanzania
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Sottofamiglia Caninae
Sottotribù Canina
Genere Canis
Specie C. lupaster
Nomenclatura binomiale
Canis lupaster
(Hemprich ed Ehrenberg, 1832)
Sinonimi

Canis anthus (Cuvier, 1820)

Areale

Canis lupaster range.png

Il lupo africano (Canis lupaster, Hemprich ed Ehrenberg , 1832), detto anche sciacallo lupastro,[2][3] o sciacallo grigio[2] è un canide lupino indigeno del Nordafrica e il Corno d'Africa. La specie è comune nell'Africa settentrionale, occidentale e orientale, dal Senegal all'Egitto in un areale che include il Marocco, l'Algeria e la Libia nel nord e Nigeria, Ciad e Tanzania nel sud.[1] È un canide adattato ai climi desertici, ed è diffuso nelle pianure e le steppe, persino quelle in cui scarseggia l'acqua.[4] Sulle montagne Atlante la specie è stata segnalata fino a 1.800 m d'altezza.[5] È principalmente un predatore di invertebrati e mammiferi di taglia piccola, benché a volte si nutra anche di prede più grosse. Altre fonti di nutrimento includono le carogne, la spazzatura umana, e la frutta. Il lupo africano è un animale monogamo e legato al territorio, la cui struttura sociale comprende anche i cuccioli d'un anno d'età che restano con i genitori per assisterli nell'allevamento delle nuove cucciolate.[4] È generalmente comune, sebbene ci sia un declino al di fuori delle zone protette, dove viene perseguitato, con estinzioni locali in aree dove viene praticato l'avvelenamento illegale.[6]

Fu precedentemente classificato come una variante africana dello sciacallo dorato eurasiatico, con almeno una sottospecie (C. l. lupaster) classificata come un lupo grigio. Nel 2015, una serie di analisi sul genoma mitocondriale e nucleare dimostrarono che in realtà era una specie a parte, più imparentata con il lupo grigio e il coyote che non con lo sciacallo dorato.[7][8] Rimane pur sempre però abbastanza imparentato con quest'ultimo da poter produrre cucciolate meticce, come dimostrato dai test genetici sugli sciacalli in Israele[7] e un esperimento d'incrociamento fatto nel diciannovesimo secolo.[9] Il sequenziamento dell'intero genoma nel 2018 dimostrò che la specie ebbe origine come un ibrido tra il lupo grigio e il caberù.[10]

Il lupo africano gioca un ruolo importante in alcune culture africane; nel folclore egiziano e marocchino, viene visto come un animale inaffidabile, ma utile per motivi medicinali e ritualistici,[11][12][13] mentre è stimato nella religione dei Sérèr, che lo considerano la prima creature creata dal dio Roog.[14][15]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Vari fenotipi di C. lupaster, variando da forme gracili simili agli sciacalli a forme robuste simili ai lupi.

Il lupo africano è un piccolo canide, con entrambi i sessi pesanti 7-15 chili e misuranti 40 cm in altezza. Ha il muso e le orecchie relativamente lunghi, mentre la coda è proporzionalmente corta, misurando solo 20 cm. Il colore della pelliccia varia individualmente, stagionalmente e geograficamente, ma il colore tipico è giallastro e grigio argentato con sfumature rossicce sugli arti e schizzi di nero sulla coda e le spalle. La gola, l'addome, e parti della faccia sono normalmente bianchi, e gli occhi sono di colore ambra. Le femmine sono fornite di quattro o otto mammelle.[4] Benché superficialmente simile allo sciacallo dorato (soprattutto nell'Africa orientale), il cranio del lupo africano ha una fronte più elevata, e le orecchie e il muso sono più lunghi e appuntiti.[16]

Storia tassonomica[modifica | modifica wikitesto]

Prime descrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Cranio di lupo africano (sinistra) e di sciacallo dorato (destra). Si nota la fronte più elevata[16] e il muso più lungo del primo.[7]

Aristotele scrisse di lupi in Egitto, scrivendo che erano più piccoli dei lupi in Grecia. Georg Ebers scrisse su come il lupo fosse tra gli animali sacri dell'Egitto, descrivendolo come una forma meno imponente di quella europea, e notando come il nome della città di Licopoli, dedicata al dio Anubis, significasse "città del lupo".[17][18]

