Vittime dell'Olocausto

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Olocausto.

Percentuali e numero delle vittime dell'Olocausto secondo i dati dello United States Holocaust Memorial Museum.[1]
Vittime % Numero (approssimativo)
Ebrei (Jews) 42% 6 milioni
Polacchi, Ucraini e Bielorussi (Ethnic Poles, Ukranians & Belarrussians) 22% 3.5 / 4 milioni
Prigionieri di guerra sovietici (Soviet POWs) 20% 3 milioni
Politici (Politicals) 10% 1.5 / 2 milioni (inclusi 80./150.000 massoni; 7.000 miliziani anti-franchisti spagnoli; ecc.)
Yugoslavi (Yugoslavia) 3% 320.000 / 350.000 (serbi); 20.000 / 25.000 (sloveni)
Rom 2% 196.000 / 300.000
Disabili (Disabled) 1% 250.000 / 270.000
Altri (Other) 1% 5.000 / 15.000 (omosessuali); 1.900 (testimoni di Geova); piccoli gruppi di afro-europei; ecc.

Le vittime dell'Olocausto sono state tutte quelle persone che vennero uccise a seguito delle misure di persecuzione razziale e politica, di pulizia etnica e di genocidio, messe in atto dal regime nazista del Terzo Reich e dai loro alleati, tra il 1933 e il 1945.

Le principali vittime per numero furono i cittadini di religione ebraica, primo gruppo a essere perseguitato, causando per il quale si stima tra i cinque e i sei milioni di persone uccise dopo essere state deportate nei campi di concentramento dove vennero sottoposte a lavoro coatto e quindi sterminate.[2] Oltre a queste, la persecuzione riguardò anche a tutti coloro come rom, disabili, omosessuali, slavi, dissidenti che, per motivi razziali o politici, condivisero la stessa sorte, essendo soggetti a programmi analoghi di sterminio e pulizia etnica, o a forme di persecuzione, sfruttamento e lavoro coatto che provocarono la morte di milioni di persone.[3][2][4] Analogamente si definiscono i superstiti dell'Olocausto.

Numeri e statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo United States Holocaust Memorial Museum calcola che circa 15-17 milioni di persone persero la loro vita come risultato diretto dei processi di "arianizzazione" promossi dal regime nazista, tra il 1933 e il 1945:

  • Ebrei. Tra le vittime dell'Olocausto vanno annoverati in primo luogo le vittime della Shoah (lo sterminio degli ebrei), che furono circa sei milioni. Per i nazisti la "guerra contro gli ebrei" fu vista sempre come l'obiettivo centrale per il trionfo della "razza ariana", quello la cui soluzione finale fu perseguita con maggior impegno e accanimento.[5]
  • Rom. Altro gruppo destinato a completo sterminio furono i rom. Nel Porajmos ("lo sterminio degli zingari") perirono tra le 196.000 e le 300.000 persone.[6]
  • Disabili. Il terzo gruppo selezionato per completo stermino furono i disabili (ariani compresi), la cui esistenza era vista come una minaccia all'integrità della razza ariana.[7] I programmi di eugenetica implicarono lo sterminio di oltre 250.000 disabili.
  • Non-Ariani. Altri gruppi non ariani, soprattutto slavi (russi, serbi, ucraini, polacchi, sloveni), non furono soggetti a programmi di completo sterminio, ma di "riduzione numerica", "pulizia etnica", e sottoposti a forme di sfruttamento coercitivo di lavoro, che provocarono comunque la morte di almeno 7-8 milioni di persone, tra cui circa 3 milioni di prigionieri di guerra sovietici.
  • Dissidenti politici. Il nuovo ordine mondiale imponeva obbedienza cieca e l'eliminazione di ogni forma di dissenso. Comunisti, socialisti, massoni, ecc. (e loro famiglie) furono oggetto di repressione, rappresaglia, deportazione nei campi di concentramento. Le vittime appartenenti a questa categoria furono almeno un milione e mezzo. Tra di esse furono circa 30.000 i deportati politici italiani[8] e 40.000-50.000 gli Internati Militari Italiani che dopo l'8 settembre 1943 trovarono la morte nei campi di lavoro e di concentramento nazisti.[9]
  • Indesiderabili. Vanno infine considerati i membri di piccole minoranze, che per ragioni varie erano considerati non-assimilabili al nuovo ordine, che imponeva omogeneità di idee e conformità di comportamento. È il caso di omosessuali, dissidenti religiosi, ecc.[10]

