Dialetto monregalese

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Monregalese
Monregalèis
Parlato inBandiera dell'Italia Italia
Parlato inProvincia di Cuneo
Locutori
ClassificaNon in top 100
Tassonomia
FilogenesiIndoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Piemontese
         Dialetto monregalese
Statuto ufficiale
Ufficiale in-
Regolato danessuna regolazione ufficiale
Codici di classificazione
ISO 639-2roa
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1

Tucc ij òm i nasso libre e uguaj për dignità e dricc. A r'han na rason e na cossiensa e a r'han da comportesse j'un con j'àcc con ëspìrit ëd fradlansa.

Il monregalese è un dialetto della lingua piemontese parlato nella città di Mondovì e nel suo circondario. L'area di diffusione di questo dialetto risale la valle del Tanaro fino al confine della Liguria[1], dove si possono trovare varietà particolari di transizione con il ligure e l'occitano, ovvero i dialetti di Briga Alta, Garessio e Ormea. A nord il limite è rappresentato dal fiume Stura di Demonte. In effetti, per gli abitanti di Mondovì il "parlé d’ëd là dë Stura" indica, il cuneese o l'alto piemontese.

Questa varietà per molto tempo è stata ritenuta parte del dialetto monferrino o langarolo.

Nicola Duberti[2] al contrario ritiene che il monregalese sia una varietà indipendente e diversa da quelle del Monferrato o delle Langhe. Il monregalese viene pertanto collocato nella categoria dei dialetti piemontesi sud-orientali, insieme all'alessandrino, al langarolo e al monferrino[3][4][5].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

