Lamberto Dini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Lamberto Dini
Lamberto dini pl.jpg
Lamberto Dini nel 1999

Presidente del Consiglio dei ministri
della Repubblica Italiana
Durata mandato 17 gennaio 1995 –
18 maggio 1996
Capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro
Predecessore Silvio Berlusconi
Successore Romano Prodi

Presidente del Consiglio europeo
Durata mandato 1º gennaio 1996 –
18 maggio 1996
Predecessore Felipe González
Successore Romano Prodi

Ministro degli affari esteri
Durata mandato 18 maggio 1996 –
6 giugno 2001
Presidente Romano Prodi
Massimo D'Alema
Giuliano Amato
Predecessore Susanna Agnelli
Successore Renato Ruggiero

Ministro del tesoro
Durata mandato 11 maggio 1994 –
18 maggio 1996
Presidente Silvio Berlusconi
Se stesso
Predecessore Piero Barucci
Successore Carlo Azeglio Ciampi

Vicepresidente del Senato della Repubblica
Durata mandato 6 giugno 2001 –
27 aprile 2006
Presidente Marcello Pera

Presidente della 3ª Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica
Durata mandato 6 giugno 2006 –
14 marzo 2013
Predecessore Fiorello Provera
Successore Pier Ferdinando Casini

Senatore della Repubblica Italiana
Durata mandato 30 maggio 2001 –
14 marzo 2013
Legislature XIV, XV, XVI
Gruppo
parlamentare
XIV: La Margherita
XV: L'Ulivo
XVI: PdL
Coalizione L'Ulivo (XIV)
L'Unione (XV)
Centro-destra (XVI)
Circoscrizione XIV-XV: Toscana
XVI: Lazio
Collegio XIV: Firenze-Scandicci
Incarichi parlamentari
  • Delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 9 maggio 1996 –
29 maggio 2001
Legislature XIII
Gruppo
parlamentare
Gruppo misto-Rinnovamento Italiano
Coalizione L'Ulivo
Circoscrizione Toscana
Collegio Firenze 2
Sito istituzionale

Direttore generale della Banca d'Italia
Durata mandato 8 ottobre 1979 –
11 maggio 1994
Predecessore Carlo Azeglio Ciampi
Successore Vincenzo Desario

Dati generali
Partito politico RI (1996-2002)
DL (2002-2007)
LibDem (2007-2009)
PdL (2009-2013)
Titolo di studio Laurea in economia e commercio
Università Università degli Studi di Firenze e Università del Michigan
Professione Economista
Firma Firma di Lamberto Dini

Lamberto Dini (Firenze, 1º marzo 1931) è un politico, economista e banchiere italiano, presidente del Consiglio dei ministri dal 17 gennaio 1995 al 18 maggio 1996 e ministro degli affari esteri dal 18 maggio 1996 al 6 giugno 2001.

È stato direttore generale della Banca d'Italia, ministro del tesoro nel primo governo Berlusconi. Alle politiche del 1996, dopo il suo governo tecnico, ha presentato una sua forza politica, Rinnovamento Italiano, che confluì nel 2002 nella Margherita, nelle cui liste è stato eletto in parlamento nel 2001 e nel 2006. Alle politiche del 2008 si è presentato invece nella coalizione di centro-destra con Il Popolo della Libertà.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza e carriera nell'economia[modifica | modifica wikitesto]

Compie studi tecnici brillanti presso l'Istituto tecnico industriale Leonardo da Vinci di Firenze e si laurea nel 1954 in economia e commercio con 110 e lode all'Università degli Studi di Firenze con una tesi in scienza delle finanze. Dopo essersi perfezionato all'Università del Minnesota e del Michigan, entra nel Fondo Monetario Internazionale nel 1959, dove intraprende una fortunata carriera, fino a diventare direttore esecutivo per l'Italia, Grecia, Portogallo e Malta dal 6 luglio 1976 al 15 settembre 1979.

Direttore generale di Bankitalia[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 settembre 1979 è nominato dal presidente del Consiglio dei ministri Francesco Cossiga direttore generale della Banca d'Italia, con Carlo Azeglio Ciampi nominato governatore.

In quanto direttore generale, Dini è collocato al secondo posto nella gerarchia del direttorio della Banca d'Italia. Tuttavia la circostanza di rappresentare una nomina proveniente dall'esterno, insieme alle non sempre eccellenti relazioni con Ciampi, faranno sì che nel corso del quindicennio trascorso a via Nazionale Dini abbia un ruolo defilato.

Quando il governatore della Banca d'Italia, Carlo Azeglio Ciampi, viene nominato Presidente del Consiglio dei ministri nell'aprile 1993, il nome di Dini figura al primo posto tra i probabili successori. In realtà, il neo-presidente del consiglio Ciampi sarebbe orientato a nominare il vicedirettore generale Tommaso Padoa-Schioppa, ma, a seguito di un compromesso con il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, prevarrà la scelta del secondo vicedirettore Antonio Fazio.

