Massacro di Rumbula

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Massacro di Rumbula è un termine collettivo usato per indicare avvenimenti accaduti in due giorni non consecutivi, il 30 novembre e l'8 dicembre 1941, nei quali circa 25.000 ebrei vennero uccisi nella foresta di Rumbula, vicino a Riga.

Dopo il massacro di Babi Yar, questa è stata la più grossa atrocità dell'Olocausto prima dei campi di sterminio. [1] Fra le vittime, circa 24.000 erano ebrei lettoni e circa 1.000 erano ebrei tedeschi trasportati in treno nella foresta. La carneficina fu eseguita dai nazisti dell'Einsatzgruppe A con la collaborazione del locale Arajs Kommando e altri ausiliari lettoni. Al comando delle operazioni c'era l'SS- und Polizeiführer Friedrich Jeckeln, che aveva precedentemente supervisionato altri massacri in Ucraina. Prese parte all'organizzazione anche Rudolf Lange, che poi partecipò alla Conferenza di Wannsee. Alcune delle accuse contro Herberts Cukurs sono legate allo sgombero del ghetto di Riga ad opera dell'Arajs Kommando.

I massacri di Rumbula contribuirono a costituire la base del processo agli Einsatzgruppen alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dove diversi comandanti dell'Einsatzgruppen vennero condannati per crimini contro l'umanità.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ * Andrew Ezergailis, The Holocaust in Latvia, 1941-1944: The Missing Center, Riga / Washington DC, Historical Institute of Latvia and the United States Holocaust Memorial Museum, 1996b, ISBN 978-9984-9054-3-3.
  2. ^ Processo agli Einsatzgruppen, p. 16, Indictment, at 6.F: "(F) Il 30 novembre 1941 a Riga, 20 uomini dell'Einsatzkommando 2 parteciparono all'assassinio di 10,600 ebrei."

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