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Dialetto della Lunigiana

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Dialetto della Lunigiana
Parlato in Italia
Regioni Toscana, Liguria
Locutori
Totale circa 60.000 considerando il dato aggregato con il litorale ligure, la Val di Vara sud-orientale e le popolazioni emigrate in Italia e all'estero
Classifica Non top 100
Tassonomia
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Emiliano-romagnolo
         Emiliano
          Dialetto della Lunigiana
Statuto ufficiale
Ufficiale in Italia Italia

Il lunigianese o lunense è un dialetto della lingua emiliano-romagnola parlato entro i confini della Lunigiana, sub-regione divisa amministrativamente tra la Toscana e la Liguria, tra le province di Massa-Carrara e La Spezia, anche se fisicamente e storicamente vi sono ricomprese anche terre attualmente in provincia di Lucca e di Parma.

Il genus emiliano e le species sorelle[modifica | modifica wikitesto]

Questo dialetto appartiene alla grande famiglia del dialetto emiliano, pur avendo tutte le caratteristiche delle lingue di confine, essendo la Lunigiana una terra da sempre compressa tra montagna e mare, attraversata da varie vie di comunicazione strategiche e da dominazioni variegate. Anche l'attuale ripartizione politica lunigianese è una sorta di sintesi del contagio e delle similitudini che il dialetto locale ha subito e goduto nel corso dei secoli, con i suoi toscanismi e genovesismi, legati però al ceppo principale emiliano che caratterizza da un punto di vista sintattico e sonoro questa parlata. Al di là dei confini, che più che altrove sono affatto indicativi di una vera differenza di tipo linguistico-culturale, il dialetto della Lunigiana appartiene alla stessa famiglia del dialetto spezzino (di tipo ligure), del dialetto carrarese (di tipo emiliano) e del dialetto massese (di tipo tosco-emiliano) dai quali è unito dalla medesima costruzione sintattica della frase, da un gran numero di vocaboli comuni e da una vicinanza geografica ineluttabile che rende tali parlate tra loro sorelle. Anzi, si può ben sostenere che le quattro parlate siano delle sub-specie di un unico dialetto parlato o comunemente compreso da circa 300.000 autoctoni e da un numero altrettanto grande, ma non specificabile, di genti di Val di Magra, di Val di Vara e dintorni emigrate in molte regioni centro-settentrionali e all'estero, le quali hanno mantenuto e coltivato dei contatti persistenti con la terra d'origine (i cosiddetti barsàn). Ciò nonostante il fatto che a livello linguistico le tre parlate di cui si tratta vengano considerate come genus differenti, facendo spesso fatica a ottenerne un riconoscimento e uno studio unitario, è legata alla atavica frammentazione politica territoriale, mai ricondotta ad unità nei circa due secoli di domini successivi al Congresso di Vienna. La cosa certa è che uno stesso modo di costruire il periodo, di cadenzare le sillabe e di pronunciare i vocaboli fondamentali e accessori alla vita di tutti i giorni è comprensibile, con leggere variabili locali, da Lerici a Sarzana a Pontremoli, da Fivizzano a Follo, da Bolano a Minucciano, da Mulazzo a Calice al Cornoviglio, da Bastremoli a Guinadi, da Iera a Giovagallo, da Sassalbo a Parana, da Camporaghena a Ceparana, da Adelano a Fiumaretta e a Montemarcello. Anche a Massa, Montignoso, nell'alta Garfagnana e sulle pendici della media Garfagnana si parlano dialetti di chiaro stampo lunigianese solo lievemente toscanizzati, così come i dialetti della Val di Vara e della riviera fino a Bonassola, in origine di tipo "lunigiano", hanno subito una certa genovesizzazione, sempre più forte procedendoi verso nord-ovest. In zona il lunigianese è indicato come dialetto ligure o toscano semplicemente perché è sempre stato detto così, per ancestrale memoria familiare e collettiva, oppure perché è il confine regionale a dettarlo. Si racconta di un contadino d'Alta Val Magra che, a inizio Novecento, di ritorno da La Spezia per la prima volta, si sentì chiedere da un compaesano: Alòra? Coma alé andà à La Speza? Ta s'è fàt capir? (Allora? Com'è andata a La Spezia? Ti sei fatto capire?) e l'altro An'go ‘ù ansùn problema. A pàrlan coma nò autri (Non ho avuto nessun problema. Parlano come noi).

