János Kádár
| János Kádár | |
|---|---|
| Segretario generale del Partito Socialista Operaio Ungherese (fino al 31 ottobre 1956, Partito Ungherese dei Lavoratori) (fino al 26 marzo 1985 Primo Segretario) | |
| Durata mandato | 25 ottobre 1956 – 22 maggio 1988 |
| Predecessore | Ernő Gerő |
| Successore | Károly Grósz |
| Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Popolare d'Ungheria | |
| Durata mandato | 4 novembre 1956 – 28 gennaio 1958 |
| Predecessore | Imre Nagy |
| Successore | Ferenc Münnich |
| Durata mandato | 13 settembre 1961 – 30 giugno 1965 |
| Predecessore | Ferenc Münnich |
| Successore | Gyula Kállai |
| Ministro dell'interno della Repubblica Popolare d'Ungheria fino al 18 agosto 1949 Ministro dell'Interno della Repubblica Ungherese | |
| Durata mandato | 5 agosto 1948 – 23 giugno 1950 |
| Predecessore | László Rajk |
| Successore | Sándor Zöld |
| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Comunista Ungherese (1931-1948) Partito Ungherese dei Lavoratori (1949-1956) Partito Socialista Operaio Ungherese (1956-1989) |
János Kádár, nato János József Czermanik (Fiume, 26 maggio 1912 – Budapest, 6 luglio 1989), è stato un politico ungherese, leader comunista e Segretario generale del Partito Socialista Operaio Ungherese, carica che ricoprì per 32 anni, al potere dal 1956. Il deterioramento delle sue condizioni di salute portò al suo ritiro nel 1988; morì nel 1989 dopo essere stato ricoverato per una polmonite. Kádár nacque a Fiume in condizioni di povertà, figlio di una madre nubile. Dopo aver trascorso alcuni anni in campagna, Kádár e la madre si trasferirono a Budapest. Aderì alla KIMSZ, l'organizzazione giovanile del Partito Comunista d'Ungheria, e divenne una figura di spicco del partito nel periodo precedente al 1939, arrivando a ricoprire la carica di Primo Segretario. In qualità di leader, sciolse il partito per riorganizzarlo sotto il nome di Partito della Pace, ma la nuova formazione non riuscì a ottenere un significativo sostegno popolare. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, col sostegno sovietico, il Partito Comunista prese il potere in Ungheria. Kádár scalò i vertici del partito, ricoprendo la carica di Ministro dell'Interno dal 1948 al 1950. Nel 1951 fu incarcerato dal governo di Mátyás Rákosi, ma venne rilasciato nel 1954 dal Primo Ministro riformista Imre Nagy. Il 25 ottobre 1956, durante la Rivoluzione ungherese, Kádár sostituì Ernő Gerő come Segretario Generale del Partito, entrando a far parte del governo rivoluzionario di Nagy. Una settimana più tardi, ruppe con Nagy a causa della decisione di quest'ultimo di ritirarsi dal Patto di Varsavia. In seguito all'intervento militare sovietico in Ungheria, Kádár fu scelto per guidare il Paese. Poco dopo aver assunto il potere, ordinò l'esecuzione di Nagy. Col tempo adottò una linea meno dura, arrivando a liberare la maggior parte dei prigionieri rimasti di quel periodo grazie a un'amnistia concessa nel 1963. La sua leadership fu caratterizzata da una costante Realpolitik: per lungo tempo riuscì a destreggiarsi abilmente tra le volontà di Mosca, gli interessi locali e le aspettative del mondo occidentale. In un'intervista rilasciata a un giornalista occidentale, si definì un "artefice di compromessi". Il 22 maggio 1988, Károly Grósz succedette a Kádár nella carica di Segretario generale (Grósz ricoprì tale incarico per un solo anno, a causa della caduta del comunismo in Europa Orientale nel 1989). Durante il suo mandato alla guida dell'Ungheria, Kádár promosse un miglioramento del tenore di vita. Egli incrementò gli scambi commerciali coi paesi non comunisti, in particolare con quelli dell'Europa Occidentale. Le politiche di Kádár differivano da quelle di altri leader comunisti, come Nicolae Ceaușescu, Enver Hoxha ed Erich Honecker, i quali propendevano per interpretazioni più ortodosse del marxismo-leninismo. Le politiche di Kádár e i crescenti legami commerciali con il mondo occidentale finirono per deteriorare i rapporti con Leonid Brežnev, leader dell'Unione Sovietica. Alla guida dell'Ungheria, Kádár tentò di incrementare l'arretrata economia nazionale puntando maggiormente sui beni di consumo, tentativo per il quale venne coniato il termine "Comunismo Goulash". L'eredità di Kádár rimane tuttora oggetto di dibattito. In Ungheria è ancora diffusa una certa nostalgia per l'epoca in cui egli era al potere. Un sondaggio condotto nel 2020 da Policy Solutions rilevò che il 54% degli intervistati riteneva che la vita fosse migliore sotto Kádár rispetto al presente, mentre il 31% non condivideva tale opinione.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Primi anni
[modifica | modifica wikitesto]Nacque a Fiume, allora parte dell'Impero austro-ungarico, nell'Ospedale civico di Santo Spirito, come figlio naturale di János Krezinger, militare di origine contadina proveniente da Pusztaszemes (contea di Somogy), e di Borbála Czermanik, nubile e anch'essa di umile estrazione, nata a Ógyalla, oggi Hurbanovo, nel distretto di Komárno (attuale Slovacchia). La madre faceva la cameriera d'albergo ad Abbazia.
