Romano Prodi

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Romano Prodi
Prodi a Nova Gorica nel 2010

Prodi a Nova Gorica nel 2010


Presidente della Commissione Europea
Durata mandato 16 settembre 1999 –
21 novembre 2004
Predecessore Manuel Marin
Successore José Manuel Barroso

Presidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 17 maggio 1996 –
21 ottobre 1998
Presidente Oscar Luigi Scalfaro
Predecessore Lamberto Dini
Successore Massimo D'Alema

Durata mandato 17 maggio 2006 –
8 maggio 2008
Presidente Giorgio Napolitano
Predecessore Silvio Berlusconi
Successore Silvio Berlusconi

Ministro della Giustizia
Durata mandato 17 gennaio 2008 –
6 febbraio 2008
Predecessore Clemente Mastella
Successore Luigi Scotti

Ministro dell'Industria
Durata mandato 25 novembre 1978 –
20 marzo 1979
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Carlo Donat-Cattin
Successore Franco Nicolazzi

Presidente dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale
Durata mandato 1982 –
1989
Predecessore Pietro Sette
Successore Franco Nobili

Durata mandato 1993 –
1994
Predecessore Franco Nobili
Successore Michele Tedeschi

Presidente del Consiglio europeo
Durata mandato 17 maggio 1996 –
30 giugno 1996
Predecessore Lamberto Dini
Successore John Bruton

Presidente del Partito Democratico
Durata mandato 14 ottobre 2007 –
16 aprile 2008
Predecessore non istituito
Successore Rosy Bindi

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
(1963-1994)
Partito Popolare Italiano
(1994-1996)
Movimento per l'Ulivo
(1996-1999)
I Democratici
(1999-2002)
Indipendente
(2002-2007/dal 2013)
Partito Democratico
(2007-2013)
Tendenza politica Cristianesimo sociale
Alma mater Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
on. Romano Prodi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Scandiano
Data nascita 9 agosto 1939 (1939-08-09) (74 anni)
Legislatura XIII (fino al 16/09/1999), XV Legislatura
Gruppo Partito Democratico - L'Ulivo
Circoscrizione XI (Emilia-Romagna)
Collegio 12 (Bologna, XIII leg.)
Pagina istituzionale

Romano Prodi (Scandiano, 9 agosto 1939) è un politico ed economista italiano, che ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana per due volte (dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008).

Docente universitario di Economia e politica industriale all'Università di Bologna, è stato nel 1978 ministro dell'Industria nel Governo Andreotti IV; presidente dell'IRI dal 1982 al 1989 e dal 1993 al 1994.

È stato presidente della Commissione Europea dal 1999 al 2004 (Commissione Prodi).

Dal 17 gennaio al 6 febbraio 2008 ha ricoperto anche la carica di Ministro della Giustizia ad interim.

Fondatore e leader de L'Ulivo, dal 23 maggio 2007 è stato presidente del Comitato nazionale per il Partito Democratico, e con la fondazione di quest'ultimo ne è stato Presidente dell'Assemblea Costituente Nazionale dal 14 aprile 2007 al 16 aprile 2008.

È stato il primo ed unico candidato Premier del centro-sinistra ad aver vinto le elezioni politiche italiane (quelle del 1996 e quelle del 2006) e ad aver formato un Governo senza ricorrere ad alleanze con coalizioni rivali.

Dal 12 settembre 2008 presiede il Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. Il 1º settembre 2008 ha creato la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli[1]. Nell'ottobre 2012 è stato nominato Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il Sahel[2].

Dal 21 febbraio 2014 è presidente dell'International advisory board (Iab) di Unicredit.[3]

Note familiari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Franco Prodi, Giorgio Prodi, Giovanni Prodi, Paolo Prodi e Vittorio Prodi.

È l'ottavo dei nove figli di Mario Prodi, un ingegnere proveniente da una famiglia contadina, e di Enrica, maestra elementare. La famiglia è composta da sette fratelli e da due sorelle, la maggior parte dei fratelli sono, o sono stati, docenti universitari: Giovanni Prodi di matematica, Vittorio Prodi di fisica e anche eurodeputato, Paolo Prodi di "Storia moderna", Franco Prodi di "Fisica dell'atmosfera", Giorgio Prodi di "Patologia generale". Nel 1969 si sposa, in una celebrazione presieduta dall'allora sacerdote e ora cardinale Camillo Ruini, con Flavia Franzoni, a quel tempo studentessa, in seguito divenuta economista e docente universitaria. Dal matrimonio sono nati due figli, Giorgio e Antonio.

Attività accademica e culturale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Università di Bologna, Università di Trento e Università di Harvard.

Iniziò i suoi studi al liceo classico Ariosto di Reggio Emilia. Dopo aver vinto una borsa di studio per il Collegio Augustinianum, si iscrisse all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove si laureò poi con lode nel 1961 in Giurisprudenza, presentando una tesi sul protezionismo nello sviluppo dell'industria italiana con Siro Lombardini. Approfondì i suoi studi a Milano, Bologna e alla London School of Economics, sotto la supervisione di Basil Yamey.

Nel 1963 iniziò la sua carriera accademica come assistente di Beniamino Andreatta alla cattedra di "economia politica" della facoltà di Scienze politiche dell'Università di Bologna. Nel 1973 all'Università di Trento, il cui rettore era all'epoca il fratello Paolo Prodi[4], ha l'incarico per l'insegnamento di "Economia e politica industriale", l'anno successivo l'Università di Harvard negli Stati Uniti lo chiama come visiting professor. Come professore ordinario, tenne la cattedra di "Economia politica e industriale" all'Università di Bologna fino al 1999. È stato anche visiting professor presso lo Stanford Research Institute. Ha insegnato presso il Johns Hopkins University - SAIS - Bologna Center.

Il 6 febbraio 2009 è stato nominato professore presso l'Istituto di Studi Internazionali della Brown University[5].

I temi delle sue ricerche hanno riguardato principalmente lo sviluppo delle piccole e medie imprese, dei distretti industriali e la politica contro i monopoli. In un secondo momento si è anche interessato delle relazioni fra Stato e Mercato e della dinamica dei diversi modelli di capitalismo.

Fra il 1974 e il 1978 ha presieduto la casa editrice il Mulino, nel 1982 divenne direttore delle riviste Energia e L'Industria. Nel 1981 ha fondato Nomisma, una società di studi economici e consulenza.

Ha collaborato con i maggiori quotidiani nazionali tra cui il Corriere della Sera e Il Sole 24 ORE con numerosi articoli ed editoriali e inoltre è stato conduttore nel 1992 di una serie di trasmissioni su Rai Uno: Il tempo delle scelte, in cui teneva delle vere e proprie lezioni di economia[6].

Attività politica e amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Democrazia Cristiana, Governo Andreotti IV e Legge Prodi.

Nel 1963 si affacciò per la prima volta in politica, venendo eletto consigliere comunale a Reggio Emilia per la Democrazia Cristiana, ma dopo poco tempo lasciò per le difficoltà a conciliare l'impegno amministrativo con quello accademico a Bologna.

Negli anni settanta ebbe un primo incarico manageriale come presidente della Maserati e della società nautica Callegari e Ghigi, imprese in difficoltà gestite dall'istituto finanziario pubblico GEPI allo scopo di risanarle.

Successivamente è stato ministro dell'Industria dal novembre 1978 fino al marzo 1979, nel quarto Governo Andreotti. Promosse da ministro un decreto legge che porta il suo nome (legge Prodi), volto a regolamentare la procedura di amministrazione straordinaria dello Stato per il salvataggio delle grandi imprese in crisi.

Nominato da Giovanni Spadolini, nel periodo dal 1982 fino al 1989 fu presidente dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), allora il maggiore ente pubblico che controllava varie società di rilievo operanti nel mercato in diversi settori economici e che in quel momento si trovava in forti difficoltà economiche.

