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Carlo Azeglio Ciampi

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Carlo Azeglio Ciampi
Ciampi ritratto.jpg

10º Presidente della Repubblica Italiana
Durata mandato 18 maggio 1999 –
15 maggio 2006
Predecessore Oscar Luigi Scalfaro
Successore Giorgio Napolitano

Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana
Durata mandato 28 aprile 1993 –
10 maggio 1994
Capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro
Predecessore Giuliano Amato
Successore Silvio Berlusconi

Ministro dell'interno
(ad interim)
Durata mandato 19 aprile 1994 –
10 maggio 1994
Presidente Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Nicola Mancino
Successore Roberto Maroni

Ministro del tesoro
Durata mandato 17 maggio 1996 –
31 dicembre 1997
Presidente Romano Prodi
Predecessore Lamberto Dini
Successore Dicastero accorpato

Ministro del bilancio e della programmazione economica
Durata mandato 17 maggio 1996 –
31 dicembre 1997
Presidente Romano Prodi
Predecessore Mario Arcelli
Successore Dicastero accorpato

Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
Durata mandato 1º gennaio 1998 –
14 maggio 1999
Presidente Romano Prodi
Massimo D'Alema
Predecessore Carlo Azeglio Ciampi (Tesoro; bilancio e programmazione economica)
Successore Giuliano Amato

Governatore della Banca d'Italia
Durata mandato 8 ottobre 1979 –
29 aprile 1993
Predecessore Paolo Baffi
Successore Antonio Fazio

Dati generali
Partito politico Partito d'Azione (1943–1947)
Indipendente (1947-2016)[1]
Alma mater Normale di Pisa
sen. Carlo Azeglio Ciampi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Livorno
Data nascita 9 dicembre 1920
Luogo morte Roma
Data morte 16 settembre 2016 (95 anni)
Titolo di studio Lauree in Lettere e Giurisprudenza[2]
Professione Economista, politico
Legislatura XV, XVI, XVII
Gruppo Per le Autonomie - PSI - MAIE[3]
Senatore a vita
Investitura Senatore di diritto
Data 15 maggio 2006
Pagina istituzionale

Carlo Azeglio Ciampi (Livorno, 9 dicembre 1920Roma, 16 settembre 2016[4]) è stato un economista, banchiere e politico italiano, decimo presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006.

È stato governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dei ministri (1993-1994), Ministro del tesoro e del bilancio e della programmazione economica (1996-1997), quindi Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (1998-1999). Primo presidente del Consiglio e primo capo dello Stato non parlamentare nella storia della Repubblica, Ciampi fu anche il secondo presidente della Repubblica eletto dopo essere stato governatore della Banca d'Italia, preceduto da Luigi Einaudi nel 1948. È stato anche governatore onorario della Banca d'Italia.

Dopo una militanza giovanile nel Partito d'Azione, Ciampi non ha più aderito ad alcun partito.[1][5] Come Capo dello Stato ha conferito l'incarico a tre Presidenti del Consiglio: Massimo D'Alema (del quale ha respinto le dimissioni di cortesia presentate nel 1999), Giuliano Amato (2000-2001) e Silvio Berlusconi (2001-2006); ha nominato cinque senatori a vita: Rita Levi-Montalcini nel 2001, Emilio Colombo nel 2003, Mario Luzi nel 2004, Giorgio Napolitano e Sergio Pininfarina nel 2005; ha infine nominato cinque Giudici della Corte costituzionale: nel 2000 Giovanni Maria Flick, nel 2004 Franco Gallo e nel 2005 Sabino Cassese, Maria Rita Saulle e Giuseppe Tesauro.

In quanto presidente emerito della Repubblica, è stato senatore di diritto e a vita.

Biografia

Figlio di Pietro Ciampi e di Maria Masino, quest'ultima nata a Pisa da famiglia di Cuneo,[6] frequentò l'Istituto San Francesco Saverio, retto dai Gesuiti, dalla terza elementare al liceo. Saltò la quinta elementare e la terza liceo per gli ottimi voti conseguiti nelle classi precedenti.

