Alcide De Gasperi

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Alcide De Gasperi
Alcide de Gasperi 2.jpg

Italia Presidente del Consiglio dei Ministri
Durata mandato 10 dicembre 1945 –
19 agosto 1953
Capo di Stato Enrico De Nicola
Luigi Einaudi
Monarca Umberto II (Luogotenente e poi Re)[1]
Predecessore Ferruccio Parri
Successore Giuseppe Pella

Italia Capo provvisorio dello Stato ad interim
Durata mandato 18 giugno 1946[2] –
28 giugno 1946
Predecessore Umberto II (come Re d'Italia)
Successore Enrico De Nicola (dal 1948 primo Presidente della Repubblica Italiana)

Italia Ministro degli affari esteri
Durata mandato 12 dicembre 1944 –
18 ottobre 1946
26 luglio 1951 - 17 agosto 1953
Presidente Ivanoe Bonomi
Ferruccio Parri
Alcide De Gasperi
Predecessore Ivanoe Bonomi
Carlo Sforza
Successore Pietro Nenni
Giuseppe Pella

Italia Ministro dell'interno
Durata mandato 10 luglio 1946 –
2 febbraio 1947
Presidente Alcide De Gasperi
Predecessore Giuseppe Romita
Successore Mario Scelba

Unione europea Presidente dell'Assemblea comune europea
Durata mandato 1º gennaio 1954 –
19 agosto 1954
Predecessore Paul-Henri Spaak
Successore Giuseppe Pella

Austria-Ungheria Membro dell'Abgeordnetenhaus
Legislature XXI, XXII
Gruppo parlamentare Tirolese di lingua italiana (frazione popolare)
Circoscrizione Contea del Tirolo
Collegio Val di Fiemme

Dati generali
Partito politico Partito Popolare Trentino (1911-1919)
Partito Popolare Italiano (1919-1926)
Democrazia Cristiana (1942-1954)
Tendenza politica Cristiano-democratico
Titolo di studio Laurea in filologia
Alma mater Università di Innsbruck
Università di Vienna
Professione Giornalista, politico
on. Alcide De Gasperi
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Pieve Tesino,
Austria-Ungheria Austria-Ungheria
Data nascita 3 aprile 1881
Luogo morte Borgo Valsugana,
Italia Italia
Data morte 19 agosto 1954
Titolo di studio Laurea in lettere e filosofia
Partito Partito Popolare Italiano (XXVI-XXVII),
Democrazia Cristiana (AC-II)
Legislatura XXVI, XXVII, Costituente, I, II
Gruppo Popolare (XXVI-XXVII), Democratico Cristiano (AC-II)
Circoscrizione Trentino-Alto Adige
Collegio Trento, CUN
Incarichi parlamentari
  • Componente della I Commissione (Affari Interni) - I, II legislatura
  • Componente della II Commissione (Affari Esterni) - I legislatura
  • Componente della rappresentanza della Camera all'assemblea della Comunità europea del carbone e dell'acciaio - II legislatura
Pagina istituzionale
« Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. »
(Alcide De Gasperi[3])

Alcide Amedeo Francesco[4] De Gasperi, o più propriamente Degasperi[5] (pronuncia[?·info]; Pieve Tesino, 3 aprile 1881Borgo Valsugana, 19 agosto 1954), è stato un politico italiano.

Figlio primogenito di Amedeo di Sardagna, maresciallo maggiore della gendarmeria locale tirolese, e di Maria Morandini. Ebbe due fratelli, Mario, seminarista morto nel 1906, ed Augusto, ed una sorella.[6]

Nato in Trentino, allora parte dell'Impero austro-ungarico, è stato membro della Camera dei Deputati Austriaca per il collegio uninominale della Val di Fiemme nella Contea del Tirolo, poi esponente del Partito Popolare Italiano e fondatore della Democrazia Cristiana con il suo scritto Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana, è stato l'ultimo presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia e il primo della Repubblica Italiana.

Viene oggi considerato come uno dei padri della Repubblica Italiana e, insieme al francese Robert Schuman, al tedesco Konrad Adenauer e all'italiano Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell'Unione europea. La Chiesa cattolica lo venera come servo di Dio ed è in corso la causa di beatificazione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo austroungarico[modifica | modifica wikitesto]

Italiano di lingua (sapeva esprimersi perfettamente anche in tedesco), De Gasperi nacque e si formò nell'allora Tirolo Italiano o Welschtirol, ovvero Trentino, regione che all'epoca era parte dell'Impero austro-ungarico. Si iscrisse nell'anno scolastico 1896/1897 all'Imperial Regio Ginnasio superiore di Trento, dimostrandosi studente capace soprattutto in latino, greco, italiano, lingua tedesca e propedeutica filosofica. Ottiene la laurea in Filologia presso l'Università di Vienna. Fin da giovanissimo partecipò ad attività politiche d'ispirazione cristiano-sociale: nel periodo degli studi universitari, a Vienna e a Innsbruck (capitale della Contea del Tirolo), fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti trentini, che miravano a ottenere un'università in lingua italiana per le minoranze italofone del Tirolo e dell'impero. Dopo la rivolta degli studenti di lingua tedesca, dovette scontare per queste sue attività anche qualche giorno di reclusione a Innsbruck.

