Simone Veil

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Simone Veil
Simone Veil, gymnase Japy 2008 02 27 n3.jpg

Presidente del Parlamento europeo
Durata mandato 1979 –
1982
Predecessore Emilio Colombo
Successore Piet Dankert

Dati generali
Partito politico Unione per la Democrazia Francese (UDF) (Gruppo liberale e democratico)

Simone Jacob, coniugata Veil (Nizza, 13 luglio 1927Parigi, 30 giugno 2017[1]), è stata una politica francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La deportazione[modifica | modifica wikitesto]

Di religione ebraica, durante l'Occupazione nazista subì dure persecuzioni e nel marzo 1944[1] fu deportata insieme alla famiglia nel Campo di concentramento di Auschwitz.[1] Con la sorella, fu l'ultima sopravvissuta, con il numero 78651 tatuato sul braccio, ad Auschwitz, da cui fu liberata il 27 gennaio 1945,[1] attuale Giorno della Memoria in tutti gli Stati dell'Unione europea.

Laureata in giurisprudenza, magistrato, sposò nel 1946 Antoine Veil dal quale ebbe tre figli. Fu tra i soci fondatori e Presidente onorario della Fondation pour la Mémoire de la Shoah, organizzazione non-profit che si occupa della promozione della memoria e degli studi sulla tragedia della Shoah.[2]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Abbandonata nel 1974 la carriera di magistrato, dopo l'elezione di Valéry Giscard d'Estaing a Presidente della Repubblica francese, fu nominata ministro della sanità nel governo di Jacques Chirac, confermata nell'incarico in quello successivo di Raymond Barre. Ebbe anche l'incarico della Famiglia e della Sicurezza Sociale. La nomina di Simone Veil rappresentò una novità, anche perché fu una delle prime donne ministro. In quel periodo riuscì a ottenere l'approvazione della legge sull'aborto, sia pure subendo nel corso di un lungo ed estenuante dibattito all'Assemblée Nationale violenti attacchi da parte dei deputati più oltranzisti (un parlamentare del centrodestra arrivò a deporre un feto sotto formalina sul banco dei ministri).

Nel luglio 1979, lasciò il governo Barre per guidare la lista dell'Unione per la Democrazia Francese alle prime elezioni a suffragio universale per il Parlamento europeo. Fu la capofila dello schieramento europeista, liberale e centrista, sostenuto apertamente da Giscard d'Estaing. Alla prima riunione del Parlamento europeo a Strasburgo nel luglio del 1979 fu eletta Presidente dell'assemblea. Venne eletta al secondo turno ottenendo 192 voti, tre più della maggioranza richiesta, dal blocco comprendente liberali, democristiani, conservatori inglesi e una parte dei gollisti. Restò in carica fino al gennaio 1982. Fu rieletta al Parlamento europeo nel 1984, stavolta con la lista unitaria di centro-destra RPR-UDF capeggiata da lei (in qualità di illustre esponente dell'UDF) e da Jacques Chirac (in qualità di leader del RPR). Alle elezioni del 1989 non si ripresentò.

Simone Veil nel 1993

Nel marzo del 1993 fu nominata ministro di Stato, ministro della Sanità, degli Affari Sociali e delle Aree Urbane nel governo di Édouard Balladur.[3] In quanto ministro di Stato, aveva una posizione protocollare che la collocava immediatamente dopo il primo ministro. Restò in carica fino al maggio 1995: avendo sostenuto la candidatura di Édouard Balladur alla presidenza della repubblica, fu esclusa dal neoeletto presidente Chirac dal nuovo governo. Nel marzo 1998 fu nominata membro del Consiglio costituzionale dal presidente del Senato René Monory. Il suo mandato durò nove anni e terminò nel marzo del 2007.

In occasione del referendum per l'approvazione della Costituzione europea del 29 maggio 2005 chiese di essere sospesa temporaneamente dal Consiglio costituzionale per fare campagna per il voto favorevole dei francesi. Nel febbraio 2007 espresse il suo sostegno alla candidatura di Nicolas Sarkozy alla Presidenza della Repubblica, smarcandosi dal candidato dell'UDF François Bayrou. Il 9 aprile 2008 fu designata dal consiglio dei ministri alla presidenza del Comité de réflexion sur le préambule de la Constitution. Nell'ottobre 2012 battezzò come "madre nobile" la neonata formazione di centrodestra UDI, capeggiata da Jean-Louis Borloo.[4]

Accademica di Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 novembre 2008 fu eletta all'Académie française al primo turno dello scrutinio, con 22 voti su 29 (5 schede bianche e 2 nulle), occupando il seggio che fu di Pierre Messmer, deceduto il 29 agosto 2007.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 2 dicembre 2006 ha ricevuto:
Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza[5] - nastrino per uniforme ordinaria Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza[5]
— Università degli studi di Cassino

Onorificenze[6][modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze francesi[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore
— 13 luglio 2012
Cavaliere dell'Ordine Nazionale al Merito - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Nazionale al Merito

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico (Regno Unito)
— 1998
Premio Principe delle Asturie per la cooperazione internazionale (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per la cooperazione internazionale (Spagna)
— 2005

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Ettore Livini, Morta Simone Veil: sopravvissuta alla Shoah, fu prima presidentessa del parlamento europeo, la Repubblica, 30 giugno 2017. URL consultato il 30 giugno 2017 (archiviato il 30 giugno 2017).
  2. ^ (FR) Discours 2002-2007 - Simone Veil, Fondation pour la Mémoire de la Shoah. URL consultato il 30 giugno 2017 (archiviato il 30 giugno 2017).
  3. ^ Francia, morta a 89 anni Simone Veil, Corriere della Sera, 30 giugno 2017. URL consultato il 30 giugno 2017 (archiviato il 30 giugno 2017).
  4. ^ (FR) UDI : Simone Veil, l'invitée-surprise de Borloo, Le Point, 21 ottobre 2012. URL consultato il 30 giugno 2017 (archiviato il 3 marzo 2016).
  5. ^ Laurea honoris causa in Giurisprudenza a Simone Veil, http://www.italianuniversitynetwork.it, 1º dicembre 2006. URL consultato il 30 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 7 marzo 2016).
  6. ^ (FR) Simone Veil, su Sito web dell'Accademia: dettaglio membro, Académie française. URL consultato il 30 giugno 2017 (archiviato il 2 agosto 2016).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Parlamento Europeo Successore Flag of the European Coal and Steel Community 9 Star Version.svg
Emilio Colombo luglio 1979 - gennaio 1982 Piet Dankert
Predecessore Seggio n. 13 dell'Académie française Successore
Pierre Messmer 20 novembre 2008 - 30 giugno 2017 vacante
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