Statistiche relative alle vittime della Shoah, paese per paese, e nei luoghi di morte[modifica | modifica wikitesto]

In termini assoluti il maggior numero di vittime tra la popolazione ebraica si ebbero in Polonia e nei territori dell'Unione Sovietica, e quindi in paesi come Ungheria e Romania. I paesi dove si ebbe il minor numero di vittime in termini assoluti (Albania, Bulgaria, Danimarca e Finlandia) furono anche quelli con le percentuali minori. Colpiscono le percentuali relativamente basse in paesi come Italia e Francia (dove l'antisemitismo era più debole). In Polonia, Lituania, Grecia e Yugoslavia le percentuali delle vittime furono superiori all'80%. Per quanto riguarda l'Unione Sovietica va ricordato che il conteggio comprende la totalità degli ebrei che vivevano allora nei suoi territori di cui solo una parte fu occupata dai tedeschi con l'Operazione Barbarossa. La quasi totalità degli ebrei che si trovarono sotto il dominio nazista fu uccisa nell'Olocausto, mentre a sopravvivere furono coloro che vivevano nei territori rimasti liberi o che fecero in tempo a rifugiarvisi.

Le percentuali di vittime ebraiche paese per paese possono essere così quantificate (i dati sono indicativi per approssimazione e sono misurati in relazione al numero di ebrei che vivevano in un territorio sotto controllo dei nazisti o dei loro alleati al momento dell'inizio della seconda guerra mondiale):[11]


Paese Popolazione ebraica Vittime Percentuale
Albania 200 0? 0%
Austria 185.000 65.500 35%
Belgio 90.000 24.000 27%
Cecoslovacchia 354.000 260.000 73%
Bulgaria 50.000 0? 0%
Danimarca 7.500 100 1%
Estonia 4.500 950 21%
Finlandia 2.000 7 0%
Francia 300.000 74.000 24%
Germania 237.500 165.000 69%
Grecia 71.500 60.000 84%
Italia 43.000 8.000 18%
Lettonia 93.500 70.000 75%
Lituania 153.000 130.000 85%
Lussemburgo 4.000 1.200 30%
Norvegia 1.800 750 45%
Paesi Bassi 140.000 102.000 73%
Polonia 3.350.000 3.000.000 90%
Romania 757.000 260.000 35%
Unione Sovietica 3.028.500 1.340.000 44%
Ungheria 825.000 564.500 69%
Yugoslavia 82.000 67.000 81%


La maggior parte dei circa 6 milioni di vittime della Shoah perirono nei ghetti, nei campi di sterminio e negli eccidi in Polonia e nei territori dell'Unione Sovietica sotto occupazione nazista, luoghi in cui vivevano o dove furono condotti a morire da tutta Europa:[12]

  • Campi di sterminio:
  • Eccidi di massa nei territori della Polonia e dell'Unione Sovietica = 1.500.000
  • Ghetti nazisti = 800.000 (di cui 100.000 nel solo ghetto di Varsavia e 45.000 in quello di Łódź
  • Campi di lavoro e concentramento in Germania e Polonia = 150.000
  • Campi di concentramento in Yugoslavia = 35.000
  • Altri luoghi = 500.000

La cronologia e le modalità dello sterminio[modifica | modifica wikitesto]

Le vittime dell'Olocausto furono membri di gruppi che per motivi "razziali" o politici erano considerati indesiderabili nel nuovo ordine mondiale creato dal Terzo Reich. I "non-ariani" (ebrei, rom, e in misura sia pur diversa le popolazioni slave e africane), al pari degli "indegnamente-ariani" (disabili, omosessuali, "sangue-misti", comunisti), erano visti come un pericolo alla purezza e alla potenza della "razza ariana", destinata al dominio mondiale e ad avere in Europa il suo spazio vitale. Gli "indesiderati" furono soggetti a politiche discriminatorie, tese a isolarli dal resto della popolazione "ariana", rinchiusi in ghetti e campi di concentramento, i loro beni confiscati e "restituiti" allo Stato ariano. Si riteneva che gli abili potessero temporaneamente servire come schiavi attraverso il lavoro coatto, mentre gli "inabili" (bambini, anziani, malati) furono progressivamente sottoposti a programmi di immediata eliminazione attraverso meccanismi sempre più sofisticati di sterminio di massa.

