Lingua veneta

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando informazioni sull'idioma parlato dal popolo dei Paleoveneti, vedi Lingua venetica.
Veneto
Vèneto
Parlato inItalia Italia
Croazia Croazia
Slovenia Slovenia
Montenegro Montenegro
Brasile Brasile
Argentina Argentina
Messico Messico
Romania Romania
RegioniVeneto Veneto
Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
(Trentino: valli orientali; Alto Adige: Piana di Bolzano)
CoA of Friuli-Venezia Giulia.png Friuli-Venezia Giulia (provincia di Trieste, parte della provincia di Pordenone, Gorizia, Bisiacaria, Marano e Grado)
Lazio Lazio (Agro Pontino)
Sardegna Sardegna (Arborea, Tanca Marchese)
Zastava Istarske županije.svg Istria
Primorje-Gorski Kotar County coat of arms.png Regione litoraneo-montana
Zadar County coat of arms.png Regione zaratina (Zara)
Coat of arms of Split-Dalmatia County.svg Regione spalatino-dalmata
Šibenik County coat of arms.png Regione di Sebenico e Tenin
Dubrovacko-neretvanska.png Regione raguseo-narentana
Litorale-Carso (Capodistria, Pirano, Isola)
Bandeira do estado de São Paulo.svg San Paolo
Bandeira do Espírito Santo.svg Espírito Santo
Bandeira do Paraná.svg Paraná
Bandeira de Santa Catarina.svg Santa Catarina
Bandeira do Rio Grande do Sul.svg Rio Grande do Sul
Coat of arms of Puebla.svg Chipilo (Messico)
ROU TL Tulcea CoA.png Tulcea
Locutori
Totale6 230 000[1][2] (2000)
Italia Italia: 2 200 000[5] (2002)
Brasile Brasile: 4 000 000[1][2] (2006)
Croazia Croazia: 50 000[1][2] (1994)
Altre informazioni
TipoSVO, flessiva, accusativa.
Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
Statuto ufficiale
Ufficiale inBrasile Brasile (Serafina Corrêa)

Slovenia Slovenia (dialetto istroveneto)

Codici di classificazione
ISO 639-2roa
ISO 639-3vec (EN)
Glottologvene1258 (EN)
Linguasphere51-AAA-n
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
Tuti i esari umani i nase łibari e conpanji par dinjità e deriti. I ze indotài de ła razon e de ła cosiensa e i gà da conportarse fra de łori co spirito de fradei.
Idioma véneto.PNG
Principale area d'uso della lingua in Italia

Il veneto[8] (nome nativo vèneto, codice ISO 639-3 vec) è una lingua romanza[9][10] parlata comunemente in Italia nord-orientale da poco più di due milioni di persone,[5] che sono circa la metà dei parlanti nel mondo.[1][2]

Il veneto è parlato principalmente nella regione italiana del Veneto, ma anche nel Trentino, Friuli-Venezia Giulia, e alcune aree dell'Agro Pontino. La parte rimanente dei parlanti si trova all'estero, principalmente in Istria, Dalmazia, Montenegro, Slovenia e Romania (comunità italo-romene) e in località di emigrazione come l'Argentina, il Messico o gli Stati brasiliani del Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná e Espírito Santo.[11]

Essendo, di fatto, un continuum dialettale non normalizzato, secondo il linguista Michele Loporcaro il veneto è un "dialetto romanzo primario"[12] all'interno delle lingue neolatine (quindi non in quanto dialetto della lingua italiana, ma come lingua che deriva dal latino, contrapposta e in parte subordinata a quella dello Stato).[13]

Diffusione e vitalità[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene il veneto rappresenti l'idioma tipico dell'omonima regione italiana, i suoi confini linguistici non corrispondono a quelli amministrativi.

Non tutte le parlate tradizionali diffuse in Veneto sono dialetti della lingua veneta. Nella provincia di Belluno centrale (Agordino e Zoldano) si parla un dialetto di transizione veneto-ladino, che diventa decisamente ladino spostandosi verso nord (alto Cordevole e Cadore). Nel basso Polesine (la cosiddetta Transpadana ferrarese) si notano profondi influssi emiliani, mentre tratti lombardi sono presenti nelle parlate della riva veronese del Garda. Nelle parlate di alcuni centri del Veneto Orientale, invece, si nota un certo apporto del friulano. Vanno inoltre citate alcune piccole isole linguistiche germanofone distribuite lungo la fascia prealpina e alpina: si tratta dei villaggi cimbri della Lessinia e dell'altopiano dei Sette Comuni e del Cansiglio (lingua cimbra) e di Sappada (dialetto carinziano).

D'altra parte, il veneto viene parlato anche al di fuori dei confini regionali. In Trentino sono aree tipicamente venetofone il Primiero (tipo feltrino), la Valsugana (variante vicentina) e la Vallagarina (variante veronese); anche la zona centrale della provincia, comprendente il capoluogo, ha fortemente venetizzato l'originaria parlata di stampo lombardo.

In alcune zone del Friuli-Venezia Giulia sono parlate varietà di veneto, alcune autoctone, altre di contatto ed altre importate. Al primo gruppo appartengono le parlate di Marano Lagunare e Grado, centri costieri appartenuti al Dogado veneziano sin dai tempi più antichi (ancora oggi conservano la resa veneziana dell'approssimante palatale come [ʤ] contro la [j] del resto del Veneto, come in famégia, mègio, ògio), nonché il bisiaco, diffuso almeno dal XIV secolo in alcuni centri della zona di Monfalcone (Bisiacaria) come irradiamento del dialetto gradese[14][15]

Con l'espansione storica del veneziano in altre zone, tra il XV e il XIX secolo (la Repubblica di Venezia conquistò la "Patria del Friuli" nel 1420 dopo un anno di combattimenti, con esclusione della contea di Gorizia e della città di Trieste e Muggia, che rimasero alla Casa d'Austria fino al 1918) varianti su base veneziana si sono quindi diffuse, sia a Muggia e Trieste che a Palmanova[senza fonte], Udine e Pordenone e poi nei centri maggiori della pianura (Portogruaro, Latisana, Maniago, Spilimbergo, San Vito, Porcia)[senza fonte]. Relativamente alla città di Trieste, in questa città fino all'inizio del 1800 si è parlato un dialetto ladino, il tergestino, poi sostituito da un dialetto veneto coloniale (principalmente veneziano), il dialetto triestino, a seguito del notevole aumento della popolazione derivato dal grande sviluppo del porto triestino avvenuto principalmente tra il 1860 e il 1915.[16] Nella parte più occidentale della provincia pordenonese (Sacile, Caneva) si è invece diffusa per continuità linguistica una variante liventina, affine al trevigiano rustico[senza fonte]. In tempi più recenti, secondo dopo guerra, attraverso la diffusione del dialetto istriano, il veneto si è rafforzato nella città di Gorizia in quanto, a partire dal 1948, secondo dati forniti dalle associazioni degli esuli, un terzo della popolazione risulta composta da esuli istriani[17] e oggi convive con la lingua friulana, slovena e italiana[18][senza fonte] Si parla accanto al friulano anche il veneto in gran parte dei centri urbani del Friuli meridionale, da Palmanova a Cormons, Gradisca, Ruda, Aquileia e Cervignano etc., spesso alternando i due registri linguistici, in una situazione di diglossia.[19] Il dialetto veneto-udinese, pur essendo stato inserito nella legge regionale 5 del 2010 quale patrimonio culturale della regione Friuli Venezia Giulia, ha visto il numero dei parlanti ridursi drasticamente e il suo prestigio declinare quasi del tutto.[20]

Sempre legati all'influenza veneziana sono i dialetti veneti parlati nella costa istriana e dalmata, la cui estensione è drasticamente diminuita in seguito all'esodo giuliano dalmata del secondo dopoguerra, ma che in varie zone è ancora compreso e parlato, anche come seconda lingua da persone di madrelingua croata; l'entroterra istriano e dalmata, invece, è sempre stato di lingua slovena e croata. Si possono poi individuare tracce del veneto sino in Grecia, in quelle che in passato furono colonie veneziane.[senza fonte]

Emigrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il veneto è parlato dai Veneti emigrati sparsi in altre regioni italiane o all'estero in seguito all'emigrazione. Importanti comunità si trovano in vari Stati europei, in America (in particolare centro-meridionale) e in Australia[21].

Una massiccia emigrazione veneta avvenne a cavallo fra il 1870 e il 1905, cosicché consistenti comunità di origine veneta sono presenti in Brasile (negli stati di Espírito Santo[22], Santa Catarina, Paraná, San Paolo, e di Rio Grande do Sul)[23], nell'est della Romania (Tulcea), in Messico (nella località di Chipilo), in Argentina (grazie all'immigrazione dal XIX secolo fino alla seconda guerra mondiale, essendo il Veneto una delle regioni che più italiani ha portato al Paese)[24] dove si trovano ancora 33 associazioni venete[25], ma anche in diverse aree rurali italiane fatte oggetto di immigrazione organizzata dal fascismo con il fine di colonizzare e popolare i territori in questione, oggetto di bonifica: la Maremma Grossetana (Toscana), l'Agro Pontino (Lazio), la Bonifica di Arborea (Sardegna). Inoltre il borgo di Fertilia (Alghero), nato durante la dittatura fascista per dare lavoro ad un certo numero di famiglie ferraresi, conobbe l'arrivo successivo di esuli istriani e dalmati nel secondo dopoguerra, che andarono a costituire la maggioranza della popolazione. Comunità di origine veneta consistenti sono presenti anche nelle aree urbane dell'Alto Adige / Südtirol, dove costituiscono la maggioranza della popolazione appartenente al gruppo etnico italiano. La lingua italiana standard parlata a Bolzano è comunque molto influenzata da un forte substrato veneto.[26]

Tra le varianti fuori dal Veneto queste sono le principali:

  • il veneto istriano e i dialetti triestino e goriziano, per lessico molto simili al veneziano di città, ma con ulteriori influenze di vocaboli alloglotti, specialmente sloveni e croati e, in misura minore, greci.
  • il talian o vêneto brasileiro
  • il chipileño, parlato a Chipilo, in Messico
  • il veneto-romeno[27] che si parla nell'attuale distretto di Tulcea, antico possedimento di Genova sul Mar Nero
  • il veneto-pontino è un gruppo di parlate fortemente influenzate dal romanesco, e in parte anche dai dialetti lepini e dall'emiliano, su base perlopiù veneta-trevisana, in trasformazione e comunque in forte regresso.