Ortografia[modifica | modifica wikitesto]

L'ortografia del dialetto della Lunigiana non è mai stata prodotta in maniera sistematica. Non esiste un vocabolario ufficiale delle parole lunigianesi. Esistono invece molte opere e scritti dialettali riportati da scrittori, poeti e cultori della parlata locale che nel corso dei secoli hanno riproposto un sistema di scrittura determinato.

Differenze dialettali territoriali[modifica | modifica wikitesto]

Come capita per la maggior parte dei dialetti, anche in Lunigiana sono riscontrabili varietà dialettali differenti non solo da comune a comune, ma addirittura da frazione a frazione. Tali diversità sono riscontrabili sia sull'asse nord-sud rappresentato dalla Valle del fiume Magra, sia da est a ovest, al di qua e al di là dello storico fiume rispetto al quale già Dante diceva che parte lo Genovese dal Toscano. L'effetto fricativo, riscontrabile dalla pronuncia di un enorme numero di termini, è una delle caratteristiche principali del dialetto della Lunigiana. La frizione, il fruscio, legati alla pronuncia delle consonanti si fa netto e forte nelle zone pedemontane, per arrotondarsi e vocalizzarsi in quelle più prossime alla costa con un sistematico fenomeno di lenizione.

Fonologia e fonetica[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche del dialetto della Lunigiana si possono ricondurre alle seguenti:

  • fenomeno di lenizione delle consonanti intervocaliche;
  • palatizzazione dei gruppi sillabici in -GR, -DG, -TS, -DS, -CR, -GL, -CL;
  • eliminazione delle vocali finali in moltissimi sostantivi.

Morfologia e sintassi[modifica | modifica wikitesto]

La struttura della frase si caratterizza per:

  • utilizzo rafforzativo del pronome a inizio periodo (gliel'ho detto > mé aglò it; non gliel'ho detto > mé anglò it) sia nella forma attiva che in quella passiva (da cui la nomea di dialetti del me e del mi);
  • doppia costruzione della frase negativa (non ho visto nessuno > anò vist ansùn oppure anche ò vist ansùn);
  • eliminazione delle consonanti doppie (villa > vila; camminare > càmnar; puzza > pùsa);
  • mantenimento della -a finale a identificare il femminile plurale (donne > dònia);
  • presenza di tre coniugazioni verbali terminanti in –AR (usare > drovàr), -ER (potere > podér) ed –IR (capire > capìr);
  • parziale utilizzo del gerundio (sto seminando > asòn à sémnar; sta leggendo > alè à lègiar);
  • soppressione della –o finale del participio passato (potuto > podù; voluto > voulù; pianto > piànt);
  • presenza dell'imperativo negativo (non andare! > anandargo!);
  • utilizzo rafforzativo di mica (non correrai mica? > T'àn coraré mìa; non c'è mica andato > an'ghé miga andà o an'ghé mia andà).

Suoni fricativi e suoni occlusivi[modifica | modifica wikitesto]

Mentre in italiano sono classiche consonanti fricative le lettere f, v, s (sia sorda che sonora) e il gruppo sc, nel dialetto lunigianese sono fricativi i gruppi consonantici ts, ds e dt, pronunciati con più o meno forza a seconda dell'ubicazione geografica dei vari borghi.

Es.

fuliggine > folìdsna (pron. folìzna con zeta sorda)
pipistrello > nòtsal (pron. nòzal con zeta sorda)
lenzuolo > lantsòl (pron. lanzòl con zeta sorda)
cicala > tsìkala (pron. zìkala con zeta sorda)
scemo > tsém (pron. zém con zeta sorda o sém)
zoccolo > tsòkal (pron. zòkal con zeta sorda)
cucina > kutsìna (pron. kuzìna con zeta sorda)
lucciola > nìtsla (pron. nìzla con zeta sonora)
chiodo > dtiòd (pron. tchiòd con c sorda)
tetto > tédt (pron. techt con c sorda)
fiammifero > sofarnel (pron. sofarnel con la s stretta)
nocciola > nitsòla (pron. nizòla con s sorda)
bicchiere > bidtiér (pron. bichtièr con c stretta)
sbadigliare > sbadatdiar (pron. sbadatiar)

In italiano le consonanti occlusive sono la -p, la -b, la -d, la -c, la -t e la -g gutturale. Le stesse si presentano sostanzialmente anche nel dialetto di Lunigiana con l'aggiunta del gruppo dg.