La famiglia materna era di origine ungherese-slovacca, mentre gli avi paterni provenivano dalla Germania. Nei successivi documenti il cognome sarà mutato in Csermanek, di più facile pronuncia per i magiarofoni, e dal 1945 assumerà ufficialmente quello di Kádár. A Fiume rimase appena tre mesi: i genitori lo mandarono già nel 1912 a Pusztaszemes presso parenti del padre, che lo rifiutarono. Kádár visse così i primi sei anni in una famiglia di Kapoly.[1]
Nel 1918, la madre si trasferì a Budapest e prese il figlio con sé: Kádár intraprese gli studi abbandonandoli dopo soli otto anni, nonostante la lettura fosse, assieme al calcio e agli scacchi, una delle tre passioni che lo accompagnarono da ragazzo. Andò a lavorare, ma l'impiego come meccanico di macchine da scrivere durò poco; perse il lavoro nel 1929 a causa della drammatica situazione finanziaria che in quell'anno si era materializzata nella Grande depressione e che attanaglierà il mondo intero per molto tempo. In questo periodo il giovane ebbe i primi contatti con le manifestazioni popolari. Durante una di queste fu coinvolto in una rissa, che ricorderà con orgoglio come situazione che lo mise per la prima volta a contatto «con la classe operaia combattente».[2]
Due anni più tardi, entrò nella KIMSZ, la Federazione ungherese dei giovani lavoratori comunisti, entrando nella "lista nera" del regime di Miklós Horthy. Già nel 1931 conobbe la prigionia, arrestato una prima volta a novembre per essere rilasciato nel febbraio successivo. Assunse, in seno alla Federazione, un ruolo prominente con lo pseudonimo di Barna. L'attività sovversiva portò Kádár a un nuovo arresto il 26 giugno 1933 cui seguì la condanna a due anni di carcere. Al principio del 1934 fu espulso dal KIMSZ con l'accusa di aver rivelato alla polizia di Horthy notizie circa la sua azione clandestina.[3]
La giovinezza di Kádár continuò ad essere legata ad esperienze di prigionia. Il 24 gennaio 1935 fu rimesso in libertà, ma non passò mezzo anno che dovette conoscere nuovamente la reclusione. Incarcerato a Budapest, fu trasferito a Seghedino il 2 febbraio 1937, dove conobbe Mátyás Rákosi, che dopo la guerra instaurò nello stato una forte dittatura stalinista. Infine il 19 giugno 1937, dopo sei mesi passati dietro le sbarre, Kádár fu definitivamente scarcerato.[4]
Durante la seconda guerra mondiale fu uno tra i più agguerriti organizzatori e sostenitori della resistenza al nazismo. Nel 1951 fu nuovamente incarcerato per aver assunto un atteggiamento filojugoslavo a sostegno di Tito, che nel 1948 era stato condannato dal Cominform su ordine di Iosif Stalin. Fu scarcerato dopo la morte del dittatore sovietico, nel 1954, grazie all'intervento di Imre Nagy.
A capo dell'Ungheria
[modifica | modifica wikitesto]Fu segretario del comitato centrale del Partito Comunista Ungherese durante la rivoluzione del 1956. Inizialmente Kádár, pur non parteggiando mai in favore degli insorti, fece delle dichiarazioni che esprimevano simpatia nei loro confronti, poi dopo la presa del potere in sostituzione di Nagy, decise di schierarsi apertamente dalla parte dell'Unione Sovietica, preferendo evitare dei sovvertimenti che potessero mettere a repentaglio l'assetto istituzionale ungherese.
