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Cristina Fernández de Kirchner

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Cristina Fernández de Kirchner
Cristinakirchnermensaje2010.jpg

56º Presidente della Repubblica Argentina
Durata mandato 10 dicembre 2007 –
9 dicembre 2015
Predecessore Néstor Kirchner
Successore Mauricio Macri

Senatrice della Nazione argentina
Provincia di Buenos Aires
Durata mandato 10 dicembre 2005 –
10 dicembre 2007

Senatrice della Nazione Argentina
Provincia di Santa Cruz
Durata mandato 10 dicembre 1995 –
10 dicembre 2005

First Lady d'Argentina
Durata mandato 25 maggio 2003 –
10 dicembre 2007
Predecessore Hilda Beatriz González de Duhalde
Successore Nestor Kirchner (first gentleman)

Dati generali
Partito politico Fronte per la Vittoria (2005-)
Partito Giustizialista
Tendenza politica Socialdemocrazia
Peronismo di sinistra
Kirchnerismo
Firma Firma di Cristina Fernández de Kirchner

Cristina Elisabet Fernández Wilhelm[1] coniugata Kirchner (La Plata, 19 febbraio 1953) è una politica e avvocato argentina, già senatrice dal 1995 al 2005 e, in seguito, presidente della Repubblica argentina dal 2007 al 2015.

Come moglie dell'ex presidente Néstor Kirchner, inoltre, fu dal 2003 al 2007 la prima signora d'Argentina.

Fu eletta alla presidenza del Paese il 28 ottobre 2007 con il 45,29% come leader del Fronte per la Vittoria, partito del peronismo di sinistra e sostenuta da una coalizione di centro-sinistra, Concertación Plural. Fu confermata per un secondo mandato alle elezioni presidenziali del 3 novembre 2011 vincendo con il 54,11% dei voti.

Si tratta della seconda donna a diventare presidente della Repubblica argentina dopo Isabelita Perón la quale, tuttavia, ascese a tale carica subentrando al defunto marito Juan Domingo senza passare per consultazioni elettorali. Cristina Kirchner è, quindi, la prima donna eletta alla massima carica della Repubblica, nonché la quarta a vincere libere elezioni presidenziali in un Paese sudamericano dopo la nicaraguense Violeta Chamorro (1990), la guyanese Janet Jagan (1997) e la cilena Michelle Bachelet (1997 anch'essa).

Più in generale è la nona donna, in ordine di tempo, a divenire capo di Stato di un Paese sudamericano indipendentemente dalla modalità di assunzione della carica[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La vedova Cristina Fernández de Kirchner alle esequie del marito insieme all'amico di famiglia Diego Armando Maradona e al presidente boliviano Evo Morales

Figlia di Eduardo Fernández e di Ofelia Wilhelm, Cristina Fernández de Kirchner nacque a La Plata (provincia di Buenos Aires) il 19 febbraio 1953. Suo padre era di discendenze spagnole, mentre la madre discendeva da una famiglia tedesca.[3]

I suoi studi superiori si tennero presso La Plata, ove ottenne il diploma come perito commerciale. In seguito studiò giurisprudenza presso la facoltà di scienze giuridiche e sociali dell'Università di La Plata. In Argentina esiste tuttavia una polemica in relazione al suo titolo di studio. La signora Cristina Fernandez non ha mai esercitato la professione di avvocato e non esistono prove concrete che testimonino l'ottenimento della laurea.[4][5] Sempre a La Plata, nel 1973 iniziò la sua attività politica schierandosi nel "Frente de Agrupaciones Eva Perón", una organizzazione studentesca facente parte delle "Fuerzas Armadas Revolucionarias" che lo stesso anno si annesse alla "Federación Universitaria por la Revolución Nacional" creando la "Juventud Universitaria Peronista" dell'università di La Plata. È qui che conobbe Nestor Kirchner; dopo essere stati fidanzati per circa sei mesi, si sposarono nel maggio 1975.

Il colpo di Stato a María Estela Martínez de Perón, con la conseguente presa di potere da parte della dittatura militare, costrinse la giovane coppia a trasferirsi nella città natale del marito, Rio Gallegos nella provincia di Santa Cruz.

