Paolo Gentiloni

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Paolo Gentiloni Silveri
Paolo Gentiloni 2017.jpg

Presidente del Consiglio dei ministri
della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 12 dicembre 2016
Capo di Stato Sergio Mattarella
Predecessore Matteo Renzi

Ministro per gli affari regionali
(ad interim)
In carica
Inizio mandato 19 luglio 2017
Presidente Paolo Gentiloni
Predecessore Enrico Costa

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
Durata mandato 31 ottobre 2014 –
12 dicembre 2016
Presidente Matteo Renzi
Predecessore Federica Mogherini
Successore Angelino Alfano

Ministro delle comunicazioni
Durata mandato 17 maggio 2006 –
8 maggio 2008
Presidente Romano Prodi
Predecessore Mario Landolfi
Successore Claudio Scajola

Deputato della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 30 maggio 2001
Legislature XIV, XV, XVI, XVII
Gruppo
parlamentare
La Margherita (XIV)
L'Ulivo (XV)
Partito Democratico (XV, XVI, XVII)
Coalizione L'Ulivo (XIV)
L'Unione (XV)
PD-IdV (XVI)
Italia. Bene Comune (XVII)
Circoscrizione Lazio 1 (XV, XVI, XVII)
Piemonte 2 (XIV)
Incarichi parlamentari
  • Membro IX commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni) (XIV e XVI legislature);
  • Membro commissione sui servizi radiotelevisivi (XIV e XVI legislature);
  • Presidente Commissione di vigilanza RAI (XIV legislatura);
  • Membro III commissione (Affari esteri e comunitari) (XVII legislatura);
  • Membro Comitato permanente Africa e questioni globali (XVII legislatura);
  • Presidente sezione Italia-Stati Uniti dell'unione interparlamentare (XVII legislatura);
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Democratico (dal 2007)
La Margherita (2002-2007)
Tendenza politica Cristianesimo sociale
Liberalismo sociale
Progressismo
Titolo di studio Laurea in scienze politiche
Università Università "La Sapienza" di Roma
Professione Giornalista
Firma Firma di Paolo Gentiloni Silveri

Paolo Gentiloni Silveri[1] (Roma, 22 novembre 1954) è un politico italiano, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 12 dicembre 2016[2], ministro per gli affari regionali e le autonomie ad interim dal 19 luglio 2017.

Deputato dal 2001, dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008 Gentiloni è stato anche ministro delle comunicazioni nel Governo Prodi II e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale nel Governo Renzi dal 31 ottobre 2014 al 12 dicembre 2016.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia e studi[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Gentiloni è discendente della famiglia dei conti Gentiloni Silveri, nobili di Filottrano, Cingoli e Macerata[3][4], imparentati con Vincenzo Ottorino Gentiloni, noto per l'omonimo patto che all'inizio del Novecento segnò l'ingresso dei cattolici nella vita politica italiana[5].

Durante l'infanzia Gentiloni frequenta un istituto montessoriano e riceve un'educazione cattolica: fa anche da catechista insieme con Agnese Moro, figlia di Aldo. Passato al liceo Tasso a Roma, partecipa a una occupazione nel novembre 1970. A dicembre fugge di casa per partecipare a una manifestazione a Milano[6].

Dal 1990 è giornalista professionista.

È sposato con l'architetto Emanuela Mauro e non ha figli[7]. Parla correntemente inglese, francese e tedesco[8].

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Formazione politica nella sinistra extraparlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Entrato in contatto con il Movimento Studentesco di Mario Capanna, ma dopo la confluenza di questo in Democrazia Proletaria Gentiloni rimane nel Movimento Lavoratori per il Socialismo (MLS), gruppo maoista di cui è segretario regionale per il Lazio, sino alla sua unificazione con il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo[7].

Nella sinistra extraparlamentare incontra Ermete Realacci e Chicco Testa[6]. Grazie a Chicco Testa, Gentiloni ottiene nel 1984 la direzione della Nuova Ecologia, mensile di Legambiente, che mantiene fino al 1993[9].

