Felipe González

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Felipe González Márquez
Felipe González par Claude Truong-Ngoc juillet 2013.jpg

Spagna Primo Ministro della Spagna
Durata mandato 2 dicembre 1982 –
4 maggio 1996
Monarca Juan Carlos I
Predecessore Leopoldo Calvo-Sotelo Bustelo
Successore José María Aznar López

Presidente del Consiglio europeo
Durata mandato 1º gennaio 1989 –
30 giugno 1989
Predecessore Andreas Papandreou
Successore François Mitterrand

Durata mandato 1º luglio 1995 –
31 dicembre 1995
Predecessore Jacques Chirac
Successore Lamberto Dini

Segretario generale del Partito Socialista Operaio Spagnolo
Durata mandato 13 ottobre 1974 –
21 giugno 1997
Predecessore Rodolfo Llopis
Successore Joaquín Almunia

Capo dell'opposizione spagnola
Durata mandato 4 maggio 1996 –
21 giugno 1997
Predecessore José María Aznar
Successore Joaquín Almunia

Durata mandato 4 luglio 1977 –
1º dicembre 1982
Predecessore carica istituita
Successore Manuel Fraga Iribarne

Dati generali
Partito politico Socialista Operaio

Felipe González Márquez (Dos Hermanas, 5 marzo 1942) è un politico spagnolo, è stato Presidente del Governo della Spagna dal 2 dicembre 1982 al 5 maggio 1996. È stato segretario generale del Partito Socialista Spagnolo (PSOE) dal 1974 al 1997.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in diritto all'università di Siviglia, iniziò qui la sua attività lavorativa come avvocato del lavoro. Entrò nel Partito Socialista Operaio Spagnolo nel 1963, con il nome di Isidoro. Fu leader del PSOE dagli anni settanta, a partire dal congresso di Suresnes (Francia) dell'ottobre del 1974, dove fu eletto segretario generale del partito sostituendo Rodolfo Llopis. Sotto la sua guida il PSOE abbandonò la linea marxista.

Dopo le elezioni democratiche del 1977 divenne deputato al Parlamento (Cortes Generales) assumendo la guida del partito di minoranza, all'opposizione. Fu ancora all'opposizione anche dopo le successive elezioni del 1979, ma con un numero accresciuto di deputati (121 su un totale di 350).

Il periodo di governo[modifica | modifica wikitesto]

Solo dopo la storica vittoria elettorale del 28 ottobre del 1982, con il 48,11% dei voti e 202 deputati, fu eletto Presidente del Governo spagnolo.

Riuscì a mantenersi al governo vincendo le elezioni nel 1986 e nel 1989, con maggioranza assoluta, e nel 1993 con maggioranza relativa.

Il nuovo governo socialista dovette affrontare una serie di riforme in campo economico e sociale.

Politiche sociali[modifica | modifica wikitesto]

In campo sociale il governo approvò, già dal dicembre 1982, la regolamentazione dell'orario settimanale a quaranta ore. Agli inizi del 1983 venne depenalizzato l'aborto. Nel corso del 1984 il Congresso approvò la legge sulle libertà sindacali e dell'obiezione di coscienza. Vennero anche approvate leggi organiche sulla scuola e la sanità.

L'applicazione del diritto costituzionale all'educazione guidò il compito del governo. Nell'istruzione universitaria, la Legge per la Riforma Universitaria del 1983 concesse autonomia di gestione alle università, facilitò la creazione di atenei privati ed accrebbe il numero di matricole, grazie all'immatricolazione quasi gratuita e ad un'ampia politica di borse di studio.

Nell'istruzione primaria e secondaria, venne garantita la scolarizzazione obbligatoria per tutta la popolazione di età inferiore ai 14 anni a partire dal 1985 ed ai 16 anni dopo l'entrata in vigore della LOGSE nel 1990. Il governo creò un sistema d'istruzione in tre percorsi: educazione pubblica, educazione privata e scuole concertate, la cui gestione ricade sotto un'impresa o organizzazione privata ma il costo degli studenti viene sostenuto dallo Stato, in modo da offrire così il maggior tasso di scolarizzazione possibile.