I Veneti emigrati all'estero hanno conservato la loro parlata tradizionale più che l'italiano, in quanto provenivano in gran parte da estrazione contadina; le generazioni successive, nate da queste ondate migratorie, hanno mantenuto i caratteri arcaici della lingua, sebbene lontani dal Veneto: nel Rio Grande do Sul, ad esempio, l'idioma veneto viene insegnato dai genitori ai figli e viene utilizzato anche da persone di altre origini, tanto che il primo dizionario di talian (o vêneto brasileiro) fu compilato da Alberto Vitor Stawinski, un polacco nato nel 1909 a São Marcos dos Polacos, assimilatosi alla comunità locale prevalentemente di provenienza veneta.

Questa antichità e "permanenza" del veneto, con le modificazioni e contaminazioni che ogni lingua conosce, è misurata dai dati statistici ufficiali (ISTAT e istituto POSTER). Secondo alcuni, queste stime tendono a ridurre il fenomeno essendo assente una promozione culturale e politica di mantenimento e protezione da parte degli stati che hanno questi territori.

Il risultato di questa diaspora dei parlanti (locutori) veneti è che oggi si possono contare più parlanti veneti fuori dal Veneto che non in esso. Un grande lavoro di ricerca e ricostruzione filologica dell'idioma veneto utilizzato alla fine dell'Ottocento è stato effettuato dai ricercatori Secco e Fornasier, componenti del duo Belumat i quali hanno raffrontato la lingua parlata dai bellunesi emigrati in Brasile, Messico e presenti in una minoranza etnica in Slovenia.

Vitalità[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la pressione dell'italiano, il veneto resta tuttora una degli idiomi più conosciuti e parlati in Italia. Secondo un'indagine condotta nel 2007 dall'ISTAT in Veneto, quasi il 70% degli interpellati dichiarava di parlare, oltre all'italiano, anche il veneto e il 15% di usarlo anche nei rapporti con estranei[21].

Questo fenomeno trova diverse giustificazioni. Prima fra tutte, la grande vicinanza strutturale del veneto all'italiano, che non ne rende eccessivamente difficoltosa la comprensione da parte dei non venetofoni; seconda, la prevalenza di centri abitati piccoli e medi, che ha contribuito a mantenere vive le tradizioni locali; terza, il fatto che dal Veneto si sia sviluppata una forte emigrazione, mentre l'immigrazione nella regione è stata molto scarsa fino agli anni settanta, cosicché le parlate locali hanno mantenuto un ruolo vitale;[28] infine, occorre ricordare l'uso del veneto lungo i secoli, a volte anche in situazioni formali nei tempi della Repubblica di Venezia,[21] e una produzione letteraria sporadica eppure continua nel tempo.

Legislazione a tutela del veneto[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera della Serenissima Repubblica di Venezia

L'idioma veneto è valorizzato come patrimonio linguistico regionale dalla Regione Veneto e dalla Regione Friuli-Venezia Giulia,[29] ma non è incluso nell'elenco dell'art. 2 della legge dello Stato num. 482 del 1999, tutela minoranze linguistiche storiche. Ciononostante, il veneto è incluso nell'elenco delle lingue a rischio dall'UNESCO, che lo classifica come vulnerabile.[30]

Il veneto viene valorizzato dalla Regione Veneto con la legge regionale 13 aprile 2007, n. 8 «Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto»[31] e dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia con la legge regionale 17 febbraio 2010, n. 5 «Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia».[32] Entrambe le Regioni si limitano a valorizzare sul piano culturale (promozione patrimonio linguistico e culturale) i dialetti veneti parlati nella regione Veneto e in Friuli-Venezia Giulia.

La Regione del Veneto, dal 2005, ha ricevuto proposta di elaborazione di una legislazione tesa a tutelare questa parlata e a riconoscerla, e alcuni sforzi sono stati fatti da partiti regionali al fine di includerla nella legge 15 dicembre 1999, n. 482 sulla "Tutela delle minoranze linguistiche". Con la legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007, sulla "Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto", approvata dal Consiglio regionale a larghissima maggioranza, la Regione del Veneto si è attivata per la salvaguardia del suo patrimonio linguistico e ha stanziato fondi per la sua tutela.[33] Con questa legge, infatti, che si richiama ai principi della Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, sebbene non venga riconosciuta alcuna ufficialità giuridica all'impiego del veneto, la lingua veneta diviene oggetto di tutela e valorizzazione quale componente essenziale dell'identità culturale, sociale, storica e civile del Veneto.

Al di fuori del Veneto, dal 1981 la regione Friuli Venezia Giulia al primo comma dell'articolo 25 della legge regionale n. 68 del 1981, "Interventi regionali per lo sviluppo e la diffusione delle attività culturali" valorizzava, esclusivamente sul piano culturale, accanto alla lingua italiana, oltre che la lingua friulana, anche «le culture locali di origine slovena, tedesca e veneta». La legge che prevedeva esclusivamente una valorizzazione culturale (teatro, musica, etc.), risulta abrogata nella totalità degli articoli.[34] I dialetti veneti parlati nella regione Friuli-Venezia Giulia sono stati successivamente valorizzati da questa regione con la legge regionale n. 5 del 2010, in attuazione dell'art. 9 della Costituzione italiana.[35] , nelle seguenti espressioni dialettali (art.2): il triestino, il bisiacco, il gradese, il maranese, il muggesano, il liventino, il veneto dell'Istria e della Dalmazia, nonché il veneto goriziano, pordenonese e udinese. Le attività di valorizzazione culturale previste dalla legge hanno come scopo (art.1 comma 2): «2. Le attività di valorizzazione previste dalla presente legge sono dirette a conservare la ricchezza culturale presente nel territorio regionale e nelle comunità dei corregionali all'estero, e renderla fruibile anche alle future generazioni, sviluppando l'identità culturale e favorendo l'utilizzo del dialetto nella vita sociale.» All'art. 3 punti 2 e 3 precisa: «2.La Regione promuove lo sviluppo di progetti e incontri tra le comunità venetofone del Friuli Venezia Giulia e tra queste e quelle dei corregionali all'estero che parlano i dialetti di cui all'articolo 2.»; «3. La Regione promuove altresì progetti e incontri con le comunità venetofone presenti in Italia e con quelle di Slovenia e Croazia, nonché con le comunità di lingua friulana, slovena e tedesca del Friuli Venezia Giulia al fine di approfondire la reciproca conoscenza.» Nel settore della comunicazione, la Regione Friuli-Venezia Giulia promuove la diffusione di trasmissioni radiofoniche e televisive nei dialetti da valorizzare, realizzate da emittenti pubbliche e private e sostiene la redazione e la stampa di giornali e periodici (art.6) e sostiene gli enti locali e i soggetti pubblici e privati che operano nei settori della cultura, dello sport, dell'economia e del sociale per l'utilizzo di cartellonistica, anche stradale, nelle espressioni dialettali elencati all'articolo 2) della legge.[36]

La Corte costituzionale italiana nella sentenza nr. 81 del 20 marzo 2018 [37], nel dichiarare incostituzionale la L.r. nr. 28 del 13 dicembre 2016 (Applicazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali) approvata dalla regione Veneto, nella sua sentenza mette in rilievo «l'assenza di ogni evidenza di tipo storico o sociologico che rilevi nella popolazione del territorio veneto connotati identitari tali da giustificare un trattamento giuridico quale minoranza nazionale».

In Croazia e in Slovenia i parlanti in istroveneto (un veneto coloniale) hanno richiesto di essere tutelati come minoranza linguistica italiana e considerano il loro dialetto venetofono un dialetto della lingua italiana.[38]

Cartello affisso all'interno dell'area riservata al personale di un centro commerciale di San Giovanni Lupatoto. Significa «Premi il pulsante»

Anche in Brasile, nello Stato del Rio Grande do Sul, il talian, un dialetto basato soprattutto sul veneto (ma con elementi lessicali anche lombardi e piemontesi), viene considerato patrimonio immateriale dello stato.[39] Dal 2009 il talian è lingua ufficiale insieme al portoghese, a Serafina Corrêa, comune brasiliano di circa 14 000 abitanti.[40]

L'UNESCO, assieme al Consiglio d'Europa[senza fonte], riconosce e inserisce il veneto nel Red Book of Endangered Languages, annoverandolo fra le lingue minoritarie[senza fonte] meritevoli di tutela.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Letteratura in lingua veneta.
(LA)

«[Venetus est] pulcherrimus et doctissimus omnium sermo, in quo redolet tota linguae Grecae maiestas!»

(IT)

«[Il veneto è] la lingua più bella e più dotta di tutte, nella quale esala tutta la grandezza della lingua greca!»

(Pontico Virunio, umanista ed erudito bellunese (ca. 1460-1520)[41])

L'attuale lingua veneta deriva dal latino volgare parlato dagli antichi Veneti romanizzati a partire dalla fine del III secolo a.C. Non ha quindi a che vedere con la lingua venetica parlata in origine dagli stessi e successivamente abbandonata dopo un periodo di bilinguismo[42].

Testi in volgare che presentano chiare affinità con il veneto sono rintracciabili già a partire dal XIII secolo, quando in ambito italico non esisteva ancora un'egemonia linguistica del toscano.