Dopo la laurea entrò a far parte della redazione del giornale Il Trentino[7] e in breve tempo assunse la carica di direttore, scrisse una serie di articoli con cui difendeva l'autonomia culturale del Trentino a fronte del Tirolo tedesco, ma non mise mai in discussione l'appartenenza di tutto il Tirolo all'Impero austro-ungarico.

Nelle elezioni del Parlamento austriaco del 13 e 20 giugno 1911 venne eletto tra le file dei Popolari: nel suo collegio elettorale di Fiemme-Fassa-Primiero-Civezzano, di 4275 elettori, ottenne ben 3116 voti. Il 27 aprile 1914 ottenne anche un seggio nella Dieta Tirolese di Innsbruck. Anche il suo impegno di Parlamentare fu legato alla difesa dell'autonomia delle popolazioni trentine. La sua attività propagandistica finì con l'essere tenacemente avversata dagli organi polizieschi in seguito al precipitare degli eventi internazionali: l'attentato di Sarajevo che determinò lo scoppio della prima guerra mondiale e soprattutto l'adesione dell'Italia alla Triplice intesa.

Inizialmente De Gasperi sperò che l'Italia entrasse in guerra a fianco dell'Austria-Ungheria e della Germania sulla base della Triplice alleanza. Quando ciò non avvenne, s'impegnò perché fosse almeno mantenuta la neutralità italiana, poi sapeva dell'opinione popolare trentina legata alla casa d'Asburgo. In questo modo la politica di De Gasperi era in aspro contrasto con quella di Cesare Battisti, interventista in chiave anti-asburgica, che in quello stesso anno si recò a Roma.

Prova della sua posizione di lealtà nei confronti dell'Austria è la dichiarazione resa a Roma nel settembre del 1914 all'ambasciatore asburgico, Barone Karl von Macchio, che se si fosse tenuto un plebiscito, il 90% dei trentini avrebbe votato per l'Austria-Ungheria.[8]

Durante il periodo in cui il Parlamento di Vienna rimase inoperoso (dal 25 luglio 1914 al 30 maggio 1917), De Gasperi si dedicò soprattutto ai profughi di guerra. A tal fine venne nominato delegato per l'Austria Superiore e per la Boemia occidentale del Segretariato per i profughi e rifugiati. Anche dopo la riapertura del Parlamento continuò a occuparsi del tema, tanto che presentò e fece approvare una legge per regolare il trattamento loro riservato.

Alla luce delle forti repressioni operate dalle autorità asburgiche, le sue posizioni in merito alla questione nazionale trentina cambiarono e si fece fautore del diritto all'autodeterminazione dei popoli: nel maggio 1918, quando ormai l'impero austro-ungarico stava crollando, fu tra i promotori di un documento comune sottoscritto dalle rappresentanze dei polacchi, dei cechi, degli slovacchi, dei rumeni, degli sloveni, dei croati e dei serbi. Il successivo 24 ottobre partecipò alla formazione del Fascio nazionale, comprendente popolari liberali trentini e liberali giuliani e adriatici.

Dal primo dopoguerra al fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1919 aderì al Partito Popolare Italiano promosso da don Luigi Sturzo; solo nel 1921 venne eletto deputato a Roma, in quanto il Trentino fino a quell'epoca era stato sottoposto a regime commissariale.

Nel 1922 si sposa con Francesca Romani (1894-1998) nella chiesa arcipretale di Borgo Valsugana. Nasceranno quattro figlie, una delle quali entrerà in monastero. Nello stesso anno il 16 novembre a seguito del discorso del bivacco votò la fiducia al governo Mussolini.

Al tempo delle dimissioni di Don Sturzo da segretario del PPI De Gasperi era capogruppo alla Camera. Il 20 maggio 1924 assunse la segreteria del Partito popolare, carica che manterrà fino al 14 dicembre 1925.

Dopo l'iniziale sostegno del suo partito nella prima parte del governo Mussolini, tanto che nel 1923 i popolari cercarono inizialmente di trovare un compromesso sulla legge Acerbo,[9] De Gasperi tenne un discorso alla Camera dei Deputati il 15 luglio 1923 esplicando il suo atteggiamento verso quella legge.[10][11] Successivamente si oppose all'avvento del fascismo finché, isolato dal regime, fu arrestato alla stazione di Firenze l'11 marzo 1927, insieme alla moglie, mentre si stava recando in treno a Trieste. Al processo che seguì venne condannato a 4 anni di carcere e a una forte multa.