Politiche economiche[modifica | modifica wikitesto]

La crisi economica, iniziata in parte a causa di fattori interni ed esterni, come la crisi energetica del 1973, riacutizzatasi nel 1979, aveva creato una situazione di recessione industriale, con fabbriche o macchinari obsoleti e settori industriali deficitarii. Per il lavoratore comportava la disoccupazione, fino al 20% nel 1985, e l'aumento continuo dei prezzi, fino al 25% annuo di inflazione.

In campo economico venne approvato, alla fine del 1983, il decreto-legge sulla riconversione industriale e venne sottoscritto il Piano Energetico Nazionale. La riconversione industriale venne applicata all'industria navale, alla siderurgia ed all'industria tessile, settori tecnologicamente danneggiati, geograficamente mal ubicati e non competitivi rispetto ai prodotti europei ed asiatici. In un primo momento, l'accordo incrementò la chiusura di fabbriche ed il licenziamento dei lavoratori, aumentando il malcontento sociale contro un governo socialista che si comportava, almeno inizialmente, contro gli interessi della classe operaia.

La riforma fiscale perseguì l'economia sommersa ed il denaro nero, creò l'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) comune al resto dei paesi europei ed aumentò la pressione fiscale sulle rendite da lavoro e da capitale, con il fine di ottenere più risorse e sanare lo Stato.

Per controllare l'inflazione, il governo ridusse la circolazione di capitale, con alti tipi d'interesse bancario e moderò la crescita sociale.

Questo malconento sfociò, il 14 dicembre 1988, e contro il governo del PSOE, in uno sciopero generale, al quale partecipò la stragrande maggioranza dei lavoratori, indetto dai due principali sindacati, UGT e CCOO.

Politiche sulle infrastrutture[modifica | modifica wikitesto]

La necessità di ammodernamento delle infrastrutture obsolete costrinse il governo a una spesa pubblica smisurata. Dal 1985, la rete stradale migliorò con il raddoppio della lunghezza delle strade, più di 7.000 Km. La ferrovia si sviluppò con servizi più moderni ed efficienti e con la scommessa della linea di Alta Velocità Spagnola (AVE) tra Siviglia e Madrid, con progetti per estenderla in futuro a Barcellona, Valencia, Alicante e Murcia. Fu inoltre aperto il mercato televisivo nazionale, prima alla televisioni locali (che interpretando un legge formeranno il consorzio FORTA), poi nel 1989 a 3 emittenti nazionali: Antena 3, Telecinco, Canal+.

Nel 1993 si confrontò con José María Aznar, leader del Partido Popular, nei primi faccia a faccia televisivi in Spagna.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

In politica estera Gonzalez fece indire un referendum sulla permanenza della Spagna nella NATO. Il referendum si celebrò nel 1986; i "si" furono il 52% dei votanti, mentre i "no" il 38%.[1] Il 12 giugno la Spagna firmò il trattato di adesione alla Comunità Economica Europea di cui divenne membro effettivo, assieme al Portogallo, dal 1º gennaio 1986. Sempre sotto la presidenza di Gonzalez si celebrarono le Olimpiadi di Barcellona (1992) e l'Esposizione Universale di Siviglia (1992), eventi che confermarono la modernità e stabilità della democrazia spagnola post-franchista agli occhi del mondo.

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

González, sotto il peso di alcuni scandali legati alla corruzione e di cattivi risultati economici, perse infine le elezioni del 1996, con uno stretto margine, a favore del Partito Popolare Spagnolo di Aznar. Nel 34º Congresso del partito, celebrato a Madrid fra il 20 e il 22 giugno del 1997, si dimise a sorpresa e fu sostituito alla segreteria generale del PSOE da Joaquín Almunia.