Gli inizi della repressione politica e razziale[modifica | modifica wikitesto]

Le prime vittime dell'Olocausto furono oppositori politici imprigionati in Germania nei campi di concentramento fin dall'indomani della presa di potere di Adolf Hitler. Quindi con le leggi razziali la repressione venne a concentrarsi sulla popolazione ebraica tedesca, che fu sottoposta a forma sempre più rigide di discriminazione ed intimidazione. Assieme alle vittime delle violenze del regime va considerato anche lo stillicidio di casi di suicidio, per protesta o disperazione.

Le politiche antiebraiche della Germania nazista ebbero il loro culmine con il pogrom del 9-10 novembre 1938, passato alla storia con il nome di «Notte dei cristalli»; organizzato su impulso principale di Joseph Goebbels e dei funzionari del partito nazista, il pogrom provocò gravi danni materiali. Un rapporto preliminare di Reinhard Heydrich a Hermann Göring parlava di 815 negozi distrutti, 171 case incendiate, 191 sinagoghe bruciate e di 36 ebrei uccisi, e oltre 20.000 deportati: 10.911 a Dachau (provenienti da Germania meridionale e Austria), 9.828 a Buchenwald (Germania centrale), e più di 6.000 a Sachsenhausen (Germania settentrionale)[13]. Il numero dei morti fu poi rivisto in 91 dalle stesse autorità naziste, ma è ancora largamente incompleto perché non considera i numerosi suicidi e soprattutto le centinaia di persone che inviate nei campi di concentramento non vi fecero ritorno. Gli storici oggi parlano di oltre 1.400 tra sinagoghe e sale di preghiera incendiate, almeno 7.500 negozi distrutti, migliaia di case devastate e di un totale di vittime ebree che va più realisticamente collocato tra le 1.300 e le 1.500 persone.[14] Da questo momento in poi non è più possibile parlare di vittime occasionali.

L'invasione della Polonia: le violenza verso gli intellettuali e la nascita dei ghetti[modifica | modifica wikitesto]

Con l'invasione della Polonia il numero delle vittime crebbe esponenzialmente come frutto degli arresti e delle esecuzioni sommarie con le quali si cercò di intimidire e decapitare l'intellighenzia delle popolazioni sottomesse. Nel corso dell'operazione Tannenberg sette "gruppi operativi speciali" delle SS (Einsatzgruppen) si incaricarono dell'individuazione e soppressione violenta delle "élite" polacche (potenziali oppositori politici e intellettuali in grado di salvaguardare la cultura polacca) e degli ebrei. In questa fase i polacchi furono particolarmente colpiti e circa 39.000 persone furono uccise sommariamente dai tedeschi. La persecuzione anti-ebraica fu meno sistematica anche se provocò circa 7.000 vittime[15]. Inoltre già alla fine di ottobre 1939 ebbe inizio l'espulsione degli ebrei presenti nei territori annessi al Reich e la loro deportazione nel Governatorato Generale; in un documento del 21 settembre 1939 Reinhard Heydrich, il capo dell'SD e responsabile dell'operazione Tannenberg, delineò le direttive generali della politica antiebraica[16].

Il primo ghetto a essere ufficialmente costituito fu quello di Łódź il 10 dicembre 1939, seguirono poi Varsavia (2 ottobre 1940), Cracovia (3 marzo 1941), Lublino (24 marzo 1941), Kielce (marzo 1941), Radom (aprile 1941). La vita degli ebrei in queste aree totalmente isolate e sovraffollate (il ghetto di Varsavia arrivò a contare 400.000 persone e quello di Łódź 200.000), divenne estremamente difficile: la fame e le malattie provocarono tassi di mortalità elevatissimi. Inoltre gli ebrei dei ghetti vennero sfruttati nel lavoro coatto al servizio dell'apparato produttivo del Reich[17]. Le drammatiche condizioni di vita nei ghetti provocano la morte di almeno 800.000 persone per fame, freddo e malattia.