Dopo la scarcerazione, alla fine del luglio 1928, venne continuamente sorvegliato dalla polizia e dovette trascorrere un periodo di grandi difficoltà economiche e isolamento sia morale che politico. Senza un impiego stabile, provò a presentare domanda presso la Biblioteca Apostolica Vaticana nell'autunno 1928, contando sull'interessamento del vescovo di Trento, mons. Celestino Endrici, e di alcuni amici ex popolari. Lo stesso capo bibliotecario Igino Giordani si adoperò presso padre Tacchi Venturi affinché i pedinamenti della polizia terminassero[12][13]. L'assunzione - come collaboratore soprannumerario - venne il 3 aprile 1929, quindi dopo la firma dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929). De Gasperi fu impiegato al catalogo degli stampati.[14]

In quella sede passò lunghi anni di studio e di osservazione degli avvenimenti politici italiani e internazionali, nonché di approfondimento della storia del partito cristiano del Centro in Germania e delle teorie economiche e sociali maturate in seno alle varie correnti della cultura cattolica europea.

In questo periodo De Gasperi scrisse articoli regolari su una rivista vaticana chiamata "L'Illustrazione Vaticana" e mostrò un evidente coinvolgimento nella lotta tra cattolicesimo e comunismo anche a scapito della perspicacia delle sue valutazioni sul Nazismo tedesco. In particolare giustificò l'annessione dell'Austria al Reich criticando il "processo di scristianizzazione" portato avanti a suo dire dal Partito Socialdemocratico austriaco e appoggiò le posizioni della chiesa tedesca nel 1937 favorevoli al Nazismo in opposizione ai comunisti tedeschi[15].

Nel 1942-43, durante la Seconda guerra mondiale, compose, insieme ad altri, l'opuscolo Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana in cui esprimeva le idee alla base del futuro partito della Democrazia Cristiana di cui sarebbe stato cofondatore.

Una volta liberato il sud Italia a opera delle forze anglo-americane, entrò a far parte in rappresentanza della Democrazia Cristiana (DC) nel Comitato di Liberazione Nazionale. Durante il governo guidato da Ivanoe Bonomi fu ministro senza portafoglio, mentre dal dicembre del 1944 al dicembre del 1945 venne nominato ministro degli esteri.[16] Nello stesso anno fonda il Centro Nazionale Sportivo Libertas.

Nella Repubblica italiana[modifica | modifica wikitesto]

De Gasperi con Nilo Piccoli (1951)

Nel 1945 fu nominato presidente del Consiglio dei Ministri, l'ultimo del Regno d'Italia. Durante tale governo fu proclamata la Repubblica e perciò fu anche il primo capo di governo dell'Italia repubblicana, e guidò un governo di unità nazionale, che durò fino al 1947 allorquando il Presidente degli Stati Uniti Harry Truman ordinò l'espulsione dei partiti socialcomunisti dai governi dell'Europa Occidentale.

La fine della monarchia e le trattative per la pace[modifica | modifica wikitesto]

Da ricordare che dall'esilio di Umberto II il 13 giugno del 1946, allorché il consiglio dei ministri da lui presieduto aveva proceduto alla proclamazione della repubblica prima che la Corte di cassazione ratificasse i risultati definitivi del referendum del 2 e 3 giugno, alla sua carica fu connessa la funzione accessoria di capo provvisorio dello Stato: in quelle ore si ebbe il drammatico scambio di battute con Falcone Lucifero, in cui De Gasperi affermò: «O lei verrà a trovare me a Regina Coeli, o io verrò a trovare lei»[17]. I poteri accessori della Presidenza del Consiglio ebbero termine contestualmente all'elezione di Enrico De Nicola come Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno da parte dell'Assemblea Costituente.[18]

Il 10 agosto 1946 intervenne a Parigi alla Conferenza di pace, dove ebbe modo di contestare, attraverso un elegante e impeccabile discorso, le dure condizioni inflitte all'Italia dalla Conferenza.

« Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me [...] »
(Alcide De Gasperi, Parigi 1946)

Nel gennaio 1947 ebbe luogo la celebre missione di De Gasperi negli Stati Uniti, nel corso della quale lo statista conseguì un importante successo politico con l'ottenere dalle autorità americane un prestito Eximbank di 100 milioni di dollari. L'apertura di un dialogo costruttivo tra i due paesi conferì a De Gasperi la motivazione e il sostegno necessari ad attuare l'ambizioso disegno di un nuovo governo senza le sinistre e con l'apporto di un gruppo di "tecnici" guidati da Luigi Einaudi. La formazione del quarto gabinetto De Gasperi contribuirà a ripristinare la credibilità dell'azione di governo, consentendo l'adozione della strategia antinflazionistica nota come "linea Einaudi".[19].