Il veneto, in particolare nella sua variante veneziana, ha goduto di ampia diffusione internazionale grazie ai commerci della Serenissima Repubblica di Venezia, soprattutto nel Rinascimento, diventando per un certo periodo una delle lingue franche di buona parte del Mar Mediterraneo, soprattutto in ambito commerciale. Tuttora molte parole del gergo marinaro sono di origini venete, e ciò specialmente nei porti dell'Adriatico settentrionale, fino ad Ancona e oltre, pur essendo ormai quasi del tutto estinte.

Secondo Lorenzo Renzi (linguista) e Alvise Andreose [43], «il modello fiorentino ha cominciato a operare una notevole influenza sui dialetti veneti e in specie sul veneziano già a partire dalla prima metà del Trecento»[44].

Fu il veneziano Pietro Bembo, nelle Prose della volgar lingua (1525), a proporre come standard per la scrittura letteraria e per il registro orale elevato della lingua italiana, la lingua utilizzata dai due letterati del Trecento, Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa. La sua proposta risultò vincente rispetto alle altre proposte di cui in quel periodo si discuteva.[44]

Il veneto tuttavia non si impose mai come vera e propria "lingua letteraria": fino al XII secolo, le lingue neolatine in cui si componeva letteratura erano l'occitano dei trovatori, attivi anche nelle corti venete, e il francese. A partire dal XIII secolo si aggiunsero anche il toscano (che a sua volta aveva assorbito e rielaborato la produzione della scuola siciliana), il catalano (inizialmente poco distinto dall'occitano), lo spagnolo e il gallego-portoghese. A riprova di ciò è il fatto che Marco Polo dettò a Rustichello da Pisa il Milione scegliendo la lingua d'oïl, allora diffusa nelle corti quanto il latino.

La diffusione dell'idioma veneto al di fuori dell'area storica di origine si ebbe con il progressivo sviluppo della Repubblica di Venezia, i cui funzionari e mercanti lo utilizzavano come lingua ordinaria assieme al latino e al toscano.

Con l'invasione napoleonica e la conseguente caduta della Serenissima Repubblica di Venezia nel 1797, il veneto scomparve anche dall'amministrazione pubblica. Il suo uso, tuttavia, pur avendo perso, almeno in parte, i registri letterari e aulici, rimase come normale veicolo comunicativo nei più diversi strati della popolazione.

Nonostante, dunque, la produzione di testi in veneto con finalità artistiche sia sempre rimasta un fenomeno minoritario nel panorama della letteratura romanza, devono essere tenuti presenti alcuni prodotti sicuramente degni di nota. Significative opere scritte in veneto furono realizzate da autori quali Angelo Beolco (il Ruzante) nel XVI secolo, Marco Boschini nel XVII, Giacomo Casanova e Carlo Goldoni nel XVIII; nel caso delle commedie di Goldoni, tuttavia, l'uso del veneto era utilizzato soprattutto per rappresentare, nel copione scritto, il linguaggio del popolo minuto e della borghesia veneziana.

Tra le traduzioni si può anche ricordare l'Iliade di Omero tradotta sia dal grecista Francesco Boaretti, sia da Giacomo Casanova. Nel Seicento venne anche scritta un'opera scientifica in dialetto padovano, il Dialogo de Cecco da Ronchitti da Bruzene in perpuosito de la stella Nova, che trattava delle nuove teorie galileiane sul sistema solare, forse con la supervisione scientifica di Galileo Galilei.[45]

Anche in epoche più vicine l'uso del veneto come lingua letteraria non è mai scomparso del tutto, riuscendo anzi a raggiungere vette liriche mirabili con poeti come Biagio Marin di Grado, Virgilio Giotti di Trieste, che ordinariamente scriveva in italiano ma compose anche poesie in poetava in dialetto triestino, o Nereo Zeper, che ha tradotto in triestino l'Inferno di Dante Alighieri.

Altri letterati del Novecento che hanno utilizzato il veneto nelle loro opere sono i poeti Giacomo Noventa e Andrea Zanzotto, come anche Attilio Carminati ed Eugenio Tomiolo. Si segnalano negli ultimi decenni anche Sandro Zanotto, Luigi Bressan, GianMario Villalta, Ivan Crico. Notevoli inserti in veneto sono presenti anche nelle opere dello scrittore Luigi Meneghello.

Il pedagogista fascista Giuseppe Lombardo Radice concepì, nei primi anni 1920, un progetto didattico nazionale definito «dal dialetto all'italiano» che prevedeva di sviluppare ed impiegare testi scolastici anche in "dialetto" (tra cui il "dialetto veneto"). Il programma governativo aveva lo scopo di insegnare, nelle prime classi della scuola pubblica di tutta Italia, la lingua italiana partendo proprio dai dialetti regionali. Con questo progetto didattico, l'insegnamento della lingua italiana iniziava con l'idioma che lo scolaro meglio conosceva, poiché sovente costituiva la sua lingua madre. In una prospettiva tipicamente idealista, per la quale la cultura ("spirito di un popolo") non è statica, bensì dinamica attraverso un processo dialettico di continue negazioni-e-superamenti, anche le lingue regionali come il veneto erano sì valorizzate, ma nella prospettiva del loro superamento: con i bambini più piccoli si sarebbe utilizzata inizialmente la "lingua della madre" (cioè la lingua degli analfabeti), per poi superarla con l'apprendimento della lingua nazionale. Il progetto, comunque, non ebbe alcuna attuazione perché di fatto il fascismo, nella sua opera di forte centralizzazione dello Stato, optò per una politica scolastica differente, imponendo l'apprendimento della lingua italiana in un disegno complessivamente repressivo delle culture delle diverse regioni.

In anni recenti numerosi cantanti e gruppi musicali hanno adottato la lingua veneta per la loro produzione artistica: negli anni sessanta hanno raggiunto una buon successo Gualtiero Bertelli e il suo gruppo Canzoniere Popolare Veneto. Negli anni novanta si sono distinti i Pitura Freska, guidati da Sir Oliver Skardy, che hanno partecipato anche al Festival di Sanremo con la canzone Papa nero, scritta in dialetto veneziano. Più di recente hanno ottenuto una certa notorietà artisti come il rapper Herman Medrano, i Rumatera e i Los Massadores.

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

Le diverse varianti del veneto differiscono nella fonologia attraverso una serie di allofoni e, in maniera minore, nel lessico. I pareri dei singoli linguisti nel delineare con precisione le diverse varianti della lingua divergono notevolmente.

Una delle classificazioni distingue le seguenti varianti[46]:

Una seconda, d'altra parte, ricorda[48][49]:

Una terza interpretazione individua invece[49]:

Queste varianti condividono buona parte delle strutture morfo-sintattiche e del lessico, ma quello che più conta per i linguisti è la capacità dei parlanti di comprendersi (ovviamente in percentuale variabile a seconda della vicinanza geografica).

Ancora discussa è invece la classificazione dei dialetti dell'alto e medio Bellunese. Indubbiamente le parlate cadorine sono da far rientrare nell'area ladina, ma più incerta è la definizione degli idiomi agordini e zoldani, che si trovano in una zona di transizione tra feltrino-bellunese e ladino; nell'agordino i tratti ladini si fanno man mano più accentuati risalendo la valle del Cordevole, fino ad arrivare a parlate pienamente ladine nell'alto corso (Rocca Pietore e Livinallongo). Da notare, comunque, la legge 482/1999 che riconosce tutti i comuni agordini come ladini allo scopo di preservazione delle minoranze linguistiche. La legge 482/99 demanda al 15% dei cittadini di un Comune la richiesta di essere inseriti in un comune con presenza di «minoranze linguistiche». Nel dipartimento di Portogruaro (Veneto) diversi Comuni si sono dichiarati di lingua friulana e hanno richiesto, a maggioranza a seguito di referendum, di passare sul piano amministrativo alla regione Friuli-Venezia Giulia.[50]. Il passaggio non è tuttavia ancora avvenuto.

Da notare inoltre un fenomeno tuttora in atto, e cioè che il veneto tende a predominare sulle parlate alloglotte con cui viene in contatto, soppiantandole. Emblematici, in questo senso, sono i casi, tra gli altri, dell'antico tergestino e del cimbro.[non chiaro]

L'influenza dell'italiano negli ultimi decenni ha condizionato molto la prassi linguistica in Veneto, cosicché molti parlanti si esprimono in un "dialetto veneto dell'italiano", basato sulla sintassi e la terminologia italiana semplicemente adattate "alla veneta" (a differenza dei "dialetti della lingua veneta", che si distinguono dall'italiano sia nei vocaboli sia nella struttura grammaticale e nella sintassi). Questo idioma, in altre parole, non è una variante del veneto ma una variante superficialmente venetizzata dell'italiano. Ad esempio:

  • veneto: el ze drio rivar/rivare (l'è drio rivar, l'è invià rivar)
    • italiano: sta arrivando
    • veneto italianizzato: sta rivando

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]

Fonologia[modifica | modifica wikitesto]

La lingua veneta ha alcuni fonemi non presenti in quella italiana, e allo stesso tempo non sono presenti in veneto alcuni fonemi presenti in italiano e in altre lingue neolatine, come /ʃ/ (rappresentato in italiano con il digramma 〈sc〉 o in francese con 〈ch〉) e /ʎ/ (in italiano 〈gl〉 o in catalano 〈ll〉).

Caso abbastanza raro nelle lingue romanze (se si esclude il ligure, in cui avviene lo stesso fenomeno), il fonema /n/ non viene assimilato quando precede una consonante labiale, e anche nella scrittura forma le coppie 〈nb〉 e 〈np〉, anziché 〈mb〉 o 〈mp〉.