Portavoce e membro della giunta Rutelli a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli otto anni di direzione de La Nuova Ecologia Gentiloni si lega a Francesco Rutelli, venendo allora incluso nel novero dei cosiddetti "Rutelli boys" assieme a Roberto Giachetti, Michele Anzaldi e Filippo Sensi. Dopo l'elezione di Rutelli nel 1993 a sindaco di Roma, ne diventa portavoce[10]. In seguito ricopre anche l'incarico di assessore al Giubileo del 2000 e al Turismo[11].

Deputato per La Margherita (2001-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Candidato alle elezioni politiche italiane del 2001, Gentiloni viene eletto deputato nelle liste di Democrazia è Libertà - La Margherita, di cui è stato uno dei fondatori[12]. Nella XIV legislatura è membro della IX commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni) e della commissione sui servizi radiotelevisivi. Dal 2005 al 2006 presiede inoltre la commissione di vigilanza Rai[13]. Responsabile della comunicazione de La Margherita, ha organizzato e curato campagne elettorali per lo stesso partito.

Ministro delle comunicazioni (2006-2008)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Prodi II.
Gentiloni nel 2006

Alle consultazioni politiche del 2006 Gentiloni è nuovamente eletto alla Camera dei deputati, dove ricopre, dal 2006 al 2008, l'incarico di Ministro delle comunicazioni all'interno del governo Prodi II. Gentiloni aveva fra le sue competenze la riforma del settore televisivo. Tale riforma aveva come scopo, secondo Gentiloni, l'adeguamento della cosiddetta Legge Gasparri alla normativa UE (direttiva "Televisione senza frontiere")[14], soprattutto circa i tetti alla pubblicità[15][16].

Il DDL "riforma Gentiloni" del 12 ottobre 2006[17], stabiliva l'esistenza di una posizione dominante laddove un soggetto superasse il 45% di raccolta pubblicitaria e aboliva il "sistema integrato di comunicazione" (SIC) introdotto dalla legge Gasparri. La legge abbassava inoltre la soglia pubblicitaria massima per le TV dal 18% al 16%, per favorire la redistribuzione, e prevedeva il trasferimento sul digitale di una rete ciascuna per RAI e Mediaset entro il 2009, liberando così frequenze e imponendone l'obbligo di vendita (vicenda Europa 7[18])[19][20][21]. Il DDL non verrà però approvato.

A maggio 2007 viene varato un secondo testo di riforma che riguarda soltanto la RAI (atto Senato n. 1588/2007)[22] Tra gli aspetti principali, la proprietà sarebbe dovuta passare dal Ministero dell'Economia a una Fondazione; si sarebbe inoltre avuta una separazione tra TV finanziata dal canone e TV finanziata dalla pubblicità, inoltre sarebbero cambiate le regole di nomina del consiglio di amministrazione[23][24][25]. La riforma tuttavia non sarà approvata.

Il settore sarà poi di nuovo riformato nel successivo governo Berlusconi IV con il "decreto Romani" (D.Lgs. n. 44/2010)[26].

Sempre nel 2007 Gentiloni diviene oggetto di critica per una proposta di regolamentazione della comunicazione su internet che nel primo testo avrebbe costretto gran parte dei siti internet a registrazioni e adempimenti amministrativi[27][28]; Il testo è stato poi considerato un errore da parte dello stesso Gentiloni[29].

Nel 2007 Gentiloni è tra i 45 membri del comitato promotore nazionale del Partito Democratico[30].

Deputato PD (dal 2008)[modifica | modifica wikitesto]

Ricandidato ed eletto deputato nella XVI legislatura, dal 2008 al 2013 Gentiloni è membro della IX commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni) e della commissione sui servizi radiotelevisivi.

Nel 2009 Gentiloni è poi nominato presidente del forum Ict dello stesso partito dal segretario Pier Luigi Bersani, in rappresentanza della mozione Franceschini[30].

In seguito Gentiloni è tra i primi big del PD a sostenere Matteo Renzi, partecipando ai convegni della Leopolda[31].

