Ciriaco De Mita

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Ciriaco De Mita
Ciriaco de Mita.jpg
Ciriaco De Mita nel 2010

Presidente del Consiglio dei ministri
della Repubblica Italiana
Durata mandato 13 aprile 1988 –
23 luglio 1989
Capo di Stato Francesco Cossiga
Vice presidente Gianni De Michelis
Predecessore Giovanni Goria
Successore Giulio Andreotti

Presidente della Democrazia Cristiana
Durata mandato 16 marzo 1989 –
27 ottobre 1992
Predecessore Arnaldo Forlani
Successore Rosa Russo Iervolino

Segretario della Democrazia Cristiana
Durata mandato 5 maggio 1982 –
22 febbraio 1989
Presidente Flaminio Piccoli
Arnaldo Forlani
Predecessore Flaminio Piccoli
Successore Arnaldo Forlani

Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno
Durata mandato 30 luglio 1976 –
21 marzo 1979
Capo del governo Giulio Andreotti
Predecessore Giulio Andreotti
Successore Michele Di Giesi

Ministro del commercio con l'estero
Durata mandato 23 novembre 1974 –
30 luglio 1976
Capo del governo Aldo Moro
Predecessore Gianmatteo Matteotti
Successore Rinaldo Ossola

Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato
Durata mandato 8 luglio 1973 –
23 novembre 1974
Capo del governo Mariano Rumor
Predecessore Mauro Ferri
Successore Carlo Donat-Cattin

Vicesegretario della Democrazia Cristiana
Durata mandato 9 novembre 1969 –
17 giugno 1973
Vice di Arnaldo Forlani

Sottosegretario di Stato al Ministero dell'interno
Durata mandato 14 dicembre 1968 –
5 agosto 1969
Capo del governo Mariano Rumor
Predecessore Angelo Salizzoni
Successore Ernesto Pucci

Presidente della Commissione bicamerale per le riforme costituzionali
Durata mandato 8 settembre 1992 –
3 marzo 1993
Successore Nilde Iotti

Sindaco di Nusco
Durata mandato 26 maggio 2014 –
26 maggio 2022
Predecessore Giuseppe De Mita
Successore Walter Vigilante
(vicesindaco f.f.)

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIII, XIV, XV
Gruppo
parlamentare
DC (IV-XI)
PPI (XI)
PPI (XIII)
DL (XIV)
L'Ulivo (XV)
PD (XV)
Coalizione L'Ulivo (XIII, XIV), L'Unione (XV)
Circoscrizione Benevento, Liguria (X)
Campania II (XV)
Collegio Mirabella Eclano (XIII, XIV)
Sito istituzionale

Europarlamentare
Legislature II (fino al 13/04/1988), V, VII
Gruppo
parlamentare
PPE
Circoscrizione Italia meridionale
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico DC (1953-1994)
PPI (1994-2002)
DL (2002-2007)
PD (2007-2008)
UdC (2008-2017)
L'Italia è Popolare (2017-2022)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Professione Dirigente di partito

Luigi Ciriaco De Mita (Nusco, 2 febbraio 1928Avellino, 26 maggio 2022) è stato un politico italiano, Presidente del Consiglio dei ministri dal 1988 al 1989, più volte ministro e sindaco di Nusco dal 2014 fino al giorno della scomparsa.

Raggiunse l'apice del potere politico negli anni ottanta[1], quando fu presidente del Consiglio dei ministri in un governo formato dalla coalizione del Pentapartito (DC-PSI-PRI-PSDI-PLI) che cadde nel maggio del 1989, a causa di una crisi di governo cagionata dal leader socialista Bettino Craxi, a lungo considerato suo rivale politico. È stato inoltre segretario nazionale dal 1982 al 1989 e poi presidente della Democrazia Cristiana dal 1989 al 1992, nonché quattro volte ministro. Deputato dal 1963 al 1994 e dal 1996 al 2008 ed europarlamentare dal 1999 al 2004 (è contemporaneamente deputato ed eurodeputato, analogamente a Franco Marini) e dal 2009 al 2014, dopo la DC fece parte del Partito Popolare Italiano e della Margherita e dal 2008 al 2017 dell'Unione di Centro.

Partecipò alla fondazione del Partito Democratico. In seguito alla mancata ricandidatura alle elezioni politiche del 2008 a causa dello statuto del PD, che puntava ad un rinnovo della classe politica, aderì all'Unione di Centro. L'ultimo autorevole incarico ricoperto fu quello di presidente della seconda Commissione parlamentare per le riforme costituzionali tra il 1992 e il 1993.