Nei Balcani si avviò la pulizia etnica della popolazione slava. Nel campo di concentramento di Arbe, le condizioni di detenzione provocarono la morte di migliaia di persone. Ancora più tragica è la situazione nel Campo di concentramento di Jasenovac, dove muoiono 45./52.000 serbi, 12./20.000 ebrei, 15./20.000 zingari e 5./12.000 dissidenti croati.[18]

Il primo gruppo ad essere sottoposto a sistematico sterminio furono i disabili (ariani o meno), vittime dei programmi di eutanasia nazista.

L'operazione Barbarossa e le squadre della morte[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio dell'Operazione Barbarossa nell'estate 1941 segna un salto di qualità nel dimensioni degli eccidi. Le truppe di invasioni sono seguite da speciali unità tedesche (Einsatzgruppen) che si dedicano a fomentare pogrom e procedono esse stesse all'uccisione dei potenziali nemici del Reich (ebrei e comunisti). Tra il 1941 e il 1942 più di un milione e mezzo di persone sono sterminate (tra cui un milione di ebrei), attraverso pogroms, fucilazioni di massa e gassazione con l'utilizzo di speciali autocarri trasformati in camere a gas, riproponendo su larga scala quanto già sperimentato nello sterminio dei disabili.

Si procedeva all'inizio all'eliminazione di piccoli gruppi. Alcuni luoghi invece videro lo sterminio sistematico e la sepoltura in fosse comuni di decine e decine di migliaia di persone.[19] Tra di essi i luoghi più tristemente noti furono:

Sono le dimensioni stessi degli eccidi a richiedere l'individuazione di luoghi "specializzati", dove si possa procedere nel modo più efficiente possibile all'uccisione e alla sepoltura di migliaia e migliaia di persone. Maly Trostenets è un luogo di eccidio nel quale già compaiono le forme "stabili" di un campo di sterminio.[20]

L'Operazione Reinhard (1942) e i campi di sterminio[modifica | modifica wikitesto]

L'8 dicembre 1941 divenne operativo il campo di sterminio di Chełmno, il primo campo ideato con l'unico scopo di uccidere il più rapidamente possibile tutti i deportati.

il 20 gennaio 1942 si tenne a Berlino la cosiddetta Conferenza di Wannsee; Bełżec, Treblinka e Sobibór divennero operativi nel marzo 1942 nell'ambito dell'Operazione Reinhard. Alla camere a gas mobili di Chełmno si sostituirono impianti fissi sempre più ampi ed efficienti. A Bełżec, Sobibór e Treblinka, la gassazione avveniva tramite monossido di carbonio, prodotto da motori. A Majdanek ed Auschwitz-Birkenau infine si giunse all'uso del gas Cyclon B, che permise risultati ancora più rapidi ed efficienti. In questi due campi gli abili erano temporaneamente selezionati per il lavoro coatto, mentre i non-abili (anziani, bambini con le madri, malati) erano immediatamente avviati allo sterminio.

I dati dello sterminio nei campi sono impressionanti:[21] un milione e mezzo furono le vittime ad Auschwitz, circa 900.000 a Treblinka, 600.000 a Belzec, 300.000 a Sobibor, almeno 150.000 a Chełmno, 78.000 a Majdanek.

Dopo la liberazione[modifica | modifica wikitesto]

Migliaia di persone continuarono a morire nei giorni e nelle settimane successive alla liberazione dei campi. Si moriva per malattia e per le privazioni subite, ma si moriva anche per episodi di intolleranza e odio (specie antisemita) che continuarono a ripetersi. L'episodio più eclatante fu quello del pogrom di Kielce dove persero la vita 42 ebrei (inclusi donne e bambini) che erano scampati dai campi di sterminio. Le vittime furono falsamente accusate di aver rapito un bambino per usarne il sangue (secondo un antico e famigerato pregiudizio antisemita) e linciate da una folla inferocita (timorosa molto più prosaicamente di dover restituire ai legittimi proprietari i beni di cui si erano impossessati grazie all'Olocausto).[22]

Vittime famose[modifica | modifica wikitesto]