Il lupo africano fu prima riconosciuto come una specie separata dallo sciacallo dorato da Frédéric Cuvier nel 1820. Lo descrisse come un animale più elegante dell'ultimo, con una voce più melodica e un odore meno forte. Il nome binomiale che scelse per la specie derivava dalla famiglia arcada Anthus descritta da Plinio il Vecchio nella sua opera Naturalis historia, i cui membri erano descritti come licantropi.[19] Un tentativo fu fatto nel 1821 per incrociare le due specie, risultando nella nascita di cinque cuccioli, di cui tre perirono prima dello svezzamento. Si notò che i due superstiti avevano temperamenti totalmente diversi, e non giocarono mai insieme; uno ereditò la timidità dello sciacallo, mentre l'altro fu affettuoso con i suoi padroni umani.[9] Il biologo inglese George Jackson Mivart mise in enfasi le differenze tra il lupo africano e lo sciacallo dorato nelle sue scritture:

Illustrazione di incroci tra sciacallo dorato e lupo africano (1821).
(EN)

«... it is a nice question whether the Common Jackal of North Africa should or should not be regarded as of the same species [as the golden jackal]... Certainly the differences of coloration which exist between these forms is not nearly so great as those which are to be found to occur between the different local varieties of C. lupus. We are nevertheless inclined... to keep the North-African and Indian Jackals distinct... The reasons why we prefer to keep them provisionally distinct is that though the difference between the two forms (African and Indian) is slight as regards coloration, yet it appears to be a very constant one... The ears also are relatively shorter than in the North-African form. But there is another character to which we attach greater weight. However much the different races of Wolves differ in size, we have not succeeded in finding any constant distinctive characters in the form of the skull or the proportions of the lobes of any of the teeth. So far as we have been able to observe, such differences do exist between the Indian and North-African Jackals.»

(IT)

«... è una bella domanda se lo sciacallo comune di Nordafrica dovrebbe essere considerato della stessa specie [dello sciacallo dorato eurasiatico] o no... Certamente, le differenze in colore che esistono tra queste forme non sono per niente notevoli come nel caso delle varie forme locali di C. lupus. Malgrado ciò, siamo disposti... a tenere distinti gli sciacalli dell'India e del Nordafrica... La ragione per tenerle provvisoriamente distinte è che benché la differenza tra di loro è minima sul fronte del colore, sembra che [le ulteriori differenze] siano molto consistenti... Le orecchie [della forma indiana] sono... relativamente più corte di quelle nella forma Nordafricana. Ma c'è un ulteriore differenza che consideriamo più importante. Benché le varie razze di [lupo grigio] variano molto di grandezza, non siamo riusciti a trovare caratteri distinti nella forma del cranio o nei lobi dei denti. Per quanto lo possiamo accertare, tali differenze esistono tra gli sciacalli Indiani e Nordafricani.»

(Mivart (1890)[20])
Illustrazione comparativa di C. aureus (in alto) e C. lupaster (sotto).

I canidi presenti soprattutto in Egitto erano notati di essere molto simili ai lupi grigi, fino al punto che Hemprich e Ehrenberg gli diedero il nome binomiale Canis lupaster nel 1832. Similmente, Thomas Henry Huxley, dopo aver notato le somiglianze tra i crani di lupaster e i lupi grigi d'India, classificò l'animale come una sottospecie di lupo grigio. Nel 1926 però, Ernst Schwarz lo sinonimizzò con lo sciacallo dorato. Questa classifica non fu discusso fino al 1981, quando Walter Ferguson dell'università di Tel Aviv sostenne che lupaster fosse una sottospecie di lupo grigio in base di misure craniche, dichiarando che la classificazione dell'animale come una variante di sciacallo fosse basato solo sulle sue dimensioni piccole, e che la sinonimizzazione precedeva la scoperta del lupo grigio arabo, che è una sottospecie legittima di lupo grigio di dimensioni ridotte.[18]

Scoperte nel ventunesimo secolo[modifica | modifica wikitesto]

Ulteriori dubbi sull'ipotesi della specie come variante di sciacallo dorato vennero nel dicembre del 2002, quando un canide con una fisionomia simile a quella del lupo grigio fu avvistato nel deserto dei Dancali in Eritrea. A causa del suo clima inospitale e del fatto che fu un campo di battaglia durante la guerra di indipendenza eritrea e la guerra Etiopia-Eritrea, la zona fu poco esplorata. Malgrado ciò, le popolazioni afar conoscevano l'animale, nominandolo wucharia (lupo).[21]

