Lingue slave

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Lingue slave
Regioni Europa centro-orientale ed orientale
Persone circa 300.000.000[1]
Classifica non nelle prime 100
Scrittura Alfabeto latino, Alfabeto cirillico
Filogenesi Indoeuropeo
 Lingue slave
Suddivisioni Lingue slave occidentali
Lingue slave orientali
Lingue slave meridionali
Codici di classificazione
ISO 639-2 sla
ISO 639-5 sla
Mappa delle lingue slave in Europa

Le lingue slave sono un gruppo di idiomi appartenenti alla famiglia delle lingue indoeuropee. Vengono, a volte, inserite nell'ipotetica sottofamiglia delle lingue balto-slave a causa di molteplici similitudini isoglottiche con le lingue baltiche, sebbene non vi siano altri tipi di legami tra i due gruppi. Alcuni studiosi non accettano questo accorpamento, in quanto i due gruppi si sono evoluti indipendentemente l'uno dall'altro[2].

Le lingue slave sono parlate da oltre 300 milioni di persone abitanti in Europa centro-orientale e balcanica, nonché da un folto gruppo di emigrati in tutto il mondo. Alcune lingue slave usano l'alfabeto latino con alcuni segni diacritici (sloveno, croato), altre quello cirillico (bulgaro, serbo), con variazioni minime tra una lingua e l’altra.

Sulla base delle lingue slave sono stati creati diversi linguaggi artificiali che possono essere compresi da coloro che parlano almeno una lingua slava, e il più diffuso dei quali è lo slovio.

Suddivisioni[modifica | modifica sorgente]

Gli studiosi dividono le lingue slave in tre gruppi principali, di cui alcuni si dividono ulteriormente in sottogruppi:

Alcuni linguisti ritengono che sia esistito anche un gruppo di lingue slave settentrionali. Il dialetto dell'antica Novgorod all'interno dell'antico russo può aver riflesso alcune idiosincrasie di questo presunto gruppo. D'altra parte, il termine "slavo settentrionale" viene usato anche per combinare le lingue slave occidentali ed orientali in un solo gruppo da contrapporsi a quelle meridionali.

La divisione tripartita delle lingue slave non tiene conto dei dialetti parlati di ogni lingua. Tra questi, alcuni cosiddetti dialetti di transizione e dialetti ibridi spesso fungono da collegamento tra lingue differenti, dimostrando similitudini che non emergono quando si comparano le lingue standard.

Anche se le lingue slave si sono suddivise da una comune protolingua più tardi di ogni altro gruppo di lingue indoeuropee, esistono sufficienti differenze tra i vari dialetti e lingue slave per rendere difficile la comunicazione tra locutori di diverse aree slave. All'interno delle singole lingue, i dialetti possono variare di poco, come quelli russi, o presentare grandi differenze, come quelli sloveni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Radici comuni[modifica | modifica sorgente]

Tutte le lingue slave discendono dal proto-slavo, la loro protolingua unitaria.

I linguisti storici più importanti (Oswald Szemerényi, August Schleicher) postulano che il proto-slavo sia derivato a sua volta dal proto-balto-slavo, un antenato comune di proto-slavo e proto-baltico. Secondo questa teoria, l'Urheimat del proto-balto-slavo si trovava nei territori circostanti l'odierna Lituania in un qualche momento dopo che la comunità linguistica indoeuropea si era separata in differenti regioni dialettali (all'incirca 3000 a.C.). I locutori slavi e baltici condividebbero almeno 289 parole che potrebbero provenire da quella ipotetica proto-lingua. Il processo di separazione del proto-slavo dal proto-baltico sarebbe avvenuto circa nel 1000 a.C.

Alcuni linguisti dei paesi baltici hanno tradizionalmente sostenuto che il gruppo slavo differisca così radicalmente dal vicino gruppo baltico che non avrebbero potuto condividere un antenato comune dopo la frammentazione del continuum linguistico indoeuropeo circa cinque millenni fa. Questa teoria venne supportata all'inizio del XX secolo da Antoine Meillet, soprattutto perché si è rilevato che le lingue baltiche orientali (lituano e lettone) presentano più affinità con il gruppo slavo rispetto alle lingue baltiche occidentali (antico prussiano). Perciò una teoria diffusa è la visione delle lingue baltiche e delle lingue slave come gruppi indoeuropei separati, ma intrecciati in un continuum dialettale, privo di netti confini linguistici e le affinità e somiglianze tra i due gruppi sarebbero dovute al continuo contatto linguistico.

