Ghetto di Venezia

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Coordinate: 45°26′43″N 12°19′35″E / 45.445278°N 12.326389°E45.445278; 12.326389

Campo del Ghetto Novo

Il Ghetto era il quartiere di Venezia dove gli ebrei erano obbligati a risiedere durante il periodo della Repubblica Veneta. Si trova nel sestiere di Cannaregio ed è tutt'oggi il fulcro della comunità ebraica di Venezia, sede di sinagoghe e di altre istituzioni religiose.

In epoca medievale, il Ghetto era la zona della città dove si concentravano le pubbliche fonderie e solo a partire dal 1516 fu destinato alla residenza coatta degli israeliti. Da qui è derivato poi il nome comune ghetto per indicare un quartiere ebraico e, in senso ancora più ampio, un rione in cui si concentrano le minoranze socialmente escluse di una comunità.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Esistono quattro ipotesi riguardo all'etimologia della parola ghetto (ghèto in dialetto veneziano):

  1. ghetto come "via" (radice comune con: l'germanico Gasse; lo svedese gata; il gotico gatwo)
  2. in relazione all'italiano getto, che significa "fonderia"
  3. diminutivo di borghetto, vale a dire "piccolo centro"
  4. in relazione all'ebraico gēt, vale a dire "documento attestante il divorzio".

Nel 209, l'etimologista Anatoly Liberman ha dichiarato che le quattro ipotesi sono sostanzialmente speculative, suggerendo che la prima è a sua pare la più attendibile[1]

Il toponimo potrebbe quindi derivare dal verbo ghettare, cioè "affinare il metallo con la ghetta" (il diossido di piombo), parallelo a gettare "fondere i metalli". Sembra quindi priva di fondamento l'ipotesi etimologica che avvicina "ghetto" all'ebraico gēt "scritta di divorzio", dato che il toponimo si è radicato ben prima dell'arrivo della comunità ebraica[2], pur potendo questa accezione della lingua ebraica giustificarne la permanenza e diffusione anche dopo l'insediamento israelita.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Comunità ebraica di Venezia.

Prima degli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

La presenza ebraica a Venezia è attestata già prima dell'anno mille, anche se bisognerà aspettare il tardo Trecento per poter apprezzare un insediamento consistente e stabile. Sino all'istituzione del ghetto gli israeliti, pur sottoposti a varie restrizioni, potevano vivere in qualsiasi luogo della città[3].

L'area dove sorse più tardi il quartiere ebraico era denominata "Ghetto" almeno dagli inizi del XIV secolo, poiché vi si trovavano le fonderie pubbliche per la fabbricazione delle bombarde. Già allora questi spazi erano distinti in due parti, dette rispettivamente Ghetto Vecchio e Ghetto Nuovo[3].

Verso l'inizio del Quattrocento le fonderie smisero di funzionare e l'area del Ghetto Nuovo fu affidata ai fratelli Da Brolo, che intendevano edificarvi un complesso residenziale, comprendente venticinque case da affittare e una chiesa. Attorno al 1460 insorse un litigio tra le parrocchie di San Geremia e San Marcuola attorno alla pertinenza ecclesiastica del nuovo quartiere; alla fine il progetto fu abbandonato e l'area rimase disabitata per diversi decenni. A questo periodo risalgono i tre pozzi al centro del campo del Ghetto Nuovo, recanti lo stemma dei Da Brolo[3].

L'istituzione del quartiere ebraico[modifica | modifica wikitesto]

Nella stessa Venezia esisteva già qualcosa di simile a quello che sarebbe diventato il ghetto: dal XIII secolo esisteva infatti il fondaco dei tedeschi. Si trattava di un singolo edificio (esistente ancor oggi, ai piedi del Ponte di Rialto, in cui i mercanti tedeschi (ovvero quelli provenienti dall'Europa centrale come ungheresi e boemi) venivano rinchiusi di notte. Anche gli Ottomani avevano un fondaco, dove poter vivere appartati, con luogo di culto e hammam.[4]

Tra il XIII e il XVI secolo, in tutta l'Europa gli ebrei vennero perseguitati e cacciati (dall'Inghilterra nel 1290, dalla Francia nel 1394, da molte città tedesche nel 1470, dalla Spagna nel 1492, dal Portogallo nel 1497) e molti di loro trovarono rifugio proprio a Venezia. Una nuova ondata di arrivi si ebbe all'inizio del Cinquecento, quando gli sconvolgimenti della guerra della Lega di Cambrai portarono numerosi ebrei a riversarsi dalla terraferma alla laguna.