I tratti lupini dell'animale furono confermati nel 2011, quando varie popolazioni di "sciacallo dorato" in Egitto e nel Corno d'Africa classificate come Canis aureus lupaster furono trovati d'avere DNA mitocondriale più vicino a quello del lupo grigio che allo sciacallo dorato.[17] Tracce di questo DNA furono rinvenute in canidi abitanti d'una zona lunga 6.000 km che ricopriva Algeria, Mali e Senegal. In più, gli esemplari africani dimostravano una diversità di nucleotidi e aplotipi superiori a quelli dei lupi grigi dell'India e dell'Himalaya, così dimostrando che avessero una popolazione ancestrale più vasta, e che fossero forniti d'una popolazione di 80.000 femmine. Entrambi questi studi proposero il rinominamento di Canis aureus lupaster come sottospecie di lupo grigio.[22]

Nel 2015, uno studio più approfondito dei genomi mitocondriali e nucleari di un campione più grande di canidi lupini africani provenienti dall'Africa settentrionale, orientale e occidentale dimostrò che fossero tutti distinti dallo sciacallo dorato, con una divergenza genetica di circa 6.7%,[7] che è superiore a quella tra i lupi grigi e i coyote (4%) e tra i lupi grigi e i cani domestici (0.2%).[23] Inoltre, fu scoperto che questi canidi africani (rinominati Canis anthus) erano più imparentati con i lupi grigi e i coyote che agli sciacalli dorati, e che C. a. lupaster rappresenta semplicemente un fenotipo distinto del lupo africano invece di essere un lupo grigio. L'albero filogenetico sotto si basa sulle seguenze nucleari:[7]

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Cane Yakutian laika.jpg


 

Lupo grigio Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate I).jpg



 

Coyote Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate IX).jpg



 

Lupo africano[7] Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XI).jpg



 

Sciacallo dorato[7] Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate X).jpg



 

Caberù Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate VI).jpg



 

Cuon Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XLI).jpg



 

Licaone Atlas zu der Reise im nördlichen Afrika (Taf. 12) (white background).jpg



 
 
 

Sciacallo striato Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XIII).jpg


 

Sciacallo dalla gualdrappa Dogs, jackals, wolves, and foxes (Plate XII).jpg





Fu calcolato che la stirpe del lupo africano si divise dal clade dei lupi grigi e dei coyoti circa 1.0-1.7 milioni di anni fa durante il Pleistocene. A base di questo dato, la somiglianza con lo sciacallo dorato (soprattutto nell'Africa orientale) si tratta di evoluzione parallela. Considerando la sua posizione filogenetica e i reperti fossili, è probabile che il lupo africano deriva da antenati più grandi che divennero sempre più gracili dopo che entrarono nell'Africa, a causa della concorrenza interspecifica con i carnivori indigeni grossi già stabiliti. Tracce di DNA del lupo africano furono rinvenute negli sciacalli dorati in Israele, connesso geograficamente con l'Egitto, così indicando la presenza d'una zona tra i due stati dove le due specie si incrociano.[7] I ritrovamenti dello studio furono confermate nello stesso anno da scienziati spagnoli, messicani e marocchini che analizzarono il DNA mitocondriale di lupi in Marocco e scoprirono che fossero distinti da entrambi gli sciacalli dorati e i lupi grigi, ma più imparentati con gli ultimi.[8]

Nel 2017, fu proposto che C. anthus fosse un nomen dubium, siccome la descrizione dell'olotipo da parte di Cuvier sembrava descrivere uno sciacallo striato piuttosto che un lupo africano, e non corrispondeva all'aspetto dell'esemplare descritto da Cuvier nei suoi scritti successivi. Questa ambiguità, insieme alla scomparsa dell'olotipo, condusse agli scienziati di dare priorità al nome binomiale C. lupaster di Hemprich e Ehrenberg, dato che l'esemplare tipo dispone d'una descrizione più dettagliata e coerente, ed è tuttora esaminabile al Museum für Naturkunde.[24]

Nel 2018, il sequenziamento dell'intero genoma dei canidi lupini rivelò che l'ultimo antenato comune di tutte le popolazioni di lupo africano fu un ibrido tra il lupo grigio e il caberù, con 72% del suo DNA risalente al primo e 28% all'ultimo. Attualmente, la popolazione orientale dimostra prove di maggior flusso genico con i caberù.[10]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado le scoperte del 2015, MSW3[25] classifica le sei sottospecie di lupo africano ancora come membri di Canis aureus.