Chiese l'intervento militare dell'Armata Rossa in aiuto del governo socialistaː «Il governo rivoluzionario operaio-contadino ungherese, nell'interesse del nostro popolo, della classe operaia e del paese, ha chiesto al comando dell'Armata sovietica di aiutare la nostra nazione a schiacciare le forze sinistre della reazione e a ristabilire l'ordine e la calma»[5] Il suo atteggiamento, da quel momento, fu diametralmente ostile nei confronti degli insorti e contrario a discutere qualsiasi loro richiesta. La repressione causò migliaia di morti e la fuga di duecentomila ungheresi all'estero. Infine, Imre Nagy, il suo ministro della difesa Pál Maléter e altri del gruppo furono giustiziati o erano già morti in carcere.
Kádár assunse il potere in una situazione critica. Il Paese rimase per diversi mesi sotto amministrazione militare sovietica. I leader del Partito Comunista ormai destituiti si erano rifugiati in Unione Sovietica e pianificavano di riconquistare il potere in Ungheria. I dirigenti cinesi, tedesco-orientali e cecoslovacchi chiedevano dure rappresaglie contro i responsabili della "controrivoluzione". Nonostante la diffidenza che circondava la nuova leadership e le difficoltà economiche, Kádár riuscì a normalizzare la situazione in tempi sorprendentemente brevi. Ciò fu possibile grazie alla consapevolezza che, date le circostanze, era impossibile staccarsi dal blocco comunista. Il popolo ungherese comprese che le promesse occidentali di sostegno alla rivoluzione ungherese erano prive di fondamento e che l'esito degli eventi era già stato determinato dalle logiche della Guerra Fredda. L'Ungheria rimase all'interno della sfera d'influenza sovietica col tacito assenso dell'Occidente. Sebbene fortemente influenzato dall'Unione Sovietica, Kádár attuò una politica leggermente divergente da quella di Mosca, consentendo, ad esempio, agli agricoltori delle aziende collettive di disporre di appezzamenti privati di dimensioni considerevoli.
A partire dai primi anni Sessanta, egli rimosse gradualmente le misure più draconiane introdotte da Rákosi contro la libertà di espressione e di movimento, allentando inoltre alcune restrizioni sulle attività culturali. Tollerò persino le pubblicazioni 'samizdat' in misura ben maggiore rispetto ai suoi omologhi. Come ebbe a dire Kádár: «Che razza di regime è quello che non ha nemmeno una minima opposizione, fosse anche solo di facciata? C'è però il fatto che non possono oltrepassare un certo limite; se ci provano, ne pagano le conseguenze». Gli ungheresi godevano di meno vessazioni rispetto ai cittadini degli altri paesi del blocco orientale nello svolgimento della propria vita quotidiana.
Il risultato fu un regime meno opprimente rispetto agli altri regimi comunisti coevi, soprattutto se confrontato coi primi sette anni di regime stalinista in Ungheria del Dopoguerra. Si trattava sempre di una dittatura. I comunisti mantennero il controllo assoluto sul governo e incoraggiarono i cittadini ad aderire alle organizzazioni di partito. L'Assemblea Nazionale, al pari dei suoi omologhi negli altri paesi comunisti, si limitava sostanzialmente ad approvare decisioni già prese dall'MSZMP e dal suo Politburo. Agli elettori veniva proposta un'unica lista, quella del Fronte Popolare Patriottico, dominato dall'MSZMP. Tutti i potenziali candidati dovevano accettare il programma del Fronte per potersi candidare; di fatto, Kádár e i suoi consiglieri si servivano del Fronte per escludere i candidati ritenuti inaccettabili. La polizia segreta – il Dipartimento III del Ministero dell'Interno – pur operando con una certa moderazione rispetto alle omologhe di altri paesi del blocco orientale (come l'ÁVH), costituiva comunque il più temuto strumento di controllo governativo. I media ungheresi rimasero soggetti a una censura considerata piuttosto pesante secondo gli standard occidentali, ma assai meno rigida rispetto a quella in vigore negli altri paesi comunisti.