  • L'uso frequente dell'approssimante alveolare /ɹ/ o ř, che può derivare da /l/ o dalla vibrante /r/, invece della più occidentale /l/.[6]
  • Rotacismo della /l/ (non inter-vocalica) in /r/, tipico arcaismo delle lingue gallo-italiche, e presente ancora in alcuni dialetti conservativi.
  • Conservazione, saltuaria nel dialetto urbano e più frequente in quello alto e rustico, del suono [dz], scomparso in piemontese moderno (de-affricato a [z]): es. dodze, piemontese attuale doze oppure dódes (dodici)
  • Se posta tra consonanti e seguita dalla 'r', la 'e' è tendenzialmente soggetta a metatesi (soprattutto se inserita nell'ultima sillaba della parola): es. numer > numre, "numero"; vëdder > vëddre, "vetro"; pèver > peivre, "pepe"; cocòmber > cocòmbre, "cetriolo". Talvolta essa può cadere del tutto: setember > s-tembr, "settembre".
  • La conservazione della metafonia di -i, che viene aperta per distinguere singolare e plurale, come gȓòss /ɡɹɔs/ e gȓeuss /ɡɹøs/ o matòt /maˈtɔt/ e mateucc /maˈtøʧ/, dove abbiamo la palatizzazione della consonante finale della parola[7].
  • Evoluzione palatale del nesso latino -CT- come in piemontese orientale (-CC), e quindi al contrario del cuneese o torinese (-IT), sia nei sostantivi sia nei participi passati dei verbi: es. lacclait (latte); succ ≠ suit (asciutto); poncc ≠ pont (punto); andacc/facc/scricc invece di andait/fait/scrit (andato, fatto, scritto). Nel dialetto cittadino, tuttavia, questo tratto è divenuto recessivo, quando non andato totalmente perduto, per via dell'influenza occidentale (cuneese e torinese)[8].
  • La sillaba AL del latino davanti a consonante dentale o palatale, che nel piemontese occidentale passa ad [ɑɫ] e poi ad [ɑw], vede solitamente cadere la semivocale [w] in [ɑw] come negli altri dialetti piemontesi sud-orientali: atr/ater (plur. acc) ≠ aotr, "altro"; at ≠ aot, "alto"; cad ≠ caod, "caldo"[9]; fass ≠ faoss, "falso". Tale regola non è comunque costante, probabilmente per influsso del piemontese occidentale: es. caudera, caldaia; paota, fango.
  • L'elisione delle consonanti liquide finali: le fiór > ij fió, i fiori; ël sól > ëř só, il sole.
  • Gli articoli determinativi ëř ([ɛɹ]) ed o ([ʊ]), in maniera affine al monferrino. Il secondo, simile al tipico articolo determinativo ligure [u], non deriva dall'afaresi di [l] come in genovese, ma dalla vocalizzazione di [l] come accade in monferrino[10].
  • La conservazione del femminile arcaico ël/ëř (ël/ëř vache, le vacche; ël/ëř vòte; le volte) oppure ij (ij scarpe, le scarpe; ij fió, i fiori).
  • L'utilizzo, per la terza persona plurale, dei pronomi chiej (maschile) e chile (femminile).
  • L'uso distinto dei pronomi clitici soggetto tra maschile (o) e femminile (a): ad esempio, "chiel/chial o r'è" (egli è), "chila a r'è" (ella è)[11][12]. Talvolta, la pronuncia della 'r' viene completamente elisa.
  • La particella pronominale e avverbiale ne si trasforma in non: es. mi i 'm non vogn, "io me ne vado".
  • Nella coniugazione indicativa imperfetta dei verbi irregolari, è utilizzata la stessa gamma -ava/-iva dei verbi regolari. Per i verbi 'fare', 'dare', 'stare', 'andare', 'dire', 'avere', 'sapere' l'imperfetto è fava, dava, stava, andava, diva/disava, ava, sava.
  • La prima persona singolare viene coniugata senza la vocale -o finale (es: mi i ven invece di mi i ven-o; mi i fass invece di mi i faso), mentre la terza persona viene coniugata con l'aggiunta della -a finale, in maniera identica al congiuntivo (chiel o vena invece di chiel a ven; chila a disa invece di chila a dis).
  • ll pronome utilizzato per la prima e la seconda persona plurali maschili subiscono un'evoluzione palatale: al posto di nojautri e vojautri, si ha nijacc e vojacc.
  • All'imperfetto indicativo e congiuntivo e al condizionale, la prima persona plurale viene coniugata con il suffisso -mo: andamo (noi andavamo), amo (noi avevamo); savèissmo (sapessimo); fèissmo (facessimo); sarimo (saremmo), andrimo (andremmo).
  • La coniugazione della prima persona singolare dei verbi essi (essere), andé (andare), sté (stare), (dare) è condizionata dalla presenza di una vocale o di una consonante a seguire: gli abituali mi i son, mi i von e mi i don possono evolvere in mi i sogn/vogn/stogn/dogn (se seguito da vocale) o mi i sóin/vóin/stóin/dóin (se seguito da consonante). La pronuncia dei verbi andé, sté e , esemplificata poc'anzi e nelle tabelle sottostanti, è irregolare.
  • La coniugazione della prima persona singolare dei verbi che terminano in -ié/ijé avviene con la desinenza -ij, mentre la seconda persona singolare e plurale in -ii: es. mi i ringrassij, ti/voi i ringrassiji (ringrassié, "ringraziare"); mi i cambij, ti/voi i cambiji (cambié, "cambio"); mi i pij, ti/voi i piji (pijé, "prendere"); mi i carrij, ti/voi i carriji (carrié, caricare).
  • Viene mantenuta l'originale costruzione interrogativa invertita piemontese della proposizione interrogativa alla seconda persona singolare, all'indicativo presento e futuro e al condizionale, utilizzando la particella interrogativa enclitica -ti: es. non veu-ti 'n tòc?, "ne vuoi un pezzo?"; land se-ti?, "dove sei?"; ha-ti ciamame?, "mi hai chiamato?"; lo farà-ti, "lo farai?"; savrì-ti dìme coma feřo?, "sapresti dirmi come farlo?".
  • Per alcuni verbi in cui, nei tempi composti, si usa genericamente il verbo ausiliare essi avviene, talvolta, anche la coniugazione con il verbo avej, persino con i verbi riflessivi: es. mi j'heu desmentiame, "mi sono dimenticato"; ha-ti andaje?, "ci sei andato?". Avviene sovente anche il fenomeno inverso, specie con i verbi attivi e transitivi: es. i soma nen perdù temp, "non abbiamo perso tempo"; o (r')è fařo, "lo ha fatto".
  • La costruzione interrogativa con soggetto alla terza persona singolare intransitiva e impersonale prevede l'utilizzo delle particelle pronominali finali -lo e -la, a seconda del genere del soggetto, unito al verbo principale: es. o 's peur-lo?, "si può"; cos o 't da-lo da mangé?, "cosa ti dà da mangiare?"; Land è-la/ha-la andaccia?, "Dov'è andata?".
  • Quando usata come ausiliare di un participio passato, la seconda persona singolare del participio passato è : t'hé polidà, "hai pulito"; t'hé finì, "hai finito"; t'hé scricc, "hai scritto".