Benché ci furono vari tentativi nel passato di sinonimizzare molte delle proposte sottospecie, la posizione tassonomica dei lupi africani occidentali è troppo confusa per arrivare a una conclusione precisa, siccome i campioni di studio collezionati sono troppo scarsi. Prima del 1840, sei delle supposte dieci sottospecie occidentali furono nominate o classificate quasi esclusivamente a causa del colore del mantello.[26]

L'alta varietà fenotipica individuale, insieme alla scarsità di campioni e la mancanza di barriere impedendo il flusso genico, mettono in dubbio la validità della classificazione di alcune sottospecie occidentali.[26]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Comportamenti sociali e riproduttivi[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione sociale del lupo africano è notevole per la sua flessibilità, variando in accordanza con l'abbondanza di cibo. L'unità sociale base consiste d'una coppia accompagnata dai cuccioli più recenti, o cuccioli di cucciolate precedenti che rimangono ad assistere i genitori nell'allevare le nuove prole come "aiutanti".[29] I gruppi grandi sono rari, e si trovano soprattutto in regioni con spazzatura umana abondante. Le relazioni tra i membri d'ogni branco sono relativamente pacifiche in confronto di quelli tra gli sciacalli dalla gualdrappa; benché i comportamenti territoriali e sessuali dei cuccioli sono soppressi dai genitori, non sono attivamente cacciati via una volta cresciuti. Inoltre, i lupi africani si sdraiano insieme e si fanno il grooming molto più spesso che si osserva negli sciacalli della gualdrappa. Nel Serengheti, le coppie difendono territori permanenti con areali di 2–4 km², lasciando i loro territori solo per bere o se attratti d'una grande carcassa. La coppia pattuglia e marca il territorio insieme. Entrambi i partner e gli "aiutanti" reagiscono aggressivamente agli intrusi, benché la massima aggressione viene riservata per gli intrusi dello stesso sesso. Un membro di una coppia infatti non assisterà il suo partner nell'attaccare un intruso del sesso opposto.[4]

Posture di minaccia in C. l. lupaster (sinistra) e C. l. anthus (destra)

I rituali di corteggiamento del lupo africano sono notevolmente lunghi, e la coppia rimane quasi sempre insieme durante il periodo. Prima di accoppiarsi, la coppia pattuglia vigorosamente il territorio, e durante l'atto stesso, la coppia rimane attaccata per circa quattro minuti. Incirca la fine dell'estro, la coppia comincia a separarsi, con la femmina dimostrando comportamenti relativamente sottomissivi di fronte al maschio. Durante la gravidanza, il maschio rigurgita tutto il cibo che ottiene per la femmina. Nel Serengheti, i cuccioli nascono in dicembre-gennaio, mangiando cibo solido dopo un mese di vita. Lo svezzamento completo comincia all'età di due mesi, e finisce dopo quattro. A questo punto, i cuccioli sono già mezzi indipendenti, viaggiando fuori dalla tana a una distanza di 50 metri e persino dormendo all'aperto. Più crescono, più i giochi fra i cuccioli aumentano di aggressività, con una chiara concorrenza di rango che viene poi stabilita dopo sei mesi. La femmina nutre i cuccioli più spesso del maschio e gli aiutanti, ma la presenza degli ultimi permette alla coppia di andare a caccia senza lasciare indifesi i cuccioli.[4]

La vita del lupo africano si centra intorno una tana, che di solito si tratta d'una caverna scavata in precedenza d'un oritteropo o d'un facocero. La struttura interiore della tana non è ben studiata, ma si suppone che consiste d'una camera centrale con 2-3 vie d'uscita. La tana può trovarsi sia nelle zone secluse che vicino a quelle degli altri predatori.[26]

Comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

I lupi africani si fanno spesso il grooming, soprattutto durante il corteggiamento, quando una sessione può durare fino a mezz'ora. Durante le cerimonie di saluto, si osserva spesso la coppia sgranocchiarsi a vicenda il pelo della faccia e il collo. Durante gli scontri, il lupo africano colpisce l'avversario con le anche, e gli morde la spalla. Le posture del lupo africano sono tipiche della sua famiglia, ma è fornito della capacità di mostrare i denti come un cane, un tratto non presente negli sciacalli striati e della gualdrappa.[4]

Le vocalizzazioni del lupo africano sono simili a quelli del cane, con almeno sette suoni diversi rinvenuti.[30] Questi vocalizzi includono ululati, latrati, ringhi, guaiti e "risate".[4] Uno dei suoni più comunemente sentiti consiste d'un grido lungo e di tonalità alta, di cui ci sono tre varianti; un ululato lungo d'una sola tonalità, un guaito di tonalità variata, e una serie di ululati sacchati. Questi ululati sono usati sia per attrarre membri del gruppo che intimorire gli intrusi. Ululare in coro potrebbe essere usato per rinforzare i legami tra i familiari e per stabilire lo stato territoriale.[4]

Comportamenti di caccia[modifica | modifica wikitesto]

Un lupo del serengheti (C. l. bea) si aggira presso una mandria di gnu striati.

I lupi africani riescono raramente a catturare le lepri, a causa della velocità di queste ultime. Le gazelle madri (reagendo in gruppi di due o tre) sono molto abili nel difendere i loro cuccioli da lupi singoli. I lupi in coppia però hanno molte più chances di successo, e cercano metodicamente di individuare i cuccioli nascosti nella mandria, nell'erba alta, tra i cespugli e in altri probabili rifugi.[4]

Benché sia capace d'abbattere animali tre volte il suo peso, il lupo africano attacca mammiferi molto meno frequentemente dello sciacallo della gualdrappa.[4] Una volta catturata una preda grande, il lupo africano non tenta d'ucciderla, ma tende a sventrarla e mangiarne le viscere. Le prede piccole vengono solitamente uccise con scatti laterali della testa, mentre i serpenti sono consumati vivi dalla coda in su. Spesso il lupo africano si procaccia una quantità di cibo superiore ai suoi bisogni. In tal caso, seppellisce i resti per poi recuperarli 24 ore dopo.[26] Nel cacciare gli insetti, il lupo africano scava tra le feci degli erbivori per ricavarne scarabei. Durante i periodi di siccità, scava tra le feci per cercare le larve. Le cavallette e le termiti volanti sono altrettanto prede ambite e vengono catturate al volo, con dei balzi in aria. Il lupo africano è ferocemente intollerante nei confronti degli altri spazzini ed è stato osservato nell'atto di aggredire gli avvoltoi sulle carcasse.[4]

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il lupo africano vive in vari ambienti diversi; in Algeria, abita nelle zone mediterranee, le costiere e le colline (incluse le zone agricole, le fitte boscaglie, e i boschi di pino e quercia), mentre le popolazioni senegalesi si trovano nelle zone tropicali aride, incluse le savane del Sahel. I lupi in Mali sono stati documentati a vivere nei gruppi montuosi del Sahel.[22] In Egitto, il lupo africano abita nelle zone agricole, i deserti, zone rocciose e le falesie. Vive persino lungo le coste del Lago Nasser.[31] Nel 2012, i lupi africani furono fotograffati nella provincia di Azilal in Marocco a un'altezza di 1.800 metri.[5][32] Sembra adattarsi bene negli ambienti antropizzati con poche prede naturali, come nel caso del distretto di Woreda nell'Etiopia settentrionale.[33]

Dieta[modifica | modifica wikitesto]

Un lupo del Serengheti (C. l. bea) mangia un agama

Nell'Africa occidentale, il lupo africano si limita a consumare prede piccole, come lepri, ratti, marmotte, e trionomidi. Altre prede includono le lucertole, i serpenti, e uccelli terricoli come i francolini e gli otididi. Consuma anche un numero considerabile di insetti, inclusi gli scarabei e le loro larve, le termiti e le cavallette. Abbatte anche giovani gazzelle, cefalofini e facoceri.[26] Nell'Africa orientale, si nutre di invertebrati e di frutta, benché il 60% della sua dieta consista di roditori, lucertole, serpenti, uccelli, lepri e le gazzelle di Thomson.[29] Durante il periodo delle nascite degli gnu, i lupi si nutrono quasi esclusivamente delle loro placente.[30] Nel Serengheti e il cratere di Ngorongoro, le carogne costituiscono solo 20% della sua dieta.[4] In Senegal, dove vivono entrambi C. a. anthus e C. a. lupaster, sembra che ci sia una segregazione ecologica fra le due sottospecie; si ritiene che il primo si nutra principalmente di agnelli, mentre il secondo abbatte prede più grosse, come le pecore, le capre e i bovini.[22]