Associazioni ebraiche e istituti di ricerca (come Yad Vashem a Gerusalemme o lo United States Holocaust Memorial Museum a Washington, e in Italia il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) hanno fatto enormi sforzi per dare un nome e un volto a tutte le vittime dell'Olocausto e preservarne la memoria individuale, oltre che la storia collettiva. I loro nomi (anche di quelli italiani) sono oggi reperibili in pubblicazioni specializzate.[23] L'Olocausto ha alterato la demografia di intere regioni, con la pressoché totale scomparsa della presenza ebraica dall'Est europeo. Gli elenchi qui riportati non hanno ovviamente un carattere esaustivo ma intendono semplicemente fornire un quadro puramente indicativo delle dimensioni dell'Olocausto e dell'impatto che esso ebbe sulla vita politica, culturale e sociale europea.

Nomi

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Luogo di morte
Friedl Dicker-Brandeis 1896–1944 austriaca artista Auschwitz
Josef Čapek 1887–1945 ceca pittore, scrittore Bergen-Belsen
Max Jacob 1876–1944 francese artista Drancy
Ernst Ludwig Kirchner 1880–1938 tedesco pittore, scultore Davos (suicidio)
Felix Nussbaum 1904–1944 austriaca pittore Auschwitz
Charlotte Salomon 1917–1943 tedesca pittrice Auschwitz

Cinema, teatro[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Causa Luogo
Kurt Gerron 1897–1944 tedesca attore, regista ebreo Auschwitz
Dora Gerson 1899–1943 tedesca attrice ebrea Auschwitz
John Gottowt 1881–1942 austriaca attore ebreo Wieliczka
Robert Lynen 1920–1944 francese attore politico Karlsruhe
Fritz Spira 1881–1943 austriaca attore ebreo Ruma
Otto Wallburg 1899–1944 tedesca attore ebreo Auschwitz

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Nascita / Morte Nascita / Morte Nazionalità Professione Luogo di morte
Anna Frank 1929–1945 tedesca-olandese scrittrice Bergen-Belsen
Lidia Zamenhof 1904–1942 polacca esperantista Treblinka
Jura Soyfer 1912–1939 austriaca giornalista, scrittore Buchenwald
Itzhak Katzenelson 1886–1944 bielorussa scrittore Auschwitz
Petr Ginz 1928–1944 ceca editore di Vedem Auschwitz
Milena Jesenská 1896–1944 ceca giornalista Ravensbrück
Karel Poláček 1892–1944 ceca scrittore Auschwitz
Vladislav Vančura 1891–1942 ceca scrittore Praga
Etty Hillesum 1914–1943 olandese scrittrice Auschwitz
Robert Desnos 1900–1945 francese poeta Theresienstadt
Benjamin Fondane 1898–1944 francese poeta Auschwitz
Walter Hasenclever 1890–1940 tedesca scrittore (suicidio)
Erich Knauf 1895–1944 tedesca giornalista, poeta Brandenburg-Görden
Erich Mühsam 1878–1934 tedesca scrittore Plötzensee
Willi Münzenberg 1889–1940 tedesca editore Oranienburg
Carl von Ossietzky 1889–1938 tedesca giornalista (premio Nobel) Berlino
Erich Salomon 1886–1944 tedesca giornalista, fotografo Auschwitz
Miklós Radnóti 1909–1944 ungherese poeta Abda
Bruno Schulz 1892–1942 polacca scrittore Drohobycz
Selma Meerbaum-Eisinger 1924–1942 rumena scrittrice Michajlovka
David Vogel 1891–1944 russa scrittore Neuengamme
Anton de Kom 1898–1945 surinamese scrittore Neuengamme
Irène Némirovsky 1903–1942 ucraina-francese scrittrice Auschwitz

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Luogo di morte
Mario Finzi 1913–1945 italiana pianista Auschwitz
Pavel Haas 1899–1944 ceca compositore Auschwitz
Gideon Klein 1919–1945 ceca compositore Fürstengrube
Hans Krása 1899–1944 ceca compositore Auschwitz
Joseph Schmidt 1904–1942 ucraina cantante lirico Gyrenbad (rifugiato)
Erwin Schulhoff 1894–1942 ceca compositore, pianista jazz Wülzburg
Leone Sinigaglia 1868–1944 italiano compositore Torino
Viktor Ullmann 1898–1944 ceca compositore, pianista Auschwitz