Articoli[modifica | modifica wikitesto]

Determinativi[modifica | modifica wikitesto]

  • maschile singolare: ëř oppure o
  • maschile plurale: ij
  • femminile singolare: ra oppure a
  • femminile plurale: ël, ëř, e, ij

Indeterminativi[modifica | modifica wikitesto]

  • un, ën
  • una, na

Verbi[modifica | modifica wikitesto]

Coniugazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le coniugazioni sono quelle piemontesi orientali, quindi la -e finale della seconda coniugazione del piemontese standard (il torinese), diventa -i. Esse diventa essi.

  • prima coniugazione in -é:
  • seconda coniugazione in -i (essi, scrivi):
  • terza coniugazione in -ej
  • terza coniugazione in -ì

Presente indicativo[modifica | modifica wikitesto]

Persona essere avere fare dare stare andare sapere dire 1ª coniugazione 2ª coniugazione 3ª coniugazione
Mi i son j' / i r'heu i fass i vogn i stogn i vogn i seu i diss i parl i scriv i seurt
Ti t'è / i r'è t'/i r' hà/hé ët / i fà ët / i dà ët / i stà ët / i và ët / i sà ët / i disi ët / i parli ët / i scrivi ët / i seurti
Chiel/Chila o/a r'è o/a r'ha/hé o/a fa o/a da o/a sta o/a va o/a sa o/a disa o/a parla o/a scriva o/a seurta
Noi/Nijäcc i soma i r'oma i foma i doma i stoma i andoma i savoma i disoma/dima i parloma i scrivoma i sortima
Voi/Voijäcc i sèi j' / i r'hèi i fèi i dèi i stèi i andèi i sèi i disi i parli i scrìvi i seurti
Chiej/Chile i son i r'han i fan i dan i stan i van i san i diso i parlo i scrìvo i sèurto

Imperfetto indicativo[modifica | modifica wikitesto]

Persona essere avere fare dare stare andare sapere dire 1ª coniugazione 2ª coniugazione 3ª coniugazione
Mi j/i r'eva j' / i r'ava i fava i dava i stava i andava i sava i disava/diva i parlava i scrivava i sortiva
Ti t'evi / r'evi t' / i r'avi ët / i favi ët / i davi ët / i stavi i andavi i savi ët / i disavi/divi ët / i parlavi ët / i scrivavi ët / i sortivi
Chiel/Chila o/a r'eva o/a r'ava o/a fava o/a dava o/a fava o/a andava o/a sava o/a disava/diva o/a parlava o/a scrivava o/a sortiva
Noi/Nijäcc j’/i emo j'/i r'amo i famo i damo i stamo i andamo i samo i disamo/dimo i parlamo i scrivamo i sortimo
Voi/Voijäcc j/i r’evi j/i r'avi i favi i davi i stavi i andavi i savi i disavi/divi i parlavi i scrivavi i sortivi
Chiej/Chile j/i r’evo j/i r'avo i favo i davo i stavo i andavo i savo i disavo/divo i parlavo i scrivavo i sortìvo

Futuro indicativo[modifica | modifica wikitesto]