Dopo la maturità, concorse alla Scuola normale superiore di Pisa per un posto nel corso di laurea in lettere: nella prova scritta di italiano del concorso trattò di Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro e nella prova orale fu esaminato da Giovanni Gentile; superò il concorso classificandosi undicesimo insieme con Scevola Mariotti.

Durante il suo percorso di studi, compì diversi soggiorni all'estero, in particolare all'Università di Lipsia. Conseguì la laurea in lettere nel 1941, discutendo una tesi in filologia classica e letteratura greca intitolata Favorino d'Arelate e la consolazione Περὶ φυγῆς[7] (relatore Augusto Mancini) alla Normale, dove aveva frequentato, rimanendone affascinato, le lezioni del filosofo Guido Calogero[8] e dove aveva conosciuto anche Franca Pilla, futura moglie. Fu chiamato alle armi nello stesso anno con il grado di sottotenente nel corpo automobilistico e inviato in Albania.

Durante la Resistenza

Quando fu siglato l'armistizio dell'8 settembre 1943, Ciampi, che si trovava in Italia con un permesso, rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e si rifugiò a Scanno, in Abruzzo, dove trovò il suo maestro Guido Calogero, condannato al confino per le sue idee antifasciste, esponente di primo piano del pensiero liberalsocialista e vicino al Partito d'Azione. Il 24 marzo 1944 Ciampi, con un gruppo di una sessantina di persone, fra cui lo stesso Calogero, altri antifascisti, prigionieri sfuggiti alla Wehrmacht e con l'aiuto della guida locale Alberto Pietrorazio,[9] partendo da Sulmona si mise in marcia per raggiungere gli Alleati, attraversando il massiccio della Majella.

Si trattava di un viaggio difficile e pericoloso, in mezzo alla neve e a temperature molto basse, lungo un percorso che toccava Campo di Giove e attraversava le linee tedesche passando per il Guado di Coccia:

« Si progredisce molto lentamente in alcuni punti, dovendo camminare quasi a quattro gambe perché i soli piedi non fanno presa (specie io che non ho i chiodi)

(...) Qualcuno comincia a scoppiare, cerco di aiutare insieme ad un altro un prigioniero che non ce la fa più: avvertiamo Alberto, ma questo dice che non può rallentare la marcia in quanto che si deve giungere al Guado di Coccia prima dell'alba, pena la sicurezza della spedizione (...) Alle quattro ormai del 25 marzo siamo al Guado[10] »

L'itinerario, passando per Taranta Peligna, condusse infine i sopravvissuti a Casoli. Il gruppo, che perse una decina di componenti, stremati dal freddo e dalla fatica, incontrò per primo i patrioti della Brigata Maiella.[11] Ciampi riuscì quindi ad arrivare a Bari, dove consegnò a Tommaso Fiore il testo manoscritto del «catechismo liberalsocialista del Partito d'Azione» datogli da Calogero, si arruolò nel rifondato esercito italiano e si iscrisse al Partito d'Azione.

Il diario personale sulla traversata fu donato da Ciampi stesso al liceo scientifico di Sulmona, in occasione della sua visita a Sulmona per l'inaugurazione de "Il sentiero della libertà".[12]

Banca d'Italia

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Banca d'Italia.

Nel 1946 sposò Franca Pilla (nata il 19 dicembre 1920), conseguì una seconda laurea, in giurisprudenza, presso l'Università di Pisa e partecipò al concorso che lo fece entrare come impiegato in Banca d'Italia, dove rimarrà per 47 anni (14 da governatore), dopo aver abbandonato l'insegnamento, che era, per sua stessa ammissione, la vera grande passione.[13]

Dopo la laurea in Lettere aveva infatti ottenuto una cattedra di Lettere Italiane e Latine al Liceo Classico "Niccolini e Guerrazzi" di Livorno, dove sono ancora conservati i documenti che attestano il suo passaggio dalla Scuola alla Banca d'Italia. Nello stesso anno s'iscrisse anche alla CGIL e ne conservò la tessera fino al 1980. Nel 1960 fu chiamato all'amministrazione centrale della Banca. Nel 1973 diventò segretario generale, vice direttore generale nel 1976 e direttore generale nel 1978.

