Paolo Gentiloni

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Paolo Gentiloni
Paolo Gentiloni 2019.jpg

Commissario europeo per gli affari economici e monetari
designato
Presidente Ursula von der Leyen
Predecessore Pierre Moscovici

Presidente del Partito Democratico
In carica
Inizio mandato 17 marzo 2019
Predecessore Matteo Orfini

Presidente del Consiglio dei ministri
della Repubblica Italiana
Durata mandato 12 dicembre 2016 –
1º giugno 2018
Capo di Stato Sergio Mattarella
Predecessore Matteo Renzi
Successore Giuseppe Conte

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Durata mandato 31 ottobre 2014 –
12 dicembre 2016
Presidente Matteo Renzi
Predecessore Federica Mogherini
Successore Angelino Alfano

Ministro delle comunicazioni
Durata mandato 17 maggio 2006 –
7 maggio 2008
Presidente Romano Prodi
Predecessore Mario Landolfi
Successore Claudio Scajola
Gruppo
parlamentare
La Margherita (XIV)
L'Ulivo (XV)
Partito Democratico (XV, XVI, XVII)

Deputato della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 30 maggio 2001
Legislature XIV, XV, XVI, XVII, XVIII
Coalizione L'Ulivo (XIV)
L'Unione (XV)
PD-IdV (XVI)
Italia. Bene Comune (XVII)
Centro-sinistra (XVIII)
Circoscrizione Lazio 1 (XV, XVI, XVII, XVIII)
Piemonte 2 (XIV)
Collegio 1 - Roma (XVIII)
Incarichi parlamentari
  • Membro IX commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni) (XIV; XVI legislature)
  • Membro commissione sui servizi radiotelevisivi (XIV; XVI legislature)
  • Presidente Commissione di vigilanza RAI (XIV legislatura)
  • Membro III commissione (Affari esteri e comunitari) (XVII legislatura)
  • Membro Comitato permanente Africa e questioni globali (XVII legislatura)
  • Presidente sezione Italia-Stati Uniti dell'unione interparlamentare (XVII legislatura)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Democratico (dal 2007)
Precedenti:
MLpS (1976-1981)
PdUP per il Comunismo (1981-1984)
I Dem (1999-2002)
DL (2002-2007)
Tendenza politica Cristianesimo sociale
Liberalismo sociale
Progressismo
Europeismo
Riformismo
Titolo di studio Laurea in Scienze Politiche
Università Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Professione Giornalista
Firma Firma di Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni Silveri[1] (Roma, 22 novembre 1954) è un politico italiano, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 12 dicembre 2016[2] al 1º giugno 2018.

Deputato dal 2001, dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008 è stato anche ministro delle comunicazioni nel Governo Prodi II e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale nel Governo Renzi dal 31 ottobre 2014 al 12 dicembre 2016. Dal 17 marzo 2019 è presidente del Partito Democratico. Durante il Consiglio dei ministri del 5 settembre 2019, il Governo Conte II lo indica come rappresentante italiano all'interno della Commissione europea. Il 10 settembre 2019 viene annunciata dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen la sua nomina a Commissario europeo per gli affari economici e monetari, carica che assumerà a partire dal 1º novembre 2019.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia e studi[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Gentiloni Silveri è discendente della famiglia dei conti Gentiloni Silveri, nobili di Filottrano, Cingoli, Macerata e Tolentino[3][4], imparentati con Vincenzo Ottorino Gentiloni, noto per l'omonimo patto che all'inizio del Novecento segnò l'ingresso dei cattolici nella vita politica italiana[5].

Durante l'infanzia, Gentiloni Silveri frequenta un istituto montessoriano e riceve un'educazione cattolica: fa anche da catechista insieme con Agnese Moro, figlia di Aldo. Passato al Liceo ginnasio Torquato Tasso a Roma, partecipa a un'occupazione nel novembre 1970. A dicembre fugge di casa per partecipare a una manifestazione a Milano[6]. Si è laureato in Scienze Politiche presso l'Università La Sapienza di Roma.[7]

Dal 1990 è giornalista professionista.

È sposato con l'architetto Emanuela Mauro e non ha figli[8]. Parla inglese, francese e tedesco[9]. Appassionato di calcio, è un tifoso della Juventus[10].