Nell'occasione fu il terzo italiano a essere onorato di una ticker-tape parade dalla città di New York, e sarà l'unico a ripeterne l'esperienza, nel 1951.

Le elezioni del 18 aprile[modifica | modifica wikitesto]

De Gasperi, temendo molto lo spettro dell'Unione Sovietica, voleva limitare l'ingerenza dei comunisti ma, differentemente da altri, al tempo stesso auspicava che tutto ciò fosse fatto con mezzi parlamentari e non con l'uso della forza come aveva fatto precedentemente il fascismo.

Le elezioni del 18 aprile del 1948 furono tra le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC e il Fronte popolare, composto da socialisti e comunisti. De Gasperi riuscì a guidare la DC a uno storico successo, ottenendo il 48% dei consensi (il risultato più alto che qualsiasi partito abbia mai raggiunto in Italia) e fu nominato Presidente del primo Consiglio dei ministri dell'Italia repubblicana. Gli italiani avevano dimostrato che era possibile tenere a bada il comunismo utilizzando mezzi non violenti come le elezioni.

Sul risultato elettorale del 1948 pesò anche l’influenza delle vicende internazionali ed in particolare il colpo di stato in Cecoslovacchia, ad opera di un partito comunista minoritario, che spaventò l’opinione pubblica italiana. Così come la più o meno velata minaccia americana di escludere l’Italia dagli aiuti del piano Marshall qualora le urne avessero sancito la vittoria del fronte di sinistra. Gli Alleati, inoltre, offrirono a De Gasperi la promessa del ritorno di Trieste all'Italia, mentre contemporaneamente dagli USA arrivavano lettere di italo-americani che esortavano i propri connazionali a non votare per i comunisti, esaltando la ricchezza ed il benessere che regnano negli Stati Uniti. A ciò va aggiunto il diretto impegno in favore della DC da parte della chiesa cattolica[20].

Dopo il voto la tensione non si smorzò, ma anzi si arrivò sull'orlo della guerra civile vera e propria quando, in luglio, il leader comunista Togliatti subì un attentato. Venne proclamato lo sciopero generale e in tutte le piazze italiane i dimostranti si scontrano con le forze dell’ordine. Il buonsenso dei dirigenti comunisti e l’invito alla calma dello stesso Togliatti evitarono il peggio, ma da questo momento in poi il PCI accettò in pieno la logica della guerra fredda, incentrando la propria politica sulla opposizione durissima su temi quali la partecipazione al Patto Atlantico (che nasce nel 1949) e il dislocamento in Italia delle basi NATO[20].

Con una tale maggioranza inoltre, la DC era in grado di governare da sola, ma De Gasperi sollecitò invece la collaborazione di laici liberali, socialdemocratici e repubblicani. Secondo Montanelli, «De Gasperi li aveva imbarcati nel suo ministero appunto per sottrarre il suo partito al pericolo di diventare vassallo della Chiesa e per sottrarre la Chiesa alla tentazione di servirsi del partito per governare l'Italia come una parrocchia»[21].

Al governo[modifica | modifica wikitesto]

In un'Italia oberata dal ricordo di vent'anni di dittatura fascista e spaventosamente logorata dalla Seconda guerra mondiale, De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di pace con le nazioni vincitrici, che porteranno alla firma del Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate, riuscendo a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare (che con il tempo sarebbero state superate andando a decadere), ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto-Adige (riguardo il quale lo statista trentino firmerà anche il famoso Accordo De Gasperi-Gruber) e la Valle d'Aosta. Cercò inoltre di risolvere a vantaggio dell'Italia la questione della sovranità dell'Istria e di Trieste, ove però ebbe meno successo dovendo accettare la perdita della prima in favore della neonata Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia guidata da Tito e l'istituzione del Territorio libero di Trieste soggetto all'autorità anglo-americana nella seconda. Finanziò una rivista, Terza generazione, il cui scopo era di unire i giovani di là dai partiti e superare la divisione tra fascisti e antifascisti.

Sempre in politica estera concluse importanti accordi con le potenze occidentali per finanziare la ricostruzione e il riassetto dell'economia italiana. Rimase sempre un convinto fautore di una politica filo-americana pur rimanendo sempre molto critico verso la NATO a cui avrebbe preferito l'Italia non partecipasse in favore piuttosto di un patto di difesa comune europeo. Vanno quindi soprattutto ricordate le sue profonde convinzioni sulla necessità di un'integrazione europea ed i suoi molti sforzi (affiancato e coadiuvato dai ministri Carlo Sforza ed Altiero Spinelli) nella costruzione di quella che con il tempo diverrà progressivamente l'Unione Europea e che si concretizzarono a livello economico nella fondazione della CECA con il Trattato di Parigi e nella firma del Trattato di Bruxelles per quanto riguardava una difesa comune da cui nacque l'Unione Europea Occidentale.