Fu soprannominato criticamente il padrino della DC e l'uomo del doppio incarico (segretario della DC e presidente del Consiglio). Tra i principali esponenti della cosiddetta Prima Repubblica, ebbe indirettamente una forte influenza e rilevanza su tutta la vita politica degli anni successivi che hanno caratterizzato la Seconda Repubblica. A De Mita si deve ad esempio la nomina di Romano Prodi prima come suo consigliere economico e poi a presidente dell'IRI[2], dando inizio alla sua carriera politica; sempre a De Mita si deve l'impegno in politica di Sergio Mattarella nelle file della sinistra democristiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza e istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ciriaco De Mita nacque il 2 febbraio 1928 a Nusco, comune montano della provincia di Avellino. Il padre Giuseppe De Mita svolgeva le professioni di sarto e portalettere, mentre la madre Antonia era una casalinga; dopo gli studi da privatista conseguiti presso la sagrestia della chiesa di Nusco ottenne la maturità classica nella vicina Sant'Angelo dei Lombardi con ottimi voti, vincendo una borsa di studio nel Collegio Augustinianum (collegio fondato da Agostino Gemelli) ed in seguito si iscrisse all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove si laureò in giurisprudenza. Cominciò a lavorare come consulente presso l'ufficio legale dell'Eni di Enrico Mattei. La moglie Anna Maria Scarinzi, sposata nel 1958, fu segretaria di Fiorentino Sullo, politico afferente alla sinistra di base Democristiana, anch'egli originario dell'Irpinia (il suo paese natìo era Paternopoli). Con la moglie Anna Maria Scarinzi ebbe quattro figli: Antonia, Simona, Giuseppe e Floriana.

Interesse per la politica e i basisti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno 1953 De Mita fu tra i primi aderenti alla corrente "Sinistra di Base", e nel 1956, in quota alla stessa, venne eletto consigliere nazionale della Democrazia Cristiana al congresso di Trento. In quella sede si fece notare perché contestò Amintore Fanfani, segretario nazionale della Democrazia Cristiana tra il 1954 e il 1959, criticando l'organizzazione del partito. Eletto deputato per la prima volta nel 1963 nella circoscrizione Benevento-Avellino-Salerno, nel 1966 alla Camera lanciò l'ipotesi di un accordo con i comunisti a proposito dell'attuazione dell'ordinamento regionale. Nel dicembre 1968 entrò a far parte del governo come sottosegretario all'interno nel governo Rumor I, formato dalla coalizione del cosiddetto Centro-sinistra "organico" (Democrazia Cristiana, Partito Socialista Italiano, Partito Repubblicano Italiano, Partito Socialista Democratico Italiano).

La corrente di "sinistra" della DC, chiamata "Sinistra di base" o "la Base" fu fondata a Milano da Giovanni Marcora con il sostegno finanziario di Enrico Mattei[senza fonte]. De Mita si sostituì a Fiorentino Sullo come capocorrente in ambito provinciale negli anni in cui la DC irpina si andava affermando a livello nazionale.[3]. Vicini a De Mita in quegli anni vi erano Gerardo Bianco, Nicola Mancino, Gianni Raviele ed anche il segretario della DC della provincia di Avellino, l'amico e collaboratore Attilio Fierro, originario della vicina Montella.

Fu vicesegretario della Democrazia Cristiana durante la segreteria di Arnaldo Forlani a seguito del cosiddetto "Patto di San Ginesio", stipulato con quest'ultimo e permanendo in tale carica per 4 anni, ma si dimise da quella carica nel febbraio del 1973, l'anno in cui vi fu anche l'accordo di Palazzo Giustiniani tra Aldo Moro e Amintore Fanfani, che tra l'altro fu un fattore determinante della fine del governo Andreotti II. Ricoprì poi diverse cariche ministeriali tra il 1973 e il 1982: ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato nel governo Rumor IV e nel governo Rumor V (1973-1974), ministro del commercio con l'estero nel governo Moro IV e nel governo Moro V (1974-1976), ministro per il Mezzogiorno nel governo Andreotti III e nel governo Andreotti IV negli anni del "compromesso storico" (1976-1979).

Nel 1982 De Mita indicò al governo Spadolini I (il primo governo formato dalla coalizione del Pentapartito che governerà l'Italia fino agli anni '90) l'economista Romano Prodi, già suo consigliere economico nonché Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato nel governo Andreotti IV come presidente dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale, dove rimase fino al 1989, l'anno in cui venne sostituito da Franco Nobili (ritornò poi 4 anni dopo, nel 1993).

Segretario nazionale della DC[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della fine del mandato del Doroteo Flaminio Piccoli, De Mita venne eletto segretario nazionale della DC con la concertazione degli Andreottiani, dei Basisti e della corrente "Nuove Cronache" di Fanfani nel maggio 1982, in contrapposizione all'ex Fanfaniano Arnaldo Forlani, il quale si alleò con i Dorotei di Antonio Gava formando la corrente Grande Centro. Il suo partito subì un grave calo nelle elezioni politiche convocate nel 1983; nonostante ciò De Mita restò in carica per sette anni e fu ripetutamente confermato sino al Congresso Nazionale del 1989; la sua segreteria politica fu la più lunga della storia della Democrazia Cristiana, superando anche quella di Alcide De Gasperi.

