Unione Democratica di Centro

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Unione Democratica di Centro (UDC)
(DE) Schweizerische Volkspartei (SVP)
(FR) Union Démocratique du Centre (UDC)
(RM) Partida Populara Svizra (PPS)
SVP UDC.svg
PresidenteMarco Chiesa
VicepresidenteCéline Amaudruz
Magdalena Martullo-Blocher
StatoSvizzera Svizzera
SedeBerna
AbbreviazioneSVP-UDC
Fondazione22 settembre 1971
IdeologiaConservatorismo nazionale[1][2][3]
Euroscetticismo
Sovranismo[4]
Populismo di destra[5]
CollocazioneDestra[6][7][8][9][10]/Estrema destra[11][12][13]
Seggi Consiglio nazionale
53 / 200
 (2019)
Seggi Consiglio degli Stati
6 / 46
 (2019)
Seggi Consiglio Federale
2 / 7
 (2019)
[14]
Seggi Parlamenti cantonali
578 / 2 608
 (2018)
Organizzazione giovanileGiovani UDC
Iscritti90 000 (2010)
ColoriVerde
Sito websvp.ch
it.udc.ch

L'Unione Democratica di Centro (in tedesco Schweizerische Volkspartei - SVP, in francese Union Démocratique du Centre - UDC, in romancio Partida Populara Svizra - PPS) è un partito politico svizzero di destra nazionalista e conservatore.

A seguito delle elezioni federali del 2019 è il partito più rappresentato al Consiglio nazionale, dove occupa oltre un quarto dei seggi. Al Consiglio degli Stati conta 6 rappresentanti su 46, nonché 2 rappresentanti su 7 al Consiglio federale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'UDC è nata nel 1971 dalla fusione tra il Bauern, Gewerbe und Bürgerpartei (BGB, partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi), presente soprattutto nelle aree rurali di Zurigo e Berna, e di due partiti moderati della Svizzera tedesca. Nella Svizzera francese l'UDC prende spesso il nome di Parti des paysans, artisans et indépendants (PAI). Il BGB aveva partecipato fino al 1929 a vari governi federali. I partiti che hanno dato vita all'UDC si sono sempre caratterizzati come partiti tradizionalisti, molto legati all'indipendenza dei cantoni rispetto allo Stato federale. L'UDC è sempre stata presente in Consiglio federale con un rappresentante fino al 2003 e con due in seguito.

Dal 1979, con l'elezione di Christoph Blocher al Consiglio nazionale, l'UDC ha cominciato a spostarsi sempre più a destra. L'UDC si era sempre caratterizzata come una formazione politica moderatamente conservatrice, attenta a contenere le politiche dei radicali e dei socialisti. Rappresentava la componente rurale ed agricola del paese, legata all'indipendenza dei corpi sociali intermedi, famiglie e imprese in primis. Con Blocher il partito si è avvicinato alle posizioni liberal-conservatrici.

Nel 1991, l'UDC ottenne l'11% dei voti, saliti al 15% nel 1995. Nel 1999, con il 22,5% l'UDC divenne il primo partito svizzero. Tale primato è stato confermato sia nel 2003 con il 26,7% e 55 seggi che nel 2007 con il 29% e 62 seggi. Il successo del partito ha decretato la fine della formula magica: nel 2003 l'UDC ha preteso il secondo seggio governativo e l'ha ottenuto a scapito dei popolari democratici. Il forte aumento dei consensi per l'UDC è stato dovuto, oltre che alla decisa guida di Blocher, alla chiara posizione conservatrice in politica sociale e liberale in politica economica, ponendosi come antagonista assoluta alla sinistra socialista e sottraendo così consensi agli altri partiti borghesi (PLR e PPD), tradizionalmente più favorevoli a una politica di compromesso. Non solo, l'UDC è riuscita, anche grazie ad una propaganda spesso definita populista e razzista (cf. la campagna delle "pecore nere" nel 2007) e una politica di opposizione alla naturalizzazione degli immigrati, ad essere identificata da una parte della popolazione come baluardo della tradizione elvetica e difensore dei ceti sociali apparentemente più minacciati da una supposta concorrenza degli immigrati.