Con l'entrata, tra il 1949 e il 1953, della sinistra di Unità Socialista nei governi De Gasperi V, De Gasperi VI e De Gasperi VII si aprì la lunga stagione riformista democristiana[22] di cui il l'Italia, appena uscita dalla guerra, necessitava: al fine di avviare la ricostruzione del paese devastato dal conflitto, e con l'obiettivo di contribuire alla soluzione del problema degli alloggi a basso costo, venne varato (con la legge 28 febbraio 1949, n.43) il cosiddetto Piano Fanfani, dal nome dell'allora ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale Amintore Fanfani, riguardante la costruzione di 300.000 abitazioni popolari molte delle quali furono completate in pochissimo tempo nelle principali città italiane mostrando numerosi nuovi tipi di edilizia residenziale pubblica, spesso progettati da urbanisti e architetti di fama (ad esempio, il comprensorio del Tuscolano a Roma, a cui lavorarono, tra gli altri, Mario De RenziAdalberto LiberaSaverio Muratori)[10]; al fine di eliminare progressivamente il divario storico ed economico fra il Nord ed il Sud dell'Italia nacque (con legge 10 agosto 1950 n. 64) la Cassa per il Mezzogiorno per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico del meridione d'Italia (i cui risultati, con il tempo, furono la realizzazione, tra le altre cose, di 16.000 km di collegamenti stradali, 23.000 km di acquedotti, 40.000 km di reti elettriche, 1.600 scuole e 160 ospedali); venne varata, grazie ai fondi del Piano Marshall, una riforma agraria detta Legge Stralcio (legge n. 841 del 21 ottobre 1950), da alcuni studiosi ritenuta la più importante riforma dell'intero secondo dopoguerra[4], che sancì l'esproprio coatto delle terre ai grandi latifondisti e la sua distribuzione ai braccianti agricoli di modo da rendendoli de facto piccoli imprenditori non più sottomessi al grande latifondista e facendo nascere successivamente forme di collaborazione come le cooperative agricole che, programmando le produzioni e centralizzando la vendita dei prodotti, diedero all'agricoltura quel carattere imprenditoriale che era venuto meno con la divisione delle terre; con la Legge Vanoni (legge 11 gennaio 1951, n. 25), dal nome del Ministro delle finanze promotore Ezio Vanoni, venne riformato profondamente il sistema tributario italiano introducendo l'obbligo della dichiarazione dei redditi rendendo attuabile il principio costituzionale dell'imposizione fiscale progressiva; a partire dal 1945 vi furono i primi promettenti ritrovamenti di gas metano in alcuni pozzi scavati dall'AGIP in Pianura Padana e, per poter garantire il loro pieno sfruttamento, venne quindi istituita, grazie soprattutto all'azione di Enrico Mattei, l'ENI (con la legge numero 136 del 10 febbraio 1953) alla quale veniva concesso il monopolio nella ricerca e produzione d'idrocarburi nell'area del Po assieme al controllo di altre società operanti nel settore degli idrocarburi come AgipAnic e Snam ed altre società minori, configurandosi così come un gruppo petrolifero-energetico integrato che potesse garantire lo sfruttamento delle risorse energetiche italiane con il fondamentale compito di “promuovere ed intraprendere iniziative di interesse nazionale nei settori degli idrocarburi e del gas naturale” considerando poi che la “rendita metanifera” garantita dal monopolio del gas permise all'ENI di finanziare i propri investimenti, alcuni dei quali molto ingenti come ad esempio la costruzione, negli anni cinquanta, del polo petrolchimico di Ravenna, che andò a intaccare il monopolio della Montecatini nei fertilizzanti. Tutto ciò fu parte della base da cui in seguito, negli anni cinquanta e sessanta, nascerà il boom economico del miracolo italiano postbellico.

La tomba di De Gasperi a Roma

La situazione precaria del paese migliorava però molto lentamente, provocando il malcontento del movimento operaio e sindacale; ad alimentare la protesta e i disagi fu anche una spaventosa alluvione del Po che fece molte vittime nella zona agricola delle province di Rovigo e Venezia (1951).

L'incidente diplomatico con il Vaticano[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1952, per il timore di un'affermazione in Italia delle posizioni marxiste, il Vaticano avallò per le elezioni amministrative del comune di Roma l'iniziativa di don Luigi Sturzo che prospettava un'ampia alleanza elettorale che coinvolgesse, oltre ai quattro partiti governativi anche il Movimento Sociale Italiano e il Partito Nazionale Monarchico.[23][24] La Santa Sede non avrebbe accettato che la "Città Eterna", in quanto sede della Cristianità Cattolica, potesse essere amministrata da un sindaco comunista. De Gasperi si oppose nettamente a questa ipotesi per motivi morali e per il suo passato antifascista, e anche per sostenere la sua visione laica dello stato. Affermò con decisione:

« Se mi verrà imposto, dovrò chinare la testa, ma rinunzierò alla vita politica.[25] »

La coalizione con le destre non venne accettata ed egli seppe resistere sulle sue posizioni sino a quando Papa Pio XII – che aveva persino mandato da lui il famoso predicatore Riccardo Lombardi, nell'intento di persuaderlo[26] – si arrese di fronte all'impraticabilità della proposta.