Il 5 dicembre 2012 Gentiloni annuncia via twitter la sua candidatura (sostenuto dai renziani) alle primarie del centrosinistra come sindaco di Roma;[32] lo slogan scelto è "Roma riparte da qui".[33] Alle votazioni per l'elezione del candidato sindaco si classifica al terzo posto con una percentuale di consensi intorno al 15%, preceduto da David Sassoli (27%) e da Ignazio Marino (55%).[34]

Alle elezioni politiche del 2013 è nuovamente eletto deputato per il PD. Nella XVII legislatura ricopre anche gli incarichi di membro della III commissione (Affari esteri e comunitari), del Comitato permanente Africa e questioni globali e di presidente della sezione Italia-Stati Uniti dell'unione interparlamentare.

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale (2014-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Renzi.
Il ministro Gentiloni con il segretario di Stato statunitense John Kerry

Il 31 ottobre 2014 Gentiloni è designato come nuovo ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale del governo Renzi[35], in sostituzione di Federica Mogherini, chiamata ad assumere la carica di Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea.

Fino a poco prima al momento della sua nomina, Gentiloni non era stato menzionato come un candidato negli ambienti politici.[36] Il premier Renzi aveva riferito di voler sostituire Mogherini con un'altra donna, per preservare la parità di genere nel suo gabinetto di 16 membri.[37] Inoltre, Gentiloni non era conosciuto come specialista nella diplomazia internazionale.[38] Matteo Renzi lo preferisce al viceministro Lapo Pistelli, che di lì a poco lascia la Farnesina e la politica.[38][39]

Gentiloni giura poi nelle mani del capo dello Stato Giorgio Napolitano il pomeriggio del giorno stesso della nomina[40] ed effettua il passaggio di consegne alla Farnesina il 1º novembre 2014[41].

Da ministro degli esteri Gentiloni ha cercato di tracciare una via intermedia per l'Italia nello scenario di crisi multiple che la circonda, dalle guerre in Libia e Siria alle tensioni con la Russia. Gentiloni ha mostrato una forte vicinanza all'omologo statunitense John Kerry e mantenuto aperto un canale di dialogo con il russo Sergej Lavrov. In sede europea, l'Italia di Gentiloni è stata tra gli stati membri più riluttanti alla stipula e ai periodici rinnovi delle sanzioni alla Russia di Putin per l'occupazione della Crimea e la guerra in Donbass, e ha spesso sottolineato la necessità di solidarietà degli altri stati membri con l'Italia per la gestione della crisi migratoria - arrivando a proporre nuovi patti politici come quello europeo con la Turchia di Erdogan con altri paesi della sponda sud mediterranea[42].

In Libia Gentiloni è stato tra i principali sponsor di Fayez al-Sarraj come premier di conciliazione nazionale, pur con periodiche aperture all'uomo forte di Bengasi, Khalifa Haftar, sostenuto dall'Egitto. Il sostegno alla lotta delle forze libiche contro l'ISIS[43] lo ha fatto definire da questi ultimi come "ministro dell'Italia crociata"[44][45]. La sua posizione sulla Siria è rimasta più sfumata e in linea con i partner europei[46].

Il ministro Gentiloni con il presidente iraniano Hassan Rouhani

Come ministro degli Esteri, Gentiloni ha dovuto confrontarsi con il rapimento, nel gennaio 2015, di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli negoziando il rilascio delle due dietro pagamento di un riscatto dopo che erano state tenute in ostaggio da alcuni terroristi siriani per 168 giorni.

Gentiloni ha cercato, senza successo, di tenere una linea di fermezza con l'Egitto in seguito all'omicidio di Giulio Regeni, crisi diplomatica culminata con il richiamo dell'ambasciatore italiano a Il Cairo (poi trasferito a Bruxelles). Anche con l'India la Farnesina di Gentiloni ha cercato di mantenere una linea di fermezza riguardo alla vicenda dei marò; il suo primo atto ufficiale è stato infatti quello di contattare i due sottufficiali di marina coinvolti nella crisi diplomatica tra India e Italia, assicurando in seguito al Parlamento una "rapida soluzione" della questione[47].

Gentiloni è stato inoltre il primo ministro europeo a recarsi a Cuba dopo l'accordo con gli Stati Uniti[48], e ha visitato l'Iran poco prima e subito dopo lo storico accordo sul nucleare[42].