Fu deputato nella circoscrizione di Madrid fino alle elezioni del 2000, nelle quali si presentò a Siviglia. Rinunciò a presentarsi nelle elezioni del 2004, dove finalmente il PSOE di Zapatero riconquistò la maggioranza di governo. Attualmente è quasi ritirato dalla politica attiva, presiede la Fondazione Progreso Global ed è presidente d'onore della Fondazione Tomás Meabe. Fa parte del Comitato federale e del Consiglio di politica internazionale del PSOE. È membro del Consiglio di stato spagnolo.

Dopo la presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Durante le proteste in Spagna del 2011, iniziati il 15 maggio dello stesso anno, l'ex Presidente del Governo, Felipe González, paragonò le proteste, che considerava "un fenomeno eccezionalmente importante",[2] con quelli della Primavera araba,[3] sottolineando che "nel mondo arabo essi chiedevano il diritto di votare, mentre qui essi stanno dicendo che votare è inutile".[2]

Attività internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo l'abbandono della guida dell'Esecutivo spagnolo, presiedette una delegazione dell'OSCE, la quale, al termine di una missione di monitoraggio elettorale nel gennaio 1997 a Belgrado, aveva convalidato il successo dell'opposizione in 14 delle 18 maggiori città della Jugoslavia di Slobodan Milošević.[4]

Il 27 luglio 2007 fu nominato plenipotenziario ed ambasciatore straordinario dal governo spagnolo per le celebrazioni del bicentenario dell'indipendenza dell'America latina, che ebbero inizio in Messico nel settembre 2010.

A Bruxelles il 14 dicembre 2007 il Consiglio europeo lo nominò alla guida di un gruppo di lavoro sul futuro dell'Europa, incaricato di redigere il suo rapporto entro la fine della primavera 2010.

Libri pubblicati[modifica | modifica wikitesto]

  • Un discurso ético, 1982.
  • El Socialismo, 1997.
  • El futuro no es lo que era (coautore Juan Luis Cebrián), 2001.
  • Memorias del futuro, 2003.
  • Mi idea de Europa, 2011.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni di studio incontra Carmen Romero con la quale si sposerà il 16 luglio 1969, nel monastero di Loreto (Siviglia). Dal matrimonio nasceranno tre figli: Pablo, David e María. La loro unione terminerà il 24 novembre 2008 con un pubblico annuncio da parte dei media di una sua relazione con María del Mar García Vaquero.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze spagnole[modifica | modifica wikitesto]

Gran Cancelliere dell'Ordine di Carlo III - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cancelliere dell'Ordine di Carlo III
— Dal 2 dicembre 1982 al 4 maggio 1996
Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica
— 10 maggio 1996[5]
Cavaliere di Gran Croce con decorazione bianca dell'Ordine al Merito Militare - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce con decorazione bianca dell'Ordine al Merito Militare
— 20 giugno 1984[6]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Cristo (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Cristo (Portogallo)
— 6 gennaio 1984[7]
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)
— 14 novembre 1986[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ El referéndum sobre la permanencia de España en la OTAN (página 2) - Monografias.com
  2. ^ a b Ideal.es; Felipe González, sobre los 'indignados': "Están hartos, los partidos no deberían descalificarlos" 17 de mayo de 2011 Retrieved 2011-05-17.
  3. ^ Ideal.es; Felipe González compara a los 'indignados' con los protagonistas de las revueltas árabes 18 de mayo de 2011. Retrieved 2011-05-18.
  4. ^ Corriere della Sera, Belgrado, Milošević cede a metà (4 gennaio 1997) - pagina 8.
  5. ^ Bollettino Ufficiale di Stato
  6. ^ Bollettino Ufficiale di Stato
  7. ^ Portogallo
  8. ^ Emeroteca El País

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Consiglio europeo Successore Flag of Europe.svg
Andreas Papandreou 1º gennaio - 30 giugno 1989 François Mitterrand I
Jacques Chirac luglio - dicembre 1995 Lamberto Dini II
Predecessore Presidente del Governo spagnolo Successore Flag of Spain.svg
Leopoldo Calvo-Sotelo Bustelo 1982 - 1996 José María Aznar López
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