Viktor Orbán

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Viktor Orbán
Orbán Viktor 2018.jpg

Primo ministro dell'Ungheria
In carica
Inizio mandato 29 maggio 2010
Presidente László Sólyom
Pál Schmitt
László Kövér (ad interim)
János Áder
Predecessore Gordon Bajnai

Durata mandato 8 luglio 1998 –
27 maggio 2002
Presidente Árpád Göncz
Ferenc Mádl
Predecessore Gyula Horn
Successore Péter Medgyessy

Dati generali
Partito politico Fidesz - Unione Civica Ungherese (Fidesz-Magyar Polgári Szövetség)
Tendenza politica Nazionalismo
Conservatorismo nazionale
Liberalismo nazionale
Populismo di destra Euroscetticismo
Sovranismo
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università Loránd Eötvös
Firma Firma di Viktor Orbán

Viktor Mihály Orbán (IPA: [ˈviktor ˈmihaːj ˈorbaːn]; Székesfehérvár, 31 maggio 1963) è un politico ungherese.

È il Primo ministro dell'Ungheria dal 2010. Lo è stato precedentemente tra il 1998 e il 2002. È leader del partito Fidesz - Unione Civica Ungherese.

Giovinezza e studi[modifica | modifica wikitesto]

Orbán nacque il 31 maggio 1963 a Székesfehérvár in una famiglia della borghesia rurale, di fede calvinista. Figlio maggiore dell'imprenditore e agronomo Győző Orbán (nato nel 1940)[1] e dell'educatrice e logopedista Erzsébet Sípos; ha due fratelli più giovani, gli imprenditori Győző, Jr. (1965) e Áron (nato nel 1977).

Orbán trascorse la sua infanzia in due villaggi vicini, Alcsútdoboz e Felcsút, nella provincia di Fejér, dove ha finito i suoi studi elementari. Nel 1977 la sua famiglia si trasferì definitivamente a Székesfehérvár.

Si è diplomato alla scuola superiore Blanka Teleki di Székesfehérvár nel 1981, dove ha studiato inglese. Dopo aver completato due anni di servizio militare ha studiato giurisprudenza presso l'Università Loránd Eötvös di Budapest, laureandosi con una tesi sul movimento polacco di Solidarnosc. Dopo la laurea nel 1987, ha vissuto a Szolnok per due anni, facendo il pendolare per lavorare come sociologo presso l'Istituto di formazione manageriale del ministero dell'Agricoltura che ha sede a Budapest.

Nel 1989, Orbán ha ricevuto una borsa di studio dalla Fondazione Soros per studiare Scienze Politiche al Pembroke College di Oxford. Il suo tutor personale era il filosofo politico hegeliano Zbigniew Pelczynski; nel gennaio 1990, lasciò Oxford e tornò in Ungheria per candidarsi a un posto nel primo parlamento post-comunista ungherese.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Formazione politica[modifica | modifica wikitesto]

All'età di 14 e 15 anni, era segretario dell'organizzazione giovanile comunista (KISZ) del suo ginnasio secondario (l'appartenenza al KISZ era obbligatoria per l'ammissione all'università). Orbán ha dichiarato in un'intervista successiva che le sue idee politiche sono radicalmente cambiate durante il servizio militare, in precedenza si considerava un "ingenuo e devoto sostenitore" del regime comunista.

Fondatore in giovane età della Alleanza dei Giovani Democratici (da cui l'acronimo Fidesz), di impronta anticomunista, Orbán ne diventa una delle personalità di spicco quando essa diviene Unione Civica Ungherese durante i primi anni novanta (1995); una formazione liberale, progressista, impegnata sui diritti civili. Nel 1990, anno dell'ingresso in parlamento di Orbán, la Fidesz rimase all'opposizione, criticando il governo capeggiato da József Antall. Antall investì Orbán della sua eredità politica, convincendolo a staccarsi da posizioni progressiste e a spostarsi nel campo del centrodestra. Alcuni membri della Fidesz non accettarono la svolta e lasciarono il partito.[2]

Nel 1994, quando i socialisti vinsero le elezioni e si allearono con i liberaldemocratici, Orbán scelse ancora la via dell'opposizione.

Primo governo (1998-2002)[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della vittoria nelle elezioni parlamentari del 1998, Orbán divenne per la prima volta capo del governo sostenuto da una coalizione formata da Fidesz, Forum Democratico Ungherese (MDF) e Partito dei Piccoli Proprietari Indipendenti (FKGP).

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo governo lanciò immediatamente una radicale riforma dell'amministrazione statale, riorganizzando i ministeri e creando un super-ministero per l'economia. Inoltre, i consigli di amministrazione dei fondi di sicurezza sociale e i pagamenti centralizzati di sicurezza sociale sono stati licenziati. Seguendo il modello tedesco, Orbán rafforzò l'ufficio del primo ministro e nominò un nuovo ministro per supervisionare il lavoro del suo gabinetto.[3] Nel processo sono state sostituite migliaia di dipendenti pubblici (non viene fatta alcuna distinzione tra posti politici e impiegati pubblici, con il risultato che una forte pratica del "vincitore prende tutto"). La direzione generale era verso il controllo centralizzato.

Nonostante le forti proteste dei partiti di opposizione, a febbraio 1999 il governo ha deciso che le sessioni plenarie dell'Assemblea nazionale unicamerale si terranno solo ogni tre settimane. Di conseguenza, secondo gli argomenti dell'opposizione, l'efficienza legislativa del parlamento e la capacità di controllare il governo sono stati ridotti. Alla fine di marzo 1999, il governo ha cercato di sostituire la regola dell'Assemblea nazionale che richiede un voto a maggioranza di due terzi con una maggioranza semplice, ma la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale tale provvedimento.