Durante il suo mandato da ministro degli esteri sono più che triplicati i valori relativi alle licenze all'esportazione di armamenti, passando da meno di 2,9 miliardi di euro nel 2014 a oltre 8,2 miliardi di euro nel 2015, una cifra record dal dopoguerra. Tra questi primeggiano i programmi di cooperazione intergovernativa. Nel 2015 il MAECI non ha negato alcuna licenza di esportazione di armamenti. Dal 2014, inoltre, la relazione alle Camere sull'argomento non menziona i paesi destinatari finali di tali armamenti, rendendone difficile il controllo di legalità[49]. Varie fonti hanno denunciato l'invio di oltre 5.000 bombe all'Arabia Saudita, parte belligerante della guerra in Yemen[50][51] così come di 3.600 fucili Benelli inviati alle forze militari dell'Egitto del presidente al-Sisi[52].

Il 21 marzo 2015 Paolo Gentiloni con il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, senza consultare deputati, senatori o farne parola in Parlamento, firma il Trattato di Caen con la Francia (per la quale erano presenti il Ministro degli Esteri Laurent Fabius e della Difesa Jean-Yves Le Drian), che stipula la cessione di trecentoquaranta chilometri quadrati di mare italiano, tra Sardegna, Liguria e arcipelago toscano, al governo d'oltralpe. Dopo aver ratificato l'accordo, il 13 gennaio 2016 il governo francese sequestra il peschereccio "Mina" che, senza che i pescatori ne fossero a conoscenza, si trovava da quel momento in poi in acque territoriali francesi. Il peschereccio, portato sotto sequestro nel porto di Nizza da parte della Gendarmerie Maritime, viene riportato in Italia sotto pagamento di ottomila euro. Il Ministro Gentiloni decide di non intervenire nella questione diplomatica.[53]

Il trattato deve ancora essere ratificato dal Parlamento italiano e il 16 marzo 2016 il deputato della Camera Mauro Pili (Unidos-Gruppo Misto) deposita una denuncia presso la Procura di Roma.

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Gentiloni.
Paolo Gentiloni con l'ex premier Matteo Renzi durante la cerimonia di insediamento

Il 5 dicembre 2016, a seguito del risultato del referendum costituzionale, il premier Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni[54], formalizzate il 7 dicembre[55]. Dopo le consultazioni dei giorni successivi, l'11 dicembre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incarica Gentiloni di formare un nuovo governo, incarico che il ministro degli esteri accetta con riserva[56][57].

A seguito delle consultazioni con i vari partiti, il giorno successivo, nel pomeriggio, il presidente del Consiglio incaricato scioglie positivamente la riserva e accetta l'incarico, comunicando la lista dei ministri e prestando giuramento nelle mani del presidente della Repubblica alle ore 20[58].

Tra il 13 e il 14 dicembre, il governo ottiene la fiducia alla Camera dei deputati con 368 voti favorevoli e 105 i contrari (con Movimento 5 Stelle, Lega Nord, ALA e Scelta Civica che abbandonano l'aula al momento del voto, mentre i deputati di Fratelli d'Italia protestano contro il Governo esponendo cartelli con la scritta "Al voto ora!"[59]) e, successivamente, la fiducia al Senato della Repubblica con 169 voti favorevoli e 99 contrari (anche in questo caso Lega Nord e ALA abbandonano l'aula al momento del voto[60]).

Il 29 dicembre 2016 vengono nominati quarantuno tra viceministri e sottosegretari che completano la squadra di governo che in serata prestano giuramento nelle mani del presidente del Consiglio.