Nel 1993, in seguito alla caduta del primo governo Amato, fu in lizza, assieme a Mario Segni e Carlo Azeglio Ciampi, per l'incarico di Presidente del Consiglio a capo di un governo tecnico[7]. Tale carica fu però assegnata all'allora Governatore della Banca d'Italia Ciampi, che richiamò Prodi a guidare l'IRI, dove quest'ultimo operò una serie di privatizzazioni di diverse società del gruppo.

È inoltre membro[8] del comitato esecutivo dell'Aspen Institute Italia, un'organizzazione americana finanziata anche dalla Rockefeller Brothers Fund, che si pone come obiettivo quello di incoraggiare le leadership illuminate, le idee e i valori senza tempo.

Storia politica[modifica | modifica sorgente]

Primi anni[modifica | modifica sorgente]

Allievo di Beniamino Andreatta, aderì alle correnti riformiste della Democrazia Cristiana ed ebbe buoni rapporti con Giulio Andreotti. Fu proprio quest'ultimo che lo scelse nel 1978 come Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato. Anche se non volle mai diventare un vero e proprio militante dello Scudo Crociato (il suo risultava infatti un ministero "tecnico") Prodi, così come i capi della corrente morotea (Aldo Moro e Benigno Zaccagnini su tutti) e come Amintore Fanfani, non fu ostile né al Compromesso storico tra DC e PCI né alla partecipazione diretta dei comunisti al governo.

La sua azione economico-manageriale trovò l'appoggio del governo guidato da Ciriaco De Mita. Sarà De Mita a collocare Romano Prodi ai vertici dell'IRI nel 1982.

Nascita dell'Ulivo: il primo Governo Prodi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi L'Ulivo (coalizione, 1995-2004), elezioni politiche 1996, Governo Prodi I e XIII Legislatura della Repubblica Italiana.

Il 25 maggio 1994 Prodi si reca a Palazzo Chigi per un colloquio di un'ora col nuovo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il presidente dell'IRI ha probabilmente deciso di dimettersi ritenendo esaurito l'incarico di risanamento ricevuto l'anno prima da Ciampi[9], ma le dimissioni saranno formalizzate il 31[10] e rese effettive dal 22 luglio.

Dopo l'IRI, l'11 agosto Prodi annuncia alla Gazzetta di Reggio l'intenzione di entrare in politica: «Adesso ho mente e animo liberi. Un impegno in politica diventa un dovere, vista la situazione»[11]. Pochi mesi prima aveva rifiutato la proposta del PPI di candidarsi alle elezioni europee[12].

Il 13 febbraio 1995 Prodi lancia il suo movimento, L'Ulivo[13], che nel giro di un anno sarà il nome di un'alleanza fra il centro e la sinistra, che vide proprio nella candidatura di Prodi a Presidente del Consiglio l'espressione di quel dialogo fra cattolici e laici che s'intendeva proporre al Paese in alternativa alle destre. Ottiene subito l'adesione alla sua candidatura di Segni (con la formazione di un gruppo parlamentare dedicato all'unione proposta di più forze politiche, riunente liberali, repubblicani, socialisti), quindi del Partito Democratico della Sinistra di Massimo D'Alema, del Partito Popolare Italiano di Gerardo Bianco, dei Verdi.

Alle elezioni politiche 1996 la coalizione dell'Ulivo si affermò e Romano Prodi venne nominato Presidente del Consiglio dei ministri. Il Governo Prodi I che si formò ebbe una composizione ulivista e d'indipendenti, e si avvalse di un appoggio esterno da parte di Rifondazione Comunista, con cui si era stretto un patto di desistenza elettorale (con la mancata presentazione di proprie liste nella maggior parte dei collegi elettorali maggioritari).

Obiettivi e programma per l'Europa[modifica | modifica sorgente]

Anche nella cosiddetta "Seconda Repubblica", Prodi si mantenne sulle sue posizioni, sulla moderazione e sul riformismo di impronta progressista.

Il programma politico di Prodi prevedeva la continuazione del lavoro di risanamento dell'economia italiana, che i predecessori Amato, Ciampi e Dini avevano iniziato, per risolvere la notevole crisi economica dell'epoca. Con la convinta prospettiva di far partecipare l'Italia al progetto della moneta unica europea che richiedeva il rispetto di precisi parametri economici, sentiti molto difficili da raggiungere in quel momento in cui si era da qualche anno usciti dal Sistema Monetario Europeo (vi si rientrò nel novembre del 1996).

Si riuscì a raggiungere l'obiettivo, portando il rapporto deficit/PIL nel 1998, il principale parametro del Trattato di Maastricht, lontano dalla soglia minima richiesta dall'Europa. Per il riordino dei conti italiani fu anche stabilito un contributo straordinario, chiamato anche "eurotassa" o "tassa per l'Europa", commisurata ai redditi delle persone, che venne in seguito per il 60% restituita nel 1999, com'era stato prospettato al momento del suo varo, giustificata da un consolidato quadro economico e dal fatto che l'entrata nell'euro aveva portato un considerevole risparmio di interessi sui titoli di Stato.

Dall'ottobre 1998 Romano Prodi non proseguirà la sua azione di governo a causa di un voto di fiducia alla Camera dei deputati non ottenuto per un solo deputato, in seguito al ritiro dell'appoggio di una parte del gruppo di Rifondazione Comunista, in rottura con la linea politica della coalizione dell'Ulivo, durante le fasi di approvazione della nuova legge finanziaria. La crisi di governo si risolse con la successione a Massimo D'Alema, quindi mantenendo una continuità di scelte politiche e con diversi ministri che vengono confermati nel proprio ruolo. L'esclusione di Romano Prodi fu un momento di crisi per il progetto dell'Ulivo, per rilanciarlo nel febbraio 1999 fonda I Democratici, un movimento politico dedicato al raggiungimento dello scopo di mettere assieme in un unico partito coloro che si riconoscono nell'Ulivo. Nel marzo del 1999 Romano Prodi fu nominato Presidente della Commissione Europea, lasciando quindi la guida del nuovo movimento, che partecipando all'elezioni europee raccolse il 7,8% dei consensi.

Commissione Europea e ritorno in Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Commissione Europea e L'Unione.
Romano Prodi al comizio di Bari, durante la campagna elettorale per le Politiche del 2006

Designato dai governi europei alla Commissione Europea, viene accolto con un appoggio ampio composto in particolare dai parlamentari europei popolari e socialdemocratici. Durante la sua presidenza sono avvenute alcune innovazioni nell'Unione: il 1º gennaio 2002, l'entrata in vigore dell'Euro come valuta corrente in undici paesi dell'Unione; il 1º maggio 2004 l'allargamento dell'Unione ad altri 10 paesi: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria; il 29 ottobre 2004, la firma a Roma della Costituzione europea. Molte furono le riforme proposte o appoggiate da Prodi, in materia di mercato interno e di unificazione dello spazio giudiziario europeo (tra cui il cosiddetto "mandato d'arresto europeo").

Terminato il suo mandato alla Commissione Europea, Prodi è ridivenuto un punto di riferimento del centrosinistra italiano, venendo scelto da tutti i partiti della coalizione come leader dell'Unione. La canzone Una vita da mediano di Luciano Ligabue è stata utilizzata come colonna sonora per la presentazione della sua candidatura a Presidente del Consiglio alla convention del 14 febbraio 2004 al PalaLottomatica di Roma[14].

La nuova coalizione dell'Unione ha compiuto il suo debutto in occasione delle elezioni regionali del 2005: il suo ritorno alla guida dell'alleanza del centrosinistra è stato salutato dal brillante risultato con il quale l'Unione si è affermata in 12 delle 14 regioni interessate al voto[15].

