Dialetto siciliano metafonetico sudorientale

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Siciliano occidentale
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Il dialetto siciliano metafonetico sudorientale[1] è una variante della lingua siciliana parlata nella provincia di Ragusa e nella parte meridionale delle province di Catania e Siracusa.

Lessico[modifica | modifica wikitesto]

Questa parlata popolare deve parte del suo bagaglio lessicale, oltre che al latino, anche alla lingua greca oltre che all'arabo, al francese (per essere più precisi bretone, provenzale e antico normanno) e allo spagnolo. Le varie dominazioni hanno lasciato una grande quantità di parole che si ritrovano nel linguaggio locale con padronanza: per esempio a Comiso, quando qualcuno vuole dare dello stupido a un suo compaesano lo chiama "lòllu": buffa parola proveniente probabilmente dal basso greco λωλοζ – lolos[2][3](appunto "stupido")[4].

Sempre di origine greca sono vocaboli[2] come "ammàtila" (μάτηνmaten) cioè inutilmente, invano, o anche "scàffa" (σκαφήscafè) che vuol dire conca, fossa e da (θάπτωtapto) "tabbùtu", ovvero la cassa da morto[5][6][7][8]. L'arabo quela si è trasformato in "càlia" che vuol dire ceci abbrustoliti; "fara" è l'aria infuocata (tipica estiva) che in arabo è fadha; e ancora da dijeb discende la "ghièbbia", che è la cisterna. Dalle lingue francesi deriva "alluciàri", con cui si intende abbagliare, che proviene da allucer; mucher ha generato "ammucciàri" cioè nascondere; "lumèra" è la lampada e proviene da lumière. Le lingue iberiche (Castigliano e Catalano) hanno lasciato parecchi ricordi, infatti da queste provengono tantissime parole: "attrivìtu", da atrevido che significa audace, o il termine "cagghiàri" da callar che sta per tacere[9]; sempre da questa lingua proviene la parola "truppicàri" che deriva da trompicar e cioè "inciampare". Non si esclude che molti vocaboli catalani o spagnoli a loro volta provengano dall'arabo. Alcuni termini di questo attuale dialetto provengono dall'antico catalano: è il caso della parola faxeta che avrebbe il senso di fiscella, cioè un cestello di vimini di forma tronco-conica usato per la produzione della ricotta, che qui si chiama "vascèdda"; da volcar, (nello spagnolo moderno abocar) che significa rovesciare, è venuto il termine "abbuccàri"; de banda si è trasformato in "‘ddabbànna" ovvero "dall'altra parte"; con l'aggregazione "pi-‘llammìcu", venuto da por alàmbique, si intende "per desiderio" (di qualcosa di particolare, generalmente cibo o specifiche pietanze). Sono da ricordare anche altri vocaboli[10], ormai in disuso nel dialetto corrente ma che qualcuno tende ancora a utilizzare, come la parola "saccuòsima", dal greco σαχχόσειραsaccoseira, per indicare la cordicella con cui il popolano di un tempo legava la sua bisaccia; o ancora, sempre il popolano, chiamava "libânu", dall'arabo liban, quel mozzicone di "corda" che una volta metteva al collo per penitenza in certi giorni dell'anno. "Tannùra" era quel "fornello rusticano", comune presso la povera gente, che gli arabi appellano tannor. Dal francese couturier proviene il termine "custuriéri" che starebbe a identificare il sarto e con l'aggettivo "firrànti", che deriva dall'antico normanno ferraut, si individua una certa razza d'asini grigi molto apprezzati.

La grande ondata migratoria che si è avuta in questa terra nel tempo ha lasciato il segno anche nei nomi[11]. Parte dell'onomastica di tali posti infatti proviene proprio dal popolo catalano e dai loro nomi che, avendo subito lievi alterazioni, si risentono negli odierni cognomi con la scomparsa della "s" o "de" finale, l'aggiunta di una vocale alle terminazioni consonantiche, la trasposizione dell'accento tonico. Alcuni cognomi dove si possono fare molteplici riscontri sono i seguenti: per "Assenza", di cui si hanno molte varianti come Asens, Asensi, Asensio, si rileva la presenza di una Serra d'Asens nei Pirenei, nella vecchia Catalogna c'era il culto per "Sant'Asensio" e "Don Erasmo Assenzo" fu governatore del territorio di Comiso nel 1636; "Borgese": molti i Borgés d'Aragona; Cascone e Gascone: da Gascon che significa guascone cioè proveniente dalla Guascogna; Catalano: si trovano molte persone in possesso di questo cognome la cui origine è chiara; Lucente o Lucenti: da Luciente cioè Luccicante, che brilla per qualità morali; Pelligra: da peligro = pericolo o peligra = minaccia; Surano: da Suriano, abitante di Suria, cittadina spagnola.