Alcuni fonemi cambiano a seconda delle varianti:

  • /d/ è la resa più diffusa della plosiva dentale sonora, ma nel veneto settentrionale il fonema diventa interdentale /ð/ (come il suono di 〈th〉 nell'inglese "then", o come la 〈d〉 intervocalica in spagnolo).
  • /j/ in quasi tutte le varianti viene pronunciata come una semiconsonante scempia, ma diventa più forzata nelle varianti settentrionali (come la 〈ll〉 nel francese "famille"), mentre nelle varianti lagunari (ad esempio nel veneziano e nel chioggiotto, ma anche nel dialetto di Grado) viene pronunciata /ʤ/.

Gli allofoni del fonema /l/[modifica | modifica wikitesto]

I diversi dialetti veneti si caratterizzano anche per differenti rese del fonema /l/.

Il fonema /l/ viene reso con un fono che può variare a seconda della posizione nella parola e alla vicinanza di una consonante, una vocale palatale o gutturale: diviene allora o una approssimante velare che si avvicina ad una /e/ molto breve ([e̯] o [ɰ]), o una approssimante palatale [j], oppure è eliso completamente. In alcuni dialetti, in casi limitati, esso può essere sostituito da /r/.

Nelle varianti feltrino-bellunese, pordenonese, veronese, e nel Polesine, viene sempre pronunciata /l/. Nelle altre varianti viene pronunciata come un'approssimante velare /ɰ/ (quasi una /e/ appena accennata) se si trova prima di una vocale centrale o posteriore (/a/, /ɔ/, /o/, /u/), mentre se precede una vocale anteriore (/ɛ/, /e/, /i/), viene resa con una approssimante palatale /j/; nel caso si trovi tra una vocale posteriore e una anteriore, non viene pronunciata. Il fenomeno è più accentuato specialmente nelle varianti centro-meridionali, come il padovano-vicentino-polesano e il veneziano. È meno evidente, invece, nei dialetti parlati nella provincia di Treviso, specie nel Quartier del Piave, nel Coneglianese e nel Vittoriese, e praticamente assente, come si è detto, nei dialetti bellunesi, nel veronese, nel pordenonese.

A tal proposito, alcune grafie utilizzano il grafema con diacritico 〈ł〉 perché presenta il vantaggio di segnalare che soltanto alcuni dialetti pronunciano la consonante laterale, altri la attenuano in una approssimante, altri ancora la elidono del tutto.

Esempi:

Grafia Pronuncia con [l] Pronuncia con fono differente da [l] Traduzione
ła bała [la 'bala] [ɰa 'baɰa] la palla
łuzer ['luzer] ['juzer] brillare
vołer [vo'ler] [vo'er] volere
saltar [sal'tar] [sar'tar] saltare

Fluttuazioni [ts]-[θ]-[s] e [dz]-[d]-[ð]-[z][modifica | modifica wikitesto]

In alcune parole, le differenze di pronuncia sono determinate da variazioni regolari e parzialmente predicibili. È il caso delle parole con un fono fluttuante che varia fra [ts]-[θ]-[s] e delle parole con un fono fluttuante che varia fra [dz]-[ð]-[d]-[z]. Gli autori moderni hanno proposto vari grafemi.[chi e quali grafemi?] Le parole con questo tipo di variazione contrastano con le parole non fluttuanti, che contengono solo [s] o solo [z].[51] La presenza o assenza di variazione può portare anche differenza di significato (coppie minime).

Affricata alveolare [ts] Interdentale [θ] Fricativa alveolare [s] Traduzione Grafia Ufficiale (Macro Standard)
[ts]esto, [ts]est [θ]esto, [θ]est [s]esto, [s]est cesto Sesto
condi[ts]ion condi[θ]ion condi[s]ion condizione Condision
[ts]ento [θ]ento [s]ento cento Sento
non esiste non esiste [s]ento sento (v. sentire) Sento
Affricata alveolare [dz] Interdentale [ð] Dentale [d] Fricativa alveolare [z] Traduzione Grafia Ufficiale
[dz]o [ð]o [d]o [z]o giù zo
non esiste non esiste non esiste [z]e è/sono ze
ba[dz]oto ba[ð]oto ba[d]oto ba[z]oto né tenero/cotto, né crudo/duro bazoto
non esiste non esiste non esiste ba[z]oto bacione bazoto

Nei testi letterari (dal 1300 alla metà del '900), le lettere 〈z〉 e 〈ç〉 (quando sono usate) compaiono in parole con fluttuazione mentre 〈x〉 e 〈s〉 compaiono in parole non fluttuanti;[51] 〈x〉 (quando è usato) è riservato al fonema non fluttuante sonoro.

Oggi sono pronunciate come Venivano scritte così Vengono scritte così ora (Grafia Veneta moderna ufficiale) Traduzione Note
[ts]ento - [θ]ento - [s]ento çento (zento) sento cento cfr. sp. ciento, fr. cent, pt. cento
[s]ento sento sento sento (sentire) cfr. sp. siento, it./pt. sento
[dz]o - [ð]o - [d]o - [z]o zo, non *xo zo giù
[z]e xe, non *ze ze è/sono
me[dz]o/me[dz]a - me[ð]o - me[d]o - me[z]o mezo mezo mezzo
bru[z]ar bruxar (brusar), non *bruzar né *bruçar bruzar bruciare
ca[ts]a - ca[θ]a - ca[s]a caça (cazza), non *caxa casa caccia cfr. pt. caça, cat. caça
ca[z]a caxa (casa), non *caza caza casa
condi[ts]ion - condi[θ]ion - condi[s]ion condiçion (condicion, condizion), non *condixion condision condizione/i cfr. sp. condición, cat. condició, pt. condição
pa[s]ion pasion (passion), non *paxion né *paçion né *pazion pasion passione/i cfr. sp. pasión
riche[ts]e - riche[θ]e - riche[s]e richeçe (richeze), non *richexe richese ricchezze
save[s]e savese (savesse), non *saveçe né *saveze savese sapesse
vane[dz]e - vane[ð]e - vane[d]e - vane[z]e vaneze (vaneçe) vanese aiuole
ingle[z]e inglexe (inglese), non *ingleze ingleze inglese

L'uso di 〈z〉 e 〈ç〉, anche se in forma ridotta, si mantiene in alcuni autori moderni come ad esempio il veronese Berto Barbarani per parole con fluttuazione come zo, çità, çento.

Grafia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2017 la lingua veneta ha una codificazione ortografica moderna, ufficialmente riconosciuta dalla Regione del Veneto. L'Academia de ła Bona Creansa, riconosciuta dall'UNESCO come ente di riferimento per l'idioma Veneto, ha elaborato, testato, applicato e certificato una normazione ortografica completa, indicata con l'acronimo "DECA" ("Drio El Costumar de l'Academia").

La Grafia DECA è stata resa ufficiale dalla Regione Veneto sotto il nome di "Grafia Veneta Internazionale Moderna", per voto unanime della Commissione Grafia e Toponomastica della lingua veneta il 14 dicembre 2017 ed è disponibile online. Fu utilizzata nel primo documento approvato dal Consiglio Regionale del Veneto (aprile 2016) con testo anche in lingua veneta.

Sistemi ortografici storici e alternativi[modifica | modifica wikitesto]

Prima di arrivare all'ufficializzazione della grafia DECA, il veneto ebbe una normativa storica (Grafia Veneta Classica), che fu utilizzata, pur con qualche variante, per i testi letterari in dialetto veneziano ed in buona misura in pavano. Questa grafia venne fissata da Giuseppe Boerio nel suo celebre Dizionario del dialetto veneziano (prima edizione del 1829). Questa grafia è ancor oggi utilizzata nelle indicazioni toponomastiche tradizionali veneziane (i ninsiołeti), come "Gheto Vechio" o "Riva dei Schiavoni" (scritto così ma inteso come da pronunciarsi /sʧaˈvoni/). Le norme ortografiche fissate da Boerio sancivano la predominanza della variante veneziana rispetto alle altre, e si caratterizzavano per un maggior rispetto dell'etimologia in paragone alle proposte moderne. Di particolare interesse era l'utilizzo del trigramma 〈chi〉 per esprimere l'affricata postalveolare sorda ("C dolce" italiana, /ʧ/, una convenzione simile a quella utilizzata in spagnolo), per cui si scrive chiesa per /ˈʧeza/ e schiopo per /ˈsʧɔpo/, mentre in altre grafie si ricorre a cesa (o cexa) e sciopo (o s-ciopo). Un'altra caratteristica distintiva della grafia storica è la conservazione di una 〈c〉 etimologica davanti a 〈e〉 o 〈i〉, per cui si scrive ciera (pronunciato /ˈsjera/, anticamente /ˈʦjera/) o cièvolo (/ˈsjɛvolo/). Questa soluzione aveva indubbiamente il vantaggio di essere neutrale rispetto ai diversi esiti che la C latina seguita da E ed I ha avuto nelle parlate venete; così la parola scritta 〈cena〉 poteva essere letta /ˈsena/ a Venezia e nel Veneto centrale, /ˈθena/ nel Veneto settentrionale o /ˈʦɛna/ nell'alto Polesine, nel basso Veronese e a Trieste, analogamente alle differenze di pronuncia che, per la stessa parola, si riscontrano in spagnolo fra castigliani, andalusi o latino-americani.