Es.

caraffa > bròca
camera > kàmera
notaio > nodàr
coltello > kòltel
letame > aldàm
mercato > markà
famiglia > famìdgia (pron. famìgia con g sonora e stretta o famìdia)
moglie > modgera (pron. mogéra con g sonora e stretta o modiéra)
formaggio > formàdg (pron. formàg con g sonora)
nocciolo del frutto > garùdg (pron. garùg con g sonora)

Dittonghi e iati[modifica | modifica wikitesto]

A seconda del borgo in cui si vive o ci si sposta è possibile incontrare una diversa traduzione di parole contenenti vocali. Gli iati corrispondono alle parole più antiche in cui il suono delle singole vocali è ancora distinto a fronte di parole più moderne la cui pronuncia vocalica diventa unica. I suoni più vetusti si possono riscontrare nel pontremolese e nei paesi d'alta valle dell'Alta e Media Lunigiana, soprattutto ad opera delle persone più anziane.

Es.

caldo > kàud > kàld
corvo > kròu > kòrv
lepre > léuvra > lévra
lupo > lòu > lov
aprile > auvrìl > avrìl

Vocali lunensi[modifica | modifica wikitesto]

La vocale a e il uso utilizzo al femminile e al plurale[modifica | modifica wikitesto]

Le vocali del dialetto della Lunigiana sono le stesse presenti in italiano, con alcune particolarità.

La lettera a è utilizzata con lo stesso suono proprio dell'italiano. Nella medio-alta Lunigiana (comuni di Villafranca, Mulazzo, Bagnone) essa svolge una funzione peculiare per identificare il genere femminile e il femminile plurale con la desinenza invariabile -ia.

Es.di pronuncia e di funzione della vocale a:

palo > pàl
maglia > madgia (pron. màgia con g sonora e stretta)
bella > bèla
belle > bèla, bèlia
forte (inv.) > fòrt (m.), fòrta (f.)
venire > agnìr
porcile > stabiòl
terrazzamento > sìdia
ragazza > fiòla
ragazze > fiòla, fiòlia
amica > amìga
amiche > amìga, amìghia
piccola > cìca
piccole > cìca, cìchia
finestra > fnéstra
finestre > fnéstra, fnéstria

La vocale i e il suo utilizzo al plurale[modifica | modifica wikitesto]

La vocale i ha anch'essa lo stesso suono dell'italiano ed è utilizzata per formare il plurale dei termini maschili.

Es.di pronuncia e di funzione della vocale i:

cielo > cièl
cieli > cièi
occhio > òch (pron. oc con la c sonora)
occhi > òci (pron. òdci con la c sonora leggermente soffocata)
secchiello > skiél
secchielli > skiéi
pisello > absél
piselli > abséi
tavolino > taulìn
tavolini > taulìni
cerro > cér (pron. cér con la c sonora)
cerri > cèri
zoccolo > tsòkal (pron. zòkal con la z sorda)
zoccoli > tsòkli
fucile > fusìl (pron. fuzìl con la z sorda)
essiccatoio > gradìl

La vocale e[modifica | modifica wikitesto]

La lettera e può assumere una pronuncia stretta oppure larga. È stretta quando la e è finale di sillaba o è preceduta da una consonante:

Es.:

vetro > vèdar
zecca > zèkla
panettiere > panetér
dovere > dovér
medicare > medgàr
pecora > pègra

È invece aperta quando si trova, nella medesima sillaba e tra due consonanti.

Es.

petto > pét
testa > tésta
coperchio > kuérts (pron. cuérct)
coltello > kortél
sapere > savér
avere > avér

La vocale o[modifica | modifica wikitesto]

La vocale o può assumere una pronuncia stretta oppure larga.

La pronuncia è larga quando la o è inclusa tra due consonanti nella stessa sillaba o se è seguita da una consonante nella stessa sillaba o ancora se si trova a inizio parola.

Es.

malocchio > malòtc (pron. malòkt)
malloppo > malòk
scalmanato > skinkòn
ortica > ortìga

La pronuncia stretta si verifica quando la o è posizionata al termine della sillaba ed è preceduta da una consonante.

Es.

polvere > pòura
povero > pòar
poveri > pòuri
raffreddore > fardòr
paiolo > paròl

La vocale u[modifica | modifica wikitesto]

La vocale u ha la medesima pronuncia propria dell'italiano. Questa vocale ha una caratterizzazione peculiare a livello verbale. Difatti nelle terze persone dell'indicativo imperfetto e nei participi passati, la u è una presenza tipica del dialetto lunigianese.