Nel XVI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del Cinquecento vennero edificate varie sinagoghe, una per ogni gruppo di omogenea provenienza. Così sorsero la Schola Grande Tedesca, la Schola Canton (rito ashkenazita), la Schola Levantina, la Schola Spagnola (di rito Sefardita) e la Schola Italiana di rito italiano. Gli edifici costituiscono tuttora un complesso architettonico di grande interesse.

Via via la comunità si consolidava economicamente ed era ricca di fermenti culturali. Agli ebrei ashkenaziti il governo veneziano concesse quale occupazione, oltre all'esercizio della medicina e alla strazzeria, il mestiere di prestatori di denaro, cioè di fatto un'attività creditizia che ai cristiani era impedita da motivi religiosi, in quanto si riteneva contrario alla morale lucrare interessi su somme date a pegno. Rimangono numerosissime testimonianze letterarie ed epistolari di questa attività, in quanto andare in ghetto a contrarre un prestito o a riscattare degli oggetti tenuti per garanzia faceva parte degli usi abituali. Le attività di prestito su pegno avvenivano in deroga al divieto corrente della pratica del prestito contro interessi, ed è ricordato anche Mercante di Venezia di Shakespeare.

Questa crescita esponenziale della comunità ebraica destò sospetti e preoccupazioni da parte dei residenti cristiani. Il 29 marzo 1516 il Senato mise mano alla questione, stabilendo che tutti gli israeliti dovessero obbligatoriamente risiedere nella località del Ghetto Nuovo. Nacque così un'istituzione, che verrà poi ampiamente applicata anche nel resto d'Europa. La legge stabiliva che "tutti li Zudei che de presente se attrovano abitar in diverse contrade de questa città, debbano abitar unidi".[5].

Tutto ciò non impedì la crescita demografica della comunità, favorita anche da consistenti ondate immigratorie da tutta l'Europa. Per ricavare un numero sufficiente di alloggi si dovette provvedere all'espansione in verticale degli edifici; tutt'oggi le costruzioni del Ghetto, caso unico a Venezia, si caratterizzano per la notevole altezza, sino ad otto piani. Ciononostante, le autorità veneziane si trovarono costrette, in due occasioni, ad ampliare il Ghetto Nuovo: nel 1541 venne aggiunto il Ghetto Vecchio, concesso ai cosiddetti ebrei Levantini, giunti dalla penisola Iberica e dall'impero Ottomano; nel 1633 venne aperto il Ghetto Novissimo, una piccola area a est del Ghetto Nuovo, composta da appena due calli. Anche queste aree dovettero essere provvedute di ingressi sorvegliati.

La vita economica e la legge veneziana[modifica | modifica wikitesto]

Alla comunità ebraica era fatto obbligo di portare segni distintivi[non chiaro], ed erano garantite la protezione in caso di guerra, la libertà di culto e di impresa attraverso la gestione del Banco dei pegni ad un tasso di interesse massimo fissato per legge[6], variabile dal 5% al 10% e controllato da un rappresentato della Repubblica[7][8].

I tre principali Banchi dei Pegni sopravvissero fino al 1797[9], prendevano nome in base al colore delle note-da-banco rilasciate[10], parallela a quella dei tipografi-stampatori del cinquecento veneto, bandita dall'anno 1566[7]. Agli Ebrei era vietata l'iscrizione alle corporazioni delle Arti e Mestieri[11], e il decreto del Senato Veneziano (2 Aprile 1566) consentì l'apertura d cinque banchi dei pegni con una riserva di deposito in 5.000 ducati veneziani ad un interesse massimo del 10% e con un orizzonte temporale massimo di cinque anni, disponendo la nullità di ogni atto o patto contrario e il divieto di prestito assistito dalla garanzia di armi straniere e alcune merci importate, oggetti sacri, il quinto di un reddito fisso[7]. Alla comunità era consentito l'acquisto del terreno per la sepoltura dei congiunti, l'esercizio della "strazzeria" (raccolta degli stracci), la tintoria, la tessitura e il commercio[7] in particolare con oggetti usati di modesto valore[11].

La vita culturale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di san Pio V] (1504-1572), le strutture autonome della Repubblica e i suoi attriti con il papato resero l'Inquisizione veneziana meno invasiva e opprimente che in qualsiasi altro luogo italiano. Nella zona di confine fra il ghetto e la città veneziana, furono composte e poi pubblicate assieme nel 1638, due opere fondamentali del Giudaismo, quali: la Historia de’ riti Hebraici del rabbino Leon Modena (1571–1648), e il Discorso circa il stato de gl’Hebrei del suo allievo e futuro rabbino Simone (Simcha) Luzzatto (1583-1663)[12].