Lo stesso 1999 ha visto solo piccoli cambiamenti nei principali funzionari governativi. Due dei segretari di stato di Orbán nell'ufficio del primo ministro hanno dovuto dimettersi a maggio a causa delle loro implicazioni in uno scandalo di corruzione che ha coinvolto il produttore militare statunitense Lockheed Martin Corp. Prima delle offerte per un importante contratto di jet da combattimento, i due segretari, insieme ad altri 32 deputati del partito di Orbán, avevano inviato una lettera a due senatori statunitensi per fare pressione per la nomina di un manager di Lockheed, con sede a Budapest, a diventare l'ambasciatore degli Stati Uniti in Ungheria.[4] Il 31 agosto, anche il capo dell'Ufficio delle Imposte si dimise, soccombendo agli attacchi prolungati dell'opposizione sui suoi precedenti rapporti d'affari, presumibilmente sospetti.

Si è verificata anche una grande tensione tra il consiglio comunale di Budapest e il governo riguardo la decisione presa dall'esecutivo verso la fine del 1998 di cancellare due importanti progetti urbani: la costruzione del nuovo teatro nazionale e della quarta linea metropolitana.

Le relazioni tra il governo di coalizione, guidato da Fidesz, e l'opposizione peggiorarono nell'Assemblea nazionale, dove il governo sembrava aver abbandonato tutti i tentativi di mantenere una politica del consenso. Il governo ha spinto a sostituire rapidamente i capi delle istituzioni chiave (come il presidente della Banca Nazionale Ungherese, il procuratore capo della città di Budapest e la radio ungherese) con personalità partigiane. Sebbene l'opposizione abbia opposto resistenza, ad esempio ritardando la nomina di membri dei consigli di sorveglianza, il governo ha gestito le istituzioni senza il numero stabilito di direttori. Allo stesso modo, Orbán non è riuscito a presentarsi per le interrogazioni in parlamento, per periodi fino a 10 mesi. Le sue dichiarazioni del tipo "Anche il parlamento lavora senza opposizione..." hanno contribuito all'immagine di un governo arrogante e aggressivo.[5]

Un rapporto successivo, pubblicato a marzo dalla Federazione internazionale dei giornalisti con sede a Bruxelles, ha criticato il governo ungherese per un'influenza politica scorretta nei media, in quanto l'emittente televisiva del paese si è avvicinata alla bancarotta.[6]

Numerosi scandali politici nel 2001 hanno provocato una rottura politica, se non reale, della coalizione che deteneva il potere a Budapest. Uno scandalo di corruzione a febbraio ha scatenato un'ondata di accuse e diversi procedimenti contro il Partito dei Piccoli Proprietari Indipendenti (FKGP). La vicenda ha portato alla destituzione di József Torgyán, sia della presidenza del FKGP che da capo del Ministero dell'Agricoltura. L'FKGP si disintegrò e più di una dozzina dei suoi parlamentari si unì alla fazione governativa.[7]

Politica economica[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima esperienza di governo (1998-2002) ha cercato di risollevare l'economia ungherese dalla forte crisi derivata dal crollo del regime che il Paese aveva vissuto per oltre quarant'anni. Al fine di abbattere la disoccupazione, Orbán ha applicato misure fortemente liberoscambiste, dando avvio a corpose liberalizzazioni e a una maggior integrazione nella Comunità Europea.

La politica economica di Orbán era finalizzata a ridurre le tasse e i contributi delle assicurazioni sociali per quattro anni, riducendo al contempo l'inflazione e la disoccupazione. Tra le prime misure del nuovo governo vi era l'abolizione delle tasse universitarie e il reintroduzione dei benefici universali di maternità. Il governo ha annunciato l'intenzione di proseguire il programma di stabilizzazione socialista-liberale e si è impegnato a ridurre il deficit di bilancio, che era cresciuto al 4,5% del PIL.[8] Il precedente governo aveva quasi completato la privatizzazione delle industrie gestite dal governo e aveva avviato una riforma pensionistica globale. Tuttavia, i socialisti avevano evitato due importanti questioni socioeconomiche ovvero la riforma dell'assistenza sanitaria e l'agricoltura, che rimanevano da affrontare dal governo di Orbán.

I successi economici hanno incluso un calo dell'inflazione dal 15% nel 1998, al 10,0% nel 1999, al 9,8% nel 2000 e al 7,8% nel 2001. I tassi di crescita del PIL sono stati piuttosto stabili: 4,4% nel 1999, 5,2% nel 2000 e 3,8% nel 2001. Il disavanzo fiscale è sceso dal 3,9% nel 1999, al 3,5% nel 2000 e al 3,4% nel 2001 e il rapporto tra debito nazionale è sceso al 54% del PIL.[8] Sotto il gabinetto di Orbán c'erano speranze realistiche che l'Ungheria sarebbe stata in grado di aderire all'eurozona entro il 2009. Tuttavia, i negoziati per l'ingresso nell'Unione europea hanno rallentato nell'autunno del 1999 dopo che l'UE ha incluso altri sei paesi (oltre ai sei originali) nelle discussioni sull'adesione. Orbán ha ripetutamente criticato l'UE per il suo ritardo.