Dal settembre 1993 al giugno 1994 è uno dei vicepresidenti della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI).

Ministro del tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Berlusconi I.

Dopo la vittoria elettorale del Polo Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 1994, e il successivo incarico di formare un esecutivo presieduto da Berlusconi stesso, Dini viene proposto da Berlusconi come ministro del tesoro, e capendo che la strada per la posizione di governatore della Bankitalia ormai è chiusa, accetta e si dimette dalla Banca d'Italia. Il giorno successivo, giura nelle mani del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro come ministro del tesoro nel primo governo Berlusconi.

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Dini.

Dopo le dimissioni di Berlusconi, s seguito della sfiducia , il 17 gennaio 1995 Dini, incaricato dal presidente Scalfaro di formare un nuovo governo, costituisce un esecutivo composto esclusivamente da ministri e sottosegretari tecnici e non parlamentari (lo stesso Dini non ha mandati elettivi). È sostenuto da PDS, Lega Nord e Partito popolare. Dini mantiene anche ad interim la carica di ministro del tesoro. La finalità del governo è soprattutto quella di traghettare il Paese fino alle elezioni politiche anticipate, che infatti si terranno nell'aprile 1996. Dall'ottobre 1995 al febbraio 1996 tiene anche l'interim del delicato dicastero della giustizia. Il governo resterà in carica fino al 17 maggio 1996 godendo di maggioranze variabili, ma con un graduale attestarsi su una maggioranza di centro-sinistra estesa alla Lega e ad alcuni esponenti del centro moderato.

Con la ricerca del consenso fra i partiti del centro-sinistra e i sindacati, il governo Dini riuscirà nel difficile compito di emanare una riforma delle pensioni. La riforma Dini ha trasformato il sistema pensionistico italiano da un sistema di tipo retributivo a un sistema che applica uno schema pensionistico con la formula della rendita predefinita sulla contribuzione e sulla crescita ma senza patrimonio di previdenza, con il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita, avviando la transizione dal modello previdenziale corporativo fascista al modello previdenziale universale.

Lista Dini e Ministro degli Esteri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: L'Ulivo, Rinnovamento Italiano, Elezioni politiche italiane del 1996 e Governo Prodi I.
Lamberto Dini insieme a Vladimir Putin nel 2000

Intanto fonda un suo movimento politico: Rinnovamento Italiano. Nell'aprile 1996 si tengono le elezioni politiche, e Dini, aderendo alla coalizione di centrosinistra dell'Ulivo di Romano Prodi, si presenta con una lista personale: la "Lista Dini" (formata dal suo Rinnovamento Italiano, dai Socialisti Italiani di Enrico Boselli e dal Patto Segni di Mariotto Segni), che al proporzionale supera lo sbarramento e raggiunge il risultato del 4,3% (più di 1.600.000 voti), eleggendo 8 deputati, da aggiungersi agli eletti nei collegi uninominali. In Parlamento costituiscono il gruppo chiamato Rinnovamento Italiano, con 26 deputati e 11 senatori.

Il 17 maggio 1996 Dini è nominato Ministro degli affari esteri, incarico che manterrà nei quattro governi dell'Ulivo che si succederanno nel corso della XIII Legislatura: Prodi, D'Alema I e II e Amato II. Si dimetterà il 6 giugno 2001, dunque sei giorni prima del passaggio delle consegne tra il secondo governo Amato e il governo Berlusconi l'11 giugno 2001.

Senatore della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

La Margherita[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: La Margherita.

Rinnovamento Italiano confluisce nel progetto de La Margherita. Alle elezioni del maggio 2001, L'Ulivo guidato da Francesco Rutelli è sconfitto da Silvio Berlusconi. Dini è eletto al Senato. Dal febbraio 2002 a luglio 2003 è delegato alla Convenzione di preparazione della bozza della Costituzione Europea. Fino alla fine della legislatura è vicepresidente del Senato.

Nel 2003 è stato diffamato da Igor Marini, che lo accusa di aver intascato tangenti nell'affare Telekom Serbia.

Alle elezioni politiche del 2006 è stato rieletto senatore della Margherita. Nel maggio 2006, il suo nome è inserito in una rosa di candidati proposti dalla Casa delle Libertà (centro-destra) per la presidenza della Repubblica.

Il 6 giugno 2006 viene eletto Presidente della 3ª Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica.

Il 23 maggio 2007 viene inserito tra i 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico ma, nella fase costituente del nuovo partito, il 18 settembre, Dini annuncia il suo distacco dal progetto del PD e la costituzione di un soggetto liberaldemocratico che dia spazio a queste ultime istanze.

Liberaldemocratici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Liberal Democratici (Italia).