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Formazione politica nella sinistra extraparlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Entrato in contatto con il Movimento Studentesco di Mario Capanna, ma dopo la confluenza del leader con un gruppo di militanti nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo Gentiloni partecipa alla fondazione del Movimento Lavoratori per il Socialismo (MLS), gruppo maoista di cui è segretario regionale per il Lazio, fino alla sua unificazione con il PdUP per il Comunismo[8].

Nella sinistra extraparlamentare incontra Ermete Realacci e Chicco Testa[6]. Grazie a Chicco Testa, Gentiloni ottiene nel 1984 la direzione de La nuova ecologia, mensile di Legambiente, che mantiene fino al 1993[11].

Portavoce e membro della giunta Rutelli a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Gentiloni con Francesco Rutelli

Durante gli otto anni di direzione de La nuova ecologia Gentiloni si lega a Francesco Rutelli, venendo allora incluso nel novero dei cosiddetti "Rutelli boys" assieme a Roberto Giachetti, Michele Anzaldi e Filippo Sensi. Dopo l'elezione di Rutelli nel 1993 a sindaco di Roma, ne diventa portavoce[12]. In seguito ricopre anche l'incarico di assessore al Giubileo del 2000 e al Turismo[13].

Deputato per La Margherita (2001-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Candidato alle elezioni politiche italiane del 2001, Gentiloni viene eletto deputato nelle liste di Democrazia è Libertà - La Margherita, di cui è stato uno dei fondatori[14]. Nella XIV legislatura è membro della IX commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni) e della commissione sui servizi radiotelevisivi. Dal 2005 al 2006 presiede inoltre la commissione di vigilanza Rai[15]. Responsabile della comunicazione de La Margherita, ha organizzato e curato campagne elettorali per lo stesso partito.

Ministro delle comunicazioni (2006-2008)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Prodi II.
Gentiloni nel 2006

Alle consultazioni politiche del 2006 Gentiloni è nuovamente eletto alla Camera dei deputati, dove ricopre, dal 2006 al 2008, l'incarico di Ministro delle comunicazioni all'interno del governo Prodi II. Gentiloni aveva tra le sue competenze la riforma del settore televisivo. Questa riforma aveva come scopo, secondo Gentiloni, l'adeguamento della cosiddetta Legge Gasparri alla normativa UE (direttiva "Televisione senza frontiere")[16], soprattutto circa i tetti alla pubblicità[17][18].

Il DDL "riforma Gentiloni" del 12 ottobre 2006[19], stabiliva l'esistenza di una posizione dominante laddove un soggetto superasse il 45% di raccolta pubblicitaria e aboliva il "sistema integrato di comunicazione" (SIC) introdotto dalla legge Gasparri. La legge abbassava inoltre la soglia pubblicitaria massima per le TV dal 18% al 16%, per favorire la redistribuzione, e prevedeva il trasferimento sul digitale di una rete ciascuna per RAI e Mediaset entro il 2009, liberando così frequenze e imponendone l'obbligo di vendita (vicenda Europa 7[20])[21][22][23]. Il DDL non verrà però approvato.

A maggio 2007 viene varato un secondo testo di riforma che riguarda soltanto la RAI (atto Senato n. 1588/2007)[24] Tra gli aspetti principali, la proprietà sarebbe dovuta passare dal Ministero dell'Economia a una Fondazione; si sarebbe inoltre avuta una separazione tra TV finanziata dal canone e TV finanziata dalla pubblicità, inoltre sarebbero cambiate le regole di nomina del consiglio di amministrazione[25][26][27]. La riforma tuttavia non sarà approvata.

Il settore sarà poi di nuovo riformato nel successivo governo Berlusconi IV con il "decreto Romani" (D.Lgs. n. 44/2010)[28].

Sempre nel 2007 Gentiloni diviene oggetto di critica per una proposta di regolamentazione della comunicazione su internet che nel primo testo avrebbe costretto gran parte dei siti internet a registrazioni e adempimenti amministrativi[29][30]; Il testo è stato poi considerato un errore da parte dello stesso Gentiloni[31].

Nel 2007 Gentiloni è tra i 45 membri del comitato promotore nazionale del Partito Democratico[32].

Deputato PD (dal 2008)[modifica | modifica wikitesto]

Ricandidato ed eletto deputato nella XVI legislatura, dal 2008 al 2013 Gentiloni è membro della IX commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni) e della commissione sui servizi radiotelevisivi.