Persona essere avere fare dare stare andare sapere dire 1ª coniugazione 2ª coniugazione 3ª coniugazione
Mi i sareu j' / i avreu i fareu i dareu i stareu i andareu i savreu i direu i parlareu i scrivreu i seurtreu
Ti ët / i sarà ët / i avrà ët / i farà ët / i darà ët / i starà ët / i andarà 't / i savrà ët / i dirà ët / i parlarà ët / i scrivrà ët / i seurtrà
Chiel/Chila o/a sarà o/a avrà o/a farà o/a darà o/a starà o/a andarà o/a savrà o/a dirà o/a parlarà o/a scrivrà o/a seurtrà
Noi/Nijäcc i saroma i avroma i faroma i daroma i staroma i andaroma i savroma i diroma i parlaroma i scrivroma i sortroma
Voi/Voijäcc i sarài i avrài i farài i darài i starài i andarài i savrài i dirài i parlarài i scrìvrài i seurtrài
Chiej/Chile i saran i avran i faran i daran i staran i andaran i savran i diran i parlaran i scrìvran i seurtran

Presente congiuntivo[modifica | modifica wikitesto]

Persona essere avere fare dare stare andare sapere dire 1ª coniugazione 2ª coniugazione 3ª coniugazione
Mi i sìa j' / i r'abia i fasa i dogna i stogna i vogna i sapia i disa i parla i scriva i seurta
Ti 't / i sìe 't' / i r'abie ët / i fasi i dogni ët / i stogni i vogni ët / i sapi ët / i disi ët / i parli ët / i scrivi ët / i seurti
Chiel/Chila o/a sìa o/a r'abia o/a fasa o/a dogna o/a stogna o/a vogna o/a sapia o/a disa o/a parla o/a scriva o/a seurta
Noi/Nijäcc i sìo j' / r'abio i faso i dogno i stogno i vogno i sapio i diso i parlo i scrivo i seurto
Voi/Voijäcc i sìe j' / i r'abi i fasi i dogni i stogni i vogni i sapi i disi i parli i scrivi i seurti
Chiej/Chile i sìo j' / r'abio i faso i dogno i stogno i vogno i sapio i diso i parlo i scrìvo i seurto

Imperfetto congiuntivo[modifica | modifica wikitesto]

Persona essere avere fare dare stare andare sapere dire 1ª coniugazione 2ª coniugazione 3ª coniugazione
Mi i fossa j' / i r'avèissa i fèissa i dèissa i stèissa i andèissa i savèissa i diseissa i parlèissa i scrivèissa i sortissa
Ti 't / i fossi 't' / i r'avèissi ët / i fèissi i dèissi ët / i stèissi i andèissi ët / i savèissi ët / i disèissi ët / i parlèissi ët / i scrivèissi ët / i sortissi
Chiel/Chila o/a fossa o/a r'avèissa o/a fèissa o/a dèissa o/a stèissa o/a andèissa o/a savèissa o/a diseissa o/a parlèissa o/a scrivèissa o/a sortissa
Noi/Nijäcc i fossmo j' / r'avèissmo i fèissmo i dèissmo i stèissmo i andèissmo i savèissmo i disèissmo i parlèissmo i scrivèissmo i sortissmo
Voi/Voijäcc i fossi j' / i r'avèissi i fèissi i dèissi i stèissi i andèissi i savèissi i disèissi i parlèissi i scrivèissi i sortissi
Chiej/Chile i fosso j' / r'avèisso i fèisso i dèisso i stèisso i andèisso i savèisso i disèisso i parlèisso i scrìvèisso i sortisso

Presente condizionale[modifica | modifica wikitesto]