Il 1º ottobre 2007 presenta ufficialmente il simbolo del suo nuovo soggetto politico, Liberal Democratici, fondato con Natale D'Amico, Daniela Melchiorre, Giuseppe Scalera ed Italo Tanoni.

In occasione del voto sulla legge Finanziaria del 2008 Lamberto Dini, pur votando la manovra di bilancio, annuncia il suo distacco dalla maggioranza di centrosinistra, auspicando il superamento del Governo Prodi II.[1]

Il 24 gennaio 2008, in occasione di un importante passaggio parlamentare di fiducia al Governo Prodi, il senatore Dini, eletto nelle file del centro-sinistra, insieme ai Popolari UDEUR di Clemente Mastella, annuncia di votare contro, contribuendo in maniera determinante alla caduta del governo.

Popolo della Libertà[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Il Popolo della Libertà.
Lamberto Dini nel 2012

L'8 febbraio 2008 annuncia l'adesione dei Liberal Democratici al nuovo partito di Silvio Berlusconi: Il Popolo della Libertà, cambiando ancora una volta coalizione (dal centro-sinistra al centro-destra).

Il 10 marzo 2008 viene ufficializzata la sua candidatura al Senato della Repubblica e al seguito dei risultati delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 è eletto nuovamente senatore, ma nelle file del PdL per la circoscrizione Lazio. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi lo aveva in precedenza invitato a non ripresentare la sua candidatura in Toscana, dove era già stato eletto parlamentare per tre legislature con i voti del centrosinistra[2].

Il 30 maggio Dini lascia i Liberal Democratici (che rescindono il patto federativo con il PdL) per aderire direttamente al Popolo della Libertà[3]. Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica, resta a palazzo Madama fino al marzo 2013.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Effetti economici dell'imposizione sulle società, rassegna bibliografica a cura di, Roma, Tip. Failli, 1957.
  • Strategia e organizzazione nelle aziende di credito: una metodologia per l'autodiagnosi. Presentazione del volume, Milano, Associazione per lo sviluppo degli studi di banca e borsa, 1983.
  • Presentazione del rapporto Economia e finanza delle imprese italiane nel decennio 1982-1991, Roma, Banca d'Italia, 1993.
  • Scritti e conferenze di Lamberto Dini, 7 voll., Roma, Banca d'Italia, 1994.
  • Interventi, dichiarazioni, interviste del presidente del Consiglio dei ministri, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l'informazione e l'editoria, 1995.
  • Fra Casa bianca e Botteghe oscure. Fatti e retroscena di una stagione alla Farnesina, Milano, Guerini, 2001. ISBN 88-8335-185-1.
  • Il Senato alla Convenzione. luglio 2003, con Filadelfio Basile, Roma, Senato della Repubblica, 2003.
  • Oltre la partitocrazia. Liberare la crescita, con Luigi Tivelli, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2008. ISBN 978-88-498-2064-5.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 9 febbraio 1991[4]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 5 gennaio 1982[5]
Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 18 maggio 1977[6]
Cavaliere di gran croce del Sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio (Casa di Borbone - Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce del Sacro militare ordine costantiniano di San Giorgio (Casa di Borbone - Due Sicilie)

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di commendatore con placca dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia - nastrino per uniforme ordinaria Croce di commendatore con placca dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia
— 1997
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia
— 2000
Cavaliere di gran croce onorario dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce onorario dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito)
— 2000[7]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 26 settembre 1998[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Consiglio europeo Successore Flag of Europe.svg
Felipe González 1º gennaio 1996 - 17 maggio 1996 Romano Prodi
Predecessore Ministro degli affari esteri Successore Italy-Emblem.svg
Susanna Agnelli 17 maggio 1996 - 11 giugno 2001 Giuliano Amato
Predecessore Ministro per il Coordinamento delle Politiche dell'Unione Europea Successore Italy-Emblem.svg
Susanna Agnelli 17 maggio 1996 - 21 ottobre 1998 Enrico Letta
Predecessore Ministro del tesoro della Repubblica Italiana Successore Italy-Emblem.svg
Piero Barucci 10 maggio 1994 - 17 maggio 1996 Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Ministro di grazia e giustizia della Repubblica Italiana
(ad interim)
Successore Italy-Emblem.svg
Filippo Mancuso 19 ottobre 1995 - 16 febbraio 1996 Vincenzo Caianiello
Predecessore Direttore Generale della Banca d'Italia Successore Logo Banca d'Italia.png
Carlo Azeglio Ciampi 15 settembre 1979 - 10 maggio 1994 Vincenzo Desario
Predecessore Leader di Rinnovamento Italiano Successore
Nessuno 1996 - 2002 Nessuno
Controllo di autoritàVIAF (EN75895067 · ISNI (EN0000 0000 4223 6231 · SBN IT\ICCU\CFIV\048717 · LCCN (ENno94038228 · GND (DE119442175 · WorldCat Identities (ENlccn-no94038228