Famiglia Ovitz

Gli Ovitz (in alfabeto ebraico: אוביץ) o, secondo l'ortografia ungherese, Ovics[1][2] (pron.: /'ovitʃ/), passati alla storia come i "nani di Auschwitz", erano una famiglia i cui membri, affetti da nanismo, furono rinchiusi ad Auschwitz.
Alle vicende degli Ovitz sono stati dedicati libri e documentari.[3][4][5]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Le origini
[modifica | modifica wikitesto]La famiglia Ovics/Ovitz era originaria di Rozavlea, nel distretto di Maramureș in Transilvania (Romania).[1][3][5][6]
I dieci fratelli Ovitz erano figli di Eizik Shimzon Ovitz (in ungherese: Izsák Simson[3] Ovics), che era nato nel 1868 da genitori ebrei ortodossi di statura normale[3]. L'uomo era affetto da pseudoacondroplasia, (in età scolare aveva un'altezza di 92 cm[3]), malattia che poi avrebbero ereditata anche alcuni dei figli[3][7][4][5]
Dopo aver lavorato come cerimoniere nei matrimoni[3], Eizik Shimzon Ovitz esercitò come rabbino itinerante e musicista[3][7][4][5][8][9].
Eizik Shimzon Ovitz si sposò due volte, la prima volta con Brana Fruchter, la seconda con Batia Bertha Husz.[7] Dai due matrimoni, ebbe in tutto dieci figli, otto dei quali avuti dalla seconda moglie[3][7][4][5][8][9][10].
Dal matrimonio con Brana Fruchter erano nati: Rozika (1886-1984, affetta da nanismo); Franzika (1889-1980, affetta da nanismo).
Mentre dal matrimonio con Batia Bertha Husz erano nati: Avram (1903-1972, affetto da nanismo); Freida (1905-1975, affetta da nanismo); Sarah (1907-1993, non affetta da nanismo); Micki (1909-1972, affetto da nanismo); Leah (1911-1987, non affetta da nanismo); Elizabeth (1914-1992, affetta da nanismo); Arie (1917-1944, non affetto da nanismo); Piroska detta "Perla" (1921-2001, affetta da nanismo).[7][9][10]
Il capofamiglia morì nel 1928, quando la figlia più piccola, Perla, aveva appena 7 anni.[3]
La Lilliput Troupe
[modifica | modifica wikitesto]A partire dagli anni trenta, dopo la prematura morte del padre, i fratelli Ovitz fondarono una compagnia ambulante di canto e ballo, la Lilliput Troupe, ed iniziarono a girare l'Europa esibendosi come artisti ambulanti tra Romania, Ungheria e Cecoslovacchia.[3][7][4][5][8][6].
Con la Lilliput Troupe si esibivano in pubblico soltanto i sette membri della famiglia affetti da nanismo, mentre i componenti della famiglia non affetti da nanismo si occupavano dell'allestimento degli spettacoli[5]. Nel corso dei loro spettacoli, gli Ovitz cantavano in yiddish, ungherese, romeno, tedesco e russo[1][3][8], accompagnandosi con piccole chitarre, violini e fisarmoniche[5].
Inizialmente, gli Ovitz riuscirono a sfuggire alle persecuzioni contro gli ebrei, in quanto le loro origini non figuravano nei loro documenti.[7][4] I dieci fratelli Ovitz furono però catturati assieme a un paio di altri componenti della famiglia (tra cui il piccolo Shimson Ovitz, di appena un anno e mezzo[7]) dai nazisti in Ungheria e spediti nel campo di concentramento di Auschwitz[3][7][4]; nello stesso giorno, furono catturati assieme agli Ovitz altri 65 abitanti del villaggio di Rozavlea di origine ebraica[3].
Uno dei fratelli Ovitz, Arie Ovitz, che aveva 27 anni, era riuscito a sfuggire alla cattura, ma venne successivamente rintracciato e ucciso.[3][7][4]
Ad Auschwitz
[modifica | modifica wikitesto]Gli Ovitz giunsero ad Auschwitz venerdì 19 maggio 1944.[11][6]
Si racconta che, una volta scesi dal treno, fossero stati notati immediatamente da un ufficiale che andò subito a svegliare il Dottor Joseph Mengele.[4][11][6] Quando li vide, Mengele esclamò: "Ora ho lavoro per vent'anni".[4][5][11][6]
Mengele riservò agli Ovitz una locazione particolare da cui poteva osservarli[8] e gli Ovitz fu concesso di non lavorare e di indossare gli abiti civili, anziché le divise a strisce, e non vennero rasati loro i capelli, come accadeva per gli altri prigionieri.[7][5] Inoltre, fu concesso ad altri undici prigionieri, che si erano fatti passare per parenti degli Ovitz, di poter condividere lo stesso spazio abitativo.[7][5]
Ad Auschwitz, i sette Ovitz affetti da nanismo furono però anche sottoposti agli esperimenti del Dottor Mengele.[3][7] Mengele prelevava loro sangue dal midollo e iniettava loro delle sostanze: tali esperimenti inducevano gli Ovitz al vomito o li portavano allo svenimento.[3][7].