Nell'ottobre del 1979 fu nominato governatore della Banca d'Italia e presidente dell'Ufficio italiano dei cambi nel pieno della bufera che aveva travolto l'istituzione dopo il crack Sindona, l'incriminazione del governatore Paolo Baffi e l'arresto del vice direttore Mario Sarcinelli (ambedue poi scagionati da ogni accusa). Ciampi ha dichiarato che «Appena nominato governatore andai a rendere omaggio al Capo dello Stato e dissi chiaramente che se Mario Sarcinelli avesse dovuto lasciare la Banca d'Italia, mi dovevano considerare dimissionario»[14].

Ricoprì l'incarico fino al 1993. Ricevette, l'11 dicembre 1991, laurea honoris causa in economia e commercio dall'Università degli Studi di Pavia.

Incarichi di governo

Presidente del Consiglio

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Ciampi.

Nel 1992 e nel 1993 si verificò una grave crisi della politica italiana, conseguenza dello scandalo di Tangentopoli e della relativa inchiesta giudiziaria (Mani Pulite): la notizia di gravi fatti di corruzione portò a perdite di consenso dei partiti tradizionali che, fino ad allora avevano esercitato un ruolo predominante nella politica italiana,ed alla fine della cosiddetta prima repubblica con conseguente inizio della seconda. Al fine di garantire stabilità al Paese e traghettarlo verso le successive elezione il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro incaricò Ciampi di formare un nuovo governo.

Dall'aprile 1993 al maggio 1994 l'ex-governatore della Banca d'Italia fu quindi il presidente del Consiglio di un governo tecnico di transizione, il primo presidente del Consiglio non parlamentare della storia della Repubblica. Non mancarono in tal senso anche polemiche, che, sebbene minoritarie, vedevano una carenza di rappresentatività popolare negli organi costituzionali, non avendo egli mai ricoperto cariche elettive. Il governo per tutta la sua durata si sarebbe retto su una eterogenea maggioranza trasversale comprendente DC, PDS, PSI, PRI, PLI, PSDI e Verdi.

Durante il suo mandato come Presidente del Consiglio lo statista di Livorno dovette far fronte ad una situazione interna molto travagliata dovuta alla stagione degli attentati mafiosi, in particolare quelli in via dei Georgofili (27 maggio 1993), di via Palestro (27 luglio 1993) e i due contemporanei a San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano (28 luglio 1993), tanto da dichiarare anni dopo che durante la notte del 28 luglio ebbe paura di un colpo di stato[15]. Nonostante tale situazione, nel marzo 1993, il ministro di grazia e giustizia del governo Ciampi Giovanni Conso, ereditato dal precedente governo Amato, non rinnovò il 41 bis a 140 mafiosi sottoposti a carcere duro (che infatti decadde nel novembre 1993). Conso - interrogato sulle motivazioni di tale provvedimento - avrebbe affermato in seguito: «Fu una scelta personale, non la comunicai a nessuno. La decisione non era un'offerta di tregua o per aprire una trattativa. Cercavo solo di fermare altre stragi»[5][6]. Ciampi, convocato dalla commissione Antimafia e dalla Procura di Palermo, si dichiarò totalmente estraneo alla decisione: «Non venni avvertito né prima né dopo quella mancata proroga. Non so nemmeno dare una spiegazione per la condotta del ministro della Giustizia Conso che, con la mancata proroga di tali decreti, certamente andava in netta contrapposizione con le linee guida del governo da me presieduto in tema di lotta alla mafia».

In campo economico Ciampi introdusse il sistema della concertazione a partire dagli anni novanta, specie dopo gli accordi interconfederali del 1993, contribuendo in maniera significativa al risanamento dell'economia nazionale. La cosiddetta politica dei redditi che ne derivò permise di abbattere il tasso di inflazione e, indirettamente, i tassi d'interesse.

Nel giugno 1994 fu chiamato a ricoprire la carica di vicepresidente della Banca dei Regolamenti Internazionali,[16] ruolo che detenne fino al maggio 1996.