Anche Orbán è stato criticato per aver spinto per un budget biennale senza precedenti e per non aver frenato l'inflazione, che è scesa solo di mezzo punto, dal 10% nel 1999 al 9,8% nel 2000, nonostante la stretta politica monetaria della Banca centrale. Tuttavia, gli investimenti hanno continuato a crescere.[9]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1999, durante il suo primo mandato, l'Ungheria entrò a far parte della Nato insieme alla Repubblica Ceca e alla Polonia[10], a seguito dell'esito positivo di un referendum popolare. Ciò pose fine agli sforzi ungheresi per ottenere sicurezza nell'Europa postcomunista. L'appartenenza ungherese alla NATO richiese il suo coinvolgimento nella crisi del Kosovo in Jugoslavia e la modernizzazione del suo esercito. L'appartenenza alla NATO ha anche dato un colpo all'economia a causa di un embargo commerciale imposto alla Jugoslavia. All'interno dell'Alleanza atlantica l'Ungheria ha preso parte alle missioni ISAF e alla guerra in Iraq, appoggiando l'intervento statunitense.

L'Ungheria ha attirato l'attenzione dei media internazionali nel 1999 per aver approvato la "legge sullo status" riguardante circa tre milioni di minoranze etniche ungheresi nelle vicine Romania, Slovacchia, Serbia e Montenegro, Croazia, Slovenia e Ucraina. La legge mirava a fornire istruzione, benefici per la salute e diritti di impiego a quelle minoranze, e Orbán dichiarò che aveva l'obbiettivo di sanare gli effetti negativi del disastroso Trattato di Trianon del 1920. I governi degli stati confinanti, in particolare la Romania, protestarono sostenendo che si trattava di un'interferenza nei loro affari interni. I sostenitori della legge sullo status hanno ribattuto che molti dei paesi che criticano la legge, hanno essi stessi varato legislazioni simili per fornire benefici alle proprie minoranze. La Romania acconsentì dopo gli emendamenti a seguito di un accordo del dicembre 2001 tra Orbán e il primo ministro rumeno Adrian Năstase.[11] La Slovacchia accettò la legge dopo ulteriori concessioni fatte dal nuovo governo dopo le elezioni del 2002.[12]

Capo dell'opposizione (2002-2010)[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni generali del 2002 furono le più accese dell'Ungheria in più di un decennio, e una divisione culturale-politica senza precedenti si formò nel paese. Il gruppo di Viktor Orbán perse le elezioni parlamentari di aprile contro il Partito Socialista Ungherese, che creò una coalizione di governo con il suo alleato di lunga data, l'Alleanza dei Liberi Democratici. L'affluenza record è stata del 73,5%.

Oltre a questi partiti, solo 24 deputati del Forum Democratico Ungherese sono entrati nell'Assemblea nazionale. Il Partito dei Piccoli Proprietari Indipendenti e il Partito Ungherese Giustizia e Vita (MIÉP) hanno perso tutti i loro posti. Pertanto, il numero dei partiti politici nella nuova assemblea è stato ridotto da sei a quattro.

MIÉP ha contestato la legittimità del governo, ha chiesto un nuovo conteggio, ha denunciato frodi elettorali e in generale ha mantenuto il paese in tensione fino alle elezioni amministrative di ottobre. Il Comitato Elettorale Centrale controllato dai socialisti ha stabilito che non era necessario un riconteggio, una posizione sostenuta dagli osservatori dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, le cui uniche critiche sostanziali alla condotta elettorale erano che la televisione di stato aveva espresso un pregiudizio coerente di Fidesz.[13]

Nelle elezioni del Parlamento europeo del 2004, il Partito Socialista Ungherese (MSZP) è stato pesantemente sconfitto dall'opposizione Fidesz. Fidesz ha guadagnato il 47,4% dei voti e 12 dei 24 seggi spettanti all'Ungheria.

Fidesz segna una nuova vittoria con l'elezione del dott. László Sólyom come Presidente dell'Ungheria grazie all'astensione dell'Alleanza dei Liberi Democratici. Sólyom è stato approvato da Védegylet, una ONG composta da persone provenienti da tutto lo spettro politico. L'attività di Sólyom non si sovrappone interamente con gli ideali conservatori, e ha difeso elementi di entrambe le ali politiche con una scelta di valori selettiva e consapevole.[14]

Orbán è stato il candidato di Fidesz per le elezioni parlamentari nel 2006. Fidesz e il suo nuovo candidato non hanno ottenuto la maggioranza in queste elezioni, che inizialmente hanno messo in crisi la carriera politica futura di Orbán come leader di Fidesz. Tuttavia, dopo aver combattuto con la coalizione socialista-liberale, la posizione di Orbán si è solidificata nuovamente ed è stato eletto presidente di Fidesz per un altro mandato nel maggio 2007.

Crisi socialista del 2006[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 settembre 2006, una registrazione audio è emersa da una riunione del partito socialista ungherese a porte chiuse (MSZP) che si è tenuta il 26 maggio 2006, in cui il primo ministro ungherese Ferenc Gyurcsány ha tenuto un discorso, nel quale il premier confessa d'aver deliberatamente nascosto ai cittadini la grave situazione economica del paese e d'aver, conseguentemente, vinto le elezioni di maggio soltanto grazie alle menzogne. La riunione era a porte chiuse e i partecipanti supponevano che nessuno avesse potuto ascoltare cosa fosse stato detto dal premier. Qualcuno invece inviò la registrazione dei discorsi alla radio ungherese (Magyar Rádió) e alla maggior parte degli organi d'informazione il 17 settembre 2006; lo stesso giorno Gyurcsány pubblicò il testo del discorso nel suo blog personale.

