Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Benjamin Netanyahu

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Netanyahu" rimanda qui. Se stai cercando il fratello comandante dell'Operazione Entebbe, vedi Yoni Netanyahu.
Benjamin Netanyahu
בנימין נתניהו
Benjamin Netanyahu 2012.jpg

Primo Ministro di Israele
In carica
Inizio mandato 31 marzo 2009
Presidente Shimon Peres
Reuven Rivlin
Predecessore Ehud Olmert

Durata mandato 18 giugno 1996 –
6 luglio 1999
Predecessore Shimon Peres
Successore Ehud Barak

Dati generali
Partito politico Likud/Likud Beytenu

Benjamin Netanyahu, spesso soprannominato Bibi (in ebraico בנימין נתניהו ascolta[?·info]; Tel Aviv, 21 ottobre 1949), è un politico israeliano, attuale primo ministro di Israele dal 31 marzo 2009, membro della Knesset e leader del Likud, primo premier nato in Israele dalla sua fondazione, eletto 4 volte Primo ministro, e secondo Premier più longevo dopo David Ben-Gurion[1].

Come soldato professionista, dal 1967 al 1972, Netanyahu si è specializzato in antiterrorismo. Ha studiato negli Stati Uniti, dove ha frequentato il Massachusetts Institute of Technology e l'Università di Harvard, lavorando in seguito presso l'ambasciata israeliana di Washington[2]. Suo fratello Yoni morì nel 1976 durante l'Operazione Entebbe.

È divenuto in seguito leader del partito conservatore Likud e principale esponente dell'ala nazionalista. È stato Ministro delle Finanze fino al 9 aprile 2005, quando rassegnò le dimissioni in segno di protesta contro il piano di ritiro da Gaza messo in atto dal Primo Ministro Ariel Sharon. Netanyahu riottenne la guida del Likud il 20 dicembre 2005. Dal 4 maggio 2006 è il portavoce ufficiale dell'opposizione nella Knesset. Il 31 marzo 2009 torna in carica, nonostante non abbia vinto le elezioni, per l'accordo concluso con il capo dell'estrema destra Avigdor Lieberman.

Primo Ministro dal 1996 al 1999[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni nazionali del 1996, per la prima volta, gli Israeliani elessero in maniera diretta il loro Primo Ministro. Netanyahu fu eletto dopo un'ondata di attacchi terroristici contro i civili israeliani. Shimon Peres, Primo Ministro laburista dopo la morte di Yitzhak Rabin, assassinato da un fanatico ebreo dell'estrema destra israeliana, era inizialmente favorito nei sondaggi ma, non essendo riuscito a fermare gli attacchi terroristici, perse rapidamente la fiducia dell'elettorato. Il 3 e il 4 marzo 1996, terroristi palestinesi organizzarono due bombardamenti suicidi in cui 32 cittadini israeliani vennero uccisi. Questi due attentati funsero da principale catalizzatore per la caduta di Peres. Netanyahu fece campagna contro gli accordi stretti dal Governo Laburista con Yasser Arafat: pose come condizione per ogni progresso nelle trattative di pace che l'Autorità Nazionale Palestinese rispettasse i suoi obblighi, principalmente al riguardo della lotta al terrorismo. Lo slogan della sua campagna fu: "Netanyahu - Per costruire una pace sicura"

In ragione della sua educazione e lunga esperienza americana, Netanyahu assunse il responsabile politico del Partito Repubblicano Arthur Finkelstein per gestire la sua campagna. Nonostante lo stile all'americana della campagna avesse provocato forti critiche all'interno di Israele, esso si provò vincente e il Partito del Likud ottenne il governo. Nel 1999 Ehud Barak seguì uno stile simile e assunse numerosi tecnici americani per sfidare lo stesso Netanyahu.

Elett Primo Ministro il 18 giugno 1996, Netanyahu negoziò con Yasser Arafat giungendo agli accordi di Wye River. Nonostante il suo approccio alle negoziazioni di pace fosse popolare, fu accusato di tentare di porre in condizione di stallo ogni trattativa. Non ci fu infatti nessun progresso nelle trattative di pace con i palestinesi e Netanyahu non riuscì a mettere in atto le tappe che erano state decise negli Accordi di Oslo.

Nel 1996 Nethanyahu e il Sindaco di Gerusalemme Ehud Olmert decisero di aprire un varco per il tunnel del Muro Occidentale. Questo causò tre giorni di rivolte da parte dei palestinesi che causarono perdite sia israeliane che palestinesi. Netanyahu fu contrastato dalla sinistra israeliana e perse il supporto della destra a causa delle sue concessioni ai palestinesi a Hebron e per le sue negoziazioni con Arafat. Dopo una lunga serie di scandali e un'inchiesta che lo accusava di corruzione, in seguito archiviata, Netanyahu perse il favore del pubblico israeliano e perse le elezioni, rimanendo in carica fino al 17 maggio 1999.