È in questo periodo che Gianni Agnelli, il quale apprezzava il temperamento del leader democristiano, in una puntata di Mixer asserì che De Mita fosse un tipico intellettuale della Magna Grecia. A questa asserzione replicò Indro Montanelli, proprietario de "Il Giornale", chiosando: "Dicono che De Mita sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c'entri la Grecia".[4]

Nel 1985, nella classifica degli uomini più potenti d'Italia, compilata come ogni anno dal settimanale Il Mondo, De Mita risultò al terzo posto dopo Gianni Agnelli e Bettino Craxi.[1] Sempre nello stesso anno Ciriaco De Mita giocò un ruolo nevralgico nell'elezione del presidente della Repubblica, consultandosi con tutti i segretari dei partiti dell'arco costituzionale e trovando un'ampia concertazione sul nome di Francesco Cossiga, il ministro dell'interno durante il rapimento di Aldo Moro. Anni dopo Marco Follini affermò che il nome di Francesco Cossiga fu indicato da Ciriaco De Mita e Alessandro Natta (il segretario del Partito Comunista Italiano) in casa di Biagio Agnes.

Ciriaco De Mita fu considerato un rivale di Bettino Craxi[5], il segretario del Partito Socialista Italiano che negli anni ottanta aveva occupato la carica di presidente del Consiglio dei ministri per ben quattro anni (dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987). Nel 1983 Craxi e De Mita stipularono un'alleanza, in seguito ribattezzata "Patto della Staffetta", secondo cui la decima legislatura si sarebbe dovuta concludere con un incarico ad un Presidente del Consiglio afferente all Democrazia Cristiana; dopo aver taciuto per mesi, avallandone implicitamente l'esistenza, Craxi disattese tale alleanza in una celebre intervista di Giovanni Minoli a Mixer.

Dopo la caduta del governo Craxi II, furono convocate le elezioni politiche del 1987, in cui guadagnarono voti sia la Democrazia Cristiana sia il Partito Socialista Italiano: la Democrazia Cristiana ottenne il 34,31% mentre il Partito Socialista ottenne il 14,27% (il massimo storico).

In questi anni fu sempre De Mita a spingere Sergio Mattarella, fratello di Piersanti Mattarella ed esponente dell'ala Morotea, all'impegno politico incaricandolo di ripulire le liste siciliane della Democrazia Cristiana, rimuovendo persone vicine a Vito Ciancimino, un personaggio discusso per via di presunte contiguità con Cosa nostra. Nel 1984 Ciriaco De Mita azzerò i dirigenti e i vertici palermitani nominando Sergio Mattarella commissario straordinario nella metà degli anni 1980.

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo De Mita.
Giuramento al Quirinale del governo De Mita alla presenza del presidente della Repubblica Francesco Cossiga

Dopo la caduta del governo Craxi II, di cui De Mita fu in parte responsabile e le elezioni del 1987 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel luglio 1987 conferì incarico di formare un nuovo governo a Giovanni Goria, ministro del Tesoro nel governo Craxi I. Goria si dimise nel marzo 1988; nell'aprile del 1988 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga affidò l'incarico di formare un nuovo governo a De Mita,[6] che si trova alla guida di un Pentapartito composto dai democristiani, dai socialisti, dai repubblicani, dai socialdemocratici e dai liberali.

La nomina di De Mita a presidente del Consiglio, la prima di un segretario della DC in carica dai tempi di Amintore Fanfani nel 1959 fu però funestata alcuni giorni dopo dall'assassinio, da parte di Stefano Minguzzi e Franco Grilli, appartenenti alle Brigate Rosse- Partito Comunista Combattente (PCC), di Roberto Ruffilli, Senatore della Democrazia Cristiana e consulente di Ciriaco De Mita per i progetti di Riforme Istituzionali; Ruffilli aveva contribuito a determinare le pregiudiziali affinché si potesse varare proprio il governo De Mita, che stava entrando in carica in quel momento. Nel volantino di rivendicazione le Brigate Rosse- Partito Comunista Combattente (PCC) definirono Roberto Ruffilli come "l'uomo chiave del rinnovamento, vero e proprio cervello politico del progetto demitiano".[7]

I detrattori di Ciriaco De Mita parleranno del suo entourage come del "clan degli avellinesi",[8] con riferimento alle varie personalità di spicco originarie della provincia di Avellino che ricoprirono incarichi di rilevanza politica, amministrativa e Istituzionale come Clemente Mastella, Antonio Maccanico, Biagio Agnes, Nicola Mancino (in quel momento capogruppo della Democrazia Cristiana al Senato della Repubblica ed in seguito ministro dell'interno negli anni 1992-1994) e Gerardo Bianco[9][10].

Il 22 febbraio 1989 Arnaldo Forlani, a capo con Antonio Gava della corrente "Grande Centro" o "Azione Popolare", venne nominato nuovo segretario della Democrazia Cristiana, determinando in tale maniera l'epilogo del cosiddetto "doppio incarico" di Ciriaco De Mita, durato dal 13 aprile del 1988 al 22 febbraio del 1989, biasimato dal Partito Socialista Italiano e dai settori centristi della Democrazia Cristiana. Il mese successivo, nel marzo 1989, il Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana riunito a Roma nominò Ciriaco De Mita presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana. La segreteria di Arnaldo Forlani, durata fino all'ottobre 1992, fu caratterizzata dalla stretta collaborazione con Bettino Craxi e il Partito Socialista Italiano.

