Ghetto di Venezia

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Coordinate: 45°26′43″N 12°19′35″E / 45.445278°N 12.326389°E45.445278; 12.326389

Campo del Ghetto Novo

Il Ghetto era il quartiere di Venezia dove gli ebrei erano obbligati a risiedere durante il periodo della Repubblica Veneta. Si trova nel sestiere di Cannaregio ed è tutt'oggi il fulcro della comunità ebraica di Venezia, sede di sinagoghe e di altre istituzioni religiose.

In epoca medievale, il Ghetto era la zona della città dove si concentravano le pubbliche fonderie e solo a partire dal 1516 fu destinato alla residenza coatta degli israeliti. Da qui è derivato poi il nome comune ghetto per indicare un quartiere ebraico e, in senso ancora più ampio, un rione in cui si concentrano le minoranze socialmente escluse di una comunità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Comunità ebraica di Venezia.

Prima degli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

La presenza ebraica a Venezia è attestata già prima dell'anno mille, anche se bisognerà aspettare il tardo Trecento per poter apprezzare un insediamento consistente e stabile. Sino all'istituzione del ghetto gli israeliti, pur sottoposti a varie restrizioni, potevano vivere in qualsiasi luogo della città[1].

L'area dove sorse più tardi il quartiere ebraico era denominata "Ghetto" almeno dagli inizi del XIV secolo, poiché vi si trovavano le fonderie pubbliche per la fabbricazione delle bombarde. Il toponimo deriva infatti dal verbo ghettare, cioè "affinare il metallo con la ghetta" (il diossido di piombo), parallelo a gettare "fondere i metalli". Già allora questi spazi erano distinti in due parti, dette rispettivamente Ghetto Vecchio e Ghetto Nuovo[1].

Verso l'inizio del Quattrocento le fonderie smisero di funzionare e l'area del Ghetto Nuovo fu affidata ai fratelli Da Brolo, che intendevano edificarvi un complesso residenziale, comprendente venticinque case da affittare e una chiesa. Attorno al 1460 insorse un litigio tra le parrocchie di San Geremia e San Marcuola attorno alla pertinenza ecclesiastica del nuovo quartiere; alla fine il progetto fu abbandonato e l'area rimase disabitata per diversi decenni. A questo periodo risalgono i tre pozzi al centro del campo del Ghetto Nuovo, recanti lo stemma dei Da Brolo[1].

Nella stessa Venezia esisteva già qualcosa di simile a quello che sarebbe diventato il ghetto: dal XIII secolo esisteva infatti il fondaco dei tedeschi. Si trattava di un singolo edificio ( esistente ancor oggi, ai piedi del Ponte di Rialto, in cui i mercanti tedeschi (ovvero quelli provenienti dall'Europa centrale come ungheresi e boemi) venivano rinchiusi di notte. Anche gli Ottomani avevano un fondaco, dove poter vivere appartati, con luogo di culto e hammam.[2]

L'istituzione del Ghetto[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del Cinquecento gli sconvolgimenti della guerra della Lega di Cambrai portarono numerosi ebrei a riversarsi dalla terraferma a Venezia, destando sospetti e preoccupazioni da parte dei residenti cristiani. Il 29 marzo 1516 il Senato mise mano alla questione, stabilendo che tutti gli israeliti dovessero obbligatoriamente risiedere nella località del Ghetto Nuovo. Nasce così un'istituzione, che verrà poi ampiamente applicata anche nel resto d'Europa. La legge stabiliva che "tutti li Zudei che de presente se attrovano abitar in diverse contrade de questa città, debbano abitar unidi".[3]

Il Ghetto Nuovo si presenta tuttora come un'isola, i cui accessi avvengono solo tramite due ponti. In corrispondenza di questi esistevano dei robusti cancelli, che venivano chiusi e sorvegliati di notte, poiché agli abitanti era permesso uscire dal quartiere solo di giorno e con dei segni distintivi.

Tutto ciò non impedì la crescita demografica della comunità, favorita anche da consistenti ondate immigratorie da tutta l'Europa. Per ricavare un numero sufficiente di alloggi si dovette provvedere all'espansione in verticale degli edifici; tutt'oggi le costruzioni del Ghetto, caso unico a Venezia, si caratterizzano per la notevole altezza, sino ad otto piani. Ciononostante, le autorità veneziane si trovarono costrette, in due occasioni, ad ampliare il Ghetto Nuovo: nel 1541 venne aggiunto il Ghetto Vecchio, concesso ai cosiddetti ebrei Levantini, giunti dalla penisola Iberica e dall'impero Ottomano; nel 1633 venne aperto il Ghetto Novissimo, una piccola area a est del Ghetto Nuovo, composta da appena due calli. Anche queste aree dovettero essere provvedute di ingressi sorvegliati.

Nel corso del Cinquecento vennero edificate varie sinagoghe, una per ogni gruppo di omogenea provenienza. Così sorsero la Schola Grande Tedesca, la Schola Canton (rito ashkenazita), la Schola Levantina, la Schola Spagnola (di rito Sefardita) e la Schola Italiana di rito italiano. Gli edifici costituiscono tuttora un complesso architettonico di grande interesse.

Via via la comunità si consolidava economicamente ed era ricca di fermenti culturali. Agli ebrei ashkenaziti il governo veneziano concesse quale occupazione, oltre all'esercizio della medicina e alla strazzeria, il mestiere di prestatori di denaro, cioè di fatto un'attività creditizia che ai cristiani era impedita da motivi religiosi, in quanto si riteneva contrario alla morale lucrare interessi su somme date a pegno. Rimangono numerosissime testimonianze letterarie ed epistolari di questa attività, in quanto andare in ghetto a contrarre un prestito o a riscattare degli oggetti tenuti per garanzia faceva parte degli usi abituali.

I rapporti della comunità con la Repubblica furono instabili e periodicamente si svolgevano campagne di conversione al cattolicesimo. Chi aderiva cambiava anche nome, assumendo quello di chi lo aveva indotto ad abiurare, spesso un membro dell'aristocrazia.

Con la caduta della Repubblica e l'avvento di Napoleone furono eliminate le discriminazioni nei confronti degli ebrei.

Le porte del ghetto furono eliminate, così come l'obbligo di residenza.

Al giorno d'oggi questo complesso è rimasto abbastanza integro, anche se gli ebrei veneziani sono ormai ridotti a poche centinaia e non risiedono più in maggioranza nel ghetto. Due sinagoghe sono tuttora aperte al culto in periodi dell'anno alternati e quasi tutti gli altri edifici della comunità svolgono ancora funzioni istituzionali (museo, casa di riposo ecc.). Il Museo Ebraico di Venezia conserva al suo interno due delle cinque sinagoghe di Venezia visitabili con i tour guidati.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Giuseppe Tassini, Curiosità Veneziane, note integrative e revisione a cura di Marina Crivellari Bizio, Franco Filippi, Andrea Perego, Vol. I, Venezia, Filippi Editore, 2009 [1863], pp. 293-295.
  2. ^ "Nel serraglio de li Zudei", Alessandro Marzo Magno, Focus storia, giugno 2016, pag. 29-32
  3. ^ "Nel serraglio de li Zudei", Alessandro Marzo Magno, Focus storia, giugno 2016, pag. 29.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo Calimani, Anna-Vera Sullam, Davide Calimani, Ghetto di Venezia, Milano, Mondadori, 2014. ISBN 978-88-918-0105-0

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