Nei governi Prodi e D'Alema

In seguito fu ministro del tesoro (dall'aprile 1996 al maggio 1999) nei governi Prodi I e D'Alema I. In questo periodo, la sua opera fu caratterizzata dalla riduzione del debito pubblico italiano in vista degli obblighi imposti dal trattato di Maastricht, per garantire l'accesso dell'Italia alla moneta unica europea. Avviò il processo di privatizzazione delle Poste italiane.

In questo periodo Ciampi fu uno dei fautori del risanamento almeno parziale dei conti pubblici italiani (governo Prodi I), permettendo all'Italia seppure con molti sacrifici, di far rientrare prima la lira nello SME e poi di aderire nel 1998 al primo gruppo di paesi che fondarono la moneta unica europea, l'Euro ed entrare così nell'Unione economica e monetaria dell'Unione europea pur non rispettando pienamente i cosiddetti parametri di Maastricht con deroga da parte dell'Unione europea.

Durante la scelta dei soggetti per la faccia nazionale delle nuove monete italiane tramite una votazione telefonica avvenuta l'8 febbraio 1998 durante la trasmissione televisiva Domenica In[17], nella quale vennero presentati i soggetti da votare, Ciampi decise che la moneta da 1 euro dovesse recare il disegno dell'Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci.[18] L'opera di Leonardo è infatti altamente simbolica poiché rappresenta il Rinascimento focalizzato sull'uomo come misura di tutte le cose. Come in seguito Ciampi stesso osservò, questa rappresenta la "moneta al servizio dell'Uomo" invece dell'Uomo al servizio del denaro.

È autore di alcuni libri, tra i quali si ricordano: Considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993, finito di stampare nel 1994; Sfida alla disoccupazione: promuovere la competitività europea e Un metodo per governare, entrambi del 1996.

Presidente della Repubblica

Il presidente Ciampi durante il messaggio per la Festa del Tricolore del 2003.

La sua candidatura venne avanzata da un vasto schieramento parlamentare e in particolare dall'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema che ottenne, durante le trattative, il benestare dell'opposizione di centro-destra, anche se Ciampi, che non era iscritto ad alcun partito, era molto vicino all'Ulivo. Considerato come figura fondamentale per l'adozione dell'euro e come uno dei ministri più popolari del governo godette anche dell'appoggio del mondo economico e finanziario oltre che della stima dei dirigenti dell'Unione europea.

Il 13 maggio 1999 venne eletto alla prima votazione, con una larga maggioranza (707 voti su 1010), decimo presidente della Repubblica. In questa veste, egli cercò di trasmettere agli italiani quel patriottico sentimento nazionale che deriva dalle imprese del Risorgimento e della Resistenza e che si manifesta nell'Inno di Mameli e nella bandiera tricolore.

Ciampi fu un presidente che, come avvenuto con Sandro Pertini, ebbe sempre un alto indice di gradimento popolare nei sondaggi fatti dai vari Istituti italiani, con una media oscillante tra il 70 e l'80% (il minimo si registrò con il 67% nel nord-est del Paese), rimanendo sempre, perciò, una delle figure nelle quali gli italiani riponevano la loro fiducia e che rafforzava, con la sua figura istituzionale, lo stesso ruolo del presidente della Repubblica.

Uno degli atti da ricordare effettuati da Ciampi nella sua nuova veste di capo di stato è stata la reintroduzione, dopo più di un decennio, della parata delle forze armate nel cerimoniale della Festa della Repubblica Italiana nel 2000[19].

Come Pertini, anche Ciampi assistette a una finale calcistica dell'Italia; infatti il 2 luglio 2000 come Capo dello Stato era presente allo Stadio De Kuip di Rotterdam nella finale di Euro 2000 persa dagli azzurri ai supplementari per 2-1 contro la Francia. Ricevette, nel 2005, il premio Carlo Magno dalla città tedesca di Aquisgrana per il suo impegno volto a garantire l'idea di Europa unita e pacifica;[20] sempre nel 2005, ricevette honoris causa il David di Donatello per la sua volontà di rilanciare il cinema italiano.

Carlo Azeglio Ciampi nel 2002 alla parata del 2 giugno

In un intervento al Parlamento europeo fu vivacemente contestato da alcuni europarlamentari della Lega Nord, tra cui Mario Borghezio, scontenti per l'ingresso dell'Italia nella Moneta comune europea, l'Euro, citato nel discorso del Presidente della Repubblica. Durante il settennato Ciampi e sua moglie hanno posto la loro residenza presso il palazzo del Quirinale.