La diversità odierna di alcuni cognomi[11] dalla loro forma originaria non è dovuta a cambiamenti intervenuti nel tempo, bensì al fatto che sicilianizzatisi sulla bocca del popolo, successivamente furono deformati nella stesura di atti pubblici a causa di molteplici motivi: la mutevolezza o assenza di regole dell'ortografia o ancora l'errata percezione dei fonemi da parte di scriventi incolti, il che può accadere anche in tempi moderni. Queste possono essere le cause di alcune alterazioni di certi cognomi, come Incardona, Intorrella, Inglieri, derivati da toponimi e quindi un tempo preceduti dal "de" che ne indicava la provenienza. Così de Cardona, comune spagnolo della Catalogna, de Torrella o Torroella anch'essi paesini spagnoli della Catalogna. Per Inglieri o Ingleri, tra le possibili derivazioni, la più probabile sembra essere de Lérida cittadina catalana, che nella lingua locale diventa Lleida, oppure de Illier, villaggio nei Pirenei.

"Firriari la Lecca e la Mecca", che viene dallo spagnolo firar de Leca en Meca, si dice di chi, per gusto o per esigenze di vita, vada girovagando qua e là per il mondo: Leca era il nome di una famosa moschea di Cordova, dove si usava andare con la stessa riverenza che alla Mecca;

"sintìrisi pigghiàtu rê turchi" è il sentirsi oppresso dagli eventi, smarrirsi per l'incombere di un pericolo o il verificarsi di avvenimenti sfavorevoli, essere agitato, ansioso, irrequieto: in Sicilia -ma non solo- turco era sinonimo di saraceno, musulmano, arabo, moro, nordafricano e un tempo questi corsari infestavano il Mar Mediterraneo con navi da corsa veloci e bene armate, pronti all'arrembaggio di qualsiasi altra imbarcazione che incrociasse la loro rotta. Le coste siciliane erano particolarmente esposte ai loro assalti repentini che seminavano morte e distruzione.

Alloro = "addàuru", Carrubo = "carrùa", Olivastro = "aulivàstru", Camomilla = "umìdda", Ruta = "arùta". Volpe = "vùrpi", Riccio = "rìzzu", Pipistrello = "taddarìta", Coniglio = "cunìgghiu", Colomba = "palùmma", Gazza = "Caccaràzza", Rondine = "rinìna", Quaglia = "quàgghia", Corvo = "cuòrvu", Asino = "scieccù",

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ a b F.Stanganelli, Vicende Storiche di Comiso Antica e Moderna, Rotary Club, Vittoria 2004, pp. 6-7. (ed. orig. Stab. Tip. S. Di Mattei & C., Catania 1926).
  3. ^ F.Stanganelli, Vicende Storiche di Comiso Antica e Moderna, Rotary Club, Vittoria 2004, pp. 7. (ed. orig. Stab. Tip. S. Di Mattei & C., Catania 1926).
  4. ^ Infatti il cittadino della provincia, in generale, tende ad appellare l'abitante di Comiso "lòllu cumisàru", evidenziando lo strano uso di questa buffa parola che si ha soltanto nella cittadina di Comiso.
  5. ^ Etimologia Greco-Latina di Vocaboli Dialettali
  6. ^ Riti funerari Arabi
  7. ^ Riti funerari Arabi
  8. ^ Riti funerari Arabi
  9. ^ Tipico esempio la classica frase con cui si usa questo vocabolo ovvero "t'à cagghiàri a fàcci" cioè devi avere vergogna (per quello che hai fatto!), ma letteralmente è traducibile in "devi far tacere la faccia" (riferito, si pensa, ai muscoli espressivi del volto e quindi anche in relazione alla bocca e quindi allo star zitti).
  10. ^ F.Stanganelli, Vicende Storiche di Comiso Antica e Moderna, Rotary Club, Vittoria 2004, p. 7. (ed. orig. Stab. Tip. S. Di Mattei & C., Catania 1926).
  11. ^ a b Comiso Viva, Pro Loco, Comiso 1976, p.216.
  12. ^ Uomini e tradizione. Storia e memoria tra l'Ippari e il Dirillo, a cura di Paolo Monello, Regione Siciliana, Vittoria 2000, p. 159.
  13. ^ F.Stanganelli, Vicende Storiche di Comiso Antica e Moderna, Rotary Club, Vittoria 2004, p. 6. (ed. orig. Stab. Tip. S. Di Mattei & C., Catania 1926).