L'incidente diplomatico con il Vaticano, d'altra parte, turbò profondamente l'animo di De Gasperi; ai suoi collaboratori scrisse:

« Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa.[?] »

Di lì a poco, nello stesso anno, Pio XII non ricevette in Vaticano De Gasperi in occasione del trentennale delle sue nozze con Francesca Romani.[24] De Gasperi ne fu molto amareggiato e rispose ufficialmente all'ambasciatore Mameli che gli aveva comunicato il rifiuto:

« Come cristiano accetto l'umiliazione, benché non sappia come giustificarla. Come Presidente del Consiglio italiano e Ministro degli Esteri, l'autorità e la dignità che rappresento e dalla quale non posso spogliarmi neanche nei rapporti privati, m'impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla segreteria di Stato un chiarimento.[25] »

L'uscita di scena[modifica | modifica wikitesto]

Mantenne la carica di presidente del Consiglio fino all'agosto 1953, dimettendosi a causa del fallimento della legge elettorale, denominata dai suoi avversari legge truffa, dopo la sfiducia della Camera a un governo monocolore DC.

La vicenda De Gasperi - Guareschi[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 1954 Giovannino Guareschi, direttore del Candido, fece pubblicare due lettere datate 1944 e firmate da De Gasperi, una dattiloscritta su carta intestata della Segreteria di Stato vaticana e una manoscritta. Contenevano una richiesta diretta al Comando alleato di Salerno di effettuare il bombardamento della periferia di Roma, per causare una reazione della popolazione e affrettare il ritiro dei tedeschi. Guareschi (che imputava a De Gasperi un atteggiamento troppo poco deciso verso il comunismo) vi aggiunse un proprio commento politico, in toni assai pesanti, che portò De Gasperi a denunciarlo per diffamazione nel febbraio dello stesso anno.[27]

Il Tribunale di Milano dopo tre giorni di udienze condannò Guareschi per diffamazione a mezzo stampa a un anno di reclusione senza disporre alcuna perizia calligrafica. Nella sentenza venne scritto che la perizia non avrebbe potuto far diventare credibile e certo, ciò che obiettivamente è risultato impossibile ed inverosimile,[28] avendo lo statista dichiarato false le lettere.

Una perizia richiesta dal Candido a un perito accreditato presso il tribunale aveva dichiarato autentiche le lettere.[27] Nel 1956 in un processo intentato in contumacia presso lo stesso Tribunale nei confronti del presunto fornitore delle lettere, una serie di perizie diedero risultati contraddittori (i periti della difesa sostennero che le lettere periziate presentavano diversità palesi con quelle pubblicate sul Candido). I giudici decisero di non tener conto di alcuna perizia e di assolvere nel 1958 dal reato di truffa l'imputato, mentre quello di falso era estinto per amnistia.[28]

Il giornalista e scrittore, che si riferì alla vicenda chiamandola il ta-pum del cecchino, aveva già subito quattro anni prima una condanna a otto mesi con la condizionale per vilipendio a mezzo stampa del Presidente della Repubblica Einaudi. Si rifiutò di chiedere l'appello o la grazia o di escogitare altri modi per sfuggire alla pena. A fine maggio si presentò volontariamente al carcere di Parma, dove scontò 410 giorni, uscendo in libertà vigilata per buona condotta.[27][29]

La vicenda ebbe una coda a cavallo tra luglio e agosto: uscì la notizia di una richiesta di grazia operata dalla moglie di Guareschi, Ennia, che risultò falsa e alla quale il giornalista reagì violentemente. La Procura di Roma aveva dato seguito alla richiesta di grazia effettuata da un gruppo di grandi invalidi di guerra medagliati e De Gasperi, interpellato dalla Procura, aveva risposto meno di un mese prima di morire di non opporsi. In realtà non venendo dal condannato o da suoi congiunti la richiesta avrebbe dovuto non avere seguito da subito ai sensi dell'art.595 del Codice di Procedura Penale.[30]

Nondimeno alcuni anni dopo, nel maggio 1957, Guareschi ebbe a scrivere che a confronto dei politici dell'epoca De Gasperi era un gigante.[31]

La morte e il processo di beatificazione[modifica | modifica wikitesto]

Alcide De Gasperi si spense il 19 agosto 1954 nella sua casa in Val di Sella (situata nel territorio comunale di Borgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia. Le sue ultime parole furono: "Gesú! Gesú!".[32] Cinque giorni prima della morte, disse alla figlia Maria Romana:

« Adesso ho fatto tutto ciò ch'era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice: ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là, col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana non si rassegna a lasciare ad altri l'oggetto della propria passione incompiuto.[25] »

La sua scomparsa improvvisa, lontano dal clamore e dall'attenzione dei palazzi romani, suscitò vasta commozione in tutta Italia; il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché la gente comune era accorsa da ogni parte per rendere omaggio allo statista. Dentro e fuori la chiesa dove si celebrò il funerale furono presenti rappresentanze di tutti i partiti (fatta eccezione per i deputati del MSI non dimentichi del passato di antifascista di De Gasperi). Attualmente si trova sepolto a Roma, nel porticato della Basilica di San Lorenzo fuori le mura. La tomba è opera dello scultore Giacomo Manzù.