Le elezioni politiche del 2006: il secondo Governo Prodi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni primarie de L'Unione del 2005, Elezioni politiche italiane del 2006, Governo Prodi II, XV Legislatura della Repubblica Italiana e Partito Democratico.

Il 16 ottobre 2005 si sono svolte, invece, le elezioni primarie per la scelta "ufficiale" del capo della coalizione per le elezioni dell'anno seguente. A proporre questo genere di consultazioni, organizzate per la prima volta in Italia, è stato lo stesso Prodi, che, pur godendo del sostegno dei maggiori partiti dell'Unione, voleva l'approvazione dell'elettorato di centro sinistra, oltre a quella degli apparati burocratici dei partiti che lo compongono.

Prodi si è imposto a stragrande maggioranza, ottenendo il 74,1% dei consensi (su oltre 4 milioni di voti) e distanziando gli altri sei candidati. La consultazione si è così risolta in un indubitabile successo personale di Prodi, anche nei confronti dei settori politici della coalizione più dubbiosi della sua leadership.

Il 16 febbraio 2005 crea a Bologna la "Fabbrica del Programma". La fabbrica consiste fisicamente in un capannone in cui chiunque può portare un contributo al fine di una sua valutazione e inclusione nel programma finale che verrà presentato per le prossime elezioni politiche.

Secondo la definizione dello stesso politico di Scandiano, la fabbrica è nata "Per comprendere un paese, per interpretare i suoi bisogni, per rispondere alle sue attese. Perché se si vuole migliorare una nazione bisogna prima conoscerla, ascoltarla. E io desidero davvero il concorso di tutti".

Il 9 aprile Romano Prodi ha vinto le elezioni politiche 2006 con uno scarto inferiore ai 25.000 voti. La sua coalizione ha conseguito 340 seggi alla Camera dei deputati e 159 seggi al Senato della Repubblica. Il limitato margine di preferenze con cui L'Unione ha prevalso nelle elezioni ha dato adito a numerosi reclami e ricorsi, alla fine respinti dalla Cassazione il 20 aprile, che ha confermato quindi la vittoria di Prodi.

Romano Prodi ha ricevuto l'incarico dal presidente Giorgio Napolitano il giorno 16 maggio 2006, accettando con riserva. Il giorno dopo, 17 maggio 2006 ha sciolto la riserva, comunicando la lista del Consiglio dei ministri: curiosamente, ciò è avvenuto esattamente 10 anni dopo la data d'inizio del suo primo governo. Ha inizio il governo Prodi II.

Il governo Prodi II è il governo più numeroso nella storia della Repubblica (102 tra ministri, viceministri e sottosegretari). Con l'elezione di Franco Marini alla presidenza del Senato e il passaggio all'opposizione del senatore eletto nelle liste di Italia dei Valori, Sergio De Gregorio, al Senato la situazione è diventata di 157 a 157 (infatti il Presidente del Senato, per prassi, non vota) diventando determinante il voto dei senatori a vita e dell'indipendente Luigi Pallaro.

Con tale situazione creatasi al Senato, il governo è andato in minoranza in alcune votazioni in Aula e in commissione. In un caso, anche in una votazioni sulla fiducia. Il voto favorevole di alcuni dei sette senatori a vita (Andreotti, Ciampi, Colombo, Cossiga, Levi-Montalcini, Pininfarina, Scalfaro) è stato spesso decisivo. In seguito al comportamento dei senatori a vita in alcune votazioni, la Casa delle libertà ha aperto una polemica nella quale metteva in discussione le prerogative che la Costituzione della Repubblica Italiana, nell'articolo 59, assegna agli stessi.

L'indagine mondiale sulla libertà di stampa (Freedom of the Press 2004 Global Survey) uno studio annuale pubblicato dall'organizzazione americana Freedom House, ha promosso l'Italia al grado di "libera" (Free) dopo averla per due anni consecutiva retrocessa al grado di "parziale libertà" motivando questo avanzamento al Governo Prodi che ha permesso maggiore libertà mediatica ed eliminato le barriere che erano state apposte dal precedente Governo Berlusconi contro giornalisti sgraditi al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Nel corso dell'attività del secondo governo Prodi e su iniziativa dello stesso è stata ripresentata all'ONU una risoluzione relativa alla moratoria universale della pena di morte. Tale risoluzione, non vincolante ma dal forte significato simbolico, è stata approvata il 18 dicembre 2007 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite[16][17].

Crisi di governo e dimissioni[modifica | modifica sorgente]

Prodi al Festival dell'Economia di Trento, 3 giugno 2007.

Romano Prodi, nel corso del suo secondo esecutivo, si è trovato ad affrontare due crisi di governo: la prima nel febbraio 2007, risoltasi con il rinvio del governo alle camere da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il rinnovo della fiducia, la seconda, invece, nel gennaio 2008, questa volta fatale per l'esecutivo.

Il 21 febbraio 2007 Romano Prodi ha rimesso il suo mandato di Presidente del Consiglio dei ministri nelle mani del Presidente della Repubblica, dopo che al Senato la risoluzione della maggioranza di centrosinistra per l'approvazione delle linee guida di politica estera, appena illustrate all'assemblea dal Ministro degli Esteri Massimo D'Alema, non aveva ottenuto il quorum di maggioranza[18]. Pur non essendo questo voto costituzionalmente vincolante all'apertura di una crisi di governo, di fatto essa si è verificata.

All'evento hanno fatto seguito numerose critiche sollevate dall'opposizione, anche al riguardo dello stesso D'Alema - il quale, il giorno precedente, aveva dichiarato che un voto contrario al Senato sulla politica estera avrebbe costretto il governo alle dimissioni. Prodi si è così recato al Palazzo del Quirinale e ha rimesso il proprio mandato nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Quest'ultimo, dopo le formali consultazioni come da prassi costituzionale, il 24 febbraio ha rifiutato le dimissioni di Prodi, rinviando il Governo alle Camere per il voto di fiducia. Il 28 febbraio il Senato, con 162 voti a favore e 156 contrari, ha rinnovato la fiducia al governo Prodi. Determinante è stato, in questo caso, il passaggio alla maggioranza del senatore Marco Follini.

La prima crisi di governo si è definitivamente chiusa il 2 marzo seguente con il voto di fiducia alla Camera, con 342 voti a favore, 253 contrari e due astensioni.

La seconda e definitiva crisi di governo si è verificata il 24 gennaio 2008: a seguito dell'uscita del ministro della Giustizia Clemente Mastella e della propria lista Udeur dalla maggioranza a causa della mancata difesa del ministro da parte del governo in seguito a un'inchiesta che coinvolse la moglie del ministro Mastella, veniva chiesto alle Camere il voto di fiducia. Dopo il voto favorevole alla Camera avvenuto il 23 gennaio, il II Governo Prodi non ha ottenuto la fiducia al Senato, con 156 sì, 161 no e un astenuto, su un totale di 319 votanti. Oltre al voto contrario dell'Udeur (fatta eccezione per il senatore Stefano Cusumano), contrari anche alcuni senatori di altre liste: Lamberto Dini, Domenico Fisichella e Franco Turigliatto.

Dopo la mancata fiducia a Palazzo Madama, il Presidente del Consiglio si è recato nella serata del 24 gennaio al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

I doni ricevuti da Prodi in qualità di primo ministro italiano sono andati all'asta nel novembre 2009 a favore di associazioni benefiche (Libera, la Ca­sa Santa Chiara di Bologna e Medici con l'Africa Cuamm)[19].

Dopo la caduta del governo Prodi II[modifica | modifica sorgente]

Romano Prodi

Il 9 marzo 2008, nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche anticipate, dichiara in un'intervista: «Io ho chiuso con la politica italiana e forse con la politica in generale.»[20] Successivamente, dopo le elezioni politiche, Romano Prodi annuncia di lasciare la presidenza del PD. La decisione, già comunicata al segretario Veltroni a marzo, viene resa nota il 16 aprile 2008[21].