Persona essere avere fare dare stare andare sapere dire 1ª coniugazione 2ª coniugazione 3ª coniugazione
Mi i sarìa j'avrìa i farìa i darìa i starìa a andrìa i savrìa i dirìa a parl-rìa a scrivrìa a seurtrìa
Ti 't / i sarìe 't'/ i avrìe ët / i farìe ët / i darìe ët / i starie i andrìe ët / i savrìe ët / i dirìe ët / i parl-rìe ët / i scrivrìe ët / i seurtrìe
Chiel/Chila o/a sìa o/a avrìa o/a farìa o/a darìa o/a starìa o/a andrìa o/a savrìa o/a dirìa o/a parl-rìa o/a scrivrìa o/a seurtrìa
Noi/Nijäcc i sarìmo i avrìmo i farìmo i darìmo i starìmo i andrimo i savrìmo i dirìmo i parl-rìmo i scrivrìmo i seurtrìmo
Voi/Voijäcc i sarìi i avrii i farìi i darìi i starìi i andrìi i savrìi i dirìi i parl-rìi i scrivrìi i seurtrìi
Chiej/Chile i sarìo i avrìo i farìo i darìo i starìo i andrìo i savrìo i dirìo i parl-rìo i scrìvrèo i seurtrìo

Verbi modali[modifica | modifica wikitesto]

Vorej

Persona presente indicativo imperfetto indicativo Futuro indicativo Presente congiuntivo Imperfetto congiuntivo Presente condizionale Participio passato
Mi i veuj i vorava i vorereu i veura i vorèissa i vorìa vorù
Ti 't / i veuri 't / i voravi 't / i vorerà 't / i veure 't / i vorèissi 't / i vorìe Gerundio
Chiel/Chila o/a veur/veu o/a vorava o/a vorerà o/a veura o/a vorèissa o/a vorìa Vorènd
Noi/Nijäcc i voroma i voramo i voreroma i veuro i vorèissmo i vorìmo
Voi/Voijäcc i veuri i voravi i vorerài i veuri 't / i vorèissi i vorìi
Chiej/Chile i veuro i voravo i voreràn i veuro i vorèisso i vorìo

Dovej

Persona presente indicativo imperfetto indicativo Futuro indicativo Presente congiuntivo Imperfetto congiuntivo Presente condizionale Participio passato
Mi i deuv i dovava i dovreu i dovrìa i dovèissa Mi i dovrìa dovù
Ti 't / i deuvi 't / i dovavi 't / i dovrà 't / i dovrìe 't / i dovèissi 't / i dovrìe Gerundio
Chiel/Chila o/a deuva o/a dovava o/a dovrà o/a dovrìa o/a dovèissa o/a dovrìa dovènd
Noi/Nijäcc i dovoma i dovamo i dovroma i dovrìmo i dovèissmo i dovrìmo
Voi/Voijäcc i deuvi i dovavi i dovrài i dovrìi i dovèissi i dovrìi
Chiej/Chile i dèuvo i dovavo i dovràn i dovrìo i dovèisso i dovrìo

Podej

Persona presente indicativo imperfetto indicativo Futuro indicativo Presente congiuntivo Imperfetto congiuntivo Presente condizionale Participio passato
Mi i peus i podava i podreu i peussa i podèissa i podrìa podù
Ti 't / i peuri 't / i podavi ët / i podrà/podrai 't / i peure 't / i podèissi 't / i podrìe Gerundio
Chiel/Chila o/a peur/peu o/a podava o/a podrà o/a peussa o/a podèissa o/a podrìa podend
Noi/Nijäcc i podoma i podamo i podroma i peuro i podèissmo i podrimo
Voi/Voijäcc i peuri i podavi i podrai i peuri i podèissi i podrìi
Chiej/Chile i peuro i podavo i podran i peuro i podèisso i podrìo

Varietà[modifica | modifica wikitesto]

Il monregalese si divide in quattro varietà minori[1]:

  • Monregalese della città o urbano
  • Monregalese della campagna o rustico
  • Alto-monregalese
  • Monregalese alpino (o Kje)

Monregalese della città[modifica | modifica wikitesto]

Il monregalese della città è molto simile al torinese e al cuneese e presenta molte innovazioni della pianura. Questa varietà ha perduto l'evoluzione palatale di -CT- latino (-CC), adattando quella di koiné -IT in -T: es. lat, latte; fat, fatto.