Il 18 settembre alcune centinaia di persone hanno dato vita a proteste spontanee di fronte alla sede del parlamento ungherese, chiedendo le dimissioni del governo e una nuova consultazione elettorale. I manifestanti si sono portati di fronte alla sede della televisione pubblica, cercando di entrare per poter mandare in onda un loro appello.

Durante la notte alcune frange di teppisti e manifestanti di estrema destra si sono scontrati con il cordone di polizia che ha risposto lanciando lacrimogeni. Non si sono registrate vittime ma alcune persone sono rimaste ferite gravemente.

Tibor Navraciscs, capogruppo in parlamento del Fidesz, ha immediatamente espresso solidarietà nei confronti dei manifestanti

I parlamentari del partito socialista hanno espresso solidarietà e pieno appoggio al primo ministro, lo stesso Gyurcsány ha respinto le richieste di dimissioni e ha sostenuto che la rivolta deve essere fermata con ogni mezzo.

Nei giorni successivi il 18 settembre si potevano contare circa 15.000 manifestanti nella città di Budapest, mentre nelle province della nazione non si hanno notizie di manifestazioni simili.

Nella notte del 24 settembre le 25.000 persone che presidiavano Piazza Kossuth decidono di porre fine alla protesta. Il Fidesz, comunque, ha annunciato ai manifestanti che avrebbe continuato a chiedere le dimissioni del primo ministro in Parlamento, formalizzando tale richiesta il giorno successivo. Coloro che protestavano il giorno 18 e 19 erano per la maggioranza hooligans ubriachi aizzati da "provocatori" (giornali locali hanno parlato anche di militanti MSZP (partito di maggioranza) e poliziotti. Il fine era quello di creare destabilizzazione per non permettere la realizzazione di un comizio del partito Fidesz fissato per il giorno 23 settembre preannunciato già da alcune settimane. I poliziotti a difesa del Palazzo della televisione sono stati mandati senza nessuna preparazione e allo sbaraglio(un camion lancia-acqua senza appoggio di truppe a piedi che è stato immobilizzato e reso inoperabile ed alcuni poliziotti senza tenuta antisommossa. Questi tutori sono stati feriti. Questo ha fatto sì che i giorni successivi, 19 e il 20 settembre ci sono stati degli atti esagerati e non proporzionali al reale pericolo da parte della polizia, quasi fosse una "vendetta" con vari feriti anche gravi. Questo ha permesso che il partito Fidesz fosse costretto a rinunciare alla manifestazione.

Il 1º novembre, Orbán e il suo partito hanno annunciato i loro piani per organizzare diverse manifestazioni su larga scala in tutta l'Ungheria in occasione dell'anniversario della soppressione sovietica della rivoluzione del 1956. Gli eventi avrebbero dovuto servire come memoriale delle vittime dell'invasione sovietica e una protesta contro la brutalità della polizia durante i disordini del 23 ottobre a Budapest.

Elezioni amministrative del 2006[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º ottobre 2006, Fidesz ha vinto le elezioni amministrative, che hanno controbilanciato in una certa misura il potere del governo guidato dal MSZP. Fidesz ha vinto 15 dei 23 sindaci nelle più grandi città ungheresi - sebbene abbia perso per poco tempo Budapest al partito liberale - e maggioranze in 18 delle 20 assemblee regionali.

Le elezioni amministrative, segnano una sconfitta pressoché generalizzata dei socialisti, tanto che l'opposizione chiede al presidente del Consiglio di dimettersi entro settantadue ore. Ferenc Gyurcsány, da parte sua, chiede il voto di fiducia per il suo esecutivo. Il parlamento si pronuncia favorevolmente con 205 voti: solo 3 deputati della coalizione di maggioranza votano contro il primo ministro. La votazione è stata a voto palese su richiesta espressa dello stesso Gyurcsányi.

I referendum sociali[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 marzo 2008, in Ungheria, si è svolto un referendum sulla revoca delle riforme del governo che ha introdotto le spese mediche per visita e le spese mediche pagate per numero di giorni trascorsi in ospedale, come le tasse universitarie. Gli ungheresi solitamente chiamano questo voto popolare il referendum sociale. Il referendum è stato avviato da Fidesz contro il governo del MSZP. La procedura per il referendum è iniziata il 23 ottobre 2006, quando Orbán ha annunciato che avrebbe consegnato sette domande all'ufficio nazionale di elettorato, tre delle quali (sull'abolizione delle quote di partecipazione, le tariffe giornaliere e le tasse universitarie) sono state ufficialmente approvate il 17 dicembre 2007 e messe a referendum per il 24 gennaio 2008. Si presumeva che probabilmente il referendum sarebbe passato, ma era incerto se l'affluenza sarebbe stata abbastanza alta da renderlo valido;[15] i sondaggi indicavano circa il 40% di affluenza con l'80% a favore del rescindere le tre riforme.[16]

Il referendum ha visto un'affluenza del 50,5% e una vittoria del SI con oltre l'80% in tutti e tre i quesiti segnando una grande vittoria politica per Fidesz.

Nelle elezioni del Parlamento europeo del 2009, Fidesz ha vinto con un ampio margine, ottenendo il 56,36% dei voti e 14 dei 22 seggi spettanti all'Ungheria.[17]

Secondo governo (2010-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Orbán II.

Vincente alle elezioni parlamentari del 2010, il Fidesz ottenne la maggioranza parlamentare più solida affermatasi in Ungheria dalla caduta del muro di Berlino del 1989 (263 seggi sui 386 disponibili).