Il ghetto era un centro di produzione, di diffusione e di fruizione della cultura ebraico-veneziana, nel quale anche i cristiani si recavano per trovare amuleti e oroscopi, incantesimi, traduzioni illustrate di testi ebraici di magia, astrologia, cabala e alchimia, che facilmente potevano essere stati o arrivare ad essere messi all'Indice dalla Santa Inquisizione[12].

Nel XVII e XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

I rapporti della comunità con la Repubblica furono instabili e periodicamente si svolgevano campagne di conversione al cattolicesimo. Chi aderiva cambiava anche nome, assumendo quello di chi lo aveva indotto a mutare la propria fede religiosa, spesso un membro dell'aristocrazia.

Con la caduta della Repubblica e l'avvento di Napoleone, le porte del ghetto furono eliminate, così come l'obbligo di residenza.

Dal XX secolo ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il Ghetto Nuovo si presenta tuttora come un'isola, i cui accessi avvengono solo tramite due ponti. In corrispondenza di questi esistevano dei robusti cancelli, che venivano chiusi e sorvegliati di notte, poiché agli abitanti era permesso uscire dal quartiere solo di giorno e con dei segni distintivi. Le imbarcazioni della Serenissima presidiavano canali e abitazioni contro il rischio di furti e violazioni del divieto di attività notturne.

Al giorno d'oggi questo complesso è rimasto abbastanza integro, anche se gli ebrei veneziani sono ormai ridotti a poche centinaia e non risiedono più in maggioranza nel ghetto. Due sinagoghe sono tuttora aperte al culto in periodi dell'anno alternati e quasi tutti gli altri edifici della comunità svolgono ancora funzioni istituzionali (museo, casa di riposo ecc.). Il Museo Ebraico di Venezia conserva al suo interno due delle cinque sinagoghe di Venezia visitabili con i tour guidati.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anatoly Liberman, Why Don’t We Know the Origin of the Word Ghetto?, Oxford University Press.
  2. ^ Umberto Cassuto, GHETTO, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  3. ^ a b c Giuseppe Tassini, Curiosità Veneziane, note integrative e revisione a cura di Marina Crivellari Bizio, Franco Filippi, Andrea Perego, Vol. I, Venezia, Filippi Editore, 2009 [1863], pp. 293-295.
  4. ^ "Nel serraglio de li Zudei", Alessandro Marzo Magno, Focus storia, giugno 2016, pag. 29-32
  5. ^ "Nel serraglio de li Zudei", Alessandro Marzo Magno, Focus storia, giugno 2016, pag. 29.
  6. ^ Storia del più antico Banco dei Pegni ebraico di Venezia, su bancorosso.org (archiviato il 2 Gennaio 2019). Ospitato su youtube.
  7. ^ a b c d Giuseppe Cappelletti, Storia della repubblica di Venezia dal suo principio sino al giorno nostro, Tipografia Antonelli, 1855, pp. 146, 147 (archiviato il 2 Gennaio 2019).
  8. ^ I tre banchi di pegno e l'usura, su venipedia.it (archiviato il 2 Dicembre 2018).
  9. ^ Il Banco Rosso nel Ghetto di Venezia, su venetoinside.com (archiviato il 6 Novembre 2016).
  10. ^ Il "banco rosso" dei pegni del Ghetto, su archive.li, 5 Gennaio 2013 (archiviato il 2 Gennaio 2019).
    «a funzione del "banco rosso" – così denominato dal colore delle ricevute che il banco rilasciava – era quella di prestare denaro su pegno a persone in difficoltà economiche».
  11. ^ a b L'antica zona del Ghetto e la vita della comunità ebraica a Padova, su padovanet.it, 28 Settembre 2015 (archiviato il 26 Dicembre 2015).
  12. ^ a b (EN) Cristiana Facchini, The City, the Ghetto and Two Books. Venice and Jewish Early Modernity, in Questioni di storia ebraica contemporanea., nº 2, Fondazione CDEC, Ottobre 2011 (archiviato il 29 ottobre 2011).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Calimani, Anna-Vera Sullam, Davide Calimani, Ghetto di Venezia, Milano, Mondadori, 2014. ISBN 978-88-918-0105-0
  • (EN) Cristiana Facchini, The City, the Ghetto and Two Books. Venice and Jewish Early Modernity, in Questioni di storia ebraica contemporanea., nº 2, Fondazione CDEC, Ottobre 2011 (archiviato il 29 ottobre 2011).

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