Monregalese della campagna[modifica | modifica wikitesto]

Raccoglie i dialetti conservativi, viene parlato nelle frazioni di Mondovì e nei comuni limitrofi ovvero: Rocca de' Baldi, Magliano, Morozzo, Margarita, Pianfei, Roburent, Vicoforte, Villanova Mondovì e Roccaforte Mondovì.[13] Nelle varieta della campagna si conserva il contrasto tra il maschile doi e il numerale femminile doe. Questa distinzione è tipica del torinese: in effetti nella grammatica piemontese Brero/Bertodatti si dice che doi/doe sia un numerale che varia in base al genere. Il numerale femminile doe in una gran parte della provincia di Cuneo non è presente. Questo tratto è sparito infatti a Cuneo e in tutte le principali località della pianura come Borgo San Dalmazzo, Boves, Peveragno, Fossano, Villafalletto, Centallo e Saluzzo.[14] La distinzione tra doi maschile e doe femminile si conserva solo nei territori alpini e langaroli come Entracque, Frabosa Soprana e Alba.[15][16]

Alto-monregalese[modifica | modifica wikitesto]

L'alto monregalese è parlato in Val Casotto (Pamparato e Monasterolo Casotto), nell'alta val Mongia (Viola e Scagnello) e in Valle Belbo (Montezemolo e Mombarcaro). Ampia è la presenza e la conservazione di arcaismi nel lessico e nei suoni. Di seguito alcune delle caratteristiche salienti:

  • Il fonema /æ/, ovvero la /e/ aperta o /è/, in alcune varietà tende o si sposta completamente verso una /a/ (esempi: chiel > chial; trenta > trànta; tèra > tàra) o verso il dittongo /ài/, specie se seguita da consonanti nasali: ad esempio, temp > taimp (tempo); censa > ciainsa (tabaccaio); risorent > ridzoraint (arrugginito); strument > strumaint (rogito notarile); cioenda > s-ciaindora (siepe); lenga > laingua (lingua); ginever/dzenevrin > dznaivr (ginevro); sempre > saimpre (sempre).
  • Contenendo il fonema /æ/, i dittonghi ei ed ej si possono trasformare rispettivamente in ai e aj: chiej > chiaj (essi); savej > savaj (sapere); candeila > candaira (candela); savèissmo > savàissmo (sapessimo); fèissmo > fàissmo (facessimo).
  • Usuale, nell'alto monregalese, è la pronuncia della /ä/ ('a' tonica velarizzata), ovvero la /a/ tonica che diventa oppure tende ad una /o/ oppure una vocale intermedia tra /a/ e /o/, soprattutto se essa si trova nella penultima sillaba della parola. Il fenomeno non è specificamente né del piemontese né del ligure, ma è trasversalmente presente in vari loro dialetti, per esempio avviene in zone limitrofe come nelle Langhe, a Savona, nel Monregalese, e nel Finalese.
  • Molto frequente è la variazione del suono della /s/, con la conservazione dei suoni "duri" [ts] e [dz], scomparsi in piemontese moderno, e con la /ss/, che si può trasformare in /ts/ o /sc/: es. fàss > fàts (falso), pniss > pnits (ricci delle castagne), trasé > tratsé (camminare lasciando impronte, tracciare un sentiero), essi > esci (essere). In alcuni casi, si ravvisa anche la trasformazione in ĝ (ʒ), in maniera similare al biellese e affinemente alla j francese e alla x del ligure.
  • La negazione tende a essere declinata in alcune varietà in nent o naint (esempio: "mi i seu nent/naint", io non so).
  • In alcune varietà si manifesta, in maniera simile al monferrino, la trasformazione delle finali in "-in", che si aprono fino a diventare "-én" (sigilìn > sigilén), e delle finali in "-ón", che si trasformano in "-òn" (dabón > dabòn): in entrambi i casi, la pronuncia dell'ultima sillaba è solitamente secca e marcata e la 'n' finale è tagliata (sigilé-(n), dabò-(n)), soprattutto se la parola si trova alla fine di una frase (spesso avviene anche nel mezzo di una frase) oppure molto leggera e palatale (non faucale ), in particolare se deve legarsi eufonicamente alla parola successiva. Ciò avviene in maniera del tutto peculiare e specifica a talune di queste varietà (in particolare quella di Monasterolo Casotto) e affine alla parlata di Garessio[17], la quale, tuttavia, presenta maggiori influssi delle parlate della zona geograficamente adiacente di Albenga.
  • La v in finale di parola mantiene tendenzialmente la stessa pronuncia della v in italiano (/v/) (ciav, "chiave"; tav, "tavolo").
  • Si manifesta talvolta, come nel vicino alto langarolo, il tratto ligure di palatizzare i nessi PL-, BL- e FL- del latino: nelle parlate della Val Mongia (specie a Viola, Scagnello e Battifollo) e a Bagnasco si ha ciù (più) invece di pi, sció invece di fior (in piemontese di koiné) o fió (alto-monregalese e monregalese della campagna), cian invece di pian, gianch invece di bianch[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Nicola Duberti, Appunti di piemontese.pdf (PDF). URL consultato il 22 marzo 2023.
  2. ^ Nicola Duberti, I costrutti causativi in una varietà galloitalica pedemontana: il dialetto di Rocca de’ Baldi (Cuneo), Muenchen, Lincom Europa, 2014. p. 7.
  3. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, Bernardoni, 1853, p. 474.
  4. ^ Tullio Telmon, Areallinguistik II. Piemont / Aree linguistiche II. Piemonte, in Lexikon der Romanistischen Linguistik (LRL), vol. IV, Tübingen, Max Niemeyer Verlag, 1988, pp. 469-485.
  5. ^ Giovanni Ronco, La situazione linguistica del Piemonte, in Anna Cornagliotti (dir.), Repertorio Etimologico Piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi, 2015, p. XXXI.
  6. ^ Gaetano Berruto, Piemonte e Valle d’Aosta, Pisa, Pacini, 1974, p. 33.
  7. ^ Nicola Duberti, I costrutti causativi in una varietà galloitalica pedemontana: il dialetto di Rocca de’ Baldi (Cuneo), Muenchen, Lincom Europa, 2014. p. 237.
  8. ^ Riccardo Regis, Centro/periferia, Torino/Mondovì, in Nicola Duberti e Emanuele Miola (a cura di), Alpi del mare tra lingue e letterature. Pluralità storica e ricerca di unità, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2012, p. 86.
  9. ^ Si confronti con quanto descritto, relativamente ai finitimi dialetti dell'Alta Val Bormida, in: Mair Parry, Parluma 'd Còiri. Sociolinguistica e grammatica del dialetto di Cairo Montenotte
  10. ^ Mair Parry, Parluma 'd Còiri. Sociolinguistica e grammatica del dialetto di Cairo Montenotte, pag. 285
  11. ^ I pronomi clitici soggetto del piemontese in prospettiva areale, su iris.unito.it. URL consultato il 22 marzo 2023.
  12. ^ Parry, Mair, “Subject Clitics in Piedmontese: A Diachronic Perspective”, in Vox Romanica, vol. 52, 1993, pp. 96-116.
  13. ^ Duberti, p. 5.
  14. ^ Mattia Ravera, Metafonia e vocalismo dell'area linguistica cuneese, Università degli Studi di Torino, Tesi inedita, 2018/19.
  15. ^ Camillo Brero e Remo Bertodatti, Grammatica della lingua piemontese, Torino, Edizione "Piemont/Europa", 1988, p. 67.
  16. ^ Silvia Dal Negro, Variazione dialettale e tipologia. La flessione dei numerali cardinali nell’Italia settentrionale, in Vox Romanica, 72 (2013) p. 144-147.
  17. ^ Nicola Duberti, Alta Val Tanaro. URL consultato il 22 marzo 2023.
  18. ^ Riccardo Regis e Nicola Duberti, Tra Alta Langa e Alpi monregalesi: percorsi, limiti e prospettive di varietà marginali, in Giannino Balbis e Fiorenzo Toso (a cura di), L’alta Val Bormida linguistica. Una terra di incontri e di confronti, Boves, Tipolitografia Bovesana, 2014, p. 87

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]