Nemici e concorrenti[modifica | modifica wikitesto]

Il lupo africano solitamente riesce a sfuggire alla concorrenza con lo sciacallo striato e dalla gualdrappa attraverso le sue scelte di habitat, preferendo le pianure invece delle boscaglie favorite dalle ultime due specie, e essendo più attivo di giorno.[34] Ciononostante, il lupo africano uccide i cuccioli di sciacalli dalla gualdrappa,[29] ma viene dominato dagli esemplari adulti in dispute per le carcasse.[30] Mangia talvolta accanto ai licaoni, reagendo aggressivamente se questi ultimi lo disturbano.[4]

Nel corno d'Africa, gli incontri con i caberù sono solitamente ostili; i caberù dominano i lupi africani se questi entrano i loro territori, e vice versa. Sebbene i lupi africani non sono in concorrenza diretta con i caberù, siccome sono meno dotati nella caccia ai roditori, è probabile che la persecuzione umana impedisce ai lupi di ottenere il numero necessario per sopraffare i caberù completamente.[35][36] C'è stato però almeno una segnalazione d'un branco di lupi africani adottando un esemplare di caberù.[37]

I lupi talvolta mangiano insieme alle iene macchiate, ma possono essere cacciati via se si avvicinano troppo. Le iene macchiate seguono i passi dei lupi durante il periodo delle nascite delle gazzelle, siccome i lupi sono più efficaci nel rintracciare gli agnelli. Le iene consumano i lupi solo raramente, apparentemente non gradendogli il gusto. Tutto sommato, le due specie s'ignorano se non ci sono in gioco il cibo o i cuccioli.[38] Se una iena si avvicina troppo alla tana, la coppia prenderà a turni mordendogli il sedere finché il nemico non si ritiri.[4]

Nelle culture umane[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione egizia rinvenuta da Ippolito Rosellini.

Numerose divinità dell'Antico Egitto furono modellate sul lupo africano, inclusi Anubi, Upuaut e Duamutef.[39] Secondo Diodoro Siculo, la città Egiziana di Licopoli fu nomminata in onore d'un branco di lupi che rispinse un'invasione etiope.[40] Il folklore arabo-egiziano mantiene che il lupo può fare svenire i polli semplicemente con la sua presenza, e associa varie forme di magia al suo corpo: si ritiene che tenere in casa una lingua di lupo causerà un litigio fra gli abitanti, mentre la sua carne è creduta d'essere un buon trattamento per l'epilepsia e la pazzia. Il suo cuore viene ritenuto d'offrire protezione contro gli attacchi da parte di belve selvatiche, mentre il suo occhio protegge dall'malocchio.[11]

Benché ritenuto impuro nelle leggi alimentari islamiche, il lupo svolge un ruolo importante nella medicina tradizionale marocchina.[12] Edvard Westermarck documentò numerosi rimedi derivati dal lupo, incluso l'utilizzo del suo grasso come lozione, e le sue viscere bruciate come incenso per incrementare la fertilità delle coppie sposate. La cistifellea del lupo aveva tanti usi, incluso come cura per l'impotenza sessuale o come talismano per le donne intente a divorziare i loro mariti. Westermarck notò però che il lupo fu associato anche a cose più nefaste: si diceva che un bambino che consumasse la carne di lupo prima d'arrivare alla puberta sarebbe sempre stato afflitto dalla sfortuna, e che gli scrittori e i santi evitano di mangiarlo anche nelle regioni dove tale pratica è socialmente accettabile, siccome un tale atto renderebbe inefficaci i loro talismani.[13]