Nel 2009 Gentiloni è poi nominato presidente del forum Ict dello stesso partito dal segretario Pier Luigi Bersani, in rappresentanza della mozione Franceschini[32].

In seguito Gentiloni è tra i primi big del PD a sostenere Matteo Renzi, partecipando ai convegni della Leopolda[33].

Il 5 dicembre 2012 Gentiloni annuncia via twitter la sua candidatura (sostenuto dai renziani) alle primarie del centrosinistra come sindaco di Roma;[34] lo slogan scelto è "Roma riparte da qui".[35] Alle votazioni per l'elezione del candidato sindaco si classifica al terzo posto con una percentuale di consensi intorno al 15%, preceduto da David Sassoli (27%) e da Ignazio Marino (55%).[36]

Alle elezioni politiche del 2013 è nuovamente eletto deputato per il PD. Nella XVII legislatura ricopre anche gli incarichi di membro della III commissione (Affari esteri e comunitari), del Comitato permanente Africa e questioni globali e di presidente della sezione Italia-Stati Uniti dell'unione interparlamentare.

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale (2014-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Renzi.
Il ministro Gentiloni con il segretario di Stato statunitense John Kerry

Il 31 ottobre 2014 Gentiloni è designato come nuovo ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale del governo Renzi[37], in sostituzione di Federica Mogherini, chiamata ad assumere la carica di Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea.

Fino a poco prima al momento della sua nomina, Gentiloni non era stato menzionato come un candidato negli ambienti politici.[38] Il Presidente del Consiglio Renzi aveva riferito di voler sostituire Mogherini con un'altra donna, per preservare la parità di genere nel suo gabinetto di 16 membri.[39] Inoltre, Gentiloni non era conosciuto come specialista nella diplomazia internazionale.[40] Matteo Renzi lo preferisce al viceministro Lapo Pistelli, che di lì a poco lascia la Farnesina e la politica.[40][41]

Gentiloni giura poi nelle mani del capo dello Stato Giorgio Napolitano il pomeriggio del giorno stesso della nomina[42] ed effettua il passaggio di consegne alla Farnesina il 1º novembre 2014[43].

Da ministro degli esteri Gentiloni ha cercato di tracciare una via intermedia per l'Italia nello scenario di crisi multiple che la circonda, dalle guerre in Libia e Siria alle tensioni con la Russia. Gentiloni ha mostrato una forte vicinanza all'omologo statunitense John Kerry e mantenuto aperto un canale di dialogo con il russo Sergej Lavrov.

In sede europea, l'Italia di Gentiloni è stata tra gli stati membri più riluttanti alla stipula e ai periodici rinnovi delle sanzioni alla Russia per l'occupazione della Crimea e la guerra in Donbass, e ha spesso sottolineato la necessità di solidarietà degli altri stati membri con l'Italia per la gestione della crisi migratoria, arrivando a proporre nuovi patti politici come quello europeo con la Turchia con altri paesi della sponda sud mediterranea[44].

In Libia Gentiloni è stato tra i principali sponsor di Fayez al-Sarraj come premier di conciliazione nazionale, pur con periodiche aperture all'uomo forte di Bengasi, Khalifa Haftar, sostenuto dall'Egitto. Il sostegno alla lotta delle forze libiche contro l'ISIS[45] lo ha fatto definire da questi ultimi come "ministro dell'Italia crociata"[46][47]. La sua posizione sulla Siria è rimasta più sfumata e in linea con i partner europei[48].

Il ministro Gentiloni con il presidente iraniano Hassan Rouhani

Come ministro degli Esteri, Gentiloni ha dovuto confrontarsi con il rapimento, nel gennaio 2015, di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli negoziando il rilascio delle due dietro pagamento di un riscatto dopo che erano state tenute in ostaggio da alcuni terroristi siriani per 168 giorni.

Gentiloni ha cercato, senza successo, di tenere una linea di fermezza con l'Egitto in seguito all'omicidio di Giulio Regeni, crisi diplomatica culminata con il richiamo dell'ambasciatore italiano a Il Cairo (poi trasferito a Bruxelles). Anche con l'India la Farnesina di Gentiloni ha cercato di mantenere una linea di fermezza riguardo alla vicenda dei marò; il suo primo atto ufficiale è stato infatti quello di contattare i due sottufficiali di marina coinvolti nella crisi diplomatica tra India e Italia, assicurando in seguito al Parlamento una "rapida soluzione" della questione[49].