In Patagonia i due avviarono uno studio legale. In quello stesso periodo la cognata di Cristina Fernandez (sorella di Nestor Kirchner), Alicia Kirchner, copriva l'incarico di sottosegretario allo sviluppo sociale del regime militare che amministrava la provincia di Santa Cruz.[6]

Nacquero due figli: Máximo e Florencia.

Il 27 ottobre 2010 il marito Néstor Kirchner morì per infarto cardiaco.

Il 28 dicembre 2011, attraverso le parole del suo portavoce Alfredo Scoccimarro, viene dato l'annuncio che la presidente Cristina Fernandez de Kirchner è malata di cancro alla tiroide. Si apprende quindi che, per consentire le cure necessarie, dal 4 al 24 gennaio 2012, la guida del Paese passerà nelle mani del vice Amado Boudou. Il 4 gennaio 2012 lo stesso portavoce legge il bollettino medico, annunciando che l'operazione di rimozione del tumore ha avuto successo.[7]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Incarichi pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1989 è eletta deputata provinciale di Santa Cruz, rieletta nel 1993. Nel 1995 accede al Senato nazionale in rappresentanza di Santa Cruz. Nel 1997 è deputata nazionale; nel 2001, torna in Senato per la stessa provincia. Nelle elezioni legislative del 23 ottobre 2005 è eletta senatrice per la provincia di Buenos Aires, guidando il Frente para la Victoria, una costola del Partito Giustizialista. Vince, per soli 26 voti, il confronto con Hilda González de Duhalde, moglie dell'ex presidente Eduardo Duhalde.

Candidatura alle elezioni presidenziali[modifica | modifica wikitesto]

Cristina Kirchner e Laura Bush, il 5 novembre 2005.
Cristina Kirchner accanto al marito il giorno dell'elezione alla presidenza dell'Argentina, il 28 ottobre 2007.

Il 2 giugno 2007 il Capo di Gabinetto Alberto Fernández, affermò che Kirchner non si sarebbe ripresentato alle successive elezioni del 28 ottobre, proponendo la candidatura della moglie Cristina Fernández de Kirchner, senatrice del Frente para la Victoria-Provincia de Buenos Aires.[8]

Il 19 luglio il partito presentò la candidatura della senatrice Fernández de Kirchner per la presidenza. Tale candidatura fu lanciata a La Plata, sua città natale[9][10]. Alcuni settori del Partito Giustizialista hanno suscitato interesse ribadendo la volontà di candidare Kirchner.

Fu appoggiata da altre donne progressiste impegnate in politica come Michelle Bachelet, presidente del Cile, Hillary Clinton, senatrice USA, Ségolène Royal, ex candidata alla elezioni presidenziali in Francia del 2007.

Presidenza della Repubblica d'Argentina[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 ottobre la candidata del Fronte per la Vittoria vinse le elezioni con il 45,29% superando la candidata della Coalición Cívica (centrista) Elisa Carrió che ottenne il 23,04%. Kirchner vinse in tutte le province tranne nella Capitale Federale (dove Carrió prevalse con il 37% contro il 22% di Kirchner), nella provincia di Córdoba (dove vinse l'ex ministro dell'economia Roberto Lavagna dell'Unione Civica Radicale) e nella provincia di San Luis (dove prevalse Adolfo Rodríguez Saá). Secondo i rilevamenti demoscopici, nella vittoria di Cristina Fernandez alle presidenziali fu rilevante l'apporto delle classi meno agiate e dei lavoratori.[11][12]

Il 10 dicembre 2007 successe a suo marito, divenendo la seconda donna eletta alla massima magistratura argentina e la prima eletta per volontà popolare.[13][14] Si è confermata presidente in occasione delle elezioni presidenziali del 2011.

Declino[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 il governo della Kirchner tentò di intervenire sulla Costituzione del paese proponendo di modificare il numero massimo dei mandati presidenziali (la Costituzione argentina ne prevede un massimo di due per ciascun presidente), in modo che la presidente Kirchner potesse ricandidarsi alla elezioni presidenziali del 2015 ed ottenere quindi un terzo mandato di governo. La proposta non fu però approvata, non essendo stata raggiunta la maggioranza richiesta dei 2/3 dei parlamentari.