Viktor Orbán come Primo Ministro dell'Ungheria nel 2010

Politica economica[modifica | modifica wikitesto]

In campo economico Orbán, abbandonate le politiche liberiste dei primi anni, ha portato a un rafforzamento del settore pubblico, rinazionalizzando nel 2011 i fondi pensionistici privati per un valore di 10 miliardi di euro, destinando metà dell'importo alla riduzione del debito e un'altra metà al sostegno dei cittadini beneficiari. Già nel 2010 aveva imposto inoltre una tassa sui profitti privati nel settore bancario, delle telecomunicazioni e dell'alimentare.

In termini di legislazione nazionale, il governo di Orbán ha applicato una tassa fissa sul reddito personale al 16%. Orbán ha definito il suo governo "pragmatico", citando le restrizioni sul prepensionamento nelle forze di polizia e militari, rendendo il benessere più trasparente e una legge bancaria centrale che "dà all'Ungheria più indipendenza dalla Banca centrale europea".[18] Inoltre, ha riformato la Banca Centrale Ungherese, prevedendo che la nomina del governatore spetti al governo riaffermando l'intenzione di non entrare a far parte della moneta unica europea, mantenendo il fiorino ungherese, la moneta nazionale. Tale modifica ha manifestato la contrarietà della commissione europea, rilevando come la stessa non sarebbe conforme ai trattati sottoscritti dal Paese.[19]

Nel corso del mandato la Banca centrale è stata costretta a una serie di secche svalutazioni e a operare finanziamenti alle imprese che erano indebitate in valuta estera e agli istituti di credito.

La politica marcatamente "nazionale" e il rigetto delle politiche atlantiste da parte del governo Orbán in quest'ultimo mandato ha portato a un inasprimento delle relazioni con l'Ue, di cui l'Ungheria è membro, e all'avvio di procedure di infrazione contro il paese, oltre al taglio di finanziamenti strutturali europei.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Orbán con Putin (2014).

Hanno suscitato scalpore molti provvedimenti emanati durante la sua seconda legislatura fra cui: la legge sulla cittadinanza ungherese concessa anche a coloro che vivono al di fuori del paese ("Legge sulla Naturalizzazione Semplificata"), criticata dalla Slovacchia come paese con una forte minoranza magiara. Ma Orbán non si è fermato e forte dei due terzi dei seggi in Parlamento del suo partito, il Fidesz ha riformato l'istruzione, l'informazione (creando una Commissione Governativa di Controllo Televisivo) e il potere giudiziario (mettendo il CSM Ungherese sotto il controllo del Governo).

Viktor Orbán ha inoltre fatto approvare una nuova legge elettorale per le elezioni del 2014,

Nel 2011 Viktor Orbán ha dichiarato in Parlamento, come presidente di turno dell'Unione Europea:

«Noi non crediamo nell’Unione europea, crediamo nell’Ungheria, e consideriamo l’Unione Europea da un punto di vista secondo cui, se facciamo bene il nostro lavoro, allora quel qualcosa in cui crediamo, che si chiama Ungheria, avrà il suo tornaconto.[20]»

Sua altra dichiarazione è stata: "Manifestare contro il governo equivale al tradimento della Patria".

Riforme costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010, il nuovo governo guidato da Orban ha avviato un processo di stesura di una nuova costituzione. È stata istituita una commissione parlamentare per la stesura della costituzione, con la rappresentanza di tutti e cinque i partiti parlamentari, il progetto è stato redatto da József Szájer, membro del Parlamento europeo.[21] Il febbraio seguente, Szájer istituì un organo responsabile per le consultazioni nazionali su un progetto; i suoi membri includevano János Csák, ambasciatore ungherese nel Regno Unito; Zsigmond Járai, presidente del consiglio di vigilanza della Banca nazionale; József Pálinkás, presidente dell'Accademia delle scienze ungherese ed ex ministro della pubblica istruzione; e Katalin Szili, ex presidente del Partito Socialista Ungherese dell'Assemblea nazionale. La consultazione ha coinvolto questionari inviati a tutti i cittadini per le loro opinioni; sono stati restituiti 917.000 equivalenti all'11%. Le disposizioni sono state quindi incluse o escluse sulla base del consenso tra i rispondenti; ad esempio, una proposta di adottare i diritti di voto per i minori è stata accantonata dopo che i cittadini hanno espresso disapprovazione.

Il 18 aprile successivo, il parlamento approvò la costituzione con 262 si e 44 no, con Fidesz e Partito Popolare Cristiano Democratico a favore e Jobbik contrario. Il Partito Socialista Ungherese e La Politica può essere Diversa, citando la riluttanza del partito di governo a scendere a compromessi sulle questioni e la loro incapacità di cambiare i risultati, hanno boicottato sia il processo di stesura che il voto.[21][22] Il 25 aprile seguente, il presidente Pál Schmitt ha firmato la modifica costituzionale entrata in vigore il 1º gennaio 2012. L'emanazione è arrivata a metà della presidenza semestrale dell'Ungheria del Consiglio dell'Unione europea.[23]

La nuova costituzione ha introdotto elementi di conservatorismo, sottolineando l'importanza della centralità della famiglia, della tradizione, dell'etica e della religione cattolica. Il nome del paese fu mutato inoltre da "Repubblica d'Ungheria" a "Ungheria".