Gentiloni è stato inoltre il primo ministro europeo a recarsi a Cuba dopo l'accordo con gli Stati Uniti[50], e ha visitato l'Iran poco prima e subito dopo lo storico accordo sul nucleare[44].

Durante il suo mandato da ministro degli esteri sono più che triplicati i valori relativi alle licenze all'esportazione di armamenti, passando da meno di 2,9 miliardi di euro nel 2014 a oltre 8,2 miliardi di euro nel 2015, una cifra record dal dopoguerra. Tra questi primeggiano i programmi di cooperazione intergovernativa. Nel 2015 il MAECI non ha negato alcuna licenza di esportazione di armamenti. Dal 2014, inoltre, la relazione alle Camere sull'argomento non menziona i paesi destinatari finali di tali armamenti, rendendone difficile il controllo di legalità[51]. Varie fonti hanno denunciato l'invio di oltre 5.000 bombe all'Arabia Saudita, parte belligerante della guerra in Yemen[52][53] così come di 3.600 fucili Benelli inviati alle forze militari dell'Egitto del presidente al-Sisi[54].

Presidente del Consiglio dei ministri (2016-2018)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Gentiloni.
Paolo Gentiloni con il suo predecessore Matteo Renzi durante la cerimonia di insediamento

Il 5 dicembre 2016, a seguito del risultato del referendum costituzionale, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni[55], formalizzate il 7 dicembre[56]. Dopo le consultazioni dei giorni successivi, l'11 dicembre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incarica Gentiloni di formare un nuovo governo, incarico che il ministro degli esteri accetta con riserva[57][58]. A seguito delle consultazioni con i vari partiti, il 12 dicembre, nel pomeriggio, il presidente del Consiglio incaricato scioglie positivamente la riserva e accetta l'incarico, comunicando la lista dei ministri e prestando giuramento nelle mani del presidente della Repubblica alle ore 20[59].

Tra il 13 e il 14 dicembre, il governo ottiene la fiducia alla Camera dei deputati con 368 voti favorevoli e 105 i contrari (con Movimento 5 Stelle, Lega Nord, ALA e Scelta Civica che abbandonano l'aula al momento del voto, mentre i deputati di Fratelli d'Italia protestano contro il Governo esponendo cartelli con la scritta "Al voto ora!"[60]) e, successivamente, la fiducia al Senato della Repubblica con 169 voti favorevoli e 99 contrari (anche in questo caso Lega Nord e ALA abbandonano l'aula al momento del voto[61]).

Il 29 dicembre 2016 vengono nominati quarantuno tra viceministri e sottosegretari che completano la squadra di governo che in serata prestano giuramento nelle mani del presidente del Consiglio.

La notte dell'11 gennaio 2017, di ritorno da Parigi dalla sua prima visita ufficiale all'estero, Gentiloni viene colto da un lieve malore (rivelatosi poi essere un principio d'infarto) e sottoposto a un intervento di angioplastica al Policlinico Gemelli di Roma.[62][63]

Politiche sociali[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di febbraio 2017 vengono aggiornati dal governo i nuovi livelli essenziali di assistenza in collaborazione con il ministro Beatrice Lorenzin: un documento giuridico in cui una persona specifica quali azioni intraprendere per la propria salute se non è più in grado di prendere decisioni da soli a causa di malattia o incapacità. Con questa legge, la volontà vivente è diventata legale in Italia. La legge fornì anche il rifiuto di cure per la fine del vita. Il disegno di legge è stato duramente contrastato da molti politici cristiano-democratici e social conservatori di Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia, mentre era sostenuta da PD, Movimento 5 Stelle, Movimento Democratico e Progressista e Sinistra Italiana. La Chiesa cattolica, guidata da Papa Francesco, non ha presentato grandi obiezioni alla legge, affermando che occorreva trovare un equilibrio con la prevenzione del trattamento eccessivo o dell'ostinazione terapeutica.