Agli esperimenti di Mengele non sfuggirono però neanche i componenti della famiglia Ovitz non affetti da nanismo[7]: pare anzi che le torture peggiori fossero riservate proprio ad uno di questi, vale a dire il più piccolo dei componenti degli Ovitz, Shimson[7].
Mengele soleva inoltre far "sfilare" gli Ovitz nudi davanti agli ufficiali nazisti.[3][4] Accadde anche un giorno in cui il medico aveva fatto uccidere altri due prigionieri affetti da nanismo, le cui ossa furono poi bollite.[4]
Gli Ovitz lasciarono il lager dopo la liberazione ad opera dell'esercito sovietico avvenuta il 27 gennaio 1945.[7][5][8]
Dopo Auschwitz
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la liberazione, gli Ovitz tornarono in Transilvania, ma una volta tornati, trovarono la loro casa completamente distrutta[3].
In seguito, nel 1949 emigrano a Haifa, nel nuovo stato di Israele.[3][4][5] In Israele, gli Ovitz continuarono ad esibirsi in spettacoli itineranti fino al 1955.[3][5]
Dei dieci fratelli Ovitz, la componente che visse più a lungo fu Francisca, che raggiunse l'età di 98 anni[3], mentre l'ultima a sopravvivere fu Perla, che morì nel 2001 all'età di 80 anni[3][4][5].
La storia degli Ovitz venne rivelata nel 1987 grazie al libro scritto da Elizabeth Moskovics.[3]
Gran parte della memoria legata agli Ovitz si deve poi ai successivi racconti di Perla Ovitz.[3][4][5] La sua frase emblematica era: "Mi sono salvata per grazia del diavolo".[5][6]
La famiglia Ovitz nella cultura di massa
[modifica | modifica wikitesto]- Alla famiglia Ovitz è dedicato il documentario Liebe Perla, diretto nel 1999 da Shahar Rozen[3][12][13]
- Alla famiglia Ovitz è dedicato il libro In Our Hearts We Were Giants: The Remarkable Story of the Lilliput Troupe: A Dwarf Family's Survival of the Holocaust, scritto nel 2005 da Yehuda Koren ed Eilat Negev[3]
- Alla famiglia Ovitz è dedicato il documentario del 2013 The Seven Dwarfs of Auschwitz, presentato dall'attore Warwick Davis[5][14]
- Alla famiglia Ovitz è dedicato il libro Giants: The Dwarfs of Auschwitz, pubblicato nel 2013[5]
- Le vicende degli Ovitz sono state messa in scena nell'opera teatrale ungherese Mengele törpéi[2]
- La figura di una delle sorelle Ovitz ha ispirato il personaggio di Sylvia nel film del 2010, diretto da Avi Nesher, Once I Was[3]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 (HU) István Fekete, A hét törpe kalandjai Auschwitzban, in Múlt kor. URL consultato il 1º febbraio 2020.
- 1 2 (HU) Mengele törpéi, in Port.hu. URL consultato il 1º febbraio 2020.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 (EN) Eszter Korányi, The seven dwarfs without Snow White: The Ovitz family, su Izrael70.hu. URL consultato il 2 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2020).
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 Claudio Arrigoni, Sette nani ad Auschwitz: come gli Ovitz sopravvissero all’Olocausto, su Corriere della Sera. URL consultato il 26 gennaio 2020.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 Il Diavolo e i sette nani, su Bizzarro Bazar. URL consultato il 25 gennaio 2020.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) The dwarves of Auschwitz, in The Guardian, 23 marzo 2013. URL consultato il 27 gennaio 2020.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 Matteo Rubbioli, La Famiglia Ovitz: i Nani di Auschwitz sopravvissuti alle Torture del Dottor Mengele, su Vanilla Magazine. URL consultato il 25 gennaio 2020.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Vintage: The Ovitz Family – Seven Dwarfs of Auschwitz (1940s), su Monovisions. URL consultato il 25 gennaio 2020.
- 1 2 3 (EN) Erin Kelly, When The Seven Dwarfs Of Auschwitz Met The Nazis' Most Monstrous Doctor, su All That's Interesting. URL consultato il 25 gennaio 2020.
- 1 2 (DE) Die sieben Zwerge und der böse Arzt, in Die Welt, 25 gennaio 2003. URL consultato il 27 gennaio 2020.
- 1 2 3 (EN) Yehuda Koren - Eilat Negev, How the seven dwarfs of Auschwitz fell under the spell of Dr Death: The hideous experiments carried out by Nazi Josef Mengele on seven trusting brothers and sisters, in Daily Mail, 15 febbraio 2013. URL consultato il 27 gennaio 2020.
- ↑ (EN) Liebe Perla, su Berkeley Library. URL consultato il 30 gennaio 2020.
- ↑ (EN) Liebe Perla, su Eden Productions. URL consultato il 30 gennaio 2020.
- ↑ (EN) Warwick Davis – The Seven Dwarfs of Auschwitz (2013) – Documentary Trailer, su The Microscopic Giant. URL consultato il 30 gennaio 2020.
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