Es.

egli veniva > lù agnìu
egli capiva > lù capìu
egli parlava > lù parleu
egli sapeva > lù asèu
saputo > savù o saù
venuto > gnù
detto > dìt o dìtu o ìt
andato > andà o andàtu

Plurale[modifica | modifica wikitesto]

Come detto il plurale si forma in due maniere principali:

- in presenza di parole maschili singolari, aggiungendo la desinenza –i;

- in presenza di parole femminili singolari, aggiungendo la desinenza –ia.

Es.

gatto > gàt > gati
farfalla > burbàtla > burbàtlia
sedia > karèa > karèia

Vi sono poi tutta una serie di eccezioni e regole speciali di formazione del plurale.

Tutte le parole che terminano in –s, -v, -r, -t, -d al singolare maschile, formano il plurale aggiungendo semplicemente la i.

Es.

osso > òss
ossi > òsi (pron. osi con la s sorda)

Tutte le parole femminili singolari che terminano in –ia, sono invariabili al plurale.

Es.

foglia > la fòdgia (pron. fòdia o fodgia con la g sonora e stretta)
foglie > la fòdgià

Tutte le parole che terminano con suoni nasali, rimangono invariabili al plurale.

Es.

piastrone > al piagnòn
piastroni > i piagnòn
cardine > al pitòn
cardini > i pitòn

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Villafranca, Massa e Carrara[modifica | modifica wikitesto]

Al crou i'eu rubà da 'na fnestra 'n toc ad formadj; asdà an cima a 'na pianta, i'er pront à mandjarsal, quand 'na gorpa la l'ha vist; l'agheu propri fama.

Carrara, Massa e Carrara[modifica | modifica wikitesto]

'l corv i avev robat da 'na fnèstra 'n toc d' formai; as'tat 'n t' la zima d' 'n albr, i er lì lì p'r magnars'l, ma po' la golpa i l'ha vist, al avev propi fama.

Massa, Massa e Carrara[modifica | modifica wikitesto]

L corv(o) ghjeve arobbat(o) 'n tocco de formaggio da 'na fnestra. Accovacciat(o) 'nt la c/gima d'una pianta i-ghjier lì lì per magnarselo, ma po' la golpa i l'ha vist(o), al eve propri fama.

Modenese[modifica | modifica wikitesto]

Na curnàçia négra l'ìva purtèe via da óna fnèstra un pcòun ed furmàj; pugèda inséma a óna piànta, l'éra pròunta per magnèrsel, quànd la vólpa la-l'ha vésta; la gh'ìva 'na fàm òrba.

Da ultimo e' riportato il modenese, ossia il dialetto emiliano reputato maggiormente affine ai dialetti della provincia di Massa-Carrara, ed evidente è notevole distanza, seppur all'interno delle parlate gallo-italiche, del dialetto emiliano, rispetto alle parlate dell'area apuana, le quali in vece presentano forti affinità al loro interno, nonostante certe diversità ( soprattutto a livello d'accento ) .

Gli articoli determinativi[modifica | modifica wikitesto]

Gli articoli determinativi del dialetto della Lunigiana sono:

- al maschile singolare al invariabile;

- al maschile plurale l' (davanti a vocale) invariabile;

- al maschile plurale i;

- al femminile singolare e plurale la invariabile.

Non esiste una traduzione specifica per l'articolo lo.

Ecco alcuni esempi:

Il babbo = al babo
Il pipistrello = al nòsal
la lucertola = la lèsna
il singhiozzo = al cascentìn
la tavola = la tàula
lo zucchero = al sùcar
lo zio = al tsìo
gli uccelli = i uséi
gli amici = i amìsi
le pecore = la pègria
le montagne = la montània

Gli articoli indeterminativi[modifica | modifica wikitesto]

Gli articoli indeterminativi hanno invece una traduzione:

- al maschile singolare con an invariabile;

- al femminile singolare na o n' (davanti a vocale) invariabili.

Es.

un fiume = an fiùm
un ponte = an pònt
uno zio = an tsio
uno scemo = an tsém
un'amica = n'amìga
una colla = na còla;

Partitivo e genitivo[modifica | modifica wikitesto]

I gruppi del, dello, della, si traducono con un solo termine al maschile e al femminile, come segue:

del, dello = di
della = dlà

Es.

