Populismo di destra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il populismo di destra (dall'inglese right-wing populism) è un'ideologia politica che combina populismo e anti-elitarismo con un posizionamento sulla destra dello scacchiere politico (posizione che può variare dal centrodestra all'estrema destra).

Mescola una tendenza al laissez-faire e al liberismo ("meno tasse") con alcuni elementi della Nuova Destra, il rifiuto dell'uguaglianza sociale e dell'egualitarismo (e quindi di progetti politici finalizzati al suo raggiungimento), la critica del multiculturalismo e il contrasto all'immigrazione (sfociando a volte in xenofobia e razzismo).[1] La tendenza populista è testimoniata dall'uso strumentale dei sentimenti popolari, dai richiami all'antipolitica (che diventa lo strumento principale di coinvolgimento del popolo e quindi di acquisizione del consenso), e dagli appelli all'uomo comune in contrasto con le istituzioni, con le élite, e con l'establishment.[1][2]

Altre caratteristiche a volte presenti nei partiti della destra populista sono una leadership carismatica, la demonizzazione degli avversari politici, la ricerca di un capro espiatorio (spesso identificato nello "straniero"), il cospirazionismo, e il produzionismo.[3] I partiti europei condividono inoltre un diffuso euroscetticismo.

Pur essendo caratterizzato dalle tendenze sopra esposte, il populismo di destra non è in realtà un monolite unico, e anzi si registrano alcune differenze tra i vari movimenti, dovute alla diversa storia e cultura politica che li hanno generati;[2] mentre alcuni di questi partiti nascono da movimenti neofascisti o comunque di estrema destra, altri sono sorti invece grazie a scissioni da partiti conservatori o liberali.[4]

Non esiste un'organizzazione internazionale che raggruppi questi partiti, né un partito europeo; al Parlamento Europeo i populisti di destra non formano un gruppo a sé, ma si dividono tra i Non Iscritti e altri gruppi di destra, come Europa della Libertà e della Democrazia o, in passato, il Gruppo Tecnico delle Destre Europee, il gruppo Identità, Tradizione, Sovranità, il gruppo per un'Europa delle Democrazie e delle Diversità, e quello Indipendenza e Democrazia.

Herbert Kitschelt, seguito poi da Pierre-André Taguieff, ha diviso i partiti populisti di destra in tre diverse tendenze o sottocategorie: la nuova destra radicale, caratterizzata dalla difesa del mercato e da una visione autoritaria (es. Fronte Nazionale e Vlaams Block/Vlaams Belang), i partiti del cosiddetto welfare sciovinista (come I Repubblicani tedeschi) e, infine, i rappresentanti del populismo antistatale/antistatalista (Partito della Libertà Austriaco e Lega Nord).[5]

A partire dagli anni novanta partiti populisti di destra si sono affermati in diversi stati europei, come per esempio Francia, Italia, e Paesi Bassi. Secondo Chantal Mouffe, l'ascesa del populismo di destra è stata spesso una conseguenza dell'affievolimento delle differenze tra i partiti tradizionali di destra e sinistra, dovuto a uno schiacciamento di questi verso il centro, e alla capacità di questi nuovi movimenti di saper dare espressione a esigenze non più rappresentate dai partiti esistenti.[6]

Partiti[modifica | modifica sorgente]

Diversi partiti vengono comunemente classificati all'interno del populismo di destra:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Betz, op. cit., p. 4
  2. ^ a b Gentile, op. cit., p. 9
  3. ^ (EN) Chip Berlet, Matthew Lyons, What is Right-Wing Populism?. URL consultato l'11 giugno 2012.
  4. ^ Meindert Fennema, Populis Parties of the Right, 2005. in Rydgren, op. cit., p. 1
  5. ^ Taguieff, op. cit., pp. 73-74
  6. ^ Mouffe, op. cit., pp. 75 e seguenti
  7. ^ Betz, op. cit., p. 11
  8. ^ a b c d e f g h i j Taguieff, op. cit., p. 72
  9. ^ a b (EN) Parties and elections - Austria. URL consultato l'11 giugno 2012.
  10. ^ Betz, op. cit., p. 19
  11. ^ a b c d Populist Radical Right Parties - Appendix A in Schori Liang, op. cit., pp. 295 e seguenti
  12. ^ (EN) Parties and elections - Denmark. URL consultato l'11 giugno 2012.
  13. ^ (EN) Parties and elections - Finland. URL consultato l'11 giugno 2012.
  14. ^ Betz, op. cit., p. 13
  15. ^ (EN) Parties and elections - France. URL consultato l'11 giugno 2012.
  16. ^ Blaise, op. cit., p. 250
  17. ^ Betz, op. cit., p. 17
  18. ^ (EN) Parties and elections - Greece. URL consultato l'11 giugno 2012.
  19. ^ a b Betz, op. cit., p. 7
  20. ^ (EN) Parties and elections - Italy. URL consultato l'11 giugno 2012.
  21. ^ (EN) Parties and elections - Souht Tirol. URL consultato l'11 giugno 2012.
  22. ^ (EN) Parties and elections - Norway. URL consultato l'11 giugno 2012.
  23. ^ (EN) Parties and elections - Netherlands. URL consultato l'11 giugno 2012.
  24. ^ Jens Rydgren, Joop van Holsteyn, Holland and Pim Fortuyn: A Deviant Case or the Beginning of Something New?, 2005. in Rydgren, op. cit., p. 41
  25. ^ (EN) Parties and elections - United Kingdom. URL consultato l'11 giugno 2012.
  26. ^ (EN) Parties and elections - Russia. URL consultato l'11 giugno 2012.
  27. ^ (EN) Parties and elections - Slovakia. URL consultato l'11 giugno 2012.
  28. ^ (EN) Parties and elections - Slovenia. URL consultato l'11 giugno 2012.
  29. ^ (EN) Howard Fineman, Party Time, Newsweek, 6 aprile 2010. URL consultato l'11 giugno 2012.
  30. ^ (EN) Parties and elections - Sweden. URL consultato l'11 giugno 2012.
  31. ^ Oscar Mazzoleni, The Swiss People's Party and the Foreign and Security Policy Since the 1990s. in Schori Liang, op. cit., p. 223
  32. ^ a b (EN) Parties and elections - Switzerland. URL consultato l'11 giugno 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

politica Portale Politica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di politica