La notte dell'11 gennaio 2017, di ritorno da Parigi dalla sua prima visita all'estero da Premier, viene colto da un lieve malore e sottoposto a un intervento di angioplastica, perfettamente riuscito, al Policlinico Gemelli di Roma.[61]

Il 25 marzo 2017, in occasione dei 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma, accoglie a Roma, in Campidoglio, insieme a Donald Tusk (Presidente del Consiglio Europeo), Joseph Muscat (Presidente di turno dell'UE) e Virginia Raggi (Sindaco di Roma), i 27 leader dell'Unione Europea.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Gentiloni con il presidente russo Vladimir Putin nel 2017
Paolo Gentiloni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel 2017

Il governo Gentiloni ha portato a termine alcune delle riforme avviate dal precedente governo Renzi, tra cui la riforma della Protezione civile. Nel mese di febbraio 2017 vengono aggiornati dal governo i nuovi Livelli essenziali di assistenza in collaborazione con il ministro Beatrice Lorenzin. Vengono inoltre approvate le varie deleghe sulla riforma della scuola e sulla Legge Cirinnà. Il suo governo ha proposto e successivamente ottenuto l'abrogazione dei voucher, che furono introdotti dal precedente governo Renzi ed ha successivamente introdotto un reddito di inclusione per i cittadini meno abbienti, oltre al contributo dato per l'istituzione di una legge contro il cyberbullismo.

Sin dall'inizio del suo governo, il premier Gentiloni, in collaborazione con il ministro Marco Minniti ha provveduto a ridurre l'arrivo dei flussi migratori provenienti dall'Africa settentrionale, stringendo vari accordi come quello con il Presidente libico Fayez al-Sarraj.

Il 19 luglio 2017, assume ad interim, la carica di Ministro per i Rapporti con le Regioni, a seguito delle dimissioni di Enrico Costa.[62]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Gentiloni con i leader del G7 del 2017 a Taormina, Sicilia