Sua madre ha preso dei piatti per la casa = sò mà à pià di piati par la cà
Dei tuoi problemi non si è interessato nessuno = di tò problemi a 'n s'è anteresà ansùn
La camicia della macellaia era molto vecchia = la camìsa dlà masléra a l'èra tant vedtia

Preposizioni semplici[modifica | modifica wikitesto]

Le preposizioni dell'italiano si traducono nel modo che segue:

di = ad (es. un litro di vino > an lìtar ad vìn)
a = a (es. è andato a scuola > alé andà à la scòla)
da = da (es. lo trovi da suo nipote > tal troa da sò nuòd)
in = an (es. tua moglie è in chiesa > tò modgera alé an diesa)
con = con (es. ha mangiato con i suoi > alà mandgia con i sò)
su = soar (es. prendila sulla testa > pìala soar à la tésta)
per = par (es. per tutti era solo una ragazzina > par tuti al'era sòl na fioléta)
tra = tra (es. era tra suo fratello e sua sorella > al'éra tra sò fradel e sò sorela)
fra = tra

Aggettivi possessivi[modifica | modifica wikitesto]

Gli aggettivi possessivi sono molto più numerosi che in italiano a causa della particolare costruzione che la frase dialettale può assumere.

Mio, mia = prima del sostantivo al mé; la mé
Tuo, tua = al tò, la tò oppure toga
Suo, sua = al so, la so oppure soga
Nostro, nostra = prima del sostantivo al nostar, la nostria oppure dopo il sostantivo nostri o nostria
Vostra, vostra = la vostra, la vostria oppure dopo il sostantivo vostri o vostria
Loro = so oppure lor sia prima che dopo i sostantivi

La sola parola casa si può accompagnare di possessivi molto atipici quali mega, toga, soga a indicare uno stretto possesso, sentito e peculiare, non attribuibile ad alcun'altra cosa o animale.

Es.

Casa sua è sempre la più bella = Cà soga a l'è sempar la pù bela oppure La sò cà alé sempar la pù bela
Il mio asino non si muove mai = Al mé asan a 'n sa moa mai (l'altra strutturazione non si usa)

Pronomi personali[modifica | modifica wikitesto]

Io >
Tu >
Egli, Ella > Lù, Lé
Noi >
Voi >
Essi, Esse > Lor

Verbi e tempi verbali[modifica | modifica wikitesto]

Modo infinito.

infinito presente > avere > avér
infinito passato > avere avuto > avér'ù

Nel modo indicativo, il dialetto lunense presenta sei degli otto tempi propri della lingua italiana. Mancano all'appello il passato remoto e il trapassato remoto.

Prendendo come base il verbo avere, sono delineabili:

presente > io ho > mé agò
imperfetto > io avevo > mé aghèu
passato remoto > io ebbi > inesistente
futuro semplice > io avrò > mé agarò
passato prossimo > io ho avuto > mé agò‘ù
trapassato prossimo > io avevo avuto > mé aghèu'u
trapassato remoto > io ebbi avuto > inesistente
futuro anteriore > io avrò avuto > mé agarò'ù

Il modo condizionale si caratterizza al:

presente > io avrei > mé agavrés
passato > io avrei avuto > mé agavrés'ù

Il modo gerundio sia al presente (avendo) che al passato (avendo avuto) esiste nella forma propria della lingua italiana. Il dialetto lunense tende a non utilizzare molto questo modo oppure a modificare la struttura della frasi a proprio uso e consumo.

Es.

avendo un bambino ancora a scuola, sono andato a prenderlo = aghèu an fiòl ankòra à la scola e son andà a piàrlo
cosa stai leggendo ? = cosa stét à lègiar? oppure cosa't'sé à dré à lègiar?

Il modo congiuntivo, proprio di un uso più forbito della lingua dialettale, esiste ed è molto più utilizzato che non in italiano.

presente > che io abbia > kè mé agàbia
imperfetto > che io avessi > kè mé agavés
passato > che io abbia avuto > kè mé agàbia'ù
trapassato > che io avessi avuto > kè mé agavés'ù

I mesi in dialetto[modifica | modifica wikitesto]

gennaio > genàio o znar
febbraio > febràio o farvar
marzo > màrz
aprile > 'auvrìl o avrìl
maggio > màg o maz
giugno > giùgn o zugn
luglio > lùdg (pron. lùdg con la g sorda) o lui
agosto > agòst
settembre > stémbra o stémbar
ottobre > otòbar od otoar
novembre > novémbra o novémbar
dicembre > dicémbra o dicémbar o dzembar