Il 1º settembre 2008 crea la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli[1] che ha come scopo la promozione e lo studio delle problematiche sociali, culturali, economiche, politiche del mondo, al fine di favorire la nascita e la discussione di nuove proposte di collaborazione nel contesto internazionale.

In un editoriale scritto per Il Messaggero del 15 agosto 2009, l'ex presidente del Consiglio svolge una critica piuttosto severa al riformismo di stampo blairista accusato di aver imitato nella prassi di governo le politiche dei conservatori. Molti commentatori politici, ricordando Romano Prodi come uno dei massimi esponenti dell'Ulivo mondiale, hanno letto in questa analisi una profonda autocritica rispetto all'operato dei governi da lui presieduti. Altri, invece, vi hanno trovato la conferma del tramonto delle concezioni politiche prodiane, leggendo in tale esternazione una schietta ammissione del proprio fallimento[22].

Il 12 settembre 2008, il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, ha conferito a Prodi l'incarico di presiedere un nuovo Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana per studiare il rafforzamento delle missioni di peacekeeping svolte dall'UA su mandato ONU, istituito dalla risoluzione 1809 del Consiglio di Sicurezza[23]. La finalità è quella di rendere più proficui e stretti i rapporti tra l'ONU e l'Unione Africana, grazie anche all'esperienza maturata da Prodi in ambito internazionale[24].

Nel giugno 2010 alcuni giornali hanno segnalato che Prodi avrebbe accettato di far parte di un gruppo incaricato di curare l'immagine della BP, crollata dopo il disastro ambientale del Golfo del Messico[25]. L'ufficio stampa dell'ex-presidente ha in seguito chiarito che Prodi faceva parte dell'Advisory Board della società da più di un anno e che la marea nera non sia di loro competenza[26] e ha annunciato una querela al Giornale e Libero, accusati di aver voluto ledere la sua immagine[27].

Il 15 marzo 2011 l'Università degli Studi di Bologna lo insignisce del Sigillum Magnum insieme a Jean-Claude Juncker, e Helmut Kohl per il suo ruolo nel Trattato di Maastricht.[28]. A ottobre 2011 la rete televisiva LA7 trasmette un ciclo di tre lezioni di economia intitolate Il mondo che verrà - tenute da Prodi insieme alla giornalista Natascha Lusenti - registrate all'Archiginnasio di Bologna[29].

Il 6 ottobre 2012, il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, ha conferito a Prodi un nuovo incarico, ovvero quello Inviato speciale dell'Organizzazione per la crisi nel Sahel, con particolare riferimento alla situazione di guerra interna presente nel Mali[30].

Candidatura alla presidenza della Repubblica Italiana[modifica | modifica sorgente]

La mattina del 19 aprile 2013, l'assemblea dei grandi elettori del Partito Democratico prende all'unanimità[31] la decisione di candidare Romano Prodi - che quel giorno si trova a Bamako nell'ambito del suo incarico ONU - al quarto scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica. Nonostante il dichiarato appoggio unanime dei democratici, alla quarta votazione Prodi ottiene solo 395 voti sui 504 necessari, e analisi giornalistiche calcolano che 101 delegati democratici su 496 hanno fatto mancare[32][33] il loro voto. Questo ha determinato il fallimento della candidatura e le conseguenti dimissioni dei vertici del partito[34], tra cui il segretario Pier Luigi Bersani e la presidente Rosy Bindi. In seguito, Prodi decide di non rinnovare più la propria tessera di partito, rinunciando così al diritto (da ex-Presidente del Consiglio) di fare parte della direzione nazionale[35][36].

Governi presieduti[modifica | modifica sorgente]

Vertici G7 e G8 presenziati[modifica | modifica sorgente]

Procedimenti giudiziari a carico di Romano Prodi[modifica | modifica sorgente]

Romano Prodi è stato coinvolto in alcuni procedimenti giudiziari, senza mai subire sentenze di condanna in alcun grado di giudizio. Prodi è stato riconosciuto non colpevole dalle accuse e non si è andati oltre le udienze preliminari: in alcuni casi è stata disposta l'archiviazione, in un caso si è prodotta sentenza, dichiarando il «non luogo a procedere» perché «il fatto non sussiste».

Nel 2008 Prodi è stato indagato per abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta Why Not condotta dall'allora sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi de Magistris. La procura di Roma, dopo aver avocato l'indagine a de Magistris, ne ha chiesto l'archiviazione[37], che è stata ottenuta nel novembre 2009[38].

Presidenza dell'IRI e vendita della SME[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vicenda SME.
Romano Prodi e l'allora Ministro per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Luigi Granelli, subito dopo la firma dell'accordo IRI-CNR.

Le vicende riguardanti la vendita, risalente al 1993, da parte dell'IRI delle proprie società alimentari, facenti capo principalmente alla finanziaria SME, sono state oggetto d'indagini da parte della magistratura, quindi Romano Prodi, in quanto presidente dell'IRI durante la privatizzazione, è stato oggetto d'investigazione, insieme al consiglio d'amministrazione dell'IRI.

L'IRI, durante il primo mandato di Prodi, nel 1985 fallì nell'intento di cedere la SME a privati. Dopo aver ottenuto per l'intero assetto della società solo l'offerta d'acquisto della Buitoni di Carlo De Benedetti, con essa siglò una intesa preliminare, da far approvare dal proprio Cda e dal governo. L'accordo prevedeva la vendita dell'intera partecipazione dell'IRI, pari al 64% del capitale, della SME e la cessione della Sidalm, a un prezzo in linea con quanto stabilito dalle perizie effettuate su richiesta dell'ente pubblico a soggetti terzi[39]. Tale accordo non portò però ai suoi effetti. Nonostante l'approvazione all'unanimità del consiglio dell'IRI, fermamente intenzionata a uscire dal settore alimentare, decisione appoggiata anche dal Comitato interministeriale per la Politica Industriale (CIPI), quanto stabilito saltò perché, alla fine, venne meno l'appoggio del governo, presieduto allora da Bettino Craxi, che vedeva come ministro per le Partecipazioni statali Clelio Darida, con cui il presidente dell'IRI aveva fino alla stipula dell'accordo relazionato sulla vicenda.

Vi fu così un primo rinvio della decisione, causato dall'arrivo di una offerta anonima superiore del 10% di quella di De Benedetti poco prima dei termini a disposizione, seguita da una ulteriore offerta, da parte di Barilla, Berlusconi e Ferrero, davanti un'altra scadenza e da quelle di altri imprenditori. De Benedetti volle portare la questione con l'IRI in tribunale perché si sentì discriminato e pensò di poter far valere come contratto l'accordo firmato con Prodi. Dalla sentenza di primo grado, che diede torto alla Buitoni, scaturì il Processo SME, che vide imputati Silvio Berlusconi e altri per corruzione di giudici. Ciò nonostante, la sentenza in appello venne confermata, seppur criticandone le motivazioni addotte[40], e così anche in cassazione.

Toccata da problematiche giudiziarie, da dispute politiche e senza un esplicito assenso governativo, la questione della privatizzazione della SME venne nei successivi anni messa completamente da parte, nel 1988 un nuovo intervento del CIPI riconsiderò strategico il mantenimento del gruppo.

A distanza di molto tempo Berlusconi, nel corso del suo processo per corruzione di magistrati, durante il suo mandato di presidente del Consiglio, è intervenuto in sua difesa con delle dichiarazioni spontanee che hanno richiamato l'attenzione di Prodi. Qui ha sostenuto di aver fatto un'opera meritoria con il suo intervento, risparmiando allo Stato un cattivo affare, introducendo dubbi sulla correttezza della cessione a De Benedetti e al valore reale della partita. Ciò ha portato a una reazione di Prodi, allora presidente della Commissione, con la pubblicazione di comunicati stampa e documentazione in difesa del suo operato[41].