Nel maggio 1989, a seguito del congresso nazionale del Partito Socialista Italiano nel quale Bettino Craxi ed il suo delfino e vice Claudio Martelli (futuro vicepresidente del Consiglio dei Ministri nel governo Andreotti VI e ministro di grazia e giustizia negli anni 1991-1993) in una relazione dichiararono conclusa l'esperienza del governo De Mita, quest'ultimo rassegnò le dimissioni dal suo incarico. Riottenne tale incarico l'11 giugno del 1989, a seguito del fallimento del mandato esplorativo affidato al presidente del Senato della Repubblica Giovanni Spadolini. Il 6 luglio 1989 De Mita rinunciò all'incarico di formare un nuovo governo, e il presidente della Repubblica Francesco Cossiga incaricò quindi Giulio Andreotti, in quel momento ministro degli esteri. Il governo De Mita rimase in carica fino al 23 luglio 1989, succeduto dal governo Andreotti VI.

De Mita in minoranza nella DC, Tangentopoli e la nascita del PPI[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partito Popolare Italiano (1994).
De Mita a un evento di partito

Nel 1989 De Mita fu sostituito alla segreteria della DC da Forlani, assumendo la presidenza del partito negli anni dominati dalla stretta alleanza tra Bettino Craxi, Giulio Andreotti (presidente del Consiglio) e Arnaldo Forlani, battezzata dagli organi di stampa CAF, dalle iniziali dei tre politici. Nel luglio 1990 i ministri del VI governo Andreotti afferenti alla Sinistra di Base (Calogero Mannino, Sergio Mattarella, Mino Martinazzoli e Carlo Fracanzani) si dimisero dall'esecutivo a seguito dell'approvazione della legge Mammì, da loro ritenuta troppo favorevole alla Fininvest di Silvio Berlusconi, a sua volta contiguo a Bettino Craxi. In questi anni inoltre il presidente della Repubblica Francesco Cossiga mutò il suo atteggiamento, anche in seguito alla scoperta di Gladio, determinando una fase di esternazioni nei confronti del Partito Democratico della Sinistra e della Sinistra Democristiana patrocinata dallo stesso De Mita.

Ciriaco De Mita fu presidente della Democrazia Cristiana fino al 27 ottobre del 1992; gli succedette Rosa Russo Iervolino, mentre fu nominato segretario politico Mino Martinazzoli, in una fase critica a seguito di Tangentopoli.

Il 9 settembre 1992 De Mita fu nominato presidente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali[11], per poi dimettersi nel marzo del 1993, sostituito da Nilde Iotti. Assistette alla fine della Prima Repubblica e alla trasformazione della Democrazia Cristiana, guidata da Mino Martinazzoli (suo ultimo segretario, dal 1992 al 1994), in Partito Popolare Italiano, che faceva riferimento all'ideologia del Cristianesimo sociale e alla matrice sturziana. De Mita aderì al nuovo partito, fondato il 18 gennaio 1994.

Fu inserito tra i testimoni richiesti dalla difesa di Giulio Andreotti che vide quest'ultimo assolto con formula piena in maniera definitiva dalla Corte di Cassazione nel novembre del 2004 per i fatti successivi al 1980, mentre per quelli precedenti fu dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Ciriaco De Mita in seguito si schierò con la corrente che faceva riferimento a Gerardo Bianco (la corrente di sinistra del partito), contro il segretario politico Rocco Buttiglione che, difformemente alle decisioni assunte nel congresso, aveva ribadito di allearsi con il Polo delle Libertà, la coalizione di Centro-Destra. Rocco Buttiglione, a causa di questa divergenza, uscì dal Partito Popolare Italiano formando il partito dei Cristiani Democratici Uniti.

La Seconda Repubblica: l'Ulivo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: L'Ulivo.

Durante la cosiddetta Seconda Repubblica, nelle elezioni politiche del 1996 fu rieletto nella Camera dei Deputati nella XIII legislatura e sostenne la nascita della coalizione di centro-sinistra detta L'Ulivo (il cui leader fu Romano Prodi) formata dal Partito Popolare Italiano, dal Partito Democratico della Sinistra, da Rinnovamento Italiano ed altre formazioni minori. Diede la fiducia al governo Prodi I, al governo D'Alema I e II e al governo Amato II.

Nel 2002 contribuì all'ingresso del Partito Popolare Italiano nel partito polito Democrazia è Libertà-la Margherita e alla nascita del nuovo partito centrista guidato da Francesco Rutelli. Ribadì in più occasioni la propria contrarietà al progetto di "Uniti nell'Ulivo" (lista unitaria con DS, SDI e MRE), tanto da convincere, con Franco Marini (futuro presidente del Senato della Repubblica) il partito a presentarsi nella coalizione di centro-sinistra L'Unione alle elezioni politiche del 2006, che videro la vittoria della coalizione medesima, con la propria lista al Senato della Repubblica e non con la lista unitaria.

Partito Democratico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partito Democratico (Italia).
De Mita nel 2006

Al secondo Congresso della Margherita De Mita comunicò nella sua lunga relazione la sua adesione al nuovo Partito Democratico, raccogliendo moltissimi applausi dalla platea diellina. Durante l'assemblea costituente del PD fu nominato membro della commissione statuto del nuovo partito, anche se questa decisione suscitò qualche contestazione da parte della platea.[12] In quanto ex presidente del Consiglio iscritto al partito, fu nominato componente di diritto del coordinamento nazionale del Partito Democratico.