Evoluzione delle lingue slave[modifica | modifica sorgente]

L'imposizione dell'antico slavo ecclesiastico agli slavi di religione ortodossa avvenne spesso alle spese dei dialetti locali. Lockwood, un indoeuropeista, afferma: "(L'antico slavo ecclesiastico) è rimasto in uso fino ai tempi moderni, ma è stato influenzato sempre di più dalle lingue vive ed in evoluzione, in modo che si possano distinguere varietà bulgare, serbe e russe. L'uso di un tale mezzo di comunicazione impedì lo sviluppo delle lingue locali per scopi letterari e i primi tentativi avvennero in uno stile misto". Lockwood inoltre nota che queste lingue si sono arricchite acquisendo i termini per i concetti astratti dal vocabolario dell'antico slavo ecclesiastico. La situazione nei paesi cattolici, dove il latino era più importante, era diversa. Il poeta rinascimentale Jan Kochanowski e gli scrittori del barocco croato del XVI secolo scrivevano nei loro rispettivi dialetti (anche se il polacco aveva ampiamente assimilato termini dal latino come il russo dall'antico slavo).

Nonostante l'antico slavo ecclesiastico avesse soffocato la letteratura vernacolare, tuttavia favorì l'attività letteraria slava e promosse l'indipendenza linguistica da influenze esterne. Solo la tradizione letteraria vernacolare croata si è accordata con quella slavo ecclesiastica nel tempo. Iniziò con il Codice Vinodol ed è continuata attraverso il Rinascimento fino alla codificazione della lingua croata nel 1830, anche se molta della letteratura tra il 1300 ed il 1500 veniva scritta nello stesso stile misto che prevaleva in Russia e negli altri paesi. Il più importante documento della prima letteratura croata è la Tavola di Baška della fine del XI secolo. È una larga tavoletta di pietra ritrovata nella piccola chiesa di Santa Lucia dell'Isola di Veglia - oggi croata - , contenente un testo scritto prevalentemente in čakavo, oggi un dialetto del croato, scritto in glagolitico croato. L'indipendenza di Ragusa facilitò la continuità della tradizione. Le lingue degli slavi cattolici si avvicinarono pericolosamente all'estinzione in varie occasioni. Il polacco venne attestato la prima volta nel XIV secolo; prima la lingua d'amministrazione era il latino. Il ceco era continuamente in pericolo di venire cancellato dal tedesco e le lingue lusaziane (superiore ed inferiore) parlate solo in Germania hanno quasi lasciato totalmente il passo al tedesco. Sotto l'influenza tedesca ed italiana, lo sloveno era relegato a lingua regionale parlata dai contadini, e venne elevata agli standard della scrittura solo dagli scrittori protestanti nel XVI secolo.

Le influenze più recenti seguono tutte lo stesso schema generale nelle lingue slave come da tutte le altre parti, e sono regolate dalle relazioni politiche degli slavi. Nel XVII secolo la lingua dei borghesi russi (delovoj jazyk) assorbì parole tedesche attraverso contatti diretti tra i russi e le comunità tedesche in Russia. Nell'era di Pietro il Grande, gli stretti contatti con la Francia attirarono una grande quantità di prestiti e di calchi dal francese, una significante parte dei quali non solo è sopravvissuta ma ha anche rimpiazzato i vecchi prestiti antico-slavi. Il russo, a sua volta, influenzò la maggior parte delle letterature slave in un modo o nell'altro nel XIX secolo. Gli scrittori croati prendevano in prestito liberamente parole ceche, mentre a loro volta gli scrittori cechi, tentando di rivitalizzare la loro lingua morente prendevano in prestito molte parole (es. vzduch, aria) dal russo. Un ruolo più diretto il russo lo ebbe con il bulgaro, dove le parole russe vennero importate in massa per rimpiazzare i prestiti turchi e greci, cosicché ci sono parole in bulgaro che hanno un'impronta di base fonetica russa (cioè hanno una struttura fonetica inusuale per la lingua bulgara o per le lingue slave meridionali in generale).

Differenziazione delle lingue slave[modifica | modifica sorgente]

Il proto-slavo esisteva approssimativamente verso la metà del primo millennio d.C. Intorno al VII secolo, si era diviso in grandi zone dialettali.