Religione, spiritualità, teologia[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Causa Luogo
Dietrich Bonhoeffer 1906–1945 tedesca pastore luterano, teologo dissidente Flossenbürg
Nathan Cassuto 1909–1945 italiana rabbino ebreo Gross Rosen
Regina Jonas 1902–1944 tedesca rabbino ebrea Auschwitz
Maximilian Kolbe 1894–1941 polacca religioso cattolico dissidente Auschwitz
Kaj Munk 1898–1944 danese pastore protestante, scrittore dissidente Hørbylunde
Riccardo Pacifici 1904–1943 italiana rabbino ebreo Auschwitz
Edith Stein 1891–1942 tedesca religiosa cattolica ebrea Auschwitz
Elchonon Wasserman 1875–1941 lituana rabbino ebreo Kovno
Menachem Ziemba 1883–1943 polacco rabbino ebreo Varsavia

Scienza, medicina, psicologia[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Luogo di morte
Enrica Calabresi 1891–1944 italiana zoologa Firenze (suicidio)
Felix Hausdorff 1868–1942 tedesca matematico Bonn (suicidio)
Friedrich Hartogs 1874–1943 tedesca matematico Monaco di Baviera (suicidio)
Janusz Korczak 1878–1942 polacca pediatra, educatore Treblinka
Leone Maurizio Padoa 1881–1944 italiana chimico Auschwitz
Ciro Ravenna 1878–1944 italiana chimico Auschwitz
Juliusz Schauder 1899–1943 polacca matematico Leopoli
Sabina Spielrein 1885–1942 russa medico, psicoanalista Zmievskaya Balka
Stefania Wilczyńska 1886–1942 polacca educatrice Treblinka

Scienze umane, economia, studi classici[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Luogo di morte
Walter Benjamin 1892–1940 tedesco filosofo Portbou (suicidio)
Marc Bloch 1886–1944 francese storico Saint-Didier-de-Formans
Riccardo Dalla Volta 1862–1944 italiana economista Auschwitz
Simon Dubnow 1860–1941 bielorussa storico Riga
Valentin Feldman 1909–1942 francese filosofo Suresnes
Renzo Fubini 1904–1944 italiana economista Auschwitz
Mildred Harnack 1902–1943 americana critica letteraria Berlino
Avgust Pirjevec 1887–1944 slovena storico della letteratura Mauthausen
Georges Politzer 1902–1942 francese filosofo Suresnes
Elise Richter 1865–1943 austriaca filologo
Mario Segre 1904–1944 italiana epigrafista Auschwitz
Boris Vildé 1908–1942 francese etnografo

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nascita / Morte Nazionalità Professione Luogo di morte
Estella Agsteribbe 1909–1943 olandese ginnasta (oro olimpico) Auschwitz
Leone Efrati 1916–1944 italiana pugile Auschwitz
Otto Fischer 1901–1941 austriaca calciatore, allenatore (Napoli) Liepāja
Alfred Flatow 1869–1942 tedesca ginnasta (oro olimpico) Theresienstadt
Gustav Flatow 1875–1945 tedesca ginnasta (oro olimpico) Theresienstadt
Oszkár Gerde 1883–1944 Hungarian schermidore (oro olimpico) Mauthausen
Lilli Henoch 1899–1942 tedesca atleta Riga
Otto Herschmann 1877–1942 austrica schermidore, nuotatore Izbica
Raffaele Jaffe 1877–1944 italiana presidente Football Club Casale Auschwitz
Gerrit Kleerekoper 1897–1943 olandese allenatore ginnastica Sobibór
Janusz Kusociński 1907–1940 polacco atleta Palmiry
Helena Nordheim 1903–1943 olandese ginnasta (oro olimpico) Sobibór
Attila Petschauer 1904–1943 ungherese schermidore (oro olimpico) Davidovka
Dawid Przepiórka 1880–1940 polacca scacchista Varsavia
Werner Seelenbinder 1904–1944 tedesca lottatore Brandenburg an der Havel
Leon Sperling 1900–1941 polacca calciatore Leopoli
András Székely 1909–1943 ungherese nuotatore Chernihiv
Johann Trollmann 1907–1943 tedesco pugile Neuengamme
Árpád Weisz 1896–1944 ungherese calciatore, allenatore (Inter, Bologna) Auschwitz