Poco dopo la sua morte, iniziarono le richieste di avviare per lui il processo di beatificazione.

È in corso a Trento la fase diocesana del processo di canonizzazione, che è stata aperta nel 1993, per cui la Chiesa cattolica ha assegnato ad Alcide De Gasperi il titolo di Servo di Dio.

De Gasperi nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La figura di De Gasperi è la protagonista del film neorealista diretto da Roberto Rossellini Anno uno (1974), ruolo che venne interpretato da Luigi Vannucchi, in cui si trova una ricostruzione del periodo storico che va dalle operazioni del Comitato di Liberazione Nazionale a Roma, e della fiction Rai De Gasperi, l'uomo della speranza (2004), girata dalla regista Liliana Cavani e trasmessa in due parti su Rai 1. Interprete dello statista il giovane attore italiano Fabrizio Gifuni, figlio di Gaetano, ex Segretario Generale della Presidenza della Repubblica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anche il primo decreto di nomina di De Gasperi fu firmato da Umberto, Vittorio Emanuele essendosi ritirato dalla vita pubblica attiva per questioni di opportunità politica.
  2. ^ De facto già dal 13 giugno, giorno della partenza del Re dall'Italia.
  3. ^ La frase è spesso attribuita ad Alcide De Gasperi, ma molto probabilmente egli la riprese dal predicatore statunitense James Freeman Clarke: "Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione. Un politico cerca il successo del suo partito; uno statista quello del Paese". Nell'originale "A politician [...] thinks of the next election; a statesman of the next generation. A politician looks for the success of his party; a statesman for that of the country", da Wanted, a Statesman! in Old and New, a cura di Edward Everett Hale, Lee & Shepard, vol. II, dicembre 1876, n.° 6, p. 644)
  4. ^ La Grande Storia - Alcide De Gasperi. Un uomo d'altri tempi, min. 04:00, andato in onda il 24 agosto 2012.
  5. ^ Nonostante sia il registro parrocchiale del luogo di nascita (Pieve Tesino) sia lui stesso nel firmare (come risulta, ad esempio, dalla copia originale dell'Accordo De Gasperi-Gruber) usassero la grafia Degasperi, per consuetudine si utilizza la variante De Gasperi.
  6. ^ Piero Craveri (1988)
  7. ^ Gabriele Pedullà, Parole al Potere, Milano, Garzanti libri S. p. a., 2011.
  8. ^ Piccoli Paolo; Vadagnini Armando - De Gasperi. Un trentino nella storia d'Europa, Rubbettino, 2004, pag. 103
  9. ^ La "legge Acerbo" e le elezioni politiche del 1924, degasperi.net. URL consultato il 25 settembre 2007.
  10. ^ Testo del discorso
  11. ^ Il suo discorso alla Camera dei Deputati il 15 luglio 1923
  12. ^ Igino Giordani Alcide De Gasperi, il ricostruttore articolo pubblicato su Historia Aprile 1963 n° 65 pag 20: "Ricordo d'essermi recato io stesso dal padre gesuita Tacchi Venturi, il quale godeva di notevole credito presso il Duce, a pregarlo d'intervenire perché De Gasperi fosse lasciato in pace. Mi fu riferito che, venuta la cosa a conoscenza di Mussolini, costui si era sorpreso che ancora De Gasperi fosse trattato in quel modo; e aveva dato l'ordine che lo lasciassero in pace."
  13. ^ L'appunto di un informatore fascista in Vaticano del 22 febbraio 1941 recitava: «È opportuno far vigilare moltissimo l'ex on. Alcide De Gasperi (egli abita in Roma). Egli attualmente riveste la carica di segretario della biblioteca apostolica vaticana. È un protetto di monsignor Montini con il quale ci risulta che si incontra non in Segreteria di Stato» (Dino Messina, Corriere della Sera (8 ottobre 2003) - pagina 35.
  14. ^ Antonio Zanardi Landi e Giovanni Maria Vian, Singolarissimo giornale. I 150 anni dell'«Osservatore Romano», Torino, Allemandi, 2011.
  15. ^ P.Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra ad oggi, p. 61.
  16. ^ Enciclopedia Treccani Primo Craveri (1988)