Secondo lo storico[senza fonte] Federigo Argentieri, il progetto politico di Orban, piuttosto che eversivo, si basa su due punti fondamentali:

  1. magiarizzare il capitalismo nazionale, per creare una classe borghese autoctona;
  2. esautorare dalla vita politica del paese gli eredi del partito comunista, "purificando" il paese dai residui dell'esperienza comunista.

Per tali motivi, Argentieri paragona il progetto di Orban a quello di Miklós Horthy nel periodo interbellico[2].

Secondo il presidente del gruppo parlamentare Fidesz János Lázár, la costituzione segna una rottura con il passato comunista ungherese, mentre Orbán ha affermato che essa completa laa transizione verso la democrazia e consente finanze sane e governo pulito dopo anni di cattiva gestione e scandali.[24] Tuttavia, l'opposizione ha accusato Fidesz di usare la maggioranza dei due terzi del Parlamento per far approvare la propria costituzione senza consenso tra i partiti.[22] Prima e durante la votazione per adottare la costituzione, migliaia di persone hanno manifestato a Budapest contro la sua adozione; tra le loro lamentele c'è il tentativo da parte del governo di cementificare il suo potere al di là del termine, forzare la sua ideologia cristiana sul paese e limitare le libertà civili. È stata anche menzionata la mancanza di partecipazione dell'opposizione, ma il vice primo ministro Tibor Navracsics ha risposto che altre parti sono state invitate a partecipare ma hanno rifiutato.[22] I membri della comunità imprenditoriale ungherese hanno menzionato possibili difficoltà future nell'adozione dell'euro, rilevando una disposizione che sancisce la valuta legale come Fiorino. Tuttavia, un funzionario del governo ha affermato che, se la maggioranza dei due terzi per modificare questa disposizione non potesse essere raggiunta, potrebbe essere aggirata con altri mezzi, come un referendum.[25]

Una parte del preambolo criticata da alcuni storici così come dal capo della comunità ebraica ungherese è la dichiarazione che il paese ha perso la sua indipendenza quando fu invaso e occupato dalla Germania nazista nel marzo 1944. Hanno affermato che la disposizione implica che lo stato di allora non fu responsabile della conseguente deportazione degli ebrei nei campi di sterminio come parte dell'Olocausto e che potrebbe influenzare le richieste di restituzione future.[26] Lo storico Géza Jeszenszky ha respinto con forza le critiche al passaggio, dicendo che la perdita della sovranità ungherese nel marzo 1944 a causa dell'invasione straniera è semplicemente un fatto storico che non dovrebbe essere negato. Nel suo sostegno ha anche menzionato l'intervento diretto della Germania nella politica ungherese, come l'arresto di membri del gabinetto e di politici anti-tedeschi. Anche l'intervento diretto nella politica ungherese, come la rimozione del governo in quel momento, compresi gli arresti di membri del gabinetto e figure politiche anti-tedesche e la messa al bando dei partiti politici ungheresi, è stata citata come giustificazione del passaggio della costituzione. Il leader socialista Attila Mesterházy ha denunciato ciò che ha definito "la costituzione del partito di Fidesz" e ha promesso di cambiare la costituzione "sulla base di un consenso nazionale" in seguito alle successive elezioni.[22] László Sólyom, ex presidente dell'Ungheria e della Kuria (Corte Costituzionale), ha criticato i limiti imposti dalla nuova costituzione alla Corte.

Nel marzo 2013, il Parlamento ha modificato la costituzione per la quarta volta, con 265 si, 11 no e 33 astensioni, con Fidesz, il Partito Popolare Cristiano Democratico e tre indipendenti a favore e i socialisti che cercavano nuovamente di boicottare il voto.[27][28] Successivamente, il presidente János Áder ha firmato la trasformazione dell'emendamento in legge, citando il suo dovere giuridico e la necessità di preservare l'unità nazionale. L'emendamento di quindici pagine tocca diversi aspetti. Annulla le sentenze della Corte costituzionale prima che entrasse in vigore la costituzione del 2011, pur lasciando i loro effetti giuridici. Fornisce al presidente della Kuria e al procuratore capo il potere di avviare una revisione costituzionale delle leggi. Mentre attribuisce alla Corte costituzionale il potere di rivedere la costituzione stessa per motivi procedurali, stabilisce che il tribunale non può annullare una legge approvata da una maggioranza dei due terzi dei parlamenti. I giudici e i pubblici ministeri sono tenuti al pensionamento all'età pensionabile generale, sebbene tale età non sia dichiarata; il capo Kuria e il procuratore capo sono esenti. L'emendamento sancisce la libertà di religione e consente i reclami costituzionali riguardanti la legge ecclesiastica. Permette azioni civili per incitamento all'odio rivolte alla comunità di un individuo e dichiara che il comunismo è condannato. La misura richiede agli studenti la cui istruzione è sovvenzionata dallo stato di lavorare in Ungheria per un periodo dopo la laurea o rimborsare le loro tasse scolastiche allo stato. Permette solo ai media pubblici di mandare in onda pubblicità politiche prima delle elezioni generali ed europee. Viene sottolineata l'importanza della famiglia tradizionale e le autorità sono autorizzate a vietare la vita in determinati spazi pubblici, anche se i senzatetto non sono fuorilegge. Una precedente proposta sul richiedere agli elettori di registrarsi prima delle elezioni non è stata inclusa dopo essere stata precedentemente annullata dalla Corte costituzionale.[29]