Gentiloni con papa Francesco nel giugno 2017

Il 19 maggio 2017, il Consiglio dei ministri, su proposta del Primo Ministro Gentiloni e del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ha approvato una legge di decreto contenente misure urgenti di prevenzione dei vaccini che ha reintrodotto la vaccinazione obbligatoria, portando il numero di vaccini obbligatori da 4 a 12 e non permettendo a coloro che non sono stati vaccinati di frequentare la scuola.

Politiche del lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Il governo Gentiloni ha portato a termine alcune delle riforme avviate dal precedente governo Renzi, tra cui quella della Protezione civile. Vengono inoltre approvate le deleghe sulla riforma della scuola e sulla Legge Cirinnà. Il suo governo ha proposto e successivamente ottenuto l'abrogazione dei voucher, che furono introdotti dal governo Berlusconi ed estesi nell'utilizzo dal governo Monti, ed ha successivamente introdotto un reddito di inclusione per i cittadini meno abbienti, oltre al contributo dato per l'istituzione di una legge contro il cyberbullismo. Nel marzo 2018 il tasso di disoccupazione era di circa l'11%, inferiore agli anni precedenti, e la percentuale di giovani disoccupati era la più bassa dal 2011, pari al 31,7%. Questi dati sono stati considerati da molti come la prova di una robusta ripresa economica iniziata nel 2013, dopo la crisi finanziaria che ha colpito l'Italia nel 2011.

Immigrazione[modifica | modifica wikitesto]

Un grosso problema affrontato da Gentiloni, è stato l'alto livello di immigrazione clandestina verso l'Italia. Il 2 febbraio 2017 Gentiloni ha raggiunto un accordo a Roma con il presidente libico del Consiglio presidenziale Fayez al-Sarraj sull'arresto della migrazione. La Libia ha accettato di cercare di impedire ai migranti di partire per attraversare il MarMediterraneo. Il 9 febbraio, Gentiloni ha firmato un accordo analogo con il Presidente della Tunisia Beji Caid Essebsi, per prevenire la migrazione attraverso il Mediterraneo.

Durante la sua premiership, Gentiloni e il suo Ministro dell'Interno, Marco Minniti, hanno promosso politiche più rigorose in materia di immigrazione e pubblica sicurezza, per ridurre il numero di immigrati verso l'Italia e per contrastare la propaganda populista promossa dall'estrema destra della Lega Nord. Nel luglio 2017 il governo ha promosso il cosiddetto "Codice Minniti". Alcune ONG si sono rifiutate di firmare il nuovo codice di condotta; Medici Senza Frontiere è stato il primo ente benefico ad annunciare ufficialmente il suo "no" al codice, dicendo che non c'erano condizioni in cui firmare. Di fronte al crescente malcontento e al controllo da parte delle autorità italiane, libiche e dell'UE, MSF ha dovuto sospendere le proprie attività nel Mediterraneo. L'ONG tedesca Sea Watch ha detto che il codice era "in gran parte illegale" e "non salverà vite, ma avrà l'effetto opposto".

Gentiloni con il presidente francese Emmanuel Macron nel maggio 2017

Nel dicembre 2017, il Gentiloni ha annunciato la missione di mantenimento della pace che consiste nell'invio di 450 soldati in Niger, per aiutare le forze locali nella lotta contro i trafficanti di migranti e il terrorismo islamico. L'accordo è stato raggiunto insieme al presidente francese Emmanuel Macron, che ha dichiarato che le truppe francesi, che erano già nella zona, collaboreranno con quelle italiane.

Legge elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il rifiuto della riforma costituzionale, il Parlamento ha dovuto modificare la legge elettorale proposta dal governo Renzi; infatti il cosiddetto Italicum disciplinava solo l'elezione della Camera dei Deputati, e non quella del Senato, che, se approvata la riforma, sarebbe indirettamente eletta dai cittadini. Il PD ha proposto una nuova legge elettorale chiamata Rosatellum, dal nome del suo principale sostenitore Ettore Rosato, leader democratico alla Camera dei Deputati. La nuova legge elettorale è stata sostenuta dal PD e dal suo alleato di governo Alternativa Popolare, ma anche dai partiti di opposizione Forza Italia e Lega Nord.