La vendita della SME avvenne solo tra il 1993 e il 1996, senza essere venduta per intero, ma suddivisa in varie parti. I procedimenti giudiziari che hanno coinvolto Prodi sono stati quattro, in tre è presente l'ipotesi di reato d'abuso d'ufficio. Il primo è iniziato dalle denunce contro ignoti di Giovanni Fimiani, un imprenditore condannato per bancarotta, che ha attribuito il fallimento delle proprie imprese al comportamento assunto dall'IRI. Richiamante l'intesa preliminare del 1985 per la cessione della SME dall'IRI alla Buitoni, venne archiviato nel 1997, ritenendo i magistrati privi di attendibilità le accuse di complotto ai suoi danni e i motivi avanzati dal denunciante sottostanti al fallimento delle proprie aziende. Per la vendita della Italgel alla Nestlé i magistrati convengono nell'archiviazione (1999), il reato ipotizzato viene escluso e si riconosce che il prezzo pagato dal compratore sia stato determinato secondo le procedure richieste.

Gli ultimi due casi riguardano la cessione della Cirio-Bertolli-De Rica e di parte di questa dalla Fisvi all'Unilever, che portò a una sentenza d'assoluzione nell'udienza preliminare, e delle consulenze che Prodi avrebbe svolto per Goldman Sachs e General Electric durante il mandato all'IRI, indagini seguite in conseguenza di un articolo della stampa, che parlava anche di evasione fiscale, di cui la magistratura conviene nel disporre l'archiviazione nel 2002.

Il caso Cirio[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambito delle indagini per la vendita della Cirio-Bertolli-De Rica, Romano Prodi era indagato per abuso d'ufficio. Prodi era stato nel 1990 advisory director della Unilever NV (Rotterdam) e della Unilever PLC (Londra), gruppo che secondo le indagini aveva gestito la trattativa attraverso la Fisvi. Secondo l'accusa quindi Prodi avrebbe favorito la Fisvi, sebbene questa non avesse i mezzi finanziari per acquistare la Cirio-Bertolli-De Rica, in modo da agevolare indirettamente l'Unilever, aggirando così l'obbligo di conseguimento del miglior prezzo previsto dalle direttive CIPE.

L'inchiesta fu nota dal 23 febbraio 1996 e portò a una sentenza di non luogo a procedere nell'udienza preliminare il 22 dicembre 1997, con la più ampia formula di proscioglimento «perché il fatto non sussiste». Il GUP Eduardo Landi citò nelle motivazioni anche la riforma dell'abuso d'ufficio, varata pochi mesi prima (il 10 luglio) su iniziativa dell'Ulivo e votata anche dalla coalizione avversaria.

La riforma dell'abuso di ufficio era prevista nei programmi di tutte le forze politiche presentatesi alle elezioni del 1996. Il lavoro su questo argomento era già stato avviato da diversi gruppi parlamentari e dal Governo Dini fino alle elezioni dell'aprile '96. Il provvedimento nasceva quindi non per iniziativa governativa ma per iniziativa parlamentare. La riforma, fu, fin dal maggio del '96, oggetto di un confronto con i sindaci di tutti gli orientamenti politici che sollecitavano provvedimenti tesi a far superare difficoltà, resistenze e ostacoli che appesantivano il lavoro delle amministrazioni locali.

L'abuso di ufficio, così com'era allora configurato, conferiva ai giudici un ampio potere discrezionale di giudizio nei confronti delle scelte degli amministratori locali, determinando sovente rallentamenti anche molto rilevanti delle attività delle amministrazioni, per questo la necessità di provvedere a questa riforma raccoglieva il consenso unanime degli amministratori locali sia di centrodestra sia di centrosinistra.

Il giudice pronunciò una sentenza di non luogo a procedere con la più ampia formula di proscioglimento (il fatto non sussiste) e con l'acquisizione di una perizia d'ufficio che accertò la congruità del prezzo di vendita della parte della SME ceduta. La sentenza confermò la regolarità del procedimento seguito per la vendita e il Giudice ha inoltre accertato che Prodi non aveva avuto rapporti con Unilever e aveva comunque già cessato il proprio rapporto con Goldman Sachs nel periodo in cui è avvenuta la cessione di CBD a favore di Fisvi, cui è seguita quella parziale per il settore "olio" in favore di Unilever.

Alcuni hanno criticato tale riforma e la sua relazione con l'indagine su Prodi. I giornalisti Peter Gomez e Marco Travaglio definiscono «per certi versi imbarazzante[42]» il fatto che tra le motivazioni ci sia un riferimento alla legge varata dall'Ulivo, ma riconoscono che tale riferimento «non fu affatto decisivo per quella sentenza»[43] in quanto Prodi fu prosciolto perché il fatto non sussisteva. Secondo Silvio Berlusconi invece «Prodi s'è salvato grazie all'amnistia e alla modifica dell'abuso d'ufficio. Quelle sì che furono leggi ad personam, quando lui doveva rispondere davanti a un GIP dei finanziamenti che le sue partecipazioni statali davano alla DC» (21 gennaio 2006). Tuttavia Romano Prodi non ha usufruito dell'amnistia e non è stato indagato per finanziamento illecito.

Consulenze Nomisma[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla sua prima elezione alla presidenza IRI nel 1982, a Prodi venne contestato di non aver abbandonato il ruolo di dirigente in Nomisma, configurando un potenziale conflitto di interessi. Negli anni successivi l'IRI stipulò alcuni contratti di consulenza con la società, che portarono a dubitare sulla trasparenza dell'operazione: in un primo processo, concluso nel 1988, Romano Prodi venne assolto con formula piena in quanto alla luce delle indagini non si configurava reato nel suo comportamento.

Il giudice Francesco Paolo Casavola che lo assolse dichiarò che «L'idea che le commesse siano state affidate perché a richiederle erano il presidente dell'IRI e il suo assistente alle società collegate è verosimile, ma non assume gli estremi di reato».

Una seconda questione venne sollevata riguardo ad alcune consulenze nel settore Alta Velocità svolte da Nomisma tra il 1992 e il 1993. Prodi era stato scelto a partire dal 16 gennaio 1992 come "Garante del Sistema Alta Velocità" dai vertici delle Ferrovie dello Stato, con il compito di effettuare le valutazioni di impatto economico e ambientale legate alla costruzione della nuova rete TAV italiana. Una seconda commissione ("Comitato Nodi") composta dal professor Carlo Maria Guerci, da Giuseppe De Rita e dall'architetto Renzo Piano e presieduta da Susanna Agnelli, venne incaricata di elaborare un piano di riqualificazione delle strutture e dei servizi delle Ferrovie.

Prodi lasciò l'incarico di garante il 20 maggio 1993 per tornare alla presidenza dell'IRI su richiesta dell'allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi. Nel 1996 un'inchiesta sulla questione portò a una serie di 40 perquisizioni della Guardia di Finanza e al sequestro di numerosi documenti riguardanti la TAV, operazione disposta dal PM di Roma Giuseppa Geremia, e a un'imputazione per concorso in abuso d'ufficio verso Ercole Incalza (ex amministratore della TAV) ed Emilio Maraini (ex dirigente Italfer). Prodi non venne coinvolto direttamente in questa seconda inchiesta. In seguito a un articolo polemico[44] apparso sul Daily Telegraph il 4 maggio 1999 a firma Ambrose Evans-Pritchard, l'Unione Europea ritenne di dover precisare la posizione di Prodi sulla questione[45], dichiarando che:

« Il Sig. Prodi non ebbe ruolo decisionale nell'assegnazione dei contratti a Nomisma. Inoltre, il Sig. Prodi non aveva alcun interesse, finanziario o altro, in Nomisma. Non era azionista e non copriva alcun ruolo operativo o decisionale nella compagnia. Era semplicemente il presidente del comitato scientifico della compagnia. »

Commissioni parlamentari che coinvolgono Romano Prodi[modifica | modifica sorgente]

La seduta spiritica nel caso Aldo Moro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caso Moro.