L'emendamento ha suscitato critiche sia in Ungheria che all'estero. Il leader socialista ha definito la misura un tentativo di limitare i poteri della Corte costituzionale, e i membri del partito hanno appeso bandiere nere dalle finestre del Palazzo del Parlamento ungherese, in segno di lutto per la democrazia. La Politica può essere Diversa ha accusato il governo di "smantellare i valori costituzionali", mentre l'ex primo ministro Ferenc Gyurcsány, capo della piccola coalizione democratica, ha anche richiamato l'attenzione sulla diminuzione delle prerogative della corte.[29] José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, e Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d'Europa, hanno espresso preoccupazione per l'impatto dell'emendamento sullo stato di diritto, mentre i politici di spicco dell'UE, tra cui Verhofstadt e Martin Schulz, hanno espresso più forte critica Orbán ha negato che i poteri della Corte costituzionale siano stati ridotti, sfidando i critici a spiegare come l'emendamento sia antidemocratico, mentre il suo partito ha spiegato che la misura era necessaria per delineare la nuova costituzione dalla precedente.

In settembre, un quinto emendamento è stato approvato in risposta alle raccomandazioni della Corte costituzionale, della Commissione europea e della Commissione di Venezia. La disposizione ha garantito la supervisione della Banca nazionale sui mercati finanziari; ha eliminato una disposizione che consente di trasferire casi giudiziari da un tribunale all'altro, nonché uno che consente di aumentare le tasse per il finanziamento delle multe applicate allo Stato ungherese dalle sentenze dei tribunali internazionali; ha chiarito il riconoscimento delle comunità religiose e ha consentito che le pubblicità delle campagne politiche venissero trasmesse gratuitamente sia alla televisione pubblica che a quella televisiva e radiofonica. In seguito all'adozione dell'emendamento, Jagland ha elogiato il fatto che il governo si sia sforzato di affrontare le critiche internazionali.[30]

Terzo governo (2014-2018)[modifica | modifica wikitesto]

Il partito di cui Orbán è leader, Fidesz-Unione civica ungherese, ha riottenuto la vittoria nelle elezioni politiche dell'aprile 2014, riscuotendo la maggioranza relativa dei consensi. Durante questo governo le posizioni politiche di Orbán si sono ulteriormente inasprite.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Orbán ha anche allacciato più stretti legami con l'Asia e la Russia di Putin.

Orbán ha protestato contro la costruzione di Nord Stream, il nuovo gasdotto Russia-Germania. Affermando di voler sentire sentire "un ragionevole argomento per cui South Stream è cattivo e Nord Stream non lo è"[31], South Stream si riferisce al gasdotto dei Balcani cancellato dalla Russia nel dicembre 2014 dopo gli ostacoli dall'UE.

Politiche migratorie[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del 2015 si è distinto per posizioni contro l'immigrazione.[32]

Durante la crisi migratoria europea del 2015, Orbán ha ordinato l'erezione della barriera alla frontiera tra Ungheria e Serbia per bloccare l'ingresso di immigrati clandestini[33] in modo che l'Ungheria potesse registrare tutti i migranti che arrivano dalla Serbia, che è la responsabilità del paese ai sensi del regolamento di Dublino. Sotto Orbán, l'Ungheria ha intrapreso numerose azioni per combattere l'immigrazione clandestina e ridurre i livelli di rifugiati.[34]

Come altri leader del Gruppo di Visegrád, Orbán si oppone a qualsiasi quota obbligatoria a lungo termine dell'UE sulla redistribuzione dei migranti.[35] Orbán ha anche richiesto un elenco ufficiale dell'UE di "paesi sicuri" in cui possono essere restituiti i migranti.[36] Secondo Orbán, la Turchia dovrebbe essere considerata un paese terzo sicuro.[37] Ha scritto nel Frankfurter Allgemeine Zeitung: "La risposta dell'Europa è una follia, dobbiamo riconoscere che la politica di immigrazione fuorviata dall'Unione europea è responsabile di questa situazione".[38]

Il 2 ottobre 2016 su sua spinta (e quella della Fidesz insieme ad altre forze sociali) si è tenuto un referendum sulla ripartizione dei migranti voluta dall'Unione Europea. L'affluenza si è fermata al 43,23% e nonostante il 98% dei votati si sia espresso contro le quote, la consultazione non risulta valida per mancato raggiungimento del quorum[39].

Quarto governo (2018-)[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle elezioni del 2018, Fidesz si confermato primo partito della nazione con il 49.27% dei voti espressi in suo favore, ottenendo 133 seggi su 199 nell'Assemblea Nazionale e confermando Orbán a capo del governo.

Uno dei primi provvedimenti messi in campo da Orbán in questa nuovo mandato è avvio dell'approvazione della cosiddetta legge Stop Soros[40], dal nome del finanziere ungherese a lungo additato come nemico pubblico in campagna elettorale da Orbán che lo accusava di voler favorire l'immigrazione straniera in Ungheria. Il provvedimento imporrebbe una tassa del 25% su tutte le donazioni straniere a organizzazioni non governative che supportano i migranti nel Paese, proprio come la Open Society.[41]

Posizioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua carriera politica Orbán si è spostato da posizioni liberali verso posizioni più radicalmente di destra nazionalista.

Egli è giunto a sostenere di essere sul punto di mettere in discussione la democrazia liberale occidentale, dichiarando la volontà di "liberarsi dai dogmi e dall'ideologia occidentale europea"[42]. Orban afferma di essere a favore della reintroduzione della pena di morte in Europa.