Il 20 febbraio 2008 annuncia il suo ritiro dal PD, in polemica con lo statuto del partito che prevede un tetto massimo di tre legislature complete, in base al quale sarebbe stato escluso dalle candidature alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.[13] Il giorno prima Tino Iannuzzi, segretario regionale campano del PD, aveva sostenuto la candidatura di De Mita nelle liste presentate dalla formazione politica democratica in Campania.[14] Fondò quindi i "Popolari per la Costituente di Centro" che portò a unirsi alla componente campana dell'UDEUR di Clemente Mastella per dar vita al Coordinamento Popolari - Margherita per la Costituente di Centro, movimento con cui è entrato nella Costituente di Centro di Pier Ferdinando Casini.

L'UDC, sindaco di Nusco e sostegno a De Luca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Unione di Centro (2002).

Si candidò al Senato come capolista in Campania per l'Unione di Centro alle elezioni politiche del 2008, ma non risultò eletto. In totale fu deputato ininterrottamente dalla IV alla XI legislatura e dalla XIII alla XV. È stato commissario regionale dell'UdC in Campania assieme a Gianpiero Zinzi.[15]

Alle elezioni europee del 2009 fu eletto al Parlamento europeo nell'UdC con 56.575 preferenze nella circoscrizione Italia meridionale.[16] Secondo VoteWatch a fine marzo 2011, a circa due anni dalle elezioni europee, Luigi Ciriaco De Mita con il 67,37% di presenze in seduta plenaria risultava al 708º posto su 733 nella classifica complessiva delle presenze di tutti gli europarlamentari.[17]

De Mita continuò a esercitare una certa influenza sulla politica locale della Campania, e di riflesso sulla politica nazionale, grazie alla sua capacità di attrarre voti.[18]

In un'intervista del 2008 Vincenzo De Luca, allora sindaco di Salerno, ex deputato de L'Ulivo e futuro presidente della Regione Campania dichiarò:

«In Campania da 40 anni siamo alle prese con un problema politico che si riassume in un nome ed un cognome: Ciriaco De Mita[19]»

Nel 2014 De Mita, a 86 anni, partecipò alle amministrative candidandosi a sindaco di Nusco: fu eletto sindaco nella lista dell'Unione di Centro con 2 156 voti (77,35%) battendo Rosanna Secchiano, presentatasi con la Lista Civica Nusco Futura che ottenne 631 voti, e succedendo al nipote Giuseppe De Mita. I votanti sono stati 2 903 su un totale di 5 917 elettori.

In occasione delle elezioni regionali in Campania del 2015 decise di appoggiare Vincenzo De Luca, candidato del Partito Democratico, rompendo così la sua precedente alleanza con il presidente uscente Stefano Caldoro[20].

Fu un convinto assertore del «no» al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 sul Progetto di riforma Costituzionale Renzi-Boschi; il suo attivismo in questa tornata elettorale lo portò nell'ottobre 2016 a contrapporsi, in un dibattito televisivo su LA7 condotto da Enrico Mentana, al presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico Matteo Renzi (tale confronto ebbe una fortissima risonanza mediatica).

Gli ultimi anni: abbandono dell'Unione di Centro e nuovo percorso[modifica | modifica wikitesto]

Ciriaco De Mita si è sempre dichiarato contrario ad un riavvicinamento del partito centrista alla coalizione di Centro-destra ed il 5 novembre del 2017 abbandonò l'Unione di Centro, fondando successivamente il movimento politico "L'Italia è Popolare", gruppo politico facente parte della lista Civica Popolare, alleata del Partito Democratico nella coalizione di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2018.[21]

Ricandidatosi alla guida del comune di Nusco, Ciriaco De Mita fu rieletto sindaco per un secondo mandato il 26 maggio 2019 all'età di 91 anni con il 60% dei voti in contrapposizione al candidato del Partito Democratico, l'avvocato Francesco Biancaniello.[22]

In vista delle elezioni regionali in Campania del 2020 insieme al nipote Giuseppe De Mita presentò la lista "Fare Democratico - Popolari", la quale sosteneva il presidente in carica Vincenzo De Luca, appartenente alla coalizione di centro-sinistra. Nell'agosto 2021, a pochi mesi dalle imminenti elezioni del comune di Napoli, Ciriaco De Mita decide di lasciare la lista Fare Democratico-Popolari[23].

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Ciriaco De Mita morì il 26 maggio 2022, a 94 anni, per una ischemia cerebrale, nella casa di cura Villa dei Pini di Avellino, dove era ricoverato dal 5 aprile a seguito di una frattura del femore[24][25].