Gentiloni, in qualità di Presidente del Consiglio, ha avuto diversi incontri con il governo inglese, con l'obbiettivo di far mantenere ai cittadini italiani residenti nel Regno Unito gli stessi diritti anche in seguito alla Brexit. Ha inoltre incontrato numerosi leader stranieri, tra cui il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente statunitense Donald Trump. In quanto presidente di turno del G7 ha presieduto la riunione con i vari leader stranieri al vertice che si è tenuto a Taormina il 26 e il 27 maggio 2017.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Camera dei Deputati- Paolo Gentiloni Silveri, su Camera dei Deputati - Paolo Gentiloni Silveri. URL consultato il 23 luglio 2017.
  2. ^ Camera.it - XVII Legislatura - Deputati e Organi - Scheda deputato - GENTILONI SILVERI Paolo, su www.camera.it. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  3. ^ Andrea Borella (a cura di), Annuario della nobiltà italiana, parte II, Teglio, S.A.G.I., 2014, p. 913.
  4. ^ La scalata del conte Gentiloni da figlioccio di Rutelli agli Esteri, in ilGiornale.it. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  5. ^ Quel ministro rutelliano che era renziano prima ancora del premier, in La Stampa, 11 novembre 2014.
    «Casa Gentiloni è uno degli appartamenti del palazzo interamente di proprietà dei discendenti del famoso conte Ottorino Gentiloni Silverj, uomo di fiducia di Papa Pio X e promotore del «patto» col quale i cattolici tornarono a votare nelle elezioni del 1913.».
  6. ^ a b La scalata del conte Gentiloni da figlioccio di Rutelli agli Esteri, in il Giornale. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  7. ^ a b Paolo Gentiloni, in Il Sole 24 ORE. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  8. ^ Gentiloni, premier 'verde' con il pallino delle Comunicazioni, adnkronos.com. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  9. ^ Biografia di Paolo Gentiloni, sitiarcheologici.palazzochigi.it. URL consultato il 12 dicembre 2016.
  10. ^ Chi è Paolo Gentiloni, su Il Post, 11 dicembre 2016. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  11. ^ Paolo Gentiloni - Ultime notizie su Paolo Gentiloni - Argomenti del Sole 24 Ore, in Argomenti Argomenti del Sole 24 Ore. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  12. ^ Profilo sul sito web del Partito Democratico, partitodemocratico.it.
  13. ^ Paolo Gentiloni, Il Sole 24 ORE, 24 febbraio 2016. URL consultato l'11 dicembre 2016 (archiviato il 30 agosto 2016).
  14. ^ News, pubblicitaitalia.it.
  15. ^ Legge Gasparri, la Ue avvia la procedura d'infrazione - Politica - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  16. ^ Il dibattito pubblico tra Gentiloni e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, in un dibattito televisivo (nel programma Otto e mezzo di Giuliano Ferrara, sulla rete televisiva LA7, il 23 maggio 2006) fu comunque criticato da parte di Marco Travaglio su L'Unità:«[...] chi dovrebbe smantellare il Conflitto di interessi e il trust ne discute col presidente dell'azienda che incarna il conflitto d'interessi e il trust.»Nei secoli Fidel, Marco Travaglio, rubrica Uliwood Party, l'Unità, 25 maggio 2006.
  17. ^ Tv, via libera alla riforma della Gasparri posizione dominante con il 45% degli spot - Politica - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  18. ^ Paolo Dimalio, L'incredibile storia di Europa7 e Rete4, in MediaWatch. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  19. ^ Il ddl Gentiloni di riforma delle tv. Una rete Rai e una Mediaset analogiche saranno trasferite sul digitale, su www.francoabruzzo.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  20. ^ Riforma televisiva: le linee guida di Gentiloni, su www.civile.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  21. ^ Vincenzo Franceschelli, Convergenza. La «convergenza» nelle telecomunicazioni e il diritto d'autore nella società dell'informazione, Giuffrè Editore, 1º gennaio 2009, pp. 73-74, ISBN 978-88-14-14501-8. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  22. ^ Senato (PDF), senato.it.
  23. ^ Sì del Cdm alla riforma della Rai Una fondazione guiderà la tv pubblica - Politica - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  24. ^ diritto rai, dirittoditutti.giuffre.it.
  25. ^ Il “ddl Gentiloni” di riforma della Rai (1588/2007)., su www.francoabruzzo.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  26. ^ Fabio Bassan e Emilio Tosi, Diritto degli audiovisivi, Giuffrè Editore, 1º gennaio 2012, p. 45, ISBN 978-88-14-17308-0. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  27. ^ Gentiloni: la carta dei diritti di internet e l’asta per il WiMax, su Webnews. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  28. ^ A che punto sono le “leggi” di internet?, in Apogeo Editore. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  29. ^ Ddl editoria, Gentiloni ammette "Un errore la registrazione dei siti" - Scienza & Tecnologia - Repubblica.it, su www.repubblica.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  30. ^ a b Thomas Mackinson, Governo, dopo Matteo l’incendiario il pompiere Gentiloni. L'unico nome comune tra Franceschini, Bersani e Renzi, il Fatto Quotidiano, 11 dicembre 2016. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  31. ^ Affari Italiani