  17. ^ "L’ultimo monarca gli aveva promesso che in caso di sconfitta avrebbe lasciato immediatamente l’Italia. Così appena il ministro dell'interno Romita la sera del 4 giugno gli comunicò i risultati abbastanza sicuri, con due milioni di vantaggio per la Repubblica, il presidente del Consiglio avvertì della situazione il ministro della Real Casa Falcone Lucifero. (...) Ne nacque un contenzioso giuridico cui si aggiunse il sospetto di brogli e il ricorso alla Cassazione dei monarchici. Il 10, l’11 e il 12 giugno tra De Gasperi e Umberto, che infine il 13 sarebbe partito in aereo per Lisbona, ci fu un vero braccio di ferro. Il re sconfitto, condizionato dal suo entourage, non voleva più partire fino alla pronuncia ufficiale della corte di Cassazione e si dichiarava disposto al massimo a delegare a De Gasperi i poteri di luogotenente. Poteri di capo dello Stato che invece spettavano provvisoriamente per legge al primo ministro fino alla nomina del nuovo Presidente da parte dell’assemblea costituente. In tutta questa vicenda De Gasperi sfoderò la sua calma proverbiale" (Corriere della Sera, 8 ottobre 2003).
  18. ^ Ai sensi dell'art.2 del DLegLtn 98/1946 i poteri di De Nicola si attivarono subito all'elezione e non all'atto del giuramento, condizione questa introdotta solo successivamente dalla Costituzione nel 1948.
  19. ^ Juan Carlos Martinez Oliva, "La stabilizzazione del 1947. Fattori interni e internazionali", Banca d'Italia, Quaderni dell'Ufficio Ricerche Storiche n. 13, 2006.
  20. ^ a b la Repubblica: storia d'Italia dal '45 ad oggi, centrismo (1947-1962), su www.storiaxxisecolo.it. URL consultato il 14 aprile 2016.
  21. ^ Indro Montanelli, I protagonisti, Rizzoli Editore, Milano, 1976, p. 138.
  22. ^ Jennifer Jones, ALCIDE DE GASPERI - STORIA -, 28 dicembre 2014. URL consultato il 13 aprile 2016.
  23. ^ Angelo del Boca e Mario Giovana, I "Figli del sole", Feltrinelli editore, Milano, 1965, pag 186
  24. ^ a b Contro i clericali, M.Teodori, Longanesi, 2009, Milano
  25. ^ a b c Citato in Indro Montanelli, I protagonisti, Rizzoli Editori, Milano, 1976, pp. 136-139.
  26. ^ Correva l'anno: Padre Riccardo Lombardi, Rai Tre, 24 agosto 2010.
  27. ^ a b c Giuseppe Vottari, La guerra fredda, Alpha Test, 2002, pp. 34-36, ISBN 978-88-483-0277-7.
  28. ^ a b Vincenzo Pezzella, La diffamazione. Responsabilità penale e civile, Wolters Kluwer Italia, 2009, pp. 564-566, ISBN 978-88-598-0458-1.
  29. ^ 1954: la vicenda del "Ta-pum" (il processo De Gasperi), giovanninoguareschi.com, novembre 2001. URL consultato l'8 dicembre 2012.
  30. ^ STORIE DI "GRAZIE" E DI "PERDONI", giovanninoguareschi.com, novembre 2001. URL consultato l'8 dicembre 2012.
  31. ^ Giovanni Guareschi, Carlotta Guareschi, Alberto Guareschi, Chi sogna i nuovi gerani?, Rizzoli, 1993, p. 337.
  32. ^ Grave lutto per l'Italia e la democrazia. Morto Alcide de Gasperi, in L'Arena, 20 agosto 1954.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Scritti, discorsi, epistolari di A. De Gasperi[modifica | modifica wikitesto]

  • Le battaglie del Partito Popolare. Raccolta di scritti e discorsi politici dal 1919 al 1926, a cura di Paolo Piccoli e Armando Vadagnini, prefazione di Francesco Malgeri, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1992.
  • Cara Francesca. Lettere, Brescia, Morcelliana, 2004.
  • Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi nel Trentino Asburgico. Vol.I: tomo I; tomo II, Bologna, Il Mulino, 2006.
  • Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi dal Partito Popolare Italiano all'esilio interno 1919-1942, vol. II, tomo I, tomo II, tomo III, Bologna, Il Mulino, 2007.
  • Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi e la fondazione della Democrazia Cristiana 1943-1948, vol. III, tomo I, tomo II, Bologna, Il Mulino, 2008.
  • Scritti e discorsi politici. Alcide De Gasperi e la stabilizzazione della Repubblica, 1948-1954, vol. IV, tomo I, tomo II, tomo III, Bologna, Il Mulino, 2009.
  • Alcide De Gasperi, 3 Vol., Soveria Manelli, Rubbettino, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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