Aspetto (linguistica)

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L'aspetto verbale (spesso semplicemente aspetto) è una categoria grammaticale che esprime diversi modi in cui è possibile osservare l'articolazione temporale interna della situazione espressa dal verbo.[1][2]

In tal senso, l'aspetto può essere distinto dal tempo. Mentre il tempo verbale indica il momento in cui l'azione espressa dal verbo viene collocata dal parlante (tipicamente in rapporto al momento dell'enunciazione), l'aspetto rileva la scansione interna dell'azione, ad esempio se essa sia considerata come compiuta o in corso.[2] In altre parole, il tempo verbale segnala se un'azione o un evento sono accaduti nel passato, nel presente o nel futuro rispetto al momento dell'enunciazione, mentre l'aspetto segnala la durata dell'evento o il suo inizio o la sua continuazione o il suo completamento o la sua ripetizione ecc.

L'aspetto va poi distinto dall'azionalità: mentre l'aspetto è una categoria legata alle singole forme verbali, l'azionalità (o "aspetto lessicale") è una nozione di matrice semantica, in quanto permette di categorizzare i verbi in base al loro significato intrinseco. Dal punto di vista azionale, alcuni verbi esprimono intrinsecamente azioni puntuali o durative, teliche o ateliche, stative o dinamiche.[3] La confusione tra aspetto e azionalità è favorita dalla coincidenza terminologica che si ha in inglese tra i due concetti (l'aspetto è detto grammatical aspect, mentre l'azionalità è detta lexical aspect).

Una tipica opposizione aspettuale è quella tra aspetto perfettivo e aspetto imperfettivo. La perfettività di un'azione consiste nel suo compimento o, in altre parole, con il perdurare nel presente del suo risultato. L'imperfettività rinvia invece alla descrizione di un'azione dall'interno, senza che risulti esplicitato il suo compimento.[2]

Dall'opposizione aspettuale all'opposizione temporale[modifica | modifica wikitesto]

In generale, tra le lingue naturali la sensibilità verso l'aspetto è più comune che quella verso la mera collocazione temporale. Secondo alcuni autori, il protoindoeuropeo ha conosciuto l'opposizione aspettuale tra perfettivo (espresso dal perfetto) e presente gnomico (espresso dal modo ingiuntivo) prima dell'opposizione temporale tipica del sistema verbale delle lingue naturali moderne. Si ipotizza che questo cambiamento strutturale del sistema verbale sia avvenuto in concomitanza con l'adozione di specifiche marche temporali (vedi Aumento (linguistica)).[2]

L'aspetto nelle lingue moderne[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione del tratto aspettuale può essere affidata ad elementi lessicali o a marche grammaticali (vedi Lessicalizzazione e Grammaticalizzazione). Esempi di elementi lessicali sono nella lingua italiana: l'ingressività (o incoatività, dal latino incohare, 'cominciare') di un'azione è esplicitata attraverso la scelta di uno specifico verbo (arrossire vs. essere rosso: il primo verbo è ingressivo, il secondo esprime duratività). In latino, invece, questa opposizione è grammaticalizzata: a diversi verbi in -eo (di valore durativo), come rubeo ('sono rosso') si oppongono verbi in -sco (di valore puntuale e ingressivo), come rubesco ('arrossisco'). Si può considerare il suffisso -sco una marca grammaticale (un morfema derivativo).[2] Da questa marca derivano i verbi incoativi dell'italiano.

Nelle lingue slave il tempo e l'aspetto non sono rappresentati assieme. Qualsiasi distinzione chiara è andata invece perduta nelle lingue neolatine e germaniche, dove le forme del tempo verbale rappresentano sia il tempo che l'aspetto. Per esempio, "ho mangiato" esprime normalmente sia il tempo passato prossimo che l'aspetto perfettivo (un'azione descritta come compiuta), mentre "sto mangiando" esprime generalmente sia il tempo presente che l'aspetto imperfettivo (un'azione descritta come in corso di svolgimento).

Lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

Nella lingua italiana l'aspetto del verbo viene definito dalla costruzione della frase e dal tempo usato oppure da altre parole (verbi o avverbi) aggiunte per chiarire il concetto.

Esempi:

  • Quando vedo un amico, lo saluto. (azione momentanea)
  • Comincio a vedere una soluzione. (inizio azione, incoativo)
  • Ho visto abbastanza. (fine azione)
  • La scritta si vede male. (durata indefinita)
  • Vorrei vedere il film. (la durata è definita, ma non istantanea)
  • Ho visto simili casi in passato. (l'azione si ripete)

Nell'esempio è stato sempre usato il verbo vedere, ma nei primi tre casi l'aspetto era perfettivo, nei secondi tre imperfettivo. Il verbo cambia aspetto in funzione del significato e della costruzione grammaticale.

Nelle lingue europee moderne - ad eccezione della lingua greca, delle lingue slave e di alcune lingue finnopermiche - questa distinzione linguistica è sparita dalla flessione, sostituita in genere da perifrasi o costruzioni progressive.

Già nel latino ci si limitava a contrapporre l'infectum (non compiuto) al perfectum (azione compiuta). Di conseguenza le lingue neolatine come l'italiano o il francese hanno sviluppato tempi verbali imperfettivi (come l'imperfetto) e perfettivi (come il passato prossimo o il passato remoto).

Anche nella grammatica italiana sono stati individuati schemi aspettuali marcati da perifrasi diverse.