Sempre nel 2002, Ciampi telefonò a Giulio Andreotti per esprimergli sostegno e solidarietà rispetto alle accuse di mafia e dell'omicidio di Mino Pecorelli rivoltegli dai magistrati di Palermo e Perugia.[21][22]

La consorte del Presidente, come raramente era accaduto in passato, fu spesso presente agli incontri che il marito ebbe in Italia e all'estero; "donna Franca", come è stata chiamata, fece alcune dichiarazioni "fuori dal protocollo": fecero discutere le sue esternazioni riguardo alla "TV deficiente", alla bontà e all'affetto dei napoletani ("La gente del sud è più buona e intelligente"). Da più parti a Ciampi fu chiesto di rimanere capo dello Stato per un secondo mandato ma, per addotte ragioni anagrafiche e di opportunità istituzionale, decise di escludere l'ipotesi di un Ciampi bis al Quirinale. Sia il centro destra, sia il centro sinistra, lo ringraziarono per il suo operato super partes e come garante istituzionale.

Il 10 febbraio 2006 aprì, come da protocollo, i Giochi olimpici invernali di Torino 2006. Il 3 maggio dello stesso anno, con una nota ufficiale dal Quirinale, Ciampi confermò la sua indisponibilità a un settennato-bis: i motivi che lo spinsero a quella decisione furono l'età avanzata e la convinzione che "il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato".[23]

Nomine presidenziali

Carlo Azeglio Ciampi con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush nel 2005

Governi

Giudici della Corte costituzionale:

Senatori a vita

Senatore a vita

Napolitano subentra al presidente Ciampi

Ciampi si dimise da presidente della Repubblica il 15 maggio 2006, stesso giorno in cui il suo successore (nominato da Ciampi senatore a vita pochi mesi prima) Giorgio Napolitano prestò giuramento. Il suo primo atto da senatore a vita fu quello di votare la fiducia al secondo governo Prodi,[24] esprimendosi favorevolmente riguardo al nuovo esecutivo. Ciò provocò l'accesa reazione, manifestata durante la votazione con fischi e grida, di numerosi esponenti della Casa delle Libertà.

Un mese dopo le sue dimissioni Ciampi annunciò che avrebbe votato no al referendum confermativo sulle riforme istituzionali, motivando questa scelta in coerenza con il suo costante impegno a difesa della Costituzione: tale posizione fu criticata dal centro destra e apprezzata dal centro sinistra dalla componente dei costituzionalisti che a esso si ispira. Dal 2007, pur non avendo mai accettato di aderirvi ufficialmente, è considerato vicino al Partito Democratico che lo ha nominato componente di diritto del Coordinamento Nazionale, come membro onorario[1][5][25].

Designato presidente del comitato organizzativo delle manifestazioni per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia nel 2011, fu costretto a dimettersi dall'incarico nell'aprile 2010 per un peggioramento delle sue condizioni fisiche dovuto all'età e per la scarsa collaborazione ottenuta dalle forze politiche. A succedergli nell'incarico fu Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio. Il 31 dicembre 2012, nonostante le precarie condizioni di salute, rese omaggio alla camera ardente di Rita Levi Montalcini, da lui nominata senatrice a vita.

Nel maggio 2013 il suo nome è stato incluso dalla Procura di Palermo nel novero dei centottanta testimoni (tra i quali anche Giorgio NapolitanoPietro GrassoGiuliano Amato e Giovanni Conso) chiamati a deporre nell'ambito del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

Dal 24 giugno 2013, data del decesso di Emilio Colombo, è stato il più anziano senatore in carica[26]. Il 22 agosto 2013 fu reso noto che il presidente emerito Ciampi era stato ricoverato in una clinica privata di Bolzano per essere sottoposto a un intervento di artroprotesi all'anca il cui esito fu positivo.[27] L'11 luglio 2014, mentre si trovava in vacanza a Siusi, fu vittima di un'embolia polmonare, con conseguente ricovero d'urgenza in ospedale a Bolzano.[28] Venne dimesso dall'ospedale e fece rientro a Roma il 18 agosto 2014, a seguito del miglioramento delle sue condizioni di salute.[29]

