Grammaticalizzazione

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In linguistica, la grammaticalizzazione è quel processo attraverso il quale una categoria grammaticale (genere, numero, persona etc.) o una funzione linguistica del sistema verbale o di quello nominale di una lingua viene espressa attraverso morfemi grammaticali.[1]

I morfemi (o morfi[2]) grammaticali si fanno carico di offrire un'informazione (ad esempio, nella parola italiana gatta, la desinenza -a indica che il genere è femminile) che può essere offerta anche da un elemento lessicale (in lingua inglese, gatta si dice she-cat: il genere è indicato da she, un elemento lessicale).[1]

Grammaticalizzazione e lessicalizzazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morfo e Morfema.

I morfi grammaticali sono caratterizzati dall'essere un insieme relativamente chiuso (i suoi elementi tendono cioè a non aumentare). È attraverso essi che passano alcune opzioni obbligatorie (opzioni che, del resto, rappresentano l'oggetto principale della grammatica). Così, ad esempio, se è libera la scelta "lessicale" tra Mi fa male la testa e Mi fa male la zucca, è obbligatoria la scelta tra singolare e plurale (categoria del numero). Nel caso del verbo, il numero delle opzioni obbligatorie aumenta: così, effettuata la libera scelta lessicale dormire, si presenta la scelta obbligata delle categorie di persona (1a, 2a ecc.) e di numero (singolare-plurale).[3]

Tali opzioni obbligate, come accennato, possono essere rappresentate attraverso elementi grammaticali (in italiano, le desinenze -o, -i, in inglese -ing, -s, in spagnolo -s ecc.) o lessicali. Ad esempio, in greco e in arabo, quando ci si riferisce ad una entità che si manifesta in coppia, si usa una forma specializzata, il duale. In lingue senza duale, l'entità in coppia viene indicata come tale attraverso elementi lessicali: entrambe le mani (italiano), both hands (inglese), beide Hände (tedesco).[4]

Le nozioni grammaticalizzabili sono variabili da lingua a lingua: più specificatamente, le aree nozionali grammaticalizzabili sono riducibili, nel complesso, ad un numero piuttosto contenuto. Così, la nozione di "causatività" (che esprime la matrice semantica "far fare qualcosa a qualcuno/qualcosa"), in kiswahili si ottiene attraverso i suffissi -ya (soggetto a diverse forme di assimilazione), -isha, -esha: se pita vuol dire "passare", pisha (da pit + -ya) vuole dire "far passare"; se soma vuol dire "leggere", somesha vuol dire "far leggere".[5] In turco, gli infissi -dir- (anch'esso con diverse forme di assimilazione) e -t- assolvono la medesima funzione: yaz-mak ("scrivere") → yaz-dir-mak ("far scrivere"); anla-mak ("ascoltare") → anla-t-mak ("far ascoltare" e, quindi, "raccontare", "spiegare").[6] In italiano, l'opposizione tra forme causative e forme non causative della medesima base semantica si ottiene per elementi lessicali:

  • morire ←→ uccidere ("far morire")
  • crescere ←→ accrescere ("far crescere")
  • nascere ←→ generare ("far nascere")

Il processo in diacronia[modifica | modifica sorgente]

Il significato può dunque essere rappresentato in lingua attraverso due canali: quello grammaticale e quello lessicale. Nell'analisi diacronica di una lingua si può constatare che avviene una continua redistribuzione delle forme, tale per cui elementi lessicali vengono grammaticalizzati ed elementi grammaticali vengono lessicalizzati. A proposito di questo reiterato scambio di canale, si parla di "lessicalizzazione" intendendo quel processo attraverso il quale un elemento grammaticale assume valore di elemento lessicale, e di "grammaticalizzazione" intendendo il processo inverso.[7]

Un esempio di grammaticalizzazione è rappresentato dagli avverbi, spesso derivati da parole indipendenti, come gli avverbi di modo che in diverse lingue neolatine sono formati dall'unione di un aggettivo e del sostantivo latino mens, mentis: serenamente, audacemente ecc.

La lessicalizzazione (o degrammaticalizzazione) avviene quando un elemento grammaticale assume valore lessicale. Sebbene meno diffuso, si verifica a causa di un fondamentale principio attivo nel funzionamento linguistico.[8] Uno degli esempi più noti di lessicalizzazione è quello della sostantivizzazione di un suffisso come -ismo. Ad esempio:

«Sei vittima dei tuoi ismi

Un esempio di normale uso suffissale è invece in social-ismo. Come si vede, al plurale questo suffisso assume valore di sostantivo astratto, con una certa accezione negativa rispetto al significato originario. Un altro esempio di suffisso che acquista valore nominale è la parola dell'inglese americano -ade (suffisso presente in orangeade, lemonade, limeade o cherryade), talvolta usato con il significato generico di "succo di frutta".[8]

Queste forme, perso il contatto con le regole grammaticali, sono quindi diventate lessemi con un nuovo e autonomo significato; pertanto la lessicalizzazione è un aspetto fondamentale della degrammaticalizzazione. Ogni volta che un morfo cessa di essere produttivo si ha una lessicalizzazione.[non chiaro][8]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Beccaria, Dizionario, 2004, pp. 386-7.
  2. ^ Questa distinzione dipende da che la categoria grammaticale sia rispettivamente "coperta", cioè non manifesta attraverso un elemento flessionale o derivativo, o "scoperta", cioè, al contrario, rivelata; cfr. Simone, Fondamenti, 2008, cit., pp. 304-5.
  3. ^ Simone, Fondamenti, 2008, cit., p. 274.
  4. ^ Simone, Fondamenti, 2008, cit., p. 276.
  5. ^ Simone, Fondamenti, 2008, cit., pp. 276-7, da cui sono anche tratti gli esempi.
  6. ^ Simone, Fondamenti, 2008, cit., p. 277, da cui sono anche tratti gli esempi.
  7. ^ Simone, Fondamenti, 2008, cit., p. 277.
  8. ^ a b c Paolo Ramat, Pagine linguistiche.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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