Nonostante le numerose proteste del Movimento 5 Stelle e del Movimento Democratico e Progressista, che hanno accusato Renzi e Gentiloni di aver usato il voto di fiducia per approvare la legge,[ il 12 Settembre la legge elettorale è stata approvata dalla Camera dei deputati con 375 voti a favore e 215 contrari.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Viaggi internazionali del presidente Gentiloni

Paolo Gentiloni sostiene fortemente l'integrazione europea e un' Europa a più velocità. Durante la sua premiership, Gentiloni ha affrontato diverse situazioni di politica estera impegnative, come la crisi del debito europeo, la guerra civile in Libia, l'insurrezione dell'Islam in Medio Oriente.

Il 25 marzo 2017, in occasione dei 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma, accoglie in Campidoglio i 27 capi di governo dei paesi membri dell'Unione Europea insieme a Donald Tusk (Presidente del Consiglio Europeo), Joseph Muscat (Presidente di turno del Consiglio UE) e Virginia Raggi (sindaco di Roma)

Nell'aprile 2017 è stato invitato alla Casa Bianca dal presidente Trump, dove i due leader hanno discusso della grave crisi causata dalle guerre civili in Libia e Siria, le tensioni con la Russia di Vladimir Putin e il loro partenariato chiave contro il terrorismo islamico.

Paolo Gentiloni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel 2017

Come primo ministro, ha ospitato il 43o vertice del G7 a Taormina,in Sicilia. Questo vertice è stato il primo per lui e anche per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il primo ministro May e il presidente Macron.

Paolo Gentiloni con i leader del G7 del 2017 a Taormina, Sicilia

Mentre era in carica, Gentiloni ha costruito una serie di strette relazioni con i paesi arabi del Golfo Persico, basata in particolare su accordi commerciali riguardanti il petrolio e la produzione offshore di concessioni. Gentiloni visitò la penisola araba tre volte pensando alla sua premiership. Il 1º maggio 2017 si è recato in Kuwait, dove ha avuto incontri bilaterali con l'emiro Sabah al-Ahmad e il principe ereditario Nawaf Al-Ahmad; in seguito il premier visitò i soldati italiani di stanza in Kuwait come parte della coalizione anti-ISIL.

Nel maggio 2017, ha avuto un viaggio ufficiale in Cina per incontrare il presidente Xi Jinping e il primo ministro Li Keqiang, per discutere della One Belt One Road Initiative, una strategia di sviluppo proposta dai cinesi che si concentra sulla connettività e la cooperazione tra i paesi eurasiatici.

Il 16 e 17 maggio Paolo Gentiloni si è recato a Sochi, dove ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin. I due leader hanno sottolineato la loro speranza per un allentamento delle sanzioni internazionali contro la Russia e per una riapertura di un dialogo tra Russia e NATO. Hanno anche firmato sei accordi economici tra l'Eni italiano e il russo Rosneft.

Paolo Gentiloni con il presidente russo Vladimir Putin nel 2017

Il 20 settembre, il Primo Ministro Gentiloni ha parlato all'Assemblea generale delle Nazioni Unite durante il vertice annuale delle Nazioni Unite a New York. Gentiloni ha concentrato il suo discorso sul problema del cambiamento climatico, sull'affrontata della crisi dei migranti e sulla lotta contro il terrorismo islamico.

Conclusione della legislatura[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 dicembre 2017 Gentiloni sale al Palazzo del Quirinale in veste di presidente del consiglio uscente per far partire l'iter dello scioglimento delle Camere.[64]

A seguito delle dimissioni dall'incarico di ministro dell'Agricoltura di Maurizio Martina, assume ad interim la direzione del dicastero.[65]

A seguito anche del termine della XVII legislatura, come da prassi, il 24 marzo 2018 ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rimanendo comunque in carica per il disbrigo degli affari correnti fino al 1º giugno, giorno in cui gli succede Giuseppe Conte.[66]

Gentiloni rassegna le dimissioni al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Elezioni politiche 2018 ed nuova elezione a Deputato[modifica | modifica wikitesto]

In vista delle elezioni politiche italiane del 2018 (annunciate dopo lo scioglimento delle camere e previste per il 4 marzo 2018), il Presidente del Consiglio uscente si candida all'uninominale per la Camera dei deputati nel collegio Roma 1 ove viene rieletto deputato[67].

Elezioni primarie del Partito Democratico (2019)[modifica | modifica wikitesto]

Nelle primarie del 2019, Gentiloni ha deciso di sostenere Nicola Zingaretti per la segreteria del PD. Il 17 marzo 2019, su proposta di Zingaretti, viene eletto presidente del Partito Democratico dall'Assemblea nazionale.