Il lupo gioca un ruolo principale nel mito della creazione dei Sérèr, dove viene raffigurato come la prima creatura creata da Roog, il dio supremo.[14][15] In un certo senso, può essere visto come un angelo mandato dal cielo da Roog, o come un profeta in disgrazia per aver disobbedito alle leggi divine. Il lupo era il primo essere intelligente sulla terra, e si ritiene che rimarrà sulla terra dopo l'ascesa dell'umanità nei cieli. Secondo le tradizioni Sérèr, il lupo conosce in anticipo chi morirà, e che conosce la strada che farà una persona durante una marcia funebre. I movimenti del lupo sono sempre osservati, siccome è considerato un chiaroveggente d'origine trascendente, ma mantenendo legami con il divino. Malgrado si crede sia odiato dagli altri animali e che non sia più fornito della sua intelligenza originale, viene comunque rispettato per aver resistito alla volontà dell'essere supremo che lo tiene ancora in vita.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Hoffmann, M. & Atickem, A. 2019, Canis lupaster, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ a b Giuseppe Scortecci, Animali: Mammiferi, Volume 1 di Animali: come sono, dove vivono, come vivono, Labor, 1953, p. 738
  3. ^ CANE, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n (EN) Estes, Richard (1992). "The behavior guide to African mammals: including hoofed mammals, carnivores, primates". University of California Press. pp. 398–404. ISBN 0-520-08085-8.
  5. ^ a b (FR) Rachid Tarik, "Le loup apparaît dans la région d'Azilal" Archiviato il 1º dicembre 2015 in Archive.is., Le Matin (April 29, 2013)
  6. ^ L. Hunter, Field Guide to Carnivores of the World, 2nd edition, Bloomsbury Publishing, 2018, p. 106, ISBN 1472950801
  7. ^ a b c d e f g h (EN) K.-P. Koepfli, J. Pollinger, R. Godinho, J. Robinson, A. Lea, S. Hendricks, R. M. Schweizer, O. Thalmann, P. Silva, Z. Fan, A. A. Yurchenko, P. Dobrynin, A. Makunin, J. A. Cahill, B. Shapiro, F. Álvares, J. C. Brito, E. Geffen, J. A. Leonard, K. M. Helgen, W. E. Johnson, S. J. O’Brien, B. Van Valkenburgh e R. K. Wayne, Genome-wide Evidence Reveals that African and Eurasian Golden Jackals Are Distinct Species, in Current Biology, vol. 25, 17 agosto 2015, DOI:10.1016/j.cub.2015.06.060.
  8. ^ a b (ES) Urios, Vicente; Donat-Torres, Maria P.; Ramírez, Carlos; Monroy-Vilchis, Octavio; Hamid Rgribi-Idrissi (2015): El análisis del genoma mitocondrial del cánido estudiado en Marruecos manifiesta que no es ni lobo (Canis lupus) ni chacal euroasiático (Canis aureus). figshare. https://dx.doi.org/10.6084/m9.figshare.1524971 Retrieved 08:25, Sep 14, 2015 (GMT)
  9. ^ a b (FR) Cuvier, Frédéric (1824), Histoire naturelle des mammifères, tome 3, A Paris : Chez A. Belin ...
  10. ^ a b (EN) Gopalakrishnan, Shyam; Sinding, Mikkel-Holger S.; Ramos-Madrigal, Jazmín; Niemann, Jonas; Samaniego Castruita, Jose A.; Vieira, Filipe G.; Carøe, Christian; Montero, Marc de Manuel; Kuderna, Lukas; Serres, Aitor; González-Basallote, Víctor Manuel; Liu, Yan-Hu; Wang, Guo-Dong; Marques-Bonet, Tomas; Mirarab, Siavash; Fernandes, Carlos; Gaubert, Philippe; Koepfli, Klaus-Peter; Budd, Jane; Rueness, Eli Knispel; Heide-Jørgensen, Mads Peter; Petersen, Bent; Sicheritz-Ponten, Thomas; Bachmann, Lutz; Wiig, Øystein; Hansen, Anders J.; Gilbert, M. Thomas P. (2018). "Interspecific Gene Flow Shaped the Evolution of the Genus Canis". Current Biology. 28 (21): 3441–3449.e5. doi:10.1016/j.cub.2018.08.041. PMC 6224481. PMID 30344120.
  11. ^ a b (EN) Osborn, Dale. J.; Helmy, Ibrahim (1980). "The contemporary land mammals of Egypt (including Sinai)". Field Museum of Natural History, pp. 360-371
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