Come segretario generale, o primo segretario, dell'allora Partito Socialista Operaio Ungherese, fu de facto al potere dalla fine del 1956 al 1988. Dal 1961 ridivenne presidente del Consiglio e gestì il nuovo corso della Repubblica Popolare d'Ungheria, favorendo una timida economia di mercato e la diffusione dei beni di consumo; rilanciò il turismo e intraprese aperture all'Occidente. Tra il 1962 e il 1963, a seguito dell'VIII Congresso del Partito Socialista Operaio Ungherese promulgò un'amnistia per i detenuti politici della Rivoluzione del 1956.
Grazie a un sufficiente tenore di vita e a restrizioni meno rigide di circolazione rispetto agli altri paesi del blocco orientale, l'Ungheria era, per gli standard dell'epoca, generalmente considerata uno dei paesi migliori in cui vivere nell'Europa dell'Est durante la Guerra Fredda. Con le riforme di mercato e la liberalizzazione dei prezzi, il drastico calo del tenore di vita seguito alla caduta del comunismo alimentò una certa nostalgia retrospettiva per i tempi del regime Kádár. Tuttavia, quel relativo benessere aveva un prezzo: un'economia statalizzata e centralizzata, che rimase sempre arretrata rispetto ai Paesi Occidentali capitalisti.
Sebbene il regime di Kádár mantenesse una rigorosa lealtà verso l'Unione Sovietica in politica estera, il suo obiettivo era costruire un consenso nazionale attorno alle politiche interne. In netto contrasto con Rákosi, che nei suoi discorsi pubblici ripeteva spesso che "chi non è con noi è contro di noi", Kádár affermò invece che "chi non è contro di noi è con noi". Kádár fu il primo leader dell'Europa orientale a stringere legami più stretti con i partiti socialdemocratici dell'Europa occidentale. Tentò inoltre di instaurare buone relazioni con gli Stati Uniti, sempre entro i limiti imposti dall'essere un satellite dell'URSS. Questo suo peculiare approccio politico venne definito "comunismo Goulash", dal nome del piatto tipico ungherese.
Quando Krusciov fu destituito nel 1964, Kádár espresse parole di apprezzamento nei confronti del leader sovietico deposto, un gesto singolare tra i leader del blocco orientale. Di conseguenza, il suo rapporto con Leonid Brežnev rimase piuttosto teso per lungo tempo. Kádár tentò di mediare tra i leader del movimento riformatore cecoslovacco del 1968 e la dirigenza sovietica per scongiurare il pericolo di un intervento militare. Quando i vertici sovietici decisero di intervenire per reprimere la Primavera di Praga, Kádár scelse di partecipare all'operazione del Patto di Varsavia per invadere la Cecoslovacchia e riprendere il controllo sovietico sul Paese.
La regressione verso politiche economiche di stampo stalinista nell'Unione Sovietica alla fine degli anni Sessanta ebbe ripercussioni in Ungheria. All'interno della struttura politico-economica, rimasta intatta nonostante le riforme, fu relativamente facile per l'offensiva politica "conservatrice" – sostenuta dall'Unione Sovietica – prendere piede. Zoltán Komócsin, Béla Biszku e Árpád Pullai, che miravano a bloccare la riforma economica e ad assumere il potere politico, sconfissero l'ala riformatrice guidata da Rezső Nyers, Lajos Fehér e Jenő Fock, attuando una nuova centralizzazione dell'economia. Persone prive delle qualifiche necessarie furono nominate in massa a posizioni di vertice e venne lanciata una campagna contro alcuni settori dell'intellighenzia.
Parallelamente, la crisi petrolifera determinò una svolta sfavorevole nell'economia mondiale per quella ungherese: i prodotti ungheresi destinati all'esportazione venivano pagati meno, mentre i beni d'importazione necessari alla crescita economica e alla modernizzazione divennero più costosi. Di conseguenza, l'aumento dei salari reali – ritenuto importante dalla dirigenza – poté essere finanziato solo attraverso il ricorso al credito. Nei primi anni Settanta il credito era a buon mercato e venne ampiamente utilizzato: alla fine del decennio, il debito accumulato ammontava a 8 miliardi di dollari.
Durante il governo di Kádár, il turismo internazionale crebbe notevolmente: numerosi turisti provenienti da Canada, Stati Uniti ed Europa occidentale – tra cui molti ungheresi emigrati nel 1956 o in precedenza – portarono in Ungheria valuta preziosa e quanto mai necessaria. L'Ungheria instaurò solide relazioni con i paesi in via di sviluppo e accolse molti studenti stranieri. Nel 1978, gli Stati Uniti restituirono a Budapest la "Sacra Corona" (definita dai media semplicemente "Corona ungherese" per evitare di evocarne la valenza politica legata al regime di Horthy o riferimenti al cristianesimo) e le altre insegne reali ungheresi.