Il 10 giugno 1981, Romano Prodi fu chiamato a testimoniare davanti alla Commissione Moro perché aveva dichiarato di aver partecipato, il 2 aprile 1978, a una seduta spiritica, durante un pranzo familiare in campagna con alcuni amici, tra i quali gli economisti Mario Baldassarri e Alberto Clò, quest'ultimo propositore dell'esperimento divinatorio e proprietario della casa.

I commensali raccontarono agli inquirenti che nel corso della seduta spiritica, iniziata per gioco, alla domanda dov'è tenuto prigioniero Aldo Moro?, il piattino utilizzato avrebbe composto varie parole: prima alcune senza senso, poi Viterbo, Bolsena e Gradoli. Aldo Moro, rapito 17 giorni prima, il 16 marzo 1978, era al momento tenuto prigioniero dalle Brigate Rosse. Il professor Prodi, in seguito alla seduta, si recò a Roma il 4 aprile, e raccontò dell'indicazione al proprio conoscente Umberto Cavina, capo ufficio stampa dell'on. Benigno Zaccagnini.

Così riferì Prodi nel corso della testimonianza:

« Era un giorno di pioggia, facevamo il gioco del piattino, termine che conosco poco perché era la prima volta che vedevo cose del genere. Uscirono Bolsena, Viterbo e Gradoli. Nessuno ci ha badato: poi in un atlante abbiamo visto che esiste il paese di Gradoli. Abbiamo chiesto se qualcuno sapeva qualcosa, e, visto che nessuno ne sapeva niente, ho ritenuto mio dovere, anche a costo di sembrare ridicolo, come mi sento in questo momento, di riferire la cosa. Se non ci fosse stato quel nome sulla carta geografica, oppure se fosse stata Mantova o New York, nessuno avrebbe riferito. Il fatto è che il nome era sconosciuto e allora ho riferito. »
(Stralcio della testimonianza di Romano Prodi davanti alla Commissione Moro, il 10 giugno 1981)

L'informazione fu ritenuta attendibile dal momento che, il 6 aprile, la questura di Viterbo, su ordine del Viminale, operò una perlustrazione sistematica del borgo medievale di Gradoli sito sulle rive del lago di Bolsena, alla ricerca della prigione di Moro. La vedova di Moro affermò di aver più volte indicato l'esistenza a Roma di una via Gradoli agli inquirenti, senza che questi estendessero le ricerche anche in quella direzione; circostanza confermata anche da altri parenti dello statista, ma energicamente smentita da Francesco Cossiga, all'epoca dei fatti ministro dell'interno[46]. Fallito il blitz conseguente alla seduta spiritica, il 18 aprile i vigili del fuoco, a causa di una perdita d'acqua, scoprirono a Roma, in via Gradoli 96, un covo delle Brigate Rosse da poco abbandonato, che si sarebbe rivelato come la base operativa del capo della colonna romana delle BR, Mario Moretti, il quale aveva preso parte all'agguato di via Fani.

Il caso venne riaperto nel 1998 dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e le stragi. Il fine della commissione era accertare se la vicenda della seduta spiritica fosse in realtà un modo per celare la vera fonte del nome "Gradoli" (per esempio un informatore vicino alle BR) e capire se il nome "Gradoli" fosse stato comunicato con tanta celerità alle forze dell'ordine con lo scopo di salvare Moro. L'allora presidente del consiglio Prodi, dati gli impegni politici di poco precedenti alla caduta del suo governo nell'ottobre 1998, si disse indisponibile per ripetere l'audizione; si dissero disponibili Mario Baldassarri[47] e Alberto Clò[48]. Entrambi, pur ammettendo di non credere allo spiritismo e di non aver più effettuato sedute spiritiche dopo quella, confermarono la genuinità del risultato della seduta (alla critica sul fatto che qualcuno avrebbe potuto guidare il piattino, Clò sostenne che la parola "Gradoli", così come "Bolsena" e "Viterbo", si erano formate più volte e con partecipanti diversi) e dichiararono che né loro, né, per quanto ne sapevano, nessuno dei presenti (partecipanti al gioco del piattino o no) aveva conoscenze nell'ambiente dell'Autonomia bolognese o negli ambienti vicini alle BR.

Successivamente si scoprirà che l'appartamento era già stato segnalato e tenuto sotto controllo dall'UCIGOS per diversi anni, in quanto frequentato precedentemente da esponenti di Potere Operaio e Autonomia Operaia[46][48][49]. Si scoprirà anche che alcuni esponenti del 'ndrangheta, contattati nel tentativo di trovare la prigione di Moro, avevano comunicato che la zona di via Gradoli era una "zona calda", e che questo avvertimento era già stato comunicato sia ai vertici della Democrazia Cristiana sia agli organi di polizia[46][50][51].

Telekom Serbia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Affare Telekom Serbia.

Con il nome giornalistico di Affare Telekom Serbia si intende la vicenda giudiziaria che riguarda l'acquisto di azioni dell'azienda telefonica Telekom Serbia da parte di Telecom Italia. Secondo la ricostruzione basata sulle dichiarazioni del faccendiere svizzero Igor Marini, nel corso di tale compravendita sarebbero state pagate delle tangenti a esponenti del centrosinistra, tra le quali una supposta tangente di 125 000 dollari versata a Romano Prodi e Lamberto Dini.

Tali accuse si rivelarono totalmente infondate e le prove chiave prodotte a loro supporto si rivelarono dei falsi[52]. La commissione parlamentare istituita per fare luce sugli eventi dall'allora Governo Berlusconi II non formulò alcuna accusa diretta e non presentò al Parlamento la relazione finale[senza fonte]. Nel 2005 l'indagine della Procura di Torino aperta nel 2001 sui vertici di Telecom del 1997 venne archiviata[53].

Il 10 novembre 2011 il Tribunale di Roma ha condannato Igor Marini a dieci anni di carcere per associazione per delinquere, finalizzata alla ricettazione di documentazione falsa e contraffatta, e calunnia nei confronti di Romano Prodi, condannandolo inoltre a un risarcimento provvisionale di € 150.000,00 all'ex Presidente del Consiglio[52].

Presunti rapporti col KGB[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dossier Mitrokhin.

L'indicazione secondo la quale Romano Prodi sarebbe stato un uomo di riferimento del KGB in Italia si rifà alle affermazioni dell'eurodeputato inglese Gerald Batten dell'United Kingdom Independence Party, che sosteneva di averla ricevuta dalla spia russa Alexander Litvinenko, morto il 23 novembre 2006 per avvelenamento. Batten, richiedendo un'inchiesta, dichiarava il 3 aprile 2006 davanti al Parlamento Europeo a Strasburgo:

« un cittadino residente nel mio collegio elettorale, Alexander Litvinenko, è un ex tenente colonnello dell'FSB della Federazione russa, l'organismo che ha preso il posto del KGB. Avendo denunciato le attività illegali dell'FSB, il signor Litvinenko è stato costretto a cercare asilo politico all'estero; prima di scegliere il luogo in cui rifugiarsi, egli ha consultato il suo amico generale Anatoly Trofimov, ex vicedirettore dell'FSB. A quanto sembra, il generale Trofimov ha dato al signor Litvinenko il seguente consiglio: "Non andare in Italia, perché lì tra gli uomini politici ci sono molti agenti del KGB; il nostro agente in Italia è Romano Prodi". »
(Trascrizione delle dichiarazioni di Gerald Batten a Strasburgo il 3 aprile 2006[54])

Questo venne confermato dallo stesso Litvinenko in un documento video registrato nel febbraio 2006[55]

Dopo la morte di Litvinienko, il 26 novembre, Carlo Bonini pubblicò sul quotidiano La Repubblica un'intervista, che questi aveva rilasciato il 3 marzo 2005, un anno prima delle dichiarazioni di Batten. Secondo lo stesso Bonini, l'intervista, che dovrebbe essere "on the record" non è registrata su alcun supporto audio o video, ma è stenografata[56].