Il miscuglio di euroscetticismo, populismo[43][44], e conservatorismo nazionale di Orbán lo hanno fatto paragonare a politici e partiti politici diversi come i Tories di David Cameron, Diritto e Giustizia di Jarosław Kaczyński, Forza Italia di Silvio Berlusconi, Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, Front National di Marine Le Pen, Donald Trump[45], Recep Tayyip Erdoğan e Vladimir Putin.[46]

Anche il leader della Lega Matteo Salvini è ritenuto molto vicino alle posizioni politiche di Viktor Orbán.[47][48]

Secondo Politico, la filosofia politica di Orbán "riecheggia i risentimenti di quelle che erano una volta le classi contadine e lavoratrici" promuovendo una "difesa intransigente della sovranità nazionale e una sfiducia trasparente nei confronti delle istituzioni europee".[45] Orbán ha uno stretto rapporto con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che conosce da decenni. È descritto come "uno dei più stretti alleati di Netanyahu in Europa".[49] Orban ha ricevuto consigli personali sulle riforme economiche da Netanyahu, mentre il secondo era ministro delle finanze di Israele (2003-2005).[50]

Orbán sembra aver esposto le sue opinioni politiche in modo più concreto in un discorso pubblico ampiamente citato del 2014 a Băile Tuşnad (noto in Ungheria come Tusnádfürdői beszéd o Tusnádfürdő speech). Nell'indirizzo, Orbán ha ripudiato la teoria liberale classica dello stato come una libera associazione di individui autonomi, un punto di vista tenuto anche, tra gli altri, da Margaret Thatcher, secondo cui lo stato è il mezzo per organizzare, rinvigorire o persino costruire la comunità nazionale. Sebbene questo tipo di stato rispetti concetti tradizionalmente liberali come i diritti civili, è propriamente chiamato "illiberale" perché considera la comunità, e non l'individuo, come l'unità politica di base.[51]

In pratica, sostenne Orbán, un tale stato dovrebbe promuovere l'autosufficienza nazionale, la sovranità nazionale, il familismo, la piena occupazione e la conservazione del patrimonio culturale, citando paesi come la Turchia, Singapore, la Russia e la Cina come modelli.[51]

La seconda e la terza premiership di Orbán sono state oggetto di significative controversie internazionali e la ricezione delle sue opinioni politiche è mista. Le modifiche costituzionali del 2011 emanate sotto la sua guida furono, in particolare, accusate di centralizzare il potere legislativo ed esecutivo, di limitare le libertà civili, di limitare la libertà di parola e indebolire la Corte costituzionale e il potere giudiziario.[52] Per questi motivi, i critici di sinistra lo hanno descritto come irredentista[53], populista di destra[54], autoritario[55], autocratico[56], Putiniano[57], come "uomo forte"[58], e come "dittatore".[59]

Altri commentatori, tuttavia, hanno osservato che la crisi migratoria europea, unita al continuo terrorismo islamista nell'Unione europea, hanno reso popolari le politiche nazionaliste e protezioniste di Orbán tra i leader conservatori europei. "Una volta ostracizzato [dell'élite politica europea]", scrive Politico, "Orbán è ora il talismano della destra mainstream dell'Europa".[45] Il 20 dicembre 2018 è stata approvata la legge fortemente voluta e sostenuta da Orban la cosiddetta"legge sulla schiavitù" che autorizza il datore di lavoro a costringere i dipendenti a straordinario forzato fino a 400 ore l'anno e di pagare quanto lavorato nei tre anni successivi, di fatto sopprimendo le libertà dei lavoratori e facendo concorrenza sleale agli altri paesi europei con un costo del lavoro bassissimo per legge. Il 17 dicembre 2018 "il parlamento ha adottato una legge che crea un nuovo sistema di giustizia amministrativa privo d'indipendenza e sotto il controllo del ministero della Giustizia[60].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposato con Aniko Levai, ha cinque figli: Rahel, Gaspar, Sara, Rosa e Flora. Orbàn è calvinista, mentre sua moglie e i suoi figli sono cattolici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (HU) HVG Kiadó Zrt., A Közgép is hizlalhatja Orbán Győző cégét, in hvg.hu, 11 luglio 2012. URL consultato il 27 aprile 2018.
  2. ^ (HU) New Wave Media Group Kft., Stumpf lesz a miniszterelnök-helyettes, in http://www.origo.hu/. URL consultato il 27 aprile 2018.
  3. ^ (HU) New Wave Media Group Kft., Orbán nem gyanít korrupciót a Lockheed-botrány mögött. URL consultato il 27 aprile 2018.
  4. ^ (HU) Révész Sándor, 1998. december, in NOL.hu, 21 dicembre 2002. URL consultato il 27 aprile 2018.
  5. ^ (HU) Nemzetközi Újságíró-szövetség vizsgálná a magyar médiát. URL consultato il 27 aprile 2018.
  6. ^ (HU) Torgyán lemondott. URL consultato il 27 aprile 2018.
  7. ^ a b (HU) Így kormányozták a magyar gazdaságot, in 24.hu, 12 febbraio 2012. URL consultato il 27 aprile 2018.
  8. ^ (HU) ORIGO, Kétéves költségvetés készül a PM-ben, in http://www.origo.hu/. URL consultato il 27 aprile 2018.
  9. ^ (HU) New Wave Media Group Kft., Magyarország teljes jogú NATO-tag. URL consultato il 27 aprile 2018.
  10. ^ Nastase-Orbán egyezség készül a státustörvényről, su http://www.transindex.ro. URL consultato il 27 aprile 2018.
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  12. ^ (HU) A MIÉP cselekvésre szólít a 'csalás' miatt. URL consultato il 27 aprile 2018.
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