Si è spento il 16 settembre 2016, all'età di 95 anni, in una clinica romana.[30]

I funerali si sono svolti il 19 settembre in forma privata alla chiesa di San Saturnino, nel quartiere Trieste di Roma, dove Ciampi viveva con la moglie Franca. La Presidenza del Consiglio ha proclamato una giornata di lutto nazionale. La salma ha quindi fatto rientro a Livorno ed è stata tumulata nella cappella di famiglia all'interno del cimitero della Misericordia.

Presunta affiliazione massonica

Nel 1993 il settimanale Famiglia Cristiana sostenne in un articolo la tesi secondo la quale l'allora governatore della Banca d'Italia avrebbe fatto parte della loggia massonica Hermes di Livorno, legata al Rito Filosofico Italiano, a sua volta legato al Grande Oriente d'Italia[31]. La notizia venne poi smentita dal diretto interessato.[31]

La presunta affiliazione massonica di Ciampi venne poi ripresa nel 1998 in un articolo del quotidiano Il Messaggero curato dallo storico Aldo Alessandro Mola contenente un elenco di iscritti a logge massoniche, successivamente rettificato[31]. Nel 1999 l'allora senatore Luigi Manconi e alcuni articoli del quotidiano La Stampa, parlarono nuovamente di una presunta affiliazione di Ciampi alla massoneria[31], che venne nuovamente smentita da Ciampi con una lettera a Marcello Sorgi, all'epoca direttore del giornale, nella quale annunciava anche la sua intenzione di sporgere querela nei confronti de La Stampa[31][32]. Anche il Gran maestro del Grande Oriente d'Italia Virgilio Gaito in una intervista pubblicata nello stesso periodo dal quotidiano Il Tempo escluse che Ciampi avesse mai fatto parte della massoneria[33].

Opere

  • Scritti e conferenze di Carlo Azeglio Ciampi, 6 voll., s.l., Banca d'Italia, 1983-1993
  • Sfida alla disoccupazione. Rafforzare la competitività europea, a cura di, Roma-Bari, Laterza, 1996. ISBN 88-420-5092-X
  • Mercati finanziari in evoluzione: riflessi per il governo della moneta e del credito, Un. Bocconi, Milano, dicembre 1989
  • Un metodo per governare, Bologna, Il mulino, 1996. ISBN 88-15-05228-3
  • Viaggio in Italia. Discorsi e interventi del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 6 voll., Roma, a cura dell'Ufficio stampa e informazione della Presidenza della Repubblica, 2003-2006
  • Dall'Europa all'euro, dall'euro all'Europa, Roma, Treves, 2004. ISBN 88-8463-001-0
  • Dalla crisi al risanamento, Roma, Treves, 2004. ISBN 88-8463-016-9
  • Dizionario della Democrazia, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2005. ISBN 88-215-5544-5
  • La libertà delle minoranze religiose, Bologna, Il mulino, 2009. ISBN 978-88-15-13148-5
  • Da Livorno al Quirinale. Storia di un italiano, di Arrigo Levi - Ciampi C. Azeglio, Bologna, Il mulino, 2010. ISBN 978-88-15-13793-7
  • Non è il paese che sognavo. Taccuino laico per i 150 anni dell'Unità d'Italia, colloquio con Alberto Orioli, Il Saggiatore, 2010
  • Favorino d'Arelate la consolazione Περὶ φυγῆς, ristampa anastatica a cura di Franco Montanari, introduzione di Salvatore Settis, Editore Scuola Normale superiore di Pisa, 2011 ISBN ISBN 978-88-7642-411-3
  • A un giovane italiano, di Ciampi C. Azeglio, edito da RCS libri, 2012 ISBN 978-88-17-05676-2

Onorificenze

Onorificenze italiane

Nella sua qualità di Presidente della Repubblica italiana è stato, dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006:

Capo dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
Capo dell'Ordine militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine militare d'Italia
Capo dell'Ordine al merito del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine al merito del lavoro
Capo dell'Ordine della stella della solidarietà italiana - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine della stella della solidarietà italiana
Capo dell'Ordine di Vittorio Veneto - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine di Vittorio Veneto

Onorificenze straniere

Collare dell'Ordine del liberatore San Martín (Argentina) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del liberatore San Martín (Argentina)
— 2001[34]
Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— 2002
Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Stara Planina (Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine della Stara Planina (Bulgaria)
— 2005[35]
Cavaliere di Gran Croce del Grand'Ordine del Re Tomislavo (Croazia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Grand'Ordine del Re Tomislavo (Croazia)
«Per l'eccezionale contributo alla promozione dell'amicizia e della cooperazione allo sviluppo tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica italiana.»
— Zagabria
— 19 ottobre 2001[36][37]
Collare dell'Ordine della Croce della Terra Mariana (Estonia) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine della Croce della Terra Mariana (Estonia)
— 2004
Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— 1985
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia)
— 2001[38]
Commendatore di Gran Croce con Collare dell'Ordine delle Tre Stelle (Lettonia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di Gran Croce con Collare dell'Ordine delle Tre Stelle (Lettonia)
Compagno d'Onore Onorario con Collare dell'Ordine Nazionale al Merito (Malta) - nastrino per uniforme ordinaria Compagno d'Onore Onorario con Collare dell'Ordine Nazionale al Merito (Malta)
— 20 gennaio 2004
Membro Onorario del Xirka Ġieħ ir-Repubblika (Malta) - nastrino per uniforme ordinaria Membro Onorario del Xirka Ġieħ ir-Repubblika (Malta)
— 19 maggio 2005
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo (Monaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo (Monaco)
— 13 dicembre 2005[39]
Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia)
— 2001[40]
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Polonia)
— 10 marzo 2000
Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine dell'Infante Dom Henrique (Portogallo)
— 22 febbraio 2002
Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)
— 16 ottobre 2000[41][42]
Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine della Stella di Romania (Romania)
— 2003[43]
Cavaliere di Collare dell'Ordine Piano (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Collare dell'Ordine Piano (Santa Sede)
— [44][45][46]
Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia)
— 2002
Balì di Gran Croce di Onore e Devozione del Sacro Militare Ordine di Malta (SMOM) - nastrino per uniforme ordinaria Balì di Gran Croce di Onore e Devozione del Sacro Militare Ordine di Malta (SMOM)
Gran Croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica)
— 2002[47]
Gran Cordone dell'Ordine del 7 novembre 1987 (Tunisia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine del 7 novembre 1987 (Tunisia)
— 2001[48]
Gran Croce con Collare dell'Ordine al Merito della Repubblica ungherese (Ungheria) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce con Collare dell'Ordine al Merito della Repubblica ungherese (Ungheria)
— 2002[49]

Riconoscimenti

Note

  1. ^ a b c Marzio Breda, «Pd avvilente ma eviti scissioni. Sì a Bersani, vero rifondatore», Corriere della Sera, 15 luglio 2009. URL consultato il 9 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il ).
    «La mia ultima tessera [...] è stata quella del Partito d'azione, e altre non ne ho mai più volute. Una fedeltà di coscienza».
  2. ^ Il presidente Carlo Azeglio Ciampi su camera.it
  3. ^ Fonte: http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Attsen/00000594.htm
  4. ^ È morto Carlo Azeglio Ciampi, su Repubblica.it, 16 settembre 2016. URL consultato il 16 settembre 2016.
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  7. ^ La tesi è stata ripubblicata dalla Normale di Pisa nel 2011, con ristampa anastatica curata da Franco Montanari e con introduzione di Salvatore Settis (ISBN 978-88-7642-411-3)
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Bibliografia

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  • Rosario Forlenza, La Repubblica del Presidente. Gli anni di Carlo Azeglio Ciampi 1999-2006 (brossura), 1ª ed., Reggio Emilia, Diabasis, aprile 2011, p. 168, ISBN 978-88-8103-747-6.
  • Sabino Cassese, Le virtù di un italiano, in “Nuova Antologia”, n. 2258, aprile-giugno 2011, pp. 16-17.

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