In cui l'ex agente del KGB affermava che Mario Scaramella, il quale lo stava interrogando per conto della commissione Mitrokhin, insisteva per avere informazioni che potessero legare Prodi al rapimento di Moro o al KGB, ma che lui non aveva mai sentito parlare di Prodi e che non conosceva alcun dettaglio sul sequestro:

« Mario mi raccontò che Prodi conosceva l'indirizzo dove le BR tenevano sequestrato Moro per averlo appreso durante una seduta spiritica. Mi chiese se non ritenevo che Prodi avesse appreso del covo dal KGB. Mi chiese anche se il sequestro non fosse stato organizzato dal KGB e se avesse addestrato le BR. Dissi che non conoscevo alcun dettaglio del sequestro e che non avevo mai sentito parlare di Prodi. Osservai soltanto che, se volevano il mio parere di esperto, era poco credibile che Prodi avesse appreso la notizia durante una seduta spiritica e che sicuramente il KGB aveva seguito il sequestro provando ad acquisire informazioni. Io non avevo e non ho nessun tipo di prove su Prodi. »
(E Litvinenko raccontò "Volevano sapere di Prodi", intervista a Aleksandr Litvinenko, "La Repubblica" 26 novembre 2006[57].)

In un'intervista a La Repubblica che Oleg Gordievsky, ex agente del KGB e poi collaboratore del MI6 definì fabbricata al 90%[58], è stato scritto che Gordievsky sostenne di aver partecipato a un incontro con Litvinienko e Scaramella in cui il primo avrebbe riportato le parole pronunciate da Anatoly Trofimov ("Prodi è un nostro uomo"). Gordievskij nell'intervista aggiunse che secondo lui Litvinienko stava mentendo e che l'informazione era stata attribuita a una fonte, Anatolij Trofimov, che non avrebbe potuto in ogni caso smentirla in quanto era stato ucciso, sottolineando più volte la scarsa attendibilità dello stesso Scaramella. Gordievskij afferma anche che sia Scaramella, sia Paolo Guzzanti (presidente della commissione parlamentare d'inchiesta Mitrokhin), oltre ad alcuni eurodeputati inglesi, stavano facendo pressioni su di lui per avere informazioni che potessero legare Prodi e altri politici della sinistra italiana al KGB (informazioni che lui non possedeva), e che Litvinienko, a causa di continue difficoltà economiche, aveva probabilmente deciso di riferire a Scaramella quello che quest'ultimo voleva sentirsi dire[59].

Lo stesso Gordievskij ha confermato, in una intervista telefonica pubblicata al programma televisivo "La storia siamo noi" del dicembre 2006[60] ha affermato di non aver mai saputo nulla su possibili legami tra Prodi e il KGB e di non aver quindi mai parlato di questo con Scaramella (da lui ritenuto poco affidabile), ritenendo che la fonte del consulente della commissione Mitrokin potesse essere stato Litvinienko. L'ex agente sovietico ha sostenuto nella stessa che anche gli inglesi avevano fatto pressioni per ottenere informazioni su Prodi, ma che neanche a loro non aveva mai fornito informazioni al riguardo, non sapendone nulla.

In un'intervista del 14 gennaio 2007 Gordievskij ha poi dichiarato:

« Io non ho poi mai saputo se Romano Prodi fosse o non fosse stato reclutato dal Quinto Dipartimento del Kgb, ma una cosa è certa e la ricordo benissimo; quando io ero a Mosca fra il 1981 e il 1982 Prodi era popolarissimo nel Kgb: erano entusiasti, lo trovavano in sintonia dalla parte dell'Unione Sovietica[61]»

Dal momento che molte delle accuse mosse a Prodi non sono poi state supportate da prove reali i suoi sostenitori ritengono che vi sia in realtà stata, da parte dei suoi nemici politici, una precisa strategia volta a causare danni alla credibilità dello stesso Prodi attaccandone la reputazione (strategia che in inglese viene indicata come character assassination). Questo è quanto sarebbe emerso dalle intercettazioni telefoniche di Mario Scaramella, membro della commissione Mitrokhin il quale è stato successivamente arrestato per ordine della magistratura per i reati di traffico internazionale di armi e violazione del segreto d'ufficio[62][63]. Secondo tale posizione uno strumento democratico come una Commissione parlamentare sarebbe stato utilizzato come mezzo di lotta politica[64].

Il 22 gennaio 2008 la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato, rispondendo alle richieste del GIP di Roma, ha però ritenuto non utilizzabili in quanto illegali le intercettazioni telefoniche che riguardano Paolo Guzzanti, tra cui quelle tra questo e Mario Scaramella[65][66]. Lo stesso Scaramella nel febbraio 2008 è stato condannato (con un patteggiamento) a quattro anni di carcere per concorso in importazione, detenzione e porto di munizionamento da guerra, esplosivo e armi, e per il quello che riguarda il reato di calunnia nei confronti dell'ex agente del KGB Alexander Talik, accusato di voler organizzare un attentato contro di lui, il suo interprete e Paolo Guzzanti[63][67].


Principali pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

Pubblicazioni accademiche[modifica | modifica sorgente]

Romano Prodi al 33º vertice G8 a Heiligendamm 2007.
  • Modello di sviluppo di un settore in rapida crescita: l'industria della ceramica per l'edilizia, Franco Angeli, Milano, 1966
  • Concorrenza dinamica e potere di mercato. Politica industriale e fusioni d'impresa, Franco Angeli, Milano, 1967
  • La diffusione dell'innovazione nell'industria italiana, Il Mulino, Bologna, 1973
  • Sistema economico e sviluppo industriale in Italia, Il Mulino, Bologna, 1973
  • "Italy", in Big Business and the State: Changing Relations in Western Europe, ed. R. Vernon, Harvard University Press, Cambridge Mass., 1974
  • "Le trasformazioni dei modi di produrre e delle dimensioni delle imprese", in Quali imprese e quali uomini per la società degli anni ottanta, ed. C. Pastore, Milano, 1977
  • "Un diverso modello per uscire dalla crisi", in Industria in crisi: soluzione nazionale o europea?*, ed. F. Grassini, Franco Angeli, Milano, 1978
  • "Italia" in L'intervento pubblico nell'industria: Un'analisi comparata, ed. R. Vernon, Il Mulino, Bologna, 1978
  • Per una riconversione e ristrutturazione dell'industria italiana, Il Mulino, Bologna, 1980
  • La crisi delle partecipazioni statali: Conseguenze economiche di faticosi processi di decisione, L'Industria, n. 1, 1990
  • La dimensione economica dei nuovi equilibri europei (discorso di inaugurazione dell'anno accademico 1989-90, Università di Bologna), L'Industria, n. 1, 1990
  • C'è un posto per l'Italia fra i due capitalismi?, Il Mulino, n. 1, 1991
  • Una crisi non solo politica: L'industria italiana a rischio, Il Mulino, n. 5, 1991
  • Modello strategico per le privatizzazioni, Il Mulino, n. 5, 1992
  • Il tempo delle scelte, Il Sole 24 Ore Libri, Milano, 1992 (II edizione 1995)
  • Privatizzazioni e sviluppo delle piccole e medie imprese: Due grandi occasioni per rifondare la politica industriale in Italia, Rivista di politica economica, X (ottobre 1992), in collaborazione con Daniele de Giovanni
  • La società istruita. Perché il futuro italiano si gioca in classe, Il Mulino, n. 2, 1993
  • Istituzioni economiche, istituzioni politiche", Il Mulino, n. 6, 1995, in collaborazione con Franco Mosconi
  • Economia e istituzioni nella società di fine secolo, in collaborazione con Franco Mosconi, in *"Cambiamento delle istituzioni e nuovo sviluppo in Italia e in Europa", ed. P. Bianchi, supplemento alla rivista L'Industria, Il Mulino, Bologna, 1996
  • Il capitalismo ben temperato, Il Mulino, Bologna, 1995