Commissario dell'Unione Europea agli Affari Economici e Monetari (2019-2024)[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 settembre 2019, durante il primo Consiglio dei Ministri del Governo Conte II, viene formalizzata la sua candidatura come Commissario europeo spettante all'Italia alla Presidente designata Ursula von der Leyen. Il 10 settembre 2019, Ursula von der Leyen annuncia la nomina di Gentiloni a Commissario europeo per gli affari economici e monetari. E' il primo italiano a ricoprire tale carica. Entra in carica il 1°novembre successivo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Camera dei Deputati- Paolo Gentiloni Silveri, su Camera dei Deputati - Paolo Gentiloni Silveri. URL consultato il 23 luglio 2017.
  2. ^ Camera.it - XVII Legislatura - Deputati e Organi - Scheda deputato - GENTILONI SILVERI Paolo, su www.camera.it. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  3. ^ Andrea Borella (a cura di), Annuario della nobiltà italiana, parte II, Teglio, S.A.G.I., 2014, p. 913.
  4. ^ La scalata del conte Gentiloni da figlioccio di Rutelli agli Esteri, in ilGiornale.it. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  5. ^ Quel ministro rutelliano che era renziano prima ancora del premier, in La Stampa, 11 novembre 2014.
    «Casa Gentiloni è uno degli appartamenti del palazzo interamente di proprietà dei discendenti del famoso conte Ottorino Gentiloni Silverj, uomo di fiducia di Papa Pio X e promotore del «patto» con il quale i cattolici tornarono a votare nelle elezioni del 1913.».
  6. ^ a b La scalata del conte Gentiloni da figlioccio di Rutelli agli Esteri, in il Giornale. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  7. ^ Paolo Gentiloni Silveri, Governo Italiano.
  8. ^ a b Paolo Gentiloni, in Il Sole 24 ORE. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  9. ^ Gentiloni, premier 'verde' con il pallino delle Comunicazioni, su adnkronos.com. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  10. ^ Vip che tifano Juventus: i personaggi famosi con cuore bianconero, su nanopress.it. URL consultato il 9 gennaio 2018.
  11. ^ Biografia di Paolo Gentiloni, su sitiarcheologici.palazzochigi.it. URL consultato il 12 dicembre 2016.
  12. ^ Chi è Paolo Gentiloni, su Il Post, 11 dicembre 2016. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  13. ^ Paolo Gentiloni - Ultime notizie su Paolo Gentiloni - Argomenti del Sole 24 Ore, in Argomenti Argomenti del Sole 24 Ore. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  14. ^ Profilo sul sito web del Partito Democratico, su partitodemocratico.it (archiviato dall'url originale il 31 ottobre 2014).
  15. ^ Paolo Gentiloni, Il Sole 24 ORE, 24 febbraio 2016. URL consultato l'11 dicembre 2016 (archiviato il 30 agosto 2016).
  16. ^ News, su pubblicitaitalia.it (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2007).
  17. ^ Legge Gasparri, la Ue avvia la procedura d'infrazione - Politica - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  18. ^ Il dibattito pubblico tra Gentiloni e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, in un dibattito televisivo (nel programma Otto e mezzo di Giuliano Ferrara, sulla rete televisiva LA7, il 23 maggio 2006) fu comunque criticato da parte di Marco Travaglio su L'Unità:«[...] chi dovrebbe smantellare il Conflitto di interessi e il trust ne discute con il presidente dell'azienda che incarna il conflitto d'interessi e il trust.»Nei secoli Fidel, Marco Travaglio, rubrica Uliwood Party, l'Unità, 25 maggio 2006.
  19. ^ Tv, via libera alla riforma della Gasparri posizione dominante con il 45% degli spot - Politica - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  20. ^ Paolo Dimalio, L'incredibile storia di Europa7 e Rete4, in MediaWatch. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  21. ^ Il ddl Gentiloni di riforma delle tv. Una rete Rai e una Mediaset analogiche saranno trasferite sul digitale, su www.francoabruzzo.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  22. ^ Riforma televisiva: le linee guida di Gentiloni, su www.civile.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
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  67. ^ Nei collegi sfide senza big

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