Oltre alla Grafia Veneta Classica, sono state fatte in epoca moderna altre proposte minoritarie, che rispondono ad usi regionali o perfino locali:

  1. la grafia di Dino Durante, tuttora usata in molte pubblicazioni come Quatro Ciàcoe, basata su una maggiore somiglianza con l'ortografia italiana, con il difetto di indurre il lettore alla produzione di doppie lettere là dove non esistono, come nella coppia minima muso/musso, e di non rispettare la grafia tradizionale;
  2. la grafia storica riformata, proposta dall'informatico Loris Palmerini,[52] basata sullo studio dei documenti storici conservati negli Archivi di Stato, e sulla introduzione di soluzioni grafiche come la Ł tagliata o il carattere ç (c con cediglia), utilizzato secondo un criterio etimologico come in çena, çerveło (cui corrispondono gli italiani "cena", "cervello") ma non in forsa, suca (italiano "forza", "zucca"), anche se le pronunce sono le medesime. Tale grafia è usata da molti scrittori e parzialmente dalla rivista "Raixe venete" (che però non segue l'uso etimologizzante della Ç);
  3. la grafía del Talian di ampia diffusione in Brasile, che usa una corrispondenza grafema/fonema vicina al portoghese, ma simile a quella di Durante (per esempio si scrive una doppia S per la fricativa alveolare sorda perché comunque il digramma SS è pronunciato scempio in portoghese; d'altro canto, si usa il grafema Z per la fricativa alveolare sonora, anziché X come in altre grafie, perché non c'è la necessità di distinguere l'alveolare dalla corrispondente dentale come nel veneto chipileño del Messico o nei dialetti veneti settentrionali);
  4. la grafia del Manuale di Grafia Veneta Unitaria (1995), stampato a cura della Regione Veneto, che «lascia aperte varie opzioni ortografiche»; essa tuttavia non ha trovato diffusione per la sua eccessiva frammentazione di grafemi che rende la lettura assai diffoltosa persino ai parlanti madrelingua: ciò di fatto ne ha scoraggiato l'adozione.
  5. il cosiddetto "sistema Jegeye" proposto da Paolo Pegoraro e basato sul criterio "un simbolo, un suono", ovvero per ogni fonema si dovrebbe utilizzare un grafema differente (unica eccezione la L-tagliata che può essere letta in modi diversi); di fatto è una proposta che ha trovato scarsa diffusione;
  6. le Parlade Venete Unificae, originariamente proposte su siti internet indipendentisti ora spariti dal web, e basate sul criterio di "una forma per ogni gruppo di alternative" ovvero sulla scelta di unificare i fonemi con due o tre allofoni in una sola soluzione grafica (ad esempio la L tagliata) seguendo via via l'etimologia o il metodo della maggioranza, o a volte facendo compromessi a seconda delle possibilità a disposizione. È un tentativo di includere nell'unificazione anche le fricative dentali sorde e sonore (/θ/ e /ð/) presenti nel trevigiano-bellunese e le affricate /ʦ/ e /ʣ/ del polesano, che in altre varianti venete si sono ridotte a fricative (/s/ o /z/). Quando mettono per iscritto i propri dialetti, i bellunesi e i triestini sono portati a scrivere zità o zoca, i coneglianesi zhaváte o forzha, mentre i veneziani sità, soca, saváte o forsa; nel dialetto polesano si distingue usualmente "zeri" (zeri) da "xeri" (eri), mentre in altri dialetti è tutto ridotto a un unico suono. Questo sistema ortografico è comunque utilizzato molto poco;
  7. il veneto-chipileño (parlato a Chipilo, in Messico) è stato messo per iscritto per molto tempo con grafia italianizzante, poco compresa dagli abitanti abituati a scrivere lo spagnolo. Da qualche tempo, ad opera soprattutto di Eduardo Montagner Anguiano, si è iniziato a stampare libri e giornali con una grafia basata sullo spagnolo latino-americano (que per /ke/, gue per /ge/, che per /ʧ/, zh per /θ/ e /ð/, x per /z/: caxa de mati, ocaxion...; s semplice per /s/ sonora scempia: casa de vin, pasion, masa bon).

Esistono anche altre grafie, più o meno fondate sul modello dell'ortografia italiana.

L'alfabeto nella Grafia Veneta ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

L'alfabeto prevede i seguenti grafemi:[53]

  • 〈a〉, 〈b〉, 〈c〉, 〈d〉, 〈e〉, 〈f〉, 〈g〉, 〈h〉, 〈i〉, 〈j〉, 〈l〉, 〈ł〉, 〈m〉, 〈n〉, 〈o〉, 〈p〉, 〈r〉, 〈s〉, 〈t〉, 〈u〉, 〈v〉, 〈z〉.

Le cinque vocali atone sono rappresentate con 〈a〉, 〈e〉, 〈i〉, 〈o〉, 〈u〉. Quando le regole impongono l'accento grafico, le sette vocali toniche corrispondenti ai fonemi /a/, /ɛ/, /e/, /i/, /ɔ/ e /u/ sono rappresentate con 〈à〉, 〈è〉, 〈é〉, 〈ì〉, 〈ò〉, 〈ó〉, 〈ù〉.

Il grafema 〈s〉 rende sempre e soltanto la consonante fricativa alveolare sorda, mentre 〈z〉 rende la corrispondente sonora; dal momento che in veneto non esistono consonanti doppie, non si troverà mai scritto 〈ss〉 (tranne che nei prestiti da altre lingue).

Il digramma 〈nj〉 rende la consonante nasale palatale (espressa, per esempio, da 〈gn〉 in italiano, da 〈ñ〉 in spagnolo o da 〈ny〉 in catalano). Per esempio: sonjo ('sogno'), njente ('niente').

In veneto non esiste il fonema /ʃ/ (come nell'italiano "sciogliere" o "ascia"); il gruppo di grafemi 〈sc〉, pertanto, non è un digramma, ma rende la coppia di fonemi /s.ʧ/ (come in sciopo, pronunciato /ˈsʧɔpo/).

Per riportare graficamente determinate pronunce locali sono utilizzati i seguenti digrammi:

  • 〈th〉, 〈dh〉, 〈ts〉, 〈dz〉

Esempi:

Veneto Macro Standard Veneto Micro Standard (circoscritto a certe aree geografiche) Traduzione italiana
piasa [ˈpjasa] piatha [ˈpjaθa]

piatsa [ˈpjatsa]

piazza
zontar [zonˈtar] dhontar [ðonˈtar]

dzontar [dzonˈtar]

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Accento grafico[modifica | modifica wikitesto]

L'accentazione grafica ricade sulle parole tronche che terminano in vocale, sulle sdrucciole e bisdrucciole. Nel caso in cui vi sia una sequenza vocalica e sia tonica la prima vocale, essa va accentata in ogni caso, esclusi i monosillabi. Tutti i participi passati tronchi vanno accentati. Ai soli fini di accentazione, le parole terminanti in consonante (es. ciapar, zontar, canton) si considerano come se fosse aggiunta una vocale (es. canton-i, ciapar-e): ciò per uniformare le accentazioni al netto dell'apocope vocalica.

Apostrofo[modifica | modifica wikitesto]

Gli articoli maschili si possono apostrofare per sincope vocalica da entrambi i lati, purché in direzione di altra vocale adiacente. Gli articoli femminili negli stessi casi, ma solo verso destra. Per tutte le altre parole, non si apostrofano l’apocope o l’aferesi solo vocaliche.

Morfologia e sintassi[modifica | modifica wikitesto]

Il veneto possiede alcune strutture morfo-sintattiche caratteristiche. Fra le tante, citiamo per esempio il pronome personale clitico per il soggetto, il cui uso è obbligatorio davanti ai verbi nella seconda persona singolare e nella terza persona singolare e plurale: «Giorgio el vien», «I veci i parla/discòre», «ti te parli/discòre/parla» o «ti ti/tu discòre/parla». Alcune varianti possiedono la particella A, di origine incerta, utilizzata per rafforzare i verbi o presentarli come novità: «A te sì bravo» ('Sei proprio/veramente bravo!'), «A no te dormi mai» ('Ma non dormi mai!'), «A no l'è mai contento» ('Non è proprio mai contento!'), che nella prima persona singolare e plurale dei verbi perde valore enfatico e assume una funzione simile a quella del pronome proclitico soggetto: «A so' rivà ieri» ('Sono arrivato ieri').

Tutte le lingue romanze (sia moderne sia antiche) presentano il fenomeno dei pronomi clitici per l'oggetto diretto e indiretto, alcune anche per altri complementi;[54] tipico dei dialetti italiani settentrionali, invece, è l'uso dei pronomi clitici per il soggetto. Secondo i linguisti Lorenzo Renzi e Alvise Andreose, proprio in relazione ai dialetti italiani settentrionali[55] «alcuni fenomeni morfologici innovativi sono abbastanza largamente comuni, come la doppia serie di pronomi soggetto (non sempre in tutte le persone): per "(tu) dici" abbiamo in piem. "ti it parli", in bologn. "te t di", in ven. "ti te dizi"».[56]

Secondo Flavia Ursini dell'Università di Padova, relativamente ai dialetti veneti, «il capitolo dei pronomi personali è interessante per alcune particolarità che rendono i dialetti veneti più simili agli altri dialetti settentrionali».[57]

Questi pronomi-soggetto clitici hanno carattere distintivo: sono cioè essi, e non le desinenze della voce verbale, a stabilire la persona del verbo: el sente / i sente ('sente/sentono'), te parlavi / parlavi ('parlavi/parlavate'). Ciò permette di salvaguardare la comprensibilità dell'enunciato in certe varianti in cui le vocali finali del verbo latino coniugato sono scomparse (el sent / i sent) o si sono evolute in forme intercambiabili (te parlavi = te parlava).

In tutti i dialetti della lingua veneta, si è persa la distinzione tra singolare e plurale nella terza persona dei verbi: el va / i va ('va/vanno'), ł'ndava / i 'ndava (andava/andavano), ł'andarà / i andarà ('andrà/andranno').

Una caratteristica generale del veneto è l'inversione, nelle frasi interrogative, del verbo con il pronome clitico soggetto, nella seconda persona singolare: «Dìtu par davero?», «Sìtu 'ndà?», «Atu/gatu/ghètu/ghèto/eto visto?», «Parli(s)tu?/pàrlito?»; nella terza persona singolare e plurale, maschile e femminile: «Pàrleło? (maschile singolare), Pàrleła? (femminile singolare), Pàrlełi? (maschile plurale), Pàrlełe? (femminile plurale)» e nella seconda persona plurale: «Parlèo/Parlèu?, Gavìo/Gavéu?». L'inversione nell'interrogativa diretta è andata parzialmente in desuetudine nel veneziano e nei dialetti cittadini, dove prevale la forma dissociata (che rispecchia l'italiano) «Te dizi par davero?», «Te si 'ndà?», «Ti ga visto?». Le forme composte esistevano comunque nel veneziano antico («Gastu? Fastu? Vostu?») e sono ancora vive nei dialetti di Chioggia e Caorle («Sistu? Vustu? Fastu? Gastu?»).