  32. ^ Campidoglio, Gentiloni su Twitter: «Mi candido alle primarie», in Il Messaggero.it, 5 dicembre 2012. URL consultato il 31 ottobre 2014.
  33. ^ Redazione, Primarie, Gentiloni presenta il programma: "Roma riparte da qui", su RomaToday, 21 marzo 2013. URL consultato il 16 febbraio 2017.
  34. ^ Carlo Musilli, Primarie Pd, a Roma stravince Marino, secondo Sassoli, terzo Gentiloni, in firstonline.info, 8 aprile 2013. URL consultato il 31 ottobre 2014.
  35. ^ Gentiloni giura al Quirinale, è il nuovo ministro degli Esteri: "Governo dev'essere all'altezza", in Repubblica.it, 31 ottobre 2014. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  36. ^ Paolo Gentiloni è il nuovo ministro degli Esteri. Prende il posto della Mogherini, su Il Fatto Quotidiano, 31 ottobre 2014. URL consultato il 7 febbraio 2017.
  37. ^ Renzi vuole un'altra donna al ministero. In pole Bellanova e la dg di Confindustria, in ilGiornale.it. URL consultato il 7 febbraio 2017.
  38. ^ a b Niente da fare per Pistelli, Renzi s'inventa Gentiloni agli Esteri | Info cooperazione, su www.info-cooperazione.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  39. ^ Lapo Pistelli, il viceministro degli Esteri si dimette. Farà il vicepresidente dell'Eni, su Il Fatto Quotidiano, 15 giugno 2015. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  40. ^ Gentiloni giura al Quirinale, è il nuovo ministro degli Esteri: "Governo dev'essere all'altezza", in Repubblica.it, 31 ottobre 2014. URL consultato il 31 ottobre 2014.
  41. ^ Paolo Gentiloni alla Farnesina: passaggio di consegne, tgcom24.mediaset.it.
  42. ^ a b TP24
  43. ^ Durante un'intervista nel febbraio 2015 in merito alla crisi legata al gruppo terroristico islamista dello Stato Islamico ha dichiarato che «... se necessario, l'Italia sarà pronta a combattere in Libia contro l'Isis, perché non possiamo accettare che a poche ore di navigazione dall'Italia ci sia una minaccia terroristica attiva». Dallo Stato islamico è stato definito "Ministro degli Esteri dell'Italia crociata". Bandiera Isis a Roma? Siamo pronti a combattere in Libia: il Ministro degli Esteri suona la carica, infiltrato.it, 14 febbraio 2015.
  44. ^ L’Isis contro Gentiloni: «È un ministro crociato», in Il Sole 24 ORE. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  45. ^ «Gentiloni ministro crociato» L'Isis dichiara guerra all'Italia, in ilGiornale.it. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  46. ^ Per esempio, avvertendo il Cremlino che "sulle macerie di Aleppo non si costruisce la pace in Siria".
  47. ^ Marò, Gentiloni: «Soluzione rapida», lettera43.it, 20 novembre 2014.
  48. ^ Gentiloni incontra Raul Castro a Cuba Il presidente cubano esprime «grande amicizia» e il ministro lo invita in Italia, lastampa.it.
  49. ^ UniMondo
  50. ^ UniMondo Rete Disarmo
  51. ^ OPAL
  52. ^ UniMondo OPAL
  53. ^ http://www.difesaonline.it/geopolitica/tempi-venturi/litalia-cede-acque-territoriali-alla-francia
  54. ^ Piera Matteucci, Referendum, vince il No. Renzi si dimette: "Ho perso io, la poltrona che salta è la mia", su la Repubblica, 4 dicembre 2016. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  55. ^ Cinzia Arena, Crisi di governo. Renzi si è dimesso. Al via le consultazioni, su Avvenire, 7 dicembre 2016. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  56. ^ Presidenza della Repubblica Italiana, Il Presidente Mattarella ha conferito l'incarico all'onorevole Paolo Gentiloni, su Sito Ufficiale della Presidenza della Repubblica, 11 dicembre 2016. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  57. ^ Filmato audio Presidenza della Repubblica Italiana, Comunicazione del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Zampetti, su YouTube, 11 dicembre 2016. URL consultato l'11 dicembre 2016.
  58. ^ Presidenza della Repubblica Italiana, Il Presidente Mattarella ha ricevuto il Presidente del Consiglio Gentiloni, su Sito Ufficiale della Presidenza della Repubblica, 12 dicembre 2016. URL consultato il 12 dicembre 2016.
  59. ^ Katia Riccardi, Governo, Gentiloni ha la fiducia della Camera, in la Repubblica, 13 dicembre 2016. URL consultato il 14 dicembre 2016.
  60. ^ Governo Gentiloni, fiducia al Senato con 169 "sì". Come Renzi alla "prima" a Palazzo Madama, in Repubblica.it, 14 dicembre 2016. URL consultato il 14 dicembre 2016.
  61. ^ Redazione Online, Gentiloni, malore al rientro da Parigi: ricoverato al Gemelli per intervento, su Corriere della Sera, 11 gennaio 2017. URL consultato il 12 gennaio 2017.
  62. ^ Governo: il ministro Costa si è dimesso, ansa.it, 19 luglio 2017. URL consultato il 19 luglio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Successore Flag of prime minister of Italy.svg
Matteo Renzi dal 12 dicembre 2016 in carica
Predecessore Ministro per gli affari regionali
(ad interim)
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Enrico Costa dal 19 luglio 2017 in carica
Predecessore Ministro degli affari esteri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Federica Mogherini 31 ottobre 2014 – 12 dicembre 2016 Angelino Alfano
Predecessore Ministro delle comunicazioni Successore Emblem of Italy.svg
Mario Landolfi 17 maggio 2006 – 8 maggio 2008 accorpamento allo Sviluppo economico
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