Dopo otto anni di governo, la presidente Kirchner ha lasciato il Paese in difficili condizioni economiche: nel 2015 l'Argentina si trova in una situazione di stagnazione, il debito pubblico è in aumento (dal 45,3% del PIL del 2014 al 52,1% del 2015), la bilancia dei pagamenti è in negativo e l'inflazione è al 20%. Il 31 luglio 2014 l'Argentina è stata dichiarata in stato di default tecnico, non avendo pagato i debiti nei confronti degli obbligazionisti che, nel 2005, avevano aderito alla ristrutturazione del debito.

Nel gennaio 2015 la presidente Kirchner affronta la più grave crisi politica che abbia investito il suo potere: dopo la morte del procuratore Alberto Nisman, è incriminata, assieme ad altri membri del suo entourage, il 15 febbraio per aver ostacolato la giustizia mettendo in atto un piano per insabbiare le responsabilità dell'Iran nell'attentato terroristico contro un centro ebraico, avvenuto a Buenos Aires nel 1994. Il giudice federale Daniel Rafecas ha poi respinto l'incriminazione[15] il 26 febbraio 2015, dichiarando infondate tutte le accuse formulate dal sostituto procuratore Alberto Nisman e formalizzate quattro giorni prima che fosse trovato morto in circostanze misteriose nel suo appartamento (cfr. la sezione Controversie)

Kirchner, ormai al secondo mandato, non si ripresenta alle elezioni presidenziali del 2015: il Partito Giustizialista candida Daniel Scioli, sostenuto anche dai kirchneristi del Fronte per la Vittoria, che viene sconfitto al ballottaggio da Mauricio Macri, sostenuto da Cambiemos. L'avvicendamento con il nuovo presidente ha destato alcune polemiche, dal momento che Macri, sebbene avesse rilasciato dichiarazioni a giornali e televisioni nelle quali affermava che si era accordato con Cristina Kirchner perché il suo insediamento avvenisse davanti al congresso argentino, ha poi richiesto che il suo insediamento avenisse nella Casa Rosada (casa ufficiale del presidente della Repubblica Argentina). Tale richiesta, sebbene fosse incostituzionale (all'art. 93 della Costituzione argentina si stabilisce che il presidente deve prestare giuramento, e quindi ricevere il mandato dal presidente uscente, davanti al Congresso) è stata accolta da un giudice che ha emesso un provvedimento giudiziario volto a far terminare il mandato di Cristina Kirchner alle ore 00.00 del giorno 10 dicembre, affinché questa fosse obbligata a lasciare la Casa Rosada in piena notte e in modo da far sì che Mauricio Macri potesse giungere alla dimora presidenziale senza la presenza di Cristina Kirchner. È la prima volta dal ritorno della democrazia in Argentina che un presidente viola questo articolo della Costituzione (non tenendo conto della presa di potere di Alfonsìn che però si trovava in una situazione anomala, dato che, fino poche ore prima della sua elezione, in Argentina vigeva una dittatura militare).

Politiche della presidenza Kirchner[modifica | modifica wikitesto]

Nazionalizzazioni: compagnia aerea di bandiera, aziende aeronautiche, fondi pensionistici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 il governo nazionalizzò la compagnia aerea di bandiera, Aerolíneas Argentinas e Austral Líneas Aéreas. Venne anche nazionalizzato il sistema aeroportuale di Aeropuertos Argentina 2000, con la conseguente maxi-opera di ristrutturazione ed ampliamento dell'Aeroporto internazionale Ministro Pistarini-Ezeiza e Aeroparque Jorge Newbery[16]. L'amministrazione di Aerolineas Argentinas è stata affidata ai giovani militanti dell'organizzazione La Campora, braccio politico giovanile del movimento kirchnerista. La gestione dell'azienda è stata segnata dal diffuso clientelismo, come la nomina in posti chiave di persone senza esperienza. Nel 2013, Aerolineas Argentina perdeva quasi un miliardo di dollari statunitensi all'anno e si collocava tra le compagnie aeree meno efficienti al mondo[17].