A seconda delle varianti, la sintassi delle interrogative dirette presenta alcune differenze, che comunque non pregiudicano la comprensione fra parlanti di vari dialetti: in alcune zone, ad esempio nella parte orientale della Marca Trevigiana fino al confine con il Friuli, i pronomi interrogativi sono collocati in fine di frase («Fatu che?», «Situ chi?», «Vatu 'ndove?», «Manjène cosa?»; anche nel bellunese sono posti alla fine della frase: «Vatu onde?», «Manjone che?»), mentre in altre varianti essi risalgono in prima posizione («'Sa fèto / Cosa fatu?», «Chi situ?», «'Ndo vètu / 'Ndove vatu?»; in queste ultime zone l'interrogativo finale esiste ma solo come forma rinforzata). Il pronome o avverbio interrogativo può addirittura scomparire e la sola fusione della forma verbale con quella pronomica indica il senso dell'interrogazione, come in espressioni tipiche di Treviso come «Ditu?», «Situ 'ndà?», «Gatu visto/manjà?», o del veneto centrale come «Dìzito?», «Sito 'ndà?», «Ghèto visto/manjà?», e le forme dissociate «Te dizi?», «Te si 'ndà?», «Te ga visto?», «Te gà manjà?». Tipico del veneto è questo pronome interrogativo-esclamativo sottinteso: «Vùto ndar?!» ('Dove vuoi andare?!'), «Vùtu far?» ('Che cosa vuoi fare?'), «Sito nà, vestiì cusì?» ('Ma dove sei andato, vestito a quel modo?'). Esistono poi anche forme doppie, con particolare enfasi: «'Sa vèto indove?!», «'Sa fèto cosa?!», «'Sa mànjitu che?!», «Ci èlo ci?!».

Lessico[modifica | modifica wikitesto]

Buona parte del lessico è comune alle diverse varianti del veneto, e le differenze sono spesso limitate alla pronuncia: per esempio gato/gat, saco/sac, fero/fer, manjar/manjare, vardar/vardare, la scala / 'a scàea», sorela/sorèa (unificate, nella grafia ufficiale, dall'uso della L-tagliata 〈ł〉: ła scała , soreła)... E ancora nasion/nathion, verzo/verdho, o infine vérdi/virdi, dotori/duturi.

Pronuncia di zizola (giuggiola) in dialetto padovano

Le due forme (duturi plurale di dotór e virdi plurale di verde), che presentano metafonia, sono tipiche di alcuni dialetti del veneto centrale e del gradese, e sono utilizzate da autori antichi come Ruzante e contemporanei come Biagio Marin; molti, tuttavia, le ritengono in via di sparizione. Si trovano, comunque, anche in altre varianti, sebbene con diffusione minore.[senza fonte]

Ci sono delle parole molto diverse da zona a zona, come fogołar/larìn o ceo/cenin/picenin: ogni lingua presenta fenomeni simili, per esempio nella denominazioni delle verdure e degli attrezzi agricoli. I parlanti comunque, nella conversazione con interlocutori provenienti da zone distanti, tendono in genere ad avvicinare il lessico e la grammatica usati al tipo veneziano, rendendo la comunicazione verbale mutualmente intellegibile.

Verbi[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni esempi di verbi in veneto e della loro coniugazione al presente indicativo:

  • Verbo èsar/eser(e), 'essere': mi (A) son, ti te si / ti ti ze, eło/łu el ze / l'è o eła ła ze / l'è, nialtri simo/semo, vialtri sì, łori i ze/è o łore łe ze / l'è.
  • Verbo gavèr/gavere, 'avere': mi (A) go, ti te ghe/ga, eło/łu el ga o eła ła ga, nialtri gavimo/ghemo/gavemo, vialtri gavì, łori/łuri i ga o łore łe ga.
  • Verbo catar/catare, 'trovare': mi (A) cato, ti te cati, eło/łu el cata o eła ła cata, nialtri catimo/catemo, vialtri caté, łori i cata o łore łe cata.

Alcuni verbi in veneto hanno un'estensione semantica diversa rispetto ai corrispondenti in italiano: per esempio catar ('trovare') viene usato in frasi come «Go catà ła pena che gavevo perdesto» ('Ho trovato la penna che avevo perduto'), ma mai in una frase come 'Trovo bella questa ragazza' («Sta fioła/toza/puteła ła me par beła»).

Alcuni verbi, in veneto, sono sintagmatici (simili, quindi, ai phrasal verbs inglesi): dopo il verbo è presente un avverbio che ne modifica il significato. Per esempio: Manjar fora (letteralmente "mangiare fuori"), 'sperperare'; cavarse fora (letteralmente "togliersi fuori"), 'abbandonare una situazione divenuta difficile (o che si prevede lo sarà)'; broar sù (letteralmente "scottarsi sopra"), 'lavare le stoviglie'. In altri casi, invece, l'uso degli avverbi (specialmente fora e zo) non modifica il significato del verbo; ad esempio:

  • sentarse zo, 'sedersi';
  • svejarse fora, 'darsi una svegliata';
  • catar fora, 'trovare la soluzione o qualcosa che si riteneva perso o introvabile';
  • sbrigarse fora, 'darsi una mossa';
  • desfar fora, 'distruggere completamente, devastare'.

I giorni della settimana in Macrostandard[modifica | modifica wikitesto]

  • Łuni
  • Marti
  • Mèrcore
  • Zoba
  • Vènare
  • Sabo
  • Doménega

I mesi dell'anno in Macrostandard[modifica | modifica wikitesto]

  • Zenaro
  • Febraro
  • Marzo/marso
  • Apriłe
  • Majo
  • Zunjo
  • Łujo
  • Agosto
  • Setenbre
  • Otobre
  • Novenbre
  • Desenbre

I numeri in Macrostandard[modifica | modifica wikitesto]

  • Uno/un (m.); Una/na (f.): Un pèrsego (Uno); Na strada (Una)
  • Do (m.); Do (f.): Do pèrseghi; Do strade
  • Tre (m.); Tre (f.): Tre pèrseghi; Tre strade
  • Cuatro
  • Sincue
  • Sie/Siè
  • Sete
  • Oto
  • Nove
  • Dieze
  • Ùndeze
  • Dódeze
  • Trèdeze
  • Cuatòrdeze
  • Cuìndeze
  • Sédeze
  • Disete
  • Dizdoto
  • Diznove
  • Vinti
  • Vintiun
  • Vintidó
  • Trenta
  • Cuaranta
  • Sincuanta
  • Sesanta
  • Setanta
  • Otanta
  • Novanta
  • Sento
  • Dozento
  • Miłe/Miła
  • Domiłe/Domiła
  • Diezemiłe/Diezemiła
  • Sentomiłe/Sentomiła
  • Un miłion
  • Un miłiardo

Differenze lessicali[modifica | modifica wikitesto]

La lingua veneta include molti termini derivati da lingue come il greco, lo sloveno, il tedesco, l'arabo, i cui corrispettivi in italiano hanno un'origine diversa, come:

Veneto etimo in veneto Italiano etimo in italiano
àmia / àmeda (LA) amĭtam, 'sorella del padre' zia (EL) ϑεῖος, poi nel (LA) tardo thium
ancuò (ancoi / oncò / 'ncuoi / incoi / uncuò) (LA) hunc + hodie oggi (LA) hodie
arfiàr (LA) re-flare respirare (LA) re-spirare
armełìn (LA) Armenīnum ('frutto proveniente dell'Armenia') albicocca (AR) al-barqūq che attraverso il greco proviene dal (LA) praecoquum, 'precoce', riferito ai frutti primaticci
articioco (AR) dialettale al-qaršūf, che continua nell'antico toscano arcaciocco, divenuto, per dissimilazione, articiocco (cfr alcarchofa) carciofo stessa etimologia del veneto, (AR) dialettale al-qaršūf, ma con perdita dell'articolo iniziale arabo (cfr (CA) carxofa)
bàgoło (LA) baculum=bastoncino confusione, divertimento, chiasso
bałengo (FRO) bellinc traballante, incerto (cosa); balordo, eccentrico (pers.)
becaro / bechèr dal toscano becco, di etimo incerto, 'maschio della capra' macellaio (ma anche beccaio) (LA) macellarius
bioto goto blauts, 'nudo' nudo (LA) nudum
łizarda (XNO) lusard, (FRO) lesard lucertola (LA) lacertam
bizata (LA) bēstiam, come in (IT) biscia anguilla (LA) anguillam (diminutivo di anguis, 'serpente')
bòvoło dal diminutivo del (LA) bovem, 'bue', quindi "animaletto con le corna" lumaca (LA) tardo *limacam, per il classico limacem, 'lumaca, chiocciola'
bonbo / zbonbo probabilmente voce onomatopeica fradicio (LA) fracĭdus, con metatesi
broar(e) / zbroar(e) ustionare, scottare, bollire
broło (LA) medievale broilum, di etimo assai dibattuto (forse di origine germanica o celtica[58]) frutteto (il termine brolo è ormai caduto in disuso e sopravvive solo come termine tecnico in riferimento alla storia e architettura medievale) dal (LA) fructum
bronsa brace, carboni ardenti
broza probabilmente lo stesso etimo di galabroza, diffuso anche in molti dialetti settentrionali, di origine dibattuta brina (LA) pruinam
bruscàndoło /bruscanzoło germoglio di luppolo
bruscar / zerpir potare
bruschin bruschetto, spazzola
buto / bàmbol germoglio
całigo / caliden / caliven (LA) caligĭne(m) nebbia (LA) nebŭla
càneva cantina
canton (LA) cantus angolo
capeta / capeton capsula esplosiva
carega/ cariega (LA) cathēdra sedia
catar(e) (LA) captare trovare
ciàcołe chiacchiere
ciapar(e) (LA) capŭlare, derivato di capŭlus 'cappio' prendere
cìcara / -chera/ cicra dallo spagnolo jícara (anticamente xícara), a sua volta da un termine azteco indicante il guscio di un frutto usato come ciotola tazzina, chicchera
co (LA) cum quando
copar(e) (IT) accoppare uccidere (LA) occīdĕre (< ob+caedĕre) «uccidere/tagliare»
còtoła voce di origine germanica, che attraverso il (FR) cotte continua nell'italiano cotta gonna, sottana
cuciaro / guciaro / sculier(o) / scujero / scojero cucchiaio
endeguro / łigaor / luzert ramarro
goto, bicer(e) (LA) guttus bicchiere
insìa (LA) in+exita uscita
jarìn / giarin ghiaia fine, ghiaìno
larìn / fogołaro / foghèr (LA) lares, "focolare"; (ETT) lar, "padre" focolare, caminetto
mustaci (EL) μουστάκι (mustàki) baffi
muso asino
naransa dall'arabo narangi, attraverso lo spagnolo arancia
nogara / noghera / nozara / noze il noce
nome (che) / dome (che) / noma / solche solo, solamente, soltanto
obén...obén o...o; o...oppure
par omo ciascuno, ognuno
pantegana (SL) podgana, o (LA) ponticanus (mus), topo del ponto ratto
piron (EL) πιρούνι (pirùni) forchetta
pocio / tocio sugo, salsa, residuo impuro di un liquido
sata zampa
savata ciabatta
sbregar(e) dal gotico brikan, correlato al moderno inglese break e moderno tedesco brechen strappare
sciantizo scintilla; lampo, fulmine
sgrezenda / sceza / sgenda scheggia
sghiràt (GRC) , (EL) σκίουρος (skìuros) scoiattolo
snjape / snjapa / graspa (DE) Schnaps liquore, grappa
sgorlar, scorlar(e) (LA) ex+crollare scuotere
siera (LA) cara aspetto, cera (aver una brutta cera) (LA) aspectus, cara
sinjàpoła / barbastrejo / nòtoła pipistrello
sopa/ slota/ topa / sloto zolla
scoa / spasaòra / granadèło scopa
spiansar/ springar/ bearar(e) irrigare i campi
schei [dalla legenda su monete austriache] (DE) scheide münze soldi (LA) sŏlĭdus
strucar(e) deriva dal gotico, correlato al tedesco moderno drücken premere, spremere
supiar / fisciar (LA) sufflare (sub+flare) fischiare / soffiare
tacon toppa, rattoppo
tamizo setaccio
tardigar(e) tardare, fare tardi, essere/fare ritardo
tecia (LA) tecula pentola
tega baccello
toco pezzo, parte
tortor / periòto / inpìria imbuto
tozo / tozat(o) / butel(o) / putel(o) / fio ragazzo
trincar(e) (DE) trinken tracannare
usta fiuto
vaneza aiuola, campo, podere
vegro terreno incolto
vèrzar(e)/ verder aprire
véscia/ vìscioła / viscia scudiscio, verga
veza / bota / caretel botte
vanpaóra / ciavega chiusa per fossi
vizeła / vénja / vinjal vigna

Parole italiane di origine veneta[modifica | modifica wikitesto]

  • Ballottaggio da bałote, le «palline» usate nell'elezione del doge di Venezia, che nell'ultimo sorteggio venivano estratte da un bambino scelto in piazza San Marco (anche oggi in zone della bassa Padovana e Veronese, il bambino, soprattutto se paffuto viene chiamato bałota)
  • Amolo, il frutto della prunus cerasifera, dal veneto àmoło
  • Arsenale, attraverso il veneto arsenal dall'arabo dar as-sina'ah, 'casa della fabbricazione, dell'industria' (come anche in darsena)
  • Ciao, dal veneto sciavo (schiavo), abbreviazione di sciavo vostro, schiavo vostro, inteso come sono schiavo tuo, sono al tuo servizio;
  • Ditta: dal veneto dita, con cui nei contratti commerciali si indicava una compagnia commerciale già nominata in precedenza (cfr. "la sopraddetta", "la suddetta" etc.) [59]
  • Gazzetta, quotidiano veneziano che prendeva il nome dal prezzo necessario all'acquisto (una Gazeta, moneta della Repubblica di Venezia)
  • Ghetto: il ghetto di Venezia fu costruito presso una fonderia, come riferisce Marin Sanudo, chiamata in veneziano gèto, cioè "getto", la colata di metallo fuso, che probabilmente gli ebrei di origine germanica pronunciavano ghèto.[60][61] Un'altra possibile origine è dalla parola ghett che in lingua yiddish, parlata dagli ebrei del tempo, significa "divorzio" o "separazione".[61]
  • Giocattolo, italianizzazione di zugàtolo: la vecchia parola italiana era "balocco"[senza fonte]
  • Gondola
  • Lido[senza fonte]
  • Laguna[senza fonte]
  • Lazzaretto l'isola del Lazzaretto vecchio, famosa per il monastero di Santa Maria di Nazareth chiamata anche Nazarethum,dove i lebbrosi e gli ammalati di peste venivano condotti
  • Marionetta, diminutivo di mariona, una delle "marie" di legno, una sorta di ex voto offerto dalla Serenissima alla Vergine, che secondo una leggenda avrebbe miracolosamente strappato dalle mani di pirati barbareschi dodici belle fanciulle veneziane[62]
  • Pantaloni, attraverso il francese pantalons, chiamati così perché indossati da Pantalone, nota maschera veneziana della Commedia dell'arte. Il nome di Pantalone è la versione veneziana di Pantaleone, nome di origine greca
  • Regata
  • Quarantena, riferito ai 40 giorni di isolamento di navi e persone prima di entrare nella città di Venezia nel periodo dell'epidemia di peste nera
  • Gnocchi dal veneto njoco, 'protuberanza, gnocco', forse dal longobardo knohhil, 'nodo nel legno'[63] o dal latino nucleum, 'nòcciolo'[64]
  • Scampi
  • Zecchino dal nome di una moneta d'oro veneziana poi usata in tutta Italia [65][66]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Venetian, Ethnologue. URL consultato il 24 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).
  2. ^ a b c d Il dato indica i discendenti di origine veneta. Non quanti effettivamente parlino il veneto.
  3. ^ a b (EN) James Minahan, Encyclopedia of the Stateless Nations: S-Z, Greenwood, pp. 1987-1988.
  4. ^ (EN) Dati Ethnologue, Ethnologue. URL consultato il 24 agosto 2015.
  5. ^ a b Circa il 60%[3] dei 3 600 000[3]-3 800 000[4] di aveneti e altri italiani non risiedenti in Veneto, nel 2002.
  6. ^ Giacomo Devoto e Gabriella Giacomelli, I dialetti delle regioni d'Italia.
  7. ^ Francesco Avolio, Lingue e dialetti d'Italia.
  8. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  9. ^ (EN) Venetian, in Ethnologue. URL consultato il 20 marzo 2018.
  10. ^ (EN) Glottolog 3.2 - Venetian, su glottolog.org. URL consultato il 20 marzo 2018.
  11. ^ Italiani all'estero, Italian Network. URL consultato il 24 agosto 2015.
  12. ^ Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Laterza, 2013, p. 5, ISBN 978-88-5930-006-9.
  13. ^ Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Laterza, 2009.
    «I dialetti italiani sono dunque varietà italo-romanze indipendenti o, in altre parole, dialetti romanzi primari, categoria che si oppone a quella di dialetti secondari. Sono dialetti primari dell'italiano quelle varietà che con esso stanno in rapporto di subordinazione sociolinguistica e condividono con esso una medesima origine (latina). Dialetti secondari di una data lingua si dicono invece quei dialetti insorti dalla differenziazione geografica di tale lingua anziché di una lingua madre comune.».
  14. ^ Mario Doria, Né friulano, né triestino. Il Vocabolario fraseologico del dialetto «bisiàc», 1985.
  15. ^ Carla Marcato, La venetofonia in Friuli Venezia Giulia, n. 34, Studi italiani di Linguistica Teorica e Applicata, 2005, pp. 509-515.
  16. ^ Storia del dialetto triestino, su venetostoria.wordpress.com.
  17. ^ Andrea Ioime, L'eredità dell’esilio: vip e debiti, in Il Friuli, 16 febbraio 2019.
    «Dati ufficiali non ce ne sono, ma secondo le stime delle associazioni, almeno 60mila esuli istriano-dalmati, e i loro discendenti, sono residenti nella nostra regione: due terzi a Trieste, 10mila a Udine, altrettanti a Gorizia».
  18. ^ Fonte: Elaborazione a cura del Servizio statistica RAFVG (Regione Autonomia Friuli-Venezia Giulia), Comuni di lingua slovena in Provincia di Gorizia (PDF), su Regione Friuli Venezia Giulia. Comuni di lingua friulana in Provincia di Gorizia, su Regione Friuli Venezia Giulia.
  19. ^ Sabine Heinemann, Manuale di linguistica friulana, Graz, Karl-Franzens-Universität, 2015.
  20. ^ Questo è il risultato delle ricerche di Federico Vicario, linguista, docente universitario e presidente della Società Filologica friulana, che si è occupato a più riprese di questo dialetto, quale docente di linguistica all'Università di Udine. Udinese, un dialetto in via di estinzione, su ilfriuli.it. URL consultato l'8 aprile 2019.
    «Non è una questione «politica», ma anagrafica. Il dialetto veneto parlato a Udine, per secoli tratto distintivo delle classi «agiate», è in via di «esaurimento». Nonostante sia stato inserito addirittura in una legge regionale di tutela (la n. 5 del 17/2/2010) assieme alle altre varianti parlate in regione, questo «veneto coloniale» o «di imitazione» ha iniziato un lento declino, partito già alla fine della Seconda guerra. I conti son presto fatti: gli ultimi superstiti di questa specie di «orgoglio cittadino» sono nati nel periodo che va dagli anni ’20 ai ’40. E quindi, anche augurando una vita lunga, anzi lunghissima, agli ultimi alfieri del vustu, gastu e via dicendo, il suo destino è segnato. (…) Parlare udinese — spiega Federico Vicario, presidente della Filologica friulana, che si è occupato dell’argomento a più riprese — era una questione di prestigio legata alla «capitale», cioè Venezia. Era la lingua di chi aveva assunto usi e leggi altrui, ed è diventata nel tempo quella del Centro, della Udine delle botteghe. Con la trasformazione di Venezia in capitale mondiale turistica, quel tipo di prestigio è sparito.».
  21. ^ a b c Flavia Ursini, Dialetti Veneti, in Enciclopedia dell'italiano, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2011. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  22. ^ ESPIRITO SANTO, LO STATO PIU' VENETO DEL BRASILE, su www2.regione.veneto.it (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2004).
  23. ^ Estatísticas ítalo-brasileiras, su italianossa.com.br.
  24. ^ [1], https://www.duo.uio.no/bitstream/handle/10852/25849/MASTEROPPGAVExIxSPANSKxHFxVxRx2011.pdf?sequence=1 Italianismos en el habla de la Argentina: herencia de la inmigración italiana (Spagnolo) pp11,12.
  25. ^ [2] Archiviato il 16 settembre 2017 in Internet Archive. http://www.federacioncava.com.ar Archiviato il 16 settembre 2017 in Internet Archive. Comité de las Asociaciones Venetas de Argentina, (Spagnolo).
  26. ^ Annuario statistico 2008, ASTAT, Bolzano 2008, p. 107, in base ai registri anagrafici comunali.
  27. ^ Italiaestera.net - ITALIANI ALL'ESTERO: Un gruppo di origine veneta dalla Romania ricevuto a Palazzo Balbi
  28. ^ Laura Collodi e Giacomo Devoto, Inchiesta Rai, su Youtube, 1969.
  29. ^ Legge regionale n. 5 del 17-02-2010 - Regione Friuli - Venezia Giulia (PDF), su crdc.unige.it. URL consultato il 24 aprile 2015.
  30. ^ (EN) Interactive Atlas of the World's Languages in Danger, UNESCO. URL consultato il 24 agosto 2015.
  31. ^ Legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007. Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto, su bur.regione.veneto.it. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  32. ^ Legge regionale 17 febbraio 2010, n. 5. Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia, su bur.regione.veneto.it. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  33. ^ Legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007, BUR del Veneto n. 37 del 17/04/2007.
    «Le specifiche parlate storicamente utilizzate nel territorio veneto e nei luoghi in cui esse sono state mantenute da comunità che hanno conservato in modo rilevante la medesima matrice costituiscono il veneto o lingua veneta. (art. 2)».
  34. ^ Legge regionale Friuli-VG dell'8 settembre 1981, n. 68, "Interventi regionali per lo sviluppo e la diffusione delle attività culturali", su lexview-int.regione.fvg.it.
  35. ^ 1. In attuazione dell'articolo 9 della Costituzione in armonia con i principi internazionali di rispetto delle diversità culturali e linguistiche, la Regione valorizza i dialetti di origine veneta individuati all'articolo 2 (…).
  36. ^ Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia, su Regione Friuli Venezia Giulia.
  37. ^ Sentenza Corte Costituzionale nr. 81 del 2018.
  38. ^ Minoranza autoctona italiana in Croazia, su Governo Italiano. Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. URL consultato l'8 aprile 2019.
  39. ^ Instituto de Investigação e Desenvolvimento em Política Linguística: Copia archiviata, su ipol.org.br. URL consultato il 19 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 13 marzo 2013).
  40. ^ Legge municipale num. 2615/2009 [collegamento interrotto], su serafinacorrea.rs.gov.br. URL consultato il 15 agosto 2016.
  41. ^ Giuseppe Boerio, Dizionario del dialetto veneziano, Venezia 1867, p. 8. Consultabile su Google Books
  42. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti, in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, p. 12.
  43. ^ Docente di Filologia e linguistica romanza presso l'università eCampus
  44. ^ a b Lorenzo Renzi e Alvise Andreosi, Manuale di linguistica e filologia romanza, nuova edizione, Bologna, Il Mulino, 2015, pp. 44-45.
  45. ^ Dialogo de Cecco Di Ronchitti da Bruzene in perpuosito de la stella nuova, su Unione Astrofili Italiani.
  46. ^ Alberto Zamboni, Le caratteristiche essenziali dei dialetti veneti, in Manlio Cortelazzo (a cura di), Guida ai dialetti veneti, Padova, CLEUP, 1979, pp. 18-19.
  47. ^ a b Lidia Flöss, I nomi locali dei comuni di Novaledo, Roncegno, Ronchi Valsugana (PDF), Provincia autonoma di Trento. URL consultato l'8 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 13 marzo 2013).
  48. ^ Nicola Zingarelli, Dialetti d'Italia, in Vocabolario della Lingua Italiana, 11ª edizione, Bologna, Zanichelli, gennaio 1984, p. 542.
  49. ^ a b Traduttore Archiviato l'11 giugno 2010 in Internet Archive. Da Lingua Veneta a cura del Consiglio Regionale del Veneto
  50. ^ http://www.bibione-appartamenti.com/bibione-verso-il-friuli/
  51. ^ a b Brunelli Michele, Manual Gramaticałe del Vèneto e łe so Varianti, su leolibri.it.
    Michele Brunelli, Pasin paseto. Vari gradi di normalizzazione per il veneto, in Atti della Conferenza «Dal parlar al scrivar» maggio 2016, Udine, Società Filologica Friulana, (in pubbl. 2017).
  52. ^ Curriculum (PDF), su repubblica.org.
  53. ^ Lo standard ortografico veneto con le sue norme può essere consultato qui: [3].
  54. ^