Le esequie si tennero il giorno successivo nella concattedrale di Sant'Amato a Nusco prima della sepoltura nel cimitero comunale e videro la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del ministro degli esteri Luigi Di Maio, del presidente della Campania Vincenzo De Luca e di diversi esponenti politici provenienti dall'esperienza della Democrazia Cristiana (quali il suo nipote Giuseppe De Mita, Angelino Alfano, Gerardo Bianco, Pier Ferdinando Casini, Marco Follini, Giuseppe Gargani, Nicola Mancino, Clemente Mastella, Gianfranco Rotondi e Ortensio Zecchino).[26]

Procedimenti giudiziari e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Inchiesta Mani sul terremoto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mani sul terremoto.
De Mita a un evento di partito

La ricostruzione dell'Irpinia dopo il tragico terremoto del 1980 fu caratterizzata da un'eccezionale mobilitazione, anche finanziaria (60 000 miliardi di lire). La destinazione dei fondi stanziati per la ricostruzione è stata oggetto di innumerevoli inchieste; essendo l'Irpinia la terra di origine di De Mita, in cui egli godette sempre di grande influenza, il nome del politico democristiano ricorse spesso in queste inchieste.

Nel 1987 i giornali rivelarono che la “Banca popolare dell'Irpinia” aveva visto aumentare considerevolmente di valore le sue azioni grazie al flusso di fondi per la ricostruzione. Tra i soci che beneficiavano della situazione c'era la famiglia di De Mita, con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni, altri titoli erano posseduti anche da parenti. Il 3 dicembre 1988 il quotidiano del Partito Comunista Italiano, l'Unità, allora diretto da Massimo D'Alema, pubblicò un articolo in prima pagina dal titolo: «De Mita si è arricchito con il terremoto». De Mita rispose con una querela che però non ebbe seguito poiché venne accettata la spiegazione di D'Alema che sostenne la mancanza del punto di domanda finale alla frase, dovuto a un errore tipografico[27]. Nel 2008 De Mita dichiarò che Massimo D'Alema si era scusato con lui ammettendo che i suoi sospetti erano sbagliati.[28]

Sulle presunte speculazioni di De Mita sul terremoto nel 1989 Goffredo Locatelli pubblicò un libro, Irpiniagate. Ciriaco De Mita da Nusco a palazzo Chigi[29].

Nel 1993 vicende giudiziarie legate allo scandalo dei finanziamenti della ricostruzione post-sismica in Irpinia coinvolsero il fratello Michele, provocando le dimissioni di De Mita dalla presidenza della Commissione bicamerale per le riforme elettorali. Michele De Mita venne in seguito prosciolto con formula piena con sentenza passata in giudicato[30].

Tangentopoli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mani pulite.
Ciriaco De Mita con Margaret Thatcher e Ronald Reagan al 17º G7, tenutosi a Toronto nel 1988

Quando si aprì l'inchiesta Tangentopoli, De Mita fu accusato dei finanziamenti illeciti confessati da Severino Citaristi, il tesoriere del partito. Grazie all'amnistia del 1990, avendo lasciato la segreteria DC nel 1989, non dovette subire le conseguenze penali del processo e fu tra i pochi politici italiani di spicco a uscire senza condanne dall'inchiesta. A essere condannati per la maxitangente Enimont[31] furono Forlani e Citaristi per il periodo non più coperto dall'amnistia.

Raccomandazioni e clientelismo[modifica | modifica wikitesto]

Da più voci fu accusato di aver applicato con disinvoltura la pratica delle raccomandazioni e del clientelismo[32][33][34] politico, favorendo l'ingresso in aziende pubbliche di amici e clienti.

Su stessa ammissione di Clemente Mastella, la sua assunzione alla Rai fu agevolata da una raccomandazione di De Mita. La redazione locale ove Mastella prese servizio proclamò tre giorni di sciopero contro l'ingresso in ruolo di un giornalista assunto senza regolare concorso e per nomina politica diretta[35][36].

Sempre su segnalazione di De Mita entrò in Rai nel 1983 Francesco Pionati[29], parlamentare tra il 2006 e il 2013. Nel maggio 2011 Antonia De Mita, figlia di Ciriaco, racconta sulla sua pagina facebook a proposito del deputato Francesco Pionati:

«Entrò in Rai con una pedata nel sedere atomica di mio padre, dal quale era sempre in coda a chiedere favori[37]»

Sempre su segnalazione di De Mita entrò in Rai anche Gigi Marzullo[29]. Quando nel 1988 Pippo Baudo restò fuori dalla tv, dopo la rescissione consensuale del suo contratto con la Fininvest, fu De Mita, legato al conduttore da amicizia, ad assicurargli il ritorno in Rai nonostante la contrarietà dell'allora direttore Biagio Agnes[38]. Come dichiarò lo stesso De Mita, fu lui a chiedere a Biagio Agnes che Beppe Grillo rimanesse in Rai dopo il pezzo che il comico genovese aveva portato al Festival di Sanremo contro i vertici del Partito Socialista Italiano[39].

Di nepotismo fu accusato dopo la nomina del nipote Giuseppe De Mita a Vicepresidente della Giunta regionale della Campania[40]. Il nipote Giuseppe si è poi candidato alle elezioni politiche del 2013 con la lista UDC, venendo eletto alla Camera[41][42].