Pubblicazioni politiche[modifica | modifica sorgente]

  • Governare l'Italia. Manifesto per il cambiamento, Donzelli, Roma, 1995
  • L'Italia che vogliamo, Donzelli, Roma, 1995
  • Un'idea dell'Europa, Il Mulino, Bologna, 1999 (edizione inglese: Europe as I see it, Blackwell/Polity, Oxford, 2000).
  • Insieme (con Flavia Franzoni), San Paolo, 2005
  • Ci sarà un'Italia. Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana (con Furio Colombo), Feltrinelli, 2006
  • La mia visione dei fatti. Cinque anni di governo in Europa, Il Mulino, Bologna, 2008.
  • Futuro Cercasi, Aliberti, 2011
  • Dieci anni con l’Euro in tasca, Aliberti, 2011
  • Capire il Mondo, Cittadella, 2012

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Lauree[modifica | modifica sorgente]

Lauree honoris causa[modifica | modifica sorgente]

Romano Prodi ha ricevuto 38 lauree honoris causa:

Tributi[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze italiane[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1993[78]

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia)
— 15 aprile 1997[79]
Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1998
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella di Romania (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella di Romania (Romania)
— 2000
Commendatore di Gran Croce dell'Ordine delle Tre Stelle (Lettonia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di Gran Croce dell'Ordine delle Tre Stelle (Lettonia)
— 2007
Gran Cordone dell'Ordine del Sole Nascente (Giappone) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine del Sole Nascente (Giappone)
«Per il suo impegno nel rafforzare il rapporto e promuovere la comprensione reciproca tra Giappone e Italia»
— Roma, 5 febbraio 2013[80]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)
«Onore all’Europeo convinto, all’uomo di Stato, al cittadino del mondo»
— Palazzo Farnese, Roma, 13 febbraio 2014

Citazioni in opere di fantasia[modifica | modifica sorgente]

  • Prodi è stato ritratto su un fumetto Marvel (Uncanny X-Men 402 e 407) nella sua veste di presidente della Commissione Europea.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli
  2. ^ (EN) Secretary-General appoints Romano Prodi of Italy as Special Envoy for Sahel. URL consultato il 15 luglio 2013.
  3. ^ Unicredit, Romano Prodi nuovo presidente dell'Iab
  4. ^ Tutti i Rettori dell'Ateneo in Università degli Studi di Trento. URL consultato il 16 novembre 2009.
  5. ^ (EN) Former Italian Prime Minister Appointed Professor-at-Large in Brown University Media Relations, 6 febbraio 2009. URL consultato il 16 novembre 2009.
  6. ^ Biografia di Romano Prodi sul sito del Governo
  7. ^ ora Scalfaro punta su Prodi in Corriere della Sera, 26 aprile 1993, p. 1. URL consultato il 16 novembre 2009.
  8. ^ "Comitato Esecutivo dell'Aspen Institute Italia"
  9. ^ Quel summit Prodi Berlusconi
  10. ^ Iri, comincia il dopo Prodi
  11. ^ Prodi "Pronto a lavorare per il Centro"
  12. ^ Europee, si candidano tutti i leader
  13. ^ E Berlusconi prepara "un contratto con gli italiani"
  14. ^ Ernesto Assante, Ligabue e l'"inno" del Professore: "Il mediano lavora per il Paese" in La Repubblica, 15 febbraio 2004, p. 21. URL consultato il 29 giugno 2010.
  15. ^ Marco Bracconi, Regionali, l'Unione schiaccia il Polo Inizia un'altra campagna elettorale in La Repubblica, 05 aprile 2005. URL consultato il 22 gennaio 2010.
  16. ^ "L'Onu approva la moratoria sulla pena di morte", Wikinews, 18 dicembre 2007
  17. ^ Dossier sulla moratoria dal sito della Presidenza del Consiglio
  18. ^ Notiziario del Senato della Repubblica dal 19 al 25 febbraio 2007
  19. ^ Collier e Winchester istoriato Vanno all’asta i «regali» di Prodi, Corriere della Sera, 26 novembre 2009
  20. ^ «Prodi, lascio la politica ma il mondo è pieno di occasioni», ANSA, 9 marzo 2008. URL consultato il 9 marzo 2008.
  21. ^ Marco Marozzi, Pd, Prodi lascia la presidenza Il voto non c' entra, avanti i nuovi in La Repubblica, 17 aprile 2008, p. 6. URL consultato il 16 novembre 2009.
  22. ^ Prodi, Romano, Riformisti, il coraggio di parlare controcorrente, pubblicato su Il Messaggero, 14 agosto 2009, pag. 1, pag. 22
  23. ^ African Union-United Nations Panel on peacekeeping (12 settembre 2008) in inglese
  24. ^ Francesco Alberti, Prodi inviato in Africa per l' Onu Ban Ki-Moon pronto a dare l'incarico in Corriere della Sera, 10 settembre 2008, p. 11. URL consultato il 17 novembre 2009.
  25. ^ Antonio Leggieri, Anche Prodi nel team salva-Bp. Il Prof curerà l'immagine dell'azienda, Corriere di Bologna, 11 giugno 2010. URL consultato il 9 luglio 2010.
  26. ^ Bp, Prodi nell'Advisory Board, ANSA, 11 giugno 2010. URL consultato il 9 luglio 2010.
  27. ^ Usa: Prodi querela 'Giornale' e 'Libero, Adnkronos, 12 giugno 2010. URL consultato il 9 luglio 2010.
  28. ^ Matteo Paoletti, Romano Prodi: «L'euro necessario. Merkel e Sarkozy leader barometrici», mentelocale, 16 marzo 2011. URL consultato il 16 marzo 2011.
  29. ^ Marco Marozzi, Prodi torna in tv. Lezioni di economia su La7, La Repubblica Bologna, 9 settembre 2011. URL consultato il 9 settembre 2011.
  30. ^ Prodi l’inviato dell’Onu nel Sahel, La Stampa, 6 ottobre 2012. URL consultato l'8 ottobre 2012.
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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Uffici di governo[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente della Commissione Europea Successore Flag of Europe.svg
Manuel Marín 16 settembre 1999 - 21 novembre 2004 José Manuel Durão Barroso
Predecessore Commissario europeo dell'Italia Successore Flag of Italy.svg
Emma Bonino 16 settembre 1999 - 21 novembre 2004
con Mario Monti
Franco Frattini
Predecessore Presidente del Consiglio europeo Successore Flag of Europe.svg
Lamberto Dini maggio - giugno 1996 John Bruton
Predecessore Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Successore Flag of prime minister of Italy.svg
Lamberto Dini 17 maggio 1996 - 9 ottobre 1998 Massimo D'Alema I
Silvio Berlusconi 17 maggio 2006 - 7 maggio 2008 Silvio Berlusconi II
Predecessore Ministro della Giustizia della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Clemente Mastella 17 gennaio 2008 - 6 febbraio 2008

ad interim

Luigi Scotti
Predecessore Ministro dell'Industria, Commercio e Artigianato della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Carlo Donat-Cattin 25 novembre 1978 - 20 marzo 1979 Franco Nicolazzi
Predecessore Presidente del Partito Democratico Successore PartitoDemocratico.svg
istituito nel 2007 14 ottobre 2007 - 16 aprile 2008 Rosy Bindi

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