Non ci sono ipotesi realistiche sulla natura della successiva divisione degli slavi occidentali e meridionali. Generalmente si ritiene che il gruppo slavo orientale si sia fuso in una lingua antico russa, e che quest'ultima sia esistita almeno fino al XII secolo. Si crede oggi che gli slavi meridionali siano arrivati nella penisola balcanica in due ondate, e che tra di loro ci fosse una numerosa popolazione di valacchi.

La differenziazione linguistica ricevette una grande spinta dalla dispersione dei popoli slavi su un grande territorio, che in Europa centrale eccedeva i confini degli odierni stati slavofoni. I documenti scritti del IX, del X e dell'XI secolo possiedono già alcune caratteristiche linguistiche locali. Ad esempio i monumenti di Freising mostrano una lingua che contiene alcuni elementi fonetici e lessicali peculiari dei dialetti sloveni (es. rotacismo, la parola krilatec).

Il movimento degli slavofoni nei Balcani, nei secoli del declino dell'Impero bizantino espanse l'area delle parlate slave ma le scritture precedenti sopravvissero in quest'area. L'arrivo in Pannonia nel IX secolo delle popolazioni magiare interpose una seconda popolazione non-slava tra gli slavi occidentali e quelli meridionali, recidendo così la connessione tra gli slavi nella Croazia bianca (o Crobazia, nell'odierna Polonia) e la Serbia bianca (o Sorabia, nell'attuale Lusazia, in Germania) e gli slavi meridionali, croati e serbi. Le conquiste dei Franchi completarono la separazione geografica tra questi due gruppi, recidendo la connessione tra gli slavi in Moravia e la Bassa Austria (Moravi) da quelli dell'odierna Stiria, Carinzia, Tirolo orientale in Austria e delle province della moderna Slovenia, dove gli antenati degli sloveni si stabilirono durante la prima colonizzazione.

Caratteristiche comuni[modifica | modifica sorgente]

  • Morfologia fusiva
  • Conservazione della maggior parte dei casi indoeuropei (la maggior parte delle lingue slave ha sei-sette casi a seconda che abbiano il vocativo o meno, ad eccezione del bulgaro e del macedone che non ne hanno alcuno)
  • Pertinenza dell'aspetto nella coniugazione dei verbi
  • Larghi inventari di consonanti (specialmente sibilanti)
  • Scarsa ricchezza fonetica di vocoidi
  • Palatalizzazione fonematica
  • Gruppi consonantici complessi, come il russo встреча (vstreča) "incontro" o il polacco bezwzględny "assoluto".

Influenza sulle lingue vicine[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle lingue dell'ex Unione Sovietica, della Russia e dei paesi adiacenti (per esempio il mongolo) sono stati significativamente influenzati dal russo, specialmente nel vocabolario. Ad occidente, il romeno e l'ungherese testimoniano l'influenza delle vicine nazioni slave specialmente nel lessico del commercio e dei trasporti, ovvero le maggiori innovazioni culturali ai tempi in cui i contatti su larga scala avvenivano raramente.

Nonostante siano state a lungo vicine, le lingue germaniche non mostrano una significante influenza slava. Max Vasmer ha osservato che non ci sono prestiti slavi nel germanico comune, ad esempio. La sola lingua germanica che mostra una rilevante influenza slava è l'yiddish. Ci sono però prestiti slavi isolati nelle singole lingue germaniche. Un esempio di prestito slavo è la parola per "confine", tedesco moderno Grenze, olandese grens dallo slavo comune *granica. L'inglese deriva quark (un tipo di formaggio, non la particella subatomica) dal tedesco Quark, che è stato derivato a sua volta dallo slavo tvarog, che significa "caglio". Lo svedese ha inoltre torg (piazza del mercato) dall'antico russo tŭrgŭ,[3] tolk (interprete) dall'antico slavo tlŭkŭ,[4] e pråm (chiatta) dallo slavo occidentale pramŭ.[5]

Robot si trova ormai in molte lingue diffuse nel mondo.

Una parola slava ben conosciuta in quasi tutte le lingue europee è vodka, un prestito dal polacco wódka (pronunciato /vutka/) o dal russo водка (vodka), letteralmente "piccola acqua, acquetta", dallo slavo comune voda (acqua, parente dell'inglese water e del tedesco Wasser, del greco hydor e del latino unda), con la desinenza diminutiva -ka.[6] La parola vampiro è stata presa in prestito (forse attraverso il francese vampire) dal tedesco Vampir, a sua volta preso in prestito nel primo XVIII secolo[7] dal serbo вампир/vampir.[7][8][9]

Lista delle lingue slave con i codici ISO 639 e SIL[modifica | modifica sorgente]

La seguente lista deriva per la maggior parte dai risultati di Ethnologue per le lingue slave.[10] Quando presenti, include i codici ISO 639-1 e ISO 639-2 così come il codice SIL. L'ISO 639-2 possiede anche il codice sla per un uso generalizzato per le lingue slave che non possiedono un proprio codice.

