Pietre d'inciampo

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Le pietre d'inciampo collocate a Meina
Una Stolperstein collocata a Berlino

Le Pietre d'inciampo (ted. Stolpersteine) sono una iniziativa dell'artista tedesco Gunter Demnig per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. L'iniziativa, attuata in diversi paesi europei, consiste nell'incorporare, nel selciato stradale delle città, davanti alle ultime abitazioni delle vittime di deportazioni, dei blocchi in pietra ricoperti al di sopra con una piastra di ottone.

Storia dell'iniziativa[modifica | modifica wikitesto]

Venti paesi hanno già collocato Stolpersteine

L'iniziativa è partita a Colonia nel 1995 e ha portato, a inizio 2016, all'installazione di oltre 56.000 "pietre" (la cinquantamillesima pietra è stata posata a Torino) in vari paesi europei: Germania, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Norvegia, Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Grecia, Ucraina, Slovenia, Croazia, Romania ed Russia.

La memoria consiste in una piccola targa d'ottone della dimensione di un sampietrino (10 x 10 cm.), posta davanti alla porta della casa in cui abitò la vittima del nazismo o nel luogo in cui fu fatta prigioniera, sulla quale sono incisi il nome della persona, l'anno di nascita, la data, l'eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta. Questo tipo di informazioni intendono ridare individualità a chi si voleva ridurre soltanto a numero. L'espressione "inciampo" deve dunque intendersi non in senso fisico, ma visivo e mentale, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino e si imbatte, anche casualmente, nell'opera.

Le pietre d'inciampo vengono posate in memoria delle vittime del nazismo, indipendentemente da etnia e religione.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pietre d'inciampo in Italia.

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

In Germania, soprattutto, all'esordio dell'iniziativa è sorto un dibattito sul fatto che le "pietre" venivano poste davanti al portone di ingresso e il proprietario dell'immobile poteva non sempre gradire l'idea di essere costretto a ricordare ogni giorno le atrocità naziste. A Colonia, per esempio, una "pietra" fu posta lontana dal portone principale, quasi al bordo del marciapiede, vicino alla strada. A Krefeld la controversia riguardò il fatto che le pietre di Demnig ricordavano troppo il periodo in cui i nazisti usavano le lapidi delle tombe ebree come pavimentazione per i marciapiedi.[1]. Fu raggiunto l'accordo che la scelta del luogo dove porre una pietra d'inciampo sarebbe stata subordinata all'approvazione del proprietario della casa e, qualora ci fossero, anche dei parenti delle vittime da ricordare.[2]

In alcuni casi, le pietre sono state divelte: a Roma, ad esempio, un caso del genere ha riguardato, il 12 gennaio 2012, alcune pietre d'inciampo posate al numero 67 di via Santa Maria di Monticelli[3]. Pochi giorni dopo si scoprì che l'atto era stato compiuto da un condomino del palazzo di fronte al quale erano state posizionate in quanto "infastidito" dalla loro presenza".[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) "Der Ton wird schärfer" Westdeutsche Zeitung, 24 dicembre 2005 (url consultato il 12-6-2010
  2. ^ (DE) Lutz Mäurer, "Stolpersteine: Kompromiss gefunden" Westdeutsche Zeitung, 24 marzo 2006 (url consultato il 12-6-2010).
  3. ^ Paolo Brogi, Olocausto, oltraggio alla memoria divelte tre «Pietre di inciampo», Corriere della Sera, 12 gennaio 2012 (url consultato il 24-11-2012)
  4. ^ Paolo Brogi, Pietre d'inciampo rimosse da farmacista: un caso di ordinario antisemitismo, Corriere della Sera, 18 gennaio 2012 (url consultato il 24-11-2012)

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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