I giorni della settimana in dialetto[modifica | modifica wikitesto]

lunedì > lunadì
martedì > martadì
mercoledì > mercaldì
giovedì > gioedì
venerdì > venardì
sabato > sabdo
domenica > dmenga

Numeri in dialetto[modifica | modifica wikitesto]

1 Un 11 Undas 30 Trénta
2 Doi 12 Dòdas 40 Quarànta
3 Tré 13 Trédas 50 Sinquànta
4 Quàtar 14 Quatòrdas 100 Cent
5 Cìnq 15 Quìndas 200 Dosént
6 16 Sédas 500 Cincent
7 Sét 17 Dassét 1000 Mila
8 Ot 18 Dasdòt 2000 Domila
9 Nòu 19 Dasnòu 10.000 Dèsmila
10 Desi 20 Vinti 1.000.000 An miliòn

Frasi idiomatiche[modifica | modifica wikitesto]

Come in tutti i dialetti, sono numerosissimi e di difficile classificazione i periodi costruiti con una forma che assume un significato peculiare il quale travalica il valore intrinseco delle singole parole.

Ecco alcuni esempi:

essere senza cappello o copricapo > èsar sans szuchela
avere i brividi > avergo i bufardici
essere agitato > èsar an furaia
rompere tutto > stribiàr tut
essere sciatto o estensivamente fare brutta figura > far al mandàn
tenere la porta socchiusa o non chiusa correttamente > agnir la porta d'badachiòn
mettere a posto > comdàr
sentire l'arrivo del vento della montagna che porta brutto tempo > asentir al bruìn
avere il nervoso/essere nervoso > avergo i fumi
stare ad origliare > astàr da'n'orchìda
essere un mentecatto > èsar a poar orchiòn o èsar an barigòn
attendere qualcuno che non arriverà o che arriverà con grave ritardo > aspetàr al tren di pouri
maleducato, detto sia con tono di rimprovero che simpaticamente > brut sporcòn
accidenti a voi ! > sacra mescoli !
essere vecchio decrepito > èsar an diublòn
essere cocciuto/testardo > èsar an pitzòn
girare a vanvera > girar e prilar

Esistono poi espressioni legate alla cultura contadina e all'economia del territorio della Lunigiana quali per esempio i selvi (i funghi porcini), i zuvanei (i "giovannini" sono i vermetti delle castagne), il gavaròn (il vespone, termine usato per definire uno scapolo non più giovanissimo che è solito "ronzare" intorno alle donne), il guzzin (un ragazzo), la guzarna (Clematis vitalba) ed evidentemente la lumaca che ne mangia le foglie sarà la limaca guzarna, o i bochi (le cime dei virgulti delle more che, tolta la parte esterna, si possono cucinare) . Poesie in dialetto della Lunigiana sono state scritte dal Col. Primo Tomellini (1899-1993) di Villafranca in Lunigiana, quale il frammento qui di seguito, dedicato a sua sorella Carmela Tomellini: "O Carmela, t tnarcorda / quando ragazi, fnì la scola, / a snandeva cun la nona / a ruspar n Zervarola? // Dop aver sot ai castagni, / zira n zà e zira n là, con taschel a ras, a ras, / arturnevn strachi a cà. // Spes andevn su da Pian / arcurgir l furmentòn, / alla sera a scartuzevn / e arcuntevn la canzòn....".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fernando Leviti, Dialetto Bagnonese, 2002;
  • AA.VV., Vocabolario del dialetto di Filattiera, 1983;
  • Silvio Guerri, Dizionario della parlata di Barbarasco, 2006;
  • Giovanni Pedrazzi , I Folòn, 2004;
  • Giorgio Masetti, Antologia etimologica del dialetto Sarzanese, 2000;
  • G. Giannelli, Profilo dei dialetti italiani - Toscana, Pisa 2000;
  • P. Maffei Bellucci, Profilo dei dialetti italiani - Lunigiana, Pisa 1977;
  • P.G. Cavallini, Caratteristiche di un dialetto in via di scomparsa, in Val di Vara, un grido un canto, La Spezia 1988;
  • L. M. Savoia, recensione a Lunigiana di P. Maffei Bellucci cit., in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, classe di lettere e filosofia, s. III, 8, 1978, pp. 1914–1918;
  • Q. Giunti,Montignoso 2000, Massa 2000;
  • E.Novani, Vocabolario del dialetto massese, Massa 2005.
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