Protolingua:

Lingue slave orientali:

  • Bielorusso - (ISO 639-1: be; ISO 639-2: bel;SIL: bel)
  • Ucraino - (ISO 639-1: uk; ISO 639-2: ukr; SIL: ukr)
  • Russo - (ISO 639-1: ru; ISO 639-2, rus; SIL: rus)
  • Ruteno - (ISO 639-2: sla; SIL: rue)

Lingue slave occidentali:

Lingue slave meridionali:

  • Gruppo occidentale
    • Serbo (ISO 639-1: sr; ISO 639-2/3: srp; SIL: srp)
      • Montenegrino - non riconosciuto sempre come parte separata del serbo.
    • Sloveno - (ISO 639-1: sl; ISO 639-2: slv; SIL: slv)
    • Croato - (ISO 639-1: hr; ISO 639-2/3: hrv; SIL: hrv)
    • Bosniaco - (ISO 639-1: bs; ISO 639-2: bos; ISO/FDIS 639-3: bos)
  • Gruppo orientale
    • Macedone - (ISO 639-1: mk; ISO 639-2(B): mac; ISO 639-2(T): mkd; SIL: mkd)
    • Bulgaro - (ISO 639-1: bg; ISO 639-2: bul; SIL: bul)
    • Antico slavo ecclesiastico - estinto (ISO 639-1: cu; ISO 639-2: chu; SIL: chu)

Lingue soprannazionali

  • Slavo ecclesiastico, derivato dall'Antico slavo ecclesiastico, ma con delle sostituzioni significanti del vocabolario originale da forme dell'Antico russo e altre forme regionali. La Chiesa ortodossa bulgara, russa, polacca, macedone, serba, e anche continuano ad usare lo slavo ecclesiastico come lingua liturgica. Nelle Chiese cattoliche di rito bizantino dei paesi slavi lo slavo ecclesiastico è usato nella liturgia in alternativa alle lingue nazionali moderne.

Un antico testo di una messa in slavo ecclesiastico sopravvive in Croazia ed in Repubblica Ceca, meglio conosciuto attraverso il suo rifacimento musicale da parte di Leoš Janáček (la Messa glagolitica).

Pidgin

Lingue artificiali a base slava

  • Slovio
  • Lydnevi
  • Naŝissa (našica, nashian, nasisk)
  • Sievroskuo sevorian
  • Slaveni
  • Slavisk
  • Vozgian
  • Meżduslavianski
  • Glagolica
  • Proslava
  • Ruslavsk

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Elenco di lingue parlate nel mondo/altre stime
  2. ^ [1] Ethnologue Scheda sull'Indoeuropeo in cui il gruppo slavo e quello baltico sono trattati come separati e discendenti direttamente dall'indoeuropeo.
  3. ^ (SV) Elof Hellquist, torg in Svensk etymologisk ordbok, Project Runeberg, 1922. URL consultato il 27 dicembre 2006.
  4. ^ (SV) Elof Hellquist, tolk in Svensk etymologisk ordbok, Project Runeberg, 1922. URL consultato il 27 dicembre 2006.
  5. ^ (SV) Elof Hellquist, pråm in Svensk etymologisk ordbok, Project Runeberg, 1922. URL consultato il 27 dicembre 2006.
  6. ^ (EN) vodka, Online Etymology Dictionary. URL consultato il 18 maggio 2007.
  7. ^ a b (DE) Deutsches Wörterbuch von Jacob Grimm und Wilhelm Grimm. 16 Bde. [in 32 Teilbänden]. Leipzig: S. Hirzel 1854-1960.. URL consultato il 13 giugno 2006.
  8. ^ (FR) Trésor de la Langue Française informatisé. URL consultato il 13 giugno 2006.
  9. ^ Dauzat, Albert, 1938. Dictionnaire étymologique. Librairie Larousse.
  10. ^ Indo-European, Slavic in Language Family Trees, Ethnologue, 2006. URL consultato il 27 dicembre 2006.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]