In italiano, gli unici tempi verbali che suggeriscono un'idea esatta di aspettualità sono il passato prossimo (perfettivo) e l'imperfetto (imperfettivo). Per esprimere l'aspetto negli altri tempi viene usata la perifrasi. Esempi:

  • inizio a fare, finisco di fare (perfettivi dell'imperfettivo fare),
  • continuo a fermare, fermo ogni volta (imperfettivi del perfettivo fermare).

Greco[modifica | modifica wikitesto]

Greco antico[modifica | modifica wikitesto]

Si possono utilizzare esempi dal greco antico, giacché questa è la lingua che meglio connota l'aspetto verbale (in greco il valore temporale è subordinato a quello aspettuale, ad eccezione dell'indicativo). Ad esempio:

  • il presente τρέχομεν (tréchomen, corriamo) implica un'azione durativa, intendendo stiamo correndo, continuiamo a correre.
  • l'aoristo ἔπεσε (épese, cadde) noi lo riterremmo solo un'azione passata ma il suo valore è quello di un'azione svoltasi e finita nel medesimo istante, vista come un punto sulla linea temporale e collocata nel passato per la presenza dell'aumento (ἐ-) che pone l'azione nel passato. L'aumento è caratteristico del modo indicativo; tutti gli altri modi (congiuntivo, ottativo, imperativo, participio, infinito), non portando l'aumento, non hanno connotazione temporale ed esprimono quindi solo il valore aspettuale.
  • il perfetto γεγράφασι (gegráphasi, hanno scritto) indica un'azione compiuta il cui esito permane nel tempo, non indicando necessariamente solo un'azione passata: ad esempio il perfetto κέκτημαι (kéktēmai, ho acquistato) acquista un senso resultativo che influisce sulla resa in italiano, dovendosi tradurre posseggo (posseggo poiché ho acquistato).

Riassumendo:

  • Presente: aspetto continuo o durativo
  • Aoristo: aspetto momentaneo o puntuale
  • Perfetto: aspetto compiuto o resultativo

Il futuro è l'unico tempo che non esprime l'aspetto verbale, ma soltanto la nozione temporale di posteriorità.

Greco moderno[modifica | modifica wikitesto]

Nel greco posteriore e moderno si sono conservate le differenze tra

  • aspetto continuativo e durativo (τρέχομεν, in greco moderno τρέχουμε, "corriamo" o "stiamo correndo", all'imperfetto τρέχαμεν "correvamo" o "stavamo correndo"),
  • aspetto momentaneo o puntuale (έπεσε "cadde"),
  • aspetto compiuto o resultativo (parzialmente assorbito dall'aoristo o espresso dal perfetto moderno perifrastico έχω+aparèmfato (un relitto dell'infinito formato sul tema dell'aoristo), p. es. έχουν γράψει equivalente all'antico γεγράφασι).

Notevole è l'estensione dell'aspetto al tempo futuro, che dimostra l'importanza diacronica dell'aspetto nella lingua greca: θα γράψω ("scriverò", azione generica) e θα γράφω ("scriverò abitualmente o ripetutamente").

Lingue slave[modifica | modifica wikitesto]

Nelle lingue slave, per le sei varianti dell'esempio riportato più sopra, vengono usati sei diversi verbi, in quanto ogni verbo (tranne qualche eccezione) può avere un solo aspetto. Di norma sono parole derivate dal verbo di base tramite prefissi o suffissi, ma possono essere anche vocaboli del tutto diversi. Sempre per il verbo vedere/guardare, ecco le traduzioni slovene e russe:

  • guardare - gledati - gljadet' (глядеть)
  • scorgere - zagledati - pogljadet' (погладеть)
  • cominciare a vedere - spregledati - zagljanut' (заглянуть)
  • concludere l'osservazione - pregledati - peregljadet' (переглядеть)
  • guardare un po' - pogledati - peregljadyvat' (переглядывать)
  • guardare varie volte - pogledovati - pogljadyvat' (поглядывать)

Come si vede dall'esempio, sebbene il vocabolo di base sia palesemente della stessa radice, ogni lingua ha poi sviluppato diversi prefissi e suffissi per i vari significati. Bisogna notare altresì che esistono anche altri verbi derivati da questa stessa radice e per i quali la lingua italiana ha vocaboli del tutto estranei alla base. Ad esempio, lo sloveno zgledati significa sembrare e nella forma ripetitiva zgledovati significa fare riferimento, ma in russo non esiste un derivato da gljadet' (глядеть) per nessuna delle due parole.

La particolarità dell'aspetto verbale spiega in parte la modesta estensione dei tempi verbali nelle lingue slave. In effetti, in molte lingue non slave i tempi verbali passati hanno sviluppato forme diverse per indicare l'aspetto perfettivo o imperfettivo, mentre le lingue slave hanno sviluppato nuovi vocaboli per questa distinzione. Trattandosi di uno sviluppo risalente fin alle origini del ceppo linguistico, l'esempio riportato con il verbo vedere/guardare deve essere inteso come una delle regole fondamentali. In pratica, nelle lingue slave esistono ben pochi verbi ai quali non si possa cambiare aspetto con l'aggiunta (o sottrazione) di un prefisso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Grandi.
  2. ^ a b c d e Beccaria, pp. 92-94.
  3. ^ Beccaria, p. 114.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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