Caso Parmalat e accusa di corruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ciriaco De Mita stringe la mano a Bettino Craxi, 1985

De Mita fu accusato di corruzione in un filone laterale dello scandalo Parmalat: De Mita, insieme con Calisto Tanzi, al presidente della Liguria Claudio Burlando, e all'ex presidente delle Ferrovie dello Stato Lorenzo Necci, è accusato per un presunto giro di tangenti pagate a politici dal gruppo di Collecchio per un progetto finalizzato alla costituzione di una joint venture fra la "Cit Viaggi" delle FS e la "Parmatour". L'ipotesi degli investigatori è che si sia tentato di scaricare sul partner pubblico i debiti del gruppo turistico della Parmalat. De Mita, che si proclama innocente, fu chiamato in causa da Calisto Tanzi, a cui lo lega una stretta amicizia[43][44].

Appartamento a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni novanta De Mita venne rinviato a giudizio dal Tribunale dei ministri con l'accusa di avere utilizzato fondi neri del Sisde per ristrutturare l'appartamento in cui viveva in un palazzo settecentesco in via in Arcione a Roma, con vista sul giardino del Quirinale, ottenuto a equo canone dall'INPDAI quando era ancora segretario della Democrazia Cristiana e presidente del Consiglio.

Nel luglio 2010 nacque una polemica relativa all'acquisto da parte di Ciriaco De Mita, insieme con la moglie e i figli Giuseppe e Antonia, dell'appartamento in via in Arcione a un prezzo molto inferiore a quello di mercato. De Mita acquistò il superattico su due piani di circa 550 metri quadrati più 200 metri quadrati di terrazzo per 3.415.700 euro dall'Inps, proprietaria dell'immobile in cui De Mita viveva in affitto dagli anni '80. Il Giornale stimò che in quella zona il prezzo al metro quadro delle abitazioni fosse di circa 15.000 euro, per cui l'ex presidente del Consiglio avrebbe pagato l'appartamento un terzo del suo reale valore[45][46][47][48][49].

Pubblicazioni e divulgazione politica[modifica | modifica wikitesto]

  • La storia d'Italia non è finita, Guida, 2012
  • Da un secolo all'altro. Politica e istituzioni a partire dal 1968, Rubbettino, 2004
  • La memoria e il futuro, Tullio Pironti, 1997
  • Politica e istituzioni nell'Italia repubblicana, Bompiani, 1988
  • Ragionando di politica. Le prospettive della democrazia italiana negli anni Ottanta, Rusconi, 1984