    «I pronomi clitici sono presenti in tutte le lingue romanze senza nessuna eccezione»

    ( Lorenzo Renzi e Alvise Andreose, Manuale di linguistica e filologia romanza, nuova edizione, Bologna, Il Mulino, 2015, p. 160.)
  55. ^

    «I dialetti italiani settentrionali comprendono le varietà parlate nel Piemonte, nella Liguria, nella Lombardia, nel Trentino, nel Veneto e, infine, nell'Emilia e nella Romagna»

    ( Lorenzo Renzi e Alvise Andreose, Manuale di linguistica e filologia romanza, nuova edizione, Bologna, Il Mulino, 2015, p. 57.)
  56. ^ Lorenzo Renzi e Alvise Andreose, Manuale di linguistica e filologia romanza, nuova edizione, Bologna, Il Mulino, 2015, p. 57. Il grassetto è degli autori.
  57. ^ Flavia Ursini, Morfologia, su Veneti (dialetti), Enciclopedia dell'Italiano (Treccani), 2011. URL consultato il 7 agosto 2020.
    «Il capitolo dei pronomi personali è interessante per alcune particolarità che rendono i dialetti veneti più simili agli altri dialetti settentrionali (e, per alcuni aspetti, al francese) che all’italiano. Il fatto più rilevante è l'uso, in alcuni casi obbligatorio, di una serie di pronomi soggetto atoni, detti proclitici (➔ clitici) perché si appoggiano alla parola che segue.».
  58. ^ brolo, su www.etimo.it. URL consultato il 17 settembre 2020.
  59. ^ Garzanti Linguistica Ditta, De Agostini. URL consultato il 2 giugno 2019.
  60. ^ Ghetto, su wikitecnica.com.
    «[...] bisognerà mandarli tutti a star in Geto nuovo, ch'è come un castello, e far ponti levadori et serar il muro; abino solo una porta la qual etiam la serano et stagino lì. (M. Sanudo.
  61. ^ a b I 500 anni del Ghetto di Venezia 1516-1797 (PDF), su it.pearson.com.
  62. ^ Dal dizionario etimologico
  63. ^ gnocco in Vocabolario - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 3 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2019).
  64. ^ gnocco, su www.etimo.it. URL consultato il 17 settembre 2020.
  65. ^ zecchino in Vocabolario - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 3 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2018).
  66. ^ Etimologia : zecca;, su www.etimo.it. URL consultato il 3 giugno 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elisabeth Crouzet Pavan, Venezia trionfante, gli orizzonti di un mito , Editore Enaudi, Torino 2001;
  • Storia di Venezia 1797-1997, Giuseppe de Stefano-G.Antonio Palladini, vol II, Supernova, Venezia, 1997;
  • Esiste la lingua Veneta?, Gianfranco Cavallarin, Est Ediçòs;
  • Parlarveneto, Gianna Marcato, Edizioni del Riccio;
  • "Gli Ultimi Veneti", Gianfranco Cavallarin, Panda Edizioni.
  • Walter Basso, Dino Durante, Nuovo dizionario: veneto-italiano etimologico-italiano-veneto : con modi di dire e proverbi, CISCRA, 2000
  • Hans-Jost Frey e Fondazione Giorgio Cini, Per la posizione lessicale dei dialetti veneti, in Civiltà veneziana - Quaderni dell'Archivio linguistico veneto, vol. 1, Olschki, ISBN 9788822205254.
  • Vocabolario veneziano e padovano, co' termini e modi corrispondenti toscani, Gasparo Patriarchi, 1821, disponibile su Internet Archive.
  • Lorenzo Renzi, Alvise Andreose, Manuale di linguistica e filologia romanza, Bologna, Il Mulino, 2003 (prima edizione); 2015 nuova edizione aggiornata e riveduta.

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