Kádár era noto per il suo stile di vita semplice e modesto, rifuggendo l'immagine di ostentata indulgenza verso sè stessi tipica di altri leader comunisti. Sebbene non fosse personalmente corrotto, talvolta chiudeva un occhio, entro certi limiti, sulle pratiche corruttive di altri membri dell'élite. Per rafforzare la sua popolarità, una propaganda sussurrata lo dipingeva come assolutamente intollerante verso la corruzione dei suoi subordinati. Giocare a scacchi era uno dei suoi passatempi preferiti. Tuttavia, era un appassionato cacciatore (in Ungheria la caccia sportiva era un passatempo aristocratico prima del 1945, un'abitudine che persistette durante l'era comunista, quando divenne un passatempo prediletto e un'occasione per la nuova élite comunista di socializzare informalmente e bere) e faceva parte di un'esclusiva associazione venatoria composta da dirigenti del Partito e altri dignitari. Non eccedeva comunque nel bere e pretendeva sobrietà quando era presente. Anche ospiti stranieri frequentavano spesso le foreste ungheresi – dallo Scià dell'Iran a Fidel Castro, fino al Re del Nepal – e Leonid Brežnev andò a caccia con Kádár in diverse occasioni. La popolarità di questo "sport per gentiluomini" tra i leader comunisti era tale che spesso decisioni politiche venivano prese proprio durante le battute di caccia.
Kádár ricevette il Premio Lenin per la pace (1975–1976). Il 3 aprile 1964 gli fu inoltre conferito il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica.
Dimissioni e morte
[modifica | modifica wikitesto]János Kádár mantenne il potere in Ungheria fino al "colpo di mano dell'apparato" (orchestrato dietro le quinte da Mikhail Gorbaciov) nella primavera del 1988, quando si dimise dalla carica di Segretario Generale sotto pressione, a causa delle crescenti difficoltà economiche e del deterioramento della propria salute. Durante una conferenza di partito a Budapest, il 22 maggio 1988 — occasione in cui furono rimossi anche alcuni suoi collaboratori del Politburo — Kádár annunciò le proprie dimissioni; al suo posto come Segretario Generale subentrò ufficialmente il Primo Ministro Károly Grósz, il quale cercò di portare avanti le politiche di Kádár adattandole, in forma modificata, alle nuove circostanze. Kádár fu invece nominato alla carica, puramente cerimoniale, di Presidente del Partito. Egli non volle farsi rieleggere nel Comitato Politico, l'organo decisionale più importante del partito; tuttavia, tale ruolo gli garantiva il diritto di intervenire durante le sessioni plenarie del Comitato Centrale.
Nel maggio del 1989, Kádár mostrava inequivocabili segni di decadimento mentale: i suoi discorsi, sempre più incoerenti, stavano diventando fonte di imbarazzo. I medici lo esortarono a trascorrere un periodo di riposo in Crimea, ma Kádár si oppose: ricordava la morte di Rákosi in esilio in Unione Sovietica e temeva di subire la stessa sorte. Il 12 aprile 1989 Kádár fece un'apparizione inattesa durante la riunione a porte chiuse del Comitato Centrale, tenendo un discorso confuso e incoerente. Avvalendosi del "diritto all'ultima parola", intendeva parlare dei negoziati svoltisi a Mosca nel 1956 (argomento di cui non aveva mai discusso pubblicamente) e della condanna e dell'esecuzione di Imre Nagy; tuttavia, nella sua mente si sovrapponevano tutti i cambiamenti avvenuti in Europa orientale e in Ungheria tra il 1956 e il 1989. Un'interpretazione del pensiero di Kádár è stata proposta da Mihály Kornis, autore di una conferenza dedicata a János Kádár. Secondo la testimonianza di Miklós Németh, tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 1989 – poche settimane prima di morire – Kádár chiese a un sacerdote cattolico di confessarlo; tale gesto è stato interpretato da alcuni come il segno di una possibile rivelazione e conversione al cristianesimo.[6].
L'8 maggio, Kádár perse gli ultimi incarichi che ancora ricopriva; ufficialmente, si ritirò per motivi di salute. Grósz e i suoi collaboratori non erano in grado di opporre resistenza, poiché a loro volta venivano messi da parte da una fazione di giovani "riformatori radicali", decisi a smantellare completamente il comunismo e a riabilitare l'immagine del partito in vista delle elezioni libere previste per l'anno successivo.