Il 17 marzo 2009 il governo annuncia che la ex "Fabrica Militar de Avione" (FMA) sarebbe stata reincorporata all'apparato statale relativo al trasporto aereo. Fondata nel 1927, venne privatizzata nel 1995 e consegnata alla Lockheed Martin, durante il governo di Carlos Menem.[18] Con questo progetto s'intendeva, oltre che recuperare la strada persa in ambito aeronautico, fornire eventuale appoggio per la manutenzione degli aerei della nuova compagnia statale argentina. La decisione venne approvata alla camera con 152 voti favorevoli contro 21 astenuti.[19]

Vennero nazionalizzati i fondi pensionistici e utilizzati nel finanziamento della crescente spesa pubblica.[20][21]

Nel 2012 Cristina Fernandez ha rinazionalizzato la YPF (Yaciminetos Petroliferos Fiscales), la compagnia energetica argentina fondata nel 1922 e privatizzata nel 1993 (vedi Politica energetica).

Programma di rimpatrio dei ricercatori all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Il governo ha finora totalizzato 800 rimpatri di scienziati provenienti dall'estero, per quello che riguarda il progetto "RAICES".[22]

Politica economica[modifica | modifica wikitesto]

La Kirchner proseguì la politica protezionista e dirigista[non chiaro] del marito Néstor Kirchner tramite l'aumento della spesa pubblica e di dazi doganali. Iniziò la sua presidenza con un gradimento popolare superiore al 60% ma questa percentuale scese al 45% durante la grande protesta del settore agro-industriale. Essa fu causata dall'intenzione del governo di aumentare le imposte per le esportazioni di soia verso l'estero, motivata dal governo come un antidoto alla speculazione sui prezzi e freno alle vecchie lobby economiche e di potere che portarono alla bancarotta del 2001. A seguito delle protratte manifestazioni di protesta, il ministro Martin Lousteau, appena trentenne, si dimise.[23]

Mobilitazione in appoggio del governo, 18 giugno 2008.

La protesta durò ben 129 giorni, dall'11 marzo 2008 fino al 17 giugno 2008 giorno in cui il Senato negò il suo appoggio alla mozione "125/08" del governo. Il vicepresidente e senatore Julio Cobos votò assieme a esponenti dell'opposizione contro il proprio governo aprendo una crisi politica che portò alle dimissioni anche del Capo di Gabinetto Alberto Fernández, sostituito da Sergio Massa. A fronte delle proteste nei confronti del governo i sostenitori del kirchnerismo inscenarono diverse contromanifestazioni in appoggio alla presidente. Nonostante l'alta affluenza nelle manifestazioni a favore del governo, la popolarità della Kirchner scese fino al 23%[24] a luglio e da agosto in poi crebbe fino al 30%.

Manipolazione dei dati sull'inflazione[modifica | modifica wikitesto]

Cristina Fernandez assunse il suo incarico mentre emergeva lo scandalo dei dati dell'inflazione contraffatti dall'Istituto nazionale di statistiche (INDEC). Nel 2007, già con Nestor Kirchner presidente, l'INDEC intervenne per occultare dalle statistiche la crisi inflattiva galoppante[25]. Nel 2012 l'inflazione reale si attestò, secondo istituti di ricerca privati e secondo il Fondo Monetario Internazionale, intorno al 30%, mentre l'INDEC la stimò al 9%[26]. Nel 2013 l'Argentina è diventato il primo paese a subire la penalizzazione del Fondo Monetario Internazionale per la manipolazione di statistiche ufficiali[27].

La crisi mondiale del 2009[modifica | modifica wikitesto]

La crisi mondiale iniziata negli Stati Uniti nel 2008 indebolì l'economia argentina allora in moderata crescita, aggravando problematiche economiche perduranti, che degenerarono nuovamente in un conflitto del governo della Kirchner col settore agricolo. A seguito del vertiginoso incremento del valore internazionale della soia, ma in generale di tutti i prodotti agricoli, il governo decise di aumentare le tasse sulle esportazioni agricole: il ricavato, a dire del governo, avrebbe contribuito a potenziare i piccoli e medi agricoltori. Le proteste nuovamente eruppero: la metà dei parlamentari, durante la votazione per l'approvazione della nuova legge 125/2008, votò a sfavore; quando, per ultimo, toccò il turno del presidente della camera, Julio Cobos (vicepresidente della nazione e radicalista), egli fu contrario alla legge e dunque venne respinta. Questo generò una crisi interna nel partito di Cristina Fernandez, la quale riuscì infine a riguadagnare terreno nel corso dei mesi. Il 26 novembre la presidente annunciò un piano anti-crisi così costituito:

  • creazione del ministero della produzione;
  • pacchetto anti-crisi con tre campi di applicazione:[28]
    1. moratoria tributaria e riduzione delle tasse sui prodotti agricoli;
    2. legalizzazione (entro i parametri di legge) dei lavoratori in nero, promozione (anche economica) e sostentamento del lavoro "in bianco";
    3. detassazione dei capitali in entrata dall'estero;
  • piano di sviluppo delle infrastrutture legate alle imprese per 21 miliardi di dollari.

Assegno familiare[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 ottobre 2009 Cristina Kirchner sancì con il decreto 1602/09 che ogni figlio, minore dei 18 anni di età e avente almeno un genitore disoccupato o impiegato in nero, ricevesse per suo diritto una somma adeguata affinché il nucleo familiare uscisse dalla soglia di povertà.[29] Per poter ricevere tale beneficio i genitori dovevano sottoporre i propri figli al programma di vaccinazione obbligatoria (gratuita) fino ai 4 anni di età e attestare che avesse frequentato il periodo d'istruzione obbligatorio (dai 5 ai 18 anni). Inoltre l'assegno fu esteso alle madri incinte.

Riduzione della povertà[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo che va dal 2006 al 2009, la povertà in Argentina è passata dal 21% all'11,3%.[30] In base all'area geografica, la percentuale di persone povere nelle aree urbane è dell'11,4%, mentre nell'area metropolitana è del 9,6%.[31]

Secondo la Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi, nel 2010 il livello di povertà si colloca come seconda più bassa in America Latina con un 11,3%, dietro soltanto all'Uruguay (10,7%). Si è visto, dunque, una riduzione del 34,1%, mentre l'indigenza è passata dal 7,2% al 3,8%.[32]

Politica energetica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003, Kirchner aveva ceduto la proprietà dei pozzi petroliferi alle province (fino a quel momento erano proprietà dello Stato nazionale)[non chiaro]. Tramite prestanomi, i coniugi Kirchner ottennero la concessione per lo sfruttamento di alcuni di essi[senza fonte]. Frattanto, la mancanza di investimenti e la produzione declinante hanno convertito l'Argentina (uno dei paesi con maggiori riserve di idrocarburi non convenzionali) in un importatore netto di combustibili. Nel 2012, le importazioni di gas e petrolio hanno superato i dieci miliardi di dollari.

Anche per questo, nel 2012 Cristina Fernandez ha rinazionalizzato la YPF (Yaciminetos Petroliferos Fiscales), la compagnia energetica argentina fondata nel 1922 e privatizzata nel 1993, denunciando il fatto che investimenti scarsi e dividendi eccessivi da parte della proprietaria Repsol avevano causato un calo della produzione. Lo Stato ha quindi riacquistato una quota del 51%, mentre il restante 49% è stato dato a dieci province.[33] Nei successivi due anni, la produzione di gas e petrolio è tornata ad aumentare, con l'obiettivo di avvicinarsi all'autosufficienza energetica.[34]

Istruzione ed educazione[modifica | modifica wikitesto]

La politica educativa gestita da Cristina Fernández è il prosieguo di un progetto condiviso con suo marito Néstor Kirchner, ex presidente argentino, scomparso nel 2010. La percentuale del PIL destinata all'istruzione è cresciuta dal 3,64% nel 2003 al 6,02% nel 2010; ovvero c'è stato un incremento considerevole di milioni di pesos argentini: da 14.501 milioni nel 2003 a 89.924 milioni nel 2010 ovvero il 520% in più[35]. Il periodo che va dal 2003 al 2010 è caratterizzato da un'importantissima serie di progetti nazionali che vedono la realizzazione di numerose scuole, evento che non si ripeteva dal programma quinquennale di Perón, attuato tra il 1947 ed il 1951, che detiene tuttora il primato in tale settore. Tra il 1969 e il 2003 i diversi governi nazionali finanziarono la costruzione di un totale di 427 scuole, mentre dal 2003 al 2010 ne sono state costruite più di mille, frequentate da più di mezzo milione di alunni[35].

