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Aumento (linguistica)

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L'aumento in grammatica è una funzione di alcune lingue indoeuropee per marcare il tempo passato di un verbo. Comporta un allungamento quantitativo della prima vocale di una parola iniziante appunto per vocale oppure l'apposizione di una sorta di prefisso (*e-). È attestato in armeno, frigio, greco e nelle lingue indoiraniche, tra cui il sanscrito.

L'aumento in greco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grammatica del greco antico.

In greco l'aumento è utilizzato per la costruzione del tema dei tempi storici (imperfetto, piuccheperfetto, aoristo indicativo). L'aumento greco si divide in aumento sillabico ed aumento temporale.

L'aumento sillabico[modifica | modifica wikitesto]

Quando il tema di un verbo inizia per consonante, si prepone ad esso, per aumento, la vocale ἐ- (epsilon). Ad esempio: λύω (sciolgo) --> ἔλυον (scioglievo).

L'aumento temporale[modifica | modifica wikitesto]

L'aumento temporale, più complesso, si verifica quando il tema del verbo inizia per vocale, solitamente breve, che viene appunto resa con la sua rispettiva lunga. Ad esempio: ἄγω (conduco) --> ἦγον (conducevo).

Quando il tema inizia per dittongo, si devono osservare alcune modifiche. Dato che l'aumento allunga la prima vocale, si viene a creare un cosiddetto "dittongo lungo": in questo caso, se il secondo elemento è iota, lo iota si sottoscrive. Ad esempio: οἰκέω (abito) --> ᾤκεον (abitavo). Se il secondo elemento è hypsilon, si osserva solo l'allungamento della prima vocale. Ad esempio: αὐξάνω (aumentare) --> ηὔξανον (aumentavo). In altri casi ancora, accanto alla forma con regolare aumento, troviamo anche la forma senza la vocale aumentata. Ad esempio: εὑρίσκω (trovare) --> εὕρισκον (trovavo).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]