Il ritorno al potere[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni israeliane del 2009 il partito centrista di Kadima arriva primo, ma di solo un seggio; la sua leader, Tzipi Livni, manca la maggioranza necessaria in Parlamento. Netanyahu, arrivato secondo col Likud, si accorda con il capo di un partito di destra, Avigdor Lieberman, riuscendo ad assicurarsi la maggioranza. Ridiventa per la seconda volta Primo ministro dal 31 marzo 2009.

Alle elezioni del 2013 il cartello elettorale di destra tra Likud e Beytenu ottiene il primo posto con 31 seggi ma la Knesset si divide in due schieramenti di pari forza (60 seggi ai partiti di destra e confessionali ebrei e 60 a quelli di centrosinistra, laburisti e arabi)[3][4]. Netanyahu riceve così nuovamente dal presidente Shimon Peres l'incarico di formare il governo[5], ma l'assenza di una maggioranza lo costringe a intavolare trattative con i partiti che non facevano parte della precedente coalizione, in particolare con i centristi dello Yesh Atid, il partito di Yair Lapid, outsider delle elezioni israeliane.

La difficoltà delle trattative politiche induce il presidente Peres a concedere a Netanyahu una proroga di ulteriori due settimane dopo l'infruttuoso decorso del termine ordinario di 28 giorni previsto per la formazione del governo.[6] Alla fine il tentativo di Netanyahu riesce e il nuovo governo israeliano, sostenuto - oltre che dal Likud-Beitenu - anche da Yesh Atid, Focolare Ebraico e Hatnua, presta giuramento il 18 marzo 2013, potendo contare su una maggioranza di 68 parlamentari su 120.

Pochi giorni dopo il giuramento, il 22 marzo 2013, Netanyahu riceve la visita del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama.[7] Dall'8 luglio al 26 agosto 2014, il governo israeliano impegna il proprio esercito nella campagna militare denominata Operazione Margine di protezione contro le forze di Hamas nella Striscia di Gaza, ennesimo capitolo del conflitto arabo-israeliano in quel territorio.

Le elezioni anticipate del 17 marzo 2015 segnano un'ulteriore conferma della leadership di Netanyahu, questa volta a sorpresa, visto che i sondaggi della vigilia lo davano sconfitto a vantaggio dell'avversario laburista Isaac Herzog. Invece il Likud mantiene il primo posto tra i partiti concorrenti e conquista 30 seggi alla Knesset.[8] Così Netanyahu può essere confermato Primo ministro di una coalizione con gli ultraortodossi di Shas e Giudaismo unito nella Torah, col partito di centrodestra Kulanu, coi nazionalisti religiosi di La Casa Ebraica e, a partire da maggio 2015, con la destra nazionalista di Israel Beytenu, guidata, come nel 2009, da Avigdor Lieberman, per un totale di 66 seggi su 120. [9]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che per la sua linea dura nel conflitto Israele-Striscia di Gaza, Netanyahu ha attirato critiche in alcune occasioni; fecero scalpore le sue dichiarazioni del 2015, secondo cui Adolf Hitler non aveva alcuna intenzione di sterminare gli ebrei, voleva solo espellerli, ma fu convinto dal Gran Mufti di Gerusalemme Amin al-Husseini, capo palestinese e zio di Yasser Arafat. Il leader dell'opposizione Herzog ha accusato Netanyahu di fare il gioco dei negazionisti dell'Olocausto.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ il 17 luglio 2019 batterà il record di 11 anni, 213 giorni di mandato di Ben-Gurion
  2. ^ cfr. Thomas G. Frazier, Il conflitto arabo-israeliano, Il Mulino, Bologna, 2009, pag.164.
  3. ^ Trattative di Netanyahu
  4. ^ Elezioni israeliane 2013
  5. ^ Nuovo incarico a Netanyahu
  6. ^ Proroga per Netanyahu
  7. ^ Obama in visita da Netanyahu
  8. ^ Netanyahu vince a sorpresa
  9. ^ In Israele la destra nazionalista entra nel governo, su internazionale.it, 26 maggio 2016. URL consultato il 28 settembre 2016.
  10. ^ Netanyahu: "Hitler non voleva sterminare gli ebrei, fu il Gran Mufti a dargli l'idea

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Primo ministro di Israele Successore Flag of Israel.svg
Shimon Peres 18 giugno 1996 - 6 luglio 1999 Ehud Barak I
Ehud Olmert dal 31 marzo 2009 in carica II
Controllo di autoritàVIAF: (EN114192441 · ISNI: (EN0000 0001 0937 5798 · LCCN: (ENn78049769 · GND: (DE119479575 · BNF: (FRcb125261531 (data) · NLA: (EN35172521