Rispetto agli altri grandi partiti svizzeri (PLR, PPD e PSS), l'UDC si oppone all'adesione della Svizzera all'Unione europea nel modo più assoluto.

Gli altri partiti della coalizione governativa rinfacciarono, ben presto, all'UDC scarsa collegialità ed esasperazione dei toni del dibattito politico. Tale mancanza di collegialità nell'azione governativa venne addotta dal PPD e dal PSS quale causa della non rielezione di Blocher in Consiglio federale alla fine del 2007, sostituito da Eveline Widmer-Schlumpf, appartenente all'ala più moderata del partito. La nuova consigliera federale non venne però accettata dal partito come proprio rappresentante nel governo svizzero. Il gruppo parlamentare UDC fece, pertanto, richiesta di espulsione di Widmer-Schlumpf dal partito. Al rifiuto della sezione cantonale di appartenenza della signora Widmer-Schlumpf (il Grigioni, poiché il partito nazionale non ha facoltà di espellere i singoli membri), il 17 maggio 2008 il comitato nazionale votò a maggioranza per l'espulsione della sezione cantonale grigionese. Nel novembre 2008, la sezione dei Grigioni, seguita poi dal altre realtà cantonali, ha dato vita al Partito Borghese Democratico.

In seguito alle dimissioni di Samuel Schmid nel novembre 2008 il comitato centrale dell'UDC, ripensando la strategia di opposizione del partito, decise di proporre un proprio candidato alla sua successione: Ueli Maurer, ex presidente del partito. Maurer è stato eletto dall'Assemblea Federale con un solo voto di scarto sul collega di partito Hansjörg Walter, presidente dell'Unione svizzera dei contadini e preferito da socialisti e democristiani. Walter aveva tra l'altro dato il proprio voto a Maurer.

A partire dal 1º gennaio 2009 Ueli Maurer ha assunto la carica di ministro per il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS). A partire dal 1º gennaio 2016 Ueli Maurer ha assunto la carica di ministro per il Dipartimento federale delle finanze DFF.

A partire dal 1º gennaio 2016 il Vodese Guy Parmelin ha assunto la carica di ministro per il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), nuovo eletto in Consiglio Federale dopo le dimissioni di Widmer-Schlumpf.

Il 22 agosto 2020 è una giornata storica per il partito: con la successione del ticinese Marco Chiesa al bernese Albert Rösti alla guida nazionale, l’UDC è presieduta per la prima volta da un politico non proveniente dalla Svizzera tedesca. Al giorno d’oggi, l’UDC possiede molte sezioni giovanili dedicate ai ragazzi. Tra queste sezioni c’è la sezione Giovani UDC Ticino.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

L'UDC, di orientamento legato al conservatorismo nazionale, è stato talvolta accusato di xenofobia dai suoi avversari e da alcuni giornalisti, e viene considerato un partito di estrema destra da partiti di sinistra, da alcuni giornalisti e da associazioni contro il razzismo, soprattutto nella Svizzera romanda.

Linee politiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Conservazione della neutralità.
    • No all'adesione e alla collaborazione della Svizzera con la NATO.
    • No all'adesione della Svizzera all'Unione europea.
    • Contro l'eccessiva collaborazione con l'ONU.
  • Conservazione dell'esercito svizzero nella sua forma tradizionale (esercito di milizie).
    • No alle missioni all'estero (come le missioni di pace).
  • Conservazione della democrazia diretta.
  • Per il ruolo tradizionale della donna nella società.
  • Contro i sussidi pagati alle famiglie per la cura dei figli.
  • Contro una politica di asilo politico "mal controllata".
  • Contro la naturalizzazione automatica degli stranieri della terza generazione.
  • Rafforzamento della sicurezza interna.
  • Diminuzione delle tasse e della spesa pubblica.
  • Contro i sussidi non determinati.
  • Miglioramento della rete autostradale.
  • Contro l'abbandono del trasporto individuale per quello pubblico.
  • Contro i narcotici (contro la legalizzazione della cannabis).
  • Contro le critiche alle politiche della Svizzera durante la Seconda guerra mondiale.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1919 quando fu introdotto il sistema elettorale proporzionale per l'elezione del consiglio nazionale, l'Unione Democratica di Centro ha ottenuto i seguenti risultati[15]:

Anno % Consiglieri nazionali Consiglieri agli Stati
2015 29.4% 65 5
2011 26.8% 55 5
2007 29.0 % 62 7
2003 26.7 % 55 8
1999 22.5 % 44 7
1995 14.9 % 29 5
1991 11.9 % 25 4
1987 11.0 % 25 4
1983 11.1 % 23 5
1979 11.6 % 23 5
1975 9.9 % 21 5
1971 11.1 % 23 5
1967 11.0 % 21 3
1963 11.4 % 22 4
1959 11.6 % 23 4
1955 12.1 % 22 3
1951 12.6 % 23 3
1947 12.1 % 21 4
1943 11.6 % 22 4
1939 (14.7) %[16] 22 4
1935 11.0 % 21 3
1931 15.3 % 30 3
1928 15.8 % 31 3
1925 15.3 % 30 1
1922 16.1 % 34 1
1919 15.3 % 30 1

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parties and elections - Switzerland, su parties-and-elections.eu. URL consultato il 16 luglio 2012.
  2. ^ https://it.udc.ch/partito/posizioni/temi/caso-particolare-svizzera/
  3. ^ https://www.swissinfo.ch/ita/campagna-elettorale_il-pomo-della-discordia-della-destra-nazional-conservatrice/45172412
  4. ^ https://www.ilmessaggero.it/politica/svizzera_terremoto_politico_nel_canton_ticino-4868980.html
  5. ^ https://www.swissinfo.ch/ita/democrazia-diretta_in-svizzera-il-populismo-prospera--ma-in-modo-controllato/45192996
  6. ^ Political Parties, su Swissinfo, 3 febbraio 2011. URL consultato il 12 aprile 2016.
  7. ^ Rodney Carlisle, Encyclopedia of Politics, Portland, OR, SAGE, 2005, p. 442, ISBN 978-1-4129-0409-4.
  8. ^ Silke Koltrowitz, Judge under fire from Swiss right-wing party wins re-election, in Reuters, 23 settembre 2020. URL consultato il 29 settembre 2020.
    «The Swiss parliament re-elected supreme court judge Yves Donzallaz on Wednesday after attempts by his right-wing Swiss People’s Party (SVP) to oust him triggered a wave of protests.».
  9. ^ Right-Wing People's Party Win Swiss Elections, in Deutsche Welle, 22 ottobre 2007. URL consultato il 29 settembre 2020.
    «The right-wing People's Party (SVP) emerged as the victor in the Swiss elections, taking 29 percent of the vote.».
  10. ^ Anti-immigration SVP wins Swiss election in big swing to right, in BBC News, 19 ottobre 2015. URL consultato il 29 settembre 2020.
    «The right-wing, anti-immigration Swiss People's Party (SVP) has won Switzerland's parliamentary election with a record 29.4% of the vote.».
  11. ^ Far-right parties in Italy's neighbors call for border checks over coronavirus, in Reuters, 28 febbraio 2020.
    «The far-right Swiss People’s Party also called for “strict border control immediately”.».
  12. ^ Most Swiss 'reject far-right plan to end free movement with EU', in The Guardian, 5 gennaio 2020.
    «The vote was put on the agenda by the far-right People’s party, which is the largest in parliament and has two of seven seats in the federal cabinet.».
  13. ^ Michael Shields, reuters.com, https://www.reuters.com/article/us-swiss-eu/chances-of-swiss-eu-treaty-deal-this-month-have-vanished-sources-say-idUSKBN1WJ1PY.
  14. ^ Si tratta di Ueli Maurer e Guy Parmelin
  15. ^ Fonte: Atlas politique de la Suisse 1866 -2004 (Ufficio Federale di Statistica)
  16. ^ I risultati percentuali del 1939 non sono paragonabili agli altri dati, in quanto in vari Cantoni le elezioni si tennero in forma tacita

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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