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 1º febbraio 2018[50]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b I Tre Più Potenti? Agnelli, Craxi, De Mita, su ricerca.repubblica.it.
  2. ^ http://www.panorama.it/news/politica/quirinale-prodi-iri-economia/
  3. ^ Giovanni Acocella, Notabili, istituzioni e partiti in Irpinia. Quarant'anni di vita democratica
  4. ^ DE MITA COLANINNO E PANNELLA sul sito del governo, su rassegna.governo.it.
  5. ^ De Mita, da Nusco a Palazzo Chigi la passione politica attraverso la Prima Repubblica, su ilsole24ore.com.
  6. ^ Archivi DC, su archividc.it. URL consultato il 18 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2013).
  7. ^ Si veda pagina 14 di questo documento (PDF), su senato.it.
  8. ^ Filippo Ceccarelli, Invano: Il potere in Italia da De Gasperi a questi qua, Feltrinelli.
    «Infine il "Clan degli avellinesi", come lo battezzò poco amichevolmente Marco Pannella dopo l'ascesa di Ciriaco De Mita alla guida di piazza del Gesù.»
  9. ^ M. Suttora, "L'Irpinia e De Mita", L'Europeo, 23 dicembre 1988
  10. ^ De Mita, un pezzo di storia della politica italiana, su ilnuovomolise.it. URL consultato il 23 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2014).
  11. ^ Poi disciplinata con legge costituzionale 6 agosto 1993, n. 1.
  12. ^ Si veda l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera.
  13. ^ Si vedano, a tal proposito, l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera e l'intervista rilasciata a CorriereTv.
  14. ^ Si veda l'articolo pubblicato dal Quotidiano nazionale.
  15. ^ Intervista con Gianpiero Zinzi, neo commissario regionale Udc Campania
  16. ^ Europee, il premier il più votato Eletti De Mita e Mastella, su ilmessaggero.it. URL consultato il 10 giugno 2009 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2009).
  17. ^ VoteWatch.eu European Parliament - Members of the European Parliament Activities, su votewatch.eu. URL consultato il 1º aprile 2011 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2012).
  18. ^ Elezioni Avellino 2013, otto in campo. Ma a decidere sono De Mita e Mancino, su ilfattoquotidiano.it.
  19. ^ De Luca: "Il problema politico della Campania è De Mita" - YouTube
  20. ^ De Mita vuol far rivivere la Dc... alleandosi con De Luca
  21. ^ VERSO LE POLITICHE 2018. NASCE L'ITALIA È POPOLARE, IL NUOVO MOVIMENTO CENTRISTA - Agenda Politica - I fatti, i commenti, i retroscena della Vita Politica., in Agenda Politica - I fatti, i commenti, i retroscena della Vita Politica., 5 novembre 2017. URL consultato il 29 dicembre 2017.
  22. ^ Ciriaco De Mita rieletto sindaco di Nusco a 91 anni, in Ansa.it, 27 maggio 2019. URL consultato il 27 maggio 2019.
  23. ^ Si rompe «Fare Democratico», De Mita lascia, su Stylo24 - Ultime Notizie su Napoli e la Campania, 28 agosto 2021. URL consultato il 7 gennaio 2022.
  24. ^ E' morto l'ex premier Ciriaco De Mita, in ANSA, 26 maggio 2022.
  25. ^ Morto a 94 anni l’ex premier Ciriaco De Mita, in Il Sole 24 Ore, 26 maggio 2022.
  26. ^ Marco Monetta, L’addio di Nusco a De Mita nel giorno più lungo. «Uomo di stupenda intelligenza, ha cercato, ha offerto, ha proposto. Ora quella mente è quieta», in Orticalab.it, 27 maggio 2022. URL consultato il 27 maggio 2022.
  27. ^ http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=28937391 Articolo di Piero Sansonetti su "Liberazione", 22 febbraio 2008, sul sito del Governo italiano
  28. ^ Aldo Cazzullo, De Mita: ora rilancerò la mia Dc D'Alema ha saputo chiedermi scusa, articolo dell'11 aprile 2008, su archiviostorico.corriere.it.
  29. ^ a b c Irpiniagate. Ciriaco De Mita da Nusco a palazzo Chigi − archivio900.it Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  30. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/10/17/assolto-il-fratello-di-de-mita.html
  31. ^ Marco Travaglio e Peter Gomez, Se li conosci li eviti
  32. ^ www.ildialogo.org SULLO E IL CLIENTELISMO., di NINO LANZETTA
  33. ^ Ciriaco De Mita attacca: «Il Pdl attraversato da logica di bande» - Corriere del Mezzogiorno
  34. ^ Giorgio Frabetti, Irpinia, 30 dopo: prove generali di Unità Nazionale, su Arezzo Polis, 23 novembre 2010. URL consultato il 13 luglio 2021 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013).
  35. ^ Ad ammetterlo è stato lo stesso Mastella: "A farmi entrare alla Rai fu De Mita. Tre giorni di sciopero contro la mia assunzione. Ai colleghi replicai soltanto: e voi invece siete entrati per concorso!" (citato in Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, La casta, ISBN 978-88-17-01714-5, Rizzoli, 2007, pagina 112).
  36. ^ Mastella: In Rai Per Raccomandazione
  37. ^ 'Pionati, raccomandato a calci'
  38. ^ Baudo: per la Rai diedi un palazzo a Berlusconi
  39. ^ Ciriaco De Mita su Beppe Grillo: "Intervenni per non farlo cacciare dalla Rai". - YouTube
  40. ^ Giuseppe De Mita Archiviato il 10 novembre 2013 in Internet Archive.
  41. ^ Campania 2, gli eletti alla Camera: restano fuori Giuseppe De Mita e Zinzi. Ecco i promossi - +ECONOMIA, su piueconomia.it. URL consultato il 26 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2013).
  42. ^ Camera.it - XVII Legislatura - Deputati e Organi - Scheda deputato - DE MITA Giuseppe
  43. ^ De Mita resiste al ciclone Tanzi Niente può mettermi a tacere - La Repubblica
  44. ^ Dall'Irpinia a Parmalat: la seconda volta di De Mita
  45. ^ De Mita compra il superattico col supersconto - IlGiornale.it
  46. ^ CORRIERE DELL'IRPINIA - Affittopoli, Libero fa le pulci agli "affari" di casa De Mita Archiviato il 16 marzo 2014 in Internet Archive.
  47. ^ AMD Planet • Leggi argomento - Superattico a prezzo stracciato: l'affarone di De Mita, su amdplanet.it. URL consultato il 3 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2014).
  48. ^ Camera dei Deputati
  49. ^ A Equo Canone E In Centro Ai Politici La Casa Piace Così - La Repubblica
  50. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Castoldi, De Mita: l'uomo, il partito, la gente, Giornalisti riuniti 1987
  • Giovanni Acocella, Notabili, istituzioni e partiti in Irpinia. Quarant'anni di vita democratica
  • Salvatore D'Agata, Ciriaco De Mita: una presidenza annunciata, Editalia 1988
  • Gianpaolo Pansa, I cari estinti. Faccia a faccia con quarant'anni di politica italiana
  • Salvatore Rea, Si fa presto a dire sinistra: storia di Ciriaco De Mita dalla Magna Grecia a palazzo Chigi, Leonardo 1990
  • Pina Picierno, Tesi di laurea dal titolo Linguaggio politico di Ciriaco De Mita

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Successore Flag of the Prime Minister of Italy.svg
Giovanni Goria 13 aprile 1988 - 23 luglio 1989 Giulio Andreotti
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Giuseppe De Mita 26 maggio 2014 - 26 maggio 2022 Walter Vigilante (vicesindaco f.f.)
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Gianmatteo Matteotti 23 novembre 1974 - 30 luglio 1976 Rinaldo Ossola
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Mauro Ferri 8 luglio 1973 - 23 novembre 1974 Carlo Donat-Cattin
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