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ United States Holocaust Memorial Museum.
  2. ^ a b Giornata della Memoria, il ricordo delle vittime dell'Olocausto | Sky TG24, su tg24.sky.it. URL consultato il 2 aprile 2019.
  3. ^ Le altre vittime dell'Olocausto - le fotografie, su www.rainews.it. URL consultato il 2 aprile 2019.
  4. ^ Olocausto, le vittime e i prigionieri dei nazisti furono tra 15 e 20 milioni, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 2 aprile 2019.
  5. ^ Lucy Dawidowicz, The War Against the Jews, 1975.
  6. ^ János Bársony, and Ágnes Daróczi, Pharrajimos: The Fate of the Roma During the Holocaust, IDEA, 2008. ISBN 978-1-932716-30-6.
  7. ^ Gitta Sereny, Into that Darkness. From Mercy Killings to Mass Murder, Pimlico, 1974.
  8. ^ Breve storia della deportazione in Italia.
  9. ^ Deportazione.
  10. ^ Giorgio Giannini, Vittime dimenticate, lo sterminio dei disabili, dei rom, degli omosessuali e dei testimoni di Geova, Stampa Alternativa, Viterbo 2011 ISBN 978-88-6222-274-7.
  11. ^ (EN) Holocaust Encyclopedia: Jewish Losses during the Holocaust by Country, su encyclopedia.ushmm.org.
  12. ^ (EN) [Holocaust Encyclopedia: Documenting Number of VictimsJewish Losses during the Holocaust by Country Holocaust Encyclopedia: Documenting Number of VictimsJewish Losses during the Holocaust by Country].
  13. ^ Hilberg 1999, pp. 36-7, 49; i dati, incompleti provengono da un rapporto di Reinhard Heydrich a Hermann Göring.
  14. ^ (DE) Die „Kristallnacht“-Lüge, su zukunft-braucht-erinnerung.de. URL consultato il 14 febbraio 2016.
  15. ^ Friedländer 2009, pp. 38-9, 773.
  16. ^ Collotti, L'Europa nazista, p. 156.
  17. ^ Collotti, L'Europa nazista, pp. 157-167.
  18. ^ "Jasenovac", United States Holocaust Memorial Museum.
  19. ^ Vasilij Grossman e Il'ja Grigor'evič Ėrenburg, Il libro nero, traduzione di Luca Vanni, collana Oscar Storia, Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 1999, ISBN 88-04-48656-2; Main Nazi Camps and Killing Sites, Yad Vashem.
  20. ^ S.V. Zhumar' & R.A. Chernoglazova, eds., Trostenets, Minsk, GK ‘Poligrafoformlenie', 2003).
  21. ^ Holocvuat Encyclopedia, United States Holocaust Memorial Museum.
  22. ^ Jan T. Gross, Fear: Anti-Semitism in Poland after Auschwitz. Random House and Princeton University Press, 2006.
  23. ^ Liliana Picciotto Fargion, Il libro della memoria: gli ebrei deportati dall'Italia, 1943-1945. Milano: Mursia, 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa, traduzione di Frediano Sessi e Giuliana Guastalla, a cura di F. Sessi, Collana Biblioteca di cultura storica n.222, Torino, Einaudi, 1995.; Nuova ed. riveduta e ampliata, Collana Biblioteca di cultura storica, Einaudi, 1999; Collana ET n.602, 2 voll., Einaudi, 2003; Collana I Classici della Storia n.22-23, Mondadori, Milano, 2011; 3 voll., Collana Piccola Biblioteca.Nuova serie, Einaudi, 2017, ISBN 978-88-06-23319-8.
  • Giorgio Giannini, Vittime dimenticate, lo sterminio dei disabili, dei rom, degli omosessuali e dei testimoni di Geova, Stampa Alternativa, Viterbo 2011 ISBN 978-88-6222-274-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

United States Holocaust Memorial Museum.