Kádár morì di cancro il 6 luglio 1989 all'età di 77 anni, tre mesi prima della fine formale del regime che aveva in gran parte contribuito a creare. La tomba di Kádár, situata nel cimitero di Kerepesi a Budapest, fu vandalizzata il 2 maggio 2007: alcune sue ossa, compreso il cranio, furono disseppellite e rubate, insieme all'urna della moglie Mária Tamáska.[7] Nelle vicinanze fu lasciato un messaggio che recitava: "assassini e traditori non possono riposare in terra consacrata 1956–2006" (tratto dal brano "Neveket akarok hallani" della rock band Kárpátia). Le due date fanno riferimento, rispettivamente, alla Rivoluzione ungherese del 1956 e alle proteste del 2006 in Ungheria. L'atto suscitò profonda indignazione in tutto lo spettro politico e sociale ungherese. Le indagini della polizia si concentrarono su gruppi di estrema destra che aspiravano a "compiere un'azione clamorosa".[8].
Opere
[modifica | modifica wikitesto]- János Kádár, Socialismo e democrazia in Ungheria, Corvina Kiadó, Budapest, 1984.
Curiosità
[modifica | modifica wikitesto]- Nel 1984, il segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer venne intervistato da Giovanni Minoli nel programma tv Mixer. Alla domanda su chi fosse la personalità internazionale, tra quelle in vita, a cui andavano le sue preferenze, Berlinguer rispose János Kádár. Tito era scomparso da qualche anno, altrimenti il favore del segretario del PCI sarebbe andato al capo comunista jugoslavo.[9]
Onorificenze ungheresi
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Chi era Janos Kádár? (a cura di G. Nemth, A. Papo e A. Rosselli), Roma 2012, p. 14
- ↑ T. Huszár, Kádár Janos. Politikai életrajza, vol. I, Budapest 2001, p. 27
- ↑ Chi era Janos Kádár?, cit., p. 14; Gy. Moldova, Kádár János, vol. I, Budapest, Urbis, 2006, pp. 24-25
- ↑ Chi era Janos Kádár?, cit., pp. 14-15
- ↑ Meray-Budapest, cit., p. 313
- ↑ Hungary’s communist leader Kádár summoned priest before dying, su blogs.reuters.com, 23 novembre 2010. URL consultato il 3 luglio 2025 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2014).
- ↑ Kádár grave robbery investigation leads outside Budapest, su caboodle.hu, 4 maggio 2007. URL consultato il 3 luglio 2025 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2014).
- ↑ Ex-Hungary ruler's remains stolen, su news.bbc.co.uk, 3 maggio 2007.
- ↑ Cfr. Umberto Ranieri, Napolitano, Berlinguer e la luna, Venezia, Marsilio 2014, pp.41-42.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Tibor Huszár, Kádár János. Politikai életrajza 1912-1956, Budapest, Szabad Tér Kiadó, Kossuth Kiadó, 2001
- Tibor Huszár, Kádár Janos. Politikai életrajza köt. 1956. november- 1989. július, Budapest, Szabad Tér Kiadó, Kossuth Kiadó, 2003 (è il secondo volume della biografia di Huszár)
- Tibor Meray - Budapest - Robert Laffont - Paris 1966
- Graziella Nemeth, Adriano Papo e Alessandro Rosselli (a cura di), Chi era János Kádár? L'ultima stagione del comunismo ungherese (1956-1989), Roma, Carocci editore pressonline, 2012, ISBN 978-88-430-6678-0.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su János Kádár
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su János Kádár
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Kádár, János, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- KÁDÁR, János, in Enciclopedia Italiana, III Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
- KÁDÁR, János, in Enciclopedia Italiana, V Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993.
- Kádár, János, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- Kádár, János, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) János Kádár, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere di János Kádár, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) János Kádár, su Goodreads.
- (EN) János Kádár, su IMDb, IMDb.com.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 54156486 · ISNI (EN) 0000 0001 2133 4286 · LCCN (EN) n50042585 · GND (DE) 118559044 · BNE (ES) XX4668285 (data) · BNF (FR) cb119849030 (data) · J9U (EN, HE) 987007263476405171 · NSK (HR) 981005672033609366 · NDL (EN, JA) 00445010 · CONOR.SI (SL) 44343651 |
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