I riconoscimenti internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Cristina Fernandez in compagnia del marito e presidente Néstor Carlos Kirchner, ritratti nel maggio 2004.
Foto: Presidencia de la Nación

Per la lotta alla fame la Kirchner viene insignita dalla FAO della medaglia Ceres.[36]. Da diversi anni l'Argentina ha attuato importanti azioni per la riduzione del tasso di povertà: costruendo reti fognarie in diversi quartieri della provincia di Buenos Aires e fornendo acqua, luce e gas ai residenti; sono stati stanziati milioni di pesos per la costruzione di migliaia scuole, centinaia di ospedali e decine d'università;[37] nelle aree più povere dell'Argentina sono state donate nuove abitazioni, complete di arredi, alle famiglie più disagiate[38] garantendo, nello stesso tempo, la possibilità d'impiego ai disoccupati.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Un ritratto della presidente Kirchner nel giorno dell'investitura, 10 dicembre 2007. In evidenza i simboli del comando, raccolti direttamente dal marito: la fascia coi colori nazionali e il bastone, versione repubblicana dello scettro.

Il procuratore generale Alberto Nisman, poi trovato morto, forse suicida[39], nel suo appartamento a Buenos Aires il 19 gennaio 2015, accusò Cristina Kirchner e altri politici di avere cospirato per insabbiare un'indagine riguardante il presunto coinvolgimento dell'Iran in un attacco esplosivo in un centro ebraico a Buenos Aires nel 1994, attentato perpetrato secondo il governo argentino dell'epoca dal gruppo libanese Hezbollah[40], supportato dall'Iran, e che causò la morte di 85 persone; secondo le accuse, Kirchner avrebbe chiesto al suo ministro degli Esteri Hector Timerman e ad altri funzionari di attivarsi per trovare una forma di immunità diplomatica per alcuni iraniani sospettati per l'attacco[41], sperando di migliorare i rapporti diplomatici e commerciali con l'Iran, onde ottenere forniture di petrolio a prezzi più vantaggiosi e attenuare così i problemi dovuti alla crisi energetica ed economica in Argentina.[41] La teoria di Nisman era stata poi appoggiata dal procuratore federale Gerardo Pollicita, nominato a capo dell'inchiesta dopo la morte di Nisman: Pollicita presentò il caso a Daniel Rafecas, che doveva decidere se procedere o meno con l'incriminazione. Nisman avrebbe dovuto presentarsi di fronte a una commissione parlamentare il giorno dopo la sua morte, per esporre gli sviluppi della sua inchiesta.[41]

Dopo l'accusa del 15 febbraio, il giudice federale argentino Daniel Rafecas, che doveva giudicare sull'inchiesta, ha infine deciso, il 26 febbraio 2015, di non proseguire e ritirare la domanda di incriminazione contro la presidente Cristina Kirchner e i membri del suo governo ed entourage, affermando che non ci sono prove nei documenti di Nisman: «Non c'è una sola prova o un solo indizio, nemmeno circostanziale, che punti verso il capo di Stato».[41]

Stile[modifica | modifica wikitesto]

La Kirchner è famosa per essere appassionata di vestiti di lusso.[42] Secondo il Times, "Cristina ha utilizzato il suo stile e la sua sensualità come potenti armi per realizzare un obiettivo che neppure la leggendaria Evita Perón è stata in grado di raggiungere".[43]

Cristina è stata criticata (sia dai media che dal mondo politico) per le spese esagerate sostenute per i suoi capi d'abbigliamento, per i suoi monili e per le sue calzature. La signora indossa raramente lo stesso capo due volte.[44] La Kirchner è stata criticata anche a causa dei suoi ritardi a vari vertici con leader internazionali cagionati dalle lungaggini occorse alla sua vestizione.[44] Dopo la morte del marito Néstor, usa indossare solamente abiti scuri. Secondo il periodico settimanale Perfil, la presidente ha portato finora più di duecento abiti scuri.[45]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze argentine[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín
Gran Maestro dell'Ordine di Maggio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Maggio

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 2009
Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine del Sole del Perù (Perù)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biografia de Cristina Fernández de Kirchner
  2. ^ (EN) Women's Place, Revisited, in The New York Times, 19 maggio 2006. URL consultato il 14 giugno 2016.
  3. ^ Cristina se alegró por el campeonato porque tiene "tres abuelos españoles" | Diario La Prensa
  4. ^ Periodico Tribuna
  5. ^ Diario Perfil
  6. ^ El Diaario la Nueva
  7. ^ «Il tumore è stato rimosso» - Video - Corriere TV
  8. ^ La Nación - Confirmado: la candidata será Cristina Kirchner
  9. ^ La Nación 27/10/2005
  10. ^ Diario Clarín 22/12/2006
  11. ^ (EN) A Mixed Message in Argentina's Vote - Time del 29 ottobre 2007.
  12. ^ (EN) Argentina's president-elect faces unease - Los Angeles Times del 30 ottobre 2007.
  13. ^ [1]
  14. ^ [2]
  15. ^ (ES) F. Peregil, El juez desestima la denuncia de Nisman contra la presidenta argentina, El País, 25 febbraio 2015. URL consultato il 2 marzo 2015.
  16. ^ TeleSURtv.net - Gobierno argentino oficializa nacionalización de aerolíneas
  17. ^ Diario Infobae
  18. ^ Reestatizan una fábrica de aviones - 18.03.2009 - lanacion.com
  19. ^ http://www.adn.es/economia/20090521/NWS-0025-Diputados-Lockheed-nacionalizar-argentinos-aviones.html
  20. ^ Nuevo uso del gobierno de los fondos del ANSES
  21. ^ Economia tomo de la ANSES y PAMI mas de 12.500 millones
  22. ^ Programa RAICES, la repatriación de científicos argentinos, Cecilia Medina la Nº 800
  23. ^ (ES) Max Seitz, Argentina: campo desafía a Cristina, BBC mundo, 18 marzo 2008. URL consultato il 6 gennaio 2011.
  24. ^ (ES) La popularidad de la presidenta argentina se hunde en tres meses, El País, 9 aprile 2008. URL consultato il 6 gennaio 2011.
  25. ^ [3]
  26. ^ L'Argentina trucca i dati dell'inflazione? | Il Post
  27. ^ Argentina Is First Nation Censured by IMF for Economic Data - Bloomberg
  28. ^ Tercera cuota del plan oficial anticrisis - Criticadigital.com
  29. ^ Infoleg
  30. ^ CEPAL - Pobreza en América Latina cae en 2010 y retoma tendencia pre-crisis
  31. ^ Cepalstat
  32. ^ Página/12 :: Economía :: El progresismo que no esperó el derrame
  33. ^ elmundo.es, El proyecto para nacionalizar YPF, su www.elmundo.es. URL consultato il 6 maggio 2016.
  34. ^ Argentina's YPF says oil, gas output rose in 2014 for second year, su af.reuters.com. URL consultato il 6 maggio 2016.
  35. ^ a b Página/12 :: Economía :: Construir en el país como mil escuelas
  36. ^ FAO Media Centre: Director General de FAO entrega Medalla Ceres a Presidenta de Argentina
  37. ^ Mil escuelas: balance de la política en educación
  38. ^ Inauguran viviendas construidas por las Madres de Plaza de Mayo en la Villa 15 de Capital Federal | DERF Agencia Federal de Noticias
  39. ^ La morte di Alberto Nisman
  40. ^ In Secret Recordings, Former Argentine FM Admits Iran Behind Massive 1994 Terror Attack, thetower.org.
  41. ^ a b c d Cristina Kirchner non verrà incriminata
  42. ^ El estilo Cristina presidenta: vestido más sobrio y maquillaje más discreto, Clarin.com, 11 dicembre 2007. URL consultato il 15 aprile 2011.
  43. ^ Argentina’s new Evita Peron tangoes her way to power, in The Times (UK), 21 ottobre 2007. URL consultato il 15 aprile 2011.
  44. ^ a b Critican a presidenta Fernández por excesivo gasto en ropa, Peru.com, 11 dicembre 2007. URL consultato il 15 aprile 2011.
  45. ^ (ES) Cristina Fernández de Kirchner's Strange Mourning, su Perfil.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente dell'Argentina Successore Coat of arms of Argentina.svg
Nestor Kirchner 10 dicembre 